04/2009
IL BILANCIO NUTRITIVO & ORTO SUL BALCONE
Latito, apparentemente, ma ci sono. Sono persa dietro ad alcune cose che sto scrivendo e ad alcune altre che sto leggendo.
In questi ultimi anni si è parlato molto di orto sul balcone in termini di agricivismo, di scelte indipendenti, di ecologia, sostenibilità, di guerrilla gardening e persino nell’uso di orrendi neologismi come “balconaggio”. Se ne è parlato molto poco, invece, in termini di tecniche vere e proprie e in termini di bilancio nutritivo.
Il bilancio nutritivo è semplicemente la differenza tra il nostro consumo di prodotti agricoli e la capacità di produrli nella nostra area geografica.
In un mondo ideale, la vita dell’uomo sarebbe a impatto quasi zero se coltivasse il cibo che consuma, nell’area in cui vive.
Nelle metropoli, per esempio, questo rapporto è inversamente proporzionale: la coltivazione è praticamente pari allo zero, ma il consumo di prodotti agricoli è tra i più alti.
Ecco allora che coltivare un orto sul balcone non è solo un gesto di indipendenza e una soddisfazione personale, ma anche un primo passo, alla portata di tutti, verso un bilanciamento nutritivo, tra ciò che produciamo e ciò che consumiamo.
Ho trovato fortunosamente in un mercatino una pubblicazione meravigliosa che farà l’invidia degli amici bio-architetti e anche di quelli bibliofili: Giovanni Astengo, Mario Bianco, Agricoltura e urbanistica, Vicolongo, 1945
Due grandi urbanisti italiani, già nel 1945 parlano di quello che oggi è l’agricivismo e analizzano le necessità di una città per raggiungere il bilancio nutritivo. Quanto terreno bisogna coltivare per nutrire un individuo? Si può valutare il dominio agricolo di un centro abitato? Quanti agricoltori occorrono per nutrire una città?
Mi ci sto perdendo…
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