Sep 192014
 
 September 19, 2014  1 Response »
Pinterest

Come sempre, nei periodi in cui ho molti impegni e sono in giro quasi tutti i fine settimana per presentare i libri, finisco per fare all’ultimo minuto un post-memo sui prossimi appuntamenti e varie. Perciò questa settimana va così. Sono anche un po’ in crisi da lavoro: da una parte tante cose bellissime, occasioni magnifiche, progetti interessanti e dall’altra sono veramente stanca e desiderosa di rallentare un po’. Le due cose si scontrano quasi ogni giorno, così alla sera raccolgo i pezzi e mi dispero su come far fronte a tutti gli impegni del giorno dopo. Più, chiaramente, gli imprevisti.

Insomma, a volte fare un lavoro che piace molto rischia di assorbirti completamente, è storia antica. Ma sono in attesa di dicembre e delle mie sanissime ferie in cui ho in programma di spegnere completamente il computer e prendermi una pausa mentale. Per non cadere in tentazione, mi sto preparando un angolo lettura molto accogliente al piano di sotto (lontanissima dal computer) e una lista di restauri per la casa che mi terranno impegnata quando non avrò voglia di uscire e nemmeno di oziare.

orto di erbaviola settembre 2014

Scusate per la pessima foto, ma l’ho fatta lunedì mattina al volo, sporgendomi dalla finestra, in una delle rare giornate di sole di questa estate. L’orto quest’estate è stato un po’ più povero del solito ma comunque sufficiente per noi, anzi, abbiamo fatto anche molti vasi di conserve per l’inverno  e sughi pronti con l’abbondanza di pomodori di fine agosto. Ora siamo nella fase di ultima raccolta di prodotti estivi e cambio colture con quelle più invernali. Il weekend ci vedrà alle prese con il trapianto di un po’ di crucifere e nella semina di altre biete, spinaci e catalogna… sì, per la mia schiscetta quotidiana! Intanto nell’orto,  in questo pezzo che si vede in foto – da sinistra a destra: mele, tarassaco, portulaca, piantaggine e stellaria (sotto il melo), pomodori san marzano e ciliegini (legati con bamboo, quasi finita la stagione), zucchine Milano e trombetta di Albenga (quasi finito il ciclo), zucche Hokkaido (una fa capolino arancione), rucola, biete, pezzo solo terra che verrà seminato questa settimana a catalogna, spinaci e radicchi, poi di fianco una fila di peperoncini, due di peperoni (questi con le bacchette perché sono così carichi che si piegavano a terra le piante), striscia in attesa di cavolfiori da trapiantare, poi cicorino, lattughino, basilico, melograno (nell’angolo), pesco (quello al centro), more (lungo due lati della bordura, si intravede la fine in basso, per l’anno prossimo sarà una recinzione completa tutta di more e lamponi)- Mi pare tutto. Infine, dietro il melo c’è il compost

 

vivi consapevole 38 grazia cacciola

E’ già uscito il nuovo numero di ViviConsapevole, rivista gratuita online e nella mia rubrica per questi mesi si parla di iperico, ricci e… scopritelo!

miveg2014_erbaviola

28 Settembre 2014 - MiVeg – Festival Vegan all’Idroscalo - Milano
11.00 - Preparare Formaggi Veg sani e gustosi. Durante lo showcooking verrà presentata la seconda edizione del volume e verranno preparate dal vivo alcune nuove ricette di formaggi vegetali.
16.00 - Coltivare e cucinare i germogli, il super-cibo. Durante lo showcooking verrà presentato in anteprima il volume “Il grande manuale dei germogli“, Macro edizioni, e verranno mostrate dal vivo alcune tipologie e tecniche di coltivazione dei germogli.

notte veg rimini 2014

4 ottobre 2014 - NOTTE VEG a Rimini - Sala Conferenze Palazzo del Podestà, dalle 18.30. Showcooking Formaggi Veg a ingresso libero, a seguire Apericena vegan. Tutte le informazioni nella locandina sopra.

altromercato grazia cacciola

25 ottobre 2014 - DECRESCITA E DOWNSHIFTING ALLA CITTA’ DELL’ARTE DI BIELLA con Altromercato, presso Cafeteria LuogoComune, Città dell’arte. (orario in corso di definizione, tardo pomeriggio)
Conferenza “Autoproduzione e decrescita: la rivoluzione autonoma per una battaglia globale.
A seguire apericena veg a cura di Altromercato nella Cafeteria della Città dell’arte.

gatto Koi a 20 giorni

E infine, nota di gaudio! Non cercavamo di allargare la famiglia ma, come si sa, queste cose capitano quindi eccovi il bellissimo Koi a 20 giorni, 300 grammi di fluffosità e fame, in braccio alla sua salvatrice Valentina che lo sta accudendo amorevolmente dopo che il piccolino è stato abbandonato, ha perso mamma e fratelli. Quindi a breve farà un viaggetto per arrivare a casa Erbaviola e conquistare tutti.

 

Condividi questo articolo / Share and Enjoy
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Google Reader
  • Email
  • RSS
  • Print
Sep 062014
 
 September 6, 2014  9 Responses »
Pinterest

schiscetta, bento box, ricette vegan, lavorare da casa
Sembra un controsenso, vero? Lavoro da casa e metto il pranzo nella schiscetta. Ma come, se proprio una delle cose più belle del lavorare da casa è il pranzare a casa, quando si vuole, con i tempi lenti, senza costrizioni…

Sì, esatto, tutto bello ed esatto, per me è funzionato così fino a poco tempo fa. Ora schiscetta, porta-pranzo o come volete chiamarlo.

Io lavoro dal mio studio, al piano di sopra della mia casa. Il mio compagno ha anche lui un suo studio. Spazi separati dal resto della casa, cerco di tenere degli orari per quanto possibile e di non usare lo studio mentre non sto lavorando, di non farci entrare cose che non riguardano il lavoro: questione di sanità mentale, altrimenti c’è l’alienazione e si vive in un caos lavoro-vita in cui finisce per esserci per la maggior parte il lavoro.

Quando, ormai più di un decennio fa ho reso il mio lavoro indipendente e mi sono organizzata per lavorare da casa, una delle libertà maggiori è stata proprio quella di non essere costretta a fare una pausa pranzo in un orario stabilito da altri e spesso con l’obbligo di uscire. Oggi forse portarsi il pranzo in ufficio è un po’ più sostenibile: ci sono i divieti di fumare. Al tempo non c’erano e a me è capitato di non poter mangiare alla scrivania per direttive interne (e comunque non l’avrei fatto lo stesso: la gente ti vede mangiare e ritiene che sia il proprio il momento giusto per aggiornarti su quel tale progetto) e dovermi trasferire con la schiscetta in un’area comune. Dove, chiaramente, si riunivano anche tutti quelli che fumavano. Ho lasciato perdere molto spesso i pranzi portati da casa per questo motivo e mi sono piegata all’andare fuori consumando pasti super-veloci in posti che all’ora di pranzo erano baraonde totali. Il ritorno in ufficio con gastrite e mal di testa era comunque una garanzia.
Spesso, lavorando in ufficio, la pausa pranzo ‘obbligatoria’ veniva a sovrapporsi a riunioni o lavori in scadenza, così finiva che la saltavo ma era lavoro letteralmente regalato visto che non era retribuito: sulla carta io facevo comunque l’ora di pausa. Insomma, questa pausa pranzo per me è stata una delle ragioni maggiori di stress da ufficio insieme ai luoghi soffocanti, agli impianti di areazione con i filtri del 197o – con la raccolta completa di tutti i bacilli da allora - e le odiose finestre che non si potevano aprire. Ma tanto, le avessi anche aperte, davano su qualche strada a grande traffico di Milano.

Così, una volta a casa, finalmente ho potuto avere pasti sani, economici, tranquilli e spesso molto rilassanti. All’inizio sul balcone dell’appartamento o fuori quando ci andava, poi sul banco-bar della cucina con l’arrivo dell’inverno …e via via che cambiavano le case cambiavano anche le abitudini.

Ora sono arrivata però a un punto di saturazione in cucina. Siamo in due a lavorare prevalentemente da casa: preparare tutti i giorni pranzo e cena mi porta via troppo tempo, non era più rilassante e si era trasformato in una maratona quotidiana: almeno mezz’ora per preparare, almeno mezz’ora per mangiare, almeno mezz’ora per risistemare tutto. E dopo poche ore, via di nuovo per la cena. Basta.
In più, sapendo che lavori da casa, il pranzo diventa il momento in cui uno deve passare a salutarti, l’altro ti telefona “perché tanto starete mangiando” (ma una volta non funzionava al contrario?!), poi si fanno due chiacchiere che magari durano un’ora e insomma, alla fine tra preparare, pranzare, rigovernare la cucina passano facilmente due ore.
Oppure ti accorgi che è tardi e lasci tutto impilato nel lavandino in cucina. O, ancora, quello che sta succedendo nell’ultimo periodo: tardo fino all’ultimo perché non ho voglia di preparare, poi pranzo male magari alle tre, con qualche cosa che trovo al volo e lascio il piatto/pentola nel lavandino perché devo tornare al lavoro. Passa il secondo abitante e fa lo stesso. Finisce che alla sera uno di noi si trova con i piatti da lavare prima ancora di cucinare. E di nuovo cucinare e di nuovo pulire la cucina… l’inferno insomma!
Per non parlare del fatto che, con questo metodo, se ho mangiato solo frutta arrivo all’ora di cena con una fame blu, mentre se ho mangiato qualcosa di più consistente non ho ovviamente fame e nemmeno voglia di preparare (il classico che precede cene improvvisate a base di pane e conserve o insalata più qualcosa che ho tenuto in freezer per le emergenze).

Quell’una-due ore del pranzo potrei goderle di più se si trasformassero, invece che nella pausa pranzo, in un lavoro che finisce alle 16!

Dopo aver ripristinato altre regole da ufficio-casa che tutelino il mio lavoro e concentrazione, regole che ultimamente erano andate in vacanza, ho stabilito che da ora, nei giorni lavorativi, ognuno pranza quando gli pare con la sua schiscetta, preparata la sera prima. In questo modo io non mi faccio venire in odio la cucina e posso fare una pausa vera, più breve e senza dover preparare nulla.
Oggi c’è il sole, la mia schiscetta in giardino sotto l’ombrellone sarà perfetta e mi ricaricherà a dovere per continuare a lavorare.

Il mio sogno? Che questa tecnica della schiscetta mi permetta prossimamente, finite le urgenze, di staccare davvero alle 16 invece che alle 18 – che poi diventano le 20!

Le ovvie domande:

Perché la schiscetta e non uno snack da mangiare alla scrivania se proprio si ha fretta? Perché non voglio mangiare male, voglio solo evitare perdite di tempo inutili e molto lavoro in più.

Ok, ma sei a casa in pratica, scendi in cucina e mangia la stessa cosa in un piatto, no? No, perché comporterebbe “preparare“. Esattamente come c’è molta differenza tra il lavorare in pigiama o con i vestiti da lavoro, mentalmente l’atteggiamento è proprio diverso, nello stesso modo mangiare le stesse cose in un piatto in cucina comporterebbe: sporcare la cucina (lavoro in più), lasciare piatto, forchetta e altro nel lavandino oppure lavarli al volo (lavoro in più) e dilatare i tempi. La schiscetta la apro, mangio e riporto in cucina quando ho finito di lavorare. Le laviamo alla sera con i piatti, le riempio con il pranzo del giorno dopo e voilà: niente lavoro fino alla sera seguente e ho cucinato una volta sola.

A questo punto mi sono posta il problema di cosa mettere nel porta-pranzo visto che più di un decennio ha cancellato le poche idee che avevo sui pranzi trasportabili da ufficio.
Dopo lunghe ricerche online che mi hanno portato solo alla visualizzazione di bento box pieni di intrugli americani e al rilevamento di un paio di sindromi da stress che portano gli impiegati a fotografare con orgoglio degli inquietanti Hello Kitty di riso nel loro porta pranzo, ho fatto la cosa migliore: chiedere a voi!
Sulla mia pagina facebook sono arrivati una quantità di suggerimenti, esperienze e trucchi per riempire la schiscetta. Se volete aggiungere qui i vostri suggerimenti per una schiscetta vegan, ben vengano!

Io credo che seguirò queste combinazioni, molto semplici e bilanciate, che possono includere facilmente anche avanzi della cena:

- verdura cruda / germogli crudi + cereale o legume cotto (riso, ceci ecc., rientrano anche piatti come hummus, cous cous ecc.)
- verdura cruda / germogli crudi + verdura cotta (verdure spadellate o al vapore o amidacee come le patate)
- formaggio veg + verdura cruda

La mia metà ha chiesto invece verdura cruda + insalata di pasta integrale, il suo pranzo preferito. Ieri sera mentre cucinavo ho preparato al volo dell’insalata di pasta per tre giorni.

Oggi lavoro e nella foto sopra c’è la mia schiscetta:

primo: pomodori san marzano dell’orto con solo basilico e gomasio
secondo: verdure spadellate al curry (patate, peperoni, cipolle rosse), provenienti dalla cena di ieri sera. Fare una porzione in più della cena è stato uno dei suggerimenti più apprezzati!
Spuntini: uva (non ancora la nostra purtroppo, quest’anno è indietro!)

E voi cosa vi portate in ufficio per il pranzo vegan?

Condividi questo articolo / Share and Enjoy
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • Pinterest
  • Google Reader
  • Email
  • RSS
  • Print