08/2007
LA VERITA’ SUI VESTITI ALLA FORMALDEIDE

La notizia è appena stata battuta da Adnkronos e la fonte è delle più attendibili: l’ADUC, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (A proposito, se non siete acora iscritti alla loro newsletter fatelo: vi terrà lontani da molte truffettine e truffettone all’italiana, soprattutto in ambito bancario). C’è da scommetterci che almeno per un paio di giorni sarà una delle notizie-ritornello della stampa italiana. Peccato che come al solito non diranno un paio di cose, cioè:
- La cosa riguarda molti prodotti, anche prodotti di marca. Non fatevi trarre in inganno dalle immagini di mercati e bancarelle: moltissime aziende italiane non producono qui ma in Cina, vengono solo apposte le etichette con il logo che farà lievitare esponenzialmente il costo del capo. In pratica: non è più sicuro comprare in negozio e non è più sicuro comprare ‘di marca’.
- Forse è arrivato il momento di accantonare l’idea di un armadio pieno di vestiti per quella nuova e felice di un armadio con pochi vestiti ma selezionati. Invece di 10 magliette da 10 euro, provate a spendere l’equivalente per un paio di camice di lino prodotte in Italia con materie prime italiane e tinte con colori naturali. Senza andare incontro a spese folli, ci sono le Botteghe del Commercio Equo, Bottega Solidale e parecchi negozi di abiti in tessuti biologici che oltre a capi ’sicuri’ vi forniscono tutta la lista della filiera e l’elenco dei prodotti impiegati per la creazione. Delle magliette del Commercio Equo e Solidale per esempio, potete sapere persino quanto ha guadagnato l’artigiano e quanto il negoziante. Mi permetto di segnalare qualche indirizzo online e offline in coda a questo post.
- I vestiti possono non essere ‘puliti’ anche se privi di formaldeide e altre sostanze tossiche. I vestiti che acquistiamo possono provenire dal lavoro di tanti uomini e donne, spesso del Sud del mondo, i cui diritti spesso non sono salvaguardati e rispettati. (Maggiori informazioni sulla campagna ‘Vestiti puliti’ si trovano sul sito Clean Clothes Campain
- La formaldeide non è l’unico pericolo e nemmeno il più grande. Da tempo ormai vengono denunciati prodotti non conformi perché contengono sostanze nocive o sono privi dei fissatori di colore che non gli permetterebbero di stingere a contatto con la pelle. Un caso famoso è quello di un paio di anni fa, rilevato da Greenpeace: gli abiti per bambini della Walt Disney. In quel caso furono trovati sui vestiti commercializzati con la marca Walt Disney, non prodotti in Cina peraltro, i seguenti elementi: Ftalati (dovuti alle stampe in PVC), alchilfenoli etossilati (APE) che come piccola controindicazione hanno l’alterazione del sistema ormonale (!!!), organoztannici (stabilizzatori del PVC) tossici per il sistema immunitario, piombo (sui bambini interferisce con i processi di sviluppo neurologico abbassandone il QI), cadmio perché usato come stabilizzatore (è solo cancerogeno, evvia) e infine formaldeide (Ops! Allora era già successo! ma guarda un po’…). (Fonte: Greenpeace, Indagine globale sulla presenza di composti pericolosi negli abiti della Disney, pag. 3 - Aprile 2004)
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