L’ORTO IN AGOSTO PROSEGUE…

15
08/2011

L’ORTO IN AGOSTO PROSEGUE…

L’esperimento dell’orto cominciato in agosto  prosegue alla grande e già si raccolgono i primi frutti… visto quanto poco ci vuole? :D

L’orto è cresciuto e ora ha a dimora basilico, lattughe, cavolo verza bianco, aglio (metto una fila di aglio vicino ai cavoli, qualcosa fa), radicchio pan di zucchero e cavolo cappuccio. Oggi o domani sul tardi trapianterò porri, finocchi e cavolo broccolo.

Intanto le rose in giardino hanno cominciato il secondo ciclo, la rosa occhi di fata è piena e carica di boccioli… e io sono in trepidante attesa della seconda fioritura. Le lavande dovevano già essere raccolte… ma visto che le pannocchiette di semi sono ancora compatte e che qualche fiorellino pro api & c. c’è ancora… le lascio ancora qualche giorno. Son così belle, poi…

 

Tra quelle coltivate in vaso perchè il terreno qui non è adatto alle loro esigenze, mi stanno dando grandi soddisfazioni la verbena e l’origano. Le verbene per tenerle fresche le ho contornate di edera e lobelia, mentre l’origano ha già ricevuto il suo primo taglio e sta seccando al fresco, mentre i nuovi butti sembrano promettere un secondo taglio.

Purtroppo non sono riuscita ancora a ritrovare la salvia sclarea, con le sue foglie giganti adatte ad essere impanate. Ma la salvia maxima, in alternativa, non è male e le foglie sono abbastanza grandi e spesse da essere fritte. Tra l’altro, al contrario della sclarea, ha anche il doppio uso officinale.

 

Un’occhiata alla nursery, con le piantine nuove in crescita. E’ la prima che guardo alla mattina e quella che annaffio con più accuratezza la sera, con lo spruzzino a mano, pian piano per non muovere i semi interrati e non danneggiare i germogli.  Pianto insalate ogni 10 giorni per avere il ricambio per l’orto. Ma fanno capolino anche nuovi basilici viola e il lupino gigante, piantato un po’ con perplessità e un po’ con curiosità ma spuntato subito!

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08/2011

COMINCIARE L’ORTO IN AGOSTO

Follia follia.. l’orto in agosto!  Non si comincia l’orto in agosto!  Bene, io lo faccio. E se tu sei a casa che passi l’estate sui social network, puoi farlo.  Possiamo archiviare “l’orto non si fa in agosto” nella sezione ‘leggende metropolitane’. Chiunque faccia davvero l’orto – e quindi non i pomposi “maestri giardinieri” della tv – sa benissimo che l’orto si può cominciare praticamente in tutti i mesi, dipende poi dalla zona. Io, per esempio, a 800 mt non posso certo cominciare l’orto in gennaio con due metri di neve, ma tolti quei 3-4 mesi centrali dell’inverno, posso farlo proprio quando voglio. Certo, a inizio stagione è meglio… ma se a inizio stagione stai per cambiare casa e arrivi alla fine di luglio che è cambiato il programma (vedi post precedente)… via di orto. Qualche mese ce lo si può ancora godere, prima dei grandi freddi!

Così qualche giorno fa ho ricominciato a seminare in seminiera e la mia metà ha ricominciato a  pulire, visto che l’orto era proprio abbandonato. Ho evitato anche di brontolare sul fatto che quest’orto per me è troppo piccino… bisogna un godersi quello che si ha. Nel corso delle pulizie sono state rinvenute interessanti erbe utili: finocchio selvatico, iperico, bardana e alchemilla… Tenute ovviamente! Dopo di che siamo andati in una cooperativa locale che fa solo coltivazione bio a comprare qualche piantina già cresciuta da trapiantare: cavoli, verze e broccoli per l’autunno, finocchi e porri per settembre, cicorie e lattughe per adesso, anche un po’ di basilico perché il nostro era depilato e non avevo pazienza di aspettare che crescesse quello appena seminato.  Per chi si vuole cimentare, una lista completa dei lavori di agosto nell’orto è qui.
In effetti avevo già un po’ di coltivazioni in balcone ma a luglio è stato trasferito tutto in giardino, per lasciar spazio ai giochi dei due pelosi di famiglia.

 Sistemato il terreno a modo mio, cioè togliendo solo il grosso delle erbe spontanee e senza zappare in profondità per non distruggere il micromondo sotterraneo, utilissimo alla concimazione naturale delle piante in crescita. A seguire un trapianto classico da “orto del nonno”, con le piantine rincalzate per permettere lo scolo dell’acqua e evitare ristagni, visto che il terreno è argilloso. E poi avevo voglia di relax e semplicità, in questo momento organizzare dei cassoni o andare in cerca del vetiver o persino della paglia per pacciamare sarebbe troppo. Ho bisogno, per un po’, di ritornare alle origini: piantare, seminare e guardare le piante che crescono. Sono satura di teorie sulla coltivazione per ora. Quindi l’orto-non-orto fatto così, che non segue nessuna scuola in particolare ma attinge un po’ da tutte è quello che mi rispecchia di più adesso. Se poi un giorno ci voglio mettere la paglia o circumnavigarlo di vetiver, lo faccio.

Questo non si fa! E intanto che lo dico me la rido un po’. Tutti i grandi maestri giardinieri (che in genere hanno toccato la terra l’ultima volta nel 1935 perché sono cascati dal seggiolone) sostengono che non si trapiantano le piante mentre vanno a frutto. Soffrono! Patiscono! Ecco, i miei pomodori invece pativano nel vaso. Mi sono stati regalati da un amico che li aveva in esubero, li ho invasati di mala voglia proprio perché non mi piace buttare le piantine, dopo di che hanno cominciato a invadere il balcone, finché non sono stati trasferiti in giardino. Non curati, bagnati ogni tanto, hanno cominciato a fare pomodori tondi e succosi simili ai san marzano. Così gli ho dato un posto nell’orto, liberando le radici ormai soffocate nel vaso (ma sarebbero andati avanti almeno altri due mesi in vaso). Per non farli soffrire, abbiamo scavato buche della dimensione dei vasi, estratto tutto il pane di terra dal vaso e messi a dimora. Innaffiati, legati e salutati. Nei giorni successivi stavano benissimo, tanto che i pomodori aumentano. Però, mi raccomando, non si fa!

Non avendo a disposizione una serra per le semine o uno scaffale o un qualcosa a ripiani, ho optato per il mio vecchio metodo delle cassette impilate che funziona egregiamente. Una cassetta capovolta alla base, le altre impilate sopra. Mi trovo meglio con le cassette di plastica: sono più alte, si incastrano quando le metti una sull’altra evitando di cadere e durano tanto. Però come resistere al fascino della cassetta di legno? Così ho dato spazio a tutto, le seminiere con le piante piccoline nella plastica e quando si alzano a dovere, gli viene concessa una suite mono-piano nelle cassette di legno (che fanno anche la loro figura di arredo country-chic, lo dico per gli esteti).

Ma la vita non è solo lavoro, anzi, è soprattutto vivere. Per questo sia l’orto che  il giardino devono essere anche spazi piacevoli, dove rilassarsi, leggere e prendere un té. Il mio spazio piacevole ha l’erba alta, spontanea, e un piacevolissimo cuscino di trifoglio su cui appoggiare i piedi nudi alla mattina mentre faccio colazione. Tutto intorno salvie, origano, lavande, rosmarini, e tre rose storiche messe a dimora lo scorso autunno: Jasmina, Hanabi e Occhi di fata. Una fata si è accorta della presenza di quest’ultima, ed è venuta a trovarla, ma il viaggio dev’essere stato lungo… si è addormentata sull’ultimo fiore del filadelfo.
(La fatina non è un fotomontaggio, è una scultura di Daniela Messina, amica carissima che ogni tanto passa a spargere polvere di fata in questi luoghi).

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03/2011

COMIC-ORTO DA BALCONE

pomodori

Dunque dunque. Sto lavorando a ritmi sostenuti per il lavoro che mi dà da mangiare, ma anche su erbaviola.com  tra un po’ si vedranno nuovi frutti. Nel modesto tempo libero sto organizzando diversi incontri, il fantastico VeganCamp, primo raduno italiano dei blogger veg (chi vuole partecipare è benvenuto, scriveteci!), la comparsa in grande stile di PeTA in Italia, una serie di altre cose ancora informi ma già presenti. In più sto studiando nuove tecniche colturali e cercando di affittare un terreno verso valle.

Spulciando il blog per sistemarlo, ho raccolto un po’ di domande buffe e miscelando con qualche domanda ricevuta ai corsi (quelle con virgolette) ho stilato questa Top 15 dell’orto da balcone. In realtà una Top 14, perché il punto 15 riguarda il NaturaSì.
Non c’è solo l’intenzione di farsi un paio di risate, cosa che fa sempre bene. Queste domande mi fanno pensare quanta distanza ci sia oggi tra la maggioranza delle persone e la terra, quanta storia passi tra quello che mangiamo e chi l’ha coltivato. E quanto questa storia sia sconosciuta.
In ogni caso, si ride insieme, non si ride di nessuno. Io per prima mi espongo al pubblico ludibrio svelandovi che la prima volta che trapiantai l’insalata, usai un metro da sarta per tenere esattamente 30 cm tra un cespo e l’altro, con il manuale aperto di fianco, casomai avessi bisogno informazioni urgenti nella delicata operazione a terra aperta. Devo essere stata uno spettacolo divertente per gli occasionali passanti ;)

La top 15 dell’orto sul balcone via erbaviola.com

  1. Il balcone delle fiabe
    Volevo sapere se l’albero di melanzane è coltivabile in terrazzo.
  2. L’orto nel microscopio
    Cosa posso piantare nei vasetti (di ceramica) da un cm?
  3. La vite canadese non fa buon vino
    un anno fa ho acquistato una vite da mettere sul mio terrazzo e credo che sia solo ornamentale in quanto non ha prodotto nessun frutto.vorrei sapere se eventualmente esiste viceversa una vite da coltivare in terrazzo che produca frutti.
  4. L’intrepido ma prudente…
    Vorrei coltivare della marijuana sul balcone di casa, so che entro un certo limite è legale. Però volevo sapere quanto produce una pianta per essere sicuro di non andare oltre il limite dell’uso personale.
  5. …e il suo alter-ego, l’ansioso paranoico
    “sei sicura che sia legale coltivare la stevia? non vorrei trovarmi nei guai tipo che le teste di cuoio mi sfondano la porta alle cinque del mattino…”
  6. L’esagerato
    “ho piantato dei pomodori ma in alcuni punti non sono proprio cresciuti e in altri ne sono venuti tantissimi.”
    “magari hai sparso male la semenza, prova mettendo 3 semi per buca e se crescono tutti e 3 togli i due più deboli”
    “solo 3??? io ho versato una busta in ogni buco!”
  7. L’imprenditore
    Ho in uso il terrazzo sopra il mio palazzo, ho intenzione di riempirlo di vasi di terriccio e coltivare. Cosa potrei coltivare per guadagnare diciamo sui 1500 al mese?
  8. Megaloman
    Ho deciso di piantare dei cocchi sul mio terrazzo esposto a sud. Sono a Catania, il clima è ideale per la produzione di noci di cocco. Mi chiedo però quanto deve essere grande il vaso per una pianta e quanto pesa pieno, perché non voglio problemi di troppo peso.
  9. La corsa più pazza del mondo
    Secondo te se metto le seminiere sulla cappelliera della macchina i semi germogliano bene ? Perché ho poca luce e poco spazio in casa.
  10. Lumache subacquee
    Ho sentito che ci sono dei sonar per scacciare le lumache dall’orto, funzionano?
  11. L’orto-lettiera
    volevo chiedere la pipi’e le feci del mio gatto possono aver danneggiato la terra dei miei vasi coltivati?
  12. L’alternatività
    Vorrei sapere se la terra usata nei vasi per la coltivazione dei pomodori,melanzane,lattuga ecc. è valida anche per la prossima estate. tenendo presente naturalmente della alternatività.
  13. Aspettavo solo te…
    Ho una grande notizia! Il prossimo weekend cominciamo il nostro primo orto nella casa che abbiamo appena comprato a XY. Vieni a aiutarci? Possiamo fare due giorni di lavoro intenso a seminare tutto, così intanto ci puoi spiegare sul posto tutti i trucchi! Puoi dormire da noi!
  14. … o forse te?
    Mi piace tantissimo il tuo sito! Mi spieghi come farne uno così? Voglio fare un sito sull’orto per balcone usando il mio terrazzo. Se vuoi ci possiamo vedere a casa mia per un caffé e mi spieghi bene cosa fare :)
  15. Ma niente, niente, niente, è così esilarante come il thread dei commenti degli aspiranti gestori di negozi NaturaSì
    http://www.erbaviola.com/2007/03/01/sviluppoitalia-ti-finanzia-lapertura-di-un-negozio-bio-naturasi.htm

* * *

Risposte più o meno serie ai quesiti sopra, se interessassero:

  1. certo, da consociare a quello di piselli magici.
    (sì, la melanzana si può coltivare in vaso ma non è un albero, l’altezza media è dai 40 ai 70 cm a seconda delle qualità)
  2. direi che sono dei ditali, non dei vasi e ci stanno al massimo dei piccoli cactus
  3. viceversa… tutte le viti da uva :) Usando un vaso molto capiente e potando drasticamente a fine stagionele ‘viti ornamentali’ in Italia sono in genere la cinquantina di specie delle Ampelopsis Vitaceae e non producono uva ma grappoli di acini molto piccoli e non commestibili. Le viti da uva sono invece quelle della famiglia Vitis viniferae.
  4. non si può coltivare neanche per uso personale ma in alcuni casi in cui la quantità era ridotta è stata inflitta una pena lieve, però l’arresto, il processo e la menzione c’è comunque. Il grammo o due  dell’ “uso personale” si riferisce alla materia secca, non alla pianta viva ed equivale a circa 1 infiorescenza… se riesci a coltivare solo un’infiorescenza senza foglie puoi ambire al nobel per la biologia, credo.
  5. la coltivazione della stevia è legale. Non è legale la vendita dei prodotti derivati dalla stevia, in Italia. In Svizzera e nel resto d’Europa, così come in USA e Giappone, viene regolarmente venduto lo zucchero di stevia, le tisane di foglie di stevia ecc.
  6. 3 semi per buco, si tiene solo la pianta più forte ma meglio farlo in seminiera e poi trapiantare.
  7. io consiglierei una joint-venture con l’intrepido del punto 4, salvo intervento delle ‘teste di cuoio’ al punto 5
  8. Ma no, che vuoi che sia qualche palma da cocco! :D La palma da cocco (cocos nucifera) non è adatta al clima della Sicilia, è adatta solo a climi equatoriali tanto che in Africa è stata importata per la produzione solo in Ghana, Tanzania e forse Kenya, comunque non nella fascia nordafricana. Una palma da cocco non ornamentale, che deva produrre noci di cocco, deve avere almeno 9-10 anni e quindi sarà alta da 20 a 30 mt, per un peso che può raggiungere in breve i 300 kg più terriccio, non è davvero fattibile su un terrazzo (anche perché le noci di cocco te le coglierebbe l’inquilino del decimo piano).
  9. Bruciano perché la macchina si trasforma in una serra e il sole filtrato dal vetro del lunotto posteriore li fa cuocere in breve.
  10. Non sonar, ma ultrasuoni. Non mi risulta che funzionino anche se sono di gran moda sui cataloghi di giardinaggio.
  11. decisamente. L’urina e le feci feline sono molto acide, l’urina in particolare contiene ammoniaca che altera inevitabilmente il ph del terriccio e la sua capacità di rigenerazione (al contrario dei terreni aperti in cui viene dispersa e lavata dalle piogge, nel vaso non c’è sufficiente ricambio e drenaggio perché questo avvenga)
  12. la rotazione. Per l’orto sul balcone non c’è bisogno. Basta riunire tutto il terriccio in un sacco, girare e rimpastare bene, mischiando. Aggiungere un buon fertilizzante come macerato di equiseto o humus o compost e rimettere nei vasi. E’ bene però cambiare il terriccio e pulire bene i vasi se nella stagione precedente ci sono stati problemi di muffe, funghi, bolla ecc.
  13. Come ben noto, oltre a scrivere su questo blog, io non ho niente da fare nella vita. Se non lo sapevate ancora, è il momento di segnarvelo sull’agenda e invitarmi a fare qualche cosa per voi, che ne so, un trasloco, uno scarico merci, la vangatura di due acri… Il bello è che prima di questa fantastica offerta non ho mai visto né sentito il proponente che comunque è così gentile da offrirmi di dormire da loro, un vero lusso perché di solito quando non scrivo sul blog mi chiudo nella capsula del tempo dove resto a non fare niente fino al prossimo post. Una noia mortale.
  14. Certo! Cosa non farei per 30 ml di acqua calda!
  15. Ho tentato di fermarli scrivendo questo post: Qui non è il NaturaSì.  Ma gli aspiranti-gestori del NaturaSì sono irrefrenabili.

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22
01/2011

COME FARE IL LATTE DI SOIA CON LA CENTRIFUGA

fare il latte di soia con la centrifuga

Non avete la Soya-joy, la VeganStar, la VegMilkyPlus? Troppo tempo per farlo a mano? Una centrifuga ce l’avete? :D  Ecco qui più di un litro di latte di soia e 30 minuti in tutto tra cottura e centrifuga!

Chiaramente, trattandosi di una centrifuga, se ne possono fare anche 10 litri insieme, basta aumentare le dosi, niente di più semplice e veloce. A seconda della quantità di acqua che si mette, il latte di soia viene più o meno denso. La scoperta l’ho fatta casualmente, grazie alla nuova centrifuga che ha un attrezzo apposito per infilare i fagioli e i cereali. Ma si può fare benissimo anche senza questo pezzo, vedi di seguito. Passiamo subito alla pratica che per oggi ho già scritto abbastanza.

Ingredienti per 1 lt abbondante di latte di soia:

100 gr di fagioli di soia reidratati 24 ore in acqua (il peso è quello dei fagioli secchi)
1 lt di acqua
1 pizzico di sale integrale
5 cm di alga kombu (facoltativo)
2-3 cucchiai di sciroppo d’agave  (facoltativo)

centrifuga e fagioli di soia

Cuocere i fagioli di soia in acqua (due volte il loro volume) per 25 minuti, con un pizzico di sale e l’alga kombu. L’alga facilita la cottura, è ricca di calcio, ferro, magnesio e rilascia una mucillagine che rende il latte più cremoso, senza aggiungere alcun sapore particolare. Io uso la varietà Saccharina japonica che è più dolce. L’altra varietà di alga kombu che si trova in Italia, la Laminaria digitata, mi sembra più aspra e meno adatta al latte di soia. Però, anche qui, va a gusti ;)

Non è necessario togliere la schiuma che si forma man mano durante la cottura.

cottura fagioli di soia con alga kombu

Dopo una decina di minuti dall’inizio dell’ebollizione, vengono a galla le pellicine dei fagioli di soia. Io consiglio di toglierle, è un’operazione facilissima da fare con una schiumarola passandola a filo d’acqua. Il motivo è che danno al latte di soia un gusto troppo ‘fagioloso’, ma è appunto una questione di gusto. Se le lasciate, non c’è problema, verranno sminuzzate dalla centrifuga.

raccolta pellicine fagioli di soia

Dopo 25 minuti di cottura, scolare i fagioli di soia. E’ meglio non farla raffreddare troppo tra questa fase e la centrifugazione perché più si raffredda e più indurisce, con conseguente difficoltà di triturazione per le centrifughe più datate.

fagioli di soia scolati

Nel frattempo che i fagioli di soia cuociono, si prepara la centrifuga. Nel mio caso è già dotata di un suo imbuto a coppa per i fagioli, perché questo tipo particolare di centrifuga va messa in moto venti secondi prima di cominciare a centrifugare. Per questo ha un tappo che permette di avviare la centrifuga e poi stappare al momento di far scendere i fagioli.

Un imbuto del genere è facilmente sostituibile con un imbuto per marmellate, quelli che servono per versare la marmellata nei vasetti e hanno l’imboccatura grande. Siccome non esiste uno standard nell’imboccatura delle centrifughe, bisogna che guardiate che diametro ha l’apertura della vostra. In ogni caso, non è difficilissimo infilare i fagioli servendosi di un cucchiaio ;)

1 lt di acqua, centrifuga e recipiente per raccolta latte soia

L’imbuto con tappo. La cordicella serve per toglierlo dopo aver versato i fagioli.

coppa di raccolta per fagioli di soia

Eccoci pronti per ottenere il latte di soia: fagioli nella coppa sopra, pronti per scendere nella centrifuga. Un litro di acqua a temperatura ambiente. Una bacinella di raccolta in cui ho rimesso l’alga kombu usata per la cottura. Io lascio sempre l’alga ancora per almeno una decina di minuti dentro al latte prima di travasarlo, così faccio un latte di soia addizionato di ferro, calcio, iodio e magnesio di cui è ricca (ricordo si usa anche in cottura).

fagioli di soia nella centrifuga

Avviare la centrifuga, inserire i fagioli e versare il litro di acqua. Se non usate l’imbuto, inserite un po’ di fagioli e un po’ di acqua, un po’ di fagioli e un po’ di acqua …finché non finiscono :)  Ed ecco qui il delizioso succo bianco che scorre!

uscita del latte di soia

E dietro, nel cesto di raccolta, cosa rimane? L’okara ovviamente! Se non sapete cosa farvene di questo alimento iperproteico, qui ci sono diverse ricette con l’okara :D  (sì lo so, devo mettere ancora la ricetta delle mie polpette di okara, ormai me l’hanno detto in mille ‘assaggiatori’ ma… mi dimentico sempre :P Scusate! )

cestello raccolta okara

Aggiungo poi succo concentrato di agave, ne bastano 3-4 cucchiai. E’ dolce e ha una consistenza cremosa, secondo me è meglio dei malti per dolcificare il latte di soia. Dopo anni di esperimenti, sono arrivata a questa conclusione, ma magari tra qualche tempo troverò altre soluzioni :D

addolcire con sciroppo di agave

E infine… imbottigliare! Una bottiglia di vetro, un semplicissimo imbuto, et voilà! Più di un litro di latte di soia. Ovviamente se si usano per esempio 4 litri di latte di soia a settimana si può fare lo stesso procedimento quadruplicando le dosi sopra e si ottiene la scorta per tutta la settimana. Il latte di soia fatto in casa, infatti, può essere conservato fino a 7-8 giorni in frigo.

bottiglia di vetro e imbuto per travasare

Ecco qui la mia dose settimanale (ok lo ammetto… ne ho bevuto un po’ prima di fare la foto :P ). Eh sì, perché ultimamente in questa casa si sta seguendo una dieta 80% crudista e il latte di soia è una delle pochissime concessioni, quel 20% che la mia magister crudista dice che ci può stare, per non traumatizzarmi troppo, contando che siamo in inverno e ying e yang vanno riequilibrati :D

1 lt abbondante di latte di soia

Vi abbraccio tutti e vado ad autoprodurre un po’ di serenità per la domenica!

smack

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29
12/2010

ALTRI REGALI AUTOPRODOTTI SOTTO L’ALBERO

Finisco con oggi l’elenco di regali autoprodotti che sono riuscita a fare quest’anno. Rispondo nel contempo ad alcune domande che mi sono arrivate via email, perché in effetti questi aspetti non li avevo specificati, dandoli per scontati:

- sì, dipingo, so cucire, a mano e a macchina, lavorare a maglia, uncinetto e tante altre cose. Negli anni, quando ho visto qualche cosa che poteva essermi utile, ho cercato di impararlo, di solito da autodidatta con qualche libro, spesso preso in biblioteca… suggerisco di fare lo stesso. Alcuni lavori sembrano difficili, ma dopo aver superato i primi scogli diventano solo divertenti e utili. Il più utile in assoluto secondo me è il cucito con cui si può fare il 90% del guardaroba, addirittura il 100% se ai maglioni si sostituiscono i pile (ma non è il mio caso). Se bisogna cominciare da qualche parte ad autoprodurre vestiario & c., secondo me cucire a macchina è il primo passo.

- questo vale anche per altri ambiti del fai-da-te, dal montare mensole, al trapanare muri, al modificare mobili. Chi ha detto che le femmine devono fare solo il punto croce e i maschi usare il trapano? Grazie al libretto “L’idraulico in casa” mi sono ritrovata un paio di volte a aggiustare le tubature o lo scarico. Davanti al conto della manutenzione, ho imparato a sistemare la CPU della lavatrice, non è troppo diversa da un computer. Anche questo è autoproduzione ;)

- Non so fare tutto ovviamente, non sono la dea Kalì. Per esempio detesto ricamare e fare il decoupage. Quest’ultimo in casa mia è classificato come “appiccicare fazzoletti sui mobili”, peraltro un lavoro pieno di colle sintetiche e vernici polimeriche, per nulla naturale. (ok, questo non me l’aveva chiesto nessuno ma volevo dirlo).

- No, non faccio la casalinga, non ho tutta la giornata per dilettarmi con il fai da te. Ho un lavoro che spesso prende più di 10 ore al giorno ma siccome mi piace da matti, non mi stanca troppo. Le sere in montagna sono lunghe, non sempre mi piace leggere. Guardo film e programmi vari “facendo andare le mani“, come diceva mia nonna. Con poco esercizio, ci può riuscire chiunque… la testa  e gli occhi seguono il film, le mani seguono il lavoro. Se sei una donna, questa modalità di sdoppiamento e triplicamento dell’attenzione è in attivo quasi tutto il tempo.

- Le autoproduzioni che ho illustrato, ho iniziato a metterle insieme a settembre. Ovviamente non ho fatto tutto tre giorni prima di consegnare i regali, ma questo mi pare scontato… un aspetto importante della decrescita secondo me è la rivalutazione del tempo per fare le cose. Non più cinque minuti per entrare e uscire da un negozio per comprare la boiata del momento, ma pensare, progettare, fare e, soprattutto, gustare il momento del fare e quello del donare un oggetto creato con amore.

Ora che i regali sono stati spacchettati, ecco cos’altro ho prodotto.

Invece dei pacchetti in carta, ho riciclato un po’ di stoffe di taglio piccolo per fare dei sacchettini. All’interno ho messo il regalo. I sacchetti si possono riciclare in mille modi: per il pane, per la biancheria in valigia, per riporre qualcosa nell’armadio, come porta mollette… Questo sacchetto porta-dono in particolare è per una persona che viaggia molto e verrà riciclato come porta scarpe da valigia. La stoffa azzurra viene da un taglio di tende di anni fa, le scarpette sono altrettanti ritaglini piccoli di stoffe di altri lavori (io non butto nemmeno i ritagli piccoli!) e il ricamo (orrendamente eseguito) “Mes chaussures” è fatto con un filo da crochet rimasto da un altro lavoro. Graditissimo, oltre al regalo vero e proprio che conteneva. (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farlo)

Questa è una borsetta in stile retrò realizzata per un’amica che per sbaglio sta vivendo in questo secolo. Cose che capitano. Ma lei cerca di adattarsi al meglio e lo fa con leggiadria :D Il biglietto nell’ultima foto dice tutto sui materiali utilizzati (Certificato di provenienza di Depuriamo!) e, se notate,  il sacchetto porta-scarpe sopra si fregia dei ritagli della fodera di questa borsa. Il tutorial è complicato, lascio di seguito le foto per le esperte che capiranno da sole, ma mi ci vorrebbe mezza giornata per fare un tutorial del genere… è lavorata a maglia, con fodera interna cucita a macchina e giunture all’uncinetto. Sicuramente la cosa più complicata che ho fatto quest’anno, anche perché come al solito prima disegno le cose e poi mi scervello su come realizzarle… niente modelli da riviste, sorry ;)  (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farla)

.

Infine ho regalato, dopo averle prodotte, marmellate, conserve e dolciumi. Sono spesso un regalo molto gradito e quest’anno ho regalato prevalentemente cotognata alle spezie, crema di marroni, carciofini sott’olio, peperoni sott’olio, marmellata di arance speziate e scorzette al cioccolato. Mi sono accorta, scrivendo, che manca la ricetta della mia cotognata, provvederò a breve :D

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