Monthly Archives

February 2007

Giorno per giorno, Vita da veg

FARRO: PIU’ FACILE METTERLO NEL PANE!

pane_di_grano_duro.jpg

Il farro non dovrebbe mancare nella dieta di nessuno. E’ un cereale povero di grassi e ricchissimo di fibra, vitamine e sali minerali. Sazia, nutre e non fa ingrassare come grano e mais…. cosa che me lo ha fatto diventare subito simpatico 😀

Secondo Catia Trevisani, medico chirurgo e fondatrice della SIMO, Scuola Italiana di Medicina Olistica e Naturopatia, è indispensabile nelle diete disintossicanti e nell’alimentazione di chiunque, non solo veg, perché è uno degli elementi più ricchi di fibra ed è indicato per la cura di diverse patologie gastro-intestinali (vedi Curarsi con il cibo – Prevenire e curare i distrubi più comuni con l’alimentazione, Editrice AAM Terranuova, 2006. Il libro lo cito volentieri perché non è bello ma bellissimo, veramente un ottimo lavoro, una piccola bibbia su come evitare o curare i disturbi più comuni riequilibrando l’alimentazione, divisa per singolo disturbo, quindi molto facile da consultare. Certo, non si cura il cancro ma si evita tranquillamente di imbottirsi di farmaci per mal di testa, gastriti, anemia, cistite e persino… cellulite e depressione!). Continue Reading

Giorno per giorno, Vita da veg

Tofu sott’olio con spezie – Conservare il tofu

tofu_sottolio.jpg

Questa più che una ricetta è un metodo di conservazione per chi si fa il tofu fresco in casa. Il metodo l’ho mutuato dalle conserve di formaggi (caprini, tomini ecc) e mi è venuta l’idea un paio di anni fa di metterlo sott’olio e ricavarne un paio di antipasti ottimi e ingredienti altrettanto ottimi per i panini o qualche cena improvvisata all’ultimo minuto.
Pensavo fosse una cosa che facevano un po’ tutti quelli che fanno il tofu in casa invece chiacchierando con Vera è venuto fuori che no, anzi, conservare il tofu è un problema. Penso che molto dipenda dal fatto che gran parte di vegetariani e vegani hanno cominciato a cucinare dopo aver fatto queste scelte di vita. Io cucino si può dire da sempre visto che ho lasciato la casa dei genitori a 21 anni e già dai 14 passavo qualche tempo fuori dall’Italia rifiutandomi di mangiare la monnezza britannica e quindi imparando a cucinare da sola. Quando è arrivata la svolta vegetariana e poi vegana, ho semplicemente cercato di rifare i piatti che mi piacevano con altri ingredienti. Il tofu sott’olio è appunto l’idea mutuata da caprini e tomini sott’olio con spezie. Qui di seguito i tre principali metodi di conserva del tofu sott’olio.

Tofu sott’olio alla mediterranea.
Ottimo come antipasto o spuntino, super sulle bruschette insieme a pomodorini freschi

300 gr di tofu – 2 carote – 100 gr olive verdi e nere – 60 gr di capperi – 1 spicchio d’aglio – olio extra vergine d’oliva – un pizzico di sale – peperoncino rosso – (brodo vegetale) – Olio extravergine di oliva, quanto basta per invasare

Tritare le carote, le olive, i capperi e l’aglio e farli soffriggere in una padella con dell’olio 2 o 3 minuti.
Aggiungete il tofu tagliato a piccoli dadini (1,5 cm di lato) e lasciare cuocere per 20 minuti circa. Se secca troppo, aggiungere poco alla volta qualche cucchiaio di brodo vegetale. Al termine cospargerlo di un pizzico di peperoncino rosso, mischiare, estrarlo dalla pentola con tutte le verdurine e invasarlo. Aggiungere l’olio fino a copertura, una foglia di alloro e chiudere ermeticamente. Tempo di posa per l’insaporimento: 1 settimana circa. Dura anche 6 mesi chiuso, l’olio è un conservante naturale.

Tofu marinato sott’olio
Ottimo come antipasto, su tartine o nei panini. Buonissimo servito freddo d’estate.

300 gr di tofu – aceto balsamico di modena – olio extravergine di oliva – salsa di soia – timo o misto di spezie a piacere (timo,maggiorana, alloro, rosmarino….) – una presa di sale – un pizzico di zenzero

Tagliare il tofu a cubettini piccoli o a fettine (come si fa per le verdure in carpione) e metterlo in un contenitore, irrorandolo fino a copertura con un composto fatto con tutti gli ingredienti sopra. Tempo di posa per l’insaporimento: 1 settimana circa. Dura anche 6 mesi chiuso, l’olio è un conservante naturale.

Tofu in carpione
Ottimo come antipasto o come formaggio da tavola

300 gr di tofu – 1 spicchio d’aglio – 3 cucchiai d’acqua – 2 cucchiai di shoyu – 1 cucchiaio di aceto di mele – 1 rametto di rosmarino fresco – 1 pizzico di origano secco – foglie di mentuccia fresca – olio extra vergine di oliva

Praticate dei piccoli taglietti nello spicchio d’aglio e metterlo in una scodella, dove si aggiungono 3 cucchiai d’acqua tiepida, 2 di shoyu, 1 di aceto di mele, il rametto di rosmarino ed un pizzico d’origano secco.
Lasciare riposare per almeno 10-15 minuti poi aggiungere l’olio e togliere l’aglio. Tagliare il tofu a fettine di circa mezzo cm di spessore e disporlo nel contenitore di conserva in questo modo: composto di olio – fette di tofu – foglie di mentuccia – composto di olio a coprire e via così fino a terminare il vaso o contenitore. Tempo di posa per l’insaporimento: 1 settimana circa. Dura anche 6 mesi chiuso, l’olio è un conservante naturale.

Giorno per giorno, Ricette

Muffin alla banana, cacao e nocciole

muffins_banana_nocciole_cacao.jpg

Sì, con buona pace di tutti, una mia settimana di meditazione e isolamento con tappe in cucina produce qualche novità. Ho fatto questi dolcetti perché mi è tornata l’idea dei muffins e ho voluto sperimentare qualcosa di vegano senza lievito. Avevo letto che la banana in qualche caso può sostituire il lievito e uno dei casi è proprio la pasticceria. Il risultato è stato ottimo, anche perché andando a occhio sono riusciti al primo colpo, con sommo gaudio di tutti visto che sono stati spazzolati 16 muffins in due giorni (…qualcuno ha un calo di zuccheri qui…).

Tipologia: vegetariani e vegani
tempo di preparazione: 10 minuti
cottura: 25 min in forno già caldo

Ingredienti per 16-18 muffins :

170 gr di farina bianca 00
125 gr di margarina vegetale
70 gr zucchero di canna grezzo
2 banane medie non troppo mature
125 gr di nocciole già sgusciate
40 gr di cacao amaro in polvere

Mettere la farina dentro ad una grande terrina oppure, se usate il mixer/robot cucina, direttamente dentro il contenitore con inserite le lame. Nel frattempo fate sciogliere la margarina in un pentolino a fuoco bassissimo e aggiungete lo zucchero di canna una volta raffreddata.
Schiacciare le banane (o tritare se si usa il mixer, direttamente dentro con la farina) e mescolatele poi con la farina ed il cacao. Alla fine aggiungete lo zucchero sciolto nella margarina.
Se l’impasto risulta troppo duro aggiungere pochissimo latte di soia o pochissima acqua tiepida. Inserire tutte le nocciole tranne 18 e tritare insieme all’impasto. Non c’è pericolo a tritare invece di sbattere perchè non ci sono uova, le banane non impazziscono 😉
Trasferite l’impasto dentro stampini per muffins e far cuocere in forno già caldo per 20-25 minuti a 175ºC (io ho usato il forno ventilato). Gli stampini vanno riempiti fino a metà, perchè l’impasto grazie alla banana lieviterà.
Lasciateli raffreddare mettendoli su un piano rialzato, come una griglia, non farli raffreddare su piatti o ancora peggio carta assorbente perchè creano umidità e si afflosciano.
Si possono ricoprire con zucchero a velo oppure glassare con cioccolato o irrorare di sciroppo d’acero. Secondo me però naturali sono stra-buoni.

Giorno per giorno

Festonati ai quattro pepi

festonati_ai_quattro_pepi.jpg

Questa settimana è successo di tutto, i problemi di lavoro si sono impossessati del 90% della mia vita e questo ha compreso anche una buona parte delle ore di sonno, già poche. Come sempre, quando voglio stare un po’ sulle mie o ho bisogno di pensare, mi chiudo in cucina. L’unico risvolto positivo di quando arrivano dei guai in questa casa di nottambuli, è che si mangia meglio del solito 😀
La creazione migliore è comunque stato il panino accompagnato da birra di castagne di ieri notte, davvero divino, ma come sempre non ho mai dietro la macchina fotografica quando serve e non mi sono ancora piegata al videofonino (che tanto lascerei in giro spento esattamente come il telefonino, quindi tanto vale). La birra Pietra non solo ha incontrato in pieno i miei gusti ma è anche stata una piacevolissima scoperta. Certo, non batte il mio grande amore, la Nora di Baladin (che, a proposito, si sposa benissimo con la ricetta che segue, specialmente se si fa l’aggiuntina di zenzero), ma sicuramente rientra ora tra le mie preferite. E’ una birra scura ambrata, da 6 gradi, prodotta con metodo artigianale e imbottigliata dal 1996 a Furiani, una piccola località dalle parti di Bastia. L’abbiamo comprata incuriositi dall’ingrediente particolare per una birra, la farina di castagne insieme al malto. Avevo già provato in Belgio delle birre aromatizzate alla castagna ma sono piuttosto diverse. La castagna qui non funziona come un semplice aroma, è proprio un ingrediente e quasi impercettibile al gusto, è giusto una punta mentre in quelle aromatizzate alla castagna è molto più presente e disturba anche un po’ a volte. Qui crea invce un retrogusto amarognolo in una birra corposa e tendenzialmente dolce, un risultato ottimo per il mio palato. Peccato che sia di così difficile reperimento fuori dalla Corsica, è la prima volta infatti che la troviamo.

La ricetta che segue è un piatto velocissimo, da 10 minuti, che è diventato subito uno dei preferiti di Wiz. Non sapevo come fare questa pasta Dalverde che va sotto il nome di ‘Festonati’: troppo grossa per il sugo che scivola via e troppo piccola da fare ripiena. Così sono buonissimi, tanto che li abbiamo già ricomprati. Ottimo anche con pennette visto che c’è da saltare in padella.
Festonati ai quattro pepi

Tempo cottura inclusa: 10 minuti
Tipologia: vegetariani e vegani
Ingredienti per due persone:
200 gr di festonati Dalverde
1 piccolo scalogno
125 ml di panna di soia
pepe verde fresco in grani
peperoncino di cayenna in polvere
pepe bianco macinato fresco
pepe nero macinato fresco
un pizzico di sale
2 cucchiai di sale grosso da cucina
1 filo di olio di oliva
Portare a bollore una pentola di acqua e aggiungere due cucchiai di sale grosso da cucina. Buttare la pasta. A parte, tagliare lo scalogno sottilissimo ma non tritare. Buttare in una padella l’olio di oliva con lo scalogno, far soffriggere per non più di un minuto senza dorare, versare la panna, un pizzico per ogni pepe, una decina di grani di pepe verde, il pizzico di sale e se si desidera una puntina di zenzero in polvere e far saltare per un paio di minuti. A questo punto sarà cotta la pasta, scolare, versare nella padella e far saltare tutto insieme per un paio di minuti. Lasciar riposare un minuto e impiattare (sì, ogni tanto guardo Gambero Rosso Channel!) E’ pronta una pasta profumatissima e molto buona 🙂

Appelli & Boicottaggi, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

Vite agli antipodi: Rubens e Princess Anita

babies.jpg Il 4 febbraio 2007 c’è stata la prima riunione tra i primi temerari liberi sognatori pacifisti e vegani che hanno partecipato alla STESURA DELL’ATTO COSTITUTIVO del nuovo ecovillaggio nato da un’idea di Rubens Gardelli (l’atto costitutivo è online qui). [nota 25/06/2014: la documentazione non è più presente online].

Mi è dispiaciuto molto non poter partecipare, purtroppo il lavoro a volte è insopportabile, gli impegni troppi e il tempo scarsissimo. sigh.
Rubens mi ha mandato l’atto costitutivo e posso affermare senza ombra di dubbio che è il progetto di ecovillaggio più ambizioso che abbia mai letto! Ci vorranno proprio delle persone in gamba per riuscirci.

Alcune cose però mi lasciano un po’ perplessa… tipo la scelta di non coltivare niente direttamente (permacultura), raccogliere solo i frutti che dona la terra MA addirittura farsi gli abiti con i prodotti della terra. Ehm… che io sappia, cotone, lino e canapa non sono erbe spontanee in Italia… la canapa men che meno purtroppo!

L’altra cosa che mi lascia perplessa è l’esenzione dalle tasse da richiedere allo Stato… temo che almeno la tassa di proprietà del terreno vada pagata e che l’edificazione, a parte il sud Italia, abbia regole ben precise. Dubito fortemente che la regione Toscana abbia la stessa tolleranza del sindaco di Agrigento verso l’edificazione abusiva 😉

Ultima ma non minore cosa che mi riesce un po’ difficile da inquadrare è l’educazione dei bambini. Capisco benissimo la non standardizzazione, tanto che ci sono da sempre scuole di pensiero pedagogico di questo tipo, basta citare le idee della Montessori o quelle fin troppo rivalutate di Rudolf Steiner (mi chiedo sempre, per esempio, in base a quale idea bislacca gli steineriani vietino la televisione visto che Steiner è morto prima che si diffondesse persino il cinema muto…).

Quello che invece non capisco è privare i bambini del libero arbitrio. Un uomo adulto può anche decidere consapevolmente di andare a vivere sui monti cibandosi di bacche in completa armonia con la natura. E’ una sua decisione. I bambini invece se vengono tenuti in questo mondo a parte, vengono privati del libero arbitrio, perchè non gli si danno i mezzi per vivere nell’altra società, quella tecnologica, chiamiamola così. Saranno obbligati a restare per forza in quella parallela creata dai genitori, che invece hanno goduto di libero arbitrio nello sceglierla.

In secondo luogo, è abbastanza improbabile che lo stato lo permetta. Tutte le comuni che ci hanno provato sono state giustamente obbligate a far seguire ai bambini dei programmi scolastici, anche restando in comunità a studiare e dando gli esami a fine anno. C’è da dire che la realtà continua a dimostrare che i bambini seguiti da adulti e insegnanti nelle comuni sono molto più preparati dei bambini che frequentano le scuole normalmente.

Non contesto comunque il progetto ma la parte pedagogica: si priva la futura generazione della comune di quel libero arbitrio che è invece un diritto umano sacrosanto. Questa non può essere mai una scelta corretta.

***

Tanto per andare agli antipodi di questa idea di vita primitivista, oggi ho scoperto per caso che un’amica ritrovata dopo tanto tempo ha un blog, davvero simpatico: 2 Europeans & a Baby (The every day’s life and adventures of a family composed by an italian mom, a belgian dad and an european baby), con la bellissima Anita come star.

Anita è una futura filosofa, ha già capito infatti che le Desperate Housewives sono principesse. Io l’ho capito solo a metà della prima serie dopo una mattina di pulizie di casa, passando davanti a uno specchio. Nel mondo delle casalinghe di Wisteria Lane avrei avuto un delizioso twin set pastello, un grembiulino minuscolo alla francese, tacchi a spillo come quella che lavava i pavimenti con Spic e Span (che fine ha fatto a proposito?) e soprattutto sarei stata pulita, pettinata e truccata, con la casa perfettamente in ordine e il pranzo pronto nel forno. Nella realtà che la piccola Anita ha già capito, mi aggiravo per casa sporca, sudaticcia e spettinata, brandendo il mio Dyson come Terminator e rischiando di risucchiare anche i gatti perché sarà anche potente e fighissimo ma è l’unico aspirapolvere senza la regolazione di potenza. Non ha neanche ‘piano’ e ‘forte’ come gli aspirapolvere degli anni ’70, ha solo ON e OFF come il phon della Barbie (l’aspirapolvere di Barbie non esiste, la Barbie è un’altra che aveva capito tutto).

Insomma volevo dire solo che Anita mi sembra un bel tipino con il suo bel libero arbitrio e magari uno di questi giorni glielo dice lei ai suoi genitori che il cioccolato Nestlé non è etico né sano. Poi se proprio, può chiamare me come rinforzo, arrivo brandendo un toblerone del ctm e prendiamo tutti a tobleronate 😀 Forza Anita!

Animali, Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno

Attenzione al riso per cani e gatti!

erbaviolacatdog.jpg

L’altro ieri Greenpeace ha pubblicato il rapporto “l’industria del riso sull’orlo del collasso” (qui trovate il pdf del rapporto).

Sembrano quindi fondate le paure di contaminazione da coltivazioni OGM non autorizzate in Europa oltre alla più grave importazione di riso OGM da paesi in cui questa coltivazione è già autorizzata MA che non dovrebbero poterlo far entrare in paesi come l’Italia che agli OGM ha chiuso finora le porte.

Il rapporto è molto lungo e dettagliato. Il dato positivo è che molte compagnie non soltanto si sono impegnate ad acquistare riso non-Ogm, ma stanno dichiarando pubblicamente di aver interrotto l’acquisto di riso statunitense a causa delle difficoltà e dei costi che l’accertamento dell’assenza di Ogm nelle partite comporta. Questo va benissimo, ma la filiera non è mai così chiara su percorsi internazionali, perlomeno per noi consumatori, pertanto si può avere una qualche certezza solo sul riso normale da cucina, se di provenienza italiana e di aziende certificate (Alce Nero, per fare un esempio o la Coop mettono a disposizione dei clienti l’intero percorso di filiera, che è anche piuttosto breve visto che si tratta di riso italiano).

Questo non accade però per i mangimi di cani e gatti. E’ particolarmente importante, quindi, in un momento in cui alcune multinazionali come la Monsanto e alcuni distributori europei devono disfarsi di tonnellate di riso OGM, evitare di comprare per i propri amici a quattro zampe:
– pappe contenenti riso non prodotte in Italia
– in generale, pappe che non abbiano origine controllata
– riso soffiato non italiano
– prodotti per cani e gatti contenenti riso che provengano in particolare da Olanda e Germania,
dove è stata più alta l’incidenza della diffusione del riso OGM introdotto illegalmente dalla Bayer quindi, NIENTE prodotti che arrivano dalla Metro e dalla Lidl, non sono controllabili
РSe potete, boicottate i prodotti Bayer, TUTTI, perch̩ ̬ la principale responsabile di questo disastro. Il danno economico da mancate vendite lo capiscono, le lettere di protesta no.

Perché me la prendo tanto? Perchè quello che il lungo rapporto di Greenpeace non dice (non è pertinente, non è che vogliano nasconderlo!) è che ora questi signori si devono disfare di tonnellate di riso OGM e per farlo una delle solite mosse, vedi precedenti di carni avariate, scongelate e ricongelate e schifezze varie, è riveicolare nell’industria del cibo per animali. Attenzione, quindi! 🙂

Danni da alimentazione con cibi transgenici: i disgraziati che hanno alimentato delle cavie con farine OGM hanno confermato l’abbassamento quasi totale del sistema immunitario sia nei giovani che negli adulti, abbassamento che causa l’insorgere di numerose patologie perchè gli animali non hanno più difese. ( http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/collasso-industria-riso/ ).
Il numero di tumori nelle cavie alimentate con farine transgeniche è alto, molto più della norma. Prendendo poi sempre in prestito da Greenpeace: sempre maggiori evidenze scientifiche correlano il consumo di OGM e l’insorgenza di ipersensibilizzazioni o di allergie. Queste patologie sono già in netto aumento nelle popolazioni dei paesi industrializzati come conseguenza dell’abbassamento delle difese immunitarie e l’esposizione ad agenti allergenici ambientali, e rischiano di aggravarsi e moltipicarsi a causa degli OGM. ( qui: http://www.greenpeace.it/ogm/domandefrequenti.html ).

Occhio quindi agli acquisti di pappe e… diffondete, se vi capita 🙂