Sulla mia sedia preferita, all’ombra dell’uva

Un giorno, verso la fine di luglio, è successa una cosa che mi ha dato molto a cui pensare. Era un periodo un po’ grigio, come sempre succede all’approssimarsi di agosto, un mese in cui al lavoro cerco di tenere il passo tra fatture da sollecitare – altrimenti con la chiusura estiva posso salutare i pagamenti fino almeno a metà settembre – e clienti che devono tassativamente terminare un progetto entro fine mese, anche se il contratto dice gennaio dell’anno dopo. Staccando dal lavoro piuttosto tardi e magari con qualche problema che non lasciava la mia testa fino a sera tarda, avevo iniziato a trovare rifugio nell’idea di andare a vivere lontano dall’Italia. (Un pensiero che non è nuovo a chi legge questo blog, ma casomai qualcuno arrivasse ora lo prego, prima di scrivermi con l’arroganza del “io resto e combatto per una nazione migliore”, leggete questo e questo.)
Insomma, il poco tempo libero lo passavo sognando fughe lontano da questo paese.

Finché è capitata una cosa divertente che mi ha fatto riflettere molto. Abito in mezzo a un bosco in un piccolissimo borgo di cinque case, c’è poco passaggio e la maggior parte è quello estivo di turisti e sportivi che fanno qualche percorso: uno scarso passaggio di gente che corre o che cammina con le racchette o che passeggia in tenuta trekking. Sono così pochi che ci sono giornate intere in cui non passa altri che il mio vicino con il trattore.
Così un giorno sono stata colta di sorpresa, quando uscendo sul balcone ho visto una ragazza con una reflex con un grosso obiettivo, semi-nascosta dietro il garage dei miei vicini, che fotografava nella mia direzione! Il primo istinto è stato quello di tornare dentro dato che, sicura di essere in mezzo al nulla, ero uscita sul balcone in costume da bagno. Il secondo è stato quello di chiamare la mia metà e allarmarlo con “c’è fuori una che fotografa casa nostra! Mi ha fatto delle foto mentre uscivo sul balcone in costume!
Lui scende e corre fuori ma troppo tardi, nel frattempo era già in fondo alla strada o nel bosco, e visto che era solo una ragazza e non un un voyeur, la cosa è stata archiviata come stranezza inspiegabile.
Spiegazioni non ne avevo davvero: la casa in cui abitiamo è una casina in pietra modestissima senza nulla di particolare e io non sono certo una persona da paparazzare. Vai a sapere cosa interessava alla ragazza! Alla fine mi sono convinta che avesse visto un capriolo sulla collinetta dietro la casa, cosa che poteva giustificare il teleobiettivo ma difficilmente il fatto che mi paresse puntato proprio verso di me e non verso la collina. Archiviata e amen.
Passa neanche un mese e aprendo una finestra mi trovo davanti la scena di un signore barbuto in tenuta trekking con il braccio alzato e un cellulare puntato verso di me. Mi dice “buongiorno” con tanta tranquillità che dò per scontato che stia solo cercando campo, visto che qui non tutte le compagnie hanno copertura. Però a me sembrava dalla posizione del pollice che stesse facendo una foto…
Poco tempo dopo questo fatto, esco sulla terrazza che dà sulla strada, con in mano teiera, tazza, cuscini e libro in equilibrio precario e resto lì impalata davanti a una coppia di signore che stanno decisamente fotografando casa mia con i loro cellulari! Appena mi vedono, al volo, intascano i cellulari e proseguono come se nulla fosse, mentre io cerco di depositare il mio carico da sherpa per dire qualcosa o inseguirle. Chiaramente non ci riesco e poi non saprei cosa dire… sono sempre nel dubbio che siano coincidenze e magari anche loro stavano cercando di agganciare il satellite. Però no, stavano proprio facendo delle foto, in coppia.

Beh, ma insomma… cosa diavolo fotografano tutte queste persone?! Insomma, volevo capire! Cosa c’era mai da fotografare?! Di certo non cercavano me, sembravo piuttosto interromperli. Così, per capire, ho preso la mia macchina fotografica e ho attraversato la strada, mi sono posizionata più o meno dove si erano fermati questi signori e… mi sono data della stupida!

1_terrazza_dafuori_luglio2015

Ecco cosa fotografavano. Qualcosa che anche io, quando mi sentivo ancora prigioniera a Milano, avrei senz’altro fotografato vedendomelo spuntare davanti dopo due chilometri di bosco. La parte esterna di questo terrazzamento, con la mia uva tutta scarmigliata ma carica di grappoli, le mie file di vasi di fiori che moltiplico di anno in anno. Una prospettiva che vedo raramente, perché di solito esco dalla parte opposta.

 

3_uva_luglio2015

All’inizio la soluzione mi ha lasciata un po’ perplessa. D’accordo, è carino, ma… addirittura da fotografare? Non mi pare.
Forse fotografano la pergola di uva?! Ma perché, l’uva non l’hanno mai vista? D’accordo, io sono molto orgogliosa di questi grappoloni già belli carichi nonostante i miei zero trattamenti … però… è uva, via!
Poi ci ripenso. Ripenso a quando tanti anni fa abitavo a Milano e dopo in un paesone in Brianza, pieno di fabbriche e degrado dal mio punto di vista, ma molto elegante e ricco di servizi dal punto di vista dei lombardi.
Ripenso a quando volevo vivere in mezzo alla natura e con più leggerezza ma non sapevo ancora come fare. Penso a quando facevamo i weekend in Toscana in agriturismi e B&B che in molti casi erano più brutti del posto in cui stiamo ora. Ripenso in particolare a un agriturismo di Figline Valdarno, che ci era sembrato un paradiso e oggi quando ci passiamo ne ridiamo sempre: “Ma tu guarda, questo agriturismo sulla provinciale, a neanche un chilometro dalle fabbriche di Figline…” Un posto dove oggi non abiteremmo nemmeno dipinti, troppo caotico, inquinato dai gas di scarico e a ridosso di un grande centro abitato. Eppure da cittadini ci era sembrato così rurale e paradisiaco, saremmo stati estasiati all’idea di poterci vivere!
Prospettive e punti di vista, tutto qui.

2_surfinie_luglio2015

Così, quelle cose che ormai sono abituata a vedere e a cui do poco peso, ricomincio a vederle per come sono. Un posto che ha molti problemi quando vengono giù due metri di neve… ma chi non ne avrebbe con due metri di neve?
Una zona in cui ogni tanto frana una strada e ogni tanto si rimane con la strada a metà perché il Comune non ha più fondi per aggiustarla, però ho chilometri di passeggiate nei boschi che cominciano giusto sulla porta di casa. Vivo in una zona di agricoltura biologica, in cui ci sono le lucciole la sera e non ci sono le zanzare di giorno, c’è un equilibrio.

Sorrido al fatto di averci messo molto a capire che fotografavano “lo scorcio”. Il mio compagno mi ricorda che io sono la prima, quando siamo in giro, a fotografare anche le cose più assurde perché belle: un lampione,  una bella finestra fiorita o persino il battente di un portone.
Chissà questi turisti. Avranno immortalato le cascatine di edera e surfinie viola velluto? Che cosa avrà catturato la loro attenzione?

4_terrazza_luglio2015

Ritorno dentro, al di qua di quel muro con i fiori e nel mio angolo di relax. Me lo sono fatta a mia misura, con un po’ di ombra e un po’ di sole, con i fiori e le erbe aromatiche, con il tavolo da orto e la vista sui colli, sui boschi.

5_terrazza_pergola2_luglio2015

Ora voglio avere più attenzione per la strada che ho fatto, piuttosto che per quello che mi manca.
In questa Italia manca di tutto e molto dell’essenziale, aprire un giornale e farsi venire lo sconforto è un attimo, sia per l’analfabetismo della maggioranza dei giornalisti, sia per la situazione davvero al limite in cui versano gran parte dei cittadini.
Però sono qui.
Vivo in un posto che mi dà molto e di cui potrei godere molto di più se lo dessi meno per scontato. Come mi ha detto ieri la cara Fiorenza al mio lamento per una vacanza andata a monte: “tu vivi già in vacanza!“. Fiorenza, tu che sei uno dei miei maggiori stimoli all’emigrazione in paesi più civili, non inorridire di quello che dirò ora… Posso forse rivalutare il restare e l’andare, da altre prospettive che non solo quelle della convenienza fiscale e dei servizi che funzionano?
E dove potrò trovare un altro posto come questo?
Domande.

6_terrazza_pergola_luglio2015

Così,  mentre vi auguro un ottimo riposo se siete in vacanza o un’ottima vita se, come me, siete ancora a casa. Voi pensatemi qui.

Sulla mia sedia preferita, all’ombra dell’uva, inebriandomi del profumo del gelsomino. Sono qui con le mie piante e il solo rumore delle foglie di vite mosse da un leggero venticello, mentre rifletto su come tutto, dopo un po’ di tempo, finisca per sembrare scontato anche quando si tratta della realizzazione dei nostri desideri più profondi, anche quando si è lottato e lavorato tanto per arrivarci.
Rifletto sui miglioramenti possibili restando qui. Secondo voi? Sono possibili?

[Noticina del dopo, per alcuni commenti ricevuti sui social: la casa non è nostra, è in affitto. Abbiamo solo fatto una fatica enorme per trovarla e in effetti il pensiero di rimettermi in gioco e di farlo all’estero mi fa venire i vermi… Ci siamo trasferiti qui nel 2012, da un appartamento con giardino nello stesso paese sull’appennino Tosco-Emiliano, dove eravamo arrivati nel 2009. Prima ancora eravamo in una casa in Lomellina, nel Parco del Ticino, che avevamo acquistato ma che abbiamo venduto, lasciando la Lombardia, per vari problemi tra cui la costruzione vicinissima di un termovalorizzatore in area protetta. Dover vendere quella casa per me e per noi è stato straziante, oltre che molto oneroso dal punto di vista economico, proprio per la zona degradata dall’imminente costruzione del termovalorizzatore e dalla crisi che iniziava quell’anno. Non abbiamo più ricomprato case, non penso che potrei mai più fidarmi a comprare una casa in Italia. A parte che, ormai, per le banche ho le credenziali di Paperino, quindi non mi pongo nemmeno il problema di comprare o meno. E come ho dimostrato con due pagine di conti precisi in Scappo dalla città, in Italia comprare casa con un mutuo al 100% è una perdita molto maggiore che affittare.
Se restare in Italia o no, non è ancora deciso. Questa è solo una delle tante riflessioni e una delle poche nella colonna “pro” del restare.]

Consiglia questo articolo

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Google Reader

Aggiornamenti e novità

 

alimentazione naturale - Grazia Cacciola

E’ un po’ che sono assente dal blog, praticamente un mese. Uno dei motivi è la fine di lavori che sono durati tutto l’inverno e che mi hanno assorbita molto sul versante scrittura, direi prosciugata. Aggiornare anche il blog andava oltre le mie forze, preferisco non detestarmi per qualcosa di scritto male o di corsa. Così eccomi qui a fine corsa, con un po’ di aggiornamenti, in parte risposte a email e commenti che ho ricevuto nel frattempo.

Uno dei lavori che mi hanno impegnata molto è quello di cui vedete qui sopra la copertina, un libro a cui tengo moltissimo e che sarà tra poco in libreria, con le meravigliose illustrazioni di Isabella Giorgini. L’immagine così piccola della copertina non rende giustizia, quando lo vedrete dal vero capirete perché me ne sono innamorata subito (e non solo perché Isabella è riuscita a rappresentare magnificamente gli alimenti includendo samsara e tao!).
Per i contenuti del libro, non aspettatevi una mia teoria particolare sull’alimentazione, sarebbe assurdo che dal basso delle mie competenze mi mettessi a pontificare un nuovo metodo, sebbene in giro ormai ci siano addirittura ragionieri, commercialisti e preti che si improvvisano nutrizionisti.
Il mio “Alimentazione naturale” é invece un percorso conoscitivo nella materia, in cui ho raccolto e analizzato, anche con spunti molto pratici, le principali scuole di alimentazione naturale, partendo dall’ayurveda e arrivando fino alla recente alimentazione nutritariana, passando per macrobiotica, Kousmine, Ehretismo, alimentazione ortomolecolare e tante altre. L’elenco è lungo.
Nella seconda parte ho preso invece in esame tutti i gruppi di alimenti naturali, dai più comuni come legumi e cereali ai più particolari come germogli e alghe, proponendo le pratiche migliori per trattarli, conservarli, cucinarli e associarli, in sostanza quei metodi su cui la maggioranza delle scuole di alimentazione naturale sono concordi e che, insieme, costituiscono il modo più sano e corretto di alimentarsi per l’essere umano.
Per me è stato un lungo lavoro e un grande viaggio in cui mi sono imposta di mantenere l’oggettività che deve avere il ricercatore, senza far trapelare le proprie preferenze e cercando di trasferire il più possibile le buone pratiche nell’alimentazione quotidiana, in modo semplice e accessibile a chiunque. Spero di esserci riuscita!

Il grande manuale dei germogli - Cacciola

Ho ricevuto diverse email riguardo al libro Il grande manuale dei germogli che doveva già essere in libreria. Colpa mia. Mi sono completamente arenata sul lavoro quest’inverno, come spesso accade quando si cerca di fare qualcosa di eccezionale e ci si scontra con i propri limiti, in questo caso con una quantità di lavoro seguita da un inverno freddo e buio, in cui far crescere e fotografare un germoglio era un’operazione esasperante. L’ho ripreso in mano e vi prego di pazientare ancora un attimo, arriva. L’estate aiuta molto!

Con Camilla Lattanzi di ControRadio, durante la conferenza per il premio Sabrina Sganga 2015

Con Camilla Lattanzi di ControRadio, durante la conferenza per il premio Sabrina Sganga 2015

Per chi mi ha scritto chiedendo di avere il testo completo del mio intervento al Premio Giornalistico Sabrina Sganga, eccolo qui: “L’insostenibilità etica ed ecologica del comparto zootecnico“.
Approfitto per due parole sull’evento, che mi è piaciuto moltissimo a partire dalle conferenze, aperte da “Expocrisia” di Franco Gesualdi (leggetelo!) e proseguite con chiari e impegnati discorsi come “Stop TTIP, la sfida che non dobbiamo perdere” di Monica di Sisto (da leggere, da leggere!) che si possono leggere tutti sul sito del premio, nella sezione documenti.
A condurre, moderare e premiare, la strepitosa Camilla Lattanzi di ControRadio che molti conoscono per la trasmissione “Restiamo animali“. Mi è piaciuta molto anche la premiazione, i premiati avevano progetti davvero molto validi, si vede bene che viene perseguita la natura del premio e della giornalista di prima linea a cui è intitolato “un premio che tende a dare voce a quel giornalismo difficilmente presentato nelle nostre testate“. E così è stato.
Camilla mi aveva avvisata che avrei parlato del peso ecologico degli allevamenti a un pubblico in gran parte onnivoro ma si sa che è il mio contesto ideale, dato che non vedo l’utilità di parlare di vegetarismo ai vegani o di decrescita ai decrescitori. Mi aspettavo quindi la solita trafila di polemiche sulla necessità delle proteine della carne da affrontare con spirito zen e sorrisi pazienti. Invece la cosa che mi ha sorpresa è stato un lungo applauso, tante persone che mi hanno fermata dopo per maggiori informazioni, le lacrime agli occhi di una signora nel realizzare cosa c’era tra lei e il bicchiere di latte,  le strette di mano, le richieste di contatti e le tante email arrivate in seguito da chi chiedeva da che parte cominciare “per non mangiare più animali”.
A volte capita. La cosa la attribuisco al fatto che erano presenti persone consapevoli su altri aspetti dell’ecologia e davanti a un discorso di dati e fatti incontrovertibili non hanno potuto fare a meno di abbracciarne la logica.

maria paola canozzi al festival della letteratura di milano

Maria Paola Canozzi presenta al Festival della Letteratura di Milano – Foto di Poesiedomani

In quell’occasione ho incontrato anche una poetessa e scrittrice di grande sensibilità e già convinta di suo di queste scelte, Maria Paola Canozzi, di cui vi consiglio caldamente il romanzo breve Settembre sarebbe un bel mese, Marco Saya Edizioni, 2014.
Questo romanzo mi ha accompagnata nel viaggio di andata e ritorno da Libera Pentola, una lettura piacevolissima e a tratti molto divertente… penso che con i suoi modi garbati e molto acume, abbia dato voce ai sogni segreti e inconfessabili di molti animalisti! Mi è piaciuto al punto che quel giorno ne ho persino citato un passo durante la presentazione e l’ho caldeggiato a un paio di persone lì.
Non c’è nulla da fare, quando mi piace un libro (evento ormai tristemente raro) devo consigliarlo a tutti… divento noiosa come quel personaggio di Jane Austen che continuava a chiedere, a chiunque le capitasse a tiro, se avesse letto Udolpho.

sciogliendo la neve sulla cucina a legna per avere acqua

sciogliendo la neve sulla cucina a legna per avere acqua – inverno 2015, grazie Enel!

C’è infine un ultimo argomento, necessario dato il numero di domande che mi sono arrivate, scaturite dal post Andare via dall’Italia? Quando la frugalità non basta. Allora mi trasferirò all’estero? 
Probabilmente sì. In questi mesi abbiamo cercato di fare una lunga lista di argomenti positivi verso il rimanere in Italia. Ho solo due argomenti: il panorama di queste montagne e gli amici.
Peccato che ormai gran parte degli amici si siano ricollocati all’estero o siano in procinto di farlo… e che questo panorama si cerca di devastarlo in ogni modo, prima le trivellazioni, ora vogliono fare le cave… vivere di turismo gli fa proprio schifo qui, i consigli comunali hanno il pallino di perforare le montagne. Gli piace proprio. Non sanno più cosa inventarsi per distruggere tutto, è anche una cosa impegnativa, l’unico fronte su cui sono seriamente impegnati.

Lavorativamente, di aspetti positivi non ce ne sono, ma solo perché non mi impegno: non voglio fare il truffatore, l’evasore fiscale o l’ospite di don Mazzi. Altrimenti sarebbe il Paese ideale in cui vivere.
Noi invece siamo persone banali: abbiamo un’attività che viene erosa dalle tasse per il 63%. Vuol dire che ogni 100 euro incassati, 63 li devo dare a vario titolo allo Stato, mentre con i restanti 37 devo affrontare spese ipergonfiate da iva e balzelli di ogni genere, per sovvenzionare infrastrutture da terzo mondo, la prima tra tutte è la rete adsl di Telecom. Naturalmente a fronte di costi che superano la Svezia, i servizi non ci sono, il rischio di impresa è tutto nostro, non siamo tutelati in niente, se ci ammaliamo sono affari nostri, fondi e simili non ne abbiamo mai avuti. E’ impossibile lavorare così, mi spiace. Purtroppo la matematica vince sui buoni propositi, ci sentiamo anche un po’ cretini ad aver aspettato tanti anni e ad averci provato.

Per il resto, se c’era qualche speranza dovuta a un mio insensato ottimismo e amor patrio, per credere in un futuro in questo Paese, è stata continuamente disillusa e mortificata dall’arroganza delle istituzioni e dall’ottusità della gente. Per fare un esempio, per l’interruzione Enel di quest’inverno, ad oggi non abbiamo ricevuto nessun rimborso. Avevano promesso uno sconto in bolletta ma è scomparso insieme al suo amico “calo dei prezzi con l’introduzione delle rinnovabili“. Li cercano a Chi l’ha visto?  ma ci sono solo i finti avvistamenti su facebook. Eppure abbiamo perso una settimana di lavoro, questo ha avuto un costo notevole. E abbiamo passato una settimana senza acqua e luce, cosa che in qualsiasi altro paese europeo viene rimborsata d’ufficio, senza bisogno di action class.

In quanto all’ottusità della gente, ve ne devo parlare? Se leggete questo blog, ne siete vittime come me. Nessuna persona di media intelligenza riesce più a far fronte all’ondata di ignoranza e ottusità della maggioranza della popolazione italiana. E credetemi, è soprattutto italiana, lavoro con clienti esteri la maggior parte del tempo, è tutto un altro mondo di cortesia, educazione e rispetto del lavoro altrui. In Italia invece, grazie a una secolare tradizione di raccomandazioni, i deficienti occupano ormai posti di potere, sempre più spesso in parlamento e nelle aziende. Io ho bisogno di vivere in un paese in cui almeno i parlamentari conoscano la grammatica e il funzionamento del parlamento, ho bisogno di parlare con manager che, se proprio indefessi maschilisti, sappiano almeno dar voce alla loro arroganza con un paio di congiuntivi e la conoscenza di due dati tecnici inerenti il loro lavoro. Chiedo troppo a questo Paese, lo so.
E’ un Paese in cui un tempo, alla figlia imbecille o all’amante oca, si apriva una boutique. Oggi le mettono negli uffici stampa o al marketing, credendo che lì non facciano danni. Invece esasperano sia i pochi colleghi preparati, sia quelli come me che sono costretti ad interagire con questi sottosviluppati. Vivo in eterno nella barzelletta: “Quanti responsabili marketing ci vogliono per cambiare una lampadina?” “Ottomila. 7998 per il piano pubblicitario di rinnovo delle lampadine di tutto il mondo con case history degli USA e del Guatemala; uno che delega il lavoro a un ingegnere che si offenderà e, infine, il precario con due lauree ma snobbato perché privo di abiti hipster, che si rompe di stare al buio e sale sulla scala per avvitare la lampadina che si è portato da casa“.
Vabbé, questa è una constatazione estemporanea e probabilmente vale solo per il mio settore. Lo spero per voi, almeno. In ogni caso ho quasi chiuso tutti i rapporti con le aziende italiane, quindi non perderemo clienti se dovessero leggerlo. E in ogni caso dubito che lo capirebbero. Tranne il precario senza vestiti hipster che sorriderà amaramente da dietro il suo monitor nel sottoscala.

Quindi, salvo occasioni eccezionali in cui mi rimangerò tutto quello che ho detto e scoprirò che c’è invece un grande futuro qui, temo che entro fine 2016 saremo altrove, noi, l’attività e i gatti. Dov’è il paese di Altrove per ora è in fase di studio, abbiamo ristretto a due posti di cui uno ha l’80% del favore.

Vi avviso: il primo che mi scrive che scappo invece di restare a combattere, riceve in plico unico di 2 tonnellate tutto il mio lavoro di lotta e miglioramento degli ultimi 15 anni, con spedizione a suo carico. Oppure, se proprio deve contraddirmi, può farmi una proposta seria per restare, non chiedo di meglio. Ho cambiato così tante idee nella vita, che ne cambio volentieri un’altra.

Consiglia questo articolo

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Google Reader