CARA ERBAVIOLA, MA CHE CI GUADAGNI? E LA CARNE HALAL DELLA COOP?

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05/2010

CARA ERBAVIOLA, MA CHE CI GUADAGNI? E LA CARNE HALAL DELLA COOP?

Dopo la protesta a cui ho dato il via e che ho seguito per qualche tempo, finché qualche associazione non ha pensato bene di attribuirsene meriti e  farsi una bella pubblicità a spese di tutti i partecipanti, ho lasciato cadere il discorso. Motivo principale: le email e i commenti ricevuti. Lasciamo perdere le risposte dell’ufficio stampa Coop e l’avallo compiacentissimo della LAV, ma questa cosa della Coop mi ha veramente sfrangiato l’anima.

Arriva Pinco e ti dà del razzista: tu protesti solo perché sei contro ai musulmani.
Arriva Pallo e ti dà del carnivoro: bisogna protestare contro tutta la macellazione non solo quella halal!
Arriva Tizio e ti dà del disinformato: mica come lui che ha chiesto alla sua pizzicagnola che ha il genero marocchino che mangia carne halal.
Arriva Caio e ti fa la cronistoria di quando è diventato vegano: vedrai che se smetti di mangiare la carne, questi problemi non li hai più.
Arriva Sempronio e ti aiuta aprendo su facebook un gruppo “A morte tutti gli stranieri puzzoni che mangiano carne” e firmandolo a tuo nome, fornendo il tuo indirizzo, foto e codice fiscale.
Arriva Giocondo, vice presidente dell’assemblea dei soci coop di Piancalvo di Pontassieve, frazione di Chilosà, e ti spiega perché essere di sinistra è meglio e se sei di sinistra accetti lo straniero e ti mangi la carne qualunque essa sia, perché la carne fa tanto bene.
Arriva il Complottista che sparge la voce che tu sei stata assunta dalla concorrenza e che sei la signora Carrefour in persona, che questa è tutta una campagna orchestrata ai danni della Coop dai concorrenti sleali (tu) e dai SiGlobal travestiti da carabinieri che si intrufolano nei macelli per rapire le commesse con il velo.
Arriva il BloggerNatoIeri e commenta l’azione di Erbaviola mettendo come tag ‘erbaviola’ e ‘coop’ per tirarsi un po’ di traffico e ti spiega che i veri animalisti, i vegetariani dell’ultimora come lui per esempio, non fanno l’errore di protestare contro un solo tipo di macellazione, perché così si avalla tutta l’altra macellazione.
Arriva un giro di email che si protrae per una settimana in cui ti viene forwardata la tua stessa email a cadenza di 10 minuti su tutti gli indirizzi email che possiedi e pure su quelli che aprirai nei prossimi trent’anni.

Allora: grazie a tutti quelli che hanno capito il senso della protesta, che hanno partecipato, che sanno ancora adirarsi per un aspetto senza smontare tutto il tempio, che evitano di cogliere l’occasione per sputare addosso al diverso. Siamo tanti. Il che mi conforta.

Siccome però ho la mania di mettermi in discussione, ho dedotto che per Tizio, Caio, Sempronio, Pinco, Pallo, Giocondo, BloggerNatoIeri, Complottista e i fan dei gruppi facebook non funzioni come sostiene una mia amica. Lei sostiene che gli italiani non leggono niente e sparano idee preconcette su qualunque argomento, specialmente se non sono competenti in materia. Non è nemmeno come sostiene il mio fidanzato, che dice che l’Italia è piena di ottimi consulenti globali, purtroppo sono tutti nei bar e sui blog.

Io invece ho pensato di non essere stata granché come comunicatore.
Allora, visto che ovviamente non smetterò mai di piantar grane e far casino quando non mi garba qualcosa, cercherò di essere chiara e concisa su qualche concetto chiave:

  1. Erbaviola NON è un’associazione, una cooperativa o la sig.ra Carrefour. E’ solo questa tipa qui http://www.erbaviola.com/chi-sono
  2. Erbaviola NON si chiama Viola di nome e Erba di cognome. E nemmeno Erba di nome e Viola di cognome. (Le email a Cara Viola richiedevano la puntualizzazione)
  3. Erbaviola è vegana. Il che vuol dire che non mangia carne, latte, uova, pesce e qualsiasi derivato animale, non usa scarpe, borse e cinture di pelle. Di nessun animale.
  4. Erbaviola NON è contro tutto quello che fa la Coop, ha solo protestato contro una decisione della Coop che secondo lei non è assolutamente aderente alle linee guida e alla filosofia della Coop, di cui era socia. I soci della Coop sono chiamati ad esprimersi, lei l’ha fatto.
  5. Erbaviola NON ha nulla contro l’Islam ed è risaputo che abbia trascorso qualche periodo in paesi musulmani, conservandone ancora cari ricordi e preziose amicizie. E non erano vacanze nei villaggi Alpitour.
  6. Erbaviola NON guadagna niente da questo sito. Non ci sono banner, non la paga nessuno e anzi paga lei una cifretta all’anno per mantenerlo.
  7. Erbaviola NON è ricca. Può passare del tempo a occuparsi di queste stupidate perché ha ridotto i consumi, dimezzato il lavoro e deciso di occupare la maggior parte della sua vita con le cose che ama e in cui crede.
  8. Erbaviola NON è una santa. Non è uno yogi biancovestito seduto in cima a una montagna che medita puramente sul senso della vita. Non è un guru, una guida, un maestro, un asceta, un bonzo e delle volte ha persino bevuto la Coca Cola.
  9. Erbaviola NON è perfetta. E’ troppo spesso ironica e qualcuno si può offendere (specie cinquantenni lampadati che organizzano eventi sugli orti senza capirne niente), altri stramazzare dal ridere sul posto di lavoro e altri ancora scopiazzare dal suo blog per guadagnarsi la pagnotta. E’ la vita, nessuno piace a tutti.
  10. Erbaviola crede in quello che fa. E questo è l’unico, banale, semplice motivo per cui scrive questo blog e ogni tanto lo colora.

(Sì, l’email dell’immagine mi è arrivata davvero e quella è la parte meno folle. Ma dovreste vedere cosa mi arriva via icq!)

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04/2010

IO STO CON EMERGENCY 17 APRILE 2010: INFORMAZIONI DI SERVIZIO

FIRMA L’ APPELLO:
http://www.emergency.it/appello/form.php?ln=It

Mi chiedono inoltre di segnalare e diffondere gli indirizzi delle sedi che stanno organizzando i pullman per chi non può raggiungere Roma con mezzi propri. Qui di seguito troverete i link regione per regione delle varie sedi locali di Emergency che si stanno attivando per organizzare pullman e treni per la manifestazione IO STO CON EMERGENCY del 17 Aprile a Roma in Piazza S. Giovanni.

Elenco per regione:

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04/2010

MELONE DELLA PASSIONE, FRUTTO “AFRODISIACO”… CON APPELLO PER LA CONSERVAZIONE!

Ieri degli amici ci hanno portato questa nuova prelibatezza, assolutamente naturale: melone della passione. Il nome è dovuto al fatto che si tratta di un incrocio naturale tra melone (Cucumis Melo) e frutto della passione o maracuya (Passiflora Antioquiensis).

Al contrario di molta frutta tropicale, questo esperimento è tutto italiano e la produzione è per ora concentrata in Sicilia ad opera di un imprenditore tedesco, Kurt Suckert, che utilizza solo metodi di coltivazione naturale, in particolare pare che utilizzi prevalentemente il metodo sinergico. Questo nuovo frutto è davvero ottimo sia al naturale che in centrifugato e sembra crescere particolarmente bene nell’isola. A parte la bontà, pare che abbia virtù afrodisiache tanto che la paura dei produttori è che la produzione finisca in breve nelle mani manipolatrici delle multinazionali farmaceutiche facendo la stessa brutta fine di stevia, cannabis, noce di cola e compagnia.

Un sistema contro il Sistema che ne limiterà o eviterà probabilmente la diffusione? Piantarne nei propri orti! Cresce in tutta Italia e pare essere piuttosto facile da coltivare. Una volta che sarà diffuso come il normale melone, non sarà possibile limitarne l’uso. Io sto già facendo seccare i semi, chi ne vuole  (ma mi raccomando: solo chi li ripianta davvero!!!) può richiederli da qui. Basta anche un balcone soleggiato e la promessa di diffondere i semi ottenuti a propria volta :D

Se invece vuoi gustare il frutto, qui l’elenco dei rivenditori italiani (aggiornato al mese scorso).

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02/2010

RISPOSTE DALLA COOP SULLA CARNE HALAL, MA QUI NESSUNO E’ FESSO

In seguito alla protesta partita da questo blog (sebbene Il Giornale e altra stampa l’abbiano attribuita all’Enpa – che in questa faccenda non ha mosso un dito, al contrario di AgireOra e LAV) sono giunte due risposte dalla Coop. Dueee? Io sapevo di una!

Nossignori. Due. Anzi tre.

La prima lettera è una risposta alla mia email e poche altre di soci che protestavano. Una risposta a cui mi pregio di rispondere di seguito e che vi rende partecipi di cosa ha risposto davvero la Coop prima di vedersi sommergere dalle proteste e far scrivere una bella letterina ufficiale dall’ufficio stampa (non che sia meglio della prima…), lettera che ha fatto il giro della rete. Al contrario della prima, che io possiedo e che non ha nemmeno la pappardella della riservatezza alla fine.

La seconda lettera è quella preconfezionata che hanno ricevuto più o meno tutti quelli che hanno protestato via mail. E’ più edulcorata, perché evidentemente il numero delle email ha sortito qualche effetto.

La terza, ma non in ordine cronologico, è quella che si è beccato il mio compagno. Ha scritto dicendo che recedevamo da soci e spiegando dettagliatamente il perché. Gli hanno risposto solo di riconsegnare le sue quattro tessere (una per regione) ai rispettivi punti in cui le aveva fatte. Ha risposto ironicamente se non poteva restituirle tutte insieme alla sede centrale o se era obbligato a comprarsi un carnet e spedirle in tutta Italia. Risposta: “Sì, il carnet è una buona idea”. Punto. Giuro, possiamo mostrare la mail.

Dopo di che, si sono accorti che non eravamo solo quattro gatti. E son cambiati i toni.

Ma, siccome la Coop si gloria di dire “la Coop sei tu” e poi mi tratta con sufficienza perché pensa che sono io da sola con i miei amici scemi, allora mi sento di rispondere alla prima mail che ha mandato, quella per i quattro gatti. Inoltre, siccome la comunicazione online è il mio mestiere, mi permetto anche di affermare con cognizione di causa che dal punto di vista della comunicazione questa email è un abominio di scarsissima professionalità. In verde la Coop, il resto sono miei commenti.

Gentile signora Grazia,

conoscete incipit peggiori? Ma chi sono io per la Coop, un’analfabeta che si confonderebbe se usassero il suo cognome? Una borgatara abituata a sentirsi chiamare “signora Grazia” dalla signora Pina sua vicina di casa? La donna a ore che gli pulisce la toilette e bisogna trattare con quella condiscendenza secondo loro dovuta a chi non è al loro livello culturale?
“Gentile signora + nome proprio” è rivoltante.
Un vero ufficio stampa dovrebbe conoscere quantomeno l’educazione, non dico addirittura il galateo che ormai è materia più morta del latino. Questo dà già il metro del resto che segue: zero professionalità, pessima comunicazione e non parliamo dei contenuti…

legittima la sua posizione ma altrettanto legittimo il comportamento di Coop (che poi lei può decidere evidentemente di apprezzare o meno).

Questa frase è un capolavoro di anti-comunicazione. Pensavo di scriverci un saggio ma sarebbe uno spreco inutile di carta  perché è evidente anche a un bambino la follia di un ufficio stampa che scrive una cosa del genere a un cliente.

Con l’iniziativa lanciata a Roma Coop risponde alle richieste che arrivano da determinate comunità che vivono accanto a noi, mantenendo però la loro identità anche in materia di consumi alimentari.

Esattamente, motivo per il quale esistono negozi specializzati, ovvero Macellerie Halal, anche in prossimità della Coop Casilino. Non stavano morendo di fame, anzi, sembra invece che la Coop risponda semmai alle esigenze di ben altro business, brandendo però lo stendardo dell’integrazione per farcelo accettare. La invito alla lettura illuminante di questo articolo e le ripeto la domanda: che bisogno impellente e imprescindibile c’era di incentivare questo tipo di macellazione attraverso la grande distribuzione coop?

Le carni in questione rispettano tutti gli standard della filiera Coop -anche in materia di benessere animale – per garantire un alto livello di qualità, controlli e garanzie con la sola aggiunta di una certificazione religiosa.

Non è quello che affermano i vostri fornitori di carne halal, rintracciabili dall’articolo segnalato sopra. Uno in particolare afferma sul suo sito riguardo le loro certificazioni: “assicurano inoltre alla comunità musulmana e non, il rispetto delle regole previste dalla giurisprudenza islamica.“  Non, si badi bene, della UE o della giurisprudenza italiana.

La vostra “sola aggiunta di una certificazione religiosa” è un eufemismo per l’aggiunta di una pratica di macellazione cruenta che dovrebbe sparire invece di essere incentivata. Io, come socio, mi aspettavo QUESTO impegno da Coop, non il contrario. Non ha senso togliere la vendita di pellicce ma inserire la macellazione halal.

In quanto al “benessere animale”: la macellazione halal ha due vie. Prima via. Con stordimento preventivo: in quel caso l’animale, cosciente ma incapace di muoversi per alcuni minuti viene ferito con recisione della giugulare. Dopo pochi minuti si riprende e assiste, immobilizzato a forza, alla sua morte per dissanguamento lento, da una sola unica ferita, per un tempo che va da un’ora a un’ora e mezza. Seconda via: come sopra ma senza stordimento iniziale.

Mi rispieghi ora dov’è il “benessere animale” che citava.

Per quanto riguarda la corretta procedura di macellazione se è vero che si seguano i dettami di quella particolare comunità, Coop ha preteso e ottenuto che ci si adeguasse alla normativa europea modificando e rendendo meno cruenta la procedura (procedura che è comunque consentita dalla Ue).

Le ricordo che la UE ha autorizzato anche gli OGM, come mai la Coop va contro gli OGM ma si nasconde dietro i regolamenti UE che permettono il maltrattamento e la tortura degli animali? (Glielo dico io: Continua >>

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8
02/2010

LA COOP PROMUOVE LA TORTURA DEGLI ANIMALI

Sarò brevissima perché sono veramente adirata.

Oggi stesso riconsegno la tessera, anzi LE tessere (Coop Reno, Coop Lombardia) alla Coop e mi rifiuto di essere nominata nei loro elenchi di soci. Non comprerò più alla Coop e se ci posso riuscire io da un paesino di montagna in cui i negozi sono quasi del tutto spariti, possono riuscirci tutti. Contro questa barbarie, bisogna protestare con l’unica cosa che interessa a questi signori: i soldi. I miei e quelli della mia famiglia non li avranno più.

Il motivo: a Roma la Coop, senza chiedere opinioni ai soci Coop, ha aperto una macelleria halal dentro al supermercato del quartiere multietnico di via Casilina. La prima macelleria halal, ci informano, perché altre ne seguiranno.

Sapete come funziona la macellazione halal? Una barbarie, una lunga tortura sugli animali che in Italia era sparita ed è poi stata riammessa con un decreto del 1980?

L’animale sano viene portato al macello dove, invece dello stordimento e uccisione senza sofferenza, viene sgozzato con un taglio netto alla giugulare. Deve morire “cosciente e per dissanguamento”, questo prescrive la legge musulmana. Un vitello, mi informa un veterinario, può impiegarci un’ora a morire dissanguato. Un manzo può impiegarci un’ora e mezza, anche due, durante la quale è perfettamente cosciente. Ma non è tutto. Se per caso l’addetto alla macellazione halal sbaglia la mira o fa un taglio poco profondo, non è possibile intervenire con un secondo taglio, perché non sarebbe più carne halal quindi in alcuni casi l’animale viene lasciato agonizzare per più tempo. Dio, a quanto pare, desidera che i manzi muoiano dissanguati. (Su youtube ci sono video della macellazione halal, qui trovate altri dettagli in fondo alla voce ‘macellazione religiosa’: http://it.wikipedia.org/wiki/Macellazione)

La Coop non ha mai risposto alle richieste di sei milioni di vegetariani italiani e di diverse associazioni che chiedevano di incrementare i prodotti a base di soia e seitan, che non richiedono nessuna crudeltà sugli animali e sono utili anche a consumatori intolleranti al lattosio, diabetici, ipertesi, obesi, colesterolemici ecc.  Da anni e solo in alcune Coop, non in tutte, si trovano una confezione di tofu al sapore di gomma per cancellare e una confezione di seitan utile solo per fare suole da scarpe. Solo una marca, solo due pacchettini, a discrezione del buyer latticini di quel singolo supermercato.

Però, come farsi mancare una macelleria halal? Potevamo forse vivere senza? Potevamo forse esimerci dall’avvallare questo metodo barbaro di sofferenza inflitto nel nome della religione? I signori della Coop sono quindi convinti che  agnelli e manzi devono morire dissanguati tra pene enormi solo perché a loro piace la parola ‘multietnico’?

Cari signori della Coop, ‘multietnico’ non significa importare la barbarie e l’inciviltà, non significa far morire degli animali dissanguati in una lunga agonia in nome di una religione. Multietnico significa semmai che il meglio della mia civiltà si unisce al meglio di altre civiltà.  Questa è barbarie, VERGOGNA COOP, VERGOGNA! Invece di insegnare la civiltà, insegnate la vivisezione e la tortura!

Io non sono più socia Coop, vado a spedire la raccomandata di recesso. Dovrebbe farlo chiunque si considera una persona civile e magari prima che comincino a vendere i kit per l’infibulazione di fianco alle pile!

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