Backstage libro "Orto e cucina. Coltivare naturale, cucinare vegetale", Moka Libri, 2016 - Foto www.alicemartini.com
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La saudade dello scrittore

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Ogni volta che finisce il lavoro di un libro, c’è un po’ di vuoto, una sensazione di assenza nostalgica tra il piacevole e il sottilmente insopportabile. Molti si immaginano che alla fine della stesura di un libro, delle correzioni, della quantità di lavoro di editing, ci sia solo la soddisfazione. Per me la soddisfazione arriva sempre dopo, quando arriva – raramente. Non sono mai soddisfatta, potevo sempre fare di meglio.
Ma alla fine del lavoro, comunque, la soddisfazione non c’è mai. C’è semmai una sorta di saudade dello scrittore. Io qui assumo anche una certa drammaticità e la pronuncio “saudadsgii” [sawˈdadʒi], come Pessoa e Tabucchi, che di saudade nutrivano la scrittura. Questa saudade dello scrittore è un senso di assenza e nostalgia per tutto quello che si è tirato fuori, spesso a fatica e tra mille dubbi, mettendo a nudo o donando parti intime di sé stessi, sapendo di perderne il controllo. Non sai in quale casa andranno, chi leggerà, che uso se ne farà.

La saudade dello scrittore. Qualche sbirciata dietro le quinte di questo libro, grazie agli scatti di ©Alice Martini

Qualche sbirciata dietro le quinte di questo libro, grazie agli scatti di ©Alice Martini


Ma non hai appena finito un libro di ricette? Ti credi una scrittrice per due ricette?
 Me lo chiedo anche io e non mi riferisco al fatto che pubblicherei volentieri la narrativa- ma arrivare ai grandi editori di narrativa, in Italia, è un discorso legato a certi giri, certe raccomandazioni, certi agenti, certi ambienti, pare anche certe – ehm – prestazioni. Tutto molto distante dalla mia casina nel bosco e dalle mie idee non proprio accomodanti.
Mi riferisco invece a un altro aspetto. Fare un manuale, anche un manuale di ricette, lavorandoci seriamente (diamo per scontato che non stiamo parlando di certa manualistica copiata per metà dai blog e l’altra metà da wikipedia), implica di metterci molto di se stessi. Ancora di più se si parla di ricette, perché ci sono poche cose così intime come il condividere i propri modi di cucinare, di mangiare, di abbinare certi sapori. So che è una sensibilità che condivido con altri, perché conosco autori che hanno scritto ottimi libri di cucina e che per farlo hanno dovuto offrire un po’ del loro privato agli sguardi di tutti. Persone che nella vita quotidiana sono molto riservate e che si assumono il rischio di donare un pezzetto del loro mondo a estranei.

La saudade dello scrittore. Cavoli cappucci dell'orto. Foto dal backstage ©Alice Martini

Cavoli cappucci dell’orto, pronti per essere affettati. Foto dal backstage ©Alice Martini

Scrivere un manuale o un libro di ricette, farlo seriamente, è come preparare un baklava balcanico: lunghe ore di lavoro di precisione, giorni di attesa per la maturazione e la ricerca di una confezione gradevole che lo mantenga fresco fino al consumo. Con un libro, è come se dopo tanto lavoro e amorevoli cure, prendessi il tuo baklava, scendessi per strada e lo offrissi a chiunque passa. Se sei fortunata, ci sarà l’incuriosito, l’interessato, il degustatore, persino l’entusiasta. Ci sarà qualcuno che ti scalderà il cuore condividendo il piacere per quel pezzetto di vita.

Ma sempre, sempre, ci saranno i critici a prescindere, gli scontenti a oltranza, gli scontenti perché volevano scriverlo loro, i commentatori di Amazon (specialmente quelli che non hanno mai visto il libro ma pensano sia divertente lasciare dei commenti negativi grondanti cattiveria – e più sei conosciuta, più attiri i falliti che si sfogano così), le blogger-aspiranti-scrittrici-inacidite che non hanno mai scritto niente ma passano a uno a uno i gruppi Facebook per denigrare il tuo libro perché ti sei rifiutata di linkare il loro sito sul tuo (è una storia vera), chi non sa cucinare ma pensa di essere Gualtiero Marchesi e se non gli viene una ricetta è colpa tua (in genere dopo che ha sostituito otto ingredienti su dieci e cucinato al microonde), chi quel giorno ha la luna storta, chi giudica solo dalla copertina (e io ne ho avute alcune orrende, imposte dagli editori), chi ha in antipatia le donne che indossano scarpe nere con i tacchi e una lunga lista di altri motivi dettati dal caso e dall’umore.

Make up delle neonate rape dell'orto, che non sono quei bomboloni di acqua del supermercato - Foto dal backstage ©Alice Martini

Make up delle neonate rape dell’orto, che non sono quei bomboloni di acqua del supermercato – Foto dal backstage ©Alice Martini

Ci saranno anche quelli a cui il libro non piacerà davvero, ma in genere esterneranno l’idea educatamente. Questo ci sta, è normale, può essere un dialogo interessante e molto costruttivo.
Però, ad ogni libro che tiri fuori con il cuore, ogni volta che offri il tuo baklava fatto con tanta cura e amore, dovrai anche aspettarti che qualcuno passi e ti butti all’aria il vassoio ridendo, perché non puoi proprio scegliere sotto quali occhi passerà il tuo lavoro. E’ un rischio che ci si assume scrivendo, pubblicando qualsiasi libro, è il rischio di appendere se stessi in bella vista sopra una folla. Da lì in poi tutto può succedere.

I fine settimana e le notti di Alice - Foto dal backstage ©Alice Martini

Le notti e i fine settimana di Alice – Foto dal backstage ©Alice Martini

Ho appena finito un manuale ibrido, un esperimento nuovo con un editore giovane e dalle idee innovative. Si parla di orto e si parla di ricette con quel che c’è nell’orto. Siccome l’editore ha amato da subito il progetto e le fotografie sarebbero state fatte da una cara amica che è anche una delle migliori fotografe di food – e intendo americani compresi – mi sono sentita le spalle abbastanza coperte da prendere i miei quaderni di ricette e tirarne fuori dei pezzi di cuore.
Alice era l’unica che potesse capire  e interpretare una cucina apparentemente molto semplice ma studiata nei minimi dettagli ed era anche l’unica che potesse capire l’importanza di lavorare solo con prodotti dell’orto. Molti altri fotografi, per questioni di tempo e convenienza, ti rispondono che non c’è nessuna differenza tra la carota dell’orto e quella di una vaschetta asfittica di plastica. Tu svieni, loro non capiscono, tu passi per una pazza maniaca, l’editore si mette le mani nei capelli e finisce che ti riduci a fare le foto da sola – e io sono molto zoppicante sulla fotografia, è una tortura.
Così questa volta, sicura della cura maniacale dell’editore e di Alice – e quindi del risultato finale, di dove sarebbero andate a finire queste ricette – ho aperto il vaso di Pandora, ovvero la mia pila di quaderni, alcuni di ormai vent’anni.

La saudade dello scrittore. ... e le mie notti e fine settimana

… e le mie notti e fine settimana.

Ne è seguito un periodo molto intenso in cui si selezionavano ricette, si ridimensionava, si correggeva, si rideva, si passavano notti e fine settimana, chi dietro alla macchina fotografica e chi dietro il computer. O con gli acquerelli. Ho fatto 24 tavole botaniche che poi, impaginato il libro, ci siamo accorti che non ci stavano. Ho cominciato a rifarle in versione più piccola e con altra carta, ma il risultato non mi soddisfaceva. Tolte le tavole e impaginato in altro modo il libro. Riscritti dei testi da zero. Corretto. Ricorretto. Corretto ancora. Intanto dall’altra parte ci volevano un paio di ore per fotografia, solo per la post-produzione, a foto già fatta, con foto che avevano già preso un’intera giornata di lavoro per trovare il modo giusto di rappresentare quella ricetta.

Le illustrazioni che poi non abbiamo usato

Prove per le illustrazioni che poi non si sono utilizzate… in ogni libro utilizzo il 25% di quello che si produce, per poter scegliere solo il meglio, quello che funziona davvero.

L’altra sera, arrivata alla fine, chiuso il libro, finite le corse, mi sono tolta uno sfizio: vedere quante di queste ricette esistono online. Pochissime, in versioni molto distanti. Nei miei quaderni ci sono ricette che ho portato da lontano, che non sono online nemmeno nella loro lingua originale. Altre che arrivano dalla mia nonna e che forse erano una sua invenzione o magari un uso locale, ma che online non trovo. Altre ricette ancora che arrivano da ricerche di etnobotanica, da racconti conservati da conversazioni con anziani o accenni trovati per caso studiando.
Mi toglierò un altro sfizio all’uscita del libro: un conto alla rovescia per vedere quanto ci mettono queste ricette ad essere copiate dal libro, senza citazione della fonte, su certi siti e blog, una pratica che davvero straccia l’anima quando fai un lavoro con cura.
Per Formaggi veg, per esempio, non è passato un mese che molte ricette erano ovunque, senza citazione della fonte. Dopo un altro mese cominciavo a ricevere i commenti “Sono ricette che si trovano online“. Davvero una bella soddisfazione, dopo anni di lavoro e centinaia di esperimenti per calibrare gli ingredienti. E’ il tuo baklava buttato per terra e schiacciato con disprezzo dai passanti, un po’ come succede al baklava del bel film 588, Rue Paradis. (Se anzi vi interessa vedere il rito sociale della preparazione del baklava armeno, qui c’è un video dal film).  Ma ho deciso che questa volta farò un conto alla rovescia ufficiale: se non ci si può porre rimedio, si può almeno ridere (e additare i copioni indefessi).

Il signor Moka arriva con le prove di stampa... - Foto dal backstage ©Alice Martini

Il signor Moka arriva soddisfatto con le prove di stampa… – Foto dal backstage ©Alice Martini

Adesso che il libro è finito, che ha persino una bella copertina – piuttosto erbaviolesca, ma per puro caso – adesso è il momento della saudade. Ormai ho dato, i contenuti non posso riprendermeli, non posso riportarli alle mie pile di quaderni e condividerli solo con qualche amica fidata. Ne ho già nostalgia.
Ma ho fatto il mio baklava. Ho la malinconia per le risate con Alice di fronte alle mie manie e al suo perfezionismo, ho la malinconia per i mesi a riprovare e ricucinare tutto, la nostalgia per la preparazione e per quello che era prima, il dubbio per come verrà accolto, la malinconia per un altro pezzetto di me che ha preso una forma scritta, la speranza che sia utile, che vada lontano, che chi lo prenderà in mano percepisca il cuore e la passione. La solita saudade dello scrittore, insomma.

... e Alice gliele pasticcia tutte, manco avessi fatto io le foto! - Foto dal backstage ©Alice Martini

… e Alice gliele pasticcia tutte! – Foto dal backstage ©Alice Martini

Ieri mattina hanno cominciato a stamparlo, ma arriverà in libreria a fine maggio, con un passaggio al Salone del Libro di Torino poco prima. Anzi, se volete vederlo dal vivo e degustare qualche assaggio, saremo lì domenica 15 maggio alle 16.00. Per ‘saremo‘ intendo anche Alice, ovviamente, perché non le permetterò di restarsene rintanata nel backstage (a proposito di persone riservatissime).
[Aggiornamento del 9.05.2016: Purtroppo, a causa di un altro impegno di lavoro, non sarò presente al Salone del Libro domenica 15 maggio. Mi spiace, ci incontreremo presto ad altri eventi. 🙂 ]

Io intanto ritorno al mio di orto, ai miei giri per i boschi, ritorno a questo sito e preparo un baklava vero per Alice e il sig. Moka, come linimento alla loro pazienza che ho messo a durissima prova.

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24 Comments

  • Reply Camiria aprile 7, 2016 at 1:34 pm

    Mi sono commossa, ho riso e mi sono anche indignata leggendo questo post.
    Ma posso dirti solo che ovviamente acquisterò il libro, che lo sfoglierò, lo leggerò e sperimenterò.
    Deve esserci davvero tanto di te stessa in questo scritto e gli scatti di Alice renderanno giustizia a queste ricette così tue, intime e piene di storia.
    Immagino il lavoro che c’è stato dietro, l’insoddisfazione, il rifare e rifare fino a quando non si è raggiunta una certa “perfezione”.
    Sarà emozionante sfogliarlo, non vedo l’ora.

    Ps. Ora intanto faccio un bell’ordine per acquistare anche il tuo ultimo libro e a Maggio nuovo imperdibile acquisto. ^_^

    • Reply Erbaviola aprile 7, 2016 at 1:59 pm

      Cara Camiria, questo commento mi fa bene al cuore perché – incredibile – quando ho scritto di autori che sono riservati nella loro vita, stavo giusto pensando a te e a pochissime altre persone con questa sensibilità. Ma ti scrivo anche via email, per corde che vanno toccate leggermente e in privato 🙂 Un abbraccione intanto!

      • Reply Camiria aprile 8, 2016 at 11:06 am

        Ti aspetto <3

        E grazie per aver pensato a me!!! <3

  • Reply Vale aprile 7, 2016 at 2:06 pm

    Me lo dicevo su fb, e lo ripeto anche qui: la cosa delle ricette rubate – perché di un furto si tratta – e soprattutto dei cretini che vengono a dirti “sta su internet” è vergognosa, la beffa oltre al furto (e non mi stupisce che in questo paese abbiamo avuto vent’anni di Berlusconi, e perché certe facce continuano a ricicciare, e certa gente continua a prendere stipendi da parlamentare).
    Seguirò con interesse il contatore.

    Intanto, buona continuazione. Buon orto, buon bosco! ^_^

    • Reply Erbaviola aprile 7, 2016 at 7:01 pm

      Mi sa che con il contatore ci divertiremo in tanti! 😉 Buon orto anche a te, in previsione del casaletto, visto che si è capito che a GB piace razzolare nell’erba 😀

  • Reply Alice Martini aprile 7, 2016 at 8:35 pm

    Lo sai già che mi dovrete trascinare fuori di peso, VERO?
    La verità è che mi sento un po’ così anch’io. Sfinita, tremendamente sfinita, eppure sarei pronta a ricominciare domani. Vabbè, facciamo tra un mesetto, che altrimenti Agrimonia nun me guarda più.

    Per quanto riguarda il discorso baklava, beh, dovrei citarti il titolo dell’ultimo album di Giorgio Canali. Ma non si può certo smettere di regalare perle al mondo :*

    • Reply Erbaviola aprile 8, 2016 at 11:44 am

      Io sto rifacendo pace (più o meno) con la cucina, dopo aver riprovato tutte le ricette scelte (che erano una sessantina, da cui sono passate a te 48… ) ho fatto un periodo a riso e verdura cotta. Molto macrobiotico e molto non-ho-voglia-di-cucinare-proprio-per-niente.
      Poi sono ripartita, alé.
      Sulle perle non commento oltre… 😀

  • Reply Donatella aprile 7, 2016 at 9:42 pm

    Benissimo! Ho appena ricevuto il tuo ultimo libro ed ora aspetto con ansia anche questo!
    Donatella

    • Reply Erbaviola aprile 8, 2016 at 11:47 am

      In un certo senso sono molto complementari questi due libri! Mettendoli insieme, si va dalla coltivazione sostenibile, all’uso degli alimenti per la salute fino alla messa in pratica con le ricette che sono tutte bilanciate, vegetali, molto semplici, senza ingredienti strani, in alcuni casi anche probiotiche e solo due con un ciccinino di zucchero grezzo. Un abbraccio grande!

  • Reply Barbara aprile 8, 2016 at 9:41 am

    Leggerti fa sempre bene all’anima.

    • Reply Erbaviola aprile 8, 2016 at 11:50 am

      grazie Barbara, ti mando un grande abbraccio a distanza di anima. Shanti

  • Reply Isabella Siciliano aprile 8, 2016 at 10:32 am

    Bellissime parole e magnifiche le immagini di Alice a incorniciare questo dietro le quinte del lavoro e del cuore 🙂

    • Reply Erbaviola aprile 8, 2016 at 11:54 am

      Grazie Isabella! Pensa che queste foto Alice le scarta… Alcune secondo lei non andavano bene nemmeno per i social. Siccome io sono anti-spreco e mi interessa più l’emozione dell’attimo che il perfezionismo tecnico… ha brontolato eh, ma mi ha lasciato usare queste per il backstage. 😀

  • Reply Viaggi cucina e tanto amore aprile 8, 2016 at 11:40 am

    Verrò al Salone del Libro di Torino solo per conoscerti di persona (oltre che per il tuo libro)

    • Reply Erbaviola aprile 8, 2016 at 12:02 pm

      evviva, ci saluteremo molto volentieri! Il travel blog storico dell’Italia, che onore ^_^

  • Reply Yari aprile 9, 2016 at 12:58 am

    Non vedo l’ora di sfogliarlo! E se non sono via cercherò di passare al salone! Complimenti a tutte e due 🙂

    • Reply Erbaviola aprile 26, 2016 at 9:06 am

      Che bello Yari, mi farebbe un grande piacere rivederti! ^_^ Un abbraccione!

  • Reply naturalentamente aprile 10, 2016 at 1:44 am

    Ogni volta che ti leggo mi emoziono e sento forte la tua energia, che trasmette determinazione anche a me, seppure a distanza e da dietro lo schermo del pc.
    Le tue illustrazioni sono davvero bellissime, e te l’avevo già scritto su fb. Sono certa che, se non sono entrate a far parte del libro, quello che si troverà al suo interno sarà letteralmente strabiliante! Non vedo l’ora di averlo fra le mani!
    Posso solo immaginare il senso di frustrazione e di rabbia che si provi nello scontrarsi con giudizi superficiali, intrisi di invidia e di ignoranza, nel vedere la propria fatica trattata con sufficienza e senza rispetto. Ma tu non curarti di loro e pensa sempre che ci sono moltissime persone che ti apprezzano, ti stimano e ti sono grate per tutto quello che ne gli anni hai fatto e donato col cuore. Io sono una di quelle persone, lo sai.
    Vai, anima bella, non fermarti e continua a seminare la bellezza, la cultura e la sensibilità di cui abbiamo tutti tanto bisogno.
    Om Shanti <3
    Vale.

    • Reply Erbaviola aprile 26, 2016 at 9:52 am

      Cara cara Valentina, le stesse parole che potrei scrivere leggendo i tuoi post. Ci si capisce sempre, a distanza di chilometri, dietro i monitor ma sempre davanti a energie belle che arrivano tra una parola e l’altra, che ristorano e leniscono l’anima, che continuano ad essere un balsamo di ristoro per i graffi di questa vita. Shanti shanti OM .

  • Reply cri aprile 14, 2016 at 2:28 pm

    Mi piacciono i libri di Moka! Occupandomi ultimamente del settore tempo libero, e quindi anche cucina, li ho apprezzati e esposti, sono contenta che il tuo prossimo esca con loro 🙂 Sui plagi vari che dire, certe persone sono veramente tristi! Pensa che io l’altro giorno ho consultato un libro per capire come poter usare le foglie di ravanello, alla fine la ricetta me la sono poi inventata, però dal libro sono patita per capire se queste foglie si potessero usare e come, per cui oggi ho pubblicato la ricetta (mia mia, anzi a onor del vero più del mio compagno che mia!) e il libro l’ho citato comunque! In bocca al lupo per il libro, e trasforma la saudade in relax 🙂

    • Reply Erbaviola aprile 26, 2016 at 10:08 am

      A tal proposito: scambio di ricette! vado a vedere la tua, ma preparati a qualcuna delle mie, con le foglie dei ravanelli ce ne sono un paio in questo libro di Moka ^_^ Sì, anche a me piace molto, devo dire anzi che è l’unico motivo per cui ho deciso di fare un altro libro di ricette… dopo “Formaggi veg” avevo proprio detto basta per le cause di cui sopra. Il mondo food italiano è terribile e pubblicare un libro di ricette non ti permette di restarne fuori: ti ritrovi spinta nella vasca dei pirana e da lì in poi devi sopravvivere. Quindi non ci tenevo proprio. Poi invece lunghi discorsi con l’editore, la bellezza dei volumi Moka che a un prezzo davvero irrisorio riescono a dare contenuti di alta qualità, l’amicizia con Alice e il fatto che erano anni che dicevamo di fare qualcosa insieme (e questa era l’unica occasione perché abbiamo due visioni della cucina agli antipodi)… insomma alla fine Moka è stata fondamentale per tirar fuori questo lavoro. Che la qualità sia confermata da chi si occupa di libri a tempo pieno, è un grande onore!

  • Reply Francesca Albanito aprile 29, 2016 at 12:56 pm

    Carissima! Ho letto spesso le tue condivisioni e sempre ho lasciato il tuo blog con un sorriso o commossa…Sempre belle le sensazioni che riesci a trasmettere!!!. Arriva al cuore la bellezza del tuo essere e leggendo quanta cura e amore ci sono dietro alla tuo ultimo libro, quando lo terrò tra le mani lo sentirò ancora più prezioso! Ho compreso benissimo il tuo stato d’animo, mi capita in misura minore quando finisco di leggere un libro che ho amato molto oppure alla fine di un lungo lavoro di restauro: quando tolgono il ponteggio posso rimanere per ore a guardare l’opera riportata al suo originale splendore, magari dopo anni di sudore, con un senso di struggimento….ed è vero, qualcosa di noi rimane là dove abbiamo messo l’anima! Purtroppo tra la gente c’è tanta disperazione e insoddisfazione e molti trovano il modo di consolarsi tentando di abbattere chi ha trovato un proprio percorso di vita e di soddisfazioni. È molto triste per chi è costretto inevitabilmente ad incontrarli sul proprio cammino, ma soprattutto per loro stessi…A tal proposito, l’altro ieri sera, guardavo un documentario su Munch: leggevano tra l’altro, vari passi di articoli dove è emerso che dai “grandi esperti” dell’epoca era considerato un incapace, un pazzo che scarabocchiava e tante altre assurdità 😂 Ridiamo pure quindi! Anzi,🍻brindiamo! !Tifo da stadio per il tuo lavoro e tanta tanta gratitudine!! Ti abbraccio come se fossi una mia vecchia e cara amica perchè tra anime non esiste né il tempo né la distanza. Francesca

  • Reply stefania maggio 10, 2016 at 10:50 am

    …commossa e onorata di conoscere una VERA PERLA! OM SHANTI GRAZIA
    P.S. pochi ma buoni e sani!!! Complimenti ad Alice!
    Stefania

  • Reply Claudia maggio 31, 2016 at 6:29 pm

    Ecco Grazia…E MO’ SO’ DUE! Riferito al mio commento sul post successivo a questo, quello in cui dicevo che per un po’ avrei smesso con i libri di cucina…come faccio a resistere, dopo questo tuo bellissimo post?
    Felice per l’uscita di questo nuovo lavoro, auguro tutto il meglio a te e ad Alice!

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