L’oleolito, per chi non conosce ancora questa antica pratica per creare unguenti e rimedi erboristici, è il risultato di una macerazione di uno o più vegetali in un olio anch’esso di origine vegetale. Come già si è scoperto empiricamente in tempi più antichi, la maggior parte dei principi attivi e dei profumi presenti nelle piante è liposolubile, quindi estraibile con un olio vegetale. Con l’oleolito, infatti, alcune proprietà e note di profumo di un vegetale vengono letteralmente trasferiti all’olio, rendendoli facilmente disponibili per essere utilizzati a livello topico oppure per creare creme, profumi e saponi.
Gli oleoliti si utilizzano maggiormente come oli da massaggio o come ingredienti di creme. L’oleolito di lillà o serenella (Syringa vulgaris) è ideale per i massaggi, soprattutto per le gambe e i piedi nel periodo estivo perché aiuta a sgonfiare, rilassa e ammorbidisce. Svolge anche un’azione idratante e, se l’oleolito è ben eseguito, il profumo del lillà si manterrà intatto per mesi, svolgendo anche un’azione aromaterapica di rilassamento. Non a caso in molte regioni il lillà è conosciuto come “serenella”.


Per 300 ml di oleolito di lillà:
500 gr di fiori di lillà [1], potete anche vedere a occhio la quantità raccolta in rapporto ai vasetti
350 ml di olio di semi di girasole (Helianthus annuus) spremuto a freddo, da agricoltura biologica [2]
2 vasetti da 250 ml in vetro con tappo ermetico
1 casseruola che possa contenere i due vasetti coperti di acqua
1 pezzo di spugna o un canovaccio per la bollitura dei vasetti
1 colino a maglie molto fitte
1 ciotola da 500 ml
1 cucchiaio di legno
[1] Per questo oleolito ho utilizzato il lillà del mio giardino. E’ un tipo di lillà antico, non selvatico, probabilmente qualche varietà francese che andava di moda ai primi del ’900. In un centinaio di anni questi lillà sono diventati due alberi. Questa varietà ha un profumo più intenso rispetto al lillà selvatico, ma il colore è più spento. Anche il lillà selvatico va benissimo per fare l’oleolito, ma io per una volta non sono andata in giro con il cestino, avendolo già a disposizione. Poi, diciamocelo, è una soddisfazione non limitarsi ad ammirare questa fioritura opulenta! Raccoglierli al mattino permette di avere una concentrazione migliore della profumazione.
[2] Ho utilizzato l’olio di girasole per diversi motivi. Prima di tutto perché è ricco di vitamina E ed F, un toccasana per la pelle. Secondo perché sto trattando un fiore fresco, quindi ho bisogno un olio che faccia un buon lavoro di estrazione meccanica già a freddo ma che abbia poca tendenza a irrancidire, il che esclude quindi l’olio di mandorle dolci e l’olio di riso (salvo l’olio di crusca di risoche contenendo fitosterolo tende ad ossidarsi meno e a irrancidire con meno facilità… io però l’ho trovato solo tantissimo tempo fa, è un po’ raro).
Gli altri olii li ho scartati perché o sono troppo profumati e pesanti, un esempio classico è l’olio di oliva spremuto a freddo che copre quasi tutti i profumi. Altri olii invece li ho esclusi perché sono troppo costosi per fare un oleolito, come l’olio di rosa mosqueta… questo olio sarebbe ideale grazie alla presenza importante di vitamina C, acido linoleico, linolenico e trans-retinoico. Ma 320 ml di olio di rosa mosqueta credo che arrivino tranquillamente a 200 euro! Si può comunque aggiungere a gocce alla fine, una volta ottenuto l’oleolito di lillà, per integrarne l’azione elasticizzante ed emolliente.
L’importante, riguardo l’olio che usiamo come estrattore è che sia da agricoltura biologica, per evitare di spalmarci di pesticidi e che sia spremuto a freddo, altrimenti la sua capacità estrattiva meccanica si annulla, mentre le vitamine e i principi attivi della droga saranno presenti in misura molto inferiore.
Procedimento:
Preparate i fiori di lillà, selezionando le pannocchie fiorite migliori, in genere quelle con ancora parte dei fiori apicali non sbocciati (vedi foto). Lavatele bene con acqua fredda e lasciatele asciugare in penombra o al buio su un canovaccio pulito.


Una volta asciutti i fiori, sgranate dal basso all’alto con due dita chiuse: i fiori verranno via molto facilmente. Rimuovete il più possibile la parte verde. Riempite i vasetti con i fiori, premendo leggermente. Versate metà olio in un vasetto, deve arrivare a coprire gli ultimi fiori. Chiudete ben stretta la capsula e capovolgete per fare uscire l’aria. Procedete nello stesso modo per il secondo vasetto.

A questo punto comincia la fase detta della “digestione“, ovvero la cessione meccanica a freddo dei principi attivi dalla pianta all’olio. Una volta riempiti i vasetti, lasciarli al sole, capovolti, per una giornata.
Nella digestione tradizionale si lasciano riposare per 15-40 giorni (a seconda della pianta) in luogo buio e asciutto nella notte e sotto il sole, coperti da un canovaccio, di giorno. Ma trattandosi qui di fiori freschi, è molto più indicata la digestione a caldo, che permette un’estrazione migliore da materia fresca organica e soprattutto evita la maggior parte dei problemi di irrancidimento dell’olio a cui si va incontro con una pianta fresca e il metodo tradizionale. Dopo una giornata di digestione tradizionale al sole coperti da un canovaccio, procedete quindi alla digestione a caldo.
Nel tardo pomeriggio, ancora tiepidi di sole, immergeteli in una casseruola di acqua tiepida in cui avrete già posto un canovaccio un pezzo di telo di spugna in modo da evitare che sbattano tra loro durante il riscaldamento. Riscaldate, senza far mai bollire, sempre a fuoco lentissimo, per 3 ore. Se avete un cestino per cottura al vapore abbastanza capiente, potete utilizzarlo per questo scopo facendo una digestione a vapore. In questo caso però, non coprite come per la normale cottura a vapore, altrimenti si raggiungono temperature troppo alte.


Dopo la digestione a calore, far riposare i vasetti, di nuovo capovolti, in un posto buio e asciutto, fino alla mattina successiva. Alla mattina filtrate il contenuto dei vasetti utilizzando un colino a maglie fitte posto sopra una ciotola. Fate colare tutto l’olio, premendo bene con un cucchiaio di legno. Il macerato di fiori va buttato, non è riutilizzabile. Lavate bene i vasetti e riempiteli di nuovo con l’olio estratto che sarà di un colore verde scuro, denso.
Riponete i vasetti con l’oleolito in un posto buio e asciutto per 48 ore, trascorse le quali controllate se ci siano depositi sul fondo. In questo caso, filtrate nuovamente l’olio utilizzando una garza a trama fitta o un filtro di carta, tipo quelli per il caffé americano. Ora è pronto per essere utilizzato!
Se desiderate una profumazione ancora più intensa, basta ripetere tutto il procedimento utilizzando, al posto dell’olio di girasole, l’oleolito ottenuto dalla prima digestione.


Proprietà dell’oleolito di lillà. Si utilizza per massaggi, soprattutto in caso di gambe e piedi gonfi per il caldo estivo o sforzi. Ottimo per chi sta in piedi molte ore al giorno e per gli sportivi. Conservarne un po’ per l’inverno è una buona idea: un massaggio con oleolito di lillà allevia i dolori muscolari, reumatici e articolari. Utilizzato sul viso la sera, dopo la pulizia, è un ottimo astringente e antinfiammatorio in caso di eritemi (come tutti gli oleoliti non è adatto però a chi ha la pelle grassa o mista con zone acneiche).
Condividi questo articolo / Share and Enjoy