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Erbe spontanee

ape su lavanda
Decrescita, Erbe spontanee

Io e le erbe spontanee

Lo so, sto scrivendo poco quest’anno.
Sono sempre assorta tra il lavoro, ultimamente più pressante ma anche molto stimolante, la raccolta di erbe spontanee che in questo periodo sono davvero numerose, letture – davvero poche rispetto ai miei desideri -, il sole che finalmente è arrivato, l’orto vittima di una primavera impietosa e novembrina, cucire alcuni vestiti per l’estate, sistemare casa prima dell’inverno, qualche guaio con umidità, perdite e affini non proprio facilissime da sistemare… insomma, quelle incombenze e piaceri che abbiamo tutti.
Ma è vero, sto scrivendo poco sul blog, qualche velata lamentela l’ho ricevuta e ringrazio perché non vi stanca questo mio esserci e non esserci, il fatto che questa mia scelta di relativa solitudine sia sconfinata anche nel blog. Mi riaffaccio con poca costanza, solo quando ho qualcosa da scrivere. In realtà poi io scrivo e parecchio, ma più sulla carta stampata. Continue Reading

agrifoglio neve erbaviola.com
Autoproduzione, Erbe spontanee, Giardino, Giorno per giorno

L’agrifoglio in erboristeria e l’orto invernale

agrifoglio in erboristeria - erbaviola.com

Ho un amore particolare per l’agrifoglio (Ilex aquifolium). Un po’ perché è legato ai mesi di novembre e dicembre, all’attesa di qualche momento di riposo al calduccio davanti al fuoco e un po’ perché amo le piante spinose, quelle difficili da avvicinare a mani nude, che ti attraggono con bacche rosso vivo e ti respingono con piccole punture acute, graffietti sulle mani.
Anche se in molti conosciamo l’uso ornamentale dell’agrifoglio, il suo legame ormai banale e noioso con le festività, c’è anche un uso erboristico dell’agrifoglio che in pochi conoscono.

Ne ho parlato approfonditamente nella rubrica di novembre-dicembre su Vivi Consapevole, con le ricette per i decotti e le tinture, utili in questi mesi di freddo visto che l’agrifoglio è usato da centinaia di anni come febbrifugo, tossifugo, espettorante e antireumatico nei malanni stagionali.
(Per leggere gratuitamente la rivista e la mia rubrica, basta cliccare sull’immagine – la rubrica è a pag. 8-9 ).

 

rubrica #39 vivi consapevole grazia cacciola

Insieme agli usi e alle ricette con l’agrifoglio, ho raccolto un po’ di idee per l’orto invernale, questi sono i mesi della progettazione per il prossimo anno. Trovate anche questi nella rubrica.

 

agrifoglio neve erbaviola.com

Tornando all’agrifoglio, la versione che preferisco è quando lo trovo nel bosco d’inverno, appena spruzzato dalla neve, o leggermente ghiacciato dalla brina del mattino, un bianco discreto che mette ancora più in risalto i colori accesi delle bacche.
In molte tradizioni popolari del nord e centro Europa, era considerato una pianta magica, capace di proteggere dalla sorte avversa e persino di respingere le streghe! Forse la tradizione nasce dalle sue bacche, particolarmente tossiche e dall’azione pressoché immediata. E forse per questo si intrecciavano ghirlande da mettere sulla porta di casa e alle finestre per proteggersi dagli abitanti del mondo delle ombre e dell’oscuro, tradizione poi rimasta in associazione a festività religiose moderne.
Non so che effetti abbiano realmente queste ghirlande, da parte mia mettono solo allegria e mi piace averne una sulla porta in inverno, ogni anno una diversa, fatta a mano. Se volete qualche ispirazione per ghirlande di agrifoglio o per sapere come si intreccia una ghirlanda in pochi semplici passi, ho raccolto un po’ di materiale sulla mia bacheca Pinterest.

Buon fine settimana!



Vivi Consapevole, Macrolibrarsi, grazia cacciola, L'orto in giugno, luglio, agosto
Erbe spontanee, Orto, Orto sul balcone

RUBRICA DELL’ORTO: GIUGNO, LUGLIO, AGOSTO 2013

E’ uscito il numero 33 della rivista ViviConsapevole, dove trovate anche la mia rubrica sui lavori nell’orto e nel giardino per i mesi di giugno, luglio e agosto 2013. In questo numero della rubrica anche un articolo su come preparare e utilizzare l’acqua di San Giovanni, una tradizione antica con qualche fondamento scientifico.
La rivista si può scaricare gratuitamente dal sito di Macrolibrarsi.
In cartaceo invece (su carta riciclata!) è disponibile gratuitamente per i clienti di Macrolibrarsi oppure si può ricevere con un piccolo abbonamento.
Buona lettura!

Vivi Consapevole, Macrolibrarsi, grazia cacciola, L'orto in  giugno, luglio, agosto

Oleolito di lillà - invaso dei fiori
Autoproduzione, Erbe spontanee, Giorno per giorno

OLEOLITO DI LILLA’ O SERENELLA (Syringa vulgaris)

Oleolito di lillà - invaso dei fiori
L’oleolito, per chi non conosce ancora questa antica pratica per creare unguenti e rimedi erboristici, è il risultato di una macerazione di uno o più vegetali in un olio anch’esso di origine vegetale. Come già si è scoperto empiricamente in tempi più antichi, la maggior parte dei principi attivi e dei profumi presenti nelle piante è liposolubile, quindi estraibile con un olio vegetale. Con l’oleolito, infatti, alcune proprietà e note di profumo di un vegetale vengono letteralmente trasferiti all’olio, rendendoli facilmente disponibili per essere utilizzati a livello topico oppure per creare creme, profumi e saponi.

Gli oleoliti si utilizzano maggiormente come oli da massaggio o come ingredienti di creme. L’oleolito di lillà o serenella (Syringa vulgaris) è ideale per i massaggi, soprattutto per le gambe e i piedi nel periodo estivo perché aiuta a sgonfiare, rilassa e ammorbidisce. Svolge anche un’azione idratante e, se l’oleolito è ben eseguito, il profumo del lillà si manterrà intatto per mesi, svolgendo anche un’azione aromaterapica di rilassamento. Non a caso in molte regioni il lillà è conosciuto come “serenella”.

Lillà o serenella (syringa vulgaris)

Per 300 ml di oleolito di lillà:

500 gr di fiori di lillà [1], potete anche vedere a occhio la quantità raccolta in rapporto ai vasetti
350 ml di olio di semi di girasole (Helianthus annuus) spremuto a freddo, da agricoltura biologica [2]
2 vasetti da 250 ml in vetro con tappo ermetico
1 casseruola che possa contenere i due vasetti coperti di acqua
1 pezzo di spugna o un canovaccio per la bollitura dei vasetti
1 colino a maglie molto fitte
1 ciotola da 500 ml
1 cucchiaio di legno

[1] Per questo oleolito ho utilizzato il lillà del mio giardino. E’ un tipo di lillà antico, non selvatico, probabilmente qualche varietà francese che andava di moda ai primi del ‘900. In un centinaio di anni questi lillà sono diventati due alberi. Questa varietà ha un profumo più intenso rispetto al lillà selvatico, ma il colore è più spento. Anche il lillà selvatico va benissimo per fare l’oleolito, ma io per una volta non sono andata in giro con il cestino, avendolo già a disposizione. Poi, diciamocelo, è una soddisfazione non limitarsi ad ammirare questa fioritura opulenta! Raccoglierli al mattino permette di avere una concentrazione migliore della profumazione.

[2] Ho utilizzato l’olio di girasole per diversi motivi. Prima di tutto perché è ricco di vitamina E ed F, un toccasana per la pelle. Secondo perché sto trattando un fiore fresco, quindi ho bisogno un olio che faccia un buon lavoro di estrazione meccanica già a freddo ma che abbia poca tendenza a irrancidire, il che esclude quindi l’olio di mandorle dolci e l’olio di riso (salvo l’olio di crusca di risoche contenendo fitosterolo tende ad ossidarsi meno e a irrancidire con meno facilità… io però l’ho trovato solo tantissimo tempo fa, è un po’ raro).
Gli altri olii li ho scartati perché o sono troppo profumati e pesanti, un esempio classico è l’olio di oliva spremuto a freddo che copre quasi tutti i profumi. Altri olii invece li ho esclusi perché sono troppo costosi per fare un oleolito, come l’olio di rosa mosqueta… questo olio sarebbe ideale grazie alla presenza importante di vitamina C, acido linoleico, linolenico e trans-retinoico. Ma 320 ml di olio di rosa mosqueta credo che arrivino tranquillamente a 200 euro! Si può comunque aggiungere a gocce alla fine, una volta ottenuto l’oleolito di lillà, per integrarne l’azione elasticizzante ed emolliente.
L’importante, riguardo l’olio che usiamo come estrattore è che sia da agricoltura biologica, per evitare di spalmarci di pesticidi e che sia spremuto a freddo, altrimenti la sua capacità estrattiva meccanica si annulla, mentre le vitamine e i principi attivi della droga saranno presenti in misura molto inferiore.

Procedimento:

Preparate i fiori di lillà, selezionando le pannocchie fiorite migliori, in genere quelle con ancora parte dei fiori apicali non sbocciati (vedi foto). Lavatele bene con acqua fredda e lasciatele asciugare in penombra o al buio su un canovaccio pulito.

 

Oleolito di lillà - preparazione dei fiori

 

Una volta asciutti i fiori, sgranate dal basso all’alto con due dita chiuse: i fiori verranno via molto facilmente. Rimuovete il più possibile la parte verde. Riempite i vasetti con i fiori, premendo leggermente. Versate metà olio in un vasetto, deve arrivare a coprire gli ultimi fiori. Chiudete ben stretta la capsula e capovolgete per fare uscire l’aria. Procedete nello stesso modo per il secondo vasetto.

 

Oleolito di lillà - invaso dei fiori

 

A questo punto comincia la fase detta della “digestione“, ovvero la cessione meccanica a freddo dei principi attivi dalla pianta all’olio. Una volta riempiti i vasetti, lasciarli al sole, capovolti, per una giornata.
Nella digestione tradizionale si lasciano riposare per 15-40 giorni (a seconda della pianta) in luogo buio e asciutto nella notte e sotto il sole, coperti da un canovaccio, di giorno. Ma trattandosi qui di fiori freschi, è molto più indicata la digestione a caldo, che permette un’estrazione migliore da materia fresca organica e soprattutto evita la maggior parte dei problemi di irrancidimento dell’olio a cui si va incontro con una pianta fresca e il metodo tradizionale. Dopo una giornata di digestione tradizionale al sole coperti da un canovaccio, procedete quindi alla digestione a caldo.
Nel tardo pomeriggio, ancora tiepidi di sole, immergeteli in una casseruola di acqua tiepida in cui avrete già posto un canovaccio un pezzo di telo di spugna in modo da evitare che sbattano tra loro durante il riscaldamento. Riscaldate, senza far mai bollire, sempre a fuoco lentissimo, per 3 ore. Se avete un cestino per cottura al vapore abbastanza capiente, potete utilizzarlo per questo scopo facendo una digestione a vapore. In questo caso però, non coprite come per la normale cottura a vapore, altrimenti si raggiungono temperature troppo alte.  

Oleolito di lillà - estrazione a caldo

Dopo la digestione a calore, far riposare i vasetti, di nuovo capovolti, in un posto buio e asciutto, fino alla mattina successiva. Alla mattina filtrate il contenuto dei vasetti utilizzando un colino a maglie fitte posto sopra una ciotola. Fate colare tutto l’olio, premendo bene con un cucchiaio di legno. Il macerato di fiori va buttato, non è riutilizzabile. Lavate bene i vasetti e riempiteli di nuovo con l’olio estratto che sarà di un colore verde scuro, denso.
Riponete i vasetti con l’oleolito in un posto buio e asciutto per 48 ore, trascorse le quali controllate se ci siano depositi sul fondo. In questo caso, filtrate nuovamente l’olio utilizzando una garza a trama fitta o un filtro di carta, tipo quelli per il caffé americano. Ora è pronto per essere utilizzato!

Se desiderate una profumazione ancora più intensa, basta ripetere tutto il procedimento utilizzando, al posto dell’olio di girasole, l’oleolito ottenuto dalla prima digestione.

Fioritura di lillà (syringa vulgaris)

Proprietà dell’oleolito di lillà. Si utilizza per massaggi, soprattutto in caso di gambe e piedi gonfi per il caldo estivo o sforzi. Ottimo per chi sta in piedi molte ore al giorno e per gli sportivi. Conservarne un po’ per l’inverno è una buona idea: un massaggio con oleolito di lillà allevia i dolori muscolari, reumatici e articolari. Utilizzato sul viso la sera, dopo la pulizia, è un ottimo astringente e antinfiammatorio in caso di eritemi (come tutti gli oleoliti non è adatto però a chi ha la pelle grassa o mista con zone acneiche).

 

Le primule e le viole, sia fiori che foglie, in insalata
Erbe spontanee, Giorno per giorno, Ricette

INSALATA DI PRIMULE, VIOLE E CICORINI SELVATICI

Un’insalata fatta velocemente, non coltivata nell’orto ma cresciuta spontaneamente al limitare dei boschi qui intorno… E’ un periodo di lavoro molto intenso, anche nel fine settimana, ma oggi il sole ci ha accompagnati in una passeggiata per il bosco, anche se molto breve. Siamo partiti armati di cestino, strumento che ormai accompagna tutte le mie passeggiate nei pressi di casa e poco prima del ritorno abbiamo raccolto … il nostro pranzo! Il nostro pranzo domenicale è stato questa insalata, accompagnata da una Fainà co-e sioule (da quando ho la ricetta ligure doc di Nicole, mi viene una favola!), con  pane integrale fatto da noi.

Insalata selvatica: primule, viole e cicorini

L’uomo di casa da qualche tempo ha superato le sue remore profonde sulla qualità delle erbe selvatiche, remore che arrivavano da certe esperienze traumatiche del passato, in cui si siamo trovati costretti a mangiare delle cose letteralmente immonde durante alcune mie peregrinazioni per comuni e ecovillaggi. Molti purtroppo utilizzano le erbe spontanee indiscriminatamente, senza nessuna ricerca nel sapore o nell’equilibrio degli aromi. Informi ammassi di erbe di tutti i tipi (cosa che tende anche a farmi paura, ben conoscendo le tossine che potrebbero nascondervisi) vengono torturate in acqua bollente o ancora peggio nelle fritture. Le erbe selvatiche sono invece tra le più ricche di vitamine e sali minerali, che senso ha cuocerle a lungo o violentemente? Se ne perde gran parte del beneficio, oltre che del sapore!
Fortunatamente sulla nostra strada abbiamo trovato anche dei raccoglitori cum grano salis e amore per la buona tavola. Così a poco a poco anche il cinico scettico si è trasformato in un entusiasta raccoglitore e ci godiamo quasi quotidianamente dei piatti selvatici da gourmet.

Visto il periodo e la disponibilità, oggi siamo tornati con: primule, viole mammole, cicorini selvatici verdi e rossi, un po’ di tarassaco.

Insalata di viole, primule e cicorini selvatici

Delle viole mammole (Viola odorata L.) si consumano sia i fiori che le foglie. Io preferisco pochi fiori, dal sapore delicato ma intenso. Le foglie in piccola quantità perché hanno una consistenza leggermente dura e sono tendenzialmente mucillaginosa. Sia le foglie che i fiori di viola contengono molta vitamina C, addirittura più che le arance. Abbondano anche di vitamina A e sali di potassio.
Per raccoglierle, verificare di non essere in una zona protetta dove stanno procedendo al rinselvatichimento. Raccogliere sempre poche foglie e pochi fiori per cespo, senza le radici e usando una forbice, in modo da dare alla pianta la possibilità di riprodursi ancora. Le foglie si consumano senza picciolo, i fiori senza gambo (ma quest’ultima va a scelta). Il picciolo non è tossico, ma è mediamente coriaceo. La cosa migliore è consumarle subito, ma si possono conservare in frigorifero per 2-3 giorni.
Una decina di fiori nell’insalata danno un gusto profumato davvero unico.

Anche delle primule selvatiche (Primula vulgaris L.) si consumano sia fiori che foglie, stando attenti a raccogliere le foglie più tenere e magari ancora non del tutto dischiuse. Non ci sono limiti in quantità perché al contrario delle viole, sono quasi del tutto inodori, con un sapore leggermente piccante. Si usano anche i boccioli. Le foglie di primula sono tenere e dolci, la loro consistenza un po’ rugosa le rende ottime per le insalate e per evitare che altre erbe come il tarassaco formino un pastone informe e si appiccichino tra loro. Hanno un buon contenuto di vitamina C e di minerali. I fiori in particolare contengono flavonoidi e carotene, che svolgono un’azione antiossidante.
Le primule contengono anche primaverina e primulaverina, due sostanze naturali simili all’acido salicilico, principio attivo dell’aspirina. Per queste sostanze le primule sono analgesici naturali, si utilizzano soprattutto per leggeri mal di testa, come antinfiammatori e per la prevenzione di tosse e come febbrifughi. Hanno anche proprietà sedative, calmanti, soprattutto contro l’ansia e l’insonnia. Le primule in insalata prima di dormire o ancora meglio l’infuso di fiori sono dei sedativi naturali.
Per raccoglierle, tenere conto che in alcune zone le primule sono una specie protetta e non vanno toccate. Nei luoghi dove si possono raccogliere, procedere sempre prelevando poche foglie e pochi fiori per cespo, senza le radici e usando una forbice, in modo che la pianta possa continuare a vivere e riprodursi.

Le primule e le viole, sia fiori che foglie, in insalata

Insalata di primule, viole e cicorini selvatici

20 viole mammole (Viola odorata L.)
30 primule selvatiche (Primula vulgaris L.)
70 gr di foglie di primula
150 gr di cicorini e radicchi selvatici
qualche foglia di tarassaco
4 cucchiai da tavola di olio extravergine di oliva
1 pizzico di sale integrale
1 cucchiaino di aceto di mele

In un ciotolino amalgamare olio, sale e aceto e 10 viole, sbattendo velocemente. Far riposare da una mezz’ora a due ore, poi estrarre i fiori di viola macerati. Lavare i restanti fiori e le foglie, privandole dei piccioli. Comporre l’insalata selvatica e irrorare con il condimento alla viola.

In tempi di spending review, va anche sottolineato che questa insalata è completamente gratuita, niente semine, niente fatica nell’orto, solo raccolta.

elleboro
Erbe spontanee, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

DEI DESIDERI, DELLE COSE MINUSCOLE E DELLE DECINE DI SFUMATURE

La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.
(Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita)

aprile nel bosco, castagni secolari

Sono bastati due giorni di sole, appena due, perché si risvegliasse il bosco, dopo un lungo inverno di neve e un inizio di primavera con l’emergenza frane. Sono bastati due giorni per riprendere da subito l’abitudine a due passi dopo pranzo nel bosco, godendo della luce un po’ tiepida che l’inverno ci aveva fatto dimenticare.
Nel nostro girovagare di oggi mi è tornato in mente questo romanzo di Banana Yoshimoto, in cui le piante sono evocative di ricordi e riflessioni, di piccole felicità infine.

Quando la vita, come il bosco, sembra spoglia, non ancora al livello dei nostri desideri, basta guardarla un po’ più da vicino, muovere qualche foglia, osservare i dettagli.

primula vulgaris tra le foglie secche

Ecco che allora appariranno le prime piccole macchie gialle delle primule. Sì, perché le primule selvatiche (Primula vulgaris L.) sono tutte gialle. Dopo che ne vedi tante, sono quasi monotone.

primula vulgaris - particolare

Se le guardi proprio da vicino, se ci infili il naso e le osservi bene, sono di tre gialli diversi, con una virgola di arancio. Piccole cose. Cose minuscole.

Viola mammola (Viola odorosa L.)

Sarà forse un po’ meno facile intravedere qualche viola mammola (Viola odorata L.) che si risveglia, ma basta avvicinarsi ai piedi dei vecchi castagni o sulle rive di qualche fosso, torrente, guardare bene tra il muschio ed eccole lì, a ristabilire l’equilibrio della stagione, a dirci che è ora di uscire, che arriverà il caldo tra un poco.

viola bianca (Viola alba Besser (incl. subsp. scotophylla (Jord.) Nyman)

E lo stupore nel notare da lontano, per un repentino raggio di sole proprio nel momento in cui si passa, che illumina una piccola scarpata dove qualcosa di bianco spunta…

viola bianca (Viola alba Besser (incl. subsp. scotophylla (Jord.) Nyman)

Un piccolo gruppo di viole bianche (Viola alba besser) si sono fatte largo nel sottobosco insieme alle prime foglie di fragoline selvatiche. Ma anche loro, solo bianche? Bianche, crema e lilla, a guardarle bene. Più sfumature, una ricchezza che si può osservare solo fermandosi e non frenando la meraviglia.

erba perla - Buglossoides purpurocaerulea (L.) Johnst. Lithospermum purpurocaeruleum L.

Un po’ più in là, quando siamo quasi certi di trovare solo primule e violette, ci appare un gruppetto di erba perla (Lithospermum purpurocaeruleum L.). pulmonaria (Pulmonaria angustifolia L.)  [Correzione del 13.04.2017  Grazie a Elena che nei commenti ha suggerito la specie giusta! Si tratta in particolare della P. angustifolia, che avevo scambiato per erba perla quando scrissi questo post, ormai anni fa, mentre imparavo a riconoscere tutte le piante di questa nuova zona ]

erba perla - Buglossoides purpurocaerulea (L.) Johnst. Lithospermum purpurocaeruleum L.

La pulmonaria è una tavolozza di colori. Nasce dal suo bocciolo quasi porpora, muta in fucsia per diventare poi azzurra e blu, viola nei terreni più acidi. Un piccolo miracolo di mutazione, di diversità di colori sullo stesso stelo, di capacità di mantenere decine di sfumature in un’unica vita.

Volendo osservare le piccole cose, si trovano. Altrimenti sfuggono. Quando le cose migliori sembrano ancora lontane, è il momento di sforzarsi per guardare dove sono i nostri piedi. Solo così potremo notare che in mezzo a quel che sembra ancora un nulla, tra pagliuzze secche e pezzi di cortecce, c’è un piccolo tutto, coraggioso e solenne. Anche se si fatica a vederlo, anche se un filo d’erba è più grande di un anemone epatica (Hepatica nobilis L.), trovare la prima nella sua minuscola perfezione, è un tuffo al cuore ogni primavera.

Usciamo dal bosco incrociando sotto i faggi qualche gruppo di elleboro (Helleborus bocconei Ten. s.l.). Il sole li illumina trasformandoli in piccole lanterne luminose che ondeggiano lentamente nel vento di aprile.

Pareva non ci fosse ancora niente nel bosco, ma fermandosi, regalandosi il tempo per osservare, i primi piccoli tesori erano lì. Non serve desiderare le fioriture di maggio, se ci si prende il tempo per assaporare aprile.