03/2008
L’umiltà di ascoltare e il coraggio di informare

Ovvero: vagli a spiegare chi sono i vegani.
La condizione del giornalismo italiano la conosciamo tutti. Al di là delle ultime urlate di Grillo, sono almeno quindici anni, forse di più, che è sempre più dura prendere in mano un giornale. Non dico guardare un telegiornale, lì proprio ci vuole un’incrollabile calma gandhiana. A volte riesco a guardarne qualcuno intanto che cucino, con un più banale distacco rassegnato, aiutata dal dover prestare attenzione anche ad altro. Inutile dire che quando attaccano con le ricette e le rassegne gastronomiche devo cambiare canale, lì proprio di calma gandhiana non resta che il vago ricordo. Ma non sono d’accordo sulla teoria di Grillo e altri, che questi giornalisti siano tutti imbavagliati. Alcuni sono atrofizzati, sono così abituati a trattare solo superficialità e sciocchezze, che ormai non sono più in grado di fare giornalismo. Il giornalismo è anche ricerca, umiltà di informarsi, oltre che coraggio di informare.
Qualche tempo fa mi contatta una giornalista, vuole sapere chi sono i vegani. A volte capita. Pensavo a un discorso etico o ambientalista, in fondo era una giornalista con esperienza, sui cinquant’anni, di una testata nazionale. La definizione di vegano c’è anche sul Devoto-Oli e sulla Wikipedia, penso. Quindi “Chi sono i vegani?” sarà il tema del suo articolo.
Invece si presenta proprio così, alla cieca, chi sono i vegani? Non lo sa. Disarmante, ma non perdiamoci d’animo. Spiego. Con calma. Per lei scelgo la mia spiegazione etico-ambientalista. Sorrisi. Alla prima domanda, Allora non è solo una moda?, resisto. Tiro fuori la spiegazione simpatica, quella che puoi usare agli happy hour, molto meno impegnativa. Prende appunti, ci siamo. Tiro un sospiro e il discorso va sulla decrescita. Le spiego anche chi sono i decrescitori, perché spesso la scelta vegan faccia parte di un percorso di decrescita ma che non tutti i vegan sono decrescitori in senso stretto, la maggior parte ha una coscienza ecologista marcata, ma non aspira a vivere come un folletto nei boschi. Parliamo anche di decrescita estrema, di chi vive isolato inseguendo l’autarchia, dei primitivisti e via dicendo. Ma davvero?? Esistono persone così?? Sì davvero, pensa. C’è gente che non compra Vogue tutti i mesi, è strano il mondo vero? Però non glielo dico, devo esercitare la calma gandhiana per far passare il messaggio. Le faccio vedere una rivistina scritta tutta a mano, diffusa con il passaparola, dove scrivono tante di queste persone, per dimostrarle che non sono eremiti sociopatici ma menti che hanno fatto una scelta personale, spesso individui con una solida cultura. Finita la conversazione mi viene da pensare che non dovrei essere io a fare tutta questa fatica per spiegare, ma lei ad avere la voglia e l’umiltà di capire. Lei è la giornalista, non sarebbe il suo mestiere informarsi per informare?
Penso anche che altri si sarebbero ritrovati dopo dieci minuti a urlarle a cinque millimetri dal naso che no, le verdure non soffrono a essere raccolte, non è la stessa cosa che macellare i vitelli e non mi puoi venire a dire che se non mangio la carne perché gli animali soffrono, allora non dovrei affettare neanche i pomodori. Sono discorsi che si accettano difficilmente anche da un quindicenne in crisi esistenziale.
Poi mi sono pentita di tutto questo esercizio di calma gandhiana. Risultato della sua inchiesta… I vegani, dovete sapere, sono ecologisti fondamentalisti. Parte di loro vive nei boschi cibandosi di quello che trova. Rifiutano totalmente il progresso, vivono in comunità isolate o in piccoli gruppi. Si cibano principalmente di verdure e alcuni alimenti ottenuti dalle verdure, come il tofu.
Io ho una domanda banale. Facciamo finta che io non sia in grado di spiegare e di farmi capire o che la mia spiegazione fosse in antico norreno. Se lei mi ha scritto una mail per contattarmi, dopo aver trovato il mio sito internet, mi ha chiamata sul telefono fisso e sul cellulare e le ho persino citato un programma della Fox che vedo su Sky …come fa ad aver capito che i vegani sono degli eremiti sociopatici che rifiutano qualsiasi tipo di progresso?!
Voi che leggete dalle vostre capanne nei boschi, potete cortesemente mandarmi un segnale di fumo se avete delle spiegazioni logiche su questa totale mancanza di capacità di elaborazione e conseguente disinformazione?
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Voglio citare uno scrittore e un vero pensatore. Uno scrittore che rivendica il diritto, di fronte ai fatti preoccupanti della nostra società, di prendere posizione e, quando è necessario, suonare l’allarme. Sarebbe ora di suonare l’allarme signori giornalisti, o almeno la campanella della scuola.
Venga dottor Pereira, disse cordialmente Manuel, per lei c’é sempre un piatto, immagino che non abbia ancora pranzato, è dura la vita dei giornalisti. Eh sì, rispose Pereira, specie per i giornalisti dche non sanno niente come non si sa mai niente in questo paese, che novità ci sono? Pare che delle navi inglesi siano state bombardate al largo di Barcellona, rispose Manuel, e che una nave passeggeri francese sia stata inseguita fino ai Dardanelli, sono i tottomarini italiani, gli italiani sono fortissimi con i sottomarini, è la loro specialità. (…) Manuel gli portò un giornale. Il titolo di testa era: Sculture di sabbia sulla spiaggia di Carcavelos. Il ministro del Secretariado Nacional de Propaganda inaugura la mostra dei piccoli artisti. C’era una grande fotografia a mezza pagina che mostrava le opere dei giovani artisti da spiaggia: sirene, barche, vascelli e balene. Pereira girò la pagina. Nell’interno c’era scritto: Valorosa resistenza del contingente portoghese in Spagna. L’occhiello diceva: “I nostri soldati si distinguono per un’altra battaglia con l’aiuto a distanza dei sommergibili italiani”. Pereira non ebbe voglia di leggere l’articolo e posò il giornale sulla sedia.
Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira, 1994
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