STATE ATTENTI AL VOSTRO TERRITORIO

20
05/2011

STATE ATTENTI AL VOSTRO TERRITORIO

Sono appena tornata dall’istruttoria pubblica per la ricerca degli idrocarburi in appennino. Se ne parlava qui non molto tempo fa.

Riassunto: una società americana, la Hunt Oil Company, vuole trivellare la zona appenninica tra la provincia di Modena e quella di Bologna per cercare metano. Il Ministero dell’Economia e Finanze ha già detto “ma certo, perché no? Bellissimo!” e ha rimandato la valutazione dell’impatto ambientale alla Regione Emilia Romagna. Chiaramente qualche comune e qualche associazione è insorta perché verrebbe distrutto un territorio, con relativi rischi altissimi per la salute date le procedure altamente invasive di estrazione. Così si arriva all’Istruttoria Pubblica, prevista per legge, in cui la Hunt Oil deve fornire le sue “controdeduzioni”. In sostanza, deve rassicurare i cittadini e la Regione Emilia Romagna sul basso impatto ambientale e i vantaggi dell’avere un pozzo di estrazione davanti a casa.

Oggi:

Sindaci presenti: Loiano e Calderino, che era anche il comune ospitante quindi… lo contiamo? Gli altri sindaci invece si stavano duramente guadagnando il loro stipendio altrove. Tutti. E’ incredibile quanti impegni ci siano il giovedì alle 18.00, vero?

La Regione Emilia invece ha pensato bene di mandare solo due architetti dell’ufficio tecnico a farsi massacrare dai presenti, che peraltro ne avevano ben donde. A un certo punto mi facevano anche un po’ pena. All’inizio no, all’inizio li avrei voluti attaccare al muro con la sparachiodi e obbligarli a firmare una liberatoria per trivellare casa loro. Poi invece ho capito che non prendevano appunti perché sapevano già tutto e quando facevano finta di parlare tra loro era solo perché la pressione dal pubblico era tanta e non sapevano più dove guardare. Io alla fine li capisco, al posto loro mi imbarazzerei tantissimo a star lì a sostenere delle decisioni che non ho preso io e cercherei almeno di distrarmi giocherellando con l’iphone o mettendo giù la nuova sceneggiatura ipotetica di Star Wars se Darth Vader fosse stato uno hobbit trans.

La Hunt Oil ha mandato un ingegnere toscano che ne sapeva (o voleva far credere di saperne) meno di tutti. Nell’occasione ha scoperto con sorpresa alcune gabole legislative italiane che gli permetterebbero di farsi approvare un piano per la ricerca di un tipo di idrocarburi e passare brevemente a ben altre ricerche (oh! meraviglia!), ha appreso anche che la sua società sarà pure un colosso in USA, ma in Italia è composta da due srl il cui capitale sociale fa in tutto ventimila euro (“ma sono società dormienti!”… e appena si svegliano vedi, trivellano tutto e pagano i danni in noccioline… con ventimila euro di capitale a  responsabilità limitata cosa vuoi ripagare?!). Insomma, una bella serata anche per lui che però ha portato delle slide, questo bisogna dirlo. Sono nelle foto sopra, se qualcuno vuole informarsi sui vecchi template di Power Point: per qualsiasi altro uso non servono.

Bisogna dire che c’era anche il Defranceschi, quello dei commenti qui: è arrivato, ha salutato i suoi fan, ha fatto una domanda al tipo della Hunt Oil, poi se ne è andato. La risposta gliela riferiremo, è arrivata dopo un’ora e mezza che era andato via. Non che fosse un granché la risposta, ma insomma… educazione vuole che quando fai una domanda, ascolti la risposta. Soprattutto se intaschi 2500 euro al mese più spese per occuparti esattamente di queste cose. Io, che invece ero lì gratis, son rimasta fino alla fine. Ma d’altra parte io non pubblico nemmeno le mie foto in mutande su facebook. Non son proprio tagliata per la politica, io.

C’erano due rappresentanti di Legambiente, è la prima volta che – finalmente! – son contenta che esista Legambiente. Stasera gli abbuono la goletta, và. Chiari, precisi, dritti al punto e senza troppi fronzoli. Bravi.

C’era tanta gente comune e rappresentanti locali. Erano i più preparati, a parte quelli di Legambiente sopra. Parecchia gente con documentazione al seguito, idee chiare e voglia di difendere il proprio territorio. Un piacere ascoltarli. Purtroppo, sembra che non saranno loro a decidere.

In sostanza: sappiamo quello che sta succedendo, quindi state attentissimi nei vostri territori. Queste aziende arrivano, aprono in Italia delle srl con un capitale minimo, presentano progetti che il Ministero dell’Economia per qualche motivo approva. Attraverso una serie di facilitazioni legislative devastano i territori in cui trivellano (è già successo in Abruzzo e Basilicata, di recente) e se fanno danni non ne rispondono perché hanno il capitale sociale del vostro panettiere. In più pagano delle royalties allo stato, alle regioni e ai comuni interessati solo dopo il superamento di un tot di metri cubi di estrazione… a cui facilmente non arrivano. Quindi non solo guadagnano sul tuo territorio e lo devastano, ma tu ne avrai solo i costi puri: crollo del turismo, innalzamento spesa sanitaria, spese mantenimento strade più elevate ecc.
Cosa si può fare contro questa gente?
In sostanza, i comuni non possono opporsi alle regioni, le regioni non possono opporsi al Ministero MA la gente può fare tanto. Può dire di no. Può prendere a calci nel culo il suo sindaco affinché partecipi a queste riunioni e si guadagni la pagnotta (ringraziate che il mio sindaco ha partecipato e ce l’avevo anche seduto di fianco, sicché rimarrò fuori di galera per ora), può costituire un comitato e presentarsi a tutte le riunioni in merito che vengono tenute nei comuni coinvolti e in Regione, può dire di NO finché le orecchie di questi devastatori non si spaccheranno. Si può fare. Ma attenzione, non affidatevi MAI solo ai politici. I politici per la maggior parte vanno a queste riunioni quando proprio obbligati, fanno la marchetta di presenza e se ne vanno a farsi gli amatissimi cavoli loro. Se va bene gliene frega poco, altrimenti un emerito niente. E’ il nostro territorio, è nostro, non loro. Difendiamolo, si può fare!

In quanto alle trivellazioni & c. scriverò qualcosa di più sensato e dettagliato altrove, a breve, non è questa la sede per farci venire l’orchite a suon di numeri e dati. Però. Una cosa, l’ultima e la più importante.

Il fotovoltaico, mannaggialamiseriaaaaaa! Il fotovoltaico!  Ma che si trivellino il bus del cul in Texas, se proprio ci tengono, ma qui vogliamo il fotovoltaico! E se non basta, spengiamo qualcosa in più, consumiamo meno! Non c’è bisogno di provocare cancri, devastazioni di territori, depressione di aree, frane e radiazioni ionizzanti (leggete le slide, lo dicono loro!!!) per cosa? Il riscaldamento???  Ma stiamo scherzando?

Un pozzo di estrazione metano costa 12 milioni di euro. Sapete quanti pannelli fotovoltaici ci si comprano?

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5
05/2011

CAPITA DI SBAGLIARSI

A tre anni ho mangiato sabbia, convinta che fosse commestibile. Capita di sbagliarsi. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci.

15 anni fa mangiavo carne ed ero convinta di amare gli animali. Capita di sbagliarsi. O ami gli animali o li mangi.

12 anni fa ero convinta che far parte di una grande azienda mi valorizzasse come persona. Capita di sbagliarsi. Mi sono valorizzata solo uscendone.

10 anni fa ero convinta che gli amici andassero ricevuti tutti con bicchieri di cristallo soffiati a bocca e tour de force di due giorni in cucina. Capita di sbagliarsi. Gli amici sono amici anche con tovagliette di bamboo e bicchieri di vetro.

5 anni fa ero convinta che andare all’estero fosse l’unica soluzione. Capita di sbagliarsi. Per ora, almeno.

Fino a 1 giorno fa ero convinta che promuovere PeTA in Italia fosse una scelta giusta, che fosse l’associazione con il tipo di comunicazione che mancava, in Italia. Poi oggi ho letto della Canalis nuova testimonial di PeTA. Capita di sbagliarsi.

Ovviamente è solo una mia opinione. Non rinnego PeTA, come non ho rinnegato altre associazioni che hanno commesso errori, almeno dal mio punto di vista. Ma visto che l’ho sostenuta pubblicamente, ora me ne dissocio pubblicamente.

Non ho nulla di personale contro l’artista Canalis, non è mai comparsa nei film che ho visto. Ho qualcosa di personale, però, contro chiunque reciti in film  sponsorizzati da marche di pelletteria, ne faccia uso,  e poi posi nuda per una campagna di PeTA contro le pellicce. Il cincillà no ma la renna, il vitello e il serpente sì, in pratica. Ma anche come scelta personale, tanto che “lei sceglie semplice pelle di vitello nera.”(qui) Viva la semplicità.
Soprattutto se poi recita anche in una serie tv sui salumieri e in film in cui vengono utilizzati animali addestrati (consiglio comunque la lettura della recensione, sembra il menu di un macello).  Uno dei punti cardine di PeTA è infatti la lotta all’uso di animali nell’industria dell’intrattenimento. Infine, ho anche un filo di qualcosa contro il promuovere il consumo di carne ed essere un testimonial di PeTA. Opinione personale. Ma leggere “Per lei una fumante bistecca di Angus Argentino, una delle specialità del locale” oppure “Pranzo di natale con maialino” non è esattamente piacevole. Mettiamola così.

Testimonial di cosa quindi? Pelletteria a go-go, gran mangiate di carni e salumi… sono basita.

Oh, capita di sbagliarsi. Però. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci. Oggi mi sembra proprio di aver mangiato una cucchiaiata di sabbia.

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31
12/2010

BUON 1 a.A. !

In questi giorni mi torna spesso in mente una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta a Napoli 94 anni fa, in questo periodo di feste.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

E’ così, nel caldo buono e fuori dal gomitolo di strade, che passerò questa serata, per me priva di significati. Non che disdegni la compagnia degli amici, ma a volte si ha bisogno un po’ di pace dopo tanto girare e correre. I percorsi portano a vedere paesaggi diversi e da qualche anno nel panorama c’è la perplessità verso l’obbligo del festeggiamento di massa. Se c’è, a livello ideologico, un progetto consolatorio nel fare tutti la stessa cosa alla stessa ora dello stesso giorno, è anche vero che per farlo si è imposta come obbligo una struttura narrativa che lo rispecchia e lo promuove, e che presenta anche dei vantaggi per la struttura consumistica imperante.
In parole povere, da un rito pagano in cui si faceva al massimo un falò con le sterpaglie vecchie e si beveva un bicchiere di vino, si è arrivati alla necessità indotta a forza di bere un determinato tipo di vino, acquistare abiti, organizzare feste, spaccare i timpani con polvere da sparo.

Nulla in contrario alla catarsi dell’urlo liberatorio, ma che liberazione è quando una struttura narrativa che ci impone di farlo il dato giorno alla data ora? Che liberazione è se viene indotta la necessità di spendere, consumare, apparire? Perché, parliamoci chiaro, se non festeggi capodanno sei uno sfigato. Un alienato. Uno senza i contatti giusti, il vestito giusto, alla festa giusta.

Ho passato anni a feste di amici. Quest’anno, siccome ho fatto il pieno di giri e amici e viaggi e cose nuove luccicanti (ma non sono paillettes), ho deciso per qualcosa di diverso. Un po’ di decrescita, si potrebbe dire. Secondo me è fare quel che mi pare invece di quello che dicono gli altri.
La mia casa, la neve fuori, il silenzio della montagna, le luci lontane della valle, una cenetta vegan preparata con cura e amore, buone cose da bere, forse il rito pagano della vecchia bruciata nella piazza del paesino (ma anche no).

E poi, per somma volontà di spirito contraddittorio, ho deciso di fare solo un proposito per l’anno nuovo e di non avere bisogni indotti di compilare liste di buoni propositi.
Ho deciso che entrerò non nel 2011 ma nel 1 a.A. L’idea è venuta chiacchierando con qualche amico su quella maledizione di social network che dev’essere diventato obbligatorio in tutti gli uffici, viste le ore che gli impiegati ci passano a caricare note di cui mi arriveranno i commenti più idioti da qui all’eternità.
Ma, tornando a noi, il mio capodanno 1 a.A.: visto che insistono con sta storia che nel 2012 arrivano gli alieni, da qui al 2012 lo considererò solo 1 a.A. (avanti alieni) e dopo, se sarò ancora viva, farò dei progetti per lo 0 d.A. (dopo alieni).

Questo mi pare adeguatamente surreale e sufficientemente illogico da sembrare un vero proposito per il nuovo anno.

Buona serata a voi! :D

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1
10/2010

Passeggiando per il Vegfestival

Finalmente ho il tempo (e gli occhi!!!) per pubblicare un po’ di foto con persone e informazioni interessanti che ho trovato al Vegfestival. Ci tenevo particolarmente perché oltre ai vecchi amici ho trovato anche alcune nuove persone veramente in gamba che fanno le cose con il cuore invece che con il portafoglio. Ovviamente non starò ad annoiarvi con acquisti necessari da Ganjamaica che ovviamente ci sono stati (portafoglio e piattina a tracolla in fibra di canapa e semi di canapa sativa per uso alimentare a go-go!). Tanto da loro compro sempre. E non vi annoio nemmeno con banali acquisti personali da toelettatura, ma vi segnalo al volo D’Aymon/s Natural Erbe con uno stupendo sapone di Aleppo con stagionatura 12 mesi e 25% di olio di alloro che mi sono accaparrata subito, da nota fan del sapone di Aleppo quale sono. E per fortuna, perché l’unico che ho visto poi al SANA aveva l’aria triste e contraffatta del sapone di Aleppo da supermercato. Sorvolo anche sull’aver comprato l’ennesima sportina dipinta a mano, questa volta con l’agnello che dice “Sono come te”. Ma ho una buona scusa: verrà regalata alla neo-veg-zia-settantenne :D   (sìsì, proprio così. Temo di averla presa per sfinimento!)

Ma volevo farvi vedere delle cosine e delle personcine….

per esempio il grande, mitico, ineguagliabile Parva. Un’anima molto profonda e grande. Ci saremo riabbracciati dieci volte tra la perplessità degli astanti ma che ci devo fare, ognuno ha i maestri che si merita. Per me l’approvazione di Parva supera qualsiasi premio. Come dice lui, “siamo vicini, uniti nel fiume della vita”. Snif.
Parva ha portato al Vegfestival il basilico (di Shiva), la stevia, la perilla, un sacco di piantine da orto e l’okra, quella specie di peperoncino che vedete in primo piano sul banco. Ve ne parlerò prestissimo, è una pianta per il futuro! Per chi ha partecipato al gruppo di acquisto della stevia sul forum di Orti e giardini naturali, lui è il nostro natur-fornitore che ha omaggiato tutti anche di brochure autoprodotta con storia e proprietà della stevia :)

Vicino a Parva, e la cosa secondo me non era troppo casuale dalle parti del Karma o giù di lì, c’era un’altra anima bella: Rosanna o meglio Patatino Store. Patatino intanto esiste davvero, è il micio adottato anni fa e dà il nome al negozio, a quanto pare è un boss esigente e sornione. Lei aveva in braccio un altro patatino, un piccolo cagnolino vecchietto strappato al canile. Così chiacchierando ci siamo stra-informati su rimedi olistici e terapie alternative per i due pelosi di casa, sui pro e contro delle crocchette vegan e su mille altre cose. E’ veramente difficile trovare una persona così preparata tra chi commercia in alimenti per animali… diciamo che non è esattamente un campo in cui il veganesimo è molto presente ;) E poi è un’altra fan del viola… ci siamo trovate in pratica! Anzi, ha anche quasi indovinato chi fossi perché è andata avanti a chiamarmi ‘la ragazza tutta viola’ :D   Inutile dire che l’abbiamo assoldata come nuovo fornitore per i pelosetti.

Altra interessante scoperta è stata la coppia veg che ha fondato GranVeg e inventato la linea Fry’s. Gli assaggi mi hanno detto tutti che erano ottimi (io purtroppo avevo appena finito di pranzare, non ce la facevo proprio) e unanime acclamazione per l’hot dog. Ho visto qualcuno con le lacrime agli occhi dire “erano quasi dieci anni che sognavo un hot dog vero!”. Chiaramente, tutte proteine vegetali ogm free. Purtroppo essendo surgelati la distribuzione è ancora un po’ limitata a chi ha il banco frigo. Riforniscono però i GAS e diversi ristoranti, in più se il vostro bio-negozio ha il banco surgelati, chiedetegli di ordinarli perché ne vale veramente la pena. Come sempre, per fare ottimi prodotti vegan, ci vogliono almeno dei vegetariani,  non un consiglio di amministrazione di vecchi carnivori bavosi ;)

Altra meravigliosa scoperta sono state le ragazze di Vegusto. Giuro, volevo abbracciarle e metterle in valigia, portarmele a casa e rinchiuderle nella mia cucina, a mia disposizione! Fanno TUTTO e quando dico tutto, intendo proprio tutto tranne le pulizie (ma tanto da me passano di continuo i rappresentanti della Folletto). Fanno tutti i prodotti a base di seitan, dai burger agli affettati e sono buonissimi. Poi fanno dei formaggi vegan notevoli come il No-Muh che conoscevo già per altri canali, la maionese vegetale davvero buona (non la solita crema di farina al limone!) e anche gli alimenti vegan per animali!! Quelli che vedete sotto sono per cani, quelli per gatti li avevano purtroppo finiti ma mi hanno dato un paio di campioncini che provvederò a testare. Ora non è il momento, i pelosi sono sclerati per il cambio di clima, non si capisce quando non mangiano perché non gli piace o solo perché hanno il capriccio meteropatico. Mi sono fermata a chiacchierare con Raffaella (che non sa di aver rischiato il rapimento seduta stante) e si è rivelata un pozzo di scienza sull’alimentazione animale e gli alimenti vegetali in genere.

Quella nella foto con i guantini invece è Karin che dispensa assaggi di formaggi e affettati gustosissimi.

E questo è il Vegusto per cani. La particolarità rispetto agli altri mangimi è che è umido (e quindi non le solite crocchette) ed è arricchito da Vegedog TM, una miscela di vitamine e minerali ideata  dal veterinario americano James A. Peden in vent’anni di ricerca.

Purtroppo dovendo fare due corsi non ho potuto partecipare a molti eventi – sigh! – e ho saltato la conferenza di Isabelle dove dovevo anche prendere appunti per due amiche – sob!- ma in compenso sono passata per caso vicino al teatrino dei burattini e sono stata piacevolmente sorpresa. Di solito non mi attirano, forse perché sono stata cresciuta a spettacoli di Gianni e Cosetta Colla, delle messe in scena così meravigliose e magiche che è poi difficile accontentarsi di meno. Al Vegfestival sono stata piacevolmente sorpresa da questo spettacolo animalista che come vedete ha raccolto giustamente una piccola folla. I bambini erano incantati, letteralmente. Recitazione ottima, i burattini molto carini e ben fatti. Tutto ad opera della Compagnia La Vecchia Soffitta. Bravi bravi. Lo spettacolo di burattini era Pierino e la strega.

Qui è uno dei momenti animal-clou: quando il lupo chiede “Lo sai quanti lupi ci vogliono per fare una pelliccia? eh, lo sai? 5 lupi come me! E lo sai, lo sai, quanti ermellini ci vogliono per fare una pelliccia? Cento ermellini!!!”. Si è alzato qualche urletto “noooo cattivi!!”… animalisti in erba :D

Altra cosa che mi è piaciuta, è che l’organizzazione del Vegfestival si è curata anche dei particolari eco-equo-sostenibile quindi niente Coca-cola e caffé dalle piantagioni bombardate di pesticidi, niente plastica non biodegradabile. In alternativa hanno proposto Ubuntu cola (sì, a chi come me viaggia dalle parti di Linux fa sempre un po’ ridere il bere dell’Ubuntu), chiaramente a scelta anche le compagne bollicinate del commercio equo, stoviglie in carta riciclabile e mater-b, persino i cucchiaini del caffé in legno, quindi stesso sacco del biodegradabile :D   Notevole, perché in altre fiere ben più grosse come alcune edizioni di “Fà la cosa giusta”, mi è capitato di vedere il gruppo Coca Cola al gran completo.

Ho infine qualche segnalazione buffa extra-Vegfestival, ma lì intorno comunque.

Per esempio questo è il bar Rumenta in corso Casale. Al banco si alternano un emulo di Johnny Rotten e sua cugina, simpatici e fanno tutto al momento, anche le insalate, con gli ingredienti che chiedete, quindi anche vegan (ci sembrava brutto scroccare di continuo il wi-fi e il bagno solo per un aperitivo). Sono stati la nostra salvezza per il bagno, perché il comune di Torino su questo non brilla… dentro il parco c’erano due bagni chimici su cui stendo un velo pietosissimo e degli altri bagni in muratura con cui non ho approfondito la conoscenza perché già da fuori sembravano il set di Christiane F.

So che non è carino citare qualcuno solo per il bagno, ma li abbiamo scoperti per quello e ci torneremo quando saremo di passaggio a Torino, ovviamente per gli ottimi aperitivi, intanto sappiate che sono aperti dalle 6 del mattino alle 3 di notte e volendo si può mangiare veg :) La nota buffa è che “Rumenta” dalle nostre parti vuol dire “immondizia” mentre loro intendono un gioco di parole tra Rum e Menta. Loro comunque sono tutto tranne ‘rumenta’!

Pare che qualcuno nei dintorni mi abbia beccata, ha capito che sono tutta una montatura e ha piazzato un mio libro tra “Il mondo secondo Monsanto” e “Il club Bilderberg” (ottime letture tra l’altro). Mi è scappato da ridere, ma provo a dare questa lettura: l’orto sul balcone come gesto insurrezionalista contro la schiavitù imposta dalle multinazionali dell’alimentare :D
Che è poi l’esatta lettura, secondo me. Infatti la chiacchierata del venerdì sera al Vegfestival  l’ho cominciata proprio citando Kissinger che nel 1975 disse al congresso americano “Controlliamo il petrolio e controlleremo le nazioni. Controlliamo il cibo e controlleremo i popoli“.   (Io quel libro volevo intitolarlo “Vaffanculo Kissinger” ma l’editore ha ritenuto più opportuno “L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti”)

Concludo con i nostri meravigliosi ospiti che non solo mi hanno sopportata due giorni (e non è da tutti!) ma ci hanno anche deliziati con squisiti veg-pancake a colazione! Due di loro hanno fornito una quantità di coccole e fusa da far intenerire anche un orco, quindi mi piace chiudere questo reportage tra il serio e il demenziale con le immagini dei patatissimi Choo (detta Mimì) e Jimmy (… Jimmy Choooooo!!! Ci sono arrivata solo dopo, con una risata!)

Ricordo per quanti si trovassero a Torino in questo weekend che gli eventi del Vegfestival continuano!

Per esempio sabato 2 ottobre c’è l’aperi-cena al parco Michelotti e ci sarà nientemeno che Yari, non ancora stramazzato dalle fatiche (è Bruce Banner, alla fine l’abbiamo capito!) che terrà una demo di cucina vegan a tema autunnale!

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30
06/2010

LAVORO O VITA? PRIMITIVISMO, DECRESCITA O EQUILIBRIO TRA? OBBLIGO DI SCELTA?

Caro Selezionatore del Personale, ci conosciamo da tanti anni.

Nell’immagine sopra c’è una sciocchezza che ho scritto in treno qualche tempo fa*.

La mia storia di colloqui e lavori dipendenti è piuttosto breve, lavoro per me stessa da parecchio. In un mondo ideale, dal mio punto di vista, ognuno lavorerebbe per sé. Il che non vuol dire lavorare da soli, in eremitaggio, ma essere in grado di portare una competenza e farsela retribuire il giusto.
In questo modo il mercato del lavoro verrebbe trainato più dalle competenze e dalla capacità di lavorare per obiettivi che non da plutocrazia e, diciamocelo, quattro depresse isteriche che non riuscendo a fare le psicologhe o le filosofe si sono riciclate come selettori del personale. Salve le rarissime eccezioni, resto convinta che il mercato del lavoro attualmente sia rovinato anche da questi ‘selettori del personale’ con in testa l’hit parade delle cavolate. Per farla breve, gli esperti delle Human Resources davanti ad Einstein non l’avrebbero mai fatto assumere da nessuna parte: era sciatto, senza il look giusto, probabilmente si sarebbe anche seduto in sala d’aspetto e avrebbe guardato l’orologio almeno una volta. Non avrebbero considerato nemmeno Bill Gates (un nerd sfigato) o Steve Jobs (un hippie).  Magari gli avrebbero proposto un corso di formazione di 150 ore finanziato dalla comunità europea per conseguire l’ECDL.

Come non farsi fagocitare da questo sistema di giacchincravattati che pretendono di capirci alla prima occhiata o tutt’al più in mezz’ora? Ignorandoli. Per esempio presentandosi solo ai colloqui in cui è l’azienda stessa, non l’agenzia interinale o simili a fare la selezione. Oppure lavorando per sé stessi, ancora meglio. Se il sistema non ti piace, se ti fa male, esci dal sistema.
Chi ha stabilito che per vivere devi svendere le tue competenze al ribasso? Vendile tu, al rialzo.

Manifesto contro il lavoro è un libretto di non facilissima reperibilità e decisamente interessante. Leggendolo, si percepisce il ritorno di un’ondata primitivista che auspica un cambiamento radicale del concetto di lavoro, chiedendone la liberalizzazione, nel senso di libera scelta da parte dell’individuo. Redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, autonominatosi Krisis Group, tra cui Robert Kurz, Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, rappresenta una delle critiche più articolate e radicali mosse alla società liberista contemporanea.  E’ la proposta di superamento del modello corrente che impone il lavoro come forma centrale dell’abitare il mondo.
Secondo il Gruppo Krisis, infatti, tutto inizia dal lavoro, in nome e nell’ottenimento del quale si finisce per prostituirsi al prezzo più basso, al miglior offerente, in una inarrestabile corsa al ribasso, alla svendita delle proprie competenze e di sé stessi. In particolare, individuano nel lavoro fordista di massa del secondo dopoguerra, nelle agenzie interinali e più in generale nelle politiche riformiste dei diversi paesi europei l’origine dell’abbassamento del costo costo del lavoro che sta mettendo in ginocchio milioni di persone nel mondo.

Prima gli uomini lavoravano per guadagnare denaro. Oggi lo Stato non si tira indietro di fronte ad alcuna spesa purchè centinaia di migliaia di persone simulino il lavoro scomparso in astrusi “stages” e “periodi di formazione”, e si tengano pronti per “posti di lavoro” che però non avranno mai. “Misure” sempre nuove e sempre più stupide vengono inventate soltanto per tenere viva l’illusione che la macchina sociale del lavoro, la quale ora gira a vuoto, possa continuare a girare per l’eternità. Quanto meno ha senso l’obbligo al lavoro, tanto più brutalmente si fa entrare in testa alle persone che chi non lavora non mangia. Da questo punto di vista, il “New Labour”, e i suoi imitatori sparsi in tutto il mondo, si rivelano perfettamente compatibili con il modello neoliberista della selezione sociale. Grazie alla simulazione dell’”occupazione”, e al miraggio di un futuro positivo per la società del lavoro, si crea la legittimazione morale a procedere in modo ancora più determinato contro i disoccupati e quelli che rifiutano di lavorare. Nello stesso tempo, le agevolazioni fiscali e le cosiddette “gabbie salariali” abbassano ancora di più il costo del lavoro. E così si favorisce con tutti i mezzi possibili il già fiorente settore del lavoro sottopagato e dei “lavoratori poveri”.

Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell’individuo e iper-produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per sé stessi. In versione molto semplicistica, se so piantare le patate e raccogliere i pomodori, non vado a farlo per venti euro al giorno con una cooperativa. Pianto le mie patate, raccolgo i miei pomodori e invece di comprarli al supermercato me li mangio. E’ la soluzione dell’autosufficienza. In pratica fare della vita il proprio lavoro, una vita in cui coltivare o raccogliere il proprio cibo, produrre i propri vestiti, il carburante e l’energia utile al proprio fabbisogno faccia parte della vita, in cui il baratto sia una forma economica e sociale di scambio, in cui le persone abbiano un valore e ne siano consapevoli quindi non più disponibili a svendere le proprie competenze.
Parlando con alcune persone incontrate di recente (nessuna delle quali vive in eremitaggio in mezzo ai boschi nutrendosi di licheni) ho sentito più volte questa affermazione “Io non lavoro, il mio lavoro è vivere”. Non c’è più il lavoro, c’è un individuo e le sue competenze, che decide lui dove, come e quanto utilizzare.

Vado a fare qualche foto dell’orto sul balcone, in convalescenza dopo l’ondata di gelo di due settimane fa. Quello a terra sta peggio ma confido in una ripresa vigorosa a colpi di energia positiva :)

*(se volete condividerla basta linkarla o copiare l’immagine, purtroppo devo fare così perché questi testi a quanto pare sono ad alto rischio di plagio)

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