Aug 312014
 
 August 31, 2014  20 Responses »
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strada verso casa

Sì, so che manco da molto ma stavo approfittando del fatto che teoricamente voi eravate tutti in ferie. Io sto lavorando di corsa per delle scadenze e studiando tanto, poi arriverà il mio momento per un po’ di riposo. Così, rieccomi qui ma giusto per due chiacchiere occasionali.

Sono due chiacchiere per la mia amica Valentina che ha una vicina di casa petulante. Lei e Ale, come molti sanno, si sono già spostati un po’ più in campagna ma sempre in condominio e stanno cercando un piccolo casale. Intanto si godono la vicina del piano di sopra. I vicini sono uguali in città e campagna, in Italia soprattutto.

Però bisogna vedere il lato positivo anche nei vicini di casa insopportabili. Ve lo garantisco io, hanno uno scopo preciso e non è quello di farvi esplodere tutti i chakra. E’ per il vostro bene che si impegnano così tanto a essere fastidiosi. Datemi retta, lo fanno per il vostro benessere, specialmente se ambite a un cambiamento di vita.

Porto me stessa come esempio. Ho cambiato molte case. Volevo andare a vivere in campagna, magari verso l’Emilia-Toscana, ma non mi decidevo mai. Ce l’avevo bene in testa, ma c’era sempre qualcosa di più urgente che richiedeva la mia attenzione. E rimandavo.
E’ andata avanti così, con poche ricerche infruttuose, finché non ho avuto dei vicini oltre l’insopportabile. Al tempo ero un po’ troppo pignola nella scelta della nuova casa, c’era sempre qualcosa che non andava bene, quel qualcosa che non era proprio perfetto. Con un lavoro a ritmi sostenuti ero tutta un “ora faccio questo che è urgente, poi da settimana prossima cerco seriamente“. Ma la settimana passava.
Ma ecco che a un certo punto le energie si sono convogliate nella fortuna sfacciata: al momento giusto sono sempre arrivati i vicini di casa da incubo, con tutti gli optional (dalla lite a piatti volanti alle tre di notte fino alle gemelline di Shining, per noi concentrate in un solo treenne alimentato a coca-cola).

Quindi oggi che vivo in un bel posto in una casa indipendente in mezzo ai boschi tra Emilia e Toscana (e ho dei vicini strepitosi), mi è doveroso ringraziare nell’ordine:

1) la Signora Vicina del piano di sotto a Cesano Maderno, che si è adoperata in ogni modo per convincermi a vivere in una casa indipendente. Non sapeva più come fare, resistevo a restare lì persino davanti alla richiesta di non utilizzare lo scarico del water dopo le ore 20 perché la disturbava.
E’ la stessa vicina che una sera di Capodanno, mentre noi rantolavamo a letto con l’influenza e un mal di testa epocale, ha litigato tutto il tempo urlando con sua figlia… quella scriteriata che a soli 26 anni voleva uscire la sera dell’ultimo dell’anno! Tre giorni dopo ci faceva mandare una raccomandata dall’amministratore perché a Capodanno l’avevamo tenuta sveglia con una festa.
Io mi sono commossa per tanto impegno, così quando ho traslocato le ho donato una notte indimenticabile di scatoloni buttati per terra e mobili trascinati. Poi, perché il ricordo la accompagnasse ancora qualche settimana, ho lasciato una sveglia a pile posizionata sopra la sua camera da letto, puntata alle 4.30, quell’orario del cavolo che anche se ti vuoi riaddormentare non ce la farai. Prendo amore e dono amore.

2) la Signora Vicina di due piani sotto, sempre a Cesano Maderno, che in preda alla demenza senile fulminante ha minacciato il figlio di far esplodere tutto il palazzo piuttosto che andare a vivere da lui. Quel giorno ho valutato anche delle soluzioni in baite a 3mila metri senza acqua-luce-gas.

Ma le cose non terminano con l’abbandono dei condomini per la villetta. Ci sono anche i vicini di giardino… i terribili confinanti. Così ecco che al terzo posto devo ringraziare…

3) i Signori Dirimpettai di Garlasco che avevano fatto un buco nella recinzione per spiarci ma non ci hanno mai rivolto il saluto perché eravamo peccatori conviventi, Satana albergava nella nostra casa (forse volevano vedere lui dal buco?). Loro, bisogna rendergliene merito, si sono messi d’impegno già dalla prima settimana che abbiamo traslocato. Hanno dato la prima di una lunga serie di feste e rosari in giardino, con impianto da concerto e polli fritti dalle 6 del mattino fino a sera con scarico fumi nel nostro giardino, per onorare la Beata Vergine.
Alcuni nostri amici sono stati testimoni diretti dell’esplosione improvvisa di cantiChi non salta non ama Gesù” con conseguente saltello di un centinaio di persone nel giardino di fianco. Non so però se lo fanno ancora, soprattutto dopo che si è scoperto il giro di orge e vendite di esorcismi del loro parroco, la parte nascosta di festini… (non metto il link, se siete curiosi googlate “don Gregorio Vitali festini”, io di link a certe cose religiose non ne metto perché vivo nel peccato della convivenza). Comunque, grazie: mai più a meno di tre chilometri da una chiesa, minimo 50 se è un santuario. Avete faticato tra canti e voyeurismo, ma abbiamo imparato, grazie!

4) La vicina signora Carlina. Una tipa eclettica che passava alle sei della mattina sotto le nostre finestre, urlando al cane “andiamo a fare la caccona!“. I risvegli più romantici di sempre.
Grazie signora Carlina, da allora abbiamo sempre evitato case troppo vicine alla strada principale del paese.

Quando ci siamo trasferiti finalmente sull’Appennino Tosco-Emiliano, abbiamo preso un appartamento con giardino, soluzione “provvisoria” intanto che cercavamo una casa indipendente adatta a noi. Ma la ricerca languiva, avevamo tanto da lavorare, l’appartamento era molto bello, il giardino carino e preferivamo passare il tempo a divertirci invece che andare a vedere case.
E’ stato allora che il destino ci ha dato la carica giusta, proponendoci lui…

5) IL MITO indiscusso. Per i nostri amici, il famoso “Allollil”… il vicino del piano di sopra. Uno che si è impegnato veramente a fondo.
Ha rotto una ventina di volte l’ascensore usandola come montacarichi per incudini (è l’unica spiegazione plausibile), incendiato materiali ignoti sul balcone giusto di fianco ai condotti del metano, utilizzato la sega elettrica dalle 23 alle 3.00 di tutti i giorni lavorativi, spostato tutti i mobili di casa almeno 1 volta al giorno e 6/7 nei weekend, a volte smontandoli e rimontandoli 2/3 volte al dì, piazzato una mega antenna parabolica formato Echelon sopra il nostro giardino, ottemperato filologicamente a tutte le festività religiose che comprendessero canti lamentosi nella notte o frittura dell’aglio di prima mattina e, infine, sputato quotidianamente, con millimetrica precisione, nell’esatto punto in cui la rotta del capo-casa (suo acerrimo nemico) incrociava il nostro pianerottolo, momento catartico in cui partivano tutti gli improperi esistenti in bolognese più qualcuno creato per l’occasione.
Grazie vicino Allollil! Non sono mai stata così veloce a cercare un’altra casa e ora ho un repertorio invidiabile di colorite locuzioni autoctone. Una speciale la dedico all’agente immobiliare che ti ha piazzato nel nostro palazzo: mo và bän a fèr däl pugnàtt! (googlate, mica ve lo traduco)

Grazie a tutti, grazie. Senza di voi forse saremmo ancora in Brianza a programmare weekend nell’agriturismo in Toscana.

—-
Nota: la foto sopra è uno scorcio della strada che faccio oggi per tornare a casa.

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Jun 262014
 
 June 26, 2014  22 Responses »
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mais ogm in Italia - erbaviola.com

Molti non sanno che in Italia si sta coltivando mais OGM della Monsanto, il discusso MON 810. Non è legale farlo, no, non lo è. Ma con il sostanziale assenso della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha ritenuto sufficiente una banale ammenda amministrativa e una futura e incerta rimozione delle colture a carico degli agricoltori, siamo nella situazione in cui materialmente il mais OGM sta crescendo e sta diffondendo il proprio gene mutato sulle colture non ogm vicine.

La Regione Friuli Venezia Giulia, in realtà, non ritenendo sufficiente il decreto del 12 luglio 2013 del Ministero della Salute [1] che vieta la coltivazione di mais MON 810, si è mossa. Visto che pareva non venire rispettato da alcuni agricoltori del posto, ha deliberato il 28 marzo 2014 [2] introducendo una moratoria alla semina di OGM nel proprio territorio, con particolare riferimento al MON 810. Il problema non è quindi l’assenza di leggi, ma il rispetto di queste.

Le colture vicine, alcune isolate per il biologico, vengono contaminate irrimediabilmente. Se ci saranno dei controlli, gli agricoltori che fanno mais nei dintorni, avranno l’impossibilità di vendere il raccolto e dovranno distruggerlo. Ma se non ci saranno controlli da parte di enti certificatori (e in Italia purtroppo i controlli a campione sono rari) possiamo essere certi dell’immissione sul mercato italiano di mais OGM.

Oggi, 26 giugno 2014, diversi agricoltori del Coordinamento per la Tutela della Bio-diversità si trovano davanti al Consiglio Regionale riunito, per chiedere il rispetto delle leggi già esistenti. Il problema è infatti che il mais MON 810 viene coltivato in Friuli. “L’ogm in questione, prodotto dalla multinazionale Monsanto (azienda finita più volte al centro di polemiche a causa della tossicità dei suoi prodotti), viene infatti seminato e raccolto senza troppi problemi da un gruppo di agricoltori locali, capitanati dall’imprenditore agricolo Giorgio Fidenato“.[3]

Com’è possibile che una coltivazione vietata venga fatta su larga scala, sotto gli occhi di tutti? Chiediamoci allora come agisce la Monsanto per introdurre le sue sementi nei paesi a cui è interessata. Paga e fa leva sull’ignoranza, due ambiti in cui in Italia possiamo stabilire dei primati. Il fatto che questo comportamento sia dannoso e lo sia in modo consapevole sia da parte degli agricoltori che si prestano a queste colture che da parte delle istituzioni è lampante. Abbiamo ormai un’ampia casistica di come la Monsanto si è mossa nel mondo degli OGM senza alcun riguardo per l’etica e per la salute umana [4].
Sappiamo anche che più volte e in più modi ha manovrato direttamente dei governi, come l’amministrazione Bush, e degli organismi internazionali di controllo come la WTO: comprando voti, finanziando campagne elettorali, esportando sementi OGM in paesi europei dove non è consentito, convincendo agricoltori a infrangere le leggi e qualche amministrazione a non intervenire, dando il via a contaminazioni di cui tutt’ora non conosciamo l’entità, la pericolosità e solo in parte il danno.
Materialmente, trovano una falla di sistema, qualcuno di convincibile: qualche agricoltore, magari in una regione poco attenta o con persone dell’amministrazione che per ignoranza, o pigrizia, o peculato, possono ignorare la questione o procrastinarla. Ed ecco che la semente OGM entra in circolazione, contamina le coltivazioni vicine in un effetto domino che arriverà anche a coltivazioni più lontane. E comincia il danno.

Nel caso di oggi del Friuli-Venezia Giulia, l’agricoltore si chiama Giorgio Fidenato [3] e guida un gruppo di agricoltori che, contro la legge italiana che vieta l’uso di sementi OGM, hanno deliberatamente seminato il Mais MON 810 fornitogli dalla Monsanto. L’agricoltore pare sia già stato sanzionato per 40mila euro circa, ma la cifra per un agricoltore è ridicola: equivale a una multa per divieto di sosta per un impiegato medio e c’è anche un’ottima possibilità che la possa pagare con qualche sovvenzione italiana o europea per l’agricoltura. Una scocciatura, in pratica, ma niente che gli blocchi l’attività o fermi almeno queste coltivazioni. Gli è stato anche intimato di rimuovere le colture, colture che però ormai sono quasi pronte per la raccolta, hanno sicuramente già contaminato i campi vicini e sono ancora lì a ondeggiare nel vento.

Dove sta la pericolosità negli OGM? Cercando di essere il più semplici possibili, per creare una pianta OGM, dei geni estranei vengono introdotti nella pianta e per separare le piante che hanno incorporato il transgene da quelle che non l’hanno fatto, vengono utilizzati dei marcatori della resistenza agli antibiotici. Le cellule delle piante geneticamente modificate vengono fatte crescere in un mezzo che contiene un antibiotico: quelle che muoiono sono quelle con il gene senza il marcatore dell’antibiotico, quelle che sopravvivono contengono il marcatore di resistenza all’antibiotico, il gene e il transgene introdotto.
I problemi già qui sono principalmente due: il marcatore di resistenza all’antibiotico resta e in più c’è una totale impossibilità di prevedere quale sarà l’esatta collocazione del gene nel cromosoma.
Che l’ingegneria genetica sia precisa e perfettamente prevedibile è infatti una leggenda metropolitana.
Un’altra leggenda metropolitana spacciata per vera da alcuni giornali di divulgazione di massa, è che l’ingegneria genetica faccia lo stesso lavoro dell’ibridazione manuale ma in un tempo minore. La leggenda sostiene che, se per ibridare una pianta rendendola più resistente o diversa ci vogliono selezioni di anni, a volte secoli, la moderna genetica ci permette di farlo in pochi mesi. Nulla di più sbagliato, l’ibridazione naturale e gli OGM sono ambiti diversi. L’ingegneria genetica infatti ricombina materiale genetico proveniente da specie diverse che in natura sarebbe impossibile o estremamente difficile ibridare, spesso ricostruendo in laboratorio molecole simili di una specie da impiantare in un’altra. Gli effetti di questi impianti transgenici hanno effetti imprevedibili a livello fisiologico, biochimico e dell’ecosistema. Imprevedibili, non prevedibili, potenzialmente molto dannosi.

Vorrei proporre, come esemplificazione necessaria di quello che può succedere, il caso dell’agricoltore Gottfried Glöckner, un caso ampiamente documentato [6]. Gottfried Glöckner cominciò ad usare il mais OGM BT-176 prodotto dalla Syngenta (fusione delle divisioni agricole di Novartis e AstraZeneca) pensando di migliorare le proprie coltivazioni e il mangime per gli animali che allevava.
Il mais BT-176 è prodotto con l’introduzione di una tossina del Bacillus thuringiensis, tossina che dovrebbe eliminare la piralide del mais (Ostrinia nubilalis) e la la diabrotica (Diabrotica virgifera virgifera) e permettere una resa del 100% del coltivato, contro l’80% della media europea danneggiata da questi insetti. Il presupposto di partenza è che la tossina sia letale solo per gli insetti che danneggiano il mais.
Glöckner, agronomo laureato, ha raccontato di essere stato entusiasta nel cominciare l’esperimento nel 2001 e poi felice della resa di questo mais nei suoi campi che mostravano coltivazioni sane e abbondanti. In accordo con la stessa Syngenta e grazie ai suoi studi, documentava tutto come esperimento positivo.
Il mais così prodotto veniva utilizzato solo per i capi del suo allevamento. Dopo i primi tre anni di coltivazione in aumento progressivo e somministrazione  progressiva del mais BT-176, gli animali cominciarono ad ammalarsi seriamente e a morire. Prima di capire che la causa era il mais OGM che dava come mangime agli animali, perse tutti i capi dell’allevamento.
Diversi studi scientifici e laboratori indipendenti coinvolti nella ricerca, hanno stabilito che la morte dei 70 animali tra cui vacche da latte avvenuta nell’allevamento di Glöckner era dovuta all’alta concentrazione di tossine contenute nel mais OGM, tossine che la Syngenta riteneva non poter essere ancora presenti nel mais una volta raccolto.
In quei tre anni di malattia progressiva degli animali, però, il latte delle mucche di Glöckner era stato venduto regolarmente ed è ipotizzabile che ignari consumatori siano stati vittime di un prodotto OGM, senza che sia possibile stabilire a posteriori un nesso certo di causalità nel passaggio o nell’effetto di questa tossina tra pianta-animale-uomo.
Nonostante la Syngenta non abbia mai ammesso le proprie responsabilità e neghi la permanenza di questa tossina nel mais OGM Bt176 , molti istituti di ricerca affermano il contrario. Uno in particolare, l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia Geobotanica di Zurigo ha esaminato il mais prodotto da Glöckner riscontrando che, non solo le tossine erano presenti in alta concentrazione ma “hanno una forma estremamente attiva e incredibilmente stabile“. [7]

Il mais ogm BT176 è tutt’oggi in uso, avendo dato la Commissione Europea un’opinione di supposta non pericolosità, derivata dagli studi compiuti dal Gruppo GMO dell’EFESA che sostanzialmente sposano il parere della Syngenta, il produttore. L’EFESA è la stessa che dava parere negativo all’uso della stevia, finché le multinazionali non hanno ritenuto meglio produrre dolcificanti a base di stevia.

Il mais MON810 coltivato in Friuli è molto simile al BT176:  è prodotto anche lui con l’introduzione di un gene del Bacillus thuringiensis, che fa produrre alla pianta una tossina letale per la piralide del mais. Suona familiare la storia? Infatti è la stessa delta-endotossina o endotossina Bt del mais BT176 del caso Gottfried Glöckner.

Lo mangereste questo mais, nel dubbio? Come fate a controllare che non sia presente in altre forme nel cibo che consumate?

E’ per questo che si rende necessario e urgente fare in modo che le leggi vengano rispettate e nel minor tempo possibile.
E’ per lo stesso motivo che bisogna vietare anche le colture artificiosamente chiamate “sperimentali”.
Le colture sperimentali di OGM in Italia non sono altro che ponti creati ad arte dalle multinazionali come Monsanto per introdurre gli OGM stabilmente, facendo leva nient’altro che sul bisogno disperato di soldi di qualche università, di qualche professore, di qualche politico.

 

— Note—

[1] Ministero della Salute, Decreto 12 luglio 2013, “Adozione delle misure d’urgenza ai sensi dell’art. 54 del regolamento (CE) n. 178/2002 concernenti la coltivazione di varieta’ di mais geneticamente modificato MON 810. (13A06864)” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 187 del 10 agosto 2013

[2] “Disposizioni urgenti in materia di OGM e modifiche alla legge regionale 23 aprile 2007, n. 9 (Norme in materia di risorse forestali)” Regione Friuli Venezia Giulia, Legge n.5 del 28-3-2014

[3] Lino Roveredo del Coordinamento per la Tutela della Biodiversità FVG, intervistato da Stefano Tieri su Il Fatto Quotidiano del 25 Giugno 2014. Qui l’articolo completo.

[4] in italiano: Marie Monique Robin, Le monde selon Monsanto: De la dioxine aux OGM, une multinationale qui vous veut du bien, Arte Editions, 2008. (Traduzione italiana: Il mondo secondo Monsanto, Arianna Editrice, 2009).

[6] La trattazione più esaustiva del caso Gottfried Glöckner è quella contenuta nel testo di Broder Breckling et al., GeneRisk: Systemische Risiken der Gentechnik: Analyse von Umweltwirkungen gentechnisch veränderter Organismen in der Landwirtschaft (Umweltnatur- & Umweltsozialwissenschaften), Springer, 2007. (Sono però molti i testi che riportano l’esperienza documentata di Glöckner, tra cui quello più divulgativo di F.William Engdahl, Agri-business, tradotto anche in italiano).

[7] Ibidem

[8] “Parere relativo alle colture geneticamente modificate (mais Bt176, mais MON810, mais T25, colza Topas 19/2 e colza Ms1xRf1) oggetto di clausole di salvaguardia invocate nell’Articolo 16 della Direttiva 90/220 CEE“, EFESA,  11 aprile 2006

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