GUARANA’ & TURPILOQUIO

31
01/2009

GUARANA’ & TURPILOQUIO

figaguarana.jpg

Quando leggerete questo post mi starò godendo un meritato relax. Spero. Mi seguirà comunque la preoccupazione di come ordinare al bar la nuova bevanda ai fiori di guaranà senza ridacchiare come una dodicenne.

Probabilmente ripiegherò sul solito Guaranito…

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30
01/2009

Haiku speranzoso

家 庭

Luce di sole,
balcone in progetto
neve si scioglie.

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Postato in al volo, Haiku | 3 Commenti

27
01/2009

Uno sguardo dentro l’abisso

giornatamemoria2009.jpg

Per dovere di copyright e piacere di condivisione:

  • La prima immagine è un manifesto del Ministero delle Politiche Sociali per la celebrazione del Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che aderisce alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
  • La seconda immagine è una graffiante ma ahimé molto veritiera illustrazione di quello che capita a Gaza, opera del vignettista politico Carlos Latuff, particolarmente impegnato da anni nella denuncia dei regimi totalitaristi in corso, di coloro che cercano di affermare la loro supremazia con le armi e di chi ne fa invariabilmente le conseguenze maggiori: i civili. Nell’illustrazione sopra, guardando bene, le vittime di Gaza vestono l’uniforme dei campi di concentramento nazisti.

Visto che siamo in vena di citazioni, concludo con un pensiero da un discorso di David Grossman, scrittore israeliano che un paio di anni fa disse:

Look at what befell us. Look what befell the young, bold, passionate country we had here, and how, as if it had undergone a quickened ageing process, Israel lurched from infancy and youth to a perpetual state of gripe, weakness and sourness.
[...]
From where I stand right now, I beseech, I call on all those who listen, the young who came back from the war, who know they are the ones to be called upon to pay the price of the next war, on citizens, Jew and Arab, people on the right and the left, the secular, the religious, stop for a moment, take a look into the abyss. Think of how close we are to losing all that we have created here. Ask yourselves if this is not the time to get a grip, to break free of this paralysis, to finally claim the lives we deserve to live.
(
David Grossman speaking at the memorial for Yitzhak Rabin in Tel Aviv, 6.11.2006)

Traduzione

“Guardate cosa ci è successo. Guardate cosa è successo alla giovane, orgogliosa, appassionata nazione che avevamo qui, e come Israele ha deviato dall’infanzia e giovinezza a un perpetuo stato di oppressione, debolezza e asprezza, come se avesse subito un processo di invecchiamento accelerato.
[...]

Da dove mi trovo ora, io prego, mi rivolgo a tutti coloro che ascoltano, i giovani che tornano dalla guerra, che sanno che sono quelli che vengono chiamati a pagare il prezzo della prossima guerra, ai cittadini, Ebrei e Arabi, alle persone a destra e sinistra, ai laici, ai religiosi, fermatevi per un attimo, date uno sguardo nell’abisso. Pensate a quanto siamo vicini a perdere tutto quello che abbiamo creato qui. Chiedetevi se non è questo il momento per avere una presa, di liberarsi da questa paralisi, per rivendicare finalmente la vita che meritiamo di vivere.”
(David Grossman discorso per la commemorazione della morte di Yitzhak Rabin a Tel Aviv, 6.11.2006)

Come gran parte degli israeliani, Grossman ha sostenuto Israele durante la guerra israelo-libanese del 2006, ma il 10 agosto 2006, insieme a Amos Oz e Abraham Yehoshua, ha parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per dei negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti” ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.
Due giorni dopo, suo figlio Uri, di 20 anni, militare di leva, è stato ucciso da un missile anticarro durante un’operazione delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano volta a massimizzare quanto ottenuto contro Hezbollah poco prima del cessate il fuoco imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Troppo tardi.

Il meme è semmai quello di prendere una posizione per la pace, in qualunque forma, finché si è in tempo.

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Postato in Giorno per giorno, Stili di vita INsostenibili | 11 Commenti

22
01/2009

CHI COLTIVA NATURALE PAGA COME CHI IMPESTA L’AMBIENTE: DIAMOCI UN TAGLIO!

ribelleerivoluzionario_1.jpg
Intanto che finisco di metter mano ai preparativi per il mio nuovo orto sul balcone (a proposito, avete visto che ci riuniamo qui? Siete tutti invitati!!!), segnalo questa petizione importante per noi che abbiamo in testa la pulizia del mondo e le erbette autoprodotte ;) Mi è stata segnalata da Rugiada, che con mio sommo piacere nonché interesse, è tornata a metter mano al suo blog.
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Siccome il testo della petizione è lungo e so che vi annoiate e non leggete e non firmate perché siete tutti ecologisti in carriera, ve lo riassumo io, così non avete scuse per non firmare.
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Motivo della petizione: chiedere un tavolo di confronto al Ministro per le Politiche Agricole sul fatto che chi coltiva un pezzetto di terra con metodi naturali (biologico, sinergico, permacultura, biodinamico ecc.) quindi inquinando zero e pesando poco sull’ambiente al momento è soggetto allo stesso regime normativo, sanitario e fiscale di chi fa agricoltura intensiva con pesticidi, anticrittogamici e pestilenze varie. Vi pare giusto che questi due ambiti siano soggetti alle stesse normative e regimi fiscali? A me no. Deve essere applicato il modello di altri paesi europei: chi fa una scelta di tutela per l’ambiente, deve essere premiato.
Firmate da questa pagina e non vi preoccupate, nessun dato inserito viene esposto o pubblicato online.
* * *

Le associazioni contitolari della Campagna si sono riunite a Torriglia (GE) in occasione dell’incontro del “Mandillo dei Semi” per dare inizio ufficiale alla raccolta di firme della petizione per una legge che istituisca la figura del contadino. Un nuovo contadino, o una nuova contadina. Liberi dalla burocrazia, dediti alla vendita diretta, orientati all’autosufficienza, soldali fra di loro, rispettosi della fertilità della loro terra e della biodiversità rurale, non sono imprenditori agricoli, non chiedono finanziamenti pubblici, non ambiscono a possedere grandi appezzamenti di terreno. Ma chiedono di poter esistere e di esseere lasciati in pace, soprattutto dalla burocrazia e dai regolamenti di mercato.

In “Lettere a una professoressa” (1967) don Lorenzo Milani ricordava che “nulla è più ingiusto che fare parti uguali tra disuguali”. Così, anche trattare allo stesso modo, con lo stesso regime normativo, sanitario e fiscali

  • chi, da una parte, pratica un’agricoltura di basso o nessun impatto ambientale, fondata su una scelta di vita legata a valori di benessere o ecologia o giustizia o solidarietà più che a fini di arricchimento e profitto; un’agricoltura quasi invisibile per i grandi numeri dell’economia, ma irrinunciabile per mantenere fertile e curata la terra (soprattutto in montagna e nelle zone economicamente marginali), per mantenere ricca la diversità di paesaggi, piante e animali, per mantenere vivi i saperi, le tecniche e i prodotti locali, per mantenere popolate le campagne e la montagna; e

  • chi, invece, pratica un’agricoltura orientata al profitto e all’ottenimento di premi e contributi; spesso fondata su monocolture monovarietali; erosiva della biodiversità, dell’acqua e della fertilità del suolo; disattenta per la salute di chi lavora la terra e i suoi prodotti e di chi li consuma; indifferente allo sfruttamento delle persone e delle risorse ambientali;

è prontamente ingiusto e – se la legalità si fonda sulla giustizia – illegale.

Scopo della Campagna è raccogliere, nel corso del 2009, il più alto numero di adesioni (di organizzazioni) e di firme (di persone) per arrivare a chiedere al Ministro delle Politiche Agricole e ai Presidenti delle Regioni l’apertura di tavoli di confronto e dialogo sui 5 punti proposti, come primo passo per iniziare a distinguere la figura e il ruolo dei contadini e liberarli per quanto sia possibile dalla burocrazia che ne appesantisce e ne ostacola (per non dire “ne impedisce”) il lavoro.

Altro scopo della Campagna è riunire sotto un primo cartello di richieste semplici (anche se non ottenibili in modo semplice) e concrete alcune tra le necessità e soluzioni comunemente denunciate da chi lavora dentro e intorno al mondo rurale.

Le organizzazioni (formali o non formali, nazionali o locali) sono invitate ad aderire alla Campagna come promotori e contitolari o a dare comunque un sostegno attivo per la sua buona riuscita.

Finora sono promotori e contitolari della Campagna cinque organizzazioni: di queste due fanno parte della Rete Semi Rurali: il Consorzio della Quarantina e Civiltà Contadina. Le altre organizzazioni sono: Rete Bioregionale Italiana, associazione Antica Terra Gentile, rete Corrispondenze e Informazioni Rurali. Oltre ai promotori, sostengono la Campagna il collettivo Critical Wine / Terra e Libertà di Genova, il Consorzio Valle Scrivia, la rivista AAM Terranova, il sito www.ruralpini.it

Alla proposta di adesione inviata alle altre organizzazioni della Rete Semi Rurali nel settembre scorso non è finora seguita alcuna adesione, né sono state finora fatte azioni di sostegno da parte del coordinamento della stessa Rete.

Pur non essendo la Campagna ancora entrata nel vivo del suo svolgimento, sono già giunte alcune centinaia di adesioni, soprattutto dal centro Italia, ed è stata presentata pubblicamente in provincia di Alessandria, Bergamo, Genova, Milano, Udine e Verona.

Firma anche tu la petizione!

Postato in Giorno per giorno, Orto bio, Stili di vita sostenibili | 10 Commenti

20
01/2009

Io NON uso Facebook

Foto di Smilespedia

NON USO FACEBOOK*, non accetto inviti su facebook. Facebook non serve a farsi nuovi amici, ma solo a trasferire online la mappatura delle relazioni sociali già esistenti. Solo chi ti conosce ti trova, mentre gli altri restano fuori dalla porta. Come a casa. E quindi?

Io sono per le relazioni sociali solide: non me ne frega una beata fava se hai 300 contatti o 1, ma se mi inviti a bere un té e sei simpatico/a ci vengo, altrimenti no. E puoi anche conoscere tutto il mondo, non ci vengo. Non mi interessa sapere l’elenco dei tuoi prodotti preferiti e dei tuoi libri preferiti però puoi parlarmene davanti a una cioccolata. Di un libro per volta preferibilmente, del perché e del percome.
E sai una cosa? Se su Facebook citi tra i tuoi libri preferiti l’Ulisse di Joyce puoi anche pensare di fare la figura dell’intellettuale. Ma davanti a una tazza di té è più difficile, perché o l’hai letto davvero o la figura è grama.

Non ultimo, non me ne frega assolutamente niente di incontrare vecchi compagni di scuola, vecchi colleghi e il cugino australiano: se non ci incontriamo più di nostro, un motivo ci sarà. La Marilù la sento ancora dalle medie e la Francy dall’università, è evidente che non mi serva Facebook.

Questo capitalismo della relazione sociale non mi entusiasma e ancor meno l’idea che qualcuno attinga dai miei poveri averi dopo aver ricostruito online la mia vita sociale. Negli USA si contano già i conti bancari svuotati grazie a questa massimizzazione dei dati personali online.

L’anno scorso sul Guardian, il caro Tom Hodgkinson scriveva:

E’ un sito che incoraggia una competitività inquietante. Oggi sembra che nell’amicizia non conti la qualità, ma solo la quantità: più amici hai, meglio stai. [...]

Facebook è un altro esperimento ipercapitalista. Si possono fare soldi con l’amicizia? E’ possibile creare comunità svincolate dai confini nazionali (e vendergli la Coca-Cola)? Il sito non crea niente di orignale. Non fa niente. Si limita a mediare rapporti già esistenti.

I creatori di Facebook non devono fare quasi niente. Se ne restano seduti mentre tre milioni di “Facebook-dipendenti” caricano spontaneamente dati anagrafici, fotografie e liste dei lori prodotti preferiti. Dopo aver costruito questo immenso database di esseri umani, Facebook non fa altro che rivendere le informazioni agli inserzionisti . [...]

E poi, cari utenti di Facebook, avete letto le dichiarazioni del sito sulla riservatezza dei dati? In sostanza vi dice che la privacy non esiste. Facebook si dichiara a favore della libertà, ma in realtà somiglia ad un regime totalitario, virtuale e ideologicamente orientato, con una popolazione che presto supererà quella britannica.

Condivido pienamente, non avrei saputo dirlo meglio. (L’articolo completo, a proposito, lo trovate QUI)

_________Aggiunta postuma __________

Stante un certo numero di email che ho ricevuto circa le mie frequentazioni FaceBook… sì, è vero, l’ho utilizzato per lavoro. PER LAVORO. Cioè: dall’altra parte. Sfruttando il potenziale di marketing di FB, non entrandoci con tutti e due i piedi ;) (certo che però siete veramente delle suocere saccenti, tu guarda che amici che mi scelgo! ne cercherò di nuovi su facebook prrrrrr!!!! :D )

_______ *Aggiunta – maledizione!!! – del 20 marzo 2009 _____

Tra gli improperi (e credetemi, non sono stati pochi!) ho dovuto attivare un profilo FaceBook per erbaviola:

http://www.facebook.com/profile.php?id=1645213753&ref=profile

Nome: Erba  Cognome: Viola

(e non lamentatevi, è già tanto se non mi sono iscritta come Eva Kant o Sbiru Lino )

Il motivo è che ci sono una ventina di angeli delle adozioni che hanno scelto facebook per i contatti e non posso rinunciare a staffette e adozioni di pelosi per un mio puntiglio tecnologico. L’altra è che ora sostengo la lista civica per il comune di Pavia, perché sono persone belle e pulite. Insomma… ho dovuto fare sto benedetto profilo ma resto imperturbabile della mia idea, quella sopra.

Postato in al volo, Boicottaggi | 34 Commenti

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