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Escursioni & Trekking

farfalla e cardo - erbaviola.com
Animali, Escursioni & Trekking

PARCO NATURALE DEL CONTRAFFORTE PLIOCENICO – MONTE ROSSO

Abbiamo cominciato a fare i percorsi del Parco Naturale del Contrafforte Pliocenico. Capita che il nostro interesse a volte ci porti a voler percorrere tutti i sentieri di un posto in particolare, sondando tutte le possibilità in cui ci si può procurare una dose solenne di mal di piedi e un principio di disidratazione.
In realtà volevamo solo ricominciare con il trekking, abbandonato per un po’ di tempo, e offrirci un percorso leggero e tutto relax.  Ma se un percorso di soli sette chilometri si rivela un’escursione di una cinquantina e siete anche fuori allenamento, la faccenda si complica. Come dicevo, volevamo ricominciare con un’uscita leggera, una passeggiatina da nulla visto che 5-6 chilometri li facciamo tutte le sere dopo cena, appena il bosco permette un’uscita senza insolazione ma vedendoci ancora (il bello di vivere senza lampioni!).  Così ieri, primo giorno di simil-vacanza (rallentiamo solo un po’, le vacanze per noi arriveranno in inverno) siamo usciti alle dieci passate, che tanto 7 chilometri li facciamo in un’ora fermandoci anche per le foto. Scarpetta leggera, zainetto con solo due banane e 1 litro di acqua. Illusi.

anello di Livergnano, Monte Rosso, ingresso - erbaviola.com

Il percorso segnalato come “7,5 chilometri attorno a Monte Rosso” ha forse una virgola di troppo. O forse, arrivati all’inizio, nella foto sopra, invece di scegliere la strada sterrata dovevamo svoltare sull’asfalto fronteggiando la casa, bussare, chiedere di attraversarla, attraversare poi un paio di campi di grano e infine risbucare a Livergnano, così erano più o meno 7 chilometri. O forse ci siamo persi noi, ma ormai siamo abituati al modo estremamente approssimativo con cui vengono segnalati gli inizio percorso.

Avete mai notato? Trovare dove inizia il percorso prende sempre più tempo che farlo e di solito le indicazioni sono del genere “nel piccolo paese, passata la casa bianca, c’è una stradina che sale verso la malga Piripì che incontrerete dopo 10 chilometri…“. Tu arrivi nel piccolo paese e scopri che fa diecimila abitanti con tremila costruzioni di cui la metà bianche, ma quella che serve a te per trovare l’inizio del percorso è stata dipinta di rosso l’anno scorso. Un grande classico delle indicazioni escursionistiche in Italia, insomma, non dico nulla di nuovo.

edifici rurali Livergnano - erbaviola.com

Ma saltando questo piccolo dettaglio, il percorso attorno a Monte Rosso o “anello di Livergnano” è una meraviglia e il Parco Naturale del Contrafforte Pliocenico è un’oasi ben tenuta, facile da girare e con un’abbondanza di segnaletica.
Lasciato il piccolo centro di Livergnano, con le sue quattro casette colorate scavate nella pietra, si percorre il sentiero sterrato che circonda le pendici di Monte Rosso, passando per antiche costruzioni rurali ancora in uso, caprette incuriosite e magici scorci che si compaiono improvvisamente tra gli alberi. Per la posizione, con la parte di Appennino più alto alle spalle, sembra sempre di essere in cima al mondo mentre si è a soli 400 mt.

Monte Rosso Livergnano - erbaviola.com

Poco dopo si staglia decisa davanti la parte verdeggiante della Rocca di Badolo e si prosegue per una strada sterrata con poche salite fino in località Bortignano. In queste zone fino agli anni ’40 c’erano monasteri, chiese e castelli da visitare, purtroppo andati persi durante la seconda guerra mondiale che in questo pezzo meraviglioso di mondo ha lasciato la distruzione della linea gotica.

Segnaletica del CAI BO - erbaviola.com

panorami sono mozzafiato e ci si perde più volte nella vista della piana sottostante. I cartelli del CAI abbondano, teoricamente sarebbe possibile girare senza cartina ma… evitiamo! Qui si intersecano così tanti sentieri e alte vie che diventa fin troppo facile trovarsi su un altro percorso, tipo l’Alta Via dei Parchi che scende nel versante toscano.

vista del Parco del contrafforte pliocenico - erbaviola.com

Proseguendo verso Casola si alternano boschi fitti e radure sempre diverse, da prati verdeggianti a zone sabbiose.

riserva naturale appennino Monte Rosso - erbaviola.com

Sentiero attorno a Monte Rosso Livergnano - erbaviola.com

Con un passo lento, ci si può fermare ad osservare tutto il fremente lavoro degli insetti, con i loro colori sgargianti o le mirabolanti architetture di qualche ragno, svelate da un po’ di rugiada.

Insetti al lavoro - erbaviola.com

E qualche farfalla che pare mettersi in posa e attendere impaziente lo scatto. Tutto attorno è tranquillo, silenzioso, declinato al sereno.

farfalla e cardo - erbaviola.com

A tratti, si affacciano le rocce del contrafforte pliocenico, le guardi da lontano e dopo qualche chilometro le osservi sopra la testa, con la loro maestosità imperturbabile e i colori dorati.

Riserva Naturale Contrafforte Pliocenico - erbaviola.com

Mi lascio incantare dai piccoli dettagli del bosco, che raccontano storie passate: una vite appesantita dall’uva quasi matura, sarà ciò che rimane di un antico vigneto o una talea casuale arrivata con il vento? Questo ginepro qualcuno lo raccoglierà? E la meraviglia delle rocambolesche contorsioni delle radici dei castagni per aggrapparsi alla terra franata, non potati, non addomesticati ma liberi di decidere dove ancorarsi, quanto allargarsi, che forme assumere.

sottobosco con... uva! - erbaviola.com

Persino quella che può sembrare una delle tante betulle nascosta un po’ tra le fronde, fermandosi un attimo svela la presenza di un piccolo condominio: probabilmente di un picchio rosso maggiore.

Picchio rosso maggiore, tana - erbaviola.com

Dopo Casola ci si può inoltrare ulteriormente per i sentieri solo da marzo a ottobre, in altri periodi sono chiusi per non disturbare la nidificazione. Da qui in poi il percorso è un po’ più ostico, con piccoli sentieri, spesso su scarpatine o piccoli crepacci (niente foto, non volevo veder rotolare la macchina ai piedi di un cinghiale), ma comunque percorribile senza grandi accorgimenti. Qualche salita ci ha messo un po’ alla prova ma davvero niente di eccessivo.

sentieri nel bosco - erbaviola.com

Si sbuca poi improvvisamente dal bosco su campi di grano, l’oro-arancio della mietitura appena passata, il verde dell’Appennino e il cielo grande che ci fa restare quassù. Un po’ di sterrati costeggiando i campi e qualche metro sulla Futa, siamo tornati al punto di partenza.

Campi di grano e balle di fieno - erbaviola.com

Letto ciò, qualcuno si chiederà: ma ti hanno assunta all’ente del turismo locale? No, amo moltissimo questi posti, tanto che ho scelto di viverci. E’ un post scritto solo per condividere un po’ di questa bellezza, che non è strombazzata come i soggiorni all inclusive a Sharm El Sheik o il last minute alle Canarie. O ancora peggio le super inquinanti crociere.

L’Italia è meravigliosa, a pochi passi da chiunque c’è qualcosa di bello e un po’ di natura in cui immergersi. Perché stare rinchiusi in un appartamento o pucciarsi in una piscina piena di cloro e urina altrui, quando si può avere questo?
Io non sono in ferie ma mi godo qualche giorno qui e là, gironzolando a costo zero. Il downshifting, volendo, è anche questo. Non è spendere meno per fare le vacanze, infilandosi in un condominio galleggiante. E’ vivere meglio, anche in vacanza. In molti posti stupendi come quello sopra ci si arriva con i mezzi pubblici, spesso con il treno, a costi molto contenuti e godendo di una pace e una natura che mettono una mano gentile sull’anima di tutti quelli che le sanno apprezzare.

 

elleboro
Erbe spontanee, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

DEI DESIDERI, DELLE COSE MINUSCOLE E DELLE DECINE DI SFUMATURE

La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.
(Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita)

aprile nel bosco, castagni secolari

Sono bastati due giorni di sole, appena due, perché si risvegliasse il bosco, dopo un lungo inverno di neve e un inizio di primavera con l’emergenza frane. Sono bastati due giorni per riprendere da subito l’abitudine a due passi dopo pranzo nel bosco, godendo della luce un po’ tiepida che l’inverno ci aveva fatto dimenticare.
Nel nostro girovagare di oggi mi è tornato in mente questo romanzo di Banana Yoshimoto, in cui le piante sono evocative di ricordi e riflessioni, di piccole felicità infine.

Quando la vita, come il bosco, sembra spoglia, non ancora al livello dei nostri desideri, basta guardarla un po’ più da vicino, muovere qualche foglia, osservare i dettagli.

primula vulgaris tra le foglie secche

Ecco che allora appariranno le prime piccole macchie gialle delle primule. Sì, perché le primule selvatiche (Primula vulgaris L.) sono tutte gialle. Dopo che ne vedi tante, sono quasi monotone.

primula vulgaris - particolare

Se le guardi proprio da vicino, se ci infili il naso e le osservi bene, sono di tre gialli diversi, con una virgola di arancio. Piccole cose. Cose minuscole.

Viola mammola (Viola odorosa L.)

Sarà forse un po’ meno facile intravedere qualche viola mammola (Viola odorata L.) che si risveglia, ma basta avvicinarsi ai piedi dei vecchi castagni o sulle rive di qualche fosso, torrente, guardare bene tra il muschio ed eccole lì, a ristabilire l’equilibrio della stagione, a dirci che è ora di uscire, che arriverà il caldo tra un poco.

viola bianca (Viola alba Besser (incl. subsp. scotophylla (Jord.) Nyman)

E lo stupore nel notare da lontano, per un repentino raggio di sole proprio nel momento in cui si passa, che illumina una piccola scarpata dove qualcosa di bianco spunta…

viola bianca (Viola alba Besser (incl. subsp. scotophylla (Jord.) Nyman)

Un piccolo gruppo di viole bianche (Viola alba besser) si sono fatte largo nel sottobosco insieme alle prime foglie di fragoline selvatiche. Ma anche loro, solo bianche? Bianche, crema e lilla, a guardarle bene. Più sfumature, una ricchezza che si può osservare solo fermandosi e non frenando la meraviglia.

erba perla - Buglossoides purpurocaerulea (L.) Johnst. Lithospermum purpurocaeruleum L.

Un po’ più in là, quando siamo quasi certi di trovare solo primule e violette, ci appare un gruppetto di erba perla (Lithospermum purpurocaeruleum L.). pulmonaria (Pulmonaria angustifolia L.)  [Correzione del 13.04.2017  Grazie a Elena che nei commenti ha suggerito la specie giusta! Si tratta in particolare della P. angustifolia, che avevo scambiato per erba perla quando scrissi questo post, ormai anni fa, mentre imparavo a riconoscere tutte le piante di questa nuova zona ]

erba perla - Buglossoides purpurocaerulea (L.) Johnst. Lithospermum purpurocaeruleum L.

La pulmonaria è una tavolozza di colori. Nasce dal suo bocciolo quasi porpora, muta in fucsia per diventare poi azzurra e blu, viola nei terreni più acidi. Un piccolo miracolo di mutazione, di diversità di colori sullo stesso stelo, di capacità di mantenere decine di sfumature in un’unica vita.

Volendo osservare le piccole cose, si trovano. Altrimenti sfuggono. Quando le cose migliori sembrano ancora lontane, è il momento di sforzarsi per guardare dove sono i nostri piedi. Solo così potremo notare che in mezzo a quel che sembra ancora un nulla, tra pagliuzze secche e pezzi di cortecce, c’è un piccolo tutto, coraggioso e solenne. Anche se si fatica a vederlo, anche se un filo d’erba è più grande di un anemone epatica (Hepatica nobilis L.), trovare la prima nella sua minuscola perfezione, è un tuffo al cuore ogni primavera.

Usciamo dal bosco incrociando sotto i faggi qualche gruppo di elleboro (Helleborus bocconei Ten. s.l.). Il sole li illumina trasformandoli in piccole lanterne luminose che ondeggiano lentamente nel vento di aprile.

Pareva non ci fosse ancora niente nel bosco, ma fermandosi, regalandosi il tempo per osservare, i primi piccoli tesori erano lì. Non serve desiderare le fioriture di maggio, se ci si prende il tempo per assaporare aprile.

legna sotto la neve - erbaviola
Cucina a legna, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

I GIORNI PIU’ FREDDI

Sono arrivati i giorni più freddi. No, non mi riferisco al meteo. Anche a quello, ma non all’ossessione di certi giornalist-ucoli per l’anno che è sempre il più freddo da due secoli, la settimana che è sempre peggiore da cent’anni in qua. I nostri sono i giorni più freddi perché oltre a nevicare quello che è nevicato in Islanda durante l’era glaciale, stiamo anche lottando con una stufa che non ne vuole sapere più di funzionare. E quando sei a -5 °C  di notte, questo diventa IL problema. Non ne esistono più altri. Sei tu e il freddo, vince solo uno.

Olympia Forte Panoramica con diffusore - Erbaviola

Abbiamo passato dieci giorni d’inferno con questa stufa sopra, nuova e potentissima, che non si sa per quale motivo ha cominciato a non andare e anche fare fumo a ogni accensione. Questa per chi vuole dettagli tecnici. Si chiama Olimpia Splendid Forte con Diffusore (forte a spaccare i maròni, s’intende!) e per tre mesi l’abbiamo chiamata “la bocca dell’inferno” perché andava veramente alla grande. Faceva così caldo che a volte dovevamo spegnerla. Faceva un fuocone gigante con due ciocchi e riscaldava tutto il primo piano. I suoi 9,5 KW erano effettivi, consumo legna ottimo, resa sul 70-80%, niente carbonella. Questo finché abbiamo usato la prima legna acquistata, 40 quintali di quercia, betulla e castagno veramente secchissimi. Una legna ottima. Poi, arrivata la seconda tornata di legna che era un filo più umida… fine della stufa. L’accendiamo ed è nebbia in Val Padana. Se non spalanchiamo subito le finestre sui paesaggi innevati, ci intossichiamo. La legna della seconda fornitura s’è fatta qualche mese sotto la neve. Ecco il problema. Ma legna che non sia stata sotto la neve ora non se ne trova.

legna sotto la neve - erbaviola

 

Potrei annoiarvi con le duecento cose che abbiamo già fatto per risolvere il problema, ma non ne ho voglia ed è noioso. Abbiamo già fatto TUTTO, compreso smontarla, sull’onda dell’esperienza della mia cara Cecilia, che negli stessi giorni trafficava parimenti coadiuvata dal Re delle Fate. Loro però hanno i superpoteri delle fate e ce l’hanno fatta smontando e pulendo tutta la stufa.
Noi invece, sarà che siamo sempre stati più presi dall’universo Marvel, siamo ancora qui sfigati come Shang-Chi (il supereroe senza superpoteri… si può essere più sfigati?!) e reietti come Freccia Nera, il leader degli Inumani che ha il superpotere più insulso e inutile che la Marvel abbia mai partorito. Vorremmo essere Pantera Nera e Tempesta, ma siamo Shang-Chi e Freccia Nera. Peggio di così…

Ci stiamo ancora riprendendo. Io in particolare dalla pulizia di tutto il piano superiore dopo che nella foga di smontare ci siamo tirati addosso anche la canna fumaria con invasione di fuliggine per ogni dove. Un momento prima stavo tutta pulita in abiti civili e in mano uno straccettino per aiutare la mia metà che approfittava della pausa pranzo per dare una raddrizzata alla canna fumaria. Un momento dopo sembravo lo spazzacamino di Mary Poppins e brandivo uno straccetto nero, abbinato a me e ai miei vestiti. Tutti uniformemente color fuliggine. Total black dai capelli alle mutande.

Ci stiamo riprendendo anche da salite e discese dal tetto coperto di ghiaccio e neve per controllare che il camino tirasse, che i tubi fossero tutti a posto, che non si fosse spostata la curva a gomito. Ok, io non sono salita, ma rischio un ricovero in cardiologia ogni volta che ci sale lui.
Peraltro, è probabile dal tempo che lui ha passato sul tetto ultimamente che qualche birdwatcher abbia notificato l’avvistamento di una nuova specie. Perché è ovvio che nessun umano sano di mente scalerebbe il tetto innevato due volte al giorno. E nemmeno sosterebbe ivi appollaiato nell’attesa che si levi il fil di fumo. La poiana dell’appennino! Ornitologi elettrizzati!

Arrivati a oggi, penso che non esista una canna fumaria più controllata di questa, e intendo nel mondo. Ma non è servito a niente. Dopo aver tentato tutto, salvo prenderla a calci insieme alla stufa, il verdetto è: queste stufe superfighette di nuova generazione, se la legna non è più che secca fanno fumo.
E noi al momento abbiamo la legna umida, perché non sapendo quanta ce ne sarebbe servita, causa cambio casa, ne abbiamo presa troppo poca e poi comprata dell’altra a stagione già inoltrata. E come dicevo, adesso ti danno la legna che è stata fuori mesi, sotto la neve.

cucina a legna - erbaviola

Per il momento voglio solo fare un monumento a questa cucina a legna della foto sopra, la mia adorata cucina a legna del piano terra. Quella che ha 63 anni e va che è una bellezza. Classe 1950, tutta in acciaio e ghisa. Recuperata qui, avevo già raccontato come, e restaurata quest’estate. Per lei non c’è mai canna fumaria troppo sporca, troppo inclinata, troppo poco aperta, troppo chiusa. Non c’è mai legna troppo umida o troppo secca. Lei va, qualsiasi cosa le dai da bruciare, lei va e scalda che è un amore. (Se qualcuno con occhio fino notasse che c’è qualcosa di diverso rispetto alla stessa cucina qui, ebbene sì… la foto qui sopra è più vecchia, nel frattempo siamo andati avanti a ristrutturare lì attorno).

Ma non è l’unico ritorno al 1950 che mi è toccato, causa stufa che non funziona. Eh sì, perché per aggiungere del divertimento al bagno di fuliggine di cui sopra, quando arriva la nube nera poi devi anche pulire tutto nel raggio di 10 metri da dove si è sprigionata. Dopo di che devi uscire, al gelo, ancora coperta di fuliggine e trasformarti nella bella lavanderina utilizzando il lavatoio esterno, anch’esso al gelo, per lavarvi numero ventidue stracci. Scelta obbligatoria, visto che la fuliggine diventa catrame e intasa lavatrice e tubature. Manca solo di dover rompere le tubature in pieno inverno… Quindi gli stracci con fuliggine e catrame si lavano fuori, nel lavatoio.
Penso possiate immaginare perché non esistano foto di questa mia goduriosa esperienza di lavanderina invernale. Però l’audio credo stia ancora echeggiando nelle valli, portando lontano il mio pensiero sui costruttori di questa stufa, la legna umida e il giorno in cui mi è venuto in mente di vivere in mezzo al bosco.

fuori di casa, il bosco- erbaviola

Insomma, al momento, come fonte di calore per resistere al piano di sopra ci sono rimaste le passeggiate in mezzo al bosco, spalare la neve e fare ginnastica sotto le coperte. Spalare è una rottura, la ginnastica sotto le coperte è affare privato, quindi posso parlare soprattutto delle passeggiate, godendo del fatto che anche se il paese non è sempre raggiungibile, comunque vale la pena di mettere il naso fuori dalla porta e vedere questo bel mondo.

strada attraverso il bosco - erbaviola

Tra paesaggi che tolgono il fiato, silenzio e un po’ di moto, si torna a casa abbastanza riscaldati da reggere un altro confronto con la stufa del piano di sopra, per applicare l’ennesima soluzione che ci lascerà stanchi, stremati e con una stufa che non funziona. Nel migliore dei casi. Nel peggiore, fuliggine ovunque da pulire, finestre da aprire per far uscire il fumo e scalate del tetto con ghiaccio e neve.

ghiaccio e neve - erbaviola

Non ho molto altro da scrivere, a causa anche di dita congelate e testa nel pallone. Non si può davvero capire come sia stremante una situazione del genere finché non ci si finisce dentro.
Molti immaginano che la decrescita sia sempre tu che sorseggi una tazza di tisana godendo il tepore del fuoco e un buon libro, nella quantità enorme di tempo che ti resta (si sente in sottofondo la mia risata isterica, vero?). Invece ci sono dei momenti in cui passa in primo piano un altro problema, indipendente dalla tua volontà. Se fa freddo fuori e non va il riscaldamento dentro, soffri. Tanto. Non puoi lavorare, non puoi fare altro che cercare di risolvere il problema. Perché devi sopravvivere. Sembra assurdo, perché stai scrivendo con un computer e guardando un monitor ultrapiatto. Ma devi sopravvivere, non ci sono storie. Tutta la tecnologia del tuo computer non ti eviterà di morire di freddo o intossicato da una stufa che non funziona.

neve nel bosco - erbaviola
Sono tragica? No, perché alla fine è anche così, ma appena metti il naso fuori dalla porta di casa pensi che sì, potrebbe anche valerne la pena.
Se fossi ancora in un super-riscaldato condominio di città, mi capiterebbe di uscire e sbirciare nella tana dei ghiri in letargo, dentro un vecchio castagno?

 

tana dei ghiri in letargo - erbaviola

 

O di guardare il mondo attraverso i ricami di un cespuglio di rosa canina con le ultime bacche rimaste?

 

rosa canina bacche in inverno - erbaviola

 

O di scoprire che in una scarpata si è formato un laghetto sotto la neve?

 

laghetto neve - erbaviola

 

E ritrovare il torrente dietro casa immerso in un’atmosfera incantata?

 

torrente nella neve - erbaviola

 

Il problema con la stufa prima o poi si risolverà, l’essere qui invece resterà. Passeranno anche i giorni più freddi e noi saremo qui. E’ questo che ci manda avanti, spesso.

cuore nella neve - erbaviola

 

 

 

Escursioni & Trekking, Ridendoci sopra

ATTENZIONE! ALBERI FUORI SAGOMA!

Un cartello di pericolo “Alberi fuori sagoma” mi si para improvvisamente davanti a San Gimignano.
Chi ha vissuto all’estero sa con quanta parsimonia si utilizzino i cartelli di pericolo. Ma l’ingegno italico non si può fermare davanti a queste sottigliezze, così a San Gimignano i poveri alberi senesi di un viale appena fuori le mura sono stati etichettati come pericolosi. La cosa buffa è che la maggioranza di chi passa da qui è costituita da turisti stranieri che vedono il cartello, inchiodano e si grattano la testa perplessi. Intanto dal lato passeggero la consorte sfoglia forsennatamente il dizionario e il figlio fresco di patente dal sedile dietro azzarda che non hanno raccolto la frutta e questa cade sulle auto. Frutta dai platani?
Io stessa ho molti dubbi sul messaggio di questo cartello… pericolo di cosa? Cos’è un albero fuori sagoma? Che pericolo c’è? Sono nel panico… se proseguo sfascerò l’auto? Un albero obeso invaderà la carreggiata? Un ramo fuori misura mi sfonderà il tettuccio? Finirò incastrata tra due alberi e dovrò dire all’assicurazione che non avevo capito il cartello? Mi faranno rifare la patente?

Gli unici che tirano dritto sono i turisti francesi e tedeschi in camper che si sono già fatti 700 km di strade italiche comprendendo che non c’è niente da capire nella folle segnaletica italiana. Sono anche un po’ scocciati dal continuo rallentamento imposto dagli inglesi che, giunti in Toscana con il volo da 2 euro e affittatisi il coupé, ora cercano contemporaneamente di guidare dal lato giusto, cambiare le marce da quello opposto e capire la segnaletica. Passato il cartello, vanno a 10 all’ora, guardandosi attorno con circospezione. Il tutto a beneficio di quattro vecchietti sulla panchina di fronte che se la ridono grandemente. Io alla fine ho capito che il comune di San Gimignano questo cartello l’ha messo per il programma di ricreazione degli anziani.

L’altro divertimento della giornata sembra essere stato costituito dalla sottoscritta arrampicata e sbilanciata sulla balconata del comune per fotografare un orto sul balcone in un palazzetto del XIII secolo. “Ma fotografa l’orto?!”. Eh. Oppure, da sopra le mura, “ma quella sta fotografando i carciofi!”. Eh. C’è per caso anche un cartello “Obbligo di fotografare il panorama”? Me lo sono perso.

Note gastronomiche a margine: arrivare dopo solo un’ora e mezza a San Gimignano e senza vedere l’autostrada mi fa ancora un certo effetto, soprattutto fermandoci in mezzo ai campi per un veg-panino (sfilatino della casa, crema di tofu, seitaola, lattuga, pomodoro, pepe nero) e dessert (frutti di bosco conditi con limone e poco zucchero di canna).
Per ritemprarsi nel pomeriggio, il gelato sulla piazzetta di San Gimignano supera la migliore previsione e i gusti sono piuttosto creativi: da lampone e rosmarino a cioccolato piccante con amarene, gli occhi di vegetariano della mia metà hanno impiegato molto per la scelta. Grande assortimento anche per vegani: i gelati alla frutta sono fatti solo con frutta e latte di soia: no ogm, no grassi idrogenati, no latte e derivati, no coloranti, no conservanti. Basta seguire i cartellini gusti solo frutta. B-u-o-n-i-s-s-i-m-i-s-s-i-m-i. Niente foto, il posto è piccolissimo, un buco e superaffollato, ma vale la pena di assaggiarlo e se volete proprio sedervi, in giro ci sono un sacco di gradini.

albero guardiano della valle
Consumo consapevole, Decrescita, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno

NEWTON VS TERMODINAMICA: SI PREGA DI CHIUDERE IL RUBINETTO

albero guardiano della valle

Sbobinando un po’ di vecchio materiale, trovo questa spiegazione breve e illuminante di Serge Latouche sul perché sia assolutamente necessaria una decrescita.

Lo sviluppo non è sostenibile. Perché non è sostenibile? E’ semplice da capire. Perché gli economisti hanno costruito un modello sul modello della meccanica di Newton ma il mondo reale non è un mondo meccanico, anche i fisici lo sanno bene. Ci sono le leggi della termodinamica, in particolare la seconda che ci dice che un’energia consumata non si può ritrasformarla nella sua forma prima. Ovviamente nulla si crea e nulla si distrugge, ma quando bruciamo un litro di benzina nella macchina, poi non l’abbiamo più a disposizione, per ritrovarla bisogna consumare altra energia. Gli economisti per anni hanno negato l’evidenza dei limiti fisici: l’aria e l’acqua sono illimitate quindi non hanno valore, era questo che studiavamo ancora negli anni ‘60. Si sono dimenticati del ruolo intrascurabile della biodiversità. E allora è chiaro anche a un bambino che una crescita infinita non è possibile su un pianeta finito. Fortunatamente l’uomo è anche ingegnoso e la scommessa della decrescita è anche sull’ingegnosità umana, che l’uomo sarà capace di trovare soluzioni. (…) Come diceva il ministro ceco dell’ambiente, quando c’è un allagamento in bagno si possono prendere degli stracci ma la prima cosa che faccio io è chiudere il rubinetto. Chiudere il rubinetto è uscire dalla società della crescita.

(Conferenza sulla Decrescita a Mestre, 28 novembre 2007)

Non ultimo, segnalo questo post dell’ormai mitica Madame Equipaje sull’improvvisa comparsa della parola ‘verde’ declinata in tutte le sfumature, per cercare di venderci i prodotti della visione newtoniana del mondo, ma infiocchettati con un po’ di eco e sostenibile che ormai fa sempre figo. “¿Es verde todo lo que se pinta de verde?”, domanda retorica di madame. Il marketing ci ha scoperti, la Coop di recente ha persino cambiato le confezioni: non più bio-logici ma “Vivi Verde”. Le confezioni degli yogurt formavano una volta uno scaffale nei toni del bianco-azzurrino-rosso. Adesso si vira sul verde, avete notato? C’è anche chi come Harlock riceve cataloghi verdi a fiorellini di condizionatori ‘ecologici’ (!) e se la ride… d’altra parte è duro farci cascare uno che ricicla un’auto da collezione come serra. Morale: accattatevillo sto verde! Che tra un po’ lo vedremo solo sui cataloghi di prodotti ‘ecologici’.

(quello sopra sarebbe un mio recente esercizio fotografico nei dintorni, con ampi margini di miglioramento. Per me, non per il paesaggio. Ci sono anche le pale eoliche di Hera che mi forniscono l’energia elettrica)

Escursioni & Trekking, Giorno per giorno, Orto

PRIMAVERA IN RITARDO, IN ANTICIPO, ATIPICA, NORMALE, DISASTRO ECOLOGICO… LA METEO-PAZZIA ITALIANA

violette nel bosco di Settefonti

Premetto che da luglio 2009 non guardo più nessun telegiornale, di nessuna emittente. Suppongo quindi che la meteo-pazzia che mi arriva attutita sia molto più presente per chi li segue. Mi ero stufata di vedere pagliacci imbellettati annunciarmi per due secondi il numero di morti nella striscia di Gaza e per cinque minuti un lungo sfrangiamento di maroni con le stagioni che non sono più quelle di una volta, i trucchi per riscaldarsi con la sciarpa e la quantità enorme di italiani che per questo ponte, festività, weekend è partita per le Maldive, perché la crisi che non c’è.  Quando vorrò sprecare cinque minuti a guardare uno di questi Farinelli con gli zigomi tinti in Orchid Rose di Chanel mentre mi dà consigli sull’opportunità di riporre o meno il cappotto, sarà il momento di prenotare una visita psichiatrica. Per ora preferisco occuparmi del mio orto e degli orti altrui, in senso lato e in senso concreto.

Tolto questo e lasciato ad altri più competenti il discorso annoso sul riscaldamento globale, la verità è che da sempre ci sono inverni più miti e estati più fresche, inverni rigidi e estati torride. Con vantaggi e svantaggi in entrambe i casi, ma si tratta da sempre di una fluttuazione piuttosto normale. Un inverno rigido non giustifica milioni di euro ai coltivatori diretti di un paio di associazioni (mica a tutti!) e non è un “disastro ecologico” come mi capita di sentire. Un disastro ecologico è la quantità di “termovalorizzatori” per la diffusione su larga scala di patologie cancerogene, semmai. Restituiamo un senso e una misura alle cose: questo inverno è stato un po’ più rigido, il riscaldamento globale è un problema grave e la nube tossica sopra la città è un disastro ecologico.

Questa primavera si è fatta desiderare più della scorsa ma non è né in ritardo, né atipica, né tantomeno un disastro. Anzi, ci sono anche dei vantaggi a volte. Per esempio i miei semi di aquilegia flabellata e aquilegia formosa sono stati spediti fuori durante l’ultima gelata a prendersi una bella sferzata di freddo, così da assicurarmi qualche cespuglietto di questo splendido fiorellino, per le insalate estive. Ve l’ho detto? Sto facendo un microscopico orto-giardino tutto da mangiare… sull’onda del detox sono un’ingorda con fame atavica da vegetale.  Il progetto del mini orto-giardino da mangiare – con tanto di disegni! – lo posto alla prossima, ci vuole un po’ di suspence per vedere i miei scarabocchi 😉  (o preparazione psicologica all’obrobio?)

Tornando a questa primavera, si può dire che quasi ovunque ci sia un ritardo di circa tre-quattro settimane sull’arrivo dei primi tepori, è bene tenerne conto per le semine. Ma, meraviglia, è in ritardo di soli 15-20 giorni rispetto a primavere di 40 anni fa, scrive Stephen Moss sul Guardian di ieri (ma forse si riferiva al noiosissimo duello Cameron-Brown? LOL).
In pratica: non è successo niente. Il freddo protratto, danneggerà come sempre i soliti noti: scriccioli, pettirossi, qualche farfalla. A beneficio di chi è stato danneggiato nei precedenti inverni troppo miti: ricci e rane per esempio, i primi che escono troppo piccoli e ignoranti alla scoperta di un mondo che li schiaccia, i secondi che depongono uova a raffica per poi vederle morire alla prima gelata. I rospi che di solito migrano a gennaio-febbraio hanno posticipato a marzo. In pratica, la natura ha ancora una sorta di equilibrio, per quanto bistrattato, vituperato, ammaccato e ignorato. Un equilibrio dell’oggi a me e domani a te. Se gli inverni e le stagioni fossero sempre ugualmente miti, avremmo crescite drammaticamente incontenibili di rospi, morie irrecuperabili di farfalle, stormi di passerotti da oscurare il cielo perché si riprodurrebbero in abbondanza trovando insetti e clima super-accogliente. Tutto il contrario se ci fossero sempre inverni rigidi.

Non sto dicendo ovviamente che il cambiamento climatico non sia un problema. O meglio, il cambiamento climatico in effetti non è un problema. Il problema è semmai il riscaldamento globale. Queste definizioni purtroppo vengono spesso invertite, con poca cognizione di causa. Infatti il cambiamento climatico è naturale e c’è sempre stato: il clima della terra è sempre variato, a volte anche in modo drammatico come durante le glaciazioni. I cambiamenti pericolosi sono semmai quelli causati dalle attività umane,  come le emissioni ad effetto serra come l’anidride carbonica e il metano, principali imputati del riscaldamento globale. Il riscaldamento globale non c’è sempre stato e non è per nulla naturale.

Mi guardo con sorriso sornione la quieta, elegante valutazione delle repliche di Springwatch BBC e esco nel mio pezzetto di mondo a incoraggiare i germogli di zucca che occhieggiano incerti, a legare i pomodori esuberanti e a curiosare gli accenni di primavera tra qualche rovina. Queste sotto sono del bosco attorno alle rovine della cinquecentesca chiesa di Settefonti di Ozzano, trovate per caso tornando a casa oggi.

Autoproduzione, Conferenze & corsi, Escursioni & Trekking, Giorno per giorno, Orto

QUALCHE SEGNALAZIONE PER SEMENTI ANTICHE, RETE DEI SEMI RURALI E IDEE SUL FUTURO

Mi sono presa un po’ di tempo per riposarmi (poco), scrivere (tanto), pensare (troppo), programmare (discretamente) e guardare la neve che cade lasciando l’appennino sotto la sua morbida coperta bianca (esagerato). Ho messo qualche foto in coda al post… ditemi se non è giustificata l’assenza!

Riemergo con tanti progetti e la guida alla germinazione quasi terminata. Dalla prima parte si è originato un interessante numero di dubbi e informazioni che hanno fatto lievitare i tempi e le ricerche per il resto della guida. Qualcosa di molto interessante è già emerso dai commenti, che consiglio caldamente agli amici germinatori 🙂

Intanto, visto che gennaio pare portare sempre buoni propositi e voglia di fare, qualche segnalazione interessante su buoni propositi e cose da fare. Nell’ordine:

– 9 gennaio 2010 Appuntamento a Bologna alle 16.00 con la serie di incontri/conferenze: Decrescita o de-civilizzazione: una strategia di resistenza sociale per il decennio che viene (qui tutte le informazioni [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più] ). Neve permettendo, penso di esserci.

– 8-12 gennaio 2010 il gruppo di “Orto sul balcone e per terra” che è quietamente ospitato su Promiseland (forum orti e giardini naturali) si appresta a piantare patate. Patate sul balcone? Eh sì, patate sul balcone. Patate nel bidone, nello specifico. Ognuno a casa sua ma tutti insieme, basta procurarsi un bidone e qualche patata, tutti i dettagli qui per riciclare il bidone e quali patate procurarsi. Io ci sono ma apprezzerei molto anche l’intervento di qualche altro coltivatore da bidone, tipo la Consy che in quanto a latitanza mi sta battendo. Per chi non ha particolare simpatia per Promiseland, si scoccia dei forum et similia, pubblicherò qualcosa anche qui. Certo che però tutti insieme e proprio un’altra cosa…

– sabato 16 gennaio 2010 Corso teorico – pratico per conservare i cibi attraverso la fermentazione a Genova (scarica qui la locandina)

– domenica 17 gennaio 2010 Mandillo dei semi – libera festa di libero scambio a Torriglia (GE). Mi piacerebbe tanto andarci ma in inverno è veramente dura… inoltre i mezzi non aiutano, abbiamo appena calcolato che ci vogliono 6 ore di viaggio. Se qualcuno è meno impedito di me, tutte le informazioni sono qui

– Le Casalinghe Bioallegre (questo nome mi fa sempre un po’ ridere, chissà perché mi porta alla mente una simpatica tipa con scopettone e cannino in bocca, invece sono delle tostissime eco-battagliere della pulizia domestica) e quella scatenata di Elle mi fanno sapere che è stato varato depuriamo.it [AGGIORNAMENTO 19.07.2017: il sito linkato non esiste più] – e io con il solito ritardo che mi contraddistingue passo parola 😀 Iniziativa molto molto carina, temo che a breve farò incetta di etichette per ornare i manufatti autoprodotti, dalle conserve agli sferruzzamenti (a proposito, ultimamente ho regalato manopole e guanti di maglia, sono stati molto apprezzati e se avessi avuto le etichette, chissà che figurone! alla prossima)

Infine, ecco qualche foto maldestra degli spettacolari paesaggi che ci circondano

…prima nevicata, poco prima di natale…

Il corniolo imbiancato, ma si vedono ancora bene le bacche rosse

un saggio della mia imperizia fotografica

… scendendo verso il paese non migliora la mia disabilità fotografica…


guardate la casa gialla a destra: rigogliosi geranei in dicembre… questa mi mancava!

un orto in letargo sotto la neve, fa tenerezza

strada in salita verso casa: invece della strada, una pista di ghiaccio in pendenza e la macchina che retrocede infilandosi in un giardino altrui (e nel provvidenziale cumulo di neve che ne arresta la discesa! )

… ma se pensavate che fosse difficile, i nostri eroi hanno tentato la salita anche di notte, poi hanno definitivamente optato per l’uso dei piedi.