22
12/2011

BABBO NATALE GIRA NUDO CON RENNE IN FIAMME


Cari che passate di qui,

nonostante il Guardian quest’anno si sia impegnato a dimostrarmi che Babbo Natale o non esiste o gira nudo con renne in fiamme, io mi ostino a considerarlo una buona possibilità tra una vasta schiera di amici immaginari. Da vero amico immaginario, infatti, fa cose strabilianti: accoglie richieste che puntualmente soddisfa solo per i più ricchi, ma continua a essere amato dai più dai poveri, un po’ come il Superenalotto.

Io da bambina non ho capito subito chi portava i regali, uno sosteneva Gesù Bambino, l’altra Babbo Natale o i genitori, a seconda dei momenti, poi i cuginetti sostenevano fosse tale Santa Lucia, con la variante dei cuginetti americani che ricevevano i regali da tale “Santa” che però era sempre Babbo Natale e non Santa Lucia. La nonna, di indole steineriana, sosteneva che chiunque fosse, ne portava troppi.
Insomma, in questo casino incoerente, io alla fine mi ero convinta che sorgevano da soli alla base del pino. Da lì mi devo essere innamorata delle piante.
Poi c’era questo anonimo groenlandese travestito di rosso che si prendeva tutto il merito, con avvallo di Hollywood. Ho sempre avuto dei sospetti sul nonno di Heidi, comunque.

Oggi, quando mi capita di leggere pipponi chilometrici sul perché ai bambini bisogna dire da subito la verità e non fargli credere che entità soprannaturali portino a loro il trenino di legno e al vicino di casa la playstation3, mi viene da sorridere. I bambini vanno molto oltre.
Fin da piccola mi hanno venduto le peggiori stranezze, da renne che volano a quella cosa uno-e-trino che non ha ancora capito nessuno, incoerenze macroscopiche che vanno da Gesù Bambino che mi porta un quintale di regali costosi a Gesù adulto che sgrida i ricchi e i cammelli nella cruna dell’ago. Nonostante questo collage catto-pagano, ho sviluppato una testa da vera scassamaròni, invero piuttosto critica e amante della documentazione scientifica. Sicché, anche se ai bambini raccontate che i regali li porta Babbo Natale… non è che li condannate all’oscurantismo come sostengono tanti psicologi. Delle volte è meglio la serenità e l’allegria che le spiegazioni scientifiche. Per quelle ci sarà tempo.

Comunque, un po’ di surreale in me è rimasto, così ogni anno scrivo una lista di desideri, metti che poi si scopre che hanno ragione quelli di Hollywood e Babbo Natale esiste davvero…

Quindi, per questo Natale vorrei…

  • che quest’orto da balcone, che durerà 50 anni, arrivi sul mio balcone prestissimo e mi permetta di coltivare tante verdurine anche in inverno, soprattutto mentre l’orto vero è coperto di neve o completamente ibernato come adesso;
  • 450 lt di terriccio biologico per l’orto di cui sopra, compreso compagno che amorevolmente lo porti nel punto necessario all’utilizzo senza lasciarmi single;
  • che tutti quelli che dicono di amare gli animali la smettessero di mangiarli;
  • che chi ha dei figli si impegnasse per primo a non inquinare, perché il mio risparmio sui carburanti non abbatterà mai i vostri tre anni di pannolini usa e getta;
  • che Babbo Natale si ripigliasse indietro i chili che mi ha regalato gli scorsi natali;
  • che chi mi vuole bene continui a volermene e che accolga come prezioso il bene che gli porto.
Per il resto, che voi festeggiate Saturnalia, Natale, Hanukka o guardate con compassione l’irrisorietà delle gioie da consumismo e come me ascoltate con disperazione le cacofonie americane natalizie… grazie di esserci :D
Ci rivediamo tra qualche giorno!

Postato in decrescita, fai da te & autoproduzione, Giorno per giorno, Orto bio, Stili di vita sostenibili | 37 Commenti

29
11/2011

GERMOGLI, COMPOST & CANDELE DI SOIA… E ULTIMO AGGIORNAMENTO SULLE PUNTATE DI GEO&GEO :)

 

Ho pensato di riunire in un’unico post tutti i prossimi appuntamenti e varie news, così posso tornare a occuparmi di autoproduzione & c. senza interrompere con segnalazioni varie, che ormai sembro l’annunciatrice Rai o, ancora peggio, una perversa egocentrica che si auto-annuncia.

Sto scoprendo però dalle vostre email, messaggi e commenti che i video di Geo&Geo funzionano molto di più di anni di spiegazioni su questo blog. All’inzio l’ho trovato un po’ frustrante. Sentire “ah, adesso ho capito!” dopo dieci minuti di filmato tv, non è un grande premio se hai passato un anno sui testi inglesi di microbiologia per scrivere un libro sui germogli.
Poi sono tornata sulla terra e ho ricordato che il mondo continuerà sempre ad essere diviso tra chi, come me, capisce meglio dai libri e ama infliggersi ore di studio, e chi invece capisce meglio vedendo le cose mentre vengono fatte. O chi si serve di entrambi. Insomma, alla fine è solo un altro mezzo, né migliore né peggiore. L’importante è solo che le pratiche di autoproduzione si diffondano sempre di più, che i consumi decrescano realmente.

Sono altresì orgogliosa di essere entrata nelle grazie di tutte le nonne, zie e mamme dei miei amici: pare che la cosa gli faccia acquistare punti e non li considerino più così strambi perché si fanno il pane in casa o non vogliono più entrare in un supermercato. A volte la tv è un vettore positivo ;)  Io, chiaramente, per questo servizio di public relations con nonne e zie verrò a riscuotere. Mica lavoro gratis :)

Ma la cosa che mi rende più orgogliosa di tutte è che finalmente ho ricevuto anche delle proteste!   Perché, bisogna dirlo, se vai in tv e non arriva mai neanche una protesta, diventi un po’ triste. Almeno io. Comincio a chiedermi: dico cose scontate? Si annoiano? Non interessa? Ma soprattutto: Non sto dando fastidio a nessuno??? Iooo???  Oddio, sono invecchiata! Mi sono appiattita, stai a vedere che non sono più io.

Invece, finalmente, sono arrivate le proteste!  Che soddisfazione :)  Adesso so di fare qualcosa di utile. Settimana scorsa, per la puntata su come coltivare i germogli, si sono scatenati i produttori di germogli per la grande distribuzione. Ah-ah!
Basandosi sulla leggenda metropolitana che i germogli coltivati in proprio siano vettori di botulino, escherichia, peste bubbonica e qualche malattia tropicale, affermavano essere “pericolosissima” la coltivazione domestica.   Per amore di scienza, è una fandonia. Semmai è vero il contrario: i germogli prodotti industrialmente e distribuiti nei supermercati potrebbero essere (non ‘sono‘, ma ‘potrebbero essere‘)  vettori di botulinum e due tipi  di escherichia. Non mi dilungo qui in spiegazioni scientifiche, nel mio libro le ho riportate tutte scrupolosamente oltre ad aver passato un anno intero a studiare la produzione e la conservazione dei germogli. C’è un’ampia bibliografia a corredo e la consulenza di biologi e nutrizionisti che sono andata a tampinare per le mie ricerche. Tutti gli studi condotti su casi, comunque rari, di intossicazioni alimentari da germoglio sono su intossicazioni da germogli IN COMMERCIO. NON da germogli prodotti in casa. Non c’è mai stato un caso, finora, di intossicazione alimentare da germoglio prodotto in casa.
Il che ovviamente non è una scusa per ignorare le normali regole igieniche (tenere i germogli sempre bene umidi, eliminarli in caso di muffe o cattivi odori, sterlizzare sempre il germogliatore o lavarlo con acqua bollente e sciacquarlo con acqua ossigenata).
E soprattutto: non compriamo i germogli, coltiviamoceli!!! è facile, divertente e alla portata di tutti.

 

Dopo questa puntata sui germogli, andata in onda mercoledì 23 novembre e che potete ancora vedere fino a stasera su RaiReplay o oltre sul mio canale youtube, domani 30 novembre si parlerà di protezione delle piante dal freddo e compost. Costruiremo serrette facilissime per le piante da proteggere e daremo il via a una compostiera domestica da balcone. Se poi volete cimentarvi seriamente, vi consiglio il sito di Kia.

Infine il 14 dicembre preparatevi a una super puntata sulle candele di soia: come prepararle, come fare gli stoppini, come colorarle e decorarle. Le candele di soia ricordo che sono biologiche, atossiche e vegan. Se prodotte in casa con materie prime controllate, abbiamo anche la garanzia del cruelty free. Ma se non avete voglia di farle da voi, ci sono diversi artigiani che le fanno, per esempio le meravigliose creazioni di Edera, acquistabili anche online!

BENE, annunci effettuati, vi anticipo perché voglio parlare d’altro: è arrivato un mostro arancione sul mio balcone e dovrebbe potermi far tenere un orto sul balcone a 800 mt in inverno. Ce la faremo? :)  Prossimamente sarò impegnata con questo!

Postato in corsi, decrescita, fai da te & autoproduzione, Stili di vita sostenibili | 17 Commenti

8
11/2011

QUALI MAGIE DAI SEMI DI LINO? Geo&Geo, Rai3, 9 novembre

Cosa si può fare con i semi di lino? Tantissime cose utili! Da un multivitaminico ricco di omega3 e omega6, fino a un gel per capelli che li fortifica e evita la comparsa di doppie punte… e tanto altro ancora! Ne parlerò domani 9 novembre, durante Geo&Geo, Rai3, alle 18.00 e preparerò in diretta il mio oil non oil ai semi di lino.
Per chi è interessato ma non ha la televisione o lavora in quegli orari, nel giro di massimo un paio di giorni metto il filmato sul mio canale youtube: http://www.youtube.com/user/erbaviola  dove ci sono già le precedenti puntate, oppure è possibile vedere l’intera puntata dopo 24 ore sul sito di Rai Replay, per circa 7 giorni.

Ne approfitto anche per ringraziare di cuore tutte le persone che hanno scritto alla redazione di Geo&Geo dopo le precedenti puntate. Non ho avuto ancora modo di vedere le email ma mi hanno detto che ne sono arrivate tante di apprezzamento per gli argomenti trattati e questo mi fa un piacere enorme, perché vuol dire che sempre più persone decidono di essere più sostenibili nei confronti del pianeta.

Postato in Conferenze, corsi, decrescita, fai da te & autoproduzione | 15 Commenti

4
11/2011

FRECCIAROSSA CHE TI PASSA

*Questo post è dedicato a Kia che domani deve affrontare Bologna-Milano sul Frecciarossa e che finora era scampata a questa macchina infernale.*

Negli ultimi due anni e mezzo mi sono ritrovata a prendere questi treni veloci, visto che ormai per andare da Bologna/Firenze a Milano, Roma o Torino non c’è praticamente altro. Ovvero. Ci sarebbero gli Intercity che però dopo l’avvento delle Frecce sono stati ulteriormente rallentati. Anni fa, prima delle Frecce, da Bologna a Milano con un’intercity ci volevano un paio di ore. Oggi dalle due e mezza alle tre abbondanti. Aggiungiamoci anche che, una volta scesa a Milano, a volte devo prendere i treni della transumanza disumana, ovvero il Milano-Mortara o Milano-Vercelli: un’ora minimo con corse sempre più rare, il tutto solo per fare 70 km… A quel punto, l’attuare la mia personale protesta anti-TAV e prendere l’intercity invece dei superveloci diventa solo una protesta patetica (lo è anche normalmente, visto che le ferrovie non se ne accorgeranno mai, ma è una questione di principio e di ri-appropriazione di ritmi lenti).

Morale, insomma, mi ritrovo sul Frecciarossa, uno spaccato di un’Italia che mi piace sempre meno.

La maledetta prima classe Frecciarossa

La prima classe del Frecciarossa è una perversione progettata da uno che da studente non ha mai potuto viaggiare in prima classe e ora ha trovato il modo di vendicarsi di tutti i viaggi in terza sulle littorine ghiacciate coi sedili di legno. Nella sua infanzia sfigata si rodeva e progettava la vendetta contro quelli della prima classe con riscaldamento e sedile in vellutone rosso. C’è riuscito.

Se prenoto io, evito la prima classe come la peste, ma se prenotano le aziende puoi anche supplicare in aramaico, la seconda non te la danno, sicuramente tutte le aziende con cui lavoro fanno parte della lobby del Perverso Progettista della Prima Classe Frecciarossa di cui sopra, d’ora in avanti chiamato PPPC. (Si noti il non casuale ribaltamento di CCCP – Fedeli alla linea).

La prima fondamentale vendetta che ha previsto il PPPC è che la prima classe sia sempre negli ultimi vagoni, sia che tu stia salendo o scendendo. I frecciarossa hanno in media 12-13 vagoni. Lunghissimi. Alla stazione di Bologna per salire sulla prima classe devi andare a piedi a Casalecchio di Reno, a Torino devi scalare Superga, ma a Roma Termini ti basta camminare sui binari fino a Tiburtina, sempre con valigia al seguito.
La lontananza dei vagoni prima classe è di solito inversamente proporzionale alla lunghezza delle banchine, specialmente in stazioni come Bologna dove le banchine finiscono senza logica e comincia il ghiaietto di m****, ideale per tacchi alti e valigie pesanti con rotelle. L’ultima volta che sono atterrata sul ghiaietto di m****, avevo anche una zucca di 6 kg a completare la giostra tacchi-valigia-borsa-computer. E’ più facile correre sulla spiaggia d’agosto con la tuta da sci trascinando un tronco di pino.

Ma quando sarete saliti sul vagone prima classe, vi renderete conto che questo era solo il purgatorio.

Il maledetto ristoro della prima classe Frecciarossa 

La prima classe offre un servizio di piccolo rinfresco continuo, gratis, che si converte in solenne rottura di maròni, sempre gratis. Ma è uno spaccamento di maròni scientifico, articolato e studiato per non lasciarti in pace più di 5 minuti, in 5  fasi:

  1. Appena salito una voce ti annuncia che a te, superfigo della prima classe, verranno portati giornali e serviti “drinks e snacks dolci e salati“. Se sali a Torino e scendi a Napoli, la gentile voce ti rintronerà in testa per altre 48 ore con il simpatico messaggio che ti ricorda che sei un superfigo di prima classe, dopo che ti è stato ripetuto quella quarantina di volte appena.
  2. Finito il messaggio, arriva il primo carrello, giornali. Tutti tranne il Fatto Quotidiano. (Delle volte trovi anche il Corriere di Romagna a Napoli, ma non si ha memoria della presenza del Fatto Quotidiano). Il carrello giornali occupa tutta la corsia, non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi il giornale e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. Se come me tenti di metterti le cuffie e fare l’indifferente lavorando, ti urla se vuoi il giornale e ti picchietta sul braccio finché non gli rispondi.
    A Bologna, vai a sapere perché, quasi tutti quelli che salgono vogliono “Il Fatto”. Non c’è. “Allora Repubblica”. A Firenze chiedono tutti Repubblica, “Non c’è, l’hanno finita quelli di Bologna”. Al ritorno si vendicano e per chi sale a Bologna son rimasti solo Libero e Il Giornale.
  3. Poi arriva il carrello bibite e snack. Generalmente quelli attorno a te prendono tutto, perché tanto è gratis. Si sa che è una celebre usanza italiana prendere tutto quello che è gratis. Il PPPC lo ha calcolato, infatti ha messo la roba più immonda da mangiare a bocca aperta, altra celebre usanza italiana. In prima classe tu avrai sempre davanti uno che mastica a bocca aperta i Fagolosi, dei grissini con il peso specifico di una mazza da baseball ma che in masticazione durano di più. Ideali per chi mastica a bocca aperta e ha chiesto anche Coca-Cola (gli zuccheri aiutano l’impasto e le evoluzioni intestinali sono garantite).
    Se non vuoi niente ti squadrano malamente, sei un boicottatore del PPPC, un nemico dell’umanità e per punizione ti mollano la salviettina rinfrescante obbligatoria (vedi di seguito).  Non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi qualcosa e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. E giù la salviettina.
    Devi anche fare molta attenzione nelle risposte al personale di bordo, che parla un linguaggio in codice veloce. Tipo:
    “SalitoFirenze?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?GrissinipatatineRingoBucaneve?”
    Il novellino viene preso in contropiede dal succo di frutta che voleva ma si impalla su dolce-o-salato della prima classe, scelta che lo spiazza. Il personale guarda spazientito. Gli altri viaggiatori guardano con impazienza che il carrello arrivi a loro. Lui comincia a sudare e abbozza “Dolce?”, ricevendo in risposta un pacchetto di frollini al burro idrogenato che si affretta a mangiare per non sembrare ingrato. Passerà la giornata a meditare su che amica sia l’ignoranza.
  4. Poi arriva la monnezza, raccolta di tutto  l’immondezzaio fatto da giornali, salviettine, Fagolosi, Bucaneve, caramelle e  patatine sputacciati sui tavolini. Per permettere il prelevamento della monnezza dei tuoi vicini, devi sollevare il portatile, dribblare il bicchiere di spumante mezzo pieno che gli passa a un millimetro, con l’altra mano lanciare il cellulare nella borsa prima che finisca anche lui nella monnezza e fare un sorriso di circostanza “no, ma si figuri… mi state sfrantumando i maròni da quando siamo partiti, ma questo e altro per viaggiare in prima classe coi ficoni!”.
  5. Poi passa la caramella latte e miele, che come la salviettina te la mollano anche se  non la vuoi. Se fai finta di non vederli te la lanciano sul portatile, di solito centrando con una mira da corpi speciali il tasto Canc. La nostra amica Erbaviola una volta ha chiesto, per pura curiosità: “Scusi sono vegan, la caramella c’è solo latte e miele?” e ha sentito l’addetto caramelle, serissimo, chiedere all’interfono “La dottoressa Vegan chiede se la caramelle ci sono solo latte e miele” ed è tornato costernato “Sì, dottoressa Vegan, ma forse da settimana prossima anche alla menta”. Accadeva l’anno scorso. Per dovere di cronaca, la dottoressa Vegan sta ricevendo ancora caramelle latte e miele. (Giustificazione: Il personale del Frecciarossa non è matto o ignorante. Semplicemente, siccome onorevoli, portaborse e leccapiedi vari ci viaggiano aggratis, per non fare gaffe chiama tutti ‘dottore’, come a Napoli nei parcheggi abusivi. E’ chiaro che se uno si qualifica con il cognome, Vegan, sarà minimo l’onorevole Vegan che vuole la caramella particolare perché è abituata alla buvette del Parlamento).

La cosa meravigliosamente perversa è che tutti questi passaggi si compiono ad ogni fermata. Ad ogni passaggio di carrello è impossibile muoversi, perché occupano l’intera corsia. Devi startene seduto con il tuo dirimpettaio che mastica a bocca aperta. Incarcerato nel tuo sedile. Alla prossima fermata riprenderà tutto da capo. Voce-quotidiani-da bere- snackdolcisalati-monnezza-caramella.

La cosa comica  è il tratto Firenze-Bologna, 40 minuti scarsi. In questi 40 minuti, come in una comica da film muto, parte il messaggio “sei un superfigo di prima classe” e prima che sia finito passano di corsa: il carrello giornali senza Il Fatto Quotidiano, il carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza che strappa via i sacchetti di Fagolosi a chi cercava di mangiarli in meno di 2 minuti. Ma non è importante, perché entro 5 minuti ferma a Bologna e si riparte: carrello giornali , carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza. Devi rispondere a tutti. Prova a lavorare sul tuo portatile e sei morto.

Se fai Bolzano-Napoli, all’arrivo vai direttamente in auto-ricovero al manicomio di Aversa.

 

Il perverso portabagagli del Frecciarossa

Merita menzione d’onore. Per affrontare il frecciarossa devi aver fatto yoga e rugby. Il primo ti aiuta a sopportare stoicamente il dolore, il secondo a sfondare le valigie di m*** infilate tra i sedili.

Il PPPC infatti, nella sua perversione, ha fatto in modo che tutti fossero costretti ad usare il minuscolo vano valigie tra i sedili, infilandoci in genere delle Samsonite giganti in piombo degli anni ’80, sporgenti abbastanza da massacrarti le rotule ma non abbastanza da essere notate in tempo. L’unica per sopravvivere a questi corridoi è fermarsi all’inizio, intonare l’haka come gli All Blacks, prendere la rincorsa, chiudere gli occhi e farsi tutto il corridoio in posizione placcaggio fino al proprio posto. Poi puoi passare la seguente ora con le rotule in gola, ma vivo.

Per attuare i suoi piani senza farsi beccare, il PPPC ha inserito un vano bagagli all’entrata delle carrozze e un portabagagli sopra i sedili, così nessuno gli può dire niente. Ma sono studiati per non essere utilizzabili dalla maggioranza.
Il vano valigie all’ingresso non lo usa nessuno perché:

  1. contiene 6 trolley per ripiano, totale 12 trolley per carrozza. Posti a sedere: oltre il centinaio. Il primo a usarlo sarà sempre qualche megalomane che viaggia in prima classe con la cabina armadio formato baule catafalco di Vuitton, quindi ci starà solo il suo catafalco.
  2. siamo in Italia, se tu lasci la valigia all’ingresso della carrozza e ti vai a sedere in fondo, poi passi il resto del viaggio a scrutare chiunque vada in bagno e a scattare come una molla appena si aprono le porte, per controllare che non si smaterializzi. L’unico che sopravvive ai furti è il baule catafalco di Vuitton, si racconta che ne abbiano rubato uno nel 1960 ma il ladro lo sta ancora trascinando a casa.

Nei treni di una volta, gli intercity e il Pendolino, c’era il vano porta bagagli sopra la tua testa che conteneva la tua maledetta valigia con le misure massime consentite nei voli aerei. Si sa che chi viaggia per lavoro ha i trolley di questa misura per non accodarsi alle comitive di ottantenni giapponesi al ritiro bagagli. Su questa base, nel Frecciarossa il PPPC ha progettato il re dei portabagagli inutilizzabili. Ha preso le misure massime consentite per i bagagli in aereo e ha piazzato sopra la tua testa una mensola di 3 cm più stretta. Così tu sali sul Frecciarossa e sollevi sportivamente la tua valigia con le misure massime consentite, oplà come sono agile, cerchi di infilarla e la incastri invariabilmente a metà percorso. Perché, questa sì che è progettazione perversa, la mensola è anche inclinata verso il basso, così o incastri la valigia e devi strapparla via con una tenaglia, attrezzo di cui tutti noi viaggiatori-lavoratori disponiamo come up dell’iphone. Oppure se pensi di fare il furbo come la sottoscritta e ti procuri una valigia più piccola, ti scivola giù fino in fondo e per recuperarla puoi solo sperare che la nazionale di basket viaggi con te.

La salviettina rinfrescante

La salviettina rinfrescante richiede un capitolo a parte. Merita. Primo è obbligatoria, te la schiaffano sul microtavolino oppure direttamente sul tasto canc se fai finta di non vederli. In genere il neofita pensa: “La uso, se no passo per una persona sporca“. Apre l’involucro non riciclabile con logo frecciarossa, dispiega il lenzuolo imbevuto di Mastro Lindo al limone  e si sfrega energicamente le mani “eh? visto come sono pulito?“.
Dopo un minuto si accorgerà di avere le mani appiccicose come se si fosse lavato con il vinavil e di puzzare come il bagno del suo ex liceo. Si precipiterà in bagno, rendendosi conto troppo tardi che la salviettina rinfrescante è solo un abile tranello del PPPC per mandarlo in bagno e eliminarlo.

Il bagno della prima classe

Il bagno della prima classe è chic. Minimal chic. Più minimal che chic. Non ho osservato bene la tazza, perchè non ho di queste perversioni ma il lavandino lavamani sì. L’hanno fatto come il bagno di casa tua, ma in dimensione puffetta e con i materiali della casa di Barbie. Il PPPC sono sicura che sia anche nano e abbia in odio chiunque più alto del metro e cinquanta. Se ti approssimi a questo gioiello di lavamano ti accorgi prima di tutto che devi inclinarti quasi a 90 gradi per usarlo. Il che, se non sei sproporzionato, implica il dare una botta di coccige alla parete retrostante e ritrovarti seduto per contraccolpo sulla tazza o direttamente dentro. Io consiglio di inclinarsi solo a 70 gradi e usare usare un calzascarpe (anche qui una cosina che tutti portiamo in tasca) per pigiare sull’erogazione acqua. Se no dovete trasformarvi nell’uomo elastico. Attenzione perché ora vi do una dritta vitale: appena pigiato, fate un salto all’indietro! Subito! In alternativa uno schizzo potente di acqua vi decorerà la zona patta dei pantaloni e tutto il vagone penserà, nella migliore delle ipotesi, che vi siete dati a giochi onanistici nella toilette. Mentre vi state asciugando (ma sarà inutile), il controllore vi busserà alla porta per vedere se state scroccando un viaggio con la tecnica della toilette. Alcuni sostengono che ci sia un chip nel rubinetto che comunica al controllore quando passare con la maggiore discrezione.

Il wi-fi del Frecciarossa

Sorvoliamo sul fatto che io capito sempre di fronte a qualcuno che gradisce le innumerevoli bevande offerte e le parcheggia meticolosamente vicino al mio portatile, in modo che a qualsiasi evento di frenata o urto possano inondarlo. Il frecciarossa non ha i portabicchieri, solo un microtavolino liscio per far cadere meglio le bevande. Se tu hai un portatile e il tuo vicino una coca-cola gigante, è scientifico che le due realtà si congiungeranno alla prima frenata. Se invece il tuo vicino se l’è già versata sui calzoni ed è impegnato a pulirsi nel bagno di Barbie, puoi lavorare abbastanza tranquillo.
Il wifi è obbligatorio, perchè se ti colleghi con la tua internet key o con il tuo cellulare, ti salterà la connessione ogni tot e alla fine ti salterà definitivamente, mentre la sim resterà connessa consumandoti le seguenti 24 ore di connessione via roaming con l’adsl di Tokyo.
Dopo complicatissime manovre che non sto a descrivere anche perché le ho dimenticate, sono riuscita ad avere una user e password per il wifi del Frecciarossa, gratuito fino al 2012. Il funzionamento non è male, quando va, bisogna ammetterlo. Ma quando non va, ti rendi subito conto di vivere in Italia perché ti compare il seguente messaggio:
ERRORE Spiacenti ma la sessione è scaduta. O sei stato troppo a lungo inattivo o hai disabilitato i cookies nel tuo browser oppure hai avuto problemi con la tua connessione di rete. Per favore contatta ‘Francesco Lombardi’ (‘francesco.lombardi@telecomitalia.it’) per ulteriore assistenza.”
Devo commentare? Non ho più accesso a internet e per segnalartelo posso solo mandarti una mail. Geniale. Ma soprattutto partiamo già dal presupposto che sia colpa mia, un marchio di fabbrica di Telecom e dell’assistenza clienti italiana in genere, in pratica mi sta dicendo: “o ti sei fatta i fatti tuoi invece di lavorare, o sei un terrorista che non vuole esser riconosciuto e non accetta cookies, oppure hai avuto problemi con il wifi del frecciarossa”. Di solito è la terza, ma torniamo al principio: come te la scrivo una email se ho problemi con la tua connessione da terzo mondo?!

Le offerte eterosessuali per famiglia cattolica

Succede che viaggiando tanto con il Frecciarossa, accumuli punti sulla tua bella tesserina. E ti arrivano le offerte eterosessuali per famiglia cattolica. Sabato prossimo se viaggi in due, lei non paga! Ok, e se siamo due lui? Uno si traveste da Mrs Doubtfire, se no non ci fate lo sconto?
Dal 22 del mese se viaggi con tutta la famiglia i bambini non pagano e a tua moglie paga la metà, offerta riservata a gruppi di almeno 4 familiari! E se non ho figli? Mi becco solo lo spaccamento di maròni di viaggiare su un treno pieno di pargoli?
Weekend romantico a Roma con la tua lei a 19 euro* (*= solo se siete sposati). Qui, lo ammetto, ho sospettato lo zampino di mia suocera… ma comunque: siete Trenitalia o l’ente promozione del matrimonio etero?

Un appello: il mondo, anche quello italiano, non rispecchia la famiglia cattolica e basta. Perché due amici dello stesso sesso o due fidanzati dello stesso sesso o due compagni dello stesso sesso non possono avere una buona parte di sconti? Che differenza vi fa? E che differenza vi fa se la mia famiglia sono due persone non sposate e basta?

 

 

- — 9.11.2011 A qualche giorno dalla pubblicazione di questo post, devo aggiungere una nota. Questo è un post umoristico, non è un documentario, quindi mandarmi tre pagine di spiegazioni sul perché il personale è costretto a chiedere a ognuno personalmente se vuole il giornale non ha senso. Lo so che siete obbligati, così come io mi sento obbligata a rispondere sempre “sì grazie” e “no grazie”.
Io non ce l’ho affatto con il personale di bordo del Frecciarossa. Ce l’ho semmai con quel perverso progettista che obbliga il personale a fare tutto quello elencato sotto. E di conseguenza obbliga me a farmi un paio di ore interrompendo il lavoro ogni cinque minuti per rispondere. Perché io sono una di quelli che rispondono sempre ‘grazie’ ‘prego’ ‘buongiorno’ e ‘buonasera’.  E trovo barbaro e incivile che nel 2011 una persona, magari anche con una buona istruzione e una formazione professionale, sia pagata per ‘servire’ bevande su un treno, solo perché in questo Paese non c’è altro lavoro per loro. Ancora più barbaro il fatto che devono farlo spesso servendo onorevoli con meno titoli di studio di loro, che viaggiano gratis su questi treni.

Morale: se mi scrivete di nuovo una sfilza di commenti sugli obblighi del personale di bordo del Frecciarossa, vi bersaglio in fronte con le caramelline latte e miele. Siete avvisati :)   —

Postato in Giorno per giorno, Ridendoci sopra... | 29 Commenti

25
10/2011

OTTOBRE DI CAVOLI, VERZE & C.

Vi ricordate l’orto iniziato in agosto? Eccolo qui, sull’incontenibile-andante :) (Purtroppo le foto, fatte stamattina, sono state fatte per 3/4 sotto la pioggerellina…la qualità è quella che è)

In primo piano gli ultimi porri trapiantati, i cavolfiori (dove mancano, è perché sono andati in tavola), ultimi finocchi che però son stati messi tardi e quindi ci mangeremo come baby finocchio e ne utilizzeremo i semi mandandoli a fiore. Più in là cavoli, verze, basilico e insalate di diversi tipi. Insomma, l’abbiamo dimostrato che l’orto si può cominciare anche in agosto? :)
Purtroppo qui arriverà a breve la neve, quindi a parte le insalate e qualche altra crucifera a sviluppo breve, non c’è più molto da trapiantare … se no rischia di essere innevato prima ancora di crescere!

Per chi è interessato, di cavoli, verze e crucifere in genere e di come trapiantarle, proteggerle e coltivarle anche sul balcone se ne parlerà domani durante Geo&Geo, Rai3, alle 17.40.

Questi cavolfiori danno soddisfazione. Sembra ce non crescono, sembra che non crescono, poi improvvisamente fanno il grumo e ti presentano una bella palletta bianca croccante.  Le foglie morsicate sono opera invece della cavolaia (Pieris brassicae L.), ma ce ne sono così poche che non mi sono data nemmeno la pena di mettere il macerato di aglio per la seconda volta… per due foglie morsicate, le trovo quasi decorative. Vuol dire che i miei cavolfiori son buoni e tenerini :)

Una piccola nota sulla grande distribuzione: i cavolfiori in vendita hanno solo la palla bianca, con tutte le foglie mozzate. Un crimine! certo, son più facili da trasportare e si vede meno se sono vecchi (le palle spesso le sbiancano con acqua e cloro, signori). Invece i cavolfiori veri hanno le foglie. tante. E sono anche buone!!  Si possono mangiare scottate a vapore e condite come un’insalata (magari togliendo la costola interna un po’ dura) oppure centrifugarle insieme a della frutta o altra verdura. Hanno le stesse proprietà delle foglie di cavoli e verze, perché buttarle?

Come pacciamatura e rinforzo alla crescita: trifogli, paglia di fieno (la paglia di grano scalda ancora troppo secondo me), foglie di bosco. Le foglie di bosco sono involontarie, mi cadono giù dal bosco e me le tengo. 

Le aromatiche sono ormai vicine al riposo vegetativo, ma qui a 800 mt si raccoglie ancora del buon basilico, nonostante le temperature siano scese parecchio negli ultimi giorni. Un po’ di scorta di pesto per l’inverno non guasta!

Siamo anche alle ultime fioriture, che insieme ai colori dell’autunno sono proprio magiche. In senso orario: la rosa Occhi di Fata, ottima per l’oleolito con petali di rosa visto che è molto produttiva e con un profumo intenso ma leggermente fruttato di mela, bacche di rosa Jasmina, vasi di lobelie, verbene, lavande, rosmarini e qualche rosellina anonima. Nella disposizione disordinata dei fiori sono una vecchia zitella inglese, lo so. Ma l’ordine geometrico in giardino… I prefer not to!

Le insalate. Questa è una casa di mangiatori di insalata, probabilmente nella scorsa vita eravamo conigli. Anche i gatti qui amano alla follia l’insalata, quindi se ne coltiva in diverse varietà. La pacciamatura è la stessa dei cavoli.  In senso orario: lattuga, lattughe da taglio con cicorie e tarassaco cresciuti attorno, cicoria pan di zucchero (io non la lego per l’imbianchimento per ottenere il ‘cavolo cinese’, non mi piace. Coltivata libera la trovo molto più buona), infine lo strano fenomeno del radicchio svettante: s’è piantato radicchio a grumolo rosso, si raccoglie un cicorino vagamente rossiccio ma decisamente buono. Io ho dedotto, vista l’esposizione pessima dell’orto, che abbia alzato le braccia al cielo invocando “sole, soleee!!” e così sia rimasto. Al momento non ho teorie più scientifiche.

Nella nursery sono in crescita alcune cicoriette e insalatine da piantare man mano al posto di quelle finite in tavola, cavoli e cavolini anche se ormai è tardi… ma li avevo e tanto basta. Poi lupini giganti (sono solo ornamentali) che trapianterò a primavera e le talee di fragole per l’inselvatichimento con la cura personale della mia metà che quest’anno si è occupato di fare una piccola fragolaia ai piedi dell’alloro. Il suo orgoglio!

 

Postato in fai da te & autoproduzione, Orto bio, Stili di vita INsostenibili | 12 Commenti

  • Cerca nel sito

  • x

  • Mappa MondoNuovo
  • Calendario

  • January 2012
    M T W T F S S
    « Dec    
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
  • Sono passati di qui