Jun 262014
 
 June 26, 2014  21 Commenti »
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mais ogm in Italia - erbaviola.com

Molti non sanno che in Italia si sta coltivando mais OGM della Monsanto, il discusso MON 810. Non è legale farlo, no, non lo è. Ma con il sostanziale assenso della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha ritenuto sufficiente una banale ammenda amministrativa e una futura e incerta rimozione delle colture a carico degli agricoltori, siamo nella situazione in cui materialmente il mais OGM sta crescendo e sta diffondendo il proprio gene mutato sulle colture non ogm vicine.

La Regione Friuli Venezia Giulia, in realtà, non ritenendo sufficiente il decreto del 12 luglio 2013 del Ministero della Salute [1] che vieta la coltivazione di mais MON 810, si è mossa. Visto che pareva non venire rispettato da alcuni agricoltori del posto, ha deliberato il 28 marzo 2014 [2] introducendo una moratoria alla semina di OGM nel proprio territorio, con particolare riferimento al MON 810. Il problema non è quindi l’assenza di leggi, ma il rispetto di queste.

Le colture vicine, alcune isolate per il biologico, vengono contaminate irrimediabilmente. Se ci saranno dei controlli, gli agricoltori che fanno mais nei dintorni, avranno l’impossibilità di vendere il raccolto e dovranno distruggerlo. Ma se non ci saranno controlli da parte di enti certificatori (e in Italia purtroppo i controlli a campione sono rari) possiamo essere certi dell’immissione sul mercato italiano di mais OGM.

Oggi, 26 giugno 2014, diversi agricoltori del Coordinamento per la Tutela della Bio-diversità si trovano davanti al Consiglio Regionale riunito, per chiedere il rispetto delle leggi già esistenti. Il problema è infatti che il mais MON 810 viene coltivato in Friuli. “L’ogm in questione, prodotto dalla multinazionale Monsanto (azienda finita più volte al centro di polemiche a causa della tossicità dei suoi prodotti), viene infatti seminato e raccolto senza troppi problemi da un gruppo di agricoltori locali, capitanati dall’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato“.[3]

Com’è possibile che una coltivazione vietata venga fatta su larga scala, sotto gli occhi di tutti? Chiediamoci allora come agisce la Monsanto per introdurre le sue sementi nei paesi a cui è interessata. Paga e fa leva sull’ignoranza, due ambiti in cui in Italia possiamo stabilire dei primati. Il fatto che questo comportamento sia dannoso e lo sia in modo consapevole sia da parte degli agricoltori che si prestano a queste colture che da parte delle istituzioni è lampante. Abbiamo ormai un’ampia casistica di come la Monsanto si è mossa nel mondo degli OGM senza alcun riguardo per l’etica e per la salute umana [4].
Sappiamo anche che più volte e in più modi ha manovrato direttamente dei governi, come l’amministrazione Bush, e degli organismi internazionali di controllo come la WTO: comprando voti, finanziando campagne elettorali, esportando sementi OGM in paesi europei dove non è consentito, convincendo agricoltori a infrangere le leggi e qualche amministrazione a non intervenire, dando il via a contaminazioni di cui tutt’ora non conosciamo l’entità, la pericolosità e solo in parte il danno.
Materialmente, trovano una falla di sistema, qualcuno di convincibile: qualche agricoltore, magari in una regione poco attenta o con persone dell’amministrazione che per ignoranza, o pigrizia, o peculato, possono ignorare la questione o procrastinarla. Ed ecco che la semente OGM entra in circolazione, contamina le coltivazioni vicine in un effetto domino che arriverà anche a coltivazioni più lontane. E comincia il danno.

Nel caso di oggi del Friuli-Venezia Giulia, l’agricoltore si chiama Giorgio Fidenato [3] e guida un gruppo di agricoltori che, contro la legge italiana che vieta l’uso di sementi OGM, hanno deliberatamente seminato il Mais MON 810 fornitogli dalla Monsanto. L’agricoltore pare sia già stato sanzionato per 40mila euro circa, ma la cifra per un agricoltore è ridicola: equivale a una multa per divieto di sosta per un impiegato medio e c’è anche un’ottima possibilità che la possa pagare con qualche sovvenzione italiana o europea per l’agricoltura. Una scocciatura, in pratica, ma niente che gli blocchi l’attività o fermi almeno queste coltivazioni. Gli è stato anche intimato di rimuovere le colture, colture che però ormai sono quasi pronte per la raccolta, hanno sicuramente già contaminato i campi vicini e sono ancora lì a ondeggiare nel vento.

Dove sta la pericolosità negli OGM? Cercando di essere il più semplici possibili, per creare una pianta OGM, dei geni estranei vengono introdotti nella pianta e per separare le piante che hanno incorporato il transgene da quelle che non l’hanno fatto, vengono utilizzati dei marcatori della resistenza agli antibiotici. Le cellule delle piante geneticamente modificate vengono fatte crescere in un mezzo che contiene un antibiotico: quelle che muoiono sono quelle con il gene senza il marcatore dell’antibiotico, quelle che sopravvivono contengono il marcatore di resistenza all’antibiotico, il gene e il transgene introdotto.
I problemi già qui sono principalmente due: il marcatore di resistenza all’antibiotico resta e in più c’è una totale impossibilità di prevedere quale sarà l’esatta collocazione del gene nel cromosoma.
Che l’ingegneria genetica sia precisa e perfettamente prevedibile è infatti una leggenda metropolitana.
Un’altra leggenda metropolitana spacciata per vera da alcuni giornali di divulgazione di massa, è che l’ingegneria genetica faccia lo stesso lavoro dell’ibridazione manuale ma in un tempo minore. La leggenda sostiene che, se per ibridare una pianta rendendola più resistente o diversa ci vogliono selezioni di anni, a volte secoli, la moderna genetica ci permette di farlo in pochi mesi. Nulla di più sbagliato, l’ibridazione naturale e gli OGM sono ambiti diversi. L’ingegneria genetica infatti ricombina materiale genetico proveniente da specie diverse che in natura sarebbe impossibile o estremamente difficile ibridare, spesso ricostruendo in laboratorio molecole simili di una specie da impiantare in un’altra. Gli effetti di questi impianti transgenici hanno effetti imprevedibili a livello fisiologico, biochimico e dell’ecosistema. Imprevedibili, non prevedibili, potenzialmente molto dannosi.

Vorrei proporre, come esemplificazione necessaria di quello che può succedere, il caso dell’agricoltore Gottfried Glöckner, un caso ampiamente documentato [6]. Gottfried Glöckner cominciò ad usare il mais OGM BT-176 prodotto dalla Syngenta (fusione delle divisioni agricole di Novartis e AstraZeneca) pensando di migliorare le proprie coltivazioni e il mangime per gli animali che allevava.
Il mais BT-176 è prodotto con l’introduzione di una tossina del Bacillus thuringiensis, tossina che dovrebbe eliminare la piralide del mais (Ostrinia nubilalis) e la la diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera) e permettere una resa del 100% del coltivato, contro l’80% della media europea danneggiata da questi insetti. Il presupposto di partenza è che la tossina sia letale solo per gli insetti che danneggiano il mais.
Glöckner, agronomo laureato, ha raccontato di essere stato entusiasta nel cominciare l’esperimento nel 2001 e poi felice della resa di questo mais nei suoi campi che mostravano coltivazioni sane e abbondanti. In accordo con la stessa Syngenta e grazie ai suoi studi, documentava tutto come esperimento positivo.
Il mais così prodotto veniva utilizzato solo per i capi del suo allevamento. Dopo i primi tre anni di coltivazione in aumento progressivo e somministrazione  progressiva del mais BT-176, gli animali cominciarono ad ammalarsi seriamente e a morire. Prima di capire che la causa era il mais OGM che dava come mangime agli animali, perse tutti i capi dell’allevamento.
Diversi studi scientifici e laboratori indipendenti coinvolti nella ricerca, hanno stabilito che la morte dei 70 animali tra cui vacche da latte avvenuta nell’allevamento di Glöckner era dovuta all’alta concentrazione di tossine contenute nel mais OGM, tossine che la Syngenta riteneva non poter essere ancora presenti nel mais una volta raccolto.
In quei tre anni di malattia progressiva degli animali, però, il latte delle mucche di Glöckner era stato venduto regolarmente ed è ipotizzabile che ignari consumatori siano stati vittime di un prodotto OGM, senza che sia possibile stabilire a posteriori un nesso certo di causalità nel passaggio o nell’effetto di questa tossina tra pianta-animale-uomo.
Nonostante la Syngenta non abbia mai ammesso le proprie responsabilità e neghi la permanenza di questa tossina nel mais OGM Bt176 , molti istituti di ricerca affermano il contrario. Uno in particolare, l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia Geobotanica di Zurigo ha esaminato il mais prodotto da Glöckner riscontrando che, non solo le tossine erano presenti in alta concentrazione ma “hanno una forma estremamente attiva e incredibilmente stabile“. [7]

Il mais ogm BT176 è tutt’oggi in uso, avendo dato la Commissione Europea un’opinione di supposta non pericolosità, derivata dagli studi compiuti dal Gruppo GMO dell’EFESA che sostanzialmente sposano il parere della Syngenta, il produttore. L’EFESA è la stessa che dava parere negativo all’uso della stevia, finché le multinazionali non hanno ritenuto meglio produrre dolcificanti a base di stevia.

Il mais MON810 coltivato in Friuli è molto simile al BT176:  è prodotto anche lui con l’introduzione di un gene del Bacillus thuringiensis, che fa produrre alla pianta una tossina letale per la piralide del mais. Suona familiare la storia? Infatti è la stessa delta-endotossina o endotossina Bt del mais BT176 del caso Gottfried Glöckner.

Lo mangereste questo mais, nel dubbio? Come fate a controllare che non sia presente in altre forme nel cibo che consumate?

E’ per questo che si rende necessario e urgente fare in modo che le leggi vengano rispettate e nel minor tempo possibile.
E’ per lo stesso motivo che bisogna vietare anche le colture artificiosamente chiamate “sperimentali”.
Le colture sperimentali di OGM in Italia non sono altro che ponti creati ad arte dalle multinazionali come Monsanto per introdurre gli OGM stabilmente, facendo leva nient’altro che sul bisogno disperato di soldi di qualche università, di qualche professore, di qualche politico.

 

— Note—

[1] Ministero della Salute, Decreto 12 luglio 2013, “Adozione delle misure d’urgenza ai sensi dell’art. 54 del regolamento (CE) n. 178/2002 concernenti la coltivazione di varieta’ di mais geneticamente modificato MON 810. (13A06864)” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 187 del 10 agosto 2013

[2] “Disposizioni urgenti in materia di OGM e modifiche alla legge regionale 23 aprile 2007, n. 9 (Norme in materia di risorse forestali)” Regione Friuli Venezia Giulia, Legge n.5 del 28-3-2014

[3] Lino Roveredo del Coordinamento per la Tutela della Biodiversità FVG, intervistato da Stefano Tieri su Il Fatto Quotidiano del 25 Giugno 2014. Qui l’articolo completo.

[4] in italiano: Marie Monique Robin, Le monde selon Monsanto: De la dioxine aux OGM, une multinationale qui vous veut du bien, Arte Editions, 2008. (Traduzione italiana: Il mondo secondo Monsanto, Arianna Editrice, 2009).

[6] La trattazione più esaustiva del caso Gottfried Glöckner è quella contenuta nel testo di Broder Breckling et al., GeneRisk: Systemische Risiken der Gentechnik: Analyse von Umweltwirkungen gentechnisch veränderter Organismen in der Landwirtschaft (Umweltnatur- & Umweltsozialwissenschaften), Springer, 2007. (Sono però molti i testi che riportano l’esperienza documentata di Glöckner, tra cui quello più divulgativo di F.William Engdahl, Agri-business, tradotto anche in italiano).

[7] Ibidem

[8] “Parere relativo alle colture geneticamente modificate (mais Bt176, mais MON810, mais T25, colza Topas 19/2 e colza Ms1xRf1) oggetto di clausole di salvaguardia invocate nell’Articolo 16 della Direttiva 90/220 CEE“, EFESA,  11 aprile 2006

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Jun 192014
 
 June 19, 2014  6 Commenti »
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rubrica orto estate 2014 grazia cacciola su vivi consapevole

E’ uscito il numero 37 – Estate 2014 della rivista gratuita Vivi Consapevole. Per chi ancora non lo sapesse, si può sfogliare gratuitamente online oppure scaricarla. Questa volta la mia rubrica è dedicata alla ricchezza dell’orto estivo e al macerato di ortica, con utilizzi e ricetta di preparazione. Se poi qualcuno leggendo la rubrica fosse curioso di sapere com’è finita la questione potatura: per ora ho vinto io, ma sicuramente se un giorno avremo più terreno e più alberi da frutto, la decisione sarà diversa. 

 

articolo lupo dell'appennino grazia cacciola su vivi consapevole

Vi segnalo anche a pag. 10-11 un mio articolo sul lupo che è nato da un incontro sull’Appennino bolognese. Vi è mai capitato di passeggiare in un bosco e chiedervi se c’è il rischio di essere attaccati da un lupo? Oppure vi è capitato di sentire leggende come il lupo cattivo, il lupo che fa stragi, cattivissimi branchi di lupi di cinquanta esemplari? I meno fortunati si saranno imbattuti anche, come è capitato a me, in petizioni di cacciatori per ottenere i permessi di cacciare i lupi, con la scusa che aggrediscono le greggi.

Così, qualche tempo fa, l’associazione Amici degli Animali, sezione di Monghidoro e l’ANPANA Sezione Territoriale di Bologna, hanno organizzato un incontro aperto a tutti. In questo incontro due biologi dell’Università di Bologna specializzati nello studio sul campo dei lupi hanno spiegato chi è davvero il lupo italiano e perché non è mai successo che attaccasse qualcuno che passeggiava nei boschi o che formasse grandi branchi.
Per le curiosità sulla vita del lupo e l’etologia di questo meraviglioso animale, vi rimando alle parole dei dottori Marco Galaverni e Davide Palumbo che ho intervistato per Vivi Consapevole.

Qui vorrei invece raccontare una cosina, un retroscena di quella serata a Monghidoro, poiché queste perle si tende a perderle nella memoria dei tempi. Dovete sapere che ogni tanto, mi raccontava una persona del posto, sugli Appennini dall’Emilia alla Toscana, nascono storie leggendarie sul lupo che poi diventano verità dell’immaginario comune. In pratica, basta che uno senta un ululato nella notte e lo racconti la mattina al bar, che ora di sera certuni con il fucile facile avvistano branchi di lupi famelici pronti a sbranare tutto il paese. Cosa che ovviamente non è vera e non è mai successa.
Una di queste storie circolava proprio prima di questo incontro e aveva attraversato le valli. Noi che non abitiamo lì, avevamo già sentito della faccenda: un’allevatrice che aveva raccontato di aver affrontato, in pieno giorno, un branco di almeno quaranta lupi, mentre in sella al suo cavallo correva a scacciarli e disperderli. Nella storia -in più versioni grazie al passaparola – i lupi cercavano di aggredirla ma lei aveva la meglio e li faceva scappare tutti. Questo in breve il racconto. La novella Tex Willer era stata munifica di particolari sul suo comportamento eroico, al galoppo in sella al destriero mentre sparando in aria – in pieno periodo di migrazioni delle anatre, ma è un particolare – disperdeva i lupi.
Ora, è evidente che già così la storia faceva acqua ovunque. I lupi non formano branchi così grandi, non attaccano in pieno giorno, girano al largo dagli uomini e soprattutto… i cavalli in una situazione del genere scapperebbero terrorizzati: davanti a quaranta lupi e con in sella la Tex Willer che spara all’aria, disarcionano e scappano.
Comunque, il fatto è questo. La signora Willer era ospite attesissima alla conferenza: attesa dai relatori che studiano il lupo da anni e volevano ragguagli su cosa avesse visto, attesa dai cittadini che volevano sapere se preoccuparsi di trovare i lupi famelici anche in fila alle casse della Coop, attesa dalle rappresentanze di allevatori e cacciatori che avevano finalmente una testimone diretta dell’incommensurabile pericolosità del lupo.  A dirla tutta, era marginalmente attesa anche dalle guardie ANPANA della sezione territoriale di Bologna, interessati a capire se davvero qualcuno cavalcasse in giro per l’Alpe di Monghidoro sparando in aria. Ma questo è un dettaglio.
Fatto sta che la signora Willer, così attesa da tutti, nella generale impazienza di ascoltare la sua mirabolante avventura con i lupi, non si è presentata. E così si è conclusa l’ennesima leggenda metropolitana sul lupo.
Ci vediamo alla prossima allucinazione ;)

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