Giorno per giorno

Uno sguardo dentro l’abisso

 

giornatamemoria2009.jpg

Per dovere di copyright e piacere di condivisione:

  • La prima immagine è un manifesto del Ministero delle Politiche Sociali per la celebrazione del Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che aderisce alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
  • La seconda immagine è una graffiante ma ahimé molto veritiera illustrazione di quello che capita a Gaza, opera del vignettista politico Carlos Latuff, particolarmente impegnato da anni nella denuncia dei regimi totalitaristi in corso, di coloro che cercano di affermare la loro supremazia con le armi e di chi ne fa invariabilmente le conseguenze maggiori: i civili. Nell’illustrazione sopra, guardando bene, le vittime di Gaza vestono l’uniforme dei campi di concentramento nazisti.

Visto che siamo in vena di citazioni, concludo con un pensiero da un discorso di David Grossman, scrittore israeliano che un paio di anni fa disse:

Look at what befell us. Look what befell the young, bold, passionate country we had here, and how, as if it had undergone a quickened ageing process, Israel lurched from infancy and youth to a perpetual state of gripe, weakness and sourness.
[…]
From where I stand right now, I beseech, I call on all those who listen, the young who came back from the war, who know they are the ones to be called upon to pay the price of the next war, on citizens, Jew and Arab, people on the right and the left, the secular, the religious, stop for a moment, take a look into the abyss. Think of how close we are to losing all that we have created here. Ask yourselves if this is not the time to get a grip, to break free of this paralysis, to finally claim the lives we deserve to live.
(
David Grossman speaking at the memorial for Yitzhak Rabin in Tel Aviv, 6.11.2006)

Traduzione

“Guardate cosa ci è successo. Guardate cosa è successo alla giovane, orgogliosa, appassionata nazione che avevamo qui, e come Israele ha deviato dall’infanzia e giovinezza a un perpetuo stato di oppressione, debolezza e asprezza, come se avesse subito un processo di invecchiamento accelerato.
[…]

Da dove mi trovo ora, io prego, mi rivolgo a tutti coloro che ascoltano, i giovani che tornano dalla guerra, che sanno che sono quelli che vengono chiamati a pagare il prezzo della prossima guerra, ai cittadini, Ebrei e Arabi, alle persone a destra e sinistra, ai laici, ai religiosi, fermatevi per un attimo, date uno sguardo nell’abisso. Pensate a quanto siamo vicini a perdere tutto quello che abbiamo creato qui. Chiedetevi se non è questo il momento per avere una presa, di liberarsi da questa paralisi, per rivendicare finalmente la vita che meritiamo di vivere.”
(David Grossman discorso per la commemorazione della morte di Yitzhak Rabin a Tel Aviv, 6.11.2006)

Come gran parte degli israeliani, Grossman ha sostenuto Israele durante la guerra israelo-libanese del 2006, ma il 10 agosto 2006, insieme a Amos Oz e Abraham Yehoshua, ha parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per dei negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti” ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.
Due giorni dopo, suo figlio Uri, di 20 anni, militare di leva, è stato ucciso da un missile anticarro durante un’operazione delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano volta a massimizzare quanto ottenuto contro Hezbollah poco prima del cessate il fuoco imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Troppo tardi.

Il meme è semmai quello di prendere una posizione per la pace, in qualunque forma, finché si è in tempo.

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11 Comments

  • Reply Nina gennaio 27, 2009 at 4:56 pm

    Che bel post Erbaviola!!!
    Peccato che l’abbia letto solo adesso! Il messaggio di Grossman è veramente bello, un grande messaggio di pace e di non violenza. Di rispetto per tutti. Se permetti copio la tua traduzione e lo leggo domani in classe 🙂 Un abbraccio! Nina

  • Reply Jakoz gennaio 27, 2009 at 5:00 pm

    Stamattina per attraversare Oxford Street ci ho messo più di un’ora, tra manifestanti palestinesi, manifestanti israeliani e polizia ovunque… più che il giorno della memoria, sembra un reality su Gerusalemme!!!!

  • Reply nadir gennaio 27, 2009 at 5:45 pm

    io sono per la pace, ma se qualcuno mi pesta ripetutamente i piedi, poi rispondo con i calci.
    Con questo non giustifico gli Israeliani, ma hanno la loro parte di ragione; mi dirai che c’è l’hanno anche i Palestinesi; è vero, ma allora perchè non cercare il dialogo, invece dell’annientamento del “nemico” ?

    PS: “per fare la guerra o la pace bisogna essere almeno in due”

  • Reply Erbaviola gennaio 27, 2009 at 5:57 pm

    @Nina: ollallà, bentornata! 🙂 Periodo di scrutini eh? 😉 Sì il discorso di Grossman è veramente carico di messaggi di pace. Poco conosciuto fuori da Israele, ma un bel discorso davvero.

    @Jakoz: e tu dove stavi andando, da Harrod’s a fare shopping? 😉 Perché solo tu puoi decidere di attraversare Oxford Street in giorni come questo…!!!

    @nadir: appunto 🙂 Infatti ho scritto “Il meme è semmai quello di prendere una posizione per la pace, in qualunque forma, finché si è in tempo.” E il discorso è di Grossman, non di un’attivista di Hamas…

  • Reply equipaje gennaio 27, 2009 at 6:28 pm

    Grazie. Per questo post, per citare Grossman, ma soprattutto per la vignetta di Latuff, che vale più di mille discorsi. Smack! *

  • Reply matteo gennaio 27, 2009 at 7:16 pm

    @nadir: un paio di cose a proposito del dialogo.

    A Gaza ci sono circa un milione e mezzo di persone. Quasi tutte non ci vorrebbero nemmeno stare. Sono state condotte lì nel 48 dall’esercito israeliano. Abitavano in villaggi vicino a Gaza (tipo Ashkelon e Beersheba).

    Questa gente, che è lì per la maggior parte contro la propria volontà, vive sotto l’occupazione israeliana dal 1967 (la Guerra dei sei giorni, per chi non era attento a scuola). Israele controlla l’accesso, l’import, l’export e chiunque decida di entrare e uscire dall’area. Le coste sono controllate da Israele, così come lo spazio aereo. Essendo quindi una forza di occupazione, dovrebbe leggersi la Quarta Convenzione di Ginevra.

    Appena Hamas ha vinto le elezioni, il blocco è diventato maggiore. Problemi di carburante, di elettricità, di viveri… E si è arrivati alle solite conseguenze: problemi igienici, mancanza d’acqua, disoccupazione, denutrizione… Le solite cose che accadono in questi casi, insomma.

    Con l’accordo del cessate il fuoco (lo scorso giugno) ci furono migliorie. Lo stesso governo Istraeliano (quindi non Hamas) contò la riduzione dei lanci di razzi palestinesi da svariate centinaia a meno di venti nei quattro mesi dopo. Purtroppo il cessate il fuoco fu interrotto da Israele, con un bell’attacco di aria e di terra.

    Da allora, un conto approssimativo ci dice che sono morti (e il conto si ferma ai primi di gennaio) 700 palestinesi contro 12 israeliani. I primi, quasi tutti civili, i secondi, quasi tutti militari.

    Il capo delle Forze di Difesa Istraeliane, nel 2002, disse una cosa che sembra essere uno dei motivi fondamentali di questa guerra (vergognosa, come tutte le guerre): ”Occorre far capire ai palestinesi nei recessi più profondi della loro coscienza che sono un popolo sconfitto.” Parole di Moshe Yaalon.

    Ci sarebbe anche un post scriptum, che è questa frase copiata e incollata pari pari dal New York Times: “Quando Hamas fu fondata nel 1987, Israele era per lo più preoccupata del movimento Fatah di Yasser Arafat e pensò che una organizzazione religiosa palestinese avrebbe aiutato a indebolire Fatah. Israele calcolò che tutti quei fondamentalisti musulmani avrebbero passato il loro tempo a pregare nelle moschee, così diede un giro di vite a Fatah e permise a Hamas di crescere come forza alternativa”. Lo scrive Nicholas Kristof.

    Io sono un pacifista. Un pacifista reale. E non giustifico le guerre, perché giustificare una guerra è come giustificare uno stupro. Sì, non ci sarebbe da stuprare nessuna, però…
    Il giorno della memoria dovrebbe farci ricordare persone morte in modi vergognosi, uccise da gente vergognosa. Io ricordo questa gente stringendo la mano a loro e a tutte quelle persone che sputano sulla guerra e su qualunque giustificazione la renda lecita.

    E per fortuna, Istrale è una nazione piena di gente che ha lo stesso mio schifo per questa guerra. Solo che la televisione li intervista poco.

  • Reply nadir gennaio 27, 2009 at 9:46 pm

    @erbaviola, conosco Grossmann, ho letto qualche suo libro.
    @matteo, non metto in dubbio le tue parole. Però credo che quei 700 morti, non debbano stare tutti sulla coscienza degli israeliani. Purtroppo dall’una e dall’altra parte non si vuole ragionare e raggiungere un’accordo e i civili sono e saranno vittime dei soldati, da una parte, e dei kamikaze dall’altra.

  • Reply matteo gennaio 27, 2009 at 10:42 pm

    @nadir, ti rispondo solo per dovuta cortesia, non certo per mettere in piedi una guerra dialettica, se no che pacifista sarei 🙂

    La coscienza degli israeliani è pulita. Molti di loro, come me, questa guerra non la vogliono. Manifestano, scrivono libri, vanno in esilio. Si dice che se si è contro la guerra si è contro gli israeliani, ma non è altro che una scusa per continuare a farla in tutta tranquillità.

  • Reply Erbaviola gennaio 29, 2009 at 12:26 am

    Come sempre, le singole persone sono ottime, ma i danni li fanno quando si trasformano in nazioni o, ancor peggio, aziende. 😉

  • Reply Alessandra febbraio 5, 2009 at 12:00 am

    Ciao, sono capitata per caso per la prima volta oggi sul tuo sito, ed ho visto questo post…esprime proprio ciò che ho pensato qualche giorno fa rivedendo il bellissimo film “Valzer con Bachir” (di cui consiglio caldamente la visione) che parla del massacro nei campi profughi di Sabra e Chatila a Beirut nel 1982.
    Se memoria ci dev’essere, allora sia, ma per tutte le stragi, e per tutti gli uomini morti a causa di ideologie e violenze assurde…Non sono un’esperta della questione israelo-palestinese e non ho intenti polemici, ma davvero dopo il film e pensando ai fatti più recenti mi è venuto da chiedermi se gli israeliani abbiano tratto una lezione di umanità dalla dolorosissima esperienza dei campi di sterminio, o se non stiano semplicemente riproponendo la stessa violenza, soltanto sotto un’altra forma.

  • Reply Erbaviola febbraio 5, 2009 at 5:22 pm

    Ciao Alessandra, hai proprio ragione, Sabra e Chatila hanno riempito i telegiornali anni e anni fa, ma ormai non se ne ricorda quasi più nessuno. Tutti sanno dei lager ma pochissimi sanno in che condizioni sono stati deportati e costretti a vivere a Sabra e Chatila i profughi di Beirut. Grazie per averlo ricordato qui.

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