

Per dovere di copyright e piacere di condivisione:
- La prima immagine è un manifesto del Ministero delle Politiche Sociali per la celebrazione del Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che aderisce alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
- La seconda immagine è una graffiante ma ahimé molto veritiera illustrazione di quello che capita a Gaza, opera del vignettista politico Carlos Latuff, particolarmente impegnato da anni nella denuncia dei regimi totalitaristi in corso, di coloro che cercano di affermare la loro supremazia con le armi e di chi ne fa invariabilmente le conseguenze maggiori: i civili. Nell’illustrazione sopra, guardando bene, le vittime di Gaza vestono l’uniforme dei campi di concentramento nazisti.
Visto che siamo in vena di citazioni, concludo con un pensiero da un discorso di David Grossman, scrittore israeliano che un paio di anni fa disse:
Look at what befell us. Look what befell the young, bold, passionate country we had here, and how, as if it had undergone a quickened ageing process, Israel lurched from infancy and youth to a perpetual state of gripe, weakness and sourness.
[...]
From where I stand right now, I beseech, I call on all those who listen, the young who came back from the war, who know they are the ones to be called upon to pay the price of the next war, on citizens, Jew and Arab, people on the right and the left, the secular, the religious, stop for a moment, take a look into the abyss. Think of how close we are to losing all that we have created here. Ask yourselves if this is not the time to get a grip, to break free of this paralysis, to finally claim the lives we deserve to live.
(David Grossman speaking at the memorial for Yitzhak Rabin in Tel Aviv, 6.11.2006)
Traduzione
“Guardate cosa ci è successo. Guardate cosa è successo alla giovane, orgogliosa, appassionata nazione che avevamo qui, e come Israele ha deviato dall’infanzia e giovinezza a un perpetuo stato di oppressione, debolezza e asprezza, come se avesse subito un processo di invecchiamento accelerato.
[...]
Da dove mi trovo ora, io prego, mi rivolgo a tutti coloro che ascoltano, i giovani che tornano dalla guerra, che sanno che sono quelli che vengono chiamati a pagare il prezzo della prossima guerra, ai cittadini, Ebrei e Arabi, alle persone a destra e sinistra, ai laici, ai religiosi, fermatevi per un attimo, date uno sguardo nell’abisso. Pensate a quanto siamo vicini a perdere tutto quello che abbiamo creato qui. Chiedetevi se non è questo il momento per avere una presa, di liberarsi da questa paralisi, per rivendicare finalmente la vita che meritiamo di vivere.”
(David Grossman discorso per la commemorazione della morte di Yitzhak Rabin a Tel Aviv, 6.11.2006)
Come gran parte degli israeliani, Grossman ha sostenuto Israele durante la guerra israelo-libanese del 2006, ma il 10 agosto 2006, insieme a Amos Oz e Abraham Yehoshua, ha parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per dei negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti” ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.
Due giorni dopo, suo figlio Uri, di 20 anni, militare di leva, è stato ucciso da un missile anticarro durante un’operazione delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano volta a massimizzare quanto ottenuto contro Hezbollah poco prima del cessate il fuoco imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Troppo tardi.
Il meme è semmai quello di prendere una posizione per la pace, in qualunque forma, finché si è in tempo.
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