2003-2007 : DALLA CITTA’ ALLA CAMPAGNA

Stamattina alle sei ho sbarrato gli occhi e sono stata io a svegliare i gatti (rivincita! rivincita!
).
Dall’anno scorso, terzo anno di trasferimento dalla città alla campagna, ho notato che il mio fisico segue i ritmi del sole. Mi sveglio quando sorge il sole. D’inverno è un po’ un problema ma non avendo più menage da azienda e guardandomi bene dal prendere appuntamenti per le 9.00, me la cavo dormicchiando un po’ di più. Ok, non ho mai dormito troppo, quando dormo sei ore ho dormito proprio tanto… però ho sempre amato dormire dalle 4 in poi, quando per gli altri è quasi ora di alzarsi. Beh insomma, adesso quando il sole sorge attorno alle 6.00 eccomi lì che sbarro gli occhi. E non sono irritata! Anzi, sono felice. Prima di tutto perchè posso andare io a rompere le scatole a quei due bastardi pelosi che mi svegliano il resto dell’anno (per loro i ritmi solari sono out), secondo perchè ho già in testa le tremila cose che devo fare durante il giorno, 1500 delle quali mi vengono in mente proprio in quest’ora mattutina.
Beh, colazione insieme ai due esseri sbadiglianti, poi me ne vado a leggere. Questa del leggere appena alzata è un’abitudine che ho preso da qualche anno. Non il giornale, per quello c’è tempo. Libri. O riviste. O bollettini. O quello che trovo in giro. Si inizia meglio la giornata. Alzarsi e cominciare subito a lavorare è troppo traumatico ormai. A quel punto sono le 7.15- 7.30. Scendo in ufficio, accendo il mac, controllo un po’ di cose e verso le 8.00-8.30 stacco telefono e cellulare (purtroppo ci sono dei clienti che hanno queste idee bislacche di telefonare alle 8.59), infilo gli stivali verdi di gomma, i jeans stravissuti e una felpa d’affezione (inguardabile ma calduccia) e me ne vado nell’orto.
Alcune mattine se non ho proprio tempo faccio solo un giro di ricognizione di 10-15 minuti, tazza in una mano e l’altra inguantata (ci fosse mai qualche erbaccia da strappare al volo). Altrimenti rimango finché il campanile non suona le 9.30, delle volte finché non suona le 10.00. Nel frattempo lavoro anche di testa, non solo di semine. “Me la penso”, come dice un amico. La maggior parte dei progetti pensati negli ultimi due anni sono stati creati nell’orto. Chissà cosa direbbero i clienti se sapessero che sono stata ispirata da una carota o dal terreno rastrellato di fresto ![]()
Poi comincia il lavoro, come per tutti. Ma meglio.
Quattro anni fa nello stesso tempo mi alzavo, mi vestivo di tutto punto (il che non è un lavoro velocissimo), infilavo delle scarpe con tacchi che mi facevano tornare a casa con i piedi lessi, agguantavo borsa, 24 ore, cellulare e auricolare, nell’ascensore sistemavo il tutto alla meglio e con l’auricolare già nell’orecchio guidavo per la mia ora quotidiana di discesa da Cesano Maderno a Milano centro. Un’ora se riuscivo a partire alle 7.00 altrimenti anche un’ora e mezza o due proporzionalmente all’avanzata dell’orario. Ho avuto un dirigente che cominciava a lavorare alle 6.20 della mattina, non era raro che alle 7.00 fossimo al telefono. Ho fatto trasferte dall’altra parte dell’Italia prendendo il Milano-Bari delle 6.30 per essere in quella sede alle 9.00. Voleva dire uscire alle 4.30. La macchina era indispensabile perché il mio lavoro era senza orario di uscita, quando ero fortunata aveva quello di entrata. Ho provato a uscire dall’ufficio alle 3 del mattino, a quell’ora è impensabile tornare con il treno e la metro. E quando la mattina inizia, non si sa mai se resterai fino alle dieci o se è un giorno fortunato e te ne puoi andare alle 19 o almeno alle 20. Non prima, altrimenti sembra che non ci tieni abbastanza all’azienda e potrebbero segarti.
Ecco, quattro-cinque anni fa a quest’ora stavo pensando se riuscivo a andare a pranzo al bar o prendere almeno un caffé alla macchinetta. Invece ora sapete che vi dico? Qualche volta il pranzo lo salto ancora perché c’è il lavoro che mi perseguita ma quando riesco a staccare vado di sopra, gioco con i mici, mi faccio magari un veg panino con il pane casereccio, due passi in giardino e torno al lavoro ricaricata. Oppure vado semplicemente a sedermi nella verandina o guardo l’orto.
Se ci state ancora pensando, fatelo.





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