BUON 1 a.A. !

31
12/2010

BUON 1 a.A. !

In questi giorni mi torna spesso in mente una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta a Napoli 94 anni fa, in questo periodo di feste.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

E’ così, nel caldo buono e fuori dal gomitolo di strade, che passerò questa serata, per me priva di significati. Non che disdegni la compagnia degli amici, ma a volte si ha bisogno un po’ di pace dopo tanto girare e correre. I percorsi portano a vedere paesaggi diversi e da qualche anno nel panorama c’è la perplessità verso l’obbligo del festeggiamento di massa. Se c’è, a livello ideologico, un progetto consolatorio nel fare tutti la stessa cosa alla stessa ora dello stesso giorno, è anche vero che per farlo si è imposta come obbligo una struttura narrativa che lo rispecchia e lo promuove, e che presenta anche dei vantaggi per la struttura consumistica imperante.
In parole povere, da un rito pagano in cui si faceva al massimo un falò con le sterpaglie vecchie e si beveva un bicchiere di vino, si è arrivati alla necessità indotta a forza di bere un determinato tipo di vino, acquistare abiti, organizzare feste, spaccare i timpani con polvere da sparo.

Nulla in contrario alla catarsi dell’urlo liberatorio, ma che liberazione è quando una struttura narrativa che ci impone di farlo il dato giorno alla data ora? Che liberazione è se viene indotta la necessità di spendere, consumare, apparire? Perché, parliamoci chiaro, se non festeggi capodanno sei uno sfigato. Un alienato. Uno senza i contatti giusti, il vestito giusto, alla festa giusta.

Ho passato anni a feste di amici. Quest’anno, siccome ho fatto il pieno di giri e amici e viaggi e cose nuove luccicanti (ma non sono paillettes), ho deciso per qualcosa di diverso. Un po’ di decrescita, si potrebbe dire. Secondo me è fare quel che mi pare invece di quello che dicono gli altri.
La mia casa, la neve fuori, il silenzio della montagna, le luci lontane della valle, una cenetta vegan preparata con cura e amore, buone cose da bere, forse il rito pagano della vecchia bruciata nella piazza del paesino (ma anche no).

E poi, per somma volontà di spirito contraddittorio, ho deciso di fare solo un proposito per l’anno nuovo e di non avere bisogni indotti di compilare liste di buoni propositi.
Ho deciso che entrerò non nel 2011 ma nel 1 a.A. L’idea è venuta chiacchierando con qualche amico su quella maledizione di social network che dev’essere diventato obbligatorio in tutti gli uffici, viste le ore che gli impiegati ci passano a caricare note di cui mi arriveranno i commenti più idioti da qui all’eternità.
Ma, tornando a noi, il mio capodanno 1 a.A.: visto che insistono con sta storia che nel 2012 arrivano gli alieni, da qui al 2012 lo considererò solo 1 a.A. (avanti alieni) e dopo, se sarò ancora viva, farò dei progetti per lo 0 d.A. (dopo alieni).

Questo mi pare adeguatamente surreale e sufficientemente illogico da sembrare un vero proposito per il nuovo anno.

Buona serata a voi! :D

Postato in al volo, Boicottaggi, decrescita, Giorno per giorno, Stili di vita sostenibili, Vita da veg* | 16 Commenti

29
12/2010

ALTRI REGALI AUTOPRODOTTI SOTTO L’ALBERO

Finisco con oggi l’elenco di regali autoprodotti che sono riuscita a fare quest’anno. Rispondo nel contempo ad alcune domande che mi sono arrivate via email, perché in effetti questi aspetti non li avevo specificati, dandoli per scontati:

- sì, dipingo, so cucire, a mano e a macchina, lavorare a maglia, uncinetto e tante altre cose. Negli anni, quando ho visto qualche cosa che poteva essermi utile, ho cercato di impararlo, di solito da autodidatta con qualche libro, spesso preso in biblioteca… suggerisco di fare lo stesso. Alcuni lavori sembrano difficili, ma dopo aver superato i primi scogli diventano solo divertenti e utili. Il più utile in assoluto secondo me è il cucito con cui si può fare il 90% del guardaroba, addirittura il 100% se ai maglioni si sostituiscono i pile (ma non è il mio caso). Se bisogna cominciare da qualche parte ad autoprodurre vestiario & c., secondo me cucire a macchina è il primo passo.

- questo vale anche per altri ambiti del fai-da-te, dal montare mensole, al trapanare muri, al modificare mobili. Chi ha detto che le femmine devono fare solo il punto croce e i maschi usare il trapano? Grazie al libretto “L’idraulico in casa” mi sono ritrovata un paio di volte a aggiustare le tubature o lo scarico. Davanti al conto della manutenzione, ho imparato a sistemare la CPU della lavatrice, non è troppo diversa da un computer. Anche questo è autoproduzione ;)

- Non so fare tutto ovviamente, non sono la dea Kalì. Per esempio detesto ricamare e fare il decoupage. Quest’ultimo in casa mia è classificato come “appiccicare fazzoletti sui mobili”, peraltro un lavoro pieno di colle sintetiche e vernici polimeriche, per nulla naturale. (ok, questo non me l’aveva chiesto nessuno ma volevo dirlo).

- No, non faccio la casalinga, non ho tutta la giornata per dilettarmi con il fai da te. Ho un lavoro che spesso prende più di 10 ore al giorno ma siccome mi piace da matti, non mi stanca troppo. Le sere in montagna sono lunghe, non sempre mi piace leggere. Guardo film e programmi vari “facendo andare le mani“, come diceva mia nonna. Con poco esercizio, ci può riuscire chiunque… la testa  e gli occhi seguono il film, le mani seguono il lavoro. Se sei una donna, questa modalità di sdoppiamento e triplicamento dell’attenzione è in attivo quasi tutto il tempo.

- Le autoproduzioni che ho illustrato, ho iniziato a metterle insieme a settembre. Ovviamente non ho fatto tutto tre giorni prima di consegnare i regali, ma questo mi pare scontato… un aspetto importante della decrescita secondo me è la rivalutazione del tempo per fare le cose. Non più cinque minuti per entrare e uscire da un negozio per comprare la boiata del momento, ma pensare, progettare, fare e, soprattutto, gustare il momento del fare e quello del donare un oggetto creato con amore.

Ora che i regali sono stati spacchettati, ecco cos’altro ho prodotto.

Invece dei pacchetti in carta, ho riciclato un po’ di stoffe di taglio piccolo per fare dei sacchettini. All’interno ho messo il regalo. I sacchetti si possono riciclare in mille modi: per il pane, per la biancheria in valigia, per riporre qualcosa nell’armadio, come porta mollette… Questo sacchetto porta-dono in particolare è per una persona che viaggia molto e verrà riciclato come porta scarpe da valigia. La stoffa azzurra viene da un taglio di tende di anni fa, le scarpette sono altrettanti ritaglini piccoli di stoffe di altri lavori (io non butto nemmeno i ritagli piccoli!) e il ricamo (orrendamente eseguito) “Mes chaussures” è fatto con un filo da crochet rimasto da un altro lavoro. Graditissimo, oltre al regalo vero e proprio che conteneva. (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farlo)

Questa è una borsetta in stile retrò realizzata per un’amica che per sbaglio sta vivendo in questo secolo. Cose che capitano. Ma lei cerca di adattarsi al meglio e lo fa con leggiadria :D Il biglietto nell’ultima foto dice tutto sui materiali utilizzati (Certificato di provenienza di Depuriamo!) e, se notate,  il sacchetto porta-scarpe sopra si fregia dei ritagli della fodera di questa borsa. Il tutorial è complicato, lascio di seguito le foto per le esperte che capiranno da sole, ma mi ci vorrebbe mezza giornata per fare un tutorial del genere… è lavorata a maglia, con fodera interna cucita a macchina e giunture all’uncinetto. Sicuramente la cosa più complicata che ho fatto quest’anno, anche perché come al solito prima disegno le cose e poi mi scervello su come realizzarle… niente modelli da riviste, sorry ;)  (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farla)

.

Infine ho regalato, dopo averle prodotte, marmellate, conserve e dolciumi. Sono spesso un regalo molto gradito e quest’anno ho regalato prevalentemente cotognata alle spezie, crema di marroni, carciofini sott’olio, peperoni sott’olio, marmellata di arance speziate e scorzette al cioccolato. Mi sono accorta, scrivendo, che manca la ricetta della mia cotognata, provvederò a breve :D

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23
12/2010

Sotto l’albero n.2: IL BERRETTO DA MONTAGNA E L’AIUTANTE

Eccomi di corsa mentre finisco pacchetti e pacchettini, ma visto che questo è stato aperto e già usato, posso pubblicare, va nella lista delle autoproduzioni natalizie :)  Qualcuno aveva bisogno un berretto amaranto da abbinare al giaccone amaranto… così pur essendo orfana dei miei ferri per il tubolare (accidenti di traslochi!), l’ho fatto aperto con i ferri normali e ho poi cucito un lato, che tanto resta dietro e non si nota.  I disegni li ho presi da quelli di un maglione su una rivista di anni fa. Il materiale è sempre microfibra anallergica, quindi vegan, giusto per dire che ci sono sempre delle alternative alla lana e tengono anche parecchio caldo :D

All’inizio il lavoro è andato piuttosto bene…. veloce… ho scalato a occhio, a proposito. Fiocchi di neve giganti (siccome ne abbiamo poca, la metto anche sul cappello! :D )

Presa dall’entusiasmo, ho deciso per un secondo giro di fiocchi di neve, diversi

Ma quando sono andata a farmi un té, al ritorno ho trovato la Kiki comodamente seduta sul mio modello. Il che per lei significa: basta lavorare, guarda me, fammi le coccole, ci sono io.

Ma siccome il destinatario del berretto lamentava orecchie congelate, ho gentilmente chiesto alla signorina di lasciarmi lavorare e lei ha optato per aiutare con un test di qualità, nello specifico testare se il berretto era adatto da smandruppare e farci un pisolino sopra (ben sapendo che prima o poi verrà lasciato in giro e servirà allo scopo)

Costretta a smettere il test di qualità, si è vendicata cambiando pagina alla rivista e pretendendo che si proseguisse con il modello che a lei piaceva di più (notare prego la zampa che impedisce di girare la pagina in altro modo)

Perchè? Non va bene questo disegno a rose? A me piace di più!!!

Ristabilito a forza l’ordine, ho dovuto comunque cedere alla pretesa di sedersi esattamente sul quadratino del modello del fiocco di neve… e non ditemi che non lo fa apposta!!!

In ogni caso, con la supervisione della gatta pazza e un po’ di inventiva, questo berretto ha finalmente raggiunto lo scopo di scaldare la testa al neo-montanaro.

E con questo, vi auguro di passare dei giorni felici e vi abbraccio tutti!

Torno dopo gli spacchettamenti per farvi vedere quali altre autoproduzioni sono servite a dire buon saturnalia!!! :D

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19
12/2010

Sotto l’albero n.1: IL PORT ENFANT O SACCO PORTA BEBE’

Questo port enfant l’ho realizzato per una bimba che nascerà tra pochissimi giorni e siccome la sua mamma l’ha già scartato, posso pubblicare foto e tutorial senza rovinare la sorpresa :D
E’ vegan, realizzato tutto in pile piuma (dralon, anallergico, un pile leggerissimo ma molto caldo), filo di microfibra per il merletto (sempre dralon anallergico per bimbi) e filo di cotone per le cuciture. Si può realizzare a mano oppure con la macchina da cucire (vedi tutorial di seguito). Il costo di questi port enfant ho scoperto che è astronomico, cercando i modelli da cui prendere spunto ne ho trovati tra i 60 e i 150 euro (!) e quindi spero che il tutorial serva a abbattere il costo per le neomamme autoproduttrici, le amiche di neomamme & c.

E’ una cosa che mi dicono essere utilissima per i neonati, anzi, un’amica mi ha elencato gli utilizzi molteplici, che riporto fedelmente:

  • per le uscite invernali al posto delle tute imbottite con cui i bambini non possono muoversi,
  • per i viaggi in auto, perché si adatta a qualsiasi porta bebé per auto, ovetto e cinture varie, senza bloccarlo nei movimenti
  • per le nanne dei bimbi che tendono a scoprirsi, pisolini al volo ecc.
  • per le visite in ospedale, perché tra pesata e visita e altro possono passare delle mezz’ore e continuare a svestirli e rivestirli li fa incavolare oltre che prender freddo
  • per non metterci un’ora di vestizione ogni volta che bisogna uscire cinque minuti… non tutti i bambini si lasciano mettere la tuta buoni buoni
  • per le levate notturne

Finito il port enfant, ho aggiunto le bellissime etichette di Depuriamo, le adoro e danno un tono molto simpatico alle autoproduzioni. E’ un gioco al no-logo fatto con un logo etico, mi diverte molto e il messaggio viene recepito di più che con un cartoncino scritto a mano, come facevo prima. Probabilmente è una questione di ricezione, chi è abituato all’etichetta del negozio può trovare un bel messaggio su queste etichette no-logo ed è più invogliato a leggerle che non le etichette autoprodotte (che fanno più presa su noi espertoni dell’autoproduzione ;)  ) .  Volevo mettere l’etichetta di stoffa, ma le avevo finite tutte con le altre produzioni, quindi ho optato per il cartellino con certificato di provenienza (si può riutilizzare come segnalibro oppure per altri regali autoprodotti, così il messaggio continua a circolare!).

L’etichetta su questo port-enfant dice:

DePuRiAmo è la prima marca di oggetti re-inventati. Non solo cose già acquistate, ma anche tempo, creatività, abilità, amore che possiamo rimettere in circolo come risorsa energetica da regalare, vendere, condividere, e scambiare. Tutto ciò è energia-denaro pulita, rigenerata grazie all’Amore del Dono. In questo modo contribuiamo davvero a costruire un Mondo Nuovo!

TUTORIAL PER SACCO PORTA BEBE’ O PORT ENFANT

Mi scuso sentitamente con le modelliste precise: io vado a occhio, faccio degli scarabocchi e questo non è un sito di biosciure ricamatrici perfettine. Spiego come l’ho fatto così come lo spiegherei a un’amica, con nessun intento di perfezione.

Premetto che non è necessaria la macchina da cucire, può essere cucito a mano ma in questo caso consiglio di farlo con un ago da tappezziere curvo perché vanno cuciti insieme 4 strati di pile, con un ago normale è impossibile e quello per lana non fora bene il pile.

Premetto che non è un lavoro per principianti, è pieno di cuciture da rovescio e le mie spiegazioni sono tutt’altro che semplici, però con qualche sforzo e qualche cucitura a vista invece che nascosta, ce la fa anche una principiante.

Occorrente: Continua >>

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15
12/2010

L’ALBERO DI SATURNALIA

Come tutti gli anni, non festeggio il Natale, festa consumistica per antonomasia, ma faccio l’albero di Saturnalia.
Saturnalia è infatti l’antica festa in onore del dio Saturno, una delle più antiche del calendario festivo romano, la cui caratteristica di addobbo erano i rami di pino infiocchettati e colorati, spesso anche fuori dalle porte. Si celebravano ogni anno, in origine per un solo giorno, forse partendo dal 17 dicembre e proseguiva per più giorni, di solito fino al 26 dicembre.
La festa di Saturnalia cadeva non a caso durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali. La festa, dedicata Saturno quale dio della fertilità, serviva anche ad augurare la fecondità della terra. Da qui l’uso di un sempreverde come il pino, per l’augurio di fertilità e prosecuzione della vita vegetale durante la pausa dell’inverno. (ne avevo già parlato qui un paio di anni fa).

Ho pensato di postare a partire da oggi un po’ dei regali che ho creato in rigorosa autoproduzione. Il problema per chi non vuole festeggiare il Natale è che gli altri però lo fanno e non è affatto carino non ricambiare i regali…  allora che siano almeno autoprodotti!

Ma, ovviamente, dove si mettono i regali? Sotto l’albero. Quindi prima devo metterci l’albero.

Anche perché l’albero di quest’anno è un po’ particolare. Intanto compie otto anni, cosa che a un pino in vaso non potrà mai accadere. Se non si vogliono privare dell’albero i bambini, i gatti e gli adulti, secondo me l’albero sintetico è un buon compromesso, conosco persone che ne possiedono alcuni  che hanno ormai passato i 25 anni.

Ma c’è di più.

Reduce dalla sparizione di una confezione di palline vintage americane a cui tenevo moltissimo, della stella-puntale con luci e, non bastasse, di qualche filo di perline dorate, probabilmente scomparsi in qualche punto indeterminato dei vari traslochi, mi sono ripresa dallo sconforto arrangiandomi con quello che avevo. Ovvero, si ricicla!
Invito quindi gli amici che hanno portato pacchetti dono nel corso dell’anno ad individuare i propri nastri e coccarde: ovviamente non ho buttato niente e mi sono divertita a infiocchettare l’albero, così che ogni nastro ricorda un amico, un momento speciale, un dono prezioso :)  Forza, darsi da fare per riconoscerli!

albero di saturnalia 2010 - erbaviola

Come si può notare, l’albero è a rotelle, causa necessità di spostarlo. Niente di complicato: uno scatolone sotto il quale ho fissato con spago un carrellino a rotelle per piante, riciclato dal balcone che in questo momento è tra l’innevato e il ghiacciato. Poi ho ricoperto con carta da regalo di recupero e infiocchettato. Altra carta di recupero per la base dell’albero.

Come dicevo, per sopperire alla carenza di palline e addobbi, ho tirato fuori il saccone di nastri di recupero e ho fatto dei fiocchi direttamente sui rami, senza troppi sforzi. Per i nastri più ‘molli’ che non volevano assumere sembianza di fiocco ma si afflosciavano,  li ho inumiditi con una soluzione di acqua e zucchero che asciugando ha fatto le funzioni di una lacca.  I nastri da pacco piccoli li ho sparpagliati tra un ramo e l’altro, così Mako e Kiki nelle arrampicate quotidiane li possono spostare continuamente e buttarli per terra, trascinarseli per casa e tentare saltuariamente di cibarsene.

A proposito di gatti e alberi di natale, vi segnalo – se non lo conoscete già – Simon’s Cat, un fumetto strepitoso che solo chi ha dei gatti può capire a fondo. I filmati sono da ridere alle lacrime, quindi non guardateli in ufficio, soprattutto se avete un capo triste e insensibile. Simon’s Cat con l’albero di Natale è il cortometraggio di quello che succede in casa mia tutti i giorni, infarto compreso!

Bene, l’albero l’ho fatto, ora ci posso mettere sotto i regali autoprodotti con relativi tutorial e modelli :)  A presto!

Postato in decrescita, fai da te & autoproduzione, Gatti & Co., Riciclando | 15 Commenti

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