Nevicchia e freddicchia

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01/2007

Nevicchia e freddicchia

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Un po’ nevica, un po’ no. Fa un freddo che ho pensato che i ghiacciai del polo nord siano venuti a svernare qui a casa mia.
Sarebbe la giornata ideale per una sessione full immersion di piumone e break con cioccolata calda e magari un ripasso dei vecchi fumetti di Calvin & Hobbes che quando fanno i pupazzi di neve mi fanno troppo ridere.

Invece sono qui con i caloriferi a palla, ho aggiunto la stufa a biocarburante a un metro da me e niente, ho sempre la stramaledetta mano del mouse ghiacchiata. Sto pensando di imparare a pigiare i tasti con una cannuccia tenuta con la bocca, come quelli che dipingono con la bocca, così mi posso tenere le mani in tasca o nei guanti di pile. La cioccolata calda non si può fare perché è finito il cacao e nessuno ha voglia di andare fino in paese per un pacchettino di cacao. Più che altro nessuno ha voglia di spalare mezzo cortile più la strada e uscire con la macchina slittando in felici testacoda sulla piazza ghiacciata.

Già ho capito che la giornata si concluderà con il passaggio dello spazzaneve che qui è un trattore con attaccato l’attrezzo spazzaneve…. Ma già meglio che a Milano, quando arrivava la neve arrivava anche la notizia che gli spazzaneve li avevano prestati a qualche altra città. Non so se è ancora così. Ma ho questo chiaro ricordo che tutte le volte che nevicava non uscivano subito e il tg regione e radio popolare dicevano che gli spazzaneve erano in prestito a qualche sconosciuto paese del casertano.
Ma quello che conta oggi è che io so già che il trattore spazzaneve arriverà con tutto il mucchio della neve sul nostro cancello e sblat! Un bel mucchio sul cancello. Così rimarremo bloccati fino a primavera, come gli orsi, oppure dovremo invocare Buddha e tutti i suoi discendenti e scavalcare il cancello e spalarla dall’esterno per riaprilo. Io lo so già che lo farà perché quello spazzaneve-trattore ho già capito che ha qualcosa di personale con me. Lui pensa che io sia qui a bermi della cioccolata calda, e lui fuori a spazzare la neve. Invece io sono qui con una mano ghiacciata, un piede assiderato e la schiena a 200°C perché la fisica alla stufa fa una pippa: qui il caldo non va in alto, va in orizzontale tutto sulla decima vertebra e lì si ferma. Sono qui senza cacao per fare la cioccolata, che già la devo fare con il latte di soja, il cacao equo e solidale e il fruttosio invece dello zucchero. Io mi preoccupo delle povere mucche, del povero ecosistema e dei poveri sudamericani delle piantagioni di cacao e nessuno si preoccupa della mia cioccolata.

Insomma, tutte le notizie sono queste: lavoricchio, nevicchia, freddicchia e non ho più cacao ‘rcamiseria.

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