GLI ORTI SOCIALI COMUNALI DI CASTEL SAN PIETRO TERME (BO)

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03/2010

GLI ORTI SOCIALI COMUNALI DI CASTEL SAN PIETRO TERME (BO)

Ci sono, ci sono! Riemersa dalla neve io e l’orto (i vicini dicono che non si era vista una nevicata così dal 1985… ma siamo arrivati noi, quindi tutto normale!), smaltite le prime conseguenze del detox seguita dalla competente crudista che annoio a morte con elenchi di sintomi degni di una zitella ipocondriaca, mi sento tutta bella carica e pimpante, pronta per cominciare il nuovo orto e il nuovo balcone, finalmente sgombri da un metro e venti di neve :D   Chiaramente la crudista di cui sopra adesso dovrà sentirsi moralmente obbligata a fare un’orto almeno sul balcone ;)

Intanto che la montagna ci imponeva un riposo bianco e forzato, siamo stati attirati in pianura da una sagra del cioccolato artigianale e girovagando nei dintorni mi sono imbattuta casualmente negli orti sociali di San Pietro Terme, tra Bologna e Imola. Il posto destinato agli orti è molto carino, in riva al fiume, l’unica cosa che guasta un po’ è un gigantesco pilone dell’alta tensione… la cui vicinanza non so quanto sia salutare (qualcuno può far luce?). Purtroppo non è l’unico caso, continuo a vedere orti sociali in riva ai viadotti dell’autostrada, di fianco a statali di grande passaggio e persino vicino a centrali elettriche! Capisco che essendo terreni concessi dai comuni a titolo quasi sempre gratuito non ci sia molta scelta, però insomma… un po’ più di riguardo per la salute dei cittadini che si dedicano a queste attività sarebbe magari auspicabile.

Tolto questo, devo dire che quelli di Castel San Pietro sono tra i meglio organizzati che ho visto finora. Il Comune di Castel San Pietro ha messo a disposizione, inizialmente in un programma a favore dei cittadini anziani teso ad offrire stimoli alla partecipazione alla vita collettiva e a un costruttivo impiego del tempo libero, dei lotti di terreno adibiti ad orti comunali, in quanto secondo il Comune “rappresentano un’importante forma di aggregazione e di lotta al decadimento della qualità della vita.” E bravi!  Gli appezzamenti sono ben due: uno in città lungo il fiume Sillaro, a cui si riferiscono queste foto, e uno lungo il torrente Quaderna nella frazione di Osteria Grande. Si vede che alla base c’è una gestione ben organizzata, non si sono limitati come molti al solo intervento dell’Amministrazione Comunale ma hanno creato dei Comitati di Gestione degli Orti che sono membri del Direttivo delle Associazioni Centri Sociali di riferimento per gli orti: Centro Sociale Scardovi per l’appezzamento di Castel San Pietro e Centro sociale Valquaderna per l’appezzamento di Osteria Grande. Gli assegnatari degli orti, ai fini anche assicurativi, diventano soci dei centri sociali del territorio per tutta la durata della concessione del lotto, un ottimo incentivo anche per partecipare poi a tutte le attività organizzate dai centri sociali dove magari non avrebbero altrimenti mai messo piede.  Secondo me l’unica pecca è limitare l’accesso ai soli pensionati maggiori di 55 anni o invalidi di qualsiasi età. Capisco che sia un progetto pensato per gli anziani, ma perché non permettere anche un accesso ai più giovani? Ho visto delle parcelle non utilizzate e… se mi passate la battuta, messa così sembra un po’ l’accesso del Piccolo Cottolengo invece che quella di un progetto sociale… magari si potrebbe destinare una quota inferiore di orti a giovani che ci si vogliono cimentare.  Sarebbe un’integrazione ancora più interessante e sicuramente stimolante. Mi vedrei per esempio un anziano che abbandona il lumachicida ascoltando il giovane che gli parla di coltivazione sinergica o un giovane che impara a conservare i semi per non dipendere solo dalle bustine…

Gli appezzamenti sono di 60/64 mq pro capite concessi per 5 anni (rinnovabili) per ben 194 lotti divisi tra le due zone. Le parcelle sono ben delimitate e ogni vialetto tra i vari lotti è munito di fontanella per acqua e ricovero degli attrezzi collettivo. Mi ha lasciata un po’ perplessa il divieto di utilizzare altra acqua che quella della fontanella, mi interesserò per capirne la ragione ma a occhio direi che è semplicemente un divieto di utilizzare l’acqua del fiume vicino, rischiando il capitombolo dell’anziano in acqua. Però questo vieta di conseguenza la raccolta e utilizzo dell’acqua piovana, che sarebbe invece una bella pratica auspicabile. Quasi tutti gli appezzamenti sono dotati di serre costruite dagli orticoltori stessi, di altezza massima di 2 metri e – orrore! – è consentito l’uso di diserbanti e pesticidi che vanno tenuti in un apposito armadietto controllato dall’USL. Ehm… ma cavoli! Un così bel progetto e si consente l’uso di pesticidi?! Mah! Se poi contiamo che gran parte degli orticoltori sono anziani, a quanto pare alcuni anche malati di Alzheimer… non è proprio una scelta felice. Ma, come sappiamo, purtroppo c’è ancora molta leggerezza nell’uso di queste sostanze dannose anche in piccolissime dosi. I diserbanti poi mi fanno un po’ ridere… a cosa serve un diserbante in una parcella di 60 mq ?! Speriamo che nella realtà non ne facciano uso e sia solo un articolo del regolamento.

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03/2010

OSTAGGI DELLA NEVE E FELICI DECRESCITORI

Ok, era annunciato. Ma io sono una povera ragazza di pianura, che a marzo trapiantava l’insalata e i pomodori, non mi sono ancora abituata a tutta questa neve qui.
E non ho mai benedetto come stamattina la scelta di lavorare in proprio perché davvero quando ho aperto la finestra stamattina, l’ho dovuta richiudere al volo. Mi sono riseduta sul letto e ho cercato di visualizzare i ricordi di Milano con la neve, i mezzi congestionati, il traffico fermo, il sudore sotto ai piumini sintetici che saliva insieme al vapore di ombrelli bagnati formando una condensa che oscurava tutti i finestrini, la musica in cuffia per cercare di isolarsi dal baccano opprimente, la mia borsa bagnata e quella del vicino in mezzo alle costole. Tutto quello che mi avrebbe aspettato oggi, ma sette/otto anni fa.

Ma senza andare troppo lontano.
L’anno scorso mi chiamano per una supplenza a Vigevano e chiaramente dal giorno dopo nevica, perché il mio karma ha un grande senso dell’umorismo. Prendo il treno prima, mi sparo 10 minuti sotto la neve nella strada non ancora spalata, treno strapieno, ritardo del treno per neve, altri 20 minuti a piedi sotto la neve e dentro la neve, perché a Vigevano avevano fatto finta di spalare solo le strade principali.
Arrivo a scuola con 20 minuti di ritardo e mi becco la classica donna-frustrata che fa la vice-preside, ce n’è una nella vita di ogni insegnante.
Mi affronta subito dalla sua nanezza stizzita: “Tu non dovresti già essere in classe?”.
Momento di esitazione… vuoi vedere che vive nel sotterraneo della scuola e non si è accorta che fuori c’è l’era glaciale 3?
“Sì ma ha fatto ritardo il treno, c’è una bufera… ”
Ma lei non aspettava altro, è partita a razzo con “Aheiocomefaccioaesserequisempreinorario? eh??? E se facciamo tutti così? Io quando ho visto che non arrivavano i mezzi, sono venuta a piedi!”
“Scusa, ma io non abito a Vigevano, dovevo venire a piedi in mezzo ai campi per 30 kilometri?!”.
Ha sfoderato l’indice, fendendo l’aria per mezzo metro attorno “Non fare l’ironica con me! Hai capito? Dovresti essere già in classe!”
“Allora se non ti dispiace vado…”
“Sì ma guarda che questa mezz’ora te la tolgo come un’ora di ferie I-N-T-E-R-A, non si può tollerare sempre, che appena c’è un dito di neve non venite a scuola!”
Sempre?! Ma se sono qui da ieri… vabbé, mi dico, cerchiamo di essere diplomatici… avrà le sue cose, assecondiamola.
“Vai in segreteria e firma un’ora di ferie prima di andare in classe!”
Ok, vado in segreteria, che tanto hanno già sentito la strillata anche in piazza Ducale. “Mi dai un modulo che stamattina ho preso un’ora di ferie sul Mortara-Vigevano?”  (io non ho mai capito perché tra docenti bisogna darsi del tu, mentre bisogna dare del lei a quelli della segreteria ma tranne il capo della segreteria e mio nonno in cariola, così ho optato per il ‘tu’ per tutti).
La segretaria mi guarda imbarazzata, tra l’altro è arrivata con lo stesso treno: “e che ferie ti dò, non hai cumulato ferie dopo un giorno”  “Boh. Senti ti firmo un’ora di supplenza e la faccio quando c’è”.  “Non si può”, mi fa segno con gli occhi che la nanetta-della-puntualità è ancora in zona.
“Senti, se ti firmo una cambiale posso andare in classe? ” Occhiata circospetta, si sente la voce della vice ormai in fondo al corridoio “Dai, ma tu vai, poi lo spiego io alla preside, c’è il modulo delle ferrovie che ti giustifica il ritardo”.
Mi pare giusto, vuoi mai dare fiducia a qualcuno che lavora con te? Mi deve scrivere la giustifica Trenitalia, addirittura.
Mi avvio finalmente per i corridoi silenziosi, carica di registri, borse, laptop, pacchi di compiti (che la supplita ha ‘casualmente’ lasciato da correggere a me) e entro in classe.
Nessuno. Guardo bene. Nessuno. Gli studenti ovviamente ne hanno approfittato per restare a casa e così metà dei docenti. Invece io dopo un’odissea sotto la neve avevo dovuto assistere agli anticipi di menopausa della vice-preside.

Ora, quanto ero contenta stamattina di non dover uscire sotto la neve?

E quanto mi piace non avere un team-leader, un dirigente, una vice-preside mestruata che mi fa salire il nervoso a mille?

Quanto mi manca la burocrazia del nonsense tutto italiano?

E quanto mi manca non avere due stipendi, tra scuola e libera professione? (pochissimo, basta ridurre i consumi)

Fate un po’ voi. Cambiare si può :)

Ah, vero, poi ci sono i contro, ma ci si può sempre ridere sopra… tipo:

stamattina ho cercato di SOCCHIUDERE la finestra e dopo cinque minuti era così:


ho anche spalato davanti alla porta-finestra ma non ho fatto in tempo a prendere la macchina fotografica che era già così, però giuro che ho spalato:


e il mio balcone marzolino è da qualche parte qui sotto:  (notare l’auto di un vicino, mentre la nostra forse la ritroveremo con i san bernardo):

Oh, sono le 16.40, è ora che vada a farmi un bel té verde e faccia compagnia ai gatti nell’occupazione odierna di guardare cadere la neve.  A presto!

p.s.

se non si era capito, oggi si parla di downshifting. Voi che leggete dall’ufficio, non odiatemi, pensatevi al mio posto se vi piace la situazione e magari qualcosa comincerà a cambiare ;)

AGGIORNAMENTO DEL 10 MARZO, ORE 8.00 : QUELLA INDICATA DALLA FRECCIA SAREBBE LA NOSTRA MACCHINA. E continua a nevicare. Evito i commenti… (in compenso quelli della mia metà credo che li stiano sentendo anche in Svezia)

Postato in decrescita, donne dududù, Gatti & Co., Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Ridendoci sopra..., Stili di vita INsostenibili | 25 Commenti

4
03/2010

MARZO BALLERINO, MUFFIN CON CUORICINO

- Wow è uscito il sole, quindi si semina! eh? eh?
- No, guarda che il 5 nevica ancora..
- Ma allora quando semino??E’ tardissimo!
- Aprile.
- Aprileeee?
- Eh, almeno metà aprile da queste parti…
- Ma..ma… ma… ma io in pianura … a febbraio ero già in piena attività nell’orto!
- Eh, ma qui sull’Appennino è così.

Sconforto. Idee di serre. Qualche vaso sul balcone, coperto e protetto con plastica ma sarà sufficiente? Se nevica mi si riempie anche il balcone, avevo le stalattiti solo dieci giorni fa. E neve, che è arrivata oggi, un giorno in anticipo sulle previsioni dell’amica montanara, ma in perfetto orario con le previsioni del meteo satellitare. Sono un po’ stufa di tutto questo riposo forzato del montanaro, sig. Sole dei miei stivali-di-gomma-verde, si decida ad uscire… voglio seminareeeeee!

E quindi?

Quindi per ora patate nel bidone, come la Consy e qualcun altro sul forum. Ultime ordinazioni per i semi di stevia, se volete aggiungervi dovete seguire le istruzioni (NON scrivere a me, per carità, per pietà! Come da istruzioni, le iscrizioni le raccoglie la prode Annika).

Se siete più fortunati e soleggiati di me, le semine del mese di marzo le trovate qui. Oppure su questo libro qui, che sta continuando a raccogliere delle belle recensioni, inaspettate e gratuite (fenomeni rari in Italia, come sa chi si occupa di editoria), l’ultima delle quali su BravaCasa di Marzo, a pag. 26.
Come ha già notato qualcuno, le riviste natural-style invece mi ignorano bellamente, visto che parlo di coltivazione naturale. sarà un argomento out? Più semplice. Avendo quasi tutte anche una linea editoriale libraria propria da promuovere,  preferiscono parlare dei loro. E tant’é.
Volete che faccia anche un accenno agli amici-blogger? Lo faccio. Troverete recensioni/nomine di questo libro solo su cinque blog (NoiRisparmiamo, Crudismo, IlBraccino, Lemondora, greybear61), solo UNO si occupa di coltivazione di vegetali. E non mi venite a dire che dopo mesi non lo sapevano che era uscito il libro…altrimenti come si spiega che ben tre altri mi abbiano chiesto info su come pubblicare un libro?
A tal proposito: non lo so come si fa. Immagino scrivendo bene di argomenti interessanti che si conoscono concretamente ed essendo più simpatici di voi (linguaccia e pereppeppé con le cinque dita sul naso).

Nonostante questo silenzio tignoso degli amiciblogger ed espertoni del settore naturalbusiness, mi ha intervistata La Repubblica, chiedendomi un progettino per l’allestimento di un balcone invernale – con fotogalleria di un trapianto di ciclamini sul mio personale balcone  (madame, si sguarelli dal ridere!) e Vanity Fair non so ancora per quale numero. Sapete, vero, che gesto sto facendo ora agli amiciblogger tignosi di cui sopra, invece di pereppeppé? :D

Per addolcire gli animi tignosi consiglio i muffin super-soffici senza lievito. Sono piaciuti a Serena anche se quando è venuta lei mi ero dimenticata di ungere lo stampo e si sono appiccicati ai lati (fortuna che ne erano avanzati dal giorno prima, che figuraccia!). Che c’è da dire ancora sui muffin? Beh questi sono senza lievito, da un’idea di un paio di anni fa che funziona sempre ;) Ma se non vi piacciono alla banana, potete sostituirla con una bustina di cremor tartaro, la sofficità è assicurata ugualmente.

MUFFIN SOFFICISSIMI ALL’UVETTA, BANANA E COCCO SENZA LIEVITO Continua >>

Postato in al volo, Giorno per giorno, Orto bio, Ricette 3. Dolci | 22 Commenti

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