QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

30
04/2008

QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

pomodoriripieniquinoa.jpg

Adoro la quinoa. Adoro tutte i cibi ‘granulosi’ per la verità, dal cous cous al bulgur. Ma la quinoa, la quinoa è speciale. Mi fa tenerezza con quei granellini piccolini piccolini e pronti a germogliare alla prima buttata di acqua. Sembrano davvero così piccolini.. e io ogni volta ci casco, da anni, ne faccio sempre troppi. Sono così piccolini che non riesco mai a essere sicura che sia abbastanza, non ci credo e va a finire che ne faccio sempre troppa. Non mi capacito ancora della crescita in cottura.

Ma niente di sprecato: la quinoa è buonissima anche fredda, condita con un filo di olio extravergine e una spruzzatina di pepe nero, oppure con olio e una grattatina di zenzero, appena appena, e diventa un piatto unico veloce, da portarsi anche in ufficio nel bento box - o nella schiscéta come si dice dalle mie parti. La uso persino con le stesse ricette del cous cous, da tanto mi piace.

Ultimamente ho sperimentato e l’ho usata come ripieno per dei pomodori al forno. Successone. La ricetta è quella di seguito. Anche se il mio pubblico di assaggio è partito titubante vista la novità e il nome sconosciuto “qui…cosa?? quinoa?? e cos’è?” si è ripreso subito, sbafando l’intera pirofila. Di pomodori ripieni di quinoa ne basta uno a testa, è molto sostanzioso e come sempre la quinoa tende a riempire molto. Il contorno è bene che sia leggero. Una salsina di accompagnamento non guasta, ma io che sono una purista e amo sentire il sapore della quinoa, la preferisco così, che sappia proprio di quinoa.

A proposito, si pronuncia ‘chinoa’, per essere precisi si pronuncia k-na (questo è lo spirito indomito del mio alter-ego, la ex linguista). Mi sembra il caso di puntualizzarlo perché mi sono imbattuta in evoluzioni fonetiche sul genere “quinoa” (come è scritto) e addirittura ‘chinoua’ (l’alter-ego precisa che udimmo con raccapriccio anche un ken’wä). Il motivo della pronuncia variata ch-q rispetto alla grafia dipende dal fatto che la parola è andina, visto che la quinoa è a tutti gli effetti il grano delle Ande. I distruttivi conquistadores udirono, traslitterarono e fecero un gran casino, come con tante altre cose. Diciamo che è il meno peggio tra i casini che hanno fatto a questi popoli. Agli stessi conquistadores si deve anche la sparizione della quinoa per tanti secoli e il suo oblio in remoti villaggi delle Ande. Riscoperta di recente, diffusa in parte dal commercio equo e da chi si cura di biodiversità, si è scoperto che è un cibo ricchissimo, completo, dalle innumerevoli proprietà ed è arrivato infine anche sulle nostre tavole.

Sfatiamo il mito errato che vuole la quinoa ‘cereale’. La quinoa non è un cerale. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee, per intenderci le bietole e gli spinaci, oltre a una gran parte di quelle erbe che vengono brutalmente classificate e martoriate come ‘erbacce’ o ‘infestanti’. Il fatto di essere una Chenopodiacea ha probabilmente salvato le sorti della quinoa, destinata a sparire come tante altre varietà utilizzate dagli Incas e il cui uso fu soppresso dall’arrivo dei conquistadores che non vedevano niente di speciale in questi alimenti. Una perdita gravissima per la biodiversità del Sud America, che raramente viene riportata dai libri di storia. La perdita delle piante non è mai interessante per gli storici, l’avete mai notato? Ci hanno fatto due sporte così sulla scoperta e importazione di patate, peperoni e pomodori ma mai una volta che si interessassero della biodiversità devastata di questi luoghi.

Tornando a noi, dicevo che probabilmente la quinoa si è salvata per le sue caratteristiche di erba infestante. Le Chenopodiacee infatti si adattano a vivere in condizioni estreme e ne traggono anche vantaggio, si adattano alla vita su terreni a PH anomalo o salini, molte specie sono tipicamente alofite e vivono in ambienti difficili come deserti e steppe aride, spiagge, stagni salati e, in generale, su terreni in cui si hanno periodici o costanti accumuli di sali o apporti di acque salse.
Per adattarsi a questi ambienti le Chenopodiacee hanno sviluppato adattamenti fisiologici particolari, come la capacità di assorbire e accumulare cospicue quantità di sali di sodio e potassio. La funzione di questi accumuli è quella di aumentare il potenziale osmotico nelle foglie, allo scopo di vincere quello del suolo e assorbire quindi l’acqua, anche se presente in percentuali bassissime. La peculiarità delle piante alofite in generale è infatti quella di riuscire ad assorbire l’acqua a valori di potenziale idrico inferiori al coefficiente di avvizzimento della maggior parte delle piante. (eh, che frase da provetta botanica che vi ho rifilato? :D “coefficiente di avvizzimento” l’ho imparato da poco e non vedevo l’ora di usarlo). Queste caratteristiche rendono la quinoa una risorsa incredibilmente importante per tutte quelle zone agricole del mondo in cui c’è emergenza idrica.

Questo è anche uno dei tanti motivi per cui la quinoa per 5000 anni ha costituito l’alimento di base per molte popolazioni andine. Cresce da sola in pratica, non è soggetta a particolari parassiti e è quasi del tutto esente dall’attacco di muffe e funghi. Ma la quinoa è stata riscoperta soprattutto per il valore nutrizionale. Ci tengo a sottolineare che è adatta anche ai celiaci e a chi presenta intolleranze al glutine, cosa che ho trovato scritta in poche pubblicazioni, effettivamente per gli esperti è scontato ma non lo è per chi la trova nello scaffale vicino ai cereali ;) Il glutine nella quinoa è del tutto assente. La quinoa ha inoltre un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina. Quantità di gran lunga superiori a quelle riscontrabili nel frumento e nel riso. E’ stata inoltre presa in seria considerazione nelle diete per la prevenzione dell’arteriosclerosi e dell’ipercolesterolemia grazie alla massiva presenza di acidi grassi polinsaturi (due terzi della frazione lipidica della quinoa) e all’alto contenuto di acido linoleico, il 40% circa dei suoi acidi grassi.
Non ultimo, ha un alto contenuto anche di sali minerali e vitamine, in particolare calcio, manganese, fosforo, zinco e ferro per i minerali e le vitamine del gruppo B più la vitamina C. L’alto contenuto ovviamente è considerato paragonando la quinoa con grano e riso, non certo con gli agrumi ;) Tutte queste caratteristiche rendono la quinoa un cibo completo, che può essere usato come piatto unico.

Io faccio anche i germogli con la quinoa. Sono velocissimi, in 3 massimo 4 giorni sono pronti da consumare (se non avete ancora un germogliatore, qui trovate le istruzioni per averne uno fai-da-te in cinque minuti). I germogli di quinoa hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, oltre ad avere le proprietà nutrizionali di cui sopra.
Su AAM Terranuova di Aprile 2008 ho letto anche che ci sono in corso studi farmacologici sui semi di quinoa che sembra abbiano alcune proprietà come l’azione antimutagena e anticancerogena. La stessa notizia l’ho trovata su Ma ho notato con interesse per esempio che lo Stanford Cancer Center, della prestigiosa Stanford University, inserisce la quinoa tra gli alimenti nella dieta per i malati di cancro, fornendo anche diverse ricette. Nella spiegazione di cosa sia la quinoa, dice anche che è sostituibile al grano in tutte le ricette, spronando a farlo.

Probabilmente a questo punto, se non avete mai provato la quinoa, vi sarà venuta voglia di averla :) Arriviamo allora a dove si compra. Io la trovo nella bottega di alimenti biologici Terracammina a Vigevano, il suggerimento è di cercare botteghe di questo genere vicino a voi. Ce ne sono sempre di più. Ma è ormai facile trovarla anche:
- nei negozi di alimentazione biologica
- nei negozi di alimentazione macrobiotica
- nei minimarket NaturaSì
- nei negozi del commercio equo e solidale
- nei supermercati. Ce l’hanno Coop e Esselunga, entrambe da agricoltura biologica.
Però fate un piccolo sforzo, cercate di comprarla almeno dal commercio equo e solidale: sulla quinoa ha messo gli occhi la Nestlé che sta investendo per standardizzarne la produzione. Non comprarla dalla grande distribuzione è meglio, altrimenti ci troveremo come al solito un alimento bello da vedere ma con meno proprietà nutrizionali. E sorvolo sulle condizioni di lavoro applicate dalle multinazionali alle popolazioni locali…

Quella più facile da trovare è la quinoa bianca, in semi da idratare. C’è anche un tipo rosso, che però io ho visto solo all’estero, in Italia non sono ancora riuscita a trovarla (le segnalazioni e gli avvistamenti sono benvenuti! :D). I chicchi o semi, interi, si usano per minestre, zuppe, per contorni, piatti unici… gli impieghi sono tantissimi.

La farina di quinoa, un po’ difficile da trovare ma c’è anche in Italia, si può usare per fare il pane, i biscotti e viene usata negli Stati Uniti per l’alimentazione naturale durante lo svezzamento dei bimbi: si mette negli omogeneizzati (vedi proprietà sopra).

Cucinarla è a prova di negati ai fornelli: si sciacqua in acqua fredda, si mette nella pentola con l’aqua, poco sale e si lessa in 15 minuti. Per sapere quanta acqua mettere, si misura la quinoa e si mette il doppio della misura in acqua. Per farlo, io verso la quinoa nel misurino graduato, per esempio 100 ml. Poi metto il doppio di acqua, in questo caso 200 ml. Non fate l’errore di mettere 100 gr di quinoa e 100 ml di acqua ;) Cuoce in circa 15 minuti e si conserva in frigo per più di una settimana! Io uso quella che avanzo dalle preparazioni come aggiunta fredda alle insalate, oppure adesso per le verdure ripiene. E veniamo alla ricetta dei pomodori ripieni di quinoa.

POMODORI RIPIENI DI QUINOA

.
Ingredienti per 6 pomodori ripieni

.
6 pomodori medi non costoluti
uno scalogno
150 gr di quinoa
il doppio di acqua rispetto alla quinoa (vedi su)
100 gr di tofu
parmigiano vegan da sminuzzare sopra
prezzemolo
pepe bianco in polvere
zenzero fresco
sale
olio extra vergine di oliva

.
Mettere a cuocere la quinoa per 15 minuti in acqua leggermente salata. Intanto tagliare le calotte dei pomodori e svuotarli. Tenere la polpa tolta, evitando le parti con troppi semi o troppo liquide. Mettere un po’ di sale all’interno dei pomodori e lasciarli un po’ capovolti a rilasciare liquido. Passarli vuoti in forno a 180 gradi per qualche minuto, per farli asciugare meglio, posizionandoli in una pirofila oliata leggermente sul fondo.
In una padella, far appassire lo scalogno tagliato finemente (non tritato) in poco olio. Quando è dorato, unire la polpa di pomodoro a pezzettini e far saltare. Unire la quinoa e far saltare per qualche minuto. Spolverare di pepe bianco e grattuggiare infine un pochino di zenzero fresco, appena un’accenno. Versare il contenuto della padella in una ciotola e far raffreddare. Una volta tiepido, unire il tofu a cubettini e poco prezzemolo tritato. Con questo ripieno, riempire i sei pomodori schiacciando bene. Se si schiaccia bene il ripieno, al momento del taglio rimane bello compatto, altrimenti si crea un effetto ’sbriciolamento’ che non è molto gradito a chi deve rincorrere i chicchi di quinoa con la forchetta ;) Gli artisti riescono a richiudere i pomodori con la loro calottina, io l’ho sempre bruciata quando ci ho provato, quindi ripiego su una finitura di parmigiano vegan e tofu, che gratinati mi piacciono anche di più ;)
Infornare a 200 gradi per 10 minuti (forno ventilato: 180 gradi per 10 minuti). Contate che il ripieno in pratica è già cotto, deve solo sciogliersi un po’ il tofu e gratinarsi la parte superiore. Si cuociono solo i pomodori e 10 minuti sono sufficienti di solito.

Altre ricette interessanti con la quinoa:

(segnalazioni di altre ricette pubblicate sono benvenute!)

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Ricette 2. Secondi, Ricette 4. Piatti unici, Vita da veg* | 16 Commenti

15
04/2008

IL RIBELLE E IL RIVOLUZIONARIO SONO DIVERSI

ribelleerivoluzionario.jpg

Un’ultima riflessione, prima di tornare alla quotidianità delle mie personali ribellioni e a un paio di ricette che hanno addolcito questo periodo: le scorzette di arancia al cioccolato e i biscotti di avena e muesli (questo si chiama trailer ;) ).

Una riflessione semplice, anche un po’ banale. La scomparsa di alcuni estremismi è identificabile con la scomparsa dei rivoluzionari. O meglio, di chi pensa di essere tale solo perché in altri tempi e in altri contesti, a volte addirittura in altri paesi, quella corrente era rivoluzionaria. I rivoluzionari, compiono un ciclo breve, morendo poi di morte naturale insieme al loro tempo. Ciò che sopravvive sempre ed è essenziale al vero cambiamento è il ribelle.

Mi spiego con le parole di chi è stato un grande ribelle e continua ad essere un grande maestro della ribellione.

Un ribelle, per come intendo io questo termine, è un fenomeno spirituale. Il suo approccio è assolutamente individuale. La sua idea è questa: se vogliamo cambiare la società, dobbiamo cambiare l’individuo. La società in sé non esiste (…) Ovunque incontri qualcuno, incontri un individuo. Società non è altro che un nome collettivo privo di realtà, senza sostanza. (…)
Nessuna rivoluzione è ancora riuscita a cambiare gli esseri umani, ma sembra che non ce ne siamo accorti. Ancora continuiamo a pensare in termini di rivoluzione, di cambiamento della società, del governo, della burocrazia, delle leggi, dei sistemi politici. Feudalesimo, capitalismo, comunismo, socialismo, fascismo: tutti, a loro modo, erano rivoluzionari, e tutti hanno completamente fallito, un fallimento inequivocabile perché l’uomo è rimasto lo stesso. (…). Il ribelle è tuttora una dimensione inesplorata.
Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari. Il rivoluzionario appartiene a una sfera terrena; il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario non può stare da solo: ha bisogno di una folla, di un partito politico, di un governo. Ha bisogno del potere… e il potere corrompe. In particolare, il potere assoluto corrompe in modo assoluto.
Tutti i rivoluzionari che sono riusciti a prendere il potere ne sono stati corrotti. Non sono riusciti a cambiare le antura del potere e le su istituzioni; il potere ha cambiato loro e la loro mente, corrompendoli. La società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.
(…)
Il mondo ha conosciuto solo pochissimi ribelli. Ma ora è il momento: se l’umanità non riesce a produrre un gran numero di spiriti ribelli, i prossimi decenni potrebbero diventare la nostra tomba. Siamo molto vicini a quel punto di non ritorno.(…) Una discontinuità con il passato: questo è il significato della ribellione.
La ribellione è una discontinuità. Non è né riforma né rivoluzione: semplicemente, ti sconnetti da tutto ciò che è vecchio, Le vecchie religioni, le vecchie ideologie politiche, il vecchio essere umano… ti stacchi radicalmente da tutto cò che è vecchio; riparti da zero, inizi la vita da capo.
Il rivoluzionario cerca di cambiare il vecchio; il ribelle semplicemente ne esce, come il serpente che si lascia alle spalle la vecchia pelle senza mai guardare indietro.
(…)
Nei decenni a venire, o l’umanità scomparirà o sulla Terra farà la sua comparsa un nuovo essere umano con una visione diversa. Quel nuovo essere umano sarà un ribelle.

Osho, “Una nuova spiritualità per il ventunesimo secolo: non una rivoluzione politica ma una ribellione individuale” in Liberi di essere, Arcobaleno, 2007 (raccolta dei discorsi pubblici di Osho)

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Libri, Ma che Bel Paese, Stili di vita sostenibili, al volo | 9 Commenti

11
04/2008

VI DIRO’ CHI VOTO IO

chivotoio.jpg
*** Attenzione: post caustico. Maneggiare con cura. ***

Sì lo so, i blog vegani parlano solo di ricette vegane e saltuariamente di iniziative per far conoscere il seitan o festeggiare il tofu. Ma il mio non è un blog vegano.

Sì lo so, i blog di orticoltori, permacultori e coltivatori di tutti i tipi parlano di politica solo per chiedere la liberalizzazione della cannabis. Ma il mio non è un blog di orticoltura. (ciononostante gradirei la liberalizzazione della cannabis)

Sì lo so, se esterni la tua idea politica su un blog rischi di perdere utenti. E allora? Vedete per caso delle pubblicità su questo blog? Non ci guadagno niente a farlo, quindi che mi leggano in cinquantamila o in cinque non me ne viene in tasca niente. Anzi, se diminuite un po’ mi fate quasi un favore che la banda costa e qui non siamo mica su blogspot che paga Google (…a proposito… ma a che prezzo? ;) ).
Se dagli attuali novecento visitatori unici al giorno scendete a cinque, vi posso invitare direttamente qui per una grigliata che al mio moroso gli costa meno che mantenermi il sito.

Sì lo so, parlare di politica su un blog che non si occupa costantemente di politica può essere percepito come stridente e off-topic. Però vi stanno propinando a pranzo e cena le tribune elettorali intervallate da pubblicità sullo yogurt che fa cagare, la pillola che fa andare al gabinetto e il farmaco che ferma la diarrea. Se non vi siete lamentati di questo, avete perso la possibilità di lamentarvi del mio post.

Sì lo so, ci sarebbero mille motivi per non esternarvi la mia scelta. Ma ne ho un paio di validissimi per farlo. Primo, non l’ha fatto quasi nessuno e non parlo solo dei vegani. Secondo, ho considerato attentamente la questione e ho deciso che volevo farlo. C’è motivazione migliore di una presa di coscienza, infine?

Sarò breve. Innanzitutto un chiarimento. Mi sono resa conto alle scorse elezioni che un po’ troppe persone davano per scontato che io sostenessi i Verdi. Il mio blog è verde, amo zappettare la terra ma oserei dire che proprio per questo non li voto. Ho bisogno di gente che lotta, non di gente che si astiene a votazioni sugli inceneritori. Termovalorizzatori, pardon. Già che ci sono tengo anche a precisare che non ho nulla da spartire con Legambiente e WWF, hanno i loro meriti ma dal mio punto di vista ci sono troppi demeriti per ricevere il mio consenso. Non che gli possa interessare, ovviamente. Ma ho colto l’occasione già che c’ero.

Non voterò nessuno dei due schieramenti principali che blaterano sul voto inutile.
Non starò qui ad ammorbarvi con le mie considerazioni sulla palese sovrapponibilità dei due programmi, sono le stesse considerazioni che hanno già fatto tanti altri e cadrei nella stessa banalità.

Questi due grandi schieramenti. Questi magnati della democrazia e del brillante futuro. Sono lo schieramento che ci sta facendo pagare una multa quotidiana alla Comunità Europea di 300.000 euro per la posizione irregolare di Rete 4. E quell’altro schieramento che glielo ha permesso senza battere ciglio, quelli che in campagna elettorale blateravano su conflitto di interessi, pacs e precariato, per intenderci. Vi faccio un calcolo velocissimo di quanto ci è costata questa multa: due anni di governo a 300.000 euro al giorno sono 219.000.000 euro. Ve lo leggo: DUECENTODICIANNOVEMILIONIDIEURO. Siamo circa sessanta milioni di italiani contando anche i bambini. Fanno TREMILIONISEICENTOCINQUANTAMILA EURO A TESTA. Cazzo. Se ce ne davano la metà a ognuno, ognuno il suo milione e mezzo di euro in tasca, contando tasse e gabelle, la crisi economica era già finita.
Vi sembra un’idea cretina. Sì, anche a me. I soldi non si danno in mano ai cittadini, bisogna fare scuole, ospedali, strade, pagare gli insegnanti. Invece no, si danno per una multa. Ma sei io dico “allora tanto vale darli ai cittadini singolarmente” questo vi sembra folle. Vi sembra demagogia. Vi sembra addirittura che io non conosca l’economia e la ripercussione che avrebbe una mossa così folle. Ma vorrei sapere quindi se a voi sembra invece un’idea furba pagare questi soldi per non far andare Rete4 sul satellite. Pensateci ogni volta che avete bisogno un ospedale pubblico funzionante, un asilo, una scuola, insegnanti preparati, infrastrutture, servizi sociali. Ogni volta che vi diranno che bisogna aspettare tre mesi per fare un esame radiografico o che per vostro figlio non c’è posto all’asilo, pensate che però ne vale la pena, perché voi, grazie al Cielo, avete Rete4 !

Aggiungo che chi avrà il coraggio di dirmi che questi soldi è un’idea più intelligente darli a loro invece che a noi singolarmente, viene qui e me lo dice di persona. Dopo di che, già che gli piace pagare per gli errori altrui, ho giusto qui una cartella esattoriale per 30 euro di differenza sulle tasse che secondo l’Esatri non ho pagato quattro anni fa, che ora sono diventate 78 euro. La posta è a qualche kilometro, ce lo porto io a badilate e intanto che facciamo la strada si premuri anche di spiegarmi perché le multe di Rete4 le paga lo Stato mentre le multe mie me le devo pagare io.

Posso elencarvi almeno altri 30 motivi come questo in cui i due grandi schieramenti composti dalle stesse identiche persone (tranne qualcuna che è andata a fare un piccolo schieramento o un partito) hanno un evidente concorso di colpa. Quindi non avranno il mio voto.

Io non voto chi ha già sbagliato.

Non voterò nessuno degli altri piccoli conglomerati con nomi da asilo infantile. Non voterò quelli che si affiliano, che sono vicini, che sostengono e che si associano.

Voto un piccolo partito. Estremista se vogliamo. Ma voto un piccolo partito i cui rappresentanti non sono mai stati indagati per tangenti, non hanno mai firmato un finanziamento per le missioni di guerra (di guerra, quelle di pace non esistono), hanno votato contro la legge Treu che ha fatto di questo Paese una terra di precari e soprattutto non hanno tirato sul carrozzone all’ultimo minuto il rappresentante dei precari, quello degli operai, quello della finmeccanica, quello della confindustria e quello dei trans, solo per prendere i voti da tutti. Non voto la corte dei miracoli. E non voto chi mi fa promesse di un futuro brillante parlando dal pulpito della montagna di errori passati.

Il mio voto va a chi ha già dimostrato in passato di essere coerente e di fare quello che dice. Destra? Sinistra? Non è importante. Ci sono persone coerenti e leali al voto ricevuto, da entrambi i lati. Di solito stanno in piccoli partiti e lottano duramente per farsi sentire.

Otterranno solo tre seggiolini in Parlamento? Due? Uno? Va bene lo stesso. Ma io sono sicura che così il mio voto non andrà perso, che terranno fede ai motivi per cui li ho votati. Che non svenderanno il loro voto per il culo di una velina.

Perché solo il voto che non viene tradito è un voto utile. Chi ha già tradito invece, lo rifarà.

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, al volo | 16 Commenti

2
11/2007

FRONTE DI LIBERAZIONE DEI CRISANTEMI

frontediliberazionedelcrisantemo.jpg

Abbiate pazienza, ma io ogni anno quando vedo tutto questo spreco di crisantemi, questa invasione di pollini olandesi da serra, con i colori accecanti degli ibridi cinesi che più ibridi non si può… mi intristisco. Gente con giardini spellacchiati e balconi decorati solo da pattumiere se ne corre n giro con le braccia cariche di mazzi di fiori che in natura nemmeno esistono, alcuni delle dimensioni della loro testa. La maggior parte provenienti dall’Olanda, dall’Est e addirittura dalla Cina. Inquinare due continenti per portare dei fiori a qualcuno che non c’è… che senso ha?
Ma non gli vengono in mente maniere più proficue per utilizzare dei fiori?

L’estetica dei cimiteri non mi piace già normalmente, cementificazioni costose per ricordarci cosa? Che abbiamo perso delle persone care? Io tendo a ricordarmelo anche senza una lastra di marmo che ha contribuito allo sventramento di una montagna e senza un cubo di cemento da 20.000 euro. In questi giorni sono le cementificazioni più chiassosamente kitch che riesca a immaginare.

I crisantemi sono dei fiori bellissimi. Io mi diletto con le dalie, mi piacerebbero anche i crisantemi ma viviamo in un paese in cui se si piantano crisantemi in giardino (ammesso di trovare le sementi!) si viene presi per matti. A me questa associazione crisantemo=fiore per morti non piace. Vorrei tenere i crisantemi come fanno in Grecia, dove spesso sono anche ai bordi delle strade di campagna e quando fioriscono sono uno spettacolo meraviglioso. O usarli come in oriente, dove si regalano come simbolo della passione coniugale. O se proprio, come in Inghilterra dove mi hanno dato le frittelle di crisantemi e violette, che erano divine! (da non fare con i crisantemi in commercio, chissà con cosa li tengono in vita recisi per 2 settimane…)

Voglio liberare i crisantemi da questa brutta usanza di fiore dei morti, chi si unisce? :D

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Stili di vita INsostenibili, al volo | 15 Commenti

20
08/2007

LA VERITA’ SUI VESTITI ALLA FORMALDEIDE

magliettadanger.jpg

La notizia è appena stata battuta da Adnkronos e la fonte è delle più attendibili: l’ADUC, Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori (A proposito, se non siete acora iscritti alla loro newsletter fatelo: vi terrà lontani da molte truffettine e truffettone all’italiana, soprattutto in ambito bancario). C’è da scommetterci che almeno per un paio di giorni sarà una delle notizie-ritornello della stampa italiana. Peccato che come al solito non diranno un paio di cose, cioè:

  • La cosa riguarda molti prodotti, anche prodotti di marca. Non fatevi trarre in inganno dalle immagini di mercati e bancarelle: moltissime aziende italiane non producono qui ma in Cina, vengono solo apposte le etichette con il logo che farà lievitare esponenzialmente il costo del capo. In pratica: non è più sicuro comprare in negozio e non è più sicuro comprare ‘di marca’.
  • Forse è arrivato il momento di accantonare l’idea di un armadio pieno di vestiti per quella nuova e felice di un armadio con pochi vestiti ma selezionati. Invece di 10 magliette da 10 euro, provate a spendere l’equivalente per un paio di camice di lino prodotte in Italia con materie prime italiane e tinte con colori naturali. Senza andare incontro a spese folli, ci sono le Botteghe del Commercio Equo, Bottega Solidale e parecchi negozi di abiti in tessuti biologici che oltre a capi ’sicuri’ vi forniscono tutta la lista della filiera e l’elenco dei prodotti impiegati per la creazione. Delle magliette del Commercio Equo e Solidale per esempio, potete sapere persino quanto ha guadagnato l’artigiano e quanto il negoziante. Mi permetto di segnalare qualche indirizzo online e offline in coda a questo post.
  • I vestiti possono non essere ‘puliti’ anche se privi di formaldeide e altre sostanze tossiche. I vestiti che acquistiamo possono provenire dal lavoro di tanti uomini e donne, spesso del Sud del mondo, i cui diritti spesso non sono salvaguardati e rispettati. (Maggiori informazioni sulla campagna ‘Vestiti puliti’ si trovano sul sito Clean Clothes Campain
  • La formaldeide non è l’unico pericolo e nemmeno il più grande. Da tempo ormai vengono denunciati prodotti non conformi perché contengono sostanze nocive o sono privi dei fissatori di colore che non gli permetterebbero di stingere a contatto con la pelle. Un caso famoso è quello di un paio di anni fa, rilevato da Greenpeace: gli abiti per bambini della Walt Disney. In quel caso furono trovati sui vestiti commercializzati con la marca Walt Disney, non prodotti in Cina peraltro, i seguenti elementi: Ftalati (dovuti alle stampe in PVC), alchilfenoli etossilati (APE) che come piccola controindicazione hanno l’alterazione del sistema ormonale (!!!), organoztannici (stabilizzatori del PVC) tossici per il sistema immunitario, piombo (sui bambini interferisce con i processi di sviluppo neurologico abbassandone il QI), cadmio perché usato come stabilizzatore (è solo cancerogeno, evvia) e infine formaldeide (Ops! Allora era già successo! ma guarda un po’…). (Fonte: Greenpeace, Indagine globale sulla presenza di composti pericolosi negli abiti della Disney, pag. 3 - Aprile 2004)

Continua >>

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Pro consumatori | 6 Commenti