I VERI GIORNALISTI VANNO SOSTENUTI

27
11/2009

I VERI GIORNALISTI VANNO SOSTENUTI

Intanto che mi preparo per ricevere la cittadinanza onoraria dal Castorama e le chiavi dell’Ikea, nel weekend di fai-da-te forzato in cui ho programmato venti lavori di cui solo uno verrà portato al massimo fino a metà, intanto che finisco per davvero la guida sulla germogliazione che ho sbandierato nello scorso post, volevo dirvi che:

e’ passato un anno.

No, non è il trend dei miei aggiornamenti e nemmeno la tempistica di pagamento dei clienti (ma ci andiamo vicino…).

Ieri ho ricevuto l’ultimo numero del mio abbonamento annuale a Terre di Mezzo. Insomma, sembra che ce la stiano facendo e mi pare ieri che scrivevo questo post qui, in mezzo al penultimo trasloco. Snif, momento di commozione.
Oddio, non è che ce l’abbiano già fatta, allegria, e quindi il vostro aiuto non serve più. Ce la stanno facendo. Di 2000 abbonati-fondatori necessari, ce ne sono 1600. Ne servono ancora 400.

L’anno scorso avevo detto che Terre di Mezzo “è un mensile IMPORTANTE. Un mensile nato nel 1994, scritto da giornalisti professionisti e venduto in strada da venditori senegalesi.
E GUAI SE vi vedo fare l’espressione ‘oddio che palle’. Se fate quell’espressione, non avete mai letto Terre di Mezzo.
E’ un mensile bellissimo, pulito, vero, concreto, umano e solidale. Non come tanta carta patinata che sproloquia sull’equo e non fa nulla di concreto. Terre di Mezzo non è un mensile per fighetti. Se sei un fighetto, puoi anche non leggere il seguito di questo post e, a proposito, sei nel sito sbagliato.”

Quest’anno ho da scrivere la stessa cosa, ma di più. Inoltre la veste grafica è migliorata tantissimo, e non è poco, credetemi.
Io i numeri me li tengo tutti e ho solo una considerazione da aggiungere a quanto già detto: ci scrivono giornalisti veri, non come quelli del post precedente, che hanno il coraggio, la voglia e l’intelligenza di scrivere quello che gli altri non dicono. Per esempio gli scaricabarile dei politici, nomi e cognomi, sui fondi per le famiglie degli operai vittime dell’amianto; l’insegnante che fonda l’università della legalità in Calabria; cosa c’è davvero dietro la sanatoria per gli immigrati; i programmi veri di reinserimento per gli ex detenuti; l’abuso di informazioni sull’influenza H1N1; venti mosse per la mobilità sostenibile; il coworking per i giovani professionisti che non si possono permettere uno studio tutto loro; i racconti degli scrittori davvero esordienti e senza raccomandazioni; Srebrenica dimenticata e il ritorno del fondamentalismo… e questo, scusate, solo sfogliando a caso il numero di novembre 2009!

Se non ti abboni, sei un disinformato e non hai più nessun diritto di lamentarti della stampa italiana asservita al potere.

ah, per i soliti bastiancontrari della ‘carta sprecata’, c’è anche l’abbonamento online, ti arriva la rivista in pdf. Però per farti un dispetto ti regalano anche un libro della collana Narrativa di Terre di Mezzo Editore, questo lo devi sopportare. Quante altre scuse troverai ora? Sì, tu, dico proprio a te :D

Sito ufficiale, qui potete leggere anche diverse inchieste: http://www.terre.it/
Abbonamento: http://magazine.specialeterre.it/sezione01/9/

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21
11/2009

CARI GIORNALISTI, PIANTATELA DI COPIARE DAL MIO BLOG!

Qui ci doveva essere la guida sui germogli che sto scrivendo da un po’. Invece no.

Perché mi sono veramente stufata di questa categoria di mangiasbafo di giornalisti e ogni cosa in più che scrivo è automaticamente una cosa in più da copiare e cannibalizzare a piacimento. Facendosi pagare, peraltro.

Sono irritata dal vedere i miei pezzi pubblicati su qualche giornale a firma di qualche idiota che crede di fare il giornalista.

Sono veramente stufa marcia di rincorrere invertebrati copiatori in giro per le redazioni.

Sono stanca di pagare il mio studio legale perché scriva alle rispettive testate di togliere il pezzo plagiato prima che Google pensi che sia io a copiare, penalizzandomi.

E sì che io sono una che dice: prendete pure, basta che citate la fonte.

Se si tratta di un blogger qualsiasi che spaccia per suo un mio scritto, gli scrivo io e chiedo di rettificare. Senza tanto baccano. Di solito lo fanno abbastanza velocemente. Ma se si tratta di una testata giornalistica, porca miseria, no. E’ intollerabile che un/una giornalista prenda qualcosa di tuo, che ti è costato tempo fatica e letture, lo spacci per suo e si faccia persino pagare. Questo non è tollerabile, è lì che intervengo con un avvocato.

Ma siamo in Italia.

L’ultima è di ieri. State a sentire, questa è bellissima.

Ennesimo post copiato, un post che in realtà ha avuto straordinario successo, è tra i top 3 copiati da questo sito. Come al solito, l’avvocato scrive. Notare che si tratta di un nuovo avvocato, ce l’ho da meno di un mese e ha già la lettera preimpostata per questo singolo pezzo. A questo punto siamo, non scherzo.

La lettera raggiunge la testata giornalistica online. I legali della testata giornalistica online rispondono per raccomandata che io, l’editore e pure l’avvocato abbiamo le traveggole, l’articolo citato non c’è. Giuro, risposta seria: vi sbagliate, non c’è.

L’avvocato con santa pazienza gli fa un riassunto di “Internet for Dummies“: l’articolo è ancora online, clicchi qui esimio collega.

L’avvocato della testata giornalistica online telefona (badate bene, telefona, non scrive) al mio avvocato: ah sì, l’articolo c’era ma anche no, comunque l’abbiamo tolto ma non perché ci fosse, abbiamo tolto una cosa che non c’era, in ogni caso non è più online, per noi è chiusa così, grazie e arrivederci.

Ma grazie e arrivederci de che???!!! Ve lo siete usato per 6 mesi per spararci la vostra pubblicità e guadagnarci, avete pagato suppongo la giornalista che lo firma e mi rispondi che l’hai tolto, grazie e arrivederci???!!!

Ora mi direte: dicci subito chi è stato! E qui viene il bello. Non posso, perché altrimenti è diffamazione e mi prendo una querela. L’avvocato mi ha sconsigliata dal pubblicare un link in cui si vede ancora il mio articolo copiato e firmato dalla giornalista peracottaia. Siamo in Italia.
Però se siamo amici e me lo chiedete in privato, ve lo faccio vedere.

(due ore dopo)

Adesso che mi sono un attimo calmata, ho pensato di aver investito troppi soldi in avvocati.
Quindi, cari giornalisti che non sapete scrivervi un articolo da soli e rubate dai blog, sappiate che d’ora in poi la mia condotta sarà questa:

giornalista ruba articolo a erbaviola = erbaviola lo rintraccia, lo aspetta sotto casa e gli spacca tutti i denti a sprangate. Poi gli schiaccia tutte le dita nella portiera dell’auto. Una per una, falange per falange. Erbaviola è incensurata, non fa nemmeno un giorno di galera. Ma voi, secondo me, dopo il primo che battezzo così la piantate di copiare dal mio sito.

In quanto alla giornalista di cui sopra, nel caso fosse all’ascolto: sei solo una cacca putrida di una mosca che si ciba di cacca putrida di altre mosche posate su merdacce putride come te. E lo sai, è questo che mi consola moltissimo.

La guida alla germogliazione la pubblico dopo averne depositata una copia alla SIAE, alla Corte dei Conti e alla Biblioteca Nazionale delle Cayman. E non prima che abbia terminato di leggere Criminology for Dummies.

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11/2009

TRE SEGNALI DI FUMO DAL BRILLANTE AL FASHION

1. Leggo il nuovo libro di Luttazzi, i monologhi che ha portato nei teatri con Decameron, titolo Guerra Civile Fredda. Notevole, come sempre, ma ci vuole un altissimo livello di comprensione della satira per capirlo, quindi non per tutti. Non è lo Zelig, insomma. Comunque, in fondo ci sono quattordici tavole che illustrano il percorso di vita di una mucca qualunque. COW CRUCIS, il titolo. Come in una via Crucis, i soprusi, le ferite, le angherie e le torture a cui viene sottoposta una mucca di oggigiorno (dico ‘mucca’ non per ignoranza, ma per distinguerla dalle vacche poppute di silicone, altrimenti il discorso diventa troppo ambiguo). Il tutto corredato da brevi descrizioni della stazione della via crucis, che guardacaso si adattano benissimo al percorso della mucca, torturata prima nell’allevamento, poi nel macello. E la risurrezione? Nel big mac, of course. Belle davvero, e Luttazzi è uno dei pochi ad affrontare pubblicamente l’argomento degli allevamenti intensivi. Delle mucche dice “Bisognerebbe onorare il loro sacrificio. Con delle raffigurazioni. Con delle icone. In chiesa ci sono le stazioni della via Crucis, no? In un McDonald’s dovrebbero esserci dei quadretti simili. Con una mucca al posto di Gesù. Più o meno 14 quadretti: 14 stazioni della via Crucis della mucca, la Cow Crucis, con sotto delle brevi didascalie.” Di prossima uscita, il libro Cow Crucis.

2. Sono andata all’Ikea di Bologna. Non mentirò spudoratamente dicendo che sono solo andata a fare uno studio sociologico sui consumi di massa. Mi serviva una cosa che l’Ikea aveva in offerta e in pino naturale non trattato, stando a quanto affermano hanno anche ripiantato i pini usati. Ah, e l’hanno prodotto in Italia, non in Svezia o a Katmandu. Sono andata al bar visto che da tempo l’Ikea ha l’isola delle insalate con anche piatti vegetariani approvati dall’Associazione Vegetariani Italiana. Al bar ho trovato: PANINO VEGAN. Fantastico. Purtroppo il panino vegan era composto solo da pane senza strutto e verdure grigliate. Fine. Ora, premesso che io ho apprezzato moltissimo l’idea….sig. Ikea Italia, vegan non è sinonimo di masochisti! Non si può mangiare un panino del genere, senza nessun condimento, salsa e con dentro delle verdure alla griglia scondite. Provi ad addentarlo lei , sig. Ikea Italia, le si appiccicherà tutto in bocca, formando un bolo insapore di amido e fibra che digerirà il giorno dopo.
Allora: GRAZIE MILLE IKEA PER AVER FATTO IL PANINO VEGAN! SIETE DEI GRANDI! Però metteteci dentro qualcosa che mi possa aiutare a rintracciare una parvenza lontana di sapore e a staccarlo dal palato prima di due ore, grazie ;) Scriverò due righe al sig. Ikea Italia per ringraziarlo ecc., se volete fare altrettanto, potete scrivere al corporate pr di Ikea Italia, rpit(chiocciola)ikea.com oppure al product pr, prar(chiocciola)ikea.com

3. NaturElisa mi ha avvisata che su Glamour di novembre, pagina 298 parlano di me e del mio tofu e seitan fatto in casa. Anche le grandi testate si stanno occupando di autoproduzione, quindi, e non ignorano chi è “powered by tofu”. Notevole, no? (La citazione l’ho messa qui nella rassegna stampa, qui l’accesso diretto, un grande atto di coraggio visto che svela la mia quinta identità segreta e la decima delle mie personalità multiple)

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13
11/2009

CREMA DI MARRONI n.2 (quella vera) E ALLURE DI VALIGIE

Ho avuto una ricaduta, sparso bacilli ovunque ma pare che finalmente mi sia ripresa dall’influenza :) oink oink.
Per riprendermi del tutto sto programmando un digiuno per la settimana prossima, penso da mercoledì visto che martedì forse ceneremo con l’ennesimo amico che lascia l’Italia. Sarà una casualità della mia vita in particolare, non lo metto in dubbio, ma comincio a sentir aleggiare un dissenso silenzioso da intelligentija che fa le valigie. Voi no?

Beh, se vi interessa, io rimango fino all’ultimo, anche perchè troppo intelligente non sono, ho solo il privilegio di una zappa e la condanna di qualche pixel… inoltre che il mio lavoro lo faccia qui o dalla spiaggia di Ipanema Ohau è indifferente, posso anche aspettare l’ultimo momento, tanto ho solo da prendere il mio macbook, il costume e sono pronta. (ci ho ripensato perché a Ohau c’è il wireless sulla spiaggia)

Per ora mi godo l’appennino tosco-emiliano. Prima dell’influenza un bosco qui vicino ci ha regalato una discreta quantità di castagne, nello specifico marrone biondo. Siccome sono una schiappa come raccoglitore (nel senso di decrescitore raccoglitore) non ho valutato che poteva essere un’idea intelligente quella di dividere le castagne a seconda dei castagni genitori che le avevano sdiluviate a terra… così ho dovuto farlo a casa, ma almeno mi sono allenata nel riconoscimento del vero marrone biondo dalla comune castagna.

Orbene, da qui in poi è ricetta, quindi se non vi interessa, saltate subito ai commenti e fatemi un salutino, ne ho moralmente bisogno per il decorso post-influenzale.

Crema di marroni / marmellata di castagne

La ricetta l’ho messa con 1 kg di castagne, per rendere più facili i calcoli a chi la deve usare. Ovviamente come si vede dalla foto ne ho fatti più kg

Occorrente

  • 1 kg di castagne
  • 200 gr di zucchero di canna
  • 600 ml di acqua
  • 1 stecca di cannella
  • 2 cm di baccello di vaniglia
  • 1 moroso sbucciatore di castagne
  • paletta di legno da marmellate

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6
11/2009

INFLUENZA TERRORISTICA E MARMELLATA DI MARRONI n.1

Ebbene sì. Questa settimana sono stata preda dell’influenza, colpita e affondata. E’ cominciato tutto improvvisamente, stavo lavorando tranquilla quando mi sono trovata con i piedi ghiacciati, le mani tremolanti e brividi ovunque. Con la testa già imballata nella bambagia, tipico sintomo influenzale, ho avvisato la mia metà che spegnevo il mac per sopravvenuti motivi di forza maggiore: o c’era uno gnomo che agitava le acque dentro il mio monitor, oppure avevo una febbre niente male.

L’ho comunicato però con mooolta cautela. Tipo “mmmhhh non mi sento molto bene, mi sa che per oggi stacco“. Niente da fare, l’utente della stampa italiana ha drizzato le antenne, sfoderato il radar e si è subito fatto prendere dal panico, la prima reazione consolatoria e rassicurante è stata “Oggi ne sono morti cinque!“. Ah, ecco mi ci voleva…
Seguita da “andiamo subito all’ospedale!“.
No, guarda, vado sul divano con il copertino e i gatti, è sufficiente. sto già meglio.
Ma non l’ho convinto.

Ho rifiutato la sua proposta per tre giorni (un mantra a scadenza oraria) “chiamiamo il medico, l’ambulanza, andiamo subito al pronto soccorso! Ora ti porto io al pronto soccorso“. Ogni volta si è calmato solo prospettandogli l’idea di quante altre malattie potevo prendere entrando in un pronto soccorso. E di quante poteva prenderne lui.

Però non voglio fare la super-donna: sono riusciti a farmi paura e questo mi fa veramente adirare. Appena ho realizzato i sintomi e visto che la febbre saliva ho consultato il foglietto informativo sull’influenza che ho preso all’USL quando sono andata a iscrivermi per il medico di base, così alla voce ‘sintomi’ leggo:

- febbre oltre i 38 gradi. Ce l’ho ma con beneficio di inventario, abbiamo perso le istruzioni del termometro elettronico e nessuno ricorda se vanno aggiunti o tolti 0.5 gradi. Comunque segnando 38.5 non fa molta differenza.
- Febbre che insorge bruscamente. Esatto, è lei, 10 minuti prima stavo benissimo.
- Dolori muscolari. Sì. In alternativa mi sono dimenticata di aver giocato a rugby con la nazionale inglese.
- Uno di questi tre sintomi: mal di gola (ce l’ho, faccio fatica a deglutire l’acqua), tosse (anche ma poca), naso che cola (no).
- Si accompagna anche a mal di testa (sì) senso di nausea (sì parecchio) e vomito (no, santo cielo, almeno questo no!).

7 sintomi su 9. Portatemi carta e penna che scrivo le ultime volontà.

Ormai in preda al panico, testa in fiamme e arti ghiacciati, ho consultato il sito dell’USL di Bologna alla pagina informativa sull’influenza A H1N1 che mi ha tranquillizzata “ L’influenza A H1N1 si conferma, quindi, come una normale influenza stagionale da cui si guarisce senza gravi conseguenze tranne casi eccezionali (l’uno per mille), pur continuando a dimostrare una grande capacità di diffusione.”
Ok, ottimo. E’ solo una cavolo di banale influenza stagionale. Sono vegana, mangio solo cibo sano, rarissime eccezioni, ho una salute di ferro, non sono debilitata e non ho altre malattie in corso. E’ solo una semplice, banalissima influenza stagionale.

Sono stata spedita a letto imbacuccata come Eduardo De Filippo in “Natale in casa Cupiello”. Con tanto di scialle e sciarpa. Continuando a tremare nonostante piumoni e coperte ho rifatto l’inventario dei sintomi almeno venti volte, mi sono ripetuta che non bisogna chiamare il medico se non dopo almeno tre giorni di febbre e ascoltato con pazienza (ma friggendo dentro) le notizie sulla conta dei morti per influenza in tutto il mondo che mi riportava la mia terroristica metà. (Adesso che sto meglio penso che lo convincerò a mandare il curriculum alle aziende farmaceutiche e ai giornali, secondo me ha una brillante carriera che lo aspetta.)

I giornali mi rovinano. Mi hanno terrorizzata, ci sono riusciti. Hanno vinto. Io, quella che si crede una mente critica, un consumatore consapevole, una al di fuori della mischia di mode e allarmismi preconfezionati.

Con la mente obnubilata dalla febbre, ogni caso riportato dalla stampa sembrava identico al mio. L’altro ieri, in mezzo a una scarica di brividi di freddo mentre mi andava a fuoco la testa, ho pensato che alla fine potevo anche fare il cavolo di vaccino, anche se prima lo ritenevo una cosa poco chiara e olezzante imbroglio da kilometri… alla fine sto tremando come una foglia sotto due piumoni, due maglioni, una maglietta e due pashmina, tre paia di calze, ho freddo e la febbre si alza, cavolo, cavolo, cavolo! Sono sopravvissuta a profilassi antimalariche, vaccinazioni per colera, febbre gialla, tifo, sopravviverò anche alla cavolo di vaccinazione per la A/H1N1, cosa sarà mai! Datemi una vaccinazioneeeeeeeee!!!!! Chiamate subito l’ambulanza, portatemi all’ospedale (chiamate anche un’unità coronarica per la mia metà), vaccinatemi, spungolatemi e iniettatemi tutto quello che volete ma non fatemi morireeeee!

Fortunatamente stamattina mi sono alzata senza più sintomi, solo un lieve ricordo di mal di gola. Sono bastate alcune aspirine, qualche tisana, fermenti lattici, giorni di caldo piumone e assistenza infermieristica specializzata a cura di Mako e Kiki. Niente antibiotici e vaccini. Ovviamente, voi seguite il vostro medico, non me.

Però sono veramente scocciata perché sono riusciti a terrorizzarmi davvero. Era una banale influenza, probabilmente nemmeno la A/H1N1, oppure lei ma su un fisico sano e vegan che l’ha annientata. E’ il lavaggio del cervello che mi preoccupa di più, mi sento come se fossi stata battuta a Risiko da Mako.

La notizia positiva è che in questi giorni mi ha risollevato il morale la marmellata di marroni o crema di marroni che dir si voglia: l’ho fatta giusto pochi giorni fa e durante l’influenza è stata più o meno l’unica cosa che mi è andata giù, fredda da frigo. La ricetta la posto di seguito, invece la vera marmellata di marroni, anzi di maroni, la n.1, è quella che ci sta facendo la stampa con questa storia gonfiata e pompata dell’influenza suina.

L’altra notizia positiva è che sono stata coccolata per giorni, e la mia metà si è prodigato anche ai fornelli.

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