Inno al paté vegano (e ricetta)

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01/2007

Inno al paté vegano (e ricetta)

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Come ormai tutti sanno, il paté di lenticchie è il mio attuale trip, me lo sogno anche di notte e ho scoperto che è di una versatilità estrema oltre che buonissimo. Da più parti a partire dalla prima volta che l’ho citato mi hanno chiesto la ricetta, quindi eccola di seguito con una piccola lista di utilizzi. La ricetta è una mia rielaborazione della ricetta per paté di lenticchie di La cucina etica. Oltre 700 ricette vegan per buongustai e golosi rispettosi degli animali e dell’ambiente ….ci ho messo del mio, insomma ;)

Ingredienti per il paté di lenticchie:

Con questa ricetta si fanno circa 800 gr di paté, può essere conservato (vedi di seguito). Gli ‘oppure’ sono per facilitare la vita ai non esperti di cucina :)

  • 1 cipolla bianca
  • 2 scalogni piccoli
  • 500 gr di lenticchie cotte e scolate
  • 2 foglie di alloro fresco (oppure un cucchiaio di alloro secco) per la cottura delle lenticchie
  • 300 gr. di pane integrale secco ammollato un’ora nell’acqua e scolato. Il peso è quello del pane “a secco”
  • 100 gr di margarina vegetale non idrogenata
  • un filo di olio per il soffritto
  • 1 pizzico di timo
  • 1 pizzico di coriandolo
  • 1 generosa grattata di noce moscata
  • 1 cucchiaio di gomasio (oppure 1/2 cucchiaino di sale)
  • 1 cucchiaio di farina integrale
  • 4 grani di pepe verde fresco tritati (oppure un pizzico di pepe nero)
  • 1 pizzico di zenzero in polvere o tritato fresco

Tritare la cipolla e gli scalogni finissimi e fateli dorare a fiamma media per 5/6 min in poco olio. Aggiungete il pane umido ben strizzato per eliminare l’eccesso di liquido. Continuate a mescolare il composto, aggiungendo un po’ d’acqua se necessario, e cuocere per 15 min. a fiamma medio-bassa. Aggiungete il timo, il coriandolo, la noce moscata, gomasio (sale). Mescolate ancora sul fuoco, per 5 min.
Tritare nel mixer le lenticchie precedentemente cotte con l’alloro e un pizzico di timo, fino a ridurle a una purea. Unirle alla cottura e mescolate ancora. Spegnere il fuoco quando l’impasto risultera’ molto pesante e denso. Riversare tutto nel mixer e ridurre a una purea densa. Incorporare al composto la farina integrale e la margarina e mescolare ancora per 2 min con il mixer. Se risultasse troppo liquido, non compatto, aggiungere un po’ di farina integrale . Per ultimo unire il pepe verde fresco tritato e per chi vuole un pizzico di zenzero in polvere o tritato fresco.
Versare il tutto in una pirofila leggermente oliata con olio o margarina (ottima quella rettangolare comunemente usata per il plum-cake) e mettete in frigo. In un’ora è pronto.

Viste le dosi, preparatevi già per conservarlo: si conserva sottovuoto, in vasetti per conserve (tipo 4 stagioni della Bormioli), in stampi più piccoli. Può essere tranquillamente congelato e scongelato. Sfilato dallo stampo, servito su un piatto da portata ovale con qualche fogliolina di odori, fa un figurone.

VARIANTI : di carote (arancio), di cavolfiori (bianco), di spinaci (verde scuro), di zucca (arancio), di carote e lenticchie (rosato, vedi foto)
I vari utilizzi:

Conservato in vasi ermetici o sottovuoto, da utilizzare per tutte le preparazioni o da spalmare sul pane
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Involtini di alghe noor: paté di lenticchie e verdure cotte a vapore all’interno
Antipasto terrina multicolore con 3 paté (lenticchie, cavolfiore e carote)
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Panini e sandwich!
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Altro: zucchine ripiene, patate ripiene, pomodori e peperoni ripieni… gnam! Ora mi sa che vado a mangiare :-D

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28
01/2007

Una canzone, un po’ di paglia, un po’ di gente

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Il titolo del post è per ricordarmi cosa devo scrivere, altrimenti come sempre comincio a scrivere e mi sono già dimenticata e finisce che invece del problema serissimo dello scioglimento dei ghiacci in antartide , motivo per il quale dovremmo tutti andare in giro con la faccia da funerale e ‘magari’ fare qualcosa, mi viene solo la ricetta per il paté di lenticchie che ormai è un mio trip personale, proprio nel senso di trip, sto studiando anche come iniettarmelo in vena.
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Allora comincio con la canzone nuova di Lello Vitello, un grande, per me una grande scoperta di veg, che mi ha fatta rotolare dal ridere e mi ha fatta anche tornare al tempo dell’ufficio, con le riunioni da beoti per parlare di aria fritta e sentire genialità del tipo “Perchè per il nuovo portale della Camera di Commercio non registriamo www.com.com ?” (questa è verissima, posso testimoniarlo in tribunale, magari insieme agli altri che sono implosi internamente come me per non ridere in faccia al grande capo). Se la canzone l’avesse scritta prima avremmo potuto rispondere Ma cliccamelo!
Come ho già avuto modo di dire, la sua “Canzone erotica definitiva” e “Servi della gleba” di Elio e Le storie tese sono delle perle che andrebbero aggiunte alle antologie.
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Ho aggiornato anche un po’ di link qui di fianco con nuove scoperte e altre che mi ero dimenticata di mettere. Sto ancora soffrendo i postumi del passaggio dal vecchio sito su blogspot, nel salva-e-comprimi-e-scompatta-e-reinstalla ho cancellato tutto il file dei link, ci metterò mesi e anni a ricostruirlo tutto. Tra le new entry in particolare c’è ItaliaCivile.it che è un’ottima finestra quotidiana e me la sono già bookmarkata, ora me lo leggo tutti i giorni, grazie Marcello.
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Per chi vuole fare un’eperienza davvero unica con la bioedilizia e l’autoproduzione, ci sono 10 famiglie che hanno fondato l’ecovillaggio Fri og Fro (significa liberi e felici) e cercano aiuto per l’estate. In particolare, persone interessate alla bioedilizia che vogliano stare un mese o due, condividendo la vita di comunità e imparando materialmente la costruzione con le balle di paglia, tecnica che (alleluja alleluja) si sta diffondendo anche in Italia. Il periodo è a vostra scelta, da maggio ad agosto. Si dorme in tenda e in cambio del lavoro danno vitto (che non è poco!) e la frequenza del corso, in inglese. Chi è interessato può mandare una mail a Lars e Niels, fondatori del villaggio: organisk@hotmail.com . Hanno anche un sito, però solo in danese e non ci ho capito una fava, comunque ci sono le foto delle prime case che hanno fatto e parlano tutti anche l’inglese.
Il progetto di questo ecovillaggio è anche nel numero di febbraio di AAMTerranuova (pag. 22 : Una comunità di paglia). Per chi invece come la sottoscritta ha un insano lavoro che la tiene legata mani e piedi, può farsi un’idea della costruzione con balle di fieno con il libro Costruire con le balle di paglia di Barbara Jones oppure andando qui il 17 febbraio: visita guidata e seminario nella prima casa italiana fatta con le balle di paglia (grazie Felis!).

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Sempre in tema di beatitudini: beato chi sta nelle Marche o bazzica nei dintorni domenica 11 febbraio, al CSA di Macerata, c’è il 19° incontro dell’autoproduzione e dell’usato. Ovvero, in parole povere, i VERI mercatini del biologico, dove si incontrano piccoli produttori, chi fa autoproduzione e scambia ecc. La locandina autoprodotta è FANTASTICA, io ci andrei anche solo per la locandina.

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Per finire… l’immagine qui sopra. Sono quelle opere d’arte del cazzo che non condividerò mai. Ho un cervello che si rifiuta di capire che due volumi della collezione Reader’s Digest (riassunti brevi di romanzi più o meno famosi) attaccati al muro possano essere considerati una scultura. Sicuramente, possono essere un’idea di riciclaggio per questo sperpero insensato di carta che è il Reader’s Digest, ma vorrei proprio vedere in faccia, prima di concludere la mia breve e inutile vita, uno di quelli che si recheranno alla galleria Michela Rizzo di Venezia per ammirare o magari comprare ’sti due bignami attaccati al muro. Un conto è l’orinatoio di Duchamp, un altro è la presa per il culo. Questa è presa per il culo. E in ogni caso, autoproducibile al 100%, ne verrebbe fuori un mercato del falso che neanche gli scarabocchi di Schifano… Per chi proprio non può farne a meno: Sergey Shutov, Books Project, 2006, oggetto-scultura, 40×30 cm . Però chiamatemi quando la comprate, voglio venire a guardarvi in faccia.
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Intanto che stavo finendo di scrivere la mia metà mi ha segnalato questo sito di uomini che amano indossare i collant
Sono quei siti che nella vita servono sempre, specialmente quando ci si sente giù. Si aprono e si comparano i propri guai con quelli di qualche poveretto che deve fare i salti mortali per non farsi sgamare da genitori o moglie ad indossare i collant. E’ buona cosa però non bookmarcarlo sul pc dell’ufficio ;)

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25
01/2007

Nevicchia e freddicchia

foto_smart_snow_machine.jpg

Un po’ nevica, un po’ no. Fa un freddo che ho pensato che i ghiacciai del polo nord siano venuti a svernare qui a casa mia.
Sarebbe la giornata ideale per una sessione full immersion di piumone e break con cioccolata calda e magari un ripasso dei vecchi fumetti di Calvin & Hobbes che quando fanno i pupazzi di neve mi fanno troppo ridere.

Invece sono qui con i caloriferi a palla, ho aggiunto la stufa a biocarburante a un metro da me e niente, ho sempre la stramaledetta mano del mouse ghiacchiata. Sto pensando di imparare a pigiare i tasti con una cannuccia tenuta con la bocca, come quelli che dipingono con la bocca, così mi posso tenere le mani in tasca o nei guanti di pile. La cioccolata calda non si può fare perché è finito il cacao e nessuno ha voglia di andare fino in paese per un pacchettino di cacao. Più che altro nessuno ha voglia di spalare mezzo cortile più la strada e uscire con la macchina slittando in felici testacoda sulla piazza ghiacciata.

Già ho capito che la giornata si concluderà con il passaggio dello spazzaneve che qui è un trattore con attaccato l’attrezzo spazzaneve…. Ma già meglio che a Milano, quando arrivava la neve arrivava anche la notizia che gli spazzaneve li avevano prestati a qualche altra città. Non so se è ancora così. Ma ho questo chiaro ricordo che tutte le volte che nevicava non uscivano subito e il tg regione e radio popolare dicevano che gli spazzaneve erano in prestito a qualche sconosciuto paese del casertano.
Ma quello che conta oggi è che io so già che il trattore spazzaneve arriverà con tutto il mucchio della neve sul nostro cancello e sblat! Un bel mucchio sul cancello. Così rimarremo bloccati fino a primavera, come gli orsi, oppure dovremo invocare Buddha e tutti i suoi discendenti e scavalcare il cancello e spalarla dall’esterno per riaprilo. Io lo so già che lo farà perché quello spazzaneve-trattore ho già capito che ha qualcosa di personale con me. Lui pensa che io sia qui a bermi della cioccolata calda, e lui fuori a spazzare la neve. Invece io sono qui con una mano ghiacciata, un piede assiderato e la schiena a 200°C perché la fisica alla stufa fa una pippa: qui il caldo non va in alto, va in orizzontale tutto sulla decima vertebra e lì si ferma. Sono qui senza cacao per fare la cioccolata, che già la devo fare con il latte di soja, il cacao equo e solidale e il fruttosio invece dello zucchero. Io mi preoccupo delle povere mucche, del povero ecosistema e dei poveri sudamericani delle piantagioni di cacao e nessuno si preoccupa della mia cioccolata.

Insomma, tutte le notizie sono queste: lavoricchio, nevicchia, freddicchia e non ho più cacao ‘rcamiseria.

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21
01/2007

INASPETTATO REGALO

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21 gennaio: raccolto di carote novelle. Siamo partiti per dare solo una piccola ripulita all’orto bio perchè pare che in settimana arrivi la neve. Se si smuove la terra ora, saltano fuori parecchi parassiti e  le loro uova, che poi con la gelata moriranno di freddo (agricoltura biodinamica).  Smuovi qui che smuovi là, è saltata fuori una fila di carote novelle, cresciute da sole… probabilmente dopo l’ultimo raccolto di ottobre e visto il caldo relativo hanno continuato a crescere e riprodursi. Così ce ne siamo tornati in casa stanchi e felici, con QUATTRO KG E MEZZO DI CAROTE NOVELLE :D      Ora tutto sta nel decidere in quanti modi mangiarle !

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20
01/2007

LOMELLINA, PARCO NATURALE DELLE CANARIE

lomellina_canarie.jpg

Lomellina, Parco del Ticino. Ieri ore 15.00 : 22 °C

Le risaie hanno erba verde alta 5 cm, i contadini continuano ad arare e tempo una settimana gli ricresce l’erba.
Mai visto arare a gennaio.
Diversi vicini, nuovi arrivati, ne approfittano per piantumare il giardino.
Mai visti i giardinieri metter giù piante in gennaio.
L’EsselungaSuperStore di Vigevano ha messo in vendita per l’occasione meli, peri e albicocchi che di solito si piantano da marzo-aprile o ancor meglio in settembre.
Mai visto piantare albicocchi in gennaio.
La nostra percocca (innesto, no ogm) ha le gemme, quindi dubito che quest’anno mangeremo percocche. Fanculo.
I due alberelli di prugne di San Pietro, pianta locale ormai rarissima, regalati da una vecchia zia che per un caso fortuito (le piacciono) non li ha sostituiti con i moderni prugni tutti uguali e insapori, sono sul chi vive: loro, specie in via di estinzione, si staranno chiedendo se è il caso di estinguersi del tutto.Il ciliegio e le susine affacciano già qualche foglia.
Problema non indifferente: se mettono le gemme, i trattamenti preventivi (bio ovviamente, a base di olio di neem) per la metcalfa e le muffe non si possono fare così o rischiamo di farci distruggere le piante dai parassiti in estate oppure di distruggerle ora spruzzando trattamenti sulle gemme.
Non ultimo, non so se cominciare i lavori per l’orto. Se l’estate sarà veramente torrida, non sono attrezzata per salvare le piante e rischia di essere un grande lavoro inutile, oltre che estremamente deludente.
L’oasi LIPU che confina con noi è piena di uccelli. Di solito in gennaio è silenziosa, ma ora sembrano mattine di maggio e anche i gatti ci guardano straniti per vedere se stiamo sparando il National Geographic Channel con l’home theatre o se davvero ci sono i fringuelli che cantano. Ci sono.

Intanto la Provincia e i Comuni se la discutono se cominciare o no quella grandissima idiozia che é l’autostrada Broni – Mortara. Ma chi diavolo dovrà mai andare da Broni a Mortara su sei corsie ???? Forse migliaia di camion del nuovo interporto che vogliono costruire subito dopo l’autostrada distruggendo uno dei parchi naturali più belli d’Italia, uno dei pochi tra l’altro che comprende realtà abitative?!
E questo è quanto.

Ho sempre invidiato il clima delle Canarie: 24 gradi costanti tutto l’anno. Ma volevo andare io a vivere alle Canarie, non che venissero loro qui.

(Originariamente queste righe erano una risposta su un post del NG di vegetarismo … lo scrivo per non ledere il mio proprio diritto d’autore e per inneggiare alla mia ripetitività, ogni tanto ci vuole)

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