24th
October
2007
A volte la vita è dura. Poi peggiora.
Argomenti: Digiuno, Giorno per giorno, Stili di vita INsostenibili |

Sei a scuola e pensi che niente sia peggio. Prepari la maturità. Non puoi staccare un giorno perché se ne accorgono. Ogni giorno ci sono compiti e lezioni da preparare, cose da consegnare, noiosità da imparare. Pensi che un giorno finalmente arriverà l’università e lì, finché non arriva il giorno dell’esame, nessuno ti farà i conti in tasca su quanto hai studiato quel pomeriggio e nessuno avrà da ridire se una mattina ti trovi davanti a un cappuccino con un’amica invece che in biblioteca a spaccarti la testa sulle ascisse e coordinate.
Poi sei all’università e devi farti andare per traverso un caffé disgustoso che hai preso alle macchinette fuori dall’aula, dopo averlo desiderato per tre ore almeno. Corri alla prossima lezione e cerchi di memorizzare sulla metro quante più nozioni possibile per l’esame che hai dopo due giorni. Speri in quel lavoretto che ti permetterà di pagare il soggiorno studio in Inghilterra. E ti dici che un giorno quando avrai un tuo ufficio, complemento necessario della tua sfolgorante carriera, tirerai un respiro e ti prenderai delle pause. E ci metterai una macchina per il cappuccino come si deve.
Ti ritrovi dopo poco a correre da un colloquio all’altro e accettare il posto in prova, il posto in sostituzione, il posto in cantina e il posto che non c’è. Ti passano sotto il naso la borsa di studio, la ricerca, il co.co.co. e qualche pubblicazione. Pensi che un attimo, è solo l’inizio, poi ti assumeranno una volta o l’altra e potrai gustarti un cappuccino con dei colleghi che sono i tuoi colleghi da più di due mesi.
Passa il tempo e le cose non migliorano, correndo da un posto all’altro per tenere il piede in tutte le scarpe come si conviene a chi di scarpe non ne ha. Precaria? No, in carriera. Scrivo. Ho dei contatti. Mi hanno chiesto di. Mi hanno chiamata per. Prendiamo un caffé? Sono impegnatissima. Ma cosa fai? E’ complicato da spiegare, una cosa con internet, la progettazione, il marketing. Snoccioli parole inglesi che hanno senso solo in Italia. E’ la net economy.
Passa il tempo e le cose non migliorano, correndo da un posto all’altro per tenere il piede in tutte le scarpe come si conviene a chi di scarpe non ne ha. Precaria? No, in carriera. Scrivo. Ho dei contatti. Mi hanno chiesto di. Mi hanno chiamata per. Prendiamo un caffé? Sono impegnatissima. Ma cosa fai? E’ complicato da spiegare, una cosa con internet, la progettazione, il marketing. Snoccioli parole inglesi che hanno senso solo in Italia. E’ la net economy.
Poi arriva il momento, ti metti in proprio. Il capo di te stessa. Non hai un minuto di respiro perché si risparmia anche sul personale, il personale sei tu. Il lavoro ti fagocita completamente, mangi alle due, alle tre, salti del tutto, non ti ricordi che ora è. Se hai pranzato. Se ti salverai ancora con il pacchettino di crackers senza glutine - perché con lo stress arrivano le intolleranze. Corri, devi controllare tutto, il caffé lo bevi alla scrivania mentre lavori, dei litri di caffé solubile perché nessuno ha tempo di aspettare un caffé vero. Ma è l’inizio, dici, basta ingranare e tener duro, ce la farai. Poi con il tempo arriveranno le mattine che lascerai l’ufficio, il computer, i clienti e te ne andrai a fare shopping, tra gli sguardi invidiosi degli impiegati d’ufficio.
Ma il lavoro procede, e più procede e più ti assorbe, più la vita diventa solo lavoro. Ti svegli e stai pensando a una carta da portare al commercialista, vai a letto e sommi mentalmente i bonifici che dovrebbero arrivare, li sottrai dagli interessi del fido e preghi mentalmente l’Olimpo che arrivino tutti in tempo o almeno che da domani tre meno quattro faccia zero.
Un giorno che il tuo compagno e socio sta sveglio quarantotto ore di fila - si chiama ‘la tirata’, si deve finire un progetto a tutti i costi - tu lo vai a svegliare con un té. Il caffé non lo bevete più, i bruciori di stomaco ormai sono troppo forti. Lo scuoti piano per la spalla, amore ho fatto il té, ce lo beviamo assime? Dai, è ora di alzarsi. Lui si gira, ti fissa e serio “Ma tu chi sei?”
Sul momento ridi. Ci ridi sopra.
Poi ci ripensi e ti accorgi che ormai sono quindici anni che devi prendere quel cappuccino.
Un giorno che il tuo compagno e socio sta sveglio quarantotto ore di fila - si chiama ‘la tirata’, si deve finire un progetto a tutti i costi - tu lo vai a svegliare con un té. Il caffé non lo bevete più, i bruciori di stomaco ormai sono troppo forti. Lo scuoti piano per la spalla, amore ho fatto il té, ce lo beviamo assime? Dai, è ora di alzarsi. Lui si gira, ti fissa e serio “Ma tu chi sei?”
Sul momento ridi. Ci ridi sopra.
Poi ci ripensi e ti accorgi che ormai sono quindici anni che devi prendere quel cappuccino.
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il 24.10.2007 alle 11:25 pm Argomenti: Digiuno, Giorno per giorno, Stili di vita INsostenibili.
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