130 TIPI DI PESTICIDI NELLA NOSTRA ACQUA

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12/2008

130 TIPI DI PESTICIDI NELLA NOSTRA ACQUA

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Sapete, sto valutando di aggiungere una categoria al blog: le notizie che non sentiremo mai al telegiornale. Questa è una, ne sono venuta a conoscenza per caso cercando informazioni su tutt’altro.

Ve la immaginate la Svezia con una notizia del genere? Telegiornali, giornali, dimissioni a raffica, ricercatori che accorrono con microorganismi depuratori dell’acqua e via così finché il problema non è risolto.

Io, invece, che sono una di quelle che scelgono la seconda tra acqua in PVC e acqua dell’acquedotto pubblico (qui per un po’ è ancora pubblico), vivo in Italia. L’Italia è un posto buffo. Un posto dove una notizia così, come quella che vi riporto sotto, papele papele, la trovi in una paginetta interna del Sole 24 Ore, tra due pubblicità, nella rubrica “Professionisti 24″, sottorubrica “Ambiente e Sicurezza”. Pubblicata il 29 di dicembre, che suppongo non sia una giornata di grandi vendite per un quotidiano su finanza e economia.

Vi lascio l’articolo qui sotto, così strabuzzate gli occhi anche voi, mal comune e mezzo gaudio. Io devo uscire di corsa prima che chiuda l’edicola… sapete com’è, stavo cercando il decreto di riferimento per la modalità di versamento delle ritenute per addizionale comunale all’IRPEF… ma ho trovato questo articolo. Ora devo assolutamente procurarmi Vogue e Marie Claire: a logica, quello che cerco è lì.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), raccogliendo l’eredità dell’APAT, sta dando seguito ad un’attività, avviata nel 2003, di coordinamento del piano nazionale di monitoraggio dei prodotti fitosanitari (meglio noti come pesticidi) nelle acque, attività che coinvolge le Regioni e le Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, che effettuano le indagini sul territorio e trasmettono i dati all’Istituto al quale è affidato un compito di indirizzo, di valutazione e di reporting delle informazioni.
I prodotti fitosanitari utilizzati nelle produzioni agricole sono potenzialmente pericolosi per l’uomo; in Italia si impiegano circa 300 tipi di sostanze diverse per un quantitativo di 150000 tonnellate all’anno.
I dati relativi al 2006 mostrano una contaminazione diffusa: su un totale di 1123 punti di monitoraggio delle acque superficiali il 57,3% è risultato infatti contaminato e nel 36,6% dei casi le concentrazioni di fitosanitari sono risultate superiori ai limiti previsti dalla legge per le acque potabili.
Nelle acque sotterranee, invece, sono risultati contaminati, a diverso grado, il 31,5% dei 2280 punti totali di rilevamento, con il superamento del limite di potabilità nel 10,3% dei casi.
Le analisi hanno rilevato la presenza nelle acque di varie tipologie di sostanze, ma gli erbicidi sono quelle più comunemente rinvenuti, fatto spiegabile sia per la loro modalità di utilizzo, che può avvenire direttamente al suolo, sia per il periodo dei trattamenti che ne determinano un trasporto più rapido nei corpi idrici superficiali e sotterranei.
Tra le sostanze più diffuse vi è la terbutilazina, utilizzata nella coltura del mais e del sorgo, e l’atrazina, sostanza ormai da tempo fuori uso.
Il piano di monitoraggio, oltre ad orientare le indagini sulle sostanze effettivamente presenti sul territorio e individuare le priorità in relazioni ai potenziali rischi ambientali, ha posto le premesse per la razionalizzazione e armonizzazione dei programmi regionali di monitoraggio realizzando cosi un sistema nazionale di controllo e di gestione dell’informazione sulla presenza dei pesticidi nelle acque.

“Dati ISPRA: presenti 130 tipi di pesticidi diversi nelle nostre acque”, Il Sole 24 Ore, 29 dicembre 2008

Nella foto sopra, una raganella nel nostro orto: una specie che scompare per colpa dei pesticidi presenti nell’acqua.

Postato in Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Orto bio, Pro consumatori | 8 Commenti

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12/2008

Felice Saturnalia a te :-)

Vorrei farti un augurio più vicino al mio modo di vivere e pensare, che è poi quello di molti che passano da questo sito.

In casa mia fa bella mostra di sé un albero (sintetico) addobbato a festa. Ha ormai una certa età e data la resistenza ci farà compagnia probabilmente per tanti altri anni. Ma non correre a conclusioni facili: non è un albero di natale. Il mio è un albero di Saturnalia.

Saturnalia è infatti l’antica festa in onore del dio Saturno, una delle più antiche del calendario festivo romano, la cui caratteristica di addobbo erano i rami di pino infiocchettati e colorati, spesso anche fuori dalle porte. Si celebravano ogni anno, in origine per un solo giorno, forse partendo dal 17 dicembre e proseguiva per più giorni, di solito fino al 26 dicembre. La festa di Saturnalia cadeva non a caso durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali. La festa, dedicata Saturno quale dio della fertilità, serviva anche ad augurare la fecondità della terra. Da qui l’uso di un sempreverde come il pino, per l’augurio di fertilità e prosecuzione della vita vegetale durante la pausa dell’inverno.

Durante Saturnalia si tenevano grandi banchetti cui era consentito di partecipare a tutti, indipendentemente dalla loro estrazione sociale e culturale. E cos’altro poteva mancare? Lo scambio di regali, c’era anche quello. Certo, poi sono arrivati i cattolici e le stesse date, gli stessi usi, sono stati adattati a tutt’altre faccende. Oggi è la festa del consumismo e dello spreco, che francamente in periodo di crisi fa anche un po’ tristezza.

Ma Saturnalia no, Saturnalia non è una festa triste: sono i giorni dell’anno in cui la terra riposa e non si può fare nulla, bisogna riposare, contemplare, rilassarsi, guardare agli altri con serenità. Sono giorni da regalarsi, da rispettare, come è giusto che si rispettino tutti i ritmi della Terra.

Allora eccomi qui sul divano, di fronte al mio pino di Saturnalia, che lentamente, oziosamente e serenamente ammicco un Felice Saturnalia a te :-)

Un abbraccio,

Erbaviola

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