TOTEM E TABU’

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08/2008

TOTEM E TABU’

orologio_solare.jpg

Sono qui, più o meno. Vado e vengo, mi sono presa dei momenti di sano far niente che riempio con un insano desiderio di uscire e fare duemila cose più del solito, che si risolve tra l’altro nel non aggiornare mai questo sito, dimenticarmi di telefonare a Tizio e Caio e inviare invece una mail sorprendente a Sempronia che non sentivo da una vita. Vivo un momento così, come se uscissi da vent’anni di carcere e non mi restassero più di dieci giorni di vita.

Ultimamente ho ripreso anche a uscire in coppia, vedere amici, gente nuova, posti nuovi o a girare semplicemente a caso, una cosa che amo fare da sempre e che porta ottimi risultati, nonostante la mia metà ultimamente si sia incaponito con il Tom Tom. Io però ho imparato che per sopravvivere con un uomo è consigliato onorare, con un certo margine preventivo, il silenzio in caso di ultime meraviglie tecnologiche.

Abbiamo un nuovo totem, TomTom. E un nuovo tabu: non devo pronunciarmi contro TomTom. Io sospettavo già che un affare il cui nome va ripetuto due volte non poteva essere un’aggiunta troppo geniale alla mia vita… In ogni caso ora siamo un triangolo, lui lei e TomTom.
L’altro giorno TomTom ci ha portati a Genova – che ci sono sempre andata solo con i cartelli dell’autostrada e una cartina. TomTom però si è sparato la posa che lui ci sapeva andare senza pagare l’autostrada e con dei punti panoramici, si è aggregato. Dopo due ore stavamo ancora vagando per la Lomellina, però con dei paesaggi bellissimi. Arrivati a Genova abbiamo scoperto due aspetti interessanti di TomTom: primo che in mezzo ai palazzi genovesi cade in letargo cronico, dando indicazioni di massima tipo salire una collina passando attraverso le case. Secondo che la sua toponomastica è aggiornata al 1492 o giù di lì, quindi per farsi guidare da TomTom bisogna prima passare al catasto e farsi dare la mappa di Genova antica. Noi non ne eravamo provvisti e TomTom stava riuscendo a farci imbarcare per Tunisi.

Però queste non sono cose da far notare all’essere di sesso maschile che si innamora di TomTom, le cose brutte sono come le cose vere: non si dicono. Invece io l’ho detto e il livore del suo silenzio me ne ha fatto pentire subito. Per riscattare il suo amante siamo partiti a piedi alla ricerca di un bancomat, “guarda mi segnala tutti gli sportelli qui intorno, anche con il nome della banca“. Ottimo, ero sinceramente pronta a ricredermi, ma TomTom era deciso a farci fare 10 km a nuoto e tre di marcia in pineta prima di raggiungere il bancomat dietro l’angolo, il tutto in mezzo all’ilarità dei passanti. Complice il pranzo, TomTom è sparito nei meandri della mia borsa. Zitto. Totem contro tabù: 0 – 1

Andare a Genova aveva uno scopo preciso, visitare il castello D’Albertis, che è un posto bellissimo, anche lui pieno di totem e tabù. Ma io ho allertato subito il mio selfcontrol, ho settato la verbalizzazione su -10 e ascoltato in silenzio la visita guidata.
Il castello è il totem del capitano D’Albertis, ora sede del bel Museo delle culture del Mondo, che le preparatissime guide fanno visitare arrossendo come liceali del primo ottocento davanti ai non pochi tabù. Se passi davanti a una teca con raccolte di oggetti portati dal Capitano da tutto il mondo, ti elencano qualsiasi meraviglia dall’ornitorinco impagliato al vasetto Nasca, ignorando volutamente una scatola che fa bella mostra di un etto buono di cannabis rinsecchita. Inutile dire che noi invece ci siamo abbondantemente sgomitati davanti a erbe e calumet.
E se passi nella ricca sezione di etnomedicina sembra che nessuno noti la presenza di due peni seccati o meglio, la guida è ben lungi dall’introdurre il tabù. O il totem? ;)
L’apoteosi di questo inferno del tabù della guida culturale italiana è la sala turca: divanetti bassi, tappeti, ventagli, pipe, colori scuri, tessuti drappeggiati… vi fa venire in mente niente? La guida ha candidamente esternato che ‘non si sa precisamente a cosa servisse questa sala, forse per intrattenere gli amici‘. Il come, ovviamente, è un tabù. Io avrei un paio di idee, così, alla buona. Sarebbero associabili a quella cinquantina di cilum e pipe da oppio sparse per tutta la collezione, ma sono convinta che in perfetta buona fede alcuni di quei cilum potrebbero essere stati scambiati per colonne corinzie e catalogati come tali.

Comunque, mentre cavalcavo quest’onda anomala del conformismo immateriale, la visita mi è piaciuta molto, se capitate da quelle parti andateci, ne vale veramente la pena.
Io ci sono capitata perché mi affascinava questo personaggio che ha girato il mondo insegnando ovunque a costruire orologi solari, eterni. Ho scoperto che ha fatto tre volte il giro del mondo senza usare nessun motore e nessuno strumento elettronico. E mentre ammiravo gli orologi solari pensavo, ebbra di superiorità intellettuale, a TomTom chiuso nella borsa, umiliato dal suo antenato sestante. Ma non ho detto neanche questo, ben attenta a non rischiare quel guasto mentale che è la verità.

A proposito, il capitano era omosessuale, il che spiega alcune sue scelte. Ma anche questo, non si può dire. Tabù.

Ok, dai, dalla prossima giuro che torno a parlare di piante, orti & affini.

p.s.

Mi sono arrivate delle mail, non rimandatemele, mi sono arrivate, lo giuro. Sono solo lenta a rispondere. I link dei siti amici ecc. li rimetto al più presto, con il recente trasferimento del sito è successo che li devo riscrivere tutti a mano, abbiate pazienza.

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L’orologio solare nella foto sopra si trova al Castello D’Albertis, è stato restaurato nel 2006 da SOLARIA OPERE s.a.s. di Fabio Garnero & C., l’unica ditta artigiana italiana altamente specializzata nel settore delle meridiane, che opera nella progettazione, costruzione e recupero di quadranti solari, nonché nella catalogazione, tutela e diffusione del patrimonio gnomonico italiano.

tipo quadrante emisferico concavo – “Bacino Equatoriale Maggiore”.
declinazione -
diametro 76,5 cm. (interno)
gnomone polare.
demarcazioni linee orarie vere locali con demarcazioni al minuto primo, calendario giornaliero completo.
motto ROTUNDA IUCUNDA / HORA PROFUNDA.
altre iscrizioni Homan’s Solar Chronometer.
data originale riferibile al 1911 da documentazione fotografica d’archivio.
autore originale Homan’s Chronometer – Glasgow.
note sul quadrante Lo strumento funziona per mezzo di due bandelle bronzee su cui sono riportate:
a) sulla bandella fissa il calendario completo giornaliero con settori calcolati sulla base dell’equazione del tempo;
b) sulla bandella mobile il calendario completo giornaliero a settori regolari e l’orologio a ore vere locali demarcato al minuto primo.
Facendo coincidere la tacca relativa al giorno in cui si legge lo strumento della bandella mobile con quella corrispondente della bandella fissa, si ottiene l’ora vera locale esatta corretta dell’equazione del tempo.

Postato in Escursioni & Trekking, Giorno per giorno, Ridendoci sopra..., donne dududù | 13 Commenti

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