DIGIUNO. Primo giorno

27
10/2007

DIGIUNO. Primo giorno

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Era tanto che volevo farlo. Uno di quei progetti nella cartella ‘bozze’ della mia testolina. Però non c’è mai tempo e non c’è mai abbastanza tranquillità, c’è sempre qualche posto dove andare e qualcosa da fare. Alla fine ho guardato il calendario, ho calcolato che questa settimana tra ponte ecc. avevo meno impegni, ne ho parlato con la mia metà e ho cominciato.

Sto preparando sul sito anche una sezione dedicata alla pratica igienistica del digiuno, la potete vedere già lassù nella barra del menu. Mentre digiuno, sto più tranquilla e leggo anche libri sul digiuno terapeutico e igienistico.

Il libro da cui sono partita è Il digiuno per la propria salute di Nicole Boudreau. Non ho mai amato le Macro Edizioni, con tutte quelle pubblicazioni new age e collane con le teorie su tutto e il contrario di tutto. Non ho mai apprezzato il taglio banale, i titoli urlati per attirare allocchi, tutti metodi di guarigione e stili di vita che regalano la felicità. Dopo la seconda persona che me l’ha consigliato, ho dato un’occhiata. La terza mi ha detto “purtroppo in Italia lo pubblica Macro Edizioni”, al che mi sono fatta forza e l’ho acquistato. Purtroppo non so il francese, aggiungo io! Mi è arrivato il solito libro con copertina chiassosa e pagine spesse scritte in grande, per fare volume. Ho subito notato che il titolo originale “Il digiuno per la propria salute” è stato alterato facendogli seguire la solita frase idiota per allocchi: Uno straordinario metodo per disintossicarsi e ringiovanire. “Ringiovanire” vende molto. La traduzione è orrenda ma non voglio dilungarmi su questo, l’argomento è il digiuno. Basti sapere che secondo il traduttore, l’autrice ha conseguito nientemeno che un “baccalaureato di arti”. Non preoccupatevi, non è un titolo di studio tibetano e nemmeno il quinquennio del seminario, è solo la traduzione ignorante della maturità francese (Baccalauréat). L’autrice, una biologa, ha ben altri titoli ed è approdata allo studio del digiuno terapeutico dopo averlo sperimentato lei stessa con un po’ di scetticismo. Al di là della pessima traduzione, il libro vale la pena di leggerlo. E’ semplice ma fornisce tutti i dati materiali, le informazioni e le spiegazioni dei vari processi di disintossicazione rendendoli chiari anche a chi non è un medico. Il fulcro del discorso è comunque: riposo assoluto, digiuno completo. Il corpo in queste condizioni è in grado di svolgere pienamente l’autolisi.
L’autolisi è il processo attraverso il quale il corpo si nutre delle proprie riserve alimentari, determinando la liberazione delle tossine dai depositi che sono stati assorbiti dall’organismo.
Questo meccanismo è guidato e controllato dal corpo stesso ed evidenzia le straordinarie capacità di adattamento e trasformazione del corpo umano: dal livello cellulare a quello organico il corpo è in grado di disintegrare, assorbire e rigenerare parti di sè danneggiate o non più funzionali. Così durante il digiuno vengono attivati determinati processi di autofagia che seguono un ordine preciso: vengono dapprima consumati i tessuti e le riserve che nell’economia generale dell’organismo hanno minore funzionalità, mentre i tessuti vitali e le proteine muscolari non vengono intaccati se non in stati di inanizione che vanno ben oltre le fasi del digiuno terapeutico.
Durante il digiuno, precisi meccanismi regolano il fabbisogno di nutrimento del corpo garantendo il risparmio proteico, poichè il glucosio indispensabile è tratto dapprima dalla riserva del glicogeno epatico e in minima parte dalle proteine endogene e successivamente dal catabolismo degli acidi grassi.
Le riserve dei minerali e delle vitamine garantiscono in genere la sicurezza del digiuno medio di 5\15 giorni, soprattutto se è stata condotta regolarmente l’alimentazione nel momento del pre-digiuno: nei casi di debilitazione o di patologie gravi si garantirà il minimo apporto necessario di vitalie attraverso l’assunzione di piccole quantità di succhi freschi di frutta o verdura. (va detto che nel caso di patologie gravi è consigliabile alternare brevi digiuni a periodi da alimentazione crudista e dieta disintossicante).
I processi fisiologici della disintossicazione e dell’autolisi hanno una notevole valenza terapeutica: le osservazioni cliniche, di cui la letteratura è a conoscenza, riportano casi di guarigione anche eccezionale rispetto ai tradizionali sistemi terapeutici.

Ieri sera mi sono concessa l’ultimo pasto ma al contrario di molti Continua >>

Postato in Digiuno, Gatti & Co., Giorno per giorno, Stili di vita sostenibili | 9 Commenti

24
10/2007

A volte la vita è dura. Poi peggiora.

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Sei a scuola e pensi che niente sia peggio. Prepari la maturità. Non puoi staccare un giorno perché se ne accorgono. Ogni giorno ci sono compiti e lezioni da preparare, cose da consegnare, noiosità da imparare. Pensi che un giorno finalmente arriverà l’università e lì, finché non arriva il giorno dell’esame, nessuno ti farà i conti in tasca su quanto hai studiato quel pomeriggio e nessuno avrà da ridire se una mattina ti trovi davanti a un cappuccino con un’amica invece che in biblioteca a spaccarti la testa sulle ascisse e coordinate.
Poi sei all’università e devi farti andare per traverso un caffé disgustoso che hai preso alle macchinette fuori dall’aula, dopo averlo desiderato per tre ore almeno. Corri alla prossima lezione e cerchi di memorizzare sulla metro quante più nozioni possibile per l’esame che hai dopo due giorni. Speri in quel lavoretto che ti permetterà di pagare il soggiorno studio in Inghilterra. E ti dici che un giorno quando avrai un tuo ufficio, complemento necessario della tua sfolgorante carriera, tirerai un respiro e ti prenderai delle pause. E ci metterai una macchina per il cappuccino come si deve.
Ti ritrovi dopo poco a correre da un colloquio all’altro e accettare il posto in prova, il posto in sostituzione, il posto in cantina e il posto che non c’è. Ti passano sotto il naso la borsa di studio, la ricerca, il co.co.co. e qualche pubblicazione.  Pensi che un attimo, è solo l’inizio, poi ti assumeranno una volta o l’altra e potrai gustarti un cappuccino con dei colleghi che sono i tuoi colleghi da più di due mesi.
Passa il tempo e le cose non migliorano, correndo da un posto all’altro per tenere il piede in tutte le scarpe come si conviene a chi di scarpe non ne ha. Precaria? No, in carriera. Scrivo. Ho dei contatti. Mi hanno chiesto di. Mi hanno chiamata per. Prendiamo un caffé? Sono impegnatissima. Ma cosa fai? E’ complicato da spiegare, una cosa con internet, la progettazione, il marketing. Snoccioli parole inglesi che hanno senso solo in Italia. E’ la net economy.
Poi arriva il momento, ti metti in proprio. Il capo di te stessa. Non hai un minuto di respiro perché si risparmia anche sul personale, il personale sei tu. Il lavoro ti fagocita completamente, mangi alle due, alle tre, salti del tutto, non ti ricordi che ora è. Se hai pranzato. Se ti salverai ancora con il pacchettino di crackers senza glutine – perché con lo stress arrivano le intolleranze. Corri, devi controllare tutto, il caffé lo bevi alla scrivania mentre lavori, dei litri di caffé solubile perché nessuno ha tempo di aspettare un caffé vero. Ma è l’inizio, dici, basta ingranare e tener duro, ce la farai. Poi con il tempo arriveranno le mattine che lascerai l’ufficio, il computer, i clienti e te ne andrai a fare shopping, tra gli sguardi invidiosi degli impiegati d’ufficio.
Ma il lavoro procede, e più procede e più ti assorbe, più la vita diventa solo lavoro. Ti svegli e stai pensando a una carta da portare al commercialista, vai a letto e sommi mentalmente i bonifici che dovrebbero arrivare, li sottrai dagli interessi del fido e preghi mentalmente l’Olimpo che arrivino tutti in tempo o almeno che da domani tre meno quattro faccia zero.
Un giorno che il tuo compagno e socio sta sveglio quarantotto ore di fila – si chiama ‘la tirata’, si deve finire un progetto a tutti i costi – tu lo vai a svegliare con un té. Il caffé non lo bevete più, i bruciori di stomaco ormai sono troppo forti. Lo scuoti piano per la spalla, amore ho fatto il té, ce lo beviamo assime? Dai, è ora di alzarsi. Lui si gira, ti fissa e serio “Ma tu chi sei?”
Sul momento ridi. Ci ridi sopra.
Poi ci ripensi e ti accorgi che ormai sono quindici anni che devi prendere quel cappuccino.

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