QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

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04/2008

QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

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Adoro la quinoa. Adoro tutte i cibi ‘granulosi’ per la verità, dal cous cous al bulgur. Ma la quinoa, la quinoa è speciale. Mi fa tenerezza con quei granellini piccolini piccolini e pronti a germogliare alla prima buttata di acqua. Sembrano davvero così piccolini.. e io ogni volta ci casco, da anni, ne faccio sempre troppi. Sono così piccolini che non riesco mai a essere sicura che sia abbastanza, non ci credo e va a finire che ne faccio sempre troppa. Non mi capacito ancora della crescita in cottura.

Ma niente di sprecato: la quinoa è buonissima anche fredda, condita con un filo di olio extravergine e una spruzzatina di pepe nero, oppure con olio e una grattatina di zenzero, appena appena, e diventa un piatto unico veloce, da portarsi anche in ufficio nel bento box – o nella schiscéta come si dice dalle mie parti. La uso persino con le stesse ricette del cous cous, da tanto mi piace.

Ultimamente ho sperimentato e l’ho usata come ripieno per dei pomodori al forno. Successone. La ricetta è quella di seguito. Anche se il mio pubblico di assaggio è partito titubante vista la novità e il nome sconosciuto “qui…cosa?? quinoa?? e cos’è?” si è ripreso subito, sbafando l’intera pirofila. Di pomodori ripieni di quinoa ne basta uno a testa, è molto sostanzioso e come sempre la quinoa tende a riempire molto. Il contorno è bene che sia leggero. Una salsina di accompagnamento non guasta, ma io che sono una purista e amo sentire il sapore della quinoa, la preferisco così, che sappia proprio di quinoa.

A proposito, si pronuncia ‘chinoa’, per essere precisi si pronuncia k-na (questo è lo spirito indomito del mio alter-ego, la ex linguista). Mi sembra il caso di puntualizzarlo perché mi sono imbattuta in evoluzioni fonetiche sul genere “quinoa” (come è scritto) e addirittura ‘chinoua’ (l’alter-ego precisa che udimmo con raccapriccio anche un ken’wä). Il motivo della pronuncia variata ch-q rispetto alla grafia dipende dal fatto che la parola è andina, visto che la quinoa è a tutti gli effetti il grano delle Ande. I distruttivi conquistadores udirono, traslitterarono e fecero un gran casino, come con tante altre cose. Diciamo che è il meno peggio tra i casini che hanno fatto a questi popoli. Agli stessi conquistadores si deve anche la sparizione della quinoa per tanti secoli e il suo oblio in remoti villaggi delle Ande. Riscoperta di recente, diffusa in parte dal commercio equo e da chi si cura di biodiversità, si è scoperto che è un cibo ricchissimo, completo, dalle innumerevoli proprietà ed è arrivato infine anche sulle nostre tavole.

Sfatiamo il mito errato che vuole la quinoa ‘cereale’. La quinoa non è un cerale. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee, per intenderci le bietole e gli spinaci, oltre a una gran parte di quelle erbe che vengono brutalmente classificate e martoriate come ‘erbacce’ o ‘infestanti’. Il fatto di essere una Chenopodiacea ha probabilmente salvato le sorti della quinoa, destinata a sparire come tante altre varietà utilizzate dagli Incas e il cui uso fu soppresso dall’arrivo dei conquistadores che non vedevano niente di speciale in questi alimenti. Una perdita gravissima per la biodiversità del Sud America, che raramente viene riportata dai libri di storia. La perdita delle piante non è mai interessante per gli storici, l’avete mai notato? Ci hanno fatto due sporte così sulla scoperta e importazione di patate, peperoni e pomodori ma mai una volta che si interessassero della biodiversità devastata di questi luoghi.

Tornando a noi, dicevo che probabilmente la quinoa si è salvata per le sue caratteristiche di erba infestante. Le Chenopodiacee infatti si adattano a vivere in condizioni estreme e ne traggono anche vantaggio, si adattano alla vita su terreni a PH anomalo o salini, molte specie sono tipicamente alofite e vivono in ambienti difficili come deserti e steppe aride, spiagge, stagni salati e, in generale, su terreni in cui si hanno periodici o costanti accumuli di sali o apporti di acque salse.
Per adattarsi a questi ambienti le Chenopodiacee hanno sviluppato adattamenti fisiologici particolari, come la capacità di assorbire e accumulare cospicue quantità di sali di sodio e potassio. La funzione di questi accumuli è quella di aumentare il potenziale osmotico nelle foglie, allo scopo di vincere quello del suolo e assorbire quindi l’acqua, anche se presente in percentuali bassissime. La peculiarità delle piante alofite in generale è infatti quella di riuscire ad assorbire l’acqua a valori di potenziale idrico inferiori al coefficiente di avvizzimento della maggior parte delle piante. (eh, che frase da provetta botanica che vi ho rifilato? :D “coefficiente di avvizzimento” l’ho imparato da poco e non vedevo l’ora di usarlo). Queste caratteristiche rendono la quinoa una risorsa incredibilmente importante per tutte quelle zone agricole del mondo in cui c’è emergenza idrica.

Questo è anche uno dei tanti motivi per cui la quinoa per 5000 anni ha costituito l’alimento di base per molte popolazioni andine. Cresce da sola in pratica, non è soggetta a particolari parassiti e è quasi del tutto esente dall’attacco di muffe e funghi. Ma la quinoa è stata riscoperta soprattutto per il valore nutrizionale. Ci tengo a sottolineare che è adatta anche ai celiaci e a chi presenta intolleranze al glutine, cosa che ho trovato scritta in poche pubblicazioni, effettivamente per gli esperti è scontato ma non lo è per chi la trova nello scaffale vicino ai cereali ;) Il glutine nella quinoa è del tutto assente. La quinoa ha inoltre un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina. Quantità di gran lunga superiori a quelle riscontrabili nel frumento e nel riso. E’ stata inoltre presa in seria considerazione nelle diete per la prevenzione dell’arteriosclerosi e dell’ipercolesterolemia grazie alla massiva presenza di acidi grassi polinsaturi (due terzi della frazione lipidica della quinoa) e all’alto contenuto di acido linoleico, il 40% circa dei suoi acidi grassi.
Non ultimo, ha un alto contenuto anche di sali minerali e vitamine, in particolare calcio, manganese, fosforo, zinco e ferro per i minerali e le vitamine del gruppo B più la vitamina C. L’alto contenuto ovviamente è considerato paragonando la quinoa con grano e riso, non certo con gli agrumi ;)
Tutte queste caratteristiche rendono la quinoa un cibo completo, che può essere usato come piatto unico.

Io faccio anche i germogli con la quinoa. Sono velocissimi, in 3 massimo 4 giorni sono pronti da consumare (se non avete ancora un germogliatore, qui trovate le istruzioni per averne uno fai-da-te in cinque minuti). I germogli di quinoa hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, oltre ad avere le proprietà nutrizionali di cui sopra.
Su AAM Terranuova di Aprile 2008 ho letto anche che ci sono in corso studi farmacologici sui semi di quinoa che sembra abbiano alcune proprietà come l’azione antimutagena e anticancerogena. La stessa notizia l’ho trovata su Ma ho notato con interesse per esempio che lo Stanford Cancer Center, della prestigiosa Stanford University, inserisce la quinoa tra gli alimenti nella dieta per i malati di cancro, fornendo anche diverse ricette. Nella spiegazione di cosa sia la quinoa, dice anche che è sostituibile al grano in tutte le ricette, spronando a farlo.

Probabilmente a questo punto, se non avete mai provato la quinoa, vi sarà venuta voglia di averla :) Arriviamo allora a dove si compra. Io la trovo nella bottega di alimenti biologici Terracammina a Vigevano, il suggerimento è di cercare botteghe di questo genere vicino a voi. Ce ne sono sempre di più. Ma è ormai facile trovarla anche:
- nei negozi di alimentazione biologica
- nei negozi di alimentazione macrobiotica
- nei minimarket NaturaSì
- nei negozi del commercio equo e solidale
- nei supermercati. Ce l’hanno Coop e Esselunga, entrambe da agricoltura biologica.
Però fate un piccolo sforzo, cercate di comprarla almeno dal commercio equo e solidale: sulla quinoa ha messo gli occhi la Nestlé che sta investendo per standardizzarne la produzione. Non comprarla dalla grande distribuzione è meglio, altrimenti ci troveremo come al solito un alimento bello da vedere ma con meno proprietà nutrizionali. E sorvolo sulle condizioni di lavoro applicate dalle multinazionali alle popolazioni locali…

Quella più facile da trovare è la quinoa bianca, in semi da idratare. C’è anche un tipo rosso, che però io ho visto solo all’estero, in Italia non sono ancora riuscita a trovarla (le segnalazioni e gli avvistamenti sono benvenuti! :D ). I chicchi o semi, interi, si usano per minestre, zuppe, per contorni, piatti unici… gli impieghi sono tantissimi.

La farina di quinoa, un po’ difficile da trovare ma c’è anche in Italia, si può usare per fare il pane, i biscotti e viene usata negli Stati Uniti per l’alimentazione naturale durante lo svezzamento dei bimbi: si mette negli omogeneizzati (vedi proprietà sopra).

Cucinarla è a prova di negati ai fornelli: si sciacqua in acqua fredda, si mette nella pentola con l’aqua, poco sale e si lessa in 15 minuti. Per sapere quanta acqua mettere, si misura la quinoa e si mette il doppio della misura in acqua. Per farlo, io verso la quinoa nel misurino graduato, per esempio 100 ml. Poi metto il doppio di acqua, in questo caso 200 ml. Non fate l’errore di mettere 100 gr di quinoa e 100 ml di acqua ;)
Cuoce in circa 15 minuti e si conserva in frigo per più di una settimana! Io uso quella che avanzo dalle preparazioni come aggiunta fredda alle insalate, oppure adesso per le verdure ripiene. E veniamo alla ricetta dei pomodori ripieni di quinoa.

POMODORI RIPIENI DI QUINOA

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Ingredienti per 6 pomodori ripieni

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6 pomodori medi non costoluti
uno scalogno
150 gr di quinoa
il doppio di acqua rispetto alla quinoa (vedi su)
100 gr di tofu
parmigiano vegan da sminuzzare sopra
prezzemolo
pepe bianco in polvere
zenzero fresco
sale
olio extra vergine di oliva

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Mettere a cuocere la quinoa per 15 minuti in acqua leggermente salata. Intanto tagliare le calotte dei pomodori e svuotarli. Tenere la polpa tolta, evitando le parti con troppi semi o troppo liquide. Mettere un po’ di sale all’interno dei pomodori e lasciarli un po’ capovolti a rilasciare liquido. Passarli vuoti in forno a 180 gradi per qualche minuto, per farli asciugare meglio, posizionandoli in una pirofila oliata leggermente sul fondo.
In una padella, far appassire lo scalogno tagliato finemente (non tritato) in poco olio. Quando è dorato, unire la polpa di pomodoro a pezzettini e far saltare. Unire la quinoa e far saltare per qualche minuto. Spolverare di pepe bianco e grattuggiare infine un pochino di zenzero fresco, appena un’accenno. Versare il contenuto della padella in una ciotola e far raffreddare. Una volta tiepido, unire il tofu a cubettini e poco prezzemolo tritato. Con questo ripieno, riempire i sei pomodori schiacciando bene. Se si schiaccia bene il ripieno, al momento del taglio rimane bello compatto, altrimenti si crea un effetto ’sbriciolamento’ che non è molto gradito a chi deve rincorrere i chicchi di quinoa con la forchetta ;)
Gli artisti riescono a richiudere i pomodori con la loro calottina, io l’ho sempre bruciata quando ci ho provato, quindi ripiego su una finitura di parmigiano vegan e tofu, che gratinati mi piacciono anche di più ;)

Infornare a 200 gradi per 10 minuti (forno ventilato: 180 gradi per 10 minuti). Contate che il ripieno in pratica è già cotto, deve solo sciogliersi un po’ il tofu e gratinarsi la parte superiore. Si cuociono solo i pomodori e 10 minuti sono sufficienti di solito.

Altre ricette interessanti con la quinoa:

(segnalazioni di altre ricette pubblicate sono benvenute!)

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04/2008

MAGGIO VEGAN !

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Sarà che i manifesti tendono al viola ( :D )  ma a me piacciono tantissimo, come la carrellata di iniziative di seguito! Ce ne sono per tutti: chi già partecipa, chi vuole cominciare, chi ha un blog, chi scrive ricette, chi si propone di allargare le proprie vedute e capire il perché chi è vegan sta bene, non soffre di malnutrizione e anzi, scoppia di salute! :)   Non le solite campagne in cui vi mostriamo gli animali macellati, ma un nuovo messaggio, dove il perché si sceglie di essere vegan, per una volta, arriva dopo il ‘come’ si vive da vegan :) Credetemi: benissimo!
L’iniziativa lanciata con entusiasmo da AgireOra.org con l’infaticabile Marina Berati, consiste nel promuovere, con varie iniziative lungo tutto il mese di maggio, la scelta vegan, stavolta mostrandone gli aspetti positivi, anziché, come al solito, gli aspetti negativi del mangiare animali e loro prodotti.

Sullo spiegare i disastri – per gli animali, per l’ambiente, per la salute, per la società – del consumo di carne, latte, uova, siamo attrezzati, e lo facciamo in modo sistematico. Ma ci manca la parte “in positivo”, quella che davvero può spingere le persone a cambiare. È triste dirlo, ma più che la fondatezza dei PERCHÈ di questa scelta, è la facilità del COME, che può indurre al cambiamento di abitudini.

E dunque, accanto a iniziative informative “in negativo”, cioè che mostrano “i disastri” è necessario, estremamente necessario, fare anche iniziative “in positivo”, che mostrino i lati belli della scelta vegan, e che, soprattutto, facciano capire che non si deve rinunciare a nessun “piacere del palato”.

Per questo promuoviamo MaggioVegan, con una serie di iniziative da organizzare nel mese di maggio e un nuovo bellissimo volantino colorato che mostra in breve i perché, ma mostra soprattutto come e cosa si mangia! Partecipare in tanti è essenziale, ed è facile perché proponiamo varie modalità: ciascuno può scegliere quella che più gli si adatta!

Per tutto il mese di maggio, iniziative in tutta Italia per mostrare quanto facile e “bella” sia la scelta vegan!

Perché partecipare

Sullo spiegare i disastri – per gli animali, per l’ambiente, per la salute, per la società – del consumo di carne, latte, uova, siamo attrezzati, e lo facciamo in modo sistematico. Ma ci manca la parte “in positivo”, quella che davvero può spingere le persone a cambiare. E’ triste dirlo, ma più che la fondatezza dei PERCHE’ di questa scelta, e’ la facilità del COME, che può indurre al cambiamento di abitudini.

E dunque, accanto a iniziative informative “in negativo”, cioè che mostrano “i disastri” è necessario, estremamente necessario, fare anche iniziative “in positivo”, che mostrino i lati belli della scelta vegan, e che, soprattutto, facciano capire che non si deve rinunciare a nessun “piacere del palato”.

Per questo promuoviamo MaggioVegan, con una serie di iniziative da organizzare nel mese di maggio e un nuovo bellissimo volantino colorato che mostra in breve i perché, ma mostra soprattutto come e cosa si mangia!
Scarica e visualizza il pieghevole “Io passo a veg”!

Partecipare in tanti è essenziale, ed è facile perché proponiamo varie modalità: ciascuno puo’ scegliere quella che più gli si adatta!

Come partecipare

Queste sono le varie iniziative proposte:

Adottiamo almeno 25 università!

Si tratta di posizionarsi all’ingresso di una università e distribuire agli studenti i nuovi pieghevoli, portando però con sé una scorta anche dei classici “Perché vegan”, che sono più approfonditi, per darli ai più interessati.

E’ un’iniziativa facilissima, non ha bisogno di nessuna preparazione preventiva, né permessi: ci si reca una mattina davanti a un’università, e si sta lì 2-3 ore a volantinare. Si può fare da soli o in due. Se anche si lavora, si può prendere una mattinata di permesso, ne vale la pena…

Cerchiamo di raggiungere l’obiettivo di almeno 25 università coperte lungo il mese di maggio! Scrivici per dirci quanti volantinaggi di questo tipo vuoi fare e dove, ti manderemo il materiale necessario (servono circa 300 pieghevoli per persona per un volantinaggio di 2-3 ore). Scrivi a info@agireoraedizioni.org

Facciamo un tavolo informativo CON ASSAGGI e mostre a cartelloni

La cosa più efficace in assoluto è far assaggiare le specialità vegan! Proponiamo quindi di organizzare un tavolo informativo (non un presidio, perché serve un tavolo grande per appoggiare le delizie vegan!) con:

- distribuzione gratuita di cibo (magari con una scatola per le offerte libere);
- volantinaggio a tappeto ai passanti;
- esposizione di mostre a cartelloni NON con foto di macelli, ma, anche queste, in positivo (vedi sezione Materiali);
- esposizione dei manifesti “Io passo a veg” (vedi sezione Materiali);
- proiezione (su PC portatile, o su TV se avete un generatore o possibilità di attaccarvi alla corrente elettrica) a ciclo continuo di un filmato illustrativo (anche per questo, vedere la sezione materiali);

Certamente un tavolo informativo con assaggi di cibo è impegnativo, ma può ottenere risultati davvero efficaci, e far capire veramente cosa significa mangiare vegan. Il consiglio è quello di preparare piatti che vi vengono particolarmente bene (deve essere tutto buonissimo, per vincere le resistenze dovute ai preconcetti), ma nella sezione Materiali saranno comunque messe a disposizione delle ricette di esempio.

Come permessi occorre avere il permesso di suolo pubblicop rilasciato dal Comune: servono, a seconda dei comuni, da una a tre settimane per avere la risposta, quindi chiedete il permesso subito! Non serve essere un’associazione, ciascun cittadino ha diritto a fare un tavolo informativo, ma se vi appoggiate a un’associazione ONLUS (non semplice associazione non-profit) non pagate le marche da bollo.

Distribuiamo i volantini in buca delle lettere

Iniziativa molte semplice, da fare da soli, che non richiede permessi e preparazione: infilate il nuovo pieghevole nella buca delle lettere degli abitanti del vostro quartiere!

Facciamo un volantinaggio semplice in centro

Semplice anche questa, da fare da soli o in due (non di più, altrimenti diventa presidio e serve il permesso): posizionatevi in un posto di grande passaggio, e date via il volantino!

Materiali e istruzioni

Il pieghevole “Io passo a veg”

Scarica e visualizza il pieghevole “Io passo a veg”!
Questo serve solo per vederne il contenuto, se ti serve la versione stampata, richiedicela!

Cartelloni per il tavolo informativo

Saranno disponibili nei primi giorni di maggio delle foto da stampare in A3 (o in A4 e fotocopiare a colori in A3) per realizzare una mostra fotografica di piatti vegan e “vegan famosi”. Il consiglio è di posizionare queste foto (meglio se prima plastificate) su un tabellone di 70×100 cm, comodissimi quelli leggeri di un materiale simile al polistirolo. Potrete cosi’ facilmente realizzare una mostra di 4 tabelloni, con 6 foto per tabellone.
Queste foto andranno stampate a cura di ciascun gruppo partecipante, non vengono fornite già stampate.

Oltre a questo, si possono usare i 3 manifesti, di dimensioni 70×100 cm, della campagna “Io passo a veg”, che potete visualizzare qui:
Anteprima manifesti Io passo a veg

Questi manifesti sono disponibili già stampati, quindi nel richiedere i pieghevoli, diteci anche se vi servono: ve ne possiamo mandare da 1 a 3 copie per tipo. Andranno poi incollati su un pannello rigido. Si possono anche usare delle cornici a giorno di dimensioni 70×100 cm e incorniciare i manifesti, così non si rovinano, e poi riusare le cornici per altri manifesti in occasione di altri iniziative.

Infine, saranno disponibile dei cartelli in dimensioni A3 a in dimensioni 70×100 cm per invitare i passanti a fermarsi al tavolo e assaggiare il cibo vegan. Anche questi saranno disponibili nei primi giorni di maggio.
Questi cartelli andranno stampati a cura di ciascun gruppo partecipante, non vengono forniti già stampate.

Ricette suggerite

Saranno disponibili entro metà maggio una serie di “ricette consigliate”, ma conviene che ciascuno prepari i piatti che già conosce e che gli riescono meglio (ovviamente devono essere adatti a un buffet freddo in piedi).

Banner per i siti web

Metti sul tuo sito o blog un banner che punti a questa pagina, ci sono 2 banner disponibili, uno quadrato e uno in orizzontale:

(banner rimossi)

Se ti serve il codice html per inserire i banner, lo trovi qui: www.agireora.org/info/news_dett.php?id=488
Filmato e spot audio

Sarà disponibile entro metà maggio un video con immagini e spiegazioni sulla scelta vegan, la cucina, gli atleti e i personaggi famosi vegan.

Lo spot, da segnalare alle radio locali chiedendo di mandarlo in onda negli spazi dedicati al non-profit, è questo:

http://www.agireora.org/download/spot/vegfacile.mp3

Scrivi alla tua radio locale preferita dicendo loro di scaricare lo spot dal link qui sopra!

Richiedi i volantini e manifesti

Per semplificare le cose, sono resi disponibili dei “pacchetti standard” di volantini che potete richiedere in cambio di un minimo contributo – non obbligatorio – alle spese di stampa.

I pacchetti disponibili:

  • Pacchetto piccolo, per sola distribuzione in buca – 50-100 pieghevoli – contributo consigliato, non obbligatorio: 3 euro
  • Pacchetto per una singola “adozione di università”, 300 pieghevoli “Io passo a veg” più 50 pieghevoli “Perché vegan” – contributo consigliato, non obbligatorio: 6 euro
  • Pacchetto medio, per distribuzione in buca e piccolo volantinaggio – 500 volantini (diteci se ve ne servono meno, per non sprecarli) – contributo consigliato, non obbligatorio: 8 euro
  • Pacchetto grande, per tavoli informativi con volantinaggio – 1000-3000 volantini (diteci se 1000 o 3000 o valori intermendi in base alle vostre necessità) + 100 pieghevoli “Perché vegan” da dare ai passanti più interessati + da 1 a 3 manifesti per tipo “Io passo a veg” – contributo consigliato, non obbligatorio: 25-40 euro (a seconda della quantita’ di pieghevoli richiesta)

Scrivete a info@agireoraedizioni.org per dirci che pacchetto volete e a che indirizzo inviarlo. La richiesta va fatta almeno 2 settimane prima di quando vi serve il materiale.

I “contributi consigliati” comprendono le spese di spedizione e una parte delle spese di stampa (circa la meta’). Si fanno sottoforma di donazioni, quindi, chi vuole e può, può anche dare di più, chi non può, è libero di dare di meno o anche niente. Le donazioni si possono fare seguendo le istruzioni a questa pagina:

http://www.agireoraedizioni.org/donazioni.php

Città aderenti ai “tavoli informativi con assaggi” e recapiti

Aggiornamento al 21-4-2008

Scriveteci per darci notizie dell’organizzazione di un tavolo informativo, indicando il vostro recapito per farvi contattare da altri attivisti nella vostra città!

Chi vuole unirsi a un evento in corso di organizzazione, contatti i recapiti sotto elencati!

21 e 25 maggio – Torino
Il 21 maggio mattina davanti all’Università (Palazzo Nuovo), il 25 pomeriggio in centro, in luogo da definirsi. Tavolo informativo con assaggi in entrambe le occasioni – piemonte@agireora.org

Le informazione e l’intera iniziativa è a cura di AgireOra.org che questa volta, diciamocelo, ha superato se stessa! :D

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04/2008

MARMELLATA DI ARANCE SPEZIATA ovvero… QUELLO CHE AVANZA DALLE SCORZETTE AL CIOCCOLATO

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A quanto pare leggenda culinaria vuole che la realtà sia il contrario del mio titolo. Ovvero: sarebbe nata prima la marmellata delle scorzette e queste sarebbero solo un modo creativo di riutilizzare le bucce. Ho qualche dubbio in proposito visto che in molti paesi come la Spagna ho trovato marmellate di arance con dentro tutto, scorze, polpa… e semi! Si vede che i sevigliani sono l’equivalente dei nostri genovesi e non vogliono sprecare proprio nulla! Anche perchè, diciamocelo, le bucce degli agrumi fuori dalla cucina sono grossomodo inutili, non si possono buttare nemmeno nel compost se non in minima parte, quindi ai riciclatori estremisti danno qualche grattacapo (equipaje, stai sbuffando e alzando gli occhi al cielo, ti si vede da qui :D ).

Insomma, le scorzette erano la mia meta, la marmellata è stato il modo di riciclare la polpa di arancia… mica potevo buttare via 10 arance bio sane sane! Neanche fossi una novella Morticia Addams che taglia i boccioli di rose e si circonda di vasi di steli spinati!

Bene quindi, in questo pomeriggio sonnacchioso e pre-festivo aggiungo la ricetta della marmellata che nasce dopo le scorzette al cioccolato :D

Ingredienti:

10 arance sbucciate da agricoltura biologica
zucchero in quantità identica alla pesatura delle arance. io ho usato il fruttosio però.
1 limone da agricoltura biologica
1 stecca di cannella
1 stecca di vaniglia
4 chiodi di garofano

Io, come avrete già capito dagli ingredienti, sono di quella vecchia scuola marmellatara che non usa la pectina (orrore!) e tantomeno aggiunge acqua (doppio orrore!). Per la prima tornata di scorzette ho aggiunto alla marmellata in cottura lo sciroppo avanzato dall’ultima cottura delle arance: ho dovuto far cuocere mezz’ora in più e la marmellata è risultata troppo dolce, è un riciclaggio che secondo me non vale la pena. Però. A me piace la marmellata di arance amara. Se vi piace dolcissima, non mettete il limone e allungate con il suddetto sciroppo (o aumentate lo zucchero).

Procedimento: le arance sbucciate e il limone sbucciato, tagliati a pezzettini, in una pentola capiente. Si versa sopra lo succhero e si fa andare a fuoco medio, nel giro di poco le arance rilasciano l’acqua e il tutto diventa facile come girare una zuppa. Si aggiunge cannella, vaniglia e 4 chiodi di garofano… non sceglieteli troppo piccoli perché alla fine vanno ripescati.

Si lascia sobbollire per un’ora o più, dipende da quanto sono succose le arance. Quando raggiunge uno stadio un po’ più liquido della marmellata che desiderate, si toglie stecca di vaniglia, cannella, si ripescano i 4 chiodi di garofano e… è ora di invasarla.

Io di solito intanto che cuoce la marmellata sterilizzo i vasetti facendoli bollire in una pentola di acqua, poi li faccio asciugare capovolti fino a che non è pronta. Non uso il canovaccio da cucina per asciugarli perché i canovacci sono tra i principali veicoli di germi e schifezze varie, con le conserve è sempre bene non rischiare e usare barattoli di vetro ben sterilizzati, con tappi nuovi. Il vetro si ricicla nella campana del vetro, non riutilizzando la confezione delle olive in salamoia per la marmellata fatta in casa ;)

Ordunque, la marmellata è invasata, si mette a riposare rovesciata, appoggiata sul coperchio, in modo che esca bene tutta l’aria. Io di solito la lascio così qualche ora. Poi metto via in dispensa (luogo fresco, asciutto e buio) e si può consumare dopo una settimana. Si può anche subito, ma dopo una settimana il gusto è migliore :D

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22
04/2008

SCORZETTE DI ARANCIA AL CIOCCOLATO (ricetta)

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State guardando due kilogrammi di scorzette di arancia al cioccolato prodotte dalla sottoscritta. Vegan e da agricoltura biologica (Sia le scorzette che la sottoscritta, ovvio).
Tempo fa ne ho parlato lamentandomi del prezzo: 250 euro al kg! Secondo questa quotazione, dovrei aver prodotto 500 euro di scorzette, iva inclusa.

Sì, so cosa state pensando. Anche io ho avuto la tentazione di abbandonare il mio lavoro, darmi alla produzione di scorzette o quantomeno di correre a chiuderle in cassaforte. Il fatto è che per la prima opzione non basta fare le scorzette, bisogna costruirgli intorno anche tutta la pasticceria e il centro storico di Pavia. Continuerò a fare il mio lavoro. Per la seconda ipotesi invece, siccome la cassaforte non l’abbiamo, la mia metà ha provveduto a farle sparire nel giro di pochi giorni a colpi di mandibola.
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Comunque, visto che ero partita dal mio sbigottimento per il prezzo (e non erano nemmeno bio!!!), riprendo il discorso da questo punto: quanto ho speso.
Per 2 kg di scorzette al cioccolato ho usato:
10 grosse arance da agricoltura biologica Euro 2,58 (lo giuro! da Terracammina a Vigevano)
800 gr di cioccolato fondente del commercio equo Euro 12,00
1 kg di fruttosio Euro 2,98
1 stecca di vaniglia Euro 2,50
2 pezzi di cannella Euro 0,50
acqua
Totale 20,56 euro.
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Ho risparmiato quasi 480 euro! Per carità, li avrei risparmiati lo stesso tanto non avrei mai comprato 2 kg di scorzette, però bisogna ammettere che c’è una bella soddisfazione. :D Inoltre la mia metà che è un esperto in degustazione scorzette e critiche alle ricette vegane della sottoscritta ha dichiarato al primo tentativo che sono superiori a tutte quelle assaggiate finora :D Ne dovrò fare ancora prima che finiscano le arance!
Non ultimo, ovviamente non ho buttato via le arance dopo aver tolto le scorze. Ci ho fatto 4 vasetti di marmellata alle arance, ma questa è un’altra storia…
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Intanto, ecco la ricetta e i pochi ingredienti:
10 grosse arance da agricoltura biologica, io ho usato il tipo ‘tarocco di Sicilia’ ma non so quanto sia affidabile questa distinzione. Ci vogliono arance con la buccia grossa che si stacca facilmente.
800 gr di cioccolato fondente del commercio equo
1 kg di fruttosio (oppure zucchero semolato)
1 stecca di vaniglia
2 pezzi di cannella
acqua
un film: a un certo punto c’è da aspettare un’ora e mezza, io ho iniziato a farle dopo cena, ci vogliono 45 minuti tra sbucciatura e prime due cotture, poi c’è la terza cottura da un’ora e mezza… io a quel punto mi sono guardata un film e ho fatto un paio di pause per controllare la pentola. In questo modo la ricett lunga e labioriosa è stato un impegno marginale di una serata casalinga ;)
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Prima di tutto ho lavato bene le arance con bicarbonato. Poi ho tagliato tutte le calotte superiori e inferiori, è l’unica parte che si butta. Il resto della buccia va diviso in 4 spicchi e staccato come nell’immagine, in modo che la buccia si mantenga il più possibile intera.
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Le scorze vengono poi tagliate nella misura di 6 circa per ogni spicchio ottenuto. Quindi con 10 arance si ottengono 40 spicchi e di conseguenza 240 scorzette finali. Il taglio è una procedura di precisione in questa ricetta perché le scorzette tagliate troppo larghe non si candiscono bene e restano amare, mentre quelle tagliate troppo fini si spappolano in cottura andando a sporcare anche tutte le altre. Se vengono per caso scorzette troppo larghe, è meglio rifilarle, mentre per quelle troppo piccole, sebbene a malincuore è il caso di buttarle, onde evitare pasticci dopo.
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Come si vede dalle immagini la scorza bianca va lasciata ed è meglio scegliere arance con la buccia bella spessa, che si stacca con le mani e facilmente. Le arance a buccia fine non sono proprio utilizzabili per questo scopo. Bene, una volta ottenute le 240 scorze, si è fatto il lavoro più noioso&complicato, il resto è tutto in discesa :D
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A questo punto si mette a bollire 2 lt di acqua. La misura è in relazione alle scorzette: devono stare in acqua in modo che non stiano pigiate, l’acqua sobbollendo dovrà farle ‘ballare’ un po’. E’ meglio usare una buona pentola in acciaio inox con fondo pesante, perché la cottura, soprattutto la terza, deve essere lenta e uniforme, altrimenti si rischia di caramellare quelle sul fondo e lasciare crude quelle sopra.
E qui cominciano i tre giri di valzer:
1) una volta che l’acqua bolle, versare tutte le scorzette e mantenere la fiamma alta finché l’acqua non riprende a bollire. Quando riprende a bollire, attendere un minuto e poi scolare le scorzette. Io ho scolato le scorzette con una schiumarola e ho versato l’acqua aromatizzata all’arancia in un bidoncino: la uso per i diffusori di essenze, insieme a un pezzettino di cannella, così la casa ha un buon profumo di arancia e cannella :D
2) ripetere l’operazione del punto 1
3) preparare divano, lettore dvd, film e tisana: sta per arrivare il meritato riposo.
4) Versare nella pentola lo stesso quantitativo di acqua, nel mio caso 2 lt. Aggiungere il fruttosio, la stecca di vaniglia (riutilizzabile!) e la cannella. Una volta che giunge a ebollizione e lo zucchero si è ben sciolto, versare le scorzette. Lasciar fremere per un’ora e mezza, a fuoco lento. Guardarsi beatamente il film. L’acqua deve sobbollire, fremere, quel tanto più di cuocere e meno di bollire. Controllare che diventino traslucide prima di scolarle, alcune arance richiedono più tempo e altre meno.
Finito il film e finita la canditura.
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Terminata la canditura, si scolano e si fanno raffreddare su un piano di marmo per una notte o come ho fatto io che non ho piani di marmo, su piastre e ripiani del forno, occupando tutta la cucina. Tanto di notte non danno fastidio a nessuno e si è sparso un profumino lieto per tutta la casa :)
Bene, a questo punto me ne sono andata a dormire.
Il giorno dopo le ho riposte ad asciugare nel forno, senza accenderlo.
Il secondo giorno erano asciutte. La scorzetta asciutta sta in piedi da sola. La prendi in mano tra pollice e indice e rimane lì bella dritta. Se si piega o accenna a farlo, deve seccare ancora.
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Ultimo passaggio, anche questo l’ho fatto di sera dopo cena e ho lasciato asciugare di notte. Ma ho visto che il cioccolato si asciuga rapidamente, quindi si può fare anche di giorno, occupando la cucina per massimo un paio di ore di asciugatura.
Per l’ultimo passaggio ho sciolto il cioccolato a bagno maria, senza aggiungere nulla. Una volta sciolto, ho immerso le scorzette una a una, riponendole ad asciugare su fogli di carta oleata. Si può fare su un piano di marmo oliato leggermente con olio di semi, ma come dicevo prima il piano di marmo non ce l’ho e ho dovuto usare la carta oleata (carta forno) che è comunque andata benissimo.
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Gli ’schizzi’ di cioccolato li ho lasciati asciugare, poi una volta tolte le scorzette li ho raccolti e uniti al muesli ;)
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Ricapitolando, con 20 euro circa ho fatto:
2 kg di scorzette al cioccolato
4 vasetti di marmellata di arance
4 lt di acqua profumata all’arancia per bruciatori e umidificatori
gocce di cioccolato per il muesli
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250 euro al kg? Tzé! :D

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04/2008

IL RIBELLE E IL RIVOLUZIONARIO SONO DIVERSI

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Un’ultima riflessione, prima di tornare alla quotidianità delle mie personali ribellioni e a un paio di ricette che hanno addolcito questo periodo: le scorzette di arancia al cioccolato e i biscotti di avena e muesli (questo si chiama trailer ;) ).

Una riflessione semplice, anche un po’ banale. La scomparsa di alcuni estremismi è identificabile con la scomparsa dei rivoluzionari. O meglio, di chi pensa di essere tale solo perché in altri tempi e in altri contesti, a volte addirittura in altri paesi, quella corrente era rivoluzionaria. I rivoluzionari, compiono un ciclo breve, morendo poi di morte naturale insieme al loro tempo. Ciò che sopravvive sempre ed è essenziale al vero cambiamento è il ribelle.

Mi spiego con le parole di chi è stato un grande ribelle e continua ad essere un grande maestro della ribellione.

Un ribelle, per come intendo io questo termine, è un fenomeno spirituale. Il suo approccio è assolutamente individuale. La sua idea è questa: se vogliamo cambiare la società, dobbiamo cambiare l’individuo. La società in sé non esiste (…) Ovunque incontri qualcuno, incontri un individuo. Società non è altro che un nome collettivo privo di realtà, senza sostanza. (…)
Nessuna rivoluzione è ancora riuscita a cambiare gli esseri umani, ma sembra che non ce ne siamo accorti. Ancora continuiamo a pensare in termini di rivoluzione, di cambiamento della società, del governo, della burocrazia, delle leggi, dei sistemi politici. Feudalesimo, capitalismo, comunismo, socialismo, fascismo: tutti, a loro modo, erano rivoluzionari, e tutti hanno completamente fallito, un fallimento inequivocabile perché l’uomo è rimasto lo stesso. (…). Il ribelle è tuttora una dimensione inesplorata.
Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario appartiene a una sfera terrena; il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario non può stare da solo: ha bisogno di una folla, di un partito politico, di un governo. Ha bisogno del potere… e il potere corrompe. In particolare, il potere assoluto corrompe in modo assoluto.
Tutti i rivoluzionari che sono riusciti a prendere il potere ne sono stati corrotti. Non sono riusciti a cambiare le antura del potere e le su istituzioni; il potere ha cambiato loro e la loro mente, corrompendoli. La società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.
(…)
Il mondo ha conosciuto solo pochissimi ribelli. Ma ora è il momento: se l’umanità non riesce a produrre un gran numero di spiriti ribelli, i prossimi decenni potrebbero diventare la nostra tomba. Siamo molto vicini a quel punto di non ritorno.(…) Una discontinuità con il passato: questo è il significato della ribellione.
La ribellione è una discontinuità. Non è né riforma né rivoluzione: semplicemente, ti sconnetti da tutto ciò che è vecchio, Le vecchie religioni, le vecchie ideologie politiche, il vecchio essere umano… ti stacchi radicalmente da tutto cò che è vecchio; riparti da zero, inizi la vita da capo.
Il rivoluzionario cerca di cambiare il vecchio; il ribelle semplicemente ne esce, come il serpente che si lascia alle spalle la vecchia pelle senza mai guardare indietro.
(…)
Nei decenni a venire, o l’umanità scomparirà o sulla Terra farà la sua comparsa un nuovo essere umano con una visione diversa. Quel nuovo essere umano sarà un ribelle.

Osho, “Una nuova spiritualità per il ventunesimo secolo: non una rivoluzione politica ma una ribellione individuale” in Liberi di essere, Arcobaleno, 2007 (raccolta dei discorsi pubblici di Osho)

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