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Conferenze & corsi

I GERMOGLI, TEMA 2013 DI FLOREKA
Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Orto sul balcone

25-26 MAGGIO: INCONTRI RAVVICINATI A FLOREKA

FLOREKA 2013, 25-26 MAGGIO A GORLE, BG

Sabato 25 e domenica 26 ci sarò anch’io alla sesta edizione di Floreka, a Gorle (BG). Organizzata dall’Associazione Petali e Parole e patrocinata dal comune di Gorle, offre una mostra mercato e un calendario ricchissimo di corsi e incontri gratuiti, lo trovate qui.

Il tema di quest’anno è “Germogli“, quindi… potevo non esserci?! Purtroppo negli scorsi anni Floreka si sovrapponeva ad altre manifestazioni in cui dovevo essere presente ma quest’anno, quando all’alba di gennaio ho ricevuto il graditissimo invito, ho deciso che sarebbe stata Floreka ad avere la priorità. La ragione è presto spiegata. Non solo è una manifestazione che ha molto a che fare con etica e conservazione del territorio, ma soprattutto è organizzata da un gruppo di donne capaci e caparbie che ne fanno ogni anno un successo… così quest’anno non mi limito a consigliarvi di andarci! Ci sono, ci sono, urrà! E per ben due giorni!

Inoltre tra gli espositori ci sarà Aromantiche, con la mia cara amica Cecilia  (che molti di voi conoscono già come Edera), con i suoi saponi artistici, candele scultura e il suo stand che è sempre pura poesia!  E ci saranno anche Kia con il corso sul compost e la presentazione del suo libro “Dalle bucce nascono i fior“, i  corsi con i maestri giardinieri dell’Orto Botanico di Bergamo, gli incontri con la Rete Cittadinanza Sostenibile, i corsi di ceramica raku con il maestro ceramista Vanni Gritti e tanti altri ancora… scopriteli sul calendario della manifestazione!

I GERMOGLI, TEMA 2013 DI FLOREKA

Come dicevo, il tema di quest’anno sono i germogli e abbiamo quindi deciso di partire con questo tema per il primo corso-incontro di sabato 25 maggio alle 15.00

L’orto dei germogli. Come coltivare in casa in soli 40 cm quadrati un superalimento e come impiegarlo in piatti sani e sfiziosi. Condividerà le sue informazioni: Grazia Cacciola, autrice di “L’orto dei germogli. Manuale di coltivazione e consumo

Domenica 26 maggio alle 11.00 invece chiacchiereremo di decrescita, downshifting e autoproduzione, presentando modelli concreti per il cambiamento.

Costruzione motivazionale-pratica di un percorso di vita verso l’autosufficienza mentale e materiale. Una chiacchierata con Grazia Cacciola, autrice di “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione”, per parlare di decrescita, di autoproduzione, delle possibilità concrete di una vita a contatto con la natura, di chi ce l’ha fatta e di come pianificare un percorso personale di decrescita felice per realizzare una vita cittadina più sostenibile o la fuga dalla città.

Io terminerò domenica pomeriggio alle 15.00 con un corso di Orto sul balcone.

Armati di materiali riciclati e voglia di ortaggi squisiti, otterremo semi in quantità, costruiremo vasi, vasetti, seminiere, germogliatori, sostegni, fertilizzanti naturali e mini serre. Impareremo le principali tecniche naturali per equilibrare e far crescere il nostro orto da balcone, orticello condominiale e orto sociale con leggerezza, consapevolezza e amore per un mondo pulito. E’ bandito il panico da prestazione. Sono calorosamente invitati e coccolati tutti i pollici neri! :) Condividerà le sue informazioni: Grazia Cacciola, autrice di “L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti” e “Il tuo orto sul balcone – Easy“, nonché agitatrice del sito Erbaviola.com

 

Ortinparco 2013 - La locandina
Conferenze & corsi, Orto, Orto sul balcone

IN PARTENZA PER ORTINPARCO 2013, QUALCHE RICORDO DALL’ANNO SCORSO

Ortinparco 2013 - La locandina

Eccomi qui, impegnatissima e quasi in partenza per Ortinparco 2013, la meravigliosa manifestazione a tema orticolo della Provincia Autonoma di Trento, Regione Trentino e Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale del Parco delle Terme di Levico.

Il Parco delle Terme di Levico in Valsugana ospita la manifestazione ed è meraviglioso. Durante i giorni della manifestazione è adornato da installazioni a tema, create da artisti internazionali che ogni anno vengono invitati a Levico per creare sul posto qualcosa di unico e indimenticabile. Non a caso, la mia copertina su facebook e Google+ è proprio la foto di un’installazione dello scorso anno che mi ha colpita e coinvolta, come raramente è accaduto in passato per opere d’arte più museali.

A Ortinparco terrò due corsi: quello sui germogli che l’anno scorso ha riscosso molto successo e un nuovo corso su latte, yogurt e formaggi ottenuti da vegetali. Purtroppo, visto che le previsioni per domenica sono un po’ ballerine, utilizzeremo la sala al coperto annessa alla serra del parco, un ambiente incantato… il problema sarà distrarsi guardando la serra!

Ore 10.30 Corso-laboratorio sulla produzione casalinga di latte, yogurt e formaggi da vegetaliDurata un’ora e mezza. Prenotazione obbligatoria. Informazioni e programma

Ore 15.30 Corso-laboratorio sulla produzione casalinga di germogliDurata un’ora e mezza. Prenotazione obbligatoria.
Informazioni e programma

I corsi all’interno sono gratuiti, mentre la manifestazione Ortinparco ha un biglietto di ingresso simbolico di Euro 2,50 (gratuito fino a 14 anni e dopo i 65 anni): i fondi raccolti verranno impiegati per l’attività d’animazione culturale che ogni anno si organizza all’interno del parco. Con il biglietto della giornata potete accedere a tutti i corsi.

Ortinparco 2013 - Il programma

Vi lascio qualche foto di Ortinparco dello scorso anno, non rendono giustizia perché quando io avevo tempo di gironzolare pioveva quasi sempre. Ma rendono credo la bellezza del luogo.

L’anno scorso c’erano diversi angoli ristorazione per tutti i gusti, anche un fantastico chiosco con i centrifugati e succhi di frutta fatti al momento a cui ho fatto diversi pellegrinaggi nonostante tra uno e l’altro dei miei corsi ci fosse sempre l’acquazzone… ma la gola…!

Ecco dunque l’ingresso, un arco di scale da giardiniere e innaffiatoi, con la piccola baita-biglietteria. Il tema del 2012 era “Rifiuto risorto” e queste sopra sono vecchie sedie riadibite a portavasi. La strada che si snoda per il parco è segnata da bidoni blu riciclati e adibiti a piccoli orti o portapiante ornamentali.

Ortinparco 2012 - ingresso

Moltissime le installazioni di orti in vaso, in queste immagini un frutteto in vaso, ricreabile anche su un terrazzo e un’aiuola di calle … in sacco!

Ortinparco 2012 - orto in vaso

Dove ci si mette per guardare sei televisori portafiori? Ovviamente su una poltrona di muschio con tavolino ortizzato a biete! Carina l’idea della pila di giornali scavati, si compattano come cartapesta formando un vaso gigante che fa da tavolino.

Ortinparco 2012 - installazione salotto

Una delle meravigliose trovate ‘stabili’ del parco delle terme di Levico. Un albero centenario muore, era l’albero principale del parco. Dopo il momento di cordoglio, è stato trasformato in… un teatro all’aperto! Sono tanti gli spettacoli per bambini felici che si siedono rapiti sulle balle di fieno. E l’albero, maestoso, saluta ancora l’ingresso degli ospiti nel parco.

Ortinparco 2012 - albero teatrale

Una delle installazioni che mi hanno colpita di più: L’orto apparente, degli architetti Andrea Gasperini e Debora Voltolini. All’interno una sola pianta, che però si moltiplica su tutti i lati e, entrando nell’installazione, sembra davvero di esserne attorniati. Sfaccettato nell’immagine sotto, Fabrizio Fronza, agronomo e direttore dell’ufficio coordinamento delle attività di progettazione della Provincia di Trento, nonché tra gli organizzatori di Ortinparco e autore di diverse guide sui parchi del Trentino. Mi ha accompagnata in una super-visita guidata del parco di levico, che conosce credo anche per singolo nome dei fili d’erba!

Ortinparco 2012 - l'orto apparente

Colpita da queste magnifiche installazioni fatte solo con tavolette di legno assemblate in architetture sorprendenti. Sono opera di una comunità di ragazzi diversamente abili. Io li chiamerei super-abili…!

Ortinparco 2012 - installazioni in legno

Cosa ne dite, orto in cucina o in ufficio?  Devo dire che queste due installazioni dello stesso artista, mi hanno destato sentimenti contrastanti. Mentre nel vedere quella deliziosa stufa a legna e la dispensa anni ’40  “conciate in quel modo” mi veniva voglia di andare lì a ripulirle e salvarle portandole al coperto… l’installazione “ufficio” mi è piaciuta tantissimo, tanto da diventare appunto, per un anno, l’header del mio profilo facebook e g+ !   Questa la sottoponiamo a Herr Freud !

Ortinparco 2012 - cucina e studio

Sarebbero tantissime le installazioni ancora da mostrare, ma le foto causa tempo sono pessime… queste sono davvero le migliori, quindi figuratevi il resto!  Chiudo con questa fontana di annaffiatoi con vasca da bagno riciclata di raccolta dove l’acqua viene rispinta, con un motorino a energia solare fin su nell’annaffiatoio per poi ricadere in giochi di scrosci.

Ortinparco 2012 -  fontana di annaffiatoi

E già che ci sono, questo era lo stand dello scorso anno di Paola Berlanda, una super-esperta di germogli con cui ho fatto una piacevolissima merenda e di cui ho apprezzato davvero molto l’integrità, la competenza il suo poetico stand, su balle di fieno coperte di iuta. Nella foto sotto, i suoi kit fatti a mano per le germogliazioni: sacchettone di iuta cucito a mano, sementi per germogliazione, brochure con tutte le informazioni essenziali, il tutto assemblato con un mazzetto di fiori secchi, ognuno diverso.
Purtroppo Paola quest’anno non ci sarà con lo stand a Ortinparco, è alla fiera di Pergine Valsugana. Ma se vi capita di vedere in giro questo stand, andate e fidatevi ciecamente dei suoi consigli!

Ortinparco 2012 - stand germogli di Germogliando.it

Per informazioni e prenotazioni ai corsi:

Servizio Conservazione della Natura e Valorizzazione Ambientale
Parco delle Terme di Levico – tel. 0461 706824 – Tel. 0461 496123
e-mail: parco.levico@provincia.tn.it
www.naturambiente.provincia.tn.it

Conferenze & corsi, Giorno per giorno

UN AVVISO CHE NON AVREI MAI VOLUTO SCRIVERE

frana sulla strada di casa

Domani purtroppo non sarò a Genova con la LILT per la Settimana nazionale della prevenzione oncologica. Non ci sarò io ma ci saranno tutti gli altri eventi in cartellone e tutte le conferenze sono al coperto, quindi andate anche in caso di maltempo! Stiamo lavorando con la bravissima Marcella Tubelli della LILT per riuscire almeno a proiettare il dvd di un mio corso sui germogli, visto l’interesse sull’argomento.
Tra gli altri, domani ci sarà anche la mia cara amica Nicole Provenzali a parlare dell’utilizzo dei cereali… conosco alcuni degli argomenti che affronterà e vi posso assicurare che si parla usi davvero nuovi e alternativi dei cereali! Vale la pena di esserci 😀

Il motivo per cui non posso esserci io, mi fa veramente adirare e mi ha scombussolato tutta la vita normale e lavorativa questa settimana: c’è una frana sulla strada che ci collega al paese. Non è franata ieri mattina o mercoledì o nell’immediatezza di questo post. No. E’ franata nella notte tra sabato 16 e domenica 17 marzo. Siamo a venerdì 22 e la frana è ancora lì.
Sorvolando sull’intervento di rimozione terra e sassi che ci permetterebbe già di passare ma che non ho capito chi deve fare per i soliti mille cavilli italiani, abbiamo passato una settimana da andare al manicomio.
La prima cosa che uno pensa quando non può muoversi è: come faccio con la spesa? Ma quella è la più risolvibile, perché noi causa neve e distanza dal paese abbiamo sempre scorte di tutto. E poi, orto a parte, per comprare due cose possiamo se proprio farci qualche km a piedi fino al paese, zaino in spalla. Cosa non fattibile però se devi prendere un treno, visto che la stazione utile è a 25 km.

Non elencherò tutti i disagi causati, compreso il fatto che l’unica altra strada raggiunge il paese più sopra è  una mulattiera asfaltata alla meglio e con pendenze del 13%, ora ridotta a un disastro dopo un inverno di neve e una settimana di passaggi intensificati. In un punto è addirittura senza asfalto, con sassi appuntiti che emergono. Se piove si trasforma in un pantano e diventa difficile anche per un fuoristrada… non parliamo di una macchina normale come la nostra, è esclusa dal tragitto.
Non parlerò di questo, che già farebbe saltare i nervi ai più.

Questa settimana l’ho invece passata, tra l’altro, a spiegare ai corrieri, per il lavoro, il giro alternativo che potevano fare per venire qui.
Non è che io riceva consegne tutti i giorni, a volte passano anche due mesi senza vedere un corriere. Ma ovviamente, chiosando Arthur Bloch ne La legge di Murphy, la strada frana solo nella settimana di consegne più intensa. Qui in particolare si è verificata la Seconda Legge di Sodd: “Prima o poi, la peggiore combinazione possibile di circostanze è destinata a prodursi.”
Ecco. Si è prodotta. Lavori urgenti, corrieri, frana.

Alcuni corrieri non possono passare, causa camion troppo grande. Altri si perdono, causa gps o incomprensioni varie. Così, dopo che hai perso ORE in telefonate e fax ai rispettivi hub di spedizione, ti ritrovi anche con lo spedizioniere inferocito perché non capisce da che parte passare per venirti incontro e sta facendo il giro di tutte le valli, fermandosi a osservare ogni minimo smottamento o sasso o cartello, “sarà questa la frana?”.
Devo dire per la verità che molti sono pazienti e capiscono al volo, anche se organizzare un pick up volante da un lato all’altro della frana non è semplice. In particolare può venirvi in aiuto anche il fatto che qualcuno ha deciso di piazzare i cartelli di strada interrotta ben 3 km prima dell’interruzione. Così bisogna prodursi in spiegazioni da mamma rassicurante “No, no, venga, non si preoccupi, davvero, può fare anche manovra, no, LE GIURO che non c’è la frana appena girata la curva, è dopo almeno 3 km, mi creda! La prego, mi serve quel plicoooo! senta, se mi aspetta 20 minuti al cartello vengo io a piedi, sì 20 minuti perché la frana è davvero lontana da dove c’è il cartello…mi creda…glielo giuro!“. (La Maria Maddalena del Murillo è meno supplichevole di me).
Oltre il fatto che la maggior parte alla prima visita non consegnano “causa strada interrotta” e te lo comunicano solo due ore dopo che sono passati, così devi rifare tutto il planning di lavoro intanto che riesci a far arrivare il materiale. Rifare il planning per quattro volte in una settimana farebbe saltare i nervi a chiunque.

In mezzo a questa baraonda, ha fatto eccezione un corriere che, per mettere la ciliegina sulla torta alla settimana bestiale della frana, quando è finalmente arrivato al luogo concordato dopo sette – dicasi sette! – telefonate di spiegazioni strada e cambio rotta, perché proprio non capiva, appena mi ha vista ha alzato la voce e dato letteralmente di matto, urlando e riuscendo a spaventarmi non poco.
La cosa si è conclusa con una mia lettera di protesta ai responsabili, che si sono scusati.
Con  un mazzo di fiori.
Mandato con l’Interflora.
E ovviamente il fiorista non poteva fare la consegna con la frana.
Giuro che quando mi ha telefonato la fiorista dicendo “Ho un omaggio floreale da consegnarle, è a casa? Ma c’è ancora la frana? O si passa?volevo urlare.

Voi da lì non li vedete, ma ho i nervi che saltano come corde di violino suonate con lamette! (Ma un mazzo colorato di gerbere mi ha calmata un po’ 😀 )

Con questo si spiega anche il motivo della mia assenza dal blog, la mancata partenza del secondo giveaway ecc. Torno appena si ristabilisce un po’ di calma e recupero il lavoro perso 😉

Spero che voi intanto vi stiate godendo l’inizio della primavera! Felice Ostara!

Latte di avena & Biscotti di avena
Autoproduzione, Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Ricette

YOGURT DI AVENA & BISCOTTI ALL’OKARA DI AVENA

Ricetta del latte di avena & Frollini di okara di avena

L’argomento non è casuale, è una ricetta per disinnescare il buonista.

L’invito a parlare di buonismo è arrivato da Barbara che a gennaio ha fatto partire un contest sul suo sito, il tema è il buonismo, far finta di essere buoni, in pratica. Io non amo partecipare ai contest perché in genere sono solo mezzi noiosi con cui persone buoniste si presentano con una patina di buonistica socialità per attrarre più visite al proprio sito. A volte ne vedo alcuni interessanti e sinceri, ci mancherebbe, ma sempre in momenti in cui non ho proprio tempo o ispirazione per partecipare. Quindi va a finire che per nausea da buonista o mancanza di tempo/ispirazione non partecipo quasi mai.
Ma se pensate che la mia opinione sul buonismo sia questa sui contest ‘buonisti’… no, troppo facile.

Alcuni tipi di buonisti io li metto ad honorem tra i peggiori vampiri energetici. Il tipo di cui vorrei parlare è il promotore/organizzatore/presidente di associazioni-qualcosa che ha scelto di essere fintamente etico solo per mettersi in tasca dei soldi. Altrimenti detto il Furbacchione Buonista.
Questi tipi di figuri fanno leva sui tuoi buoni sentimenti, magari sul tuo attivismo, ti chiedono di partecipare a qualche evento per portargli pubblico e dargli credibilità, dopo di che ti accorgi inevitabilmente che stai lavorando gratis e loro stanno incassando dei bei soldoni dal tuo lavoro. Cosa c’è di meglio che avere dei lavoratori convinti e gratuiti, che si impegnano al massimo per te? Immagino che sia capitato a molti di incrociare questi furbacchioni.
Ma non mi voglio dilungare nella descrizione di questi figuri: se qualcuno fa attivismo, specialmente in campo animalista o volontariato nel sociale, li conosce benissimo. Quello di cui vorrei parlarvi è del come disattivarli e lo vorrei fare con un piccolo aneddoto in cui si riconoscerà sicuramente uno di questi personaggi. Ma è solo esemplificativo per i tanti che hanno deciso che il settore bio-eco-green-qualcosa sia composto da cretinetti facili da imbrogliare a vantaggio dei loro tornaconti.

Yogurt di avena & Biscotti di okara - ricetta

La mia soluzione è: non solo si possono disattivare questi buonisti con un po’ di furbizia, ma li si può buttare con un bel calcione sulla strada giusta, così che da buonisti diventino buoni davvero. O quasi. O facciano almeno qualcosa di buono.

Un giorno vengo contattata dal presidente di un’associazione che si occupa di quello che io chiamo in stile morettiano “faccio-cose-vedo-gente”, ovvero il solito guazzabuglio di eco&etico di tutto e niente. Mi chiede di andare piuttosto lontano da dove vivo, per una conferenza in cui si parlerà anche di cambiamento di stile di vita con esempi e percorsi di vita concreti. Il tutto gratis, chiaro, perché lui ci copre solo le spese vive, lo fa per passione, perché ci crede sul serio e giù una lista di buoni motivi e nomi di altri oratori accreditati. La sala la dà a titolo gratuito il Comune, per dire quanto sono bravi e importanti.
Gratis per lui, non gratis per me. Il treno, la benzina, il b&b, i pasti io li pago come tutti i comuni mortali. Quando una conferenza è gratis e non c’è rimborso spese, per l’oratore è un costo.
Una volta arrivata sul posto, vengo però a conoscenza del fatto che la conferenza che io faccio gratuitamente, ha invece un biglietto di ingresso di ben 30 euro a persona e che gli oratori menzionati come partecipanti sarebbero stati invece presenti in altre giornate. Niente tavola rotonda, ma un monologo, “per darti più spazio” dice il Furbacchione Buonista. Ma non è finita. Scopro con orrore che i presenti si aspettano da programma che io gli fornisca una formula magica per cambiare vita, per trovarsi il secondo dopo l’uscita dalla conferenza a vivere in campagna, in modo sostenibile, correre felici per i prati e avere un sacco di tempo libero. Ecco, a trasformarmi in un fenomeno da baraccone ci hanno provato in molti, ma di solito mi propongono di scrivere cose tipo “Il segreto per cambiare vita”, non mi cambiano il programma di una conferenza gratuita in un monologo a pagamento in stile Rhonda Byrne!
Dieci minuti per decidere. Cosa fare?
Ascoltare la rabbia in ebollizione ed esplodere insultando il presidente dell’associazione? No, sarei passata per una pazza isterica e pochi avrebbero capito cos’era successo.
Ascoltare l’istinto di conservazione e darsela a gambe prima che la trasformazione in Rhonda Byrne avesse inizio? Anche qui non avrebbero capito: “ho pagato trenta euro e se ne va?!”. Vagli a spiegare che i trenta euro non sono per te ma per il Furbacchione Buonista!
Impiegare i restanti cinque minuti per dimostrargli che stupido non è sinonimo di etico ma di Furbacchione Buonista? Oh, sì.

La conferenza inizia. Parlo di quello di cui parlo di solito, a braccio come faccio di solito, infilo qua e là riferimenti al fatto che essere buoni paga, che per cambiare il mondo dobbiamo cambiare da subito, oggi non domani, e bisogna farlo tutti nella stessa direzione, partendo anche da cose piccole. Per farlo da subito, chiedo ai presenti di indicarmi delle necessità della zona, ne seleziono tre affrontabili senza Hulk e una rivoluzione, poi chiedo a loro di votare una delle tre da affrontare subito. Vince la sistemazione di un parco giochi abbandonato e sporco che tutto sommato potrebbe essere risistemato a mano dai presenti, con un po’ di pulizie, guerrilla gardening e una piccola colletta in tutto il quartiere per un’altalena e due panchine nuove. Ci diamo all’organizzazione, fino ad eleggere due partecipanti come referenti per il progetto, uno dei quali è un consigliere comunale che si incarica anche di parlare con il sindaco. L’altro gestirà un gruppo online per tenersi in contatto e informati, dividersi i compiti ecc.
La conferenza sembra essere finita con tutti carichi e motivati a cominciare subito a mettere in atto questo progetto.
Ma io so che non è finita qui.
Chiamo con grandi complimenti l’organizzatore sul palco, che ovviamente arriva tronfio del successo, chiedo un applauso per l’ottima organizzazione, lui si compiace visibilmente ed è allora che annuncio: “Vi ringrazio, è stata una giornata meravigliosa con persone meravigliose! Con un rapido calcolo a occhio sul numero dei partecipanti, direi che l’Associazione ha raccolto circa tremila euro e credo che Furbacchione Buonista sarà sicuramente d’accordo nello scegliere il progetto del parco giochi come attività a cui destinare questi fondi! Vero?” Sorrido. Sbianca. Applauso fragoroso del pubblico.
Il progetto è stato realizzato.
No, inutile che andate a sbirciare nella sezione “Eventi & conferenze” del sito. L’ho tolto, nel racconto ho anche cambiato cifre e progetto perché se zuccheri un buonista fino a farlo diventare buono, magari non solo per quella volta, non è giusto metterlo poi alla pubblica gogna. Io sono certa che ha capito e voglio sperare che sia cambiato, non solo per quella volta. Sono sicura di sì.

Per inzuccherare il buonista, propongo una delle mie ricette preferite del momento: lo yogurt di avena. Siccome però del buonista e dell’avena non si butta via niente, con l’okara di avena avanzata, ho fatto i biscotti.

Latte di avena & Biscotti di avena

Yogurt di avena

Ingredienti
850 ml di latte di avena
starter (come starter si può usare: rejuvelac, fermenti lattici per vegan, oppure 1 vasetto da 125 gr di yogurt di avena naturale, a temperatura ambiente)
sciroppo di agave
stecca di vaniglia

Attrezzi
Un termometro per alimenti
Una caraffa oppure una yogurtiera
Una coperta calda
Una pentola per riscaldare il latte

Procedimento

Preparare 850 ml di latte di avena. Se come me lo fate in casa con una macchina per latte vegetale, va fatto con fiocchi di avena e bisogna ripetere il procedimento due volte, per ottenere un latte ‘forte’ e più denso. Riscaldare il latte in una pentola, finché non raggiunge la temperatura precisa di 40°C. Versare lo starter a temperatura ambiente (si intende tra i 20 e i 35°C, se non li raggiungete basta tenere lo starter nel forno con la sola lampadina accesa fino al raggiungimento della temperatura) nel latte e mescolare delicatamente. Verificare la temperatura, deve essere tra i 36 e 40°C, in caso sia inferiore procedere con il riscaldamento come sopra. Versare tutto in una caraffa tiepida (basta sciacquarla con acqua calda) o nella yogurtiera e coprire l’apertura con l’apposito tappo o un piattino. Avvolgere la caraffa o la yogurtiera in una coperta calda e lasciarla riposare in luogo tiepido, al riparo da correnti d’aria, per 8-10 ore. Più riposa, più si addensa. Non superare le dieci ore, oltre questo limite di tempo, produce il siero e tende a un sapore spiccatamente acido. Dolcificare con sciroppo di agave e insaporire con una grattatina di vaniglia dalla stecca.

Biscotti all’okara di avena 

L’okara è la parte di polpa dei fiocchi di avena che resta dopo aver fatto il latte di avena. Ottima, perché già dolce di suo, sia nell’impasto dei dolci che nei ripieni, creme o per addensare le zuppe.

Per i biscotti di okara, basta amalgamare in una ciotola 100 gr di okara di avena (se è molto asciutta aggiungere del latte di avena, deve assomigliare a una pappina), 2 cucchiai di zucchero di canna grezzo, 1 cucchiaio di malto di orzo, 100 gr di nocciole tritate, 50 gr di fiocchi di avena, 50 gr di uvetta sultanina già idratata, 1 pizzico di bicarbonato di sodio,  80 gr di olio di semi di girasole spremuto a freddo. Si deve formare un impasto consistente ma friabile e un po’ unto, come di norma per i frollini. Fare delle palline uguali e schiacciarle formando dei biscotti tondi, aiutandosi magari con uno stampino o un bicchiere piccolo. Infornare in forno statico per 10 minuti a 180°C. All’uscita dal forno saranno un po’ morbidi, si induriscono raffreddando.

 
Approfondimento video:

In questa puntata di Geo&Geo, Rai3, dimostro in diretta come fare il latte vegetale manualmente e con una macchina apposita, in questo caso la SoyaJoy.

 

 

 

 

Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Orto

Il GIARDINO JACQUARD di Schio

Volevo condividere qualche foto degli incontri di questa primavera-estate, perché ho avuto la fortuna di partecipare ad alcune manifestazioni molto belle. Parto dall’ultima, domenica 23 settembre, nel suggestivo centro storico di Schio, dove si è svolta la settima edizione di Giardino Jacquard. Una manifestazione che purtroppo mi sono goduta poco, avendo un pomeriggio con tre corsi-laboratorio, ma quello che siamo riusciti a vedere era davvero ben fatto e l’affluenza lo ha confermato!
L’intera Schio è coinvolta da questo evento annuale, ambientato sia negli stabili di archeologia industriale dell’ex area Lanerossi, Lanificio Conte, Palazzo Fogazzaro e Palazzo Toaldi-Capra (io ero nella magnifica Sala degli Affreschi di Palazzo Toaldi Capra), sia nel Giardino Jacquard, lo storico giardino del Lanificio Rossi.

Giardino Jacquard - Corsi di orto sul balcone, coltivazione dei germogli e compostaggio

Il Giardino Jacquard che dà il nome alla manifestazione è un orto botanico che purtroppo ha risentito molto delle ingiurie del tempo e di un periodo protratto di abbandono. Alessandro Rossi ne era particolarmente orgoglioso e vi coltivava una superba collezione di orchidee di cui negli anni mi è capitato di trovare notizia in qualche volume.
Il giardino veniva aperto quotidianamente perché tutta la città e gli operai del lanificio ne godessero, dotandolo anche di strutture sociali utili, dal teatro all’asilo. Gli operai del lanificio vi organizzavano feste, spettacoli musicali, cerimonie civili e visite scolastiche. Una concezione del benessere sociale che diventa benessere anche personale, dello spazio privato che diventa pubblico e del piacere collettivo, che oggi sono molto rari.
Dopo un lungo periodo di abbandono, il restauro e il riuso del giardino sono stati curati e finanziati dalle Manifatture Marzotto di Valdagno, storicamente sostenitori di questo modello di “città sociale” (basti pensare alla Manerbio del 1939 creata da Gaetano Marzotto, un modello di città sociale tuttora studiato in tutto il mondo).

All’ingresso del Giardino Jacquard, una piccola esposizione di rose e acquerelli a tema floreale.

Ingresso Giardino Jacquard - Mostra delle rose - Statua Rossi

Purtroppo con la chiusura della Marzotto-Lanerossi di Schio nel 2005, in seguito alle politiche lavorative e di investimenti fallimentari delle nuove generazioni Marzotto, sono stati licenziati anche gli ultimi 150 operai di Schio, la produzione delocalizzata in paesi in cui la manodopera costa poco e non ha diritti e il Giardino Jacquard è diventato l’ultimo dei pensieri. Il resto è storia, dopo un ventennio di politica affaristico-industriale fallimentare della multinazionale del tessile Marzotto S.p.A., l’avventura italiana è giunta al termine nel 2007 con l’apposizione dei sigilli all’ultimo stabilimento.
E ora del Giardino Jacquard e degli altri complessi di archeologia industriale, in maggioranza ex lanifici, chi si occuperà? Il comune, che comunque non ha tutte queste disponibilità e si raccolgono firme affinché il destino del Giardino Jacquard non sia la cancellazione o la chiusura per mano di cessioni a privati. Si raccolgono le firme perché il Giardino Jacquard entri, a pieno merito, a far parte dei “Luoghi del cuore” del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano. Basta solo un clic!
www.iluoghidelcuore.it/registration/segnala 


Il lavoro che sta facendo il comune di Schio per il recupero di questo luogo è egregio, e il Giardino Jacquard merita davvero di entrare nella tutela del FAI. Ci sarà tempo fino ad ottobre per sostenere questa iniziativa: si può votarlo a Schio presentandosi all’ufficio IAT di piazza Statuto, al Lanificio Conte e a palazzo Fogazzaro negli orari di apertura, firmando nei punti di raccolta firme organizzati durante gli appuntamenti e gli eventi in città oppure online, direttamente sul sito del FAI www.iluoghidelcuore.it/registration/segnala 

Nell’immagine sotto, un piccolo gioiello: la serra tardo-romantica, molto simile a quella dell’Orto Botanico di Roma (uno dei miei posti preferiti!). Con un bel restauro conservativo, potrebbe dare alloggio a meravigliose collezioni o diventare, come quella di Roma, un laboratorio di biodiversità.

La serra - Giardino Jacquard

Purtroppo mi sono persa la mostra delle orchidee e quella dei bonsai. Erano entrambe super-affollate e siccome non le avrei apprezzate in una situazione “autobus alle 8 del mattino”, ho ceduto a malincuore e abbiamo visitato altre parti della manifestazione, che comunque è grande e offriva eventi e mostre interessanti in diversi punti. Magari la prossima volta mi organizzo per avvicinarmi alle mostre principali in orari meno affollati.

Dettagli Giardino Jacquard - Teatro Jacquard - Schio

Mi sono goduta però il Giardino Jacquard, nella parte visitabile (altre purtroppo sono chiuse perché ancora inagibili, come le grotte e il teatro). Il Giardino Jacquard ha il fascino esotico di un giardino romantico di tardo ottocento e insieme l’austerità di una vecchia dama elegante lasciata a sé stessa, sì, ma pur sempre una vecchia signora, con qualche mistero che si porta dietro, carico inevitabile dell’età.

Dettagli Giardino Jacquard - Schio

Pur avendo finito alle sei passate, ho fatto in tempo ad avventurarmi anche nella mostra-mercato di fiori e erbe insolite. La mostra si snodava attraverso i capannoni e gli uffici degli ex lanifici, in parte recuperati e in parte ancora abbandonati. Inutile dire che la parte abbandonata e ricoperta da edere, viti e clematidi mi ha affascinata forse più della parte recuperata! Grande abbondanza di vivai specializzati in bulbi, che vista la stagione penso siano quelli che hanno fatto gli affari migliori. Io non mi sono potuta esimere dall’acquisto di un po’ di bulbi di Black Parrot, che nonostante il nome è un tulipano viola. Sì, sto diventando monotona con il viola, ma sto anche progettando un piccolo giardino-ingresso tutto in rosa e viola. Potevo non approfittare? Nonostante la gola e l’ottimo prezzo ho però evitato di portarmi a casa dei bulbi di scilla marittima: a 700 metri sull’Appennino farei prima a piantarli nel compost, direttamente.

Vivai specializzati in bulbose - Giardino Jacquard, Schio

C’erano anche tanti artigiani, tutti più o meno a tema giardino e fiori. Con mio sommo giubilio niente sfilate di banchetti con zuffoli peruviani, ‘magliette simpatiche’ e golfini cinesi alla formaldeide, che sembrano essere ormai i banchetti d’obbligo in ogni fiera. A Schio ho visto solo artigiani veri, per la maggioranza locali. Incantata dai gatti-fermaporta, dagli abbeveratoi e mangiatoie per uccellini e dal banco tutto lilla dei prodotti naturali a base di lavanda, che ha offerto anche questa installazione a tema.

Artigiani espositori - Giardino Jacquard, Schio

Inutile dire che la bicicletta lilla trasporta-lavanda ha carpito la mia attenzione! (Per quelli che si aspettavano una persona seria e compunta, no, non ce l’abbiamo fatta neanche questa volta).

Giardino Jacquard -  Installazione bicicletta lilla

Belle anche le parti con collezioni di peperoncini, calendule, lavande e simpatici biglietti estemporanei che informavano il passante circa le idee olfattive e di marketing del vivaista. In questo caso, sappiatelo, la cassia è nientemeno che “la pianta che profuma di pop corn!“.  Tra tutte le virtù della cassia che si possono promuovere… perché uno dovrebbe volere una pianta che odora di pop corn?! Si tratta comunque della Cassia didymobotrya – la meno diffusa da noi – che addirittura negli USA chiamano “Peanut butter Cassia” ed è soprattutto una leguminosa invasiva. Tenderei piuttosto ad avvertire il compratore che questa simpatica piantina diventa in breve un prolifico albero che invade e monopolizza tutta la vegetazione circostante.

Fiori insoliti e erbe aromatiche - Giardino Jacquard, Schio

E facciamo finta di non notare i banchi di cibo e cactacee. Vabbé, ci abbiamo provato almeno… il cioccolato squisito (e in gran parte vegan), le tisane e infusi preparati artigianalmente, il karkadé rosso veneziano…

Tisane artigianali, cioccolati prelibati e cactacee a Giardino Jacquard, Schio

Abbiamo concluso con una sbirciatina alla parte di archeologia industriale ancora da sistemare, con i capannoni rivestiti di edere e viti canadesi, adatta al set di un cortometraggio in stile Silent Hill. Affascinante.

Archeologia industriale Schio (VI)

E poi via, riattraversando gli antichi lanifici risistemati, che vegliavano solennemente silenziosi sul chiacchiericcio della mostra-mercato sottostante, offrendo alcuni scorci degni del Village newyorkese.

Archeologia industriale Schio (VI)

Abbiamo lasciato Schio passando per il centro storico decorato a ogni passo da orchidee, mentre scendeva la sera su ottocenteschi balconcini in ferro battuto e lampioni di inizio secolo. Una cittadina con un centro storico incantevole, una mostra-mercato ottimamente organizzata e, vista l’affluenza, anche molto ben riuscita!

Giardino Jacquard - Schio, sera

Mi raccomando, non dimenticate di cliccare per segnalare Giardino Jacquard come Luogo del cuore al FAI!
Basta un click sul sito del FAI www.iluoghidelcuore.it/registration/segnala 

Conferenze & corsi, Giorno per giorno

INTANTO

Mi scuso per i pochissimi aggiornamenti, ma il trasferimento senza troppo preavviso, il trasloco e la messa a punto della nuova casa tutto a carico nostro (soprattutto in fatica e tempo) nonché il mio volo dalle scale di cui al post precedente, mi hanno causato ritardi lavorativi enormi. Vi chiedo quindi la pazienza degli amici e la comprensione di chi fa la stessa strada. Tornerò a breve, dopo aver recuperato un bel po’.

Intanto, a chi mi ha chiesto via email i filmati degli ultimi due interventi a Geo&Geo, quello sulla tintura naturale dei tessuti e quello sulle pulizie eco della casa, annuncio che la mia metà dandomi una mano grandissima ha provveduto a prepararli e a breve li potrò caricare su youtube.

Sto rispondendo a tutte le email ma siccome mi piace chiacchierare e in genere mi scrivono persone molto interessanti, con idee e pensieri davvero originali, ci metto un po’. Ci metto anche il gusto di farlo e la vostra pazienza viene ricompensata, ci provo.

Approfitto per ricordare qualche appuntamento da qui ad ottobre.

Intanto la rubrica gratuita sui lavori nell’orto che potete scaricare o leggere direttamente QUI
Oppure se avete ViviConsapevole, la trovate a pag.7, Rubrica Le stagioni nell’orto – Grazia Cacciola
Poi prossimamente farò qualche intervento in giro, in particolare:


23 Settembre a Schio (Vicenza)
 Giardino Jacquard
 una bella e storica manifestazione di coltivatori di piante rare e amanti del giardinaggio, nell’ex stabilimento Lanerossi.

Dalle ore 14.30 mi trovate nel Palazzo Toaldi Capra – Sala Superiore

L’orto in casa. Corsi-laboratorio con Grazia Cacciola

ore 14.30 L’orto sul balcone.
ore 15.30 L’orto dei germogli: come coltivare e consumare un superalimento
ore 16.30 Il mio fertilizzante naturale. Come costruire una compostiera da balcone e
da orto, producendo il migliore fertilizzante con gli scarti da tavola.

 

SOPRATTUTTO… un grazie enorme a quelli che in questo periodo mi hanno sostenuta, riempita di affetto, coccole e pazienza, tanta pazienza. Il mio compagno che si è fatto il triplo del lavoro intanto che ero bloccata post-caduta, le mie amiche fantastiche che ho dovuto tenere a bada perché non si precipitassero tutte ad aiutare (soprattutto Alice, che mi surclassa in molte cose tra cui la testardaggine) e tutte quelli che mi hanno scritto, telefonato e pensato alla fine di quello che, diciamocelo pure, è stato forse l’anno peggiore-migliore della mia vita. E le mitiche E. e W. che mi hanno mandato un gigapacco di leccornie, quello veramente risolleverebbe l’umore ai pessimisti!!!
Vi abbraccio tutti, per ora solo virtualmente.

 

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Conferenze & corsi

… e si termina a BOLOGNA, 16 GIUGNO, CON L’APERITIVO LETTERARIO

Il mio girovagare primaverile termina sabato prossimo con un incontro bello e consapevole vicino a casa. Sarà un incontro particolare, un aperitivo letterario, con molte cose da dire ma anche da toccare, annusare, provare, assaggiare. Gli organizzatori sono i mitici del Gas BO, il gas storico di Bologna  e l’Associazione Armonie, un’associazione di donne veramente toste, consapevoli e creative che ogni anno organizzano la Festa del Consumo Critico.
Quindi vi aspetto a Bologna, questa volta senza proiettore ma con mente aperta e tante cose da passarci di mano in mano, un po’ di pensieri e soprattutto la voglia di incontrare altre persone con la nostra voglia di cambiamento!

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