12/2010
BUON 1 a.A. !
In questi giorni mi torna spesso in mente una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta a Napoli 94 anni fa, in questo periodo di feste.
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.
E’ così, nel caldo buono e fuori dal gomitolo di strade, che passerò questa serata, per me priva di significati. Non che disdegni la compagnia degli amici, ma a volte si ha bisogno un po’ di pace dopo tanto girare e correre. I percorsi portano a vedere paesaggi diversi e da qualche anno nel panorama c’è la perplessità verso l’obbligo del festeggiamento di massa. Se c’è, a livello ideologico, un progetto consolatorio nel fare tutti la stessa cosa alla stessa ora dello stesso giorno, è anche vero che per farlo si è imposta come obbligo una struttura narrativa che lo rispecchia e lo promuove, e che presenta anche dei vantaggi per la struttura consumistica imperante.
In parole povere, da un rito pagano in cui si faceva al massimo un falò con le sterpaglie vecchie e si beveva un bicchiere di vino, si è arrivati alla necessità indotta a forza di bere un determinato tipo di vino, acquistare abiti, organizzare feste, spaccare i timpani con polvere da sparo.
Nulla in contrario alla catarsi dell’urlo liberatorio, ma che liberazione è quando una struttura narrativa che ci impone di farlo il dato giorno alla data ora? Che liberazione è se viene indotta la necessità di spendere, consumare, apparire? Perché, parliamoci chiaro, se non festeggi capodanno sei uno sfigato. Un alienato. Uno senza i contatti giusti, il vestito giusto, alla festa giusta.
Ho passato anni a feste di amici. Quest’anno, siccome ho fatto il pieno di giri e amici e viaggi e cose nuove luccicanti (ma non sono paillettes), ho deciso per qualcosa di diverso. Un po’ di decrescita, si potrebbe dire. Secondo me è fare quel che mi pare invece di quello che dicono gli altri.
La mia casa, la neve fuori, il silenzio della montagna, le luci lontane della valle, una cenetta vegan preparata con cura e amore, buone cose da bere, forse il rito pagano della vecchia bruciata nella piazza del paesino (ma anche no).
E poi, per somma volontà di spirito contraddittorio, ho deciso di fare solo un proposito per l’anno nuovo e di non avere bisogni indotti di compilare liste di buoni propositi.
Ho deciso che entrerò non nel 2011 ma nel 1 a.A. L’idea è venuta chiacchierando con qualche amico su quella maledizione di social network che dev’essere diventato obbligatorio in tutti gli uffici, viste le ore che gli impiegati ci passano a caricare note di cui mi arriveranno i commenti più idioti da qui all’eternità.
Ma, tornando a noi, il mio capodanno 1 a.A.: visto che insistono con sta storia che nel 2012 arrivano gli alieni, da qui al 2012 lo considererò solo 1 a.A. (avanti alieni) e dopo, se sarò ancora viva, farò dei progetti per lo 0 d.A. (dopo alieni).
Questo mi pare adeguatamente surreale e sufficientemente illogico da sembrare un vero proposito per il nuovo anno.
Buona serata a voi!
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