DE PROFUNDIS

Come sono allegra di lunedì, eh?
In realtà dovrei scrivere tutt’altro. Sì sì. Ne ho un paio a cui sto lavorando da un po’. Ma niente, queste due-tre considerazioni mi ballano in testa da tanto.
Mi dico: stai buona.
Mi dico: no no no. Non si fa.
Mi dico: non puoi sparare a zero sui lavoratori di Alitalia proprio ora.
Mi dico: occupati del tuo diavolo di orticello e lascia stare l’Alitalia.
Invece io non reggo più questa spinta buonista verso i lavoratori di Alitalia. Che ogni volta che si nominano bisogna farsi scendere la lacrimuccia di partecipazione empatica alle loro disavventure. Orde di lavoratori Alitalia che non si sono mai visti a una manifestazione o firmatari di qualche protesta, che ora sono presenti in tutte le tv, peggio della pasta Barilla. E dobbiamo tutti commuoverci per le loro vite dorate con villette a schiera, figli e agio borghese che vanno in frantumi. E commuoviamoci.
Io personalmente mi commuovo un filino di più per quelli che con mille euro al mese non si possono permettere nemmeno il monolocale. Mi commuovo per le coppie che coppie non possono essere perché gli affitti sono oltre le loro possibilità e devono continuare a fare i single. Mi commuovo per le coppie che lottando con i denti arrivano alla fine del mese ma non ad avere dei figli. Mi commuovo per i pensionati che devono far durare cinquecento euro per trenta giorni.
Io, che vivo il privilegio di chi una casa ce l’ha, che uno stipendio in qualche modo lo porta a casa, mi impegno ogni giorno qui (non da sola ovviamente) per chi a questi privilegi non è ancora potuto arrivare. Perché non siano più privilegi. E quindi, con cognizione di causa, posso dire che le signore hostess hanno ragione ma finora hanno avuto uno stipendio che oscilla dai 1500 ai 1800 euro al mese e che questo benessere non le ha spinte a essere più simpatiche oppure anche solo a interessarsi ai precari. Alla situazione disastrosa di questo paese. Perché loro non erano precarie o lo erano solo per poco.
Ma ora che sono loro a rischiare il posto, bisogna tutti mobilitarsi, commuoversi e adoperarsi per salvare il loro verde posteriore in tailleur Armani. Ma dove eravate quando c’erano da difendere cassintegrati, precari, stagisti… chi vi ha mai visto?
Ma comunque. Come sempre. Vi si difenderà lo stesso
Non foss’altro che per insegnarvi che è l’unione che fa la forza, non l’associazione di categoria. Egoisti.
A me, nonostante tutto, è rimasta persino la voglia di dire che non è giusto quello che vi sta succedendo.
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quella hostess di terra che lavorava nell’ufficio Alitalia di via Larga a Milano, che dopo avermi trattata con la sufficienza tipica delle hostess Alitalia, mi ha prenotato un volo su un aereo che non esisteva, creandolo sul computer per l’occasione. Colgo l’occasione per ringraziarla anche da parte degli altri 149 passeggeri del volo che si sono sentiti rispondere al check-in “Questo volo non esiste!”. Costo del biglietto quasi 800 mila lire.
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quella hostess che a Heathrow al momento dell’imbarco mi ha preso la carta d’imbarco di mano tutta intera, ha ciacolato allegramente con il figone pilota di turno, per poi tornare a chiedermi la carta d’imbarco e sostenere fino alla nausea che non gliel’avevo data, altrimenti mi avrebbe restituito il tagliando con scritto il mio posto, santa pazienza! Ovviamente la carta era finita tutta intera nella cassettina in cui lei le metteva con solenne sbadataggine. Va da sé che dopo avermi minacciato di tutto, dallo scarico del mio bagaglio già a bordo fino all’arresto da parte della polizia inglese se continuavo a insistere, non ha ritenuto opportuno estrarre dal suo vocabolario la parola ’scusi’ al rinvenimento della mia carta di imbarco nella sua cavolo di cassettina. Rinvenimento che – c’è bisogno di dirlo? – è avvenuto solo grazie all’intervento di figo-man pilota, desideroso di dimostrare che nella cassettina non c’era.
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quella hostess che mi ha sbattuto il contenitore caldo del pasto sul portatile cancellandomi un’ora di lavoro, proprio un secondo dopo che avevo detto che non volevo niente.
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quello steward che alla mia vicina di posto che chiedeva un altro bicchiere di acqua a causa di un forte mal di gola, ha risposto “signora il carrello delle bibite è già passato, mi ha preso per un bibitaro?“. Cosa sia un “bibitaro” è rimasto irrisolto…
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quell’equipaggio Alitalia che atterrando a Reggio Calabria non ha detto che i bagagli ce li dovevamo recuperare noi a mano dall’aereo fermo sulla pista. Era scontato, mon dieu! Mi ricordo bene come avete guardato noi gruppetto di milanesi stupiti dopo che avevamo girato in lungo e in largo il minuscolo aeroporto per trovare il nastro trasportatore (non c’era). Mi ricordo benissimo come ci avete derisi e detto con aria di superiorità “Lo dovete sapere che qui si ritirano direttamente dall’aereo, lo sanno tutti” facendoci passare per bifolchi che viaggiavano per la prima volta in vita loro. (Era semmai il contrario, c’è il nastro trasportatore persino all’aeroporto di Mombasa)
Nonostante abbia ancora ben nitido il ricordo di quel check-in kilometrico perché avevate deciso di aprirne solo uno e di come io e il mio collega avevamo quasi supplicato di passare perché dopo un’ora e tre quarti di coda il nostro aereo stava per partire. Sono arrivata alle 4.15 del mattino per prendere un aereo Milano-Bari che partiva alle 6.00 e avete avuto la grandissima faccia tosta di dirci che “Potevate venire prima!” con la vostra solita arietta di superiorità . Sì, potevamo senz’altro partire prima… se volevamo andare a Bari a piedi!
E mi fermo qui, ho accumulato parecchie ore di volo con voi signori Alitalia, ne avrei per scrivere un libro. Quelli sopra sarebbero errori normali, sviste di chi lavora, se non fossero sempre state servite con quell’antipatia e spocchiosità che ho spesso riscontrato nel personale Alitalia e che negli anni ti si piantano come una spina nella schiena facendoti evitare come la peste di prenotare uno dei loro costosissimi voli.
Ma io, al contrario di voi signori lavoratori Alitalia, so che i diritti dei lavoratori si chiedono e si ottengono per tutti, che le lotte per i lavoratori sono lotte di tutti, che devono riguardare tutti, anche se il lavoratore è un operaio della catena di montaggio e io sono un dirigente di un’altra azienda. Anche se prendo uno stipendio e non me ne può fregare di meno di firmare una petizione invece di prendere il caffé con la collega. Perché un giorno, cari signori, potrebbe toccare a voi e potrebbe non esserci più nessuno che se ne interessa. Se voi aveste lottato prima per i diritti degli altri, non sareste adesso in queste condizioni.
Io nonostante tutto me ne interesso e ho firmato petizioni e ho fatto nel mio piccolo tutto quel che potevo. Ma voi signori Alitalia verso di me vergognatevi, almeno un pochino, almeno per una volta.






Inviato il 29.f.08 alle 5:47 pm
Inviato il 29.f.08 alle 9:34 pm
Inviato il 30.f.08 alle 9:53 am
Inviato il 30.f.08 alle 11:19 am
Inviato il 30.f.08 alle 11:07 pm
Inviato il 1.f.08 alle 2:51 pm
Inviato il 1.f.08 alle 11:25 pm
Inviato il 2.f.08 alle 3:02 pm
Inviato il 12.f.08 alle 1:05 pm