Jan 032008
 
 January 3, 2008  10 Responses »
ottawaecopass.jpg

Leggendo un post di Freenfo, blog che consiglio caldamente a milanesi e non, mi è tornata alla mente una realtà ben diversa che si chiama sempre Ecopass ma che sta in Canada, a Ottawa per la precisione.

Ma partiamo da Milano, una città il cui accesso è costellato da inceneritori. Le polveri sottili e la diossina si muniranno di ecopass per entrare? Verranno multate e respinte se prive di card? Niente da fare. I colletti grigi bianchi e operai si piegheranno a questa ennesima gabella o allo stiparsi sugli insufficienti mezzi del trasporto pubblico, ma continueranno ad inalare le medesime particelle volatili. Che nome carino, vero? Io trovo molto delicato chiamare “particelle volatili” una delle principali cause di cancro.
La verità è che l’Ecopass sfoltisce solo il traffico, con unico beneficio delle classi più abbienti che se lo possono permettere, o che più semplicemente si permettono gli ultimi modelli di auto se non addirittura facili vie per l’esenzione (vedi seguito).

Voglio dare un ulteriore suggerimento al Sindaco Moratti: dopo le distese di parcheggi riservati ai residenti, che interrompono solo saltuariamente le distese di parcheggi a pagamento e dopo l’ecopass, metta una tassa anche sulle esalazioni corporee. E’ indubbio che l’aria di Milano puzza, ma non potendo toccare questi inceneritori – termovalorizzatori, pardon – è necessario intervenire direttamente sui cittadini. Che si cambino, si lavino e si puliscano almeno tre volte al dì! Altrimenti che paghino lo Smellpass. Naturalmente esentiamo coloro che indossano abiti griffati della corrente stagione, è evidente che costoro non possono puzzare.
Ci sta già pensando, eh, Sindaco? Riusciamo contemporaneamente a profumare Milano, allontanare i barboni dal centro, incassare nuove gabelle e il tutto in un gioioso clima di eau de Givency che ci regalerà questa nuova Milano da odorare.
Altra piccola osservazione: per i portatori di handicap l’ecopass è gratis. Sono d’accordo. A Milano però si osservano strani fenomeni. Per esempio, c’è la più alta concentrazione di portatori di handicap con il suv. E’ più comodo, direte voi. Sì, sono d’accordo, anch’io se fossi un disabile ci terrei particolarmente a sovrastare la fila di macchine dall’alto di un carro funebre 4×4 su cui mi sono seduta facendo bunging jumping dalla mia sedia a rotelle.
Direte voi: ma non c’è bisogno di essere paraplegici per essere disabili! Vero. Qui c’è la tabella delle classi di invalidità civile. Ne vedete qualcuna con cui diventa indispensabile guidare un gigantesco suv di sei metri? Noooo?! Siete disattenti, io almeno una l’ho trovata: la 121. Sindrome delirante cronica.

Non mi dilungo oltre anche se mi piacerebbe parlarvi dei milanesi disabili con il pickup 4×4. Faranno legna tra i platani del Viale Abruzzi?
Non preoccupatevi, posso essere cinica quanto voglio senza offendere nessuno. Perché i disabili veri non girano con il suv e nemmeno con la Porsche. I disabili veri hanno la Panda, nemmeno quella nuova, o la opelastrastationuegon se tengono famiglia. E qui vi spiego come si bypassa l’Ecopass e il parcheggio per residenti/pagamento. Prendi la nonna, sbattila all’ospizio, chiedi l’invalidità civile a suo nome per persona non autosufficiente e ritira il tuo pass arancione per disabili. Parcheggi assicurati, Ecopass gratis. Non credete alle balle de “il disabile deve essere a bordo“: controllano solo nei paesini se è a bordo. Controlleranno magari-forse i primi giorni per l’Ecopass, poi basterà avere l’adesivo Ecopass per i disabili fornito dal Comune.

Prendete i mezzi pubblici, mi raccomando. Quei bei bus a gasolio ricoperti di pulviscolo nero. “Ma io prendo il tram! E’ elettrico“. Certo… l’elettricità come la fanno a Milano? Con i pannelli solari? Con le torri eoliche? …dai, è facile. Con il gasolio. La quasi totalità delle centrali elettriche italiane va a gasolio. Quindi, a parte le ore di punta, nel resto della giornata per non spostare quattro utilitarie, spostiamo un jambo tram elettrico che consuma e inquina come una settantina utilitarie (sto bassa, così non mi fate le pulci).

Veniamo a Ottawa, all’Ecopass canadese. L’ecopass in Ontario è la concretizzazione di un accordo tra azienda dei trasporti e aziende locali. Obbligatorio per tutti gli enti governativi, locali e nazionali.
In pratica, tutti possono avere l’Ecopass, con qualche variazione. Se sei un dipendente statale o comunale puoi avere l’Ecopass, che è facile come comprare l’abbonamento annuale in qualsiasi paese che non sia l’Italia.

La differenza è che grazie all’accordo Ecopass, questo abbonamento ha:

Costi contenuti, soprattutto per i pendolari. 42 euro al mese per tutti i mezzi di Ottawa e hinterland. Se abiti fuori puoi integrare ferrovia e mezzi pubblici con solo 67 euro al mese. Per paragone, prendiamo un abitante di Busto Arsizio che si reca a lavorare a Milano usando Ferrovie Nord + ATM. Spende mensilmente 82 euro, ovvero 52 euro di Busto Arsizio-Milano in seconda classe, più 30 euro di tessera mensile ricaricabile ATM (non ho calcolato i 10 euro una tantum per l’acquisto della tessera). Non è un esempio estremo, ci sono pendolari di Como e Lecco il cui abbonamento mensile viene a costare 130 euro circa.

Viene detratto mensilmente dallo stipendio, decidi tu se a scadenza bisettimanale o mensile. Niente code, niente dimenticanze, niente assembramenti. Soprattutto, limiti molto grossi ai viaggiatori a scrocco, tutti soldi che vengono reinvestiti nei trasporti stessi.

Se l’azienda non è statale ma privata, le tariffe vengono addirittura personalizzate. L’azienda dei trasporti discute infatti, modello broker, le sue tariffe con le aziende: più clienti mi porti, più sconti ti faccio. E’ un GIGANTESCO incentivo all’uso dei mezzi pubblici!!! (E finalmente i sindacalisti delle aziende avrebbero qualcosa di concreto da fare…). I dipendenti della Corel Corporation di Ottawa, per esempio, pagano solo 22 euro al mese per tutta la linea urbana.
Avete per caso sentito nominare Ottawa tra gli esempi di Ecopass con cui il comune di Milano si è giustificato? NO. Hanno portato come esempio Toronto, una città per molti versi invivibile, credetemi, che non rappresenta per niente il Canada. Non a caso Toronto è l’unica in Canada ad applicare l’Ecopass “all’italiana”: la tassa per entrare. Così leggo su tutti i quotidiani, ripreso dal comunicato stampa del Comune di Milano: a Toronto in seguito all’introduzione dell’Ecopass il traffico in ingresso è diminuito del 50%.

Io avrei voluto leggere invece: a Ottawa in seguito all’introduzione dell’Ecopass il 70% dei pendolari ha scelto i mezzi pubblici. Non sarebbe meglio?

Questo è il sito dell’Ecopass di Ottawa, lustratevi gli occhi e sognate… io a leggere la prima frase mi sono quasi commossa: ” With an ECOPASS, you can relax.

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Jan 032008
 
 January 3, 2008  7 Responses »
muscolograno_orientale.jpg

Continuando sul tema “dove infiliamo oggi le arance?”, ho rivisitato una vecchia ricetta per preparare questo piatto dai sapori orientali. Nonostante sia un piatto in apparenza ricercato e laborioso, si prepara in massimo 15 minuti. Me lo terrò archiviato nella cartellina “per fare bella figura con gli ospiti senza troppo lavoro;)
Non so per quale motivo ma gli straccetti di muscolo di grano che si acquistano in bottega non sono gli stessi che si ricevono acquistando direttamente da loro. L’etichetta è identica, la confezione anche (manca solo la sovra-confezione in cartoncino e questo mi fa solo piacere). Però quelli che si comprano in bottega sono semplici, mentre quelli che si comprano direttamente dal produttore sono addizionati di peperoncino…e bello piccante! Il peperoncino quindi va messo solo se non è già nella confezione!

Ingredienti per 4 persone:

Olio extra vergine di oliva*
400 gr di straccetti di muscolo di grano
1 piccolo scalogno*
50 gr di farina*
curry*
1 arancia con la buccia spessa* (se l’arancia non è molto profumata, prevedete di aggiungere al piatto anche qualche goccia di succo, a fine cottura)
1,5 dl di brodo vegetale*
sale, pepe e 1 peperoncino*

*da agricoltura biologica

Preparazione:
Tagliare gli straccetti a piccoli pezzi uniformi, c’è sempre dentro qualche pezzo più grosso. Infarinarli passandoli semplicemente una volta nella farina e metterli a rosolare in una padella insieme allo scalogno affettato sottilissimo. Aggiungere un po’ di scorza di arancia a julienne. Bagnare con  il brodo, facendolo sfumare a poco a poco. Aggiungere sale, pepe e il peperoncino. Una volta che il brodo è quasi asciutto (pochi minuti), grattuggiare la restante parte della buccia di arancia, mescolare bene. Aggiungere il curry solo a un paio di minuti dalla fine della cottura, mescolare e lasciar riposare nella pentola ben coperta per almeno 5 minuti prima di servire.

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