antica macchina da cucire a pedale
Decrescita, Sviluppo personale

IL VERO MIRACOLO

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antica macchina da cucire a pedale

Quando Bankei predicava nel tempio Ryumon, un prete Shinshu, che credeva nella salvezza ottenuta ripetendo il nome del Buddha dell’Amore, si ingelosì del suo pubblico e volle discutere con lui.

Bankei stava parlando allorché comparve il prete, ma questo creò una tale confusione che Bankei si interruppe e domandò che cosa fosse tutto quel baccano.

«Il fondatore della nostra setta» si vantò il prete «aveva poteri così miracolosi che stando su una riva del fiume con un pennello in mano riusciva a scrivere attraverso l’aria il sacro nome di Amida su un foglio che un suo assistente reggeva sull’altra riva. Tu puoi fare questa cosa prodigiosa?».

Bankei rispose gaiamente: «Forse questo gioco di prestigio può farlo la tua volpe, ma non è questo il modo dello Zen. Il mio miracolo è che se ho fame mangio, e se ho sete bevo».

 da “101 storie zen” a cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps
Parto da questa storia senza scendere nello specifico della sua esegesi zen, come tutte le storie zen ha un primo significato prettamente zen, poi uno esemplificativo, uno allegorico, uno meditativo e mille altri significati che gli attribuiscono i mille lettori che la troveranno sul loro percorso, secondo la nostra logica occidentale di ricezione del testo.
Me ne avvantaggio, un po’ insolentemente, per pensieri su ciò che va riportato al suo ordine più semplice e naturale. A volte le cose più semplici sono le più difficili da comprendere, questo lo sappiamo già. Spesso abbiamo la testa piena di alti concetti che non lasciano spazio ad altro, farcene entrare uno semplice come ‘se ho fame mangio‘ sembra un’impresa difficile. Allora si tende anche a lasciarlo da parte, a darlo per scontato, perché è semplice. Perché tanto è lì, non scappa, possiamo occuparcene anche in un altro momento, quando avremo esaurito il resto delle cose complicate, delle mete con i fuochi d’artificio, delle dimostrazioni che ci sentiamo di dovere (di dovere ad altri più che a noi stessi, magari).
Andare all’essenza della vita, invece, è il lavoro più duro. Non andrebbe mai rimandato.
E’ il lavoro dell’esistenza, dell’essenza liberata da tutte le sovrastrutture dei nostri pensieri, preconcetti, ideologie, credo. L’essenza del vero miracolo, saper ascoltare i bisogni reali e solo quelli.
Se ho fame mangio, se ho sete bevo. Sembra molto semplice, banale quasi: certo che se ho fame mangio, guarda, ho qui uno snack. Se ho sete bevo, guarda, ho qui la mia bottiglietta da mezzo litro di minerale. Ma non è così. Se siete seduti in ufficio mentre leggete queste righe, sapete di non potervi alzare e andare a consumare un pasto con il vostro amore impiegandoci magari due ore. Se volete bere acqua fresca di torrente, è altrettanto impossibile. Esercitiamo una finta scelta entro possibilità limitate. Ecco come l’affermazione che sembrava semplice e anche un po’ banale non lo è più: “Se ho fame mangio, e se ho sete bevo” è davvero un miracolo.
E’ il miracolo della libertà acquisita, dell’autenticità verso se stessi e nel rapporto del sé con il resto del mondo. E’ una libertà che si porta anche ad altri, che si esterna da sola e migliora anche chi ci sta vicino.
Anche io ogni tanto me lo devo ricordare, non sto impartendo lezioni dall’alto della mia perfezione ascetica. Sono tutt’altro che ascetica e molto lontana da qualsiasi perfezione. Sarò sempre in cammino, ma questo è un altro discorso. Dicevo. Mi devo ricordare per esempio che non posso vivere di solo lavoro, per quanto bellissimo e soddisfacente e non-lavoro. Mi devo ricordare che non c’è bisogno di fuochi d’artificio per avere l’attenzione di persone vere, con valori autentici. Mi devo ricordare anche di non essere dispersiva, di non canalizzare interessi e energie in mille cose diverse.
Altrimenti perdo il vero miracolo, lo perdo di vista.
Non so scrivere il sacro nome di Amida da una riva all’altra del fiume. Ma se ho fame mangio, e se ho sete bevo.

Queste righe sono dedicate a chi c’era domenica scorsa a Badia Polesine nella bella libreria L’Antica Rampa di Gilberto Moretti, ospite squisito, una chiacchierata voluta e organizzata dalla ineguagliabile Simona Stefani di Venus In Fur, con la partecipazione prelibata (è il caso di dirlo!) di Annalisa Malerba e Daria Voltazza. Ci eravamo preparati per scrivere il sacro nome di Amida da una riva all’altra del fiume, ma abbiamo fatto di meglio, evocato una tribù di appartenenza. Ed era lì. Ecco perché non potevamo essere altri o di più.
Vi abbraccio.

Nella foto sopra, un particolare della macchina da cucire a pedale che sto restaurando. Il lucido è dovuto all’olio di lino. Il restauro mi permette di pensare, lo trovo ottimo per focalizzarsi su qualcosa senza dispersioni.

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18 Comments

  • Reply ZakMCkracken giugno 13, 2013 at 4:05 pm

    Cavolo se mi è piaciuto quest’articolo.

    • Reply Erbaviola giugno 13, 2013 at 6:36 pm

      detto da uno scrittore, provoca gongolamento perpetuo. Grazie!

      • Reply ZakMCkracken giugno 13, 2013 at 10:53 pm

        Bene, visto che ormai ci conosciamo, completo il ragionamento. Nel post precedente hai scritto di avere quattro orti. Ecco, credo che tu ne abbia dimenticato uno: questo blog. Qui coltivi sogni. Beato chi sa coglierne i frutti deliziosi.
        Massimo

        • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:45 pm

          Grazie Massimo, è un bellissimo pensiero!

  • Reply Annalisa giugno 13, 2013 at 8:58 pm

    Anche io ce l’ho il libro \\101 storie zen”, questa storia l’ho letta più volte però non l’avevo mai “messa a fuoco” come ora! E’ sempre un grande piacere leggerti. Ti avverto però che qualche volta scrivi anche il sacro nome di Amida da una riva all’altra del fiume 😉

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:30 pm

      Grazie Annalisa, è un bellissimo complimento! Mi piacerebbe dire “scriviamo”…

  • Reply Harlock giugno 13, 2013 at 10:06 pm

    mentre leggevo sono andato a vedere in alto se avevo cliccato il link giusto …non ti riconoscevo 🙂
    molto bello!
    stasera sono stato al “museo” della sartoria monaco e ce n’erano di tutti i tipi, di macchine da cucire 😉

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:49 pm

      Sono in un attimo di pausa dal prendermela con le multinazionali e i cattivi della terra, ma solo perché lo sto facendo altrove 😉 Così questo si è trasformato in una (momentanea, non abituarti!) oasi di pace.

      Grazie ancora del suggerimento per la macchina, ho pensato di fare delle foto dettagliate, magari loro riescono a capire l’oggetto misterioso!

  • Reply Anna&Ipa&Silo giugno 13, 2013 at 10:28 pm

    ..emozione..
    Grazie <3

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:46 pm

      emozione è ricevere un mazzo di fiori da Ipazia e un sorrisone da Silo! (e come una stupidina ho scordato il mazzo di fiori alla fine :'( )

  • Reply Daria giugno 13, 2013 at 11:37 pm

    Bellissimo… è stato un grande piacere vederti di persona domenica e spero ci saranno altre occasioni per rivederci!
    Un abbraccio!
    PS: a casa di mia madre c’è una macchina da cucire uguale uguale…

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:44 pm

      Fantastico Daria, allora verrò a chiederti un po’ di cose perché non sono troppo sicura di quello che ho trovato. Sì, piacere grandissimo di averti vista finalmente dal vivo, che bello! E le tue bimbe sono meravigliose!!

  • Reply diana giugno 14, 2013 at 10:37 am

    e un altro pezzo del miracolo e’ ogni singolo passo del percorso:
    intuire la liberta’ del “se ho fame mangio, se ho sete bevo”
    scoprire che si applica ad ogni singola azione, dal pulire un’aiuola a riparare una sedia, o una macchina da cucire
    gustare la consapevolezza della liberta’
    gioire della bellezza di ogni singola azione, perfetta come le increspature crate da un sassolino nell’acqua
    dimenticarsi la consapevolezza e godere della liberta’, riscoprendo che e’ naturale e semplice
    … e questo e’ il nirvana

    a tutti coloro che traballano su questo percorso, o che lo faranno in futuro, o che camminano spediti e sicuri

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:43 pm

      grazie Diana, è esattamente il senso, ma tu l’hai spiegato in modo concreto, quindi grazie!

  • Reply eliana giugno 14, 2013 at 1:48 pm

    Bello, ricercare la qualità della vita.
    Grazie per avermici fatto pensare.
    ciao

    • Reply Erbaviola giugno 17, 2013 at 4:42 pm

      Grazie a te per il passaggio di pensiero Eliana 🙂

  • Reply Nadir giugno 28, 2013 at 7:18 pm

    Ciao Grazia, il tuo ultimo commento da me, era finito nella moderazione, e dato che non ho ancora sistemato la questione account, non riesco a commentare sul blog che gestisco su blogspot. Penso che a breve trasferirò tutto su wordpress, devo solo capire come 😉
    Per il post dettagliato sulla mia nuova attività … ci proverò, ma dovrà riassumere il mio ultimo anno di vita, speriamo bene. Nel frattempo un abbraccio e buona vita
    Nadir

    • Reply Erbaviola giugno 29, 2013 at 7:12 pm

      ciao cara, non preoccuparti. Su wp credo che ci sia un tasto apposito per importare tutti i contenuti da un blog su blogspot. Io resto in attesa del riassunto dell’ultimo anno allora …!

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