Jun 242012
 
 June 24, 2012  Add comments
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Molte cose dal 20 maggio sono cambiate. Ero a Genova per un corso con la mia amica Nicole e appena sveglia trovo un sms del mio compagno: “Quando ti alzi chiamami, qui c’è stato il terremoto. Sono restato sveglio tutta notte”. Chiamo subito, per fortuna nessun danno, solo tanta paura. Le notizie online però sono tremende. Un po’ sottosopra ci avviamo al corso, tanto dai, è passata. Mentre ho in mano una scatola di germogli mi sento ondeggiare, Nicole dice che c’è una scossa, ballano lampadari e fioriere, a me viene un colpo. Se la stiamo sentendo a Genova, là cos’è successo? Corro a chiamare a casa, per fortuna nulla.
Ma quello che non prevedevo quel giorno è che questo copione si sarebbe ripetuto ancora. Sei fuori per lavoro, magari nemmeno vicino e c’è una scossa, chiami casa, ogni volta alla risposta che va tutto bene tiri un respiro, poi ti senti egoista a pensare che per fortuna non sei nell’epicentro, non sei nelle tende.
La sera del 21 maggio ritorno a casa, con molto ritardo perché bisogna passare per forza da Finale Emilia, Mirandola… il brusio sul treno si ferma, insieme al treno che procede a venti all’ora, la circolazione ha ripreso da poco. Alla stazione di Bologna incrocio intere famiglie con valigie e pacchi, mi chiedo se siano già finite le scuole ma mi sembra presto. Saprò in seguito che chi ha la casa al mare ci ha portato figli e nonni in pensione, una delle tante soluzioni fai-da-te a cui in Italia bisogna piegarsi nel momento del bisogno.

E’ passato un mese. Ho scoperto che vivendo in una casa anti-sismica sento di più le scosse, mentre chi vive in case di sasso o casermoni anni ’70 in cemento non le sente sotto al grado 4 della scala Mercalli. La nostra ondeggia dal 3.4 in su. Quando c’è stata la seconda scossa, avevamo appena trovato una casa adatta a noi, in sasso, ci saremmo dovuti trasferire con calma a fine agosto ma abbiamo anticipato per diversi motivi, non ultimo il fatto che è un po’ stressante svegliarsi di colpo alle 23 o alle 4 del mattino con il letto che balla e i campanelli eolici che tintinnano. Alla mattina scruto la crepa che man mano si sta formando nel vialetto d’ingresso, dove si sono sollevate le piastrelle in una mini-tettonica, come se la crepa dovesse dirmi qualcosa o io fossi un geologo che capisce al volo se è un lavoro di muratura fatto con le chiappe (come penso) o l’avviso di qualcosa di inquietante.
Il più vivo è il ricordo del 29  maggio mattina, la poltrona a rotelle dell’ufficio che mi scarrella a destra e sinistra,  io che salto in piedi e urlo “terremotooo!”, corro a prendere i gatti ed è finito. Restano i lampadari che vanno avanti e indietro, la sensazione di vuoto. E mi viene il magone, per l’ansia e la frustrazione, la stanchezza di una settimana di piccole scosse. E nel modenese è di nuovo un disastro.

La banalità del quotidiano.  I primi giorni abbiamo tenuto la portantina dei gatti vicino alla porta con dentro cibo e acqua, in caso di fughe improvvise. Ora c’è in pianta stabile. Vado a letto dopo aver fatto il backup del lavoro della giornata (mai fatto backup così frequenti), aver salvato nuove cose di lavoro sull’ipad e raccolgo vicino al comodino: ipad, cellulare, bottiglietta di acqua, portafogli con documenti. L’ipad perché nell’emergenza potrei riprendere il mio lavoro da lì. Mi è rimasto in mente da un discorso con una terremotata de L’Aquila che l’anno scorso mi raccontava “Nessuno, neanche la protezione civile, ci ha detto quando c’era lo sciame che era meglio tenerci l’indispensabile vicino, e in caso non riuscissi a scappare subito di avere a portata di mano una bottiglietta di acqua perché molti soffocano per la polvere nelle vie respiratorie, se riesci almeno a sciacquarti la bocca puoi resistere“. Sarò esagerata, ma farlo non costa nulla e si spera non serva mai.
C’è stato persino un lato comico in quel quotidiano dei primi giorni. Eri in bagno e ti chiedevi “e se succede mentre si sta seduti qui?” oppure nella doccia “e se succede ora, che faccio, scappo fuori nuda?”. Poi smetti di pensarci, sei tra i fortunati qualche chilometro più in là.
Si smettono di ascoltare anche gli esperti che lavorano per noi, a un certo punto. Tra chi dice che è il foreshock prima dell’ecatombe e chi dice che sono le scosse di assestamento post-grande scossa, non se ne può più. E’ un peccato che le opinioni dei sismologi siano gratis, se fossero a pagamento avremmo il PIL della Norvegia.

Piccoli segni. L’orologio sotto i portici di Bologna ancora fermo alle 4.05 dal 20 maggio. Email in cui mi chiedono se la conferenza è all’aperto, preferirebbero, al chiuso non si sa mai. Sms degli amici lontani, a raffica dopo ogni scossa annunciata in tv  ‘tutto bene? come state?’. Dopo dieci giorni invece il silenzio, perché la tv si è stufata, il terremoto invece no. Il terremoto non fa più audience, quindi non esiste.
I gatti che miagolano a mostri invisibili per noi. I gatti che poco prima delle scosse forti si rifugiano sotto il divano.
Qualche camionetta dell’esercito in giro.

Lavorano per noi. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, INGV, dove bisognerebbe saper leggere i sismografi e allertare la popolazione, è stato affidato a un istruttore di ginnastica, Massimo Ghilardi. E’ laureato anche in sociologia, mica solo all’Isef. Così nell’emergenza magari ci insegna il salto in lungo e socializzare con i vicini di tenda.
All’ufficio stampa, quello che dovrebbe comunicare con protezione civile, geologi e popolazione c’è una laureata in lettere, indirizzo cinema e spettacolo, con un passato di filmetti erotici, Sonia Topazio. Dei filmetti a me non interessa, però una laurea scientifica non farebbe schifo in questo contesto, perché non mi risulta che alla facoltà di lettere insegnino cos’è un sismografo orizzontale a torsione Wood-Anderson. Accusata di nepotismo, chiarisce però che lei  non è lì per i filmetti erotici, è lì perché ce l’ha messa un politico, e comunque i ricercatori che se ne lamentano sono tutti entrati per baronato accademico. Ma che bella compagnia.
Nella questione interviene allora, a difesa dell’istruttore di ginnastica, una ex ministro all’istruzione, quella che che per passare l’esame di stato ha traslocato per un anno a Reggio Calabria, perché lì l’esame lo passano tutti. Ma non si valutano le persone dal titolo di studio, semmai dalla capacità: lei infatti ha annunciato che in Italia abbiamo un tunnel che va dal Cern di Ginevra al Gran Sasso, dove viaggiano i neutrini superando la velocità della luce. Senza fare una piega e anzi entusiasta per la scoperta.
Bene, ora siamo tranquilli, c’è chi veglia su di noi.


L’App. Ogni mattina o dopo una scossa consulto Magnitude, un’app gratuita con i dati dell’istituto di sismologia che aggiorna in tempo quasi reale sulle scosse. Ovviamente dopo che ci sono state. Se siete impressionabili non usatela, l’elenco scosse in questo momento è lungo: ce ne sono una decina al giorno tra magnitudo 2 e 3, ogni tanto una 3.5 che si avverte solo in pianura. Se controllate lo storico, c’erano anche prima del 20 maggio. Qualche giorno prima. Prima ancora: ZERO. Una mossettina a Lipari, una scossettina in mezzo al mediterraneo, una faglietta in Canada. La differenza tra aprile 2012 e maggio-giugno è davvero impressionante. Una lista di numeri e  accanto il 90% delle volte “Pianura padana emiliana“. La foto sopra è di oggi.

 

Crevalcore, domenica. Le prime paure per il terremoto sono già passate, i media non ne parlano più e in modo impercettibile ce lo siamo scordato un po’ anche noi. Poi delle volte ti tornano addosso inaspettatamente tutte. Per esempio nei giorni scorsi ho trovato un signore di Crevalcore disposto a vendermi la sua cucina a legna del 1950, perfettamente funzionante e quasi del tutto integra.
Ci accordiamo e scendiamo a Crevalcore in un pomeriggio assolato e afoso. Arrivando, anche noi che non siamo distanti ci stupiamo a vedere ancora le tende nel parco, il centro sportivo sembra occupato per un grande rave. E’ uno dei campi autogestiti. I campi autogestiti li hanno fatti non dei ragazzi di un centro sociale, ma le persone di mezza età che non hanno un giardino per dormire fuori. Si sono organizzati, alcuni hanno anche affittato i bagni chimici e piantato le loro tende insieme, qui come in altri paesi. Tende di loro proprietà o donate direttamente da amici e amici di amici.
Le tendopoli della protezione civile sono un’altra cosa, tende tutte uguali blu con temperature da forno dentro, si entra con il braccialetto di riconoscimento e i posti sono limitati. Inizia a girare la scabbia, avverte qualche volontario.
Arriviamo in centro, non si può entrare, da dove è transennato si vedono i calcinacci per terra. Devo andare a 200 metri da lì ma per farlo dobbiamo girare tutto attorno. Arriviamo ancora stupiti dal silenzio che incombe ovunque, finché raggiungiamo una piazza interamente occupata da mezzi dell’esercito in manovra, ma tutto è silenzioso, persino i militari che montano un tendone. Sembra irreale, così. Sembra di guardare un film.
Raggiungiamo Giuseppe nella sua casa con giardino e tenda fuori. Non sta granché bene,  a forza di dormire in tenda si sta ammalando, cominciare il campeggio a ottant’anni non è il massimo. Ma non è la tenda a stupirci, a quelle un po’ ci siamo abituati. Sono i mobili in casa, tutti legati con le camere d’aria, per evitare che si aprano nelle scosse e riversino tutto il contenuto a terra. Sono gli oggetti a terra, che non stanno più sui mobili perché potrebbero cadere. Sono le porte verso l’esterno sempre spalancate, perché in caso di scosse forti potrebbero bloccarsi e non permettere di scappare. Sono loro stessi che non vanno al piano di sopra nella camera perché non si sa mai, meglio dormire giù. Giù c’è la tenda in giardino, e il lettino per la moglie sotto la trave portante della casa, in mezzo alla sala, tra tavolo e divano, che casomai cadesse giù qualcosa lo fermano.
Le scosse di magnitudo tre da loro si sentono forte, li avvisa prima il lampadario della cucina che comincia a tintinnare. Soliti discorsi di questi giorni. No, da noi si sentono solo dal 3.4/3.5 in su, ma solo nelle costruzioni antisismiche, gli altri hanno sentito solo le scosse grosse. Dov’eravamo il 20, dov’eravamo il 29.  Soliti discorsi di questi giorni, ancora.
“Non abbiamo più una chiesa in piedi” dice Giuseppe. Mi chiedo se è un grande male, salvo che per le opere d’arte. C’è un palazzo vicino alla loro casetta che ha crepe ovunque. L’accesso è consentito solo ai residenti, una delle tante assurdità italiane. Il pericolo c’è solo per i non residenti. Le case vicine che però verrebbero sommerse dalle macerie del palazzo sono ‘agibili’. Anche noi, gli raccontiamo, siamo in una casa antisismica, ma dietro, sopra anzi, abbiamo due palazzine in cemento e forati degli anni ’70, avere la casa agibile non è la panacea di tutto, in Italia almeno.
A volte ci si sente anche in colpa perché stando qualche chilometro più in là non si è costretti a dormire in giardino, e poi non si ha niente di intelligente da dire. Passerà, dicono che sono scosse di assestamento. Altri dicono che è il foreshock, le scosse che precedono la scossa maggiore, come è successo in Abruzzo. La gente era rientrata nelle case ‘agibili’, su intimazione della protezione civile. All’una la scossa grossa e quanti sono rimasti sotto le case agibili? Quindi restiamo fuori. Fate bene.
Usciamo da Crevalcore nello stesso silenzio mesto di quando siamo arrivati.

La beneficienza del mega concerto in Emilia: i cantanti, a loro discrezione, verseranno in beneficienza i contributi ricevuti dalla SIAE. Quindi non andranno in beneficienza i biglietti pagati dagli spettatori, come molti credono, ma i diritti SIAE a discrezione dei cantanti e come ha affermato Samuele Bersani “Spero che tutti li verseranno”.  Spera?! Ha anche lui dei dubbi sui suoi colleghi?!
Io non ho molta simpatia per Vasco Rossi, però quel lapidario diniego a partecipare motivato con “La beneficienza si fa tirando fuori i soldi dal portafoglio” è lapalissiano. Se i cantanti volevano fare beneficienza, potevano aprire il portafoglio, come noi profani, senza il mega evento made in Caterina Caselli.
Aggiungo di mio che mentre alcuni paesi denunciano che non c’è servizio d’ordine e non c’è ronda anti-sciacalli di notte o che addirittura le forze dell’ordine si sono viste solo per una settimana… ecco, mentre ci sono questi bisogni, pensiamo alla quantità di Polizia di Stato e Polizia Locale che bisognerà movimentare, con le nostre tasse, per il servizio d’ordine di questo concerto. Più la tv di stato che lo manda in diretta, il che non è gratis. A me non sembra proprio beneficienza… ma fate voi.

Le cose che non dicono in tv. Ieri a Rovereto, frazione di Novi (MO) le forze dell’ordine (Polizia di Stato e Polizia Municipale), Protezione Civile e il sindaco hanno fatto sgomberare dal parco attiguo alla chiesa tutte le tende dei terremotati perché il parco così non è bello da vedere per l’imminente visita del Papa. Sgomberate anche altre tende di un campo autogestito perché il Papa deve scendere con l’elicottero.
Nel frattempo, a chi ha la casa dichiarata agibile, il sindaco ha tolto la possibilità di pernottare nel campo ‘ufficiale’ e di avere un aiuto per i pasti, sono costretti quindi a rientrare o ad arrangiarsi nei campi autogestiti e autofinanziati, nonostante i sismologi, gli ingegneri civili e la protezione civile abbiano detto che è meglio aspettare ancora un mese perché le scosse non stanno diminuendo, è solo diminuito l’interesse dei giornalisti. Ma non basta. Ci sono migliaia di euro per accogliere il Papa in visita, ma non ci sono per i pasti di chi è costretto dalla situazione a dormire in tenda e quindi non ha una cucina o anche solo una dispensa. Il comune di Novi, per esempio, da oggi non fornisce più pasti a chi ha la casa dichiarata agibile. Come se queste persone non fossero cittadini stremati dalle scosse continue e dalla paura, ma una massa di deficienti approfittatori che ama arrostirsi nelle tende e dormire in macchina. Ma cosa vi fa pensare la tv? Che lo siano. Che si approfittano. Che il sindaco di Novi si è giustamente stufato di questi parassiti. Pensateci, quando vi arrivano notizie come queste. Ascoltate la versione di chi è lì, non il giornalista, non la tv.
Cosa sta succedendo davvero, quindi?  Quali sono le notizie che non passano, gli aiuti che non arrivano? Vi consiglio di ascoltarlo dalle persone che lo vivono ogni giorno. Qui per esempio, notizie da volontari e abitanti, aggiornate.

Mi piacerebbe concludere con una frase molto profonda sul tornare alla normalità, ma io dalla normalità non me ne sono mai andata: qualche scossa, qualche sveglia repentina, un po’ di paura. Ma la mia vita non è cambiata. Sono impegnata ad andare via il prima possibile dall’abitazione in cui sto ora. Non ho fatto riflessioni particolari sul senso della vita, la precarietà e l’ineluttabilità del destino o la forza della natura. A me le riflessioni che vengono sono molto più concrete: se si mandano camion di alimenti non deperibili a Novi di Modena e vengono respinti perché la protezione civile dice che c’è cibo a sufficienza, e poi però si sente che nei campi autogestiti non ce n’é e che un sindaco sospende la distribuzione pasti fuori dalle tendopoli della protezione civile perché costano troppo… ognuno si faccia i suoi conti. A me non tornano.
Alberto Moravia, in “Ho visto morire il Sud“, sul terremoto in Irpinia scriveva: « Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. »

____

Gli animali e i fiori nelle foto sono dall’alto in basso: Viola odorata o viola mammola, Leucanthemum vulgare con apiSyntomis phegea o Amata phegea su spiga piegataIphiclides podalirius o farfalla zebra su Buddleja Davidii o albero delle farfalle, tutti fotografati sulla strada che dal paese porta alla nuova abitazione.

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  15 Responses to “IL TERREMOTO, LA STRADA DI CASA E UNA CUCINA A…”

  1.  

    grazie.
    non sei la sola che tenta di far emergere queste notizie per fortuna, il che mi dice che proprio un popolo di merda non siamo.
    però davvero grazie, non aggiungo nulla perchè non so nulla di prima mano, mi fido completamente di te lo sai, penso che almeno divulgare si possa.
    un bacione.

    •  

      Mai pensato di essere la sola, cara Bibi, altrimenti sarei in preda alla depressione nera :) certo è che chi ancora guarda i tg pensando che gli dicano cosa succede, non sa cosa succede e oltretutto si convince che è tutto a posto.

  2.  

    dopo tante parole inutili e speculative sul terremoto, questo è il più bel post che ho letto.
    grazie

  3.  

    Ciao Erbaviola,
    grazie per il link a facebook….sappiamo benissimo che l’informazione che ci arriva non è veritiera ed è molto triste. So che molti sul web si stanno mobilitando per potervi aiutare concretamente….vorremmo tutti poter fare qualcosa! Incrociamo le dita che questa situazione di emergenza finisca e che tutto possa tornare alla “normalità” se mai si potrà definir tale………Un abbraccio grande, Lucia

  4.  

    E come sempre, dalle tue parole e da un po’ di ricerche, si capisce che i corresponsabili dello sfacelo di questo paese sono i giornalisti.
    La politica “fa acqua”? Bene, c’è la denuncia, l’informazione, la protesta. Quando però anche il giornalismo è così biecamente asservito al potere o allo scoop, allora è veramente la fine.

  5.  

    Grazia, lasciamelo dire “che bello che tu ci sia :)”.
    Ti abbraccio forte, ti aspetto a Genova per una due giorni, di vacanza questa volta e… non vedo l’ora di venire a curiosare nella tua cucina!

    ps: email quasi finita, ora aspetto i tuoi disegni per dar sfoglo al mio estro d’architrave! :D

  6.  

    Ciao Erbaviola,
    aspettavo con ansia il tuo post sul terremoto che non dubitavo sarebbe arrivato.
    Io sono vicina ai paesi colpiti, e quando è stato possibile sono andata a dare una mano di persona o tramite persone fidate.
    La tv non l’ho quasi guardata per vari motivi, ma quel po’ che ho visto mio malgrado era purtroppo lontano dalla verità vista con i miei occhi sul campo.
    Questo post è da incorniciare, tutto qua. Complimenti.

  7.  

    Ciao Grazia, sono d’accordo con Fiorella; io modenese da generazioni, con amici in tenda nel giardino (naturalmente la loro) a Rovereto e Concordia, con la mamma terrorizzata che non vuol più tornare a casa sua, ritengo che questo post renda un po’ più l’idea di quello che davvero c’è qui.
    Grazie. Bianca

  8.  

    troppa gente ha speculato sul terremoto riempiendo l’aria con chiacchiere inutili… basta guardare il centro storico per rendersene conto.

  9.  

    che meraviglia che sei

  10.  

    Speravo le cose andassero meglio, mi hai aperto gli occhi e per questo ti ringrazio per questo blog e anche per il link segnalato.

  11.  

    Sono stata a Crevalcore 15 giorni fa. E’ ancora tutto a terra, spettrale. Passi in auto per la circonvallazione del paese e vedi le porte storiche sprangate da quella striscia di plastica bianca e rossa che campeggia in tutte le zone terremotate, da Modena città fino a Castelfranco. Fuori le tende, la protezione civile, l’esercito.
    La gente si fa coraggio, ma è dura.
    Volevano guardare la partita degli europei per sentirsi insieme agli altri italiani. Ma in fondo no, non si sentono ancora nel flusso della normalità: hanno le scuole chiuse, inagibili; il fatto che pensino alla scuola è un buon segno, sta vincendo la pars costruens della mentalità italiana.

  12.  

    Cara, sai che anch’io sono stata ‘attendata’ e riesco a leggerti solo ora con la dovuta calma..ci siamo sentite a spruzzi e ho continuato a pensarti. Non vedo l’ora di legerti nella nuova cuccia. Un abbraccio forte.

  13.  

    ho letto solo oggi il tuo post e mi associo a fiorella

  14.  

    […] Quella che ha 63 anni e va che è una bellezza. Classe 1950, tutta in acciaio e ghisa. Recuperata qui, avevo già raccontato come, e restaurata quest’estate. Per lei non c’è mai canna fumaria troppo sporca, troppo […]

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