ape su lavanda
Decrescita, Erbe spontanee

Io e le erbe spontanee

Lo so, sto scrivendo poco quest’anno.
Sono sempre assorta tra il lavoro, ultimamente più pressante ma anche molto stimolante, la raccolta di erbe spontanee che in questo periodo sono davvero numerose, letture – davvero poche rispetto ai miei desideri -, il sole che finalmente è arrivato, l’orto vittima di una primavera impietosa e novembrina, cucire alcuni vestiti per l’estate, sistemare casa prima dell’inverno, qualche guaio con umidità, perdite e affini non proprio facilissime da sistemare… insomma, quelle incombenze e piaceri che abbiamo tutti.
Ma è vero, sto scrivendo poco sul blog, qualche velata lamentela l’ho ricevuta e ringrazio perché non vi stanca questo mio esserci e non esserci, il fatto che questa mia scelta di relativa solitudine sia sconfinata anche nel blog. Mi riaffaccio con poca costanza, solo quando ho qualcosa da scrivere. In realtà poi io scrivo e parecchio, ma più sulla carta stampata. La rubrica che tengo ormai da anni su Vivi Consapevole, sulle erbe spontanee e i lavori nell’orto.  La rubrica  su Dolce Vita, di cui trovate qui alcuni miei articoli sulla decrescita, in lettura gratuita, giusto per pregustare una rivista tra le più indipendenti e innovative in Italia. E la rubrica Into the Woods su Funny Vegan in cui parlo della mia vita tra i boschi, degli aspetti più quotidiani e spesso divertenti dell’aver deciso di vivere in mezzo alla natura… non è sempre rose e erbe spontanee, ma basta guardare a tutto con un po’ di ironia.

E poi i libri. Quest’anno ne sono arrivati due, Alimentazione naturale e Orto e Cucina, vi sono piaciuti? Le vostre opinioni mi interessano molto. Sono due libri che vanno oltre il manuale, a cui ho lavorato con molto cuore. E c’è voluto tanto tempo, lontana da questo blog, persa tra libri e ricerche. Sto lavorando ad altro, ma diventerò più assidua con il blog, lo prometto, più che altro perché ultimamente sono arrivati argomenti nuovi di cui voglio parlare.

primule

Ieri, sistemando alcuni documenti, è saltato fuori questo racconto del mio avvicinamento alle erbe spontanee. L’avevo scritto per un libro non mio, uscito ormai tempo fa. Il racconto era una gesto di amicizia a un’autrice esordiente che me l’aveva chiesto, cortesia che si è risolta nel pubblicare una sola frase del racconto e darmi della malata di mente a cura della stessa “autrice”, pochi mesi dopo, nell’ambito delle sue manovre infantili per infilarsi nel rapporto tra me e un’altra persona. Mi scivola, come dicono i napoletani, espressione molto azzeccata. Chiuse le comunicazioni: in queste situazioni adotto la lezione di distacco del maestro zen Hakuin. Ma comunque ringrazio l’occasione per aver scritto di un rapporto particolare, quello tra me e le erbe spontanee, tra me e la mia amata nonna che manca da anni ormai, ma che c’è sempre. Lo condivido qui, nel mio piccolo pezzo di mondo e lo affido a mani amiche.

Il mio rapporto con le erbe spontanee è un rapporto in crescita, in qualche modo anche un rapporto di crescita. E’ studio e presenza. E’ una presenza che mi ha accompagnata da sempre, come se fosse un altro senso, un sistema ulteriore per percepire il mondo.
Mi accompagna nel cambio delle stagioni, non più regolare, così da diventare il mio personale barometro. A seconda delle erbe che vedevo germogliare, ho imparato a capire i tempi della montagna e quelli dell’antroposofia che racconta schemi stellari. A volte la terra, quassù, ci parla con una distesa di primule anticipata a fine febbraio o con un cardo che svetta risollevandosi da sotto la neve.
Basta cogliere il messaggio e sappiamo di conseguenza cosa possiamo seminare. Intanto godiamo le prime insalate di foglie e fiori di primula e violette, quello che è ormai è il nostro rito per salutare l’inverno che se ne va. Tra le mie poche certezze, c’è l’aver percepito che le piante mi hanno accompagnata finora, presenze che improvvisamente diventavano importanti per poi convertirsi in un’abitudine, una volta abbracciate e capite.

Insalata di viole, primule e cicorini selvatici

Ho attraversato la prima parte di vita con mia nonna che, come tutte le donne del primo Novecento, conosceva le principali erbe per curare i malanni più lievi e quelle per arricchire la tavola, gli oleoliti dalle mille virtù, come il poco conosciuto oleolito di lillà. Abitando a Milano, era un’arte piuttosto difficile da esercitare e si affidava maggiormente alle erbe essiccate. Mi ha instillato una sana diffidenza verso la medicina allopatica, una diffidenza che può dare solo l’intelligenza di un leggero mal di pancia curato con l’acqua di alloro o di un decotto di malva dai mille usi. Ho avuto la fortuna e il privilegio, credo, di camminare di fianco ad alcune donne di sentimento antico e profonda saggezza che relegavano la medicina moderna a malanni gravi e ne avevano rispetto.
Tra loro mia nonna: le insalate di tarassaco erano sempre accompagnate da un “fa bene, depura”, pronta a prevenire i miei capricci per un’erba a volte troppo amara. La portulaca dava ferro, il fiordaliso faceva bene all’intestino, la primula rilassava e la sentivo che suggeriva alle signore che allattavano con difficoltà “Faccia delle belle insalate di galega!”. Sono cresciuta con insalate che sembravano un prontuario medico, ma così buone!

ginepro

Non so come sia successo, mi sono dimenticata le erbe per un periodo della vita, non a caso il periodo più arido. Vivevo freneticamente a Milano, una città che impone una grande distanza dalla campagna, con la sua periferia di decine di chilometri a fare da barriera, chiusi dentro in un mondo in cui c’è tutto e nulla, il tutto che altri hanno scelto: la lattuga romana, il peperone quadrato d’Asti e la carota nantese… solo quelli, solo perché si trasportano meglio e durano tanto. Facevo la spesa al supermercato, tutto doveva essere pulito e confezionato, in qualche modo, improvvisamente, mi sembrava poco igienica la frutta esposta al mercato.
Mi sono persa nelle spire del marketing della mela lucidata, in anni di cemento e pixel, finché qualcosa è riemerso e un giorno, invece di mettere i soliti gerani sul terrazzo, ho piantato zucchine e insalate. Il primo orto sul balcone, in tempi in cui non se ne parlava nemmeno, non esisteva. E ho voluto subito riavere la portulaca, per sentire ancora sotto i denti quel sapore croccante e pungente delle insalate estive di mia nonna. Da quel momento, mi sono rigenerata con fughe dalla città e passeggiate nelle valli a raccogliere ortiche, un bottino che riportavo a casa quasi di nascosto e giustificavo con le amiche con un “contiene molto ferro!”. In realtà volevo solo che al mio ritorno si sprigionasse nella cucina il profumo delle frittelle con le ortiche di mia nonna – oggi si chiamano crêpe – o della “pasta al verde”, come la chiamava lei, la pasta fatta in casa e colorata con l’ortica secca polverizzata “perché viene un verde più bello che con l’ortica fresca o gli spinaci”.

cesto di erbe spontanee
Di nascosto da mia madre – convinta invece che la lattuga del supermercato fosse più “igienica” e le erbe del prato fossero appannaggio esclusivo delle capre – andavamo nel paese dei nonni materni, nella pianura emiliana. Andavamo con la scusa della visita ai parenti e poi nei posti che conosceva la nonna, a raccogliere l’ortica, il chenopodio, la calendula, la malva. Tutto quello che, al contrario di tarassaco e cicorie, nei vasi di città non poteva crescere. Ricordo che mia nonna aveva una grande borsa marrone, “la sporta“, che riempiva di erbe e che al ritorno veniva magistralmente camuffata da un golf appoggiato sopra, perché le erbe sfuggissero alla vista di mia madre, il grande censore. Durante queste fughe, la mia insistenza era massima per la raccolta dei frutti verdi della malva, a cui mi applicavo seriamente: la nonna a casa ne faceva delle caramelle gommose, buonissime, tanto che arrivavo spesso a simulare la tosse per ottenere la mia caramella alla malva “per lenire la gola”. Quelle caramelle ora si chiamano marshmallow, son pieni di zucchero e non curano nulla, anzi.

more, equiseto

Oggi nella mia vita è cambiato tanto. Sono fuggita di nuovo in Emilia, ma non per un solo giorno come facevo con la nonna. Sono andata molto più in giù, quasi in Toscana, e molto più su, in montagna. In fuga dalla città, anche per raccogliere ancora ceste di erbe e farle entrare in cucina. Oggi non devo nascondermi. I miei vicini mi chiedono ridendo se vado per funghi e non si capacitano ancora che vada solo per erbe, ma mi sorridono. Non sono più tanto strana, non ho un golfino sulla sporta per nascondere quel che ho raccolto. Incontro altre persone che fanno altrettanto, ci scambiamo informazioni e ricette.
Torno a casa con le mie ortiche, le mie calendule, sento ancora mia nonna che mi dice “bisogna lavorarle subito, le erbe si disfano, son delicate!” e ubbidiente separo i miei mazzi, pulisco, appendo a seccare “con il sacchetto di carta, neh, se no si riempiono di polvere, l’essenza non si concentra!”. Essicco, cucino e conservo. Ubbidisco umilmente.
Anche se oggi ho studiato e chiamo l’erisimo Sisymbrium officinale, anche se conosco la tintura madre, la distillazione e so usare un microscopio, mi sento più vicina a queste donne con le braccia cariche di cibo e medicamenti per la loro famiglia che ai botanici degli erbari.

qualche vaso di spontanee nel mio angolo lettura

Oggi le erbe spontanee sono quella parte buona del mondo che amo, appena fuori dalla mia porta. Ne tengo persino alcune in terrazza, per averle a portata anche all’ultimo momento, anche se non ho tempo di uscire. In qualche modo mi hanno condotta a vivere in un posto meraviglioso, con una varietà botanica superlativa e il tempo di goderla pienamente, i miei decotti e tisane non escono più da una cucina di città ma cuociono lentamente su una cucina a legna, in una casa in pietra, in mezzo a un bosco.
Oggi le mie erbe sono una parte importante della mia vita, sono lo scambio con un’amica, il profumo dei nostri piatti semplici, il profumo della mia casa. Sono l’abbraccio di mia nonna che continua a guidarmi con quella temperanza saggia, quella delle donne antiche che sapevano vedere tesori tra i fili d’erba.

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15 Comments

  • Reply isabella June 27, 2016 at 9:34 pm

    Sempre belli i tuoi racconti 😊

    • Reply Erbaviola June 28, 2016 at 8:58 am

      grazie Isabella, ti mando un grande abbraccio!

  • Reply Paola June 27, 2016 at 11:33 pm

    Mi hai commossa!

    • Reply Erbaviola June 28, 2016 at 8:58 am

      Abbracciamoci! in effetti avevo scritto questi ricordi con i lacrimoni…

  • Reply Claudia June 28, 2016 at 10:15 am

    Io ero tra quelle che aspettavano di rivederti da queste parti, ma che apprezza molto e tue lunghe pause, se portano a questi articoli così belli. E questo, come immaginerai, mi calza proprio a pennello. La mia storia è tanto diversa dalla tua, ma condividiamo una nonna che raccoglieva malva e borragine, nelle campagne molisane, anche se io ho pochi ricordi di questi aspetti di lei. Ma è certo che deve aver lasciato qualche semino a germinare nella mia anima, se ora, dopo un’infanzia, adolescenza e post-adolescenza cittadina, mi ritrovo qui. A raccogliere piante. Col mio cestino autoprodotto con rami di salice rosso. Con l’essiccatore pieno di fiori di tiglio e mazzi di menta piperita appesi nel locale esterno. Dovrò ringraziare nonna, il destino, non lo so, ma non vorrei essere altrove 🙂
    Bello ritrovarti!

    • Reply Erbaviola June 30, 2016 at 11:27 am

      Cara Claudia, è esattamente così che ti immagino, con il tuo cestino di rami di salice che vaghi per la campagna senese a raccogliere erbe. Secondo me sì, le nonne lasciano semi fertili, soprattutto le nonne così.

  • Reply stefania June 28, 2016 at 10:39 am

    Delicato e intenso questo tuo racconto. Mi tocca la tua infanzia con tua nonna così saggia, perché risveglia i miei ricordi con le mie nonne che io chiamavo “streghe”, avevano una sensitività tipica delle donne che non hanno perso il contatto con Sé stesse, e che tu ora hai ritrovato e per questo ci siamo incontrate! Ammirevole mia Grazia! <3

    • Reply Erbaviola June 30, 2016 at 11:36 am

      Cara Stefania, sì, è proprio così! Le nostre evoluzioni ci portano su strade che convergono con quelle di chi ci è simile 🙂 Che belle le tue nonne “streghe”! Dovrai raccontarmele alla prima occasione.

  • Reply Valentina June 29, 2016 at 6:38 pm

    Ti seguivo silenziosamente e speravo in questo ritorno! Siano benedette le Nonne così cariche di sapere, come la tua e anche la mia, un abbraccio

    • Reply Erbaviola June 30, 2016 at 11:38 am

      Grazie Valentina del pensiero e che bello sentire di un’altra nonna carica di sapere. Il tuo blog è stato una bella scoperta, sto leggendo… Un abbraccio!

      • Reply Valentina Lisci spina July 2, 2016 at 3:06 pm

        Grazie, sei la benvenuta! Un abbraccio

  • Reply Simone e Lara June 30, 2016 at 11:51 am

    Molto bello questo racconto. Divertente la nonna che coglie erbe di nascosto e la figlia-censore! Per fortuna nostra hai seguito la nonna!
    Eravamo passati per scriverti che gli ultimi libri ci sono piaciuti tanto. Visto che combinazione lo chiedi anche nel post… piaciuti tanto tutti e due! “Alimentazione naturale” ci ha fatto scoprire tante cose che non sapevamo e che abbiamo già modificato con successo. Orto e cucina invece si vede che è scritto più con il cuore e grazie grazie grazie per averlo adattato anche per chi coltiva sul balcone. Il nostro sta andando alla grandissima e stiamo già sperimentando le ricette. A presto! Forse ci vediamo al festival a settembre!!! Simo e Lara
    Da Lara, insiste di scriverti: la tatin di peperoni!!!! la tatin di peperoni!!! w la tatin di peperoni!!!

  • Reply cri June 30, 2016 at 8:28 pm

    In che senso col sacchetto di carta? intorno al mazzo appeso? Ti dà mica fastidio se dalla città ti arriva un po’ di invidia (di quella buona eh!) da chi non ha (ancora) il coraggio di ritirarsi a vita così isolata, considerando anche il fatto che non guida, e nonostante sia un’amante della raccolta e dell’uso di erbe spontanee e non ha nemmeno avuto una nonna bellissima come la tua?

  • Reply clibi July 12, 2016 at 10:20 am

    Come imparare sempre cose nuove?….leggeri i tuoi post, grazie 🙂

  • Reply Vicky July 13, 2016 at 2:03 pm

    Oh Grazia mi hai fatto commuovere! *.*
    Un abbraccio
    Vicky

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