Oct 162012
 
 October 16, 2012  11 Commenti »

E’ il momento dei cestini, sembra quasi che cestino chiama cestino… Ieri è arrivata la mia vicina con questa meraviglia di marroni biondi grandi del suo castagneto, ornati di erica. Le castagne hanno portato un invito: andate pure a raccoglierle nel nostro bosco, ce ne sono per tutti. Urrà! In una zona in cui gran parte dei castagneti sono privati, è un bellissimo regalo.

Quello che mi ha entusiasmato di più, però, è la presentazione del cestino, deliziosa nella sua semplicità, vero? Chi decora le castagne da portare in dono… si fa tutto così di fretta, che stupisce anche un gesto così delicato.
L’erica del bosco, l’erica che è l’erba delle fate, ma anche l’erba simbolo di  questo periodo, Samhain, anticamente la fine del ciclo agricolo e della raccolta finale. E’ anche l’inizio del tempo del ritiro davanti al fuoco delle case, il tempo con cui stare con sé stessi, di riposare prima di un nuovo ciclo di produzione.

Così, mentre le castagne finivano ad arrostire sulla cucina a legna, l’erica è stata intrecciata a una ghirlanda sopra la porta della cucina: Samhain è agli inizi. Il tempo per riflettere…

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Oct 072012
 
 October 7, 2012  13 Commenti »

Ultimamente il protagonista di questo sito sembra essere il cestino da raccolta.
In quanto a me, sono preda, letteralmente, dell’influenza, cosa che da quando seguo l’alimentazione vegetaliana mi capita raramente, posso stare anni senza un raffreddore. Ma penso che per questa volta possa dire invece grazie allo stress dell’ultimo periodo e alle difese immunitarie distrutte dopo due mesi di problemi con la schiena per la frattura (vedi post precedenti) e farmaci che alla fine ho dovuto prendere, pur limitandomi ai più blandi e a rimedi naturali.

Siccome non solo qui ci si ammala sempre in sincrono, ma si è fuori di testa con la stessa sincronicità, noi tossenti e doloranti oggi si è fatta comunque una capatina di raccolta. No, dico… non possiamo mica lasciar marcire l’uva sui filari adesso che finalmente ne abbiamo? E’ piccolina ma dolcissima, non ho ancora appurato che tipo sia, l’abbiamo trovata già qui e l’unica spiegazione è stata “E’ un’uva che non si ammala mai e non ha bisogno di niente”. L’ho subito amata. Sì, perché uno dei motivi per cui mangio raramente uva è che ho paura di mangiarmi quintalate di zolfo, bordolese (nei migliori dei casi) o piretroidi . E sto parlando dell’uva da agricoltura biologica, l’altra non la considero nemmeno. Così insomma, l’uva è pronta e con coraggio la mia metà si è arrampicato con febbre e mal di tutto a raccoglierne un po’, giusto quella che sennò marciva.

Già che ci siamo e abbiamo fatto questa bella idiozia di uscire dalla porta di casa con l’influenza, in una domenica di sole e vento, solo per approviggionarci di verdura, la conseguenza logica è che la cucina si è trasformata subito dopo in un campo di battaglia delle preparazioni. Qui la zona più presentabile: un po’ di prezzemolo, sedano, cipolle e uno dei giga-pomodori regalati da una vicina (pomodori così in ottobre a 800 mt, chapeau!) per fare una scorta di dado. Infatti a forza di zuppette da malati è finito anche il mio dado! Dietro, la cesta con la nostra uva appena raccolta. Prevengo la domanda della carta nel cestino: è un’uva molto succosa e senza mi farebbe marcire il cestino sul fondo.

Ora tossiamo  allegramente e siamo doloranti più di prima, ma riforniti di verdure, frutta e vitamine freschissime …  A presto!

Nota: devo rispondere a diverse email. Contate il tempo da bradipo più l’obnubilamento da influenza, grazie!  Sono lenta ma non mi dimentico!

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Oct 012012
 
 October 1, 2012  16 Commenti »

Quante volte, quando ero a Milano sono corsa fuori dall’ufficio per occupare quell’ora scarsa in commissioni varie o per fare la spesa. Quante corse per risparmiare una fila interminabile il sabato o il caos del supermercato per ore.
Oggi ripensavo a quel periodo ormai lontano, mentre, finito il pranzo frugale, uscivo con il cestino per la passeggiata nel bosco. Ecco, questa è la mia spesa di oggi, che è costata quattro passi ben goduti, profumo di sottobosco umido dalle piogge di ieri, qualche taglio di forbice gentile (non si strappa mai!).
Dal basso a sinistra, in senso orario: Menta selvatica, prezzemolo selvatico, radicchi e cicorino selvatico, tarassaco appena rispuntato e perciò tenerissimo. Al centro, ginepro. (Ci sarebbero in giro anche i funghi, ma sono ancora titubante, vedremo prossimamente).
La cena di stasera sarà polpette di patate, prezzemolo e tarassaco con insalata di cicorino e tarassaco, magari qualche fogliolina di menta e basilico. Il resto della menta (è tanta, anche se non sembra, ma il cesto è profondo) andrà a seccare, così come il ginepro, da conservare. Con la menta farò profumi per il té, tisane, insaporitori per qualche piatto.
Volevo condividere con voi questa foto, così com’è venuta, semplice e quotidiana, della mia pausa pranzo.

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