COMIC-ORTO DA BALCONE

30
03/2011

COMIC-ORTO DA BALCONE

pomodori

Dunque dunque. Sto lavorando a ritmi sostenuti per il lavoro che mi dà da mangiare, ma anche su erbaviola.com  tra un po’ si vedranno nuovi frutti. Nel modesto tempo libero sto organizzando diversi incontri, il fantastico VeganCamp, primo raduno italiano dei blogger veg (chi vuole partecipare è benvenuto, scriveteci!), la comparsa in grande stile di PeTA in Italia, una serie di altre cose ancora informi ma già presenti. In più sto studiando nuove tecniche colturali e cercando di affittare un terreno verso valle.

Spulciando il blog per sistemarlo, ho raccolto un po’ di domande buffe e miscelando con qualche domanda ricevuta ai corsi (quelle con virgolette) ho stilato questa Top 15 dell’orto da balcone. In realtà una Top 14, perché il punto 15 riguarda il NaturaSì.
Non c’è solo l’intenzione di farsi un paio di risate, cosa che fa sempre bene. Queste domande mi fanno pensare quanta distanza ci sia oggi tra la maggioranza delle persone e la terra, quanta storia passi tra quello che mangiamo e chi l’ha coltivato. E quanto questa storia sia sconosciuta.
In ogni caso, si ride insieme, non si ride di nessuno. Io per prima mi espongo al pubblico ludibrio svelandovi che la prima volta che trapiantai l’insalata, usai un metro da sarta per tenere esattamente 30 cm tra un cespo e l’altro, con il manuale aperto di fianco, casomai avessi bisogno informazioni urgenti nella delicata operazione a terra aperta. Devo essere stata uno spettacolo divertente per gli occasionali passanti ;)

La top 15 dell’orto sul balcone via erbaviola.com

  1. Il balcone delle fiabe
    Volevo sapere se l’albero di melanzane è coltivabile in terrazzo.
  2. L’orto nel microscopio
    Cosa posso piantare nei vasetti (di ceramica) da un cm?
  3. La vite canadese non fa buon vino
    un anno fa ho acquistato una vite da mettere sul mio terrazzo e credo che sia solo ornamentale in quanto non ha prodotto nessun frutto.vorrei sapere se eventualmente esiste viceversa una vite da coltivare in terrazzo che produca frutti.
  4. L’intrepido ma prudente…
    Vorrei coltivare della marijuana sul balcone di casa, so che entro un certo limite è legale. Però volevo sapere quanto produce una pianta per essere sicuro di non andare oltre il limite dell’uso personale.
  5. …e il suo alter-ego, l’ansioso paranoico
    “sei sicura che sia legale coltivare la stevia? non vorrei trovarmi nei guai tipo che le teste di cuoio mi sfondano la porta alle cinque del mattino…”
  6. L’esagerato
    “ho piantato dei pomodori ma in alcuni punti non sono proprio cresciuti e in altri ne sono venuti tantissimi.”
    “magari hai sparso male la semenza, prova mettendo 3 semi per buca e se crescono tutti e 3 togli i due più deboli”
    “solo 3??? io ho versato una busta in ogni buco!”
  7. L’imprenditore
    Ho in uso il terrazzo sopra il mio palazzo, ho intenzione di riempirlo di vasi di terriccio e coltivare. Cosa potrei coltivare per guadagnare diciamo sui 1500 al mese?
  8. Megaloman
    Ho deciso di piantare dei cocchi sul mio terrazzo esposto a sud. Sono a Catania, il clima è ideale per la produzione di noci di cocco. Mi chiedo però quanto deve essere grande il vaso per una pianta e quanto pesa pieno, perché non voglio problemi di troppo peso.
  9. La corsa più pazza del mondo
    Secondo te se metto le seminiere sulla cappelliera della macchina i semi germogliano bene ? Perché ho poca luce e poco spazio in casa.
  10. Lumache subacquee
    Ho sentito che ci sono dei sonar per scacciare le lumache dall’orto, funzionano?
  11. L’orto-lettiera
    volevo chiedere la pipi’e le feci del mio gatto possono aver danneggiato la terra dei miei vasi coltivati?
  12. L’alternatività
    Vorrei sapere se la terra usata nei vasi per la coltivazione dei pomodori,melanzane,lattuga ecc. è valida anche per la prossima estate. tenendo presente naturalmente della alternatività.
  13. Aspettavo solo te…
    Ho una grande notizia! Il prossimo weekend cominciamo il nostro primo orto nella casa che abbiamo appena comprato a XY. Vieni a aiutarci? Possiamo fare due giorni di lavoro intenso a seminare tutto, così intanto ci puoi spiegare sul posto tutti i trucchi! Puoi dormire da noi!
  14. … o forse te?
    Mi piace tantissimo il tuo sito! Mi spieghi come farne uno così? Voglio fare un sito sull’orto per balcone usando il mio terrazzo. Se vuoi ci possiamo vedere a casa mia per un caffé e mi spieghi bene cosa fare :)
  15. Ma niente, niente, niente, è così esilarante come il thread dei commenti degli aspiranti gestori di negozi NaturaSì
    http://www.erbaviola.com/2007/03/01/sviluppoitalia-ti-finanzia-lapertura-di-un-negozio-bio-naturasi.htm

* * *

Risposte più o meno serie ai quesiti sopra, se interessassero:

  1. certo, da consociare a quello di piselli magici.
    (sì, la melanzana si può coltivare in vaso ma non è un albero, l’altezza media è dai 40 ai 70 cm a seconda delle qualità)
  2. direi che sono dei ditali, non dei vasi e ci stanno al massimo dei piccoli cactus
  3. viceversa… tutte le viti da uva :) Usando un vaso molto capiente e potando drasticamente a fine stagionele ‘viti ornamentali’ in Italia sono in genere la cinquantina di specie delle Ampelopsis Vitaceae e non producono uva ma grappoli di acini molto piccoli e non commestibili. Le viti da uva sono invece quelle della famiglia Vitis viniferae.
  4. non si può coltivare neanche per uso personale ma in alcuni casi in cui la quantità era ridotta è stata inflitta una pena lieve, però l’arresto, il processo e la menzione c’è comunque. Il grammo o due  dell’ “uso personale” si riferisce alla materia secca, non alla pianta viva ed equivale a circa 1 infiorescenza… se riesci a coltivare solo un’infiorescenza senza foglie puoi ambire al nobel per la biologia, credo.
  5. la coltivazione della stevia è legale. Non è legale la vendita dei prodotti derivati dalla stevia, in Italia. In Svizzera e nel resto d’Europa, così come in USA e Giappone, viene regolarmente venduto lo zucchero di stevia, le tisane di foglie di stevia ecc.
  6. 3 semi per buco, si tiene solo la pianta più forte ma meglio farlo in seminiera e poi trapiantare.
  7. io consiglierei una joint-venture con l’intrepido del punto 4, salvo intervento delle ‘teste di cuoio’ al punto 5
  8. Ma no, che vuoi che sia qualche palma da cocco! :D La palma da cocco (cocos nucifera) non è adatta al clima della Sicilia, è adatta solo a climi equatoriali tanto che in Africa è stata importata per la produzione solo in Ghana, Tanzania e forse Kenya, comunque non nella fascia nordafricana. Una palma da cocco non ornamentale, che deva produrre noci di cocco, deve avere almeno 9-10 anni e quindi sarà alta da 20 a 30 mt, per un peso che può raggiungere in breve i 300 kg più terriccio, non è davvero fattibile su un terrazzo (anche perché le noci di cocco te le coglierebbe l’inquilino del decimo piano).
  9. Bruciano perché la macchina si trasforma in una serra e il sole filtrato dal vetro del lunotto posteriore li fa cuocere in breve.
  10. Non sonar, ma ultrasuoni. Non mi risulta che funzionino anche se sono di gran moda sui cataloghi di giardinaggio.
  11. decisamente. L’urina e le feci feline sono molto acide, l’urina in particolare contiene ammoniaca che altera inevitabilmente il ph del terriccio e la sua capacità di rigenerazione (al contrario dei terreni aperti in cui viene dispersa e lavata dalle piogge, nel vaso non c’è sufficiente ricambio e drenaggio perché questo avvenga)
  12. la rotazione. Per l’orto sul balcone non c’è bisogno. Basta riunire tutto il terriccio in un sacco, girare e rimpastare bene, mischiando. Aggiungere un buon fertilizzante come macerato di equiseto o humus o compost e rimettere nei vasi. E’ bene però cambiare il terriccio e pulire bene i vasi se nella stagione precedente ci sono stati problemi di muffe, funghi, bolla ecc.
  13. Come ben noto, oltre a scrivere su questo blog, io non ho niente da fare nella vita. Se non lo sapevate ancora, è il momento di segnarvelo sull’agenda e invitarmi a fare qualche cosa per voi, che ne so, un trasloco, uno scarico merci, la vangatura di due acri… Il bello è che prima di questa fantastica offerta non ho mai visto né sentito il proponente che comunque è così gentile da offrirmi di dormire da loro, un vero lusso perché di solito quando non scrivo sul blog mi chiudo nella capsula del tempo dove resto a non fare niente fino al prossimo post. Una noia mortale.
  14. Certo! Cosa non farei per 30 ml di acqua calda!
  15. Ho tentato di fermarli scrivendo questo post: Qui non è il NaturaSì.  Ma gli aspiranti-gestori del NaturaSì sono irrefrenabili.

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22
01/2011

COME FARE IL LATTE DI SOIA CON LA CENTRIFUGA

fare il latte di soia con la centrifuga

Non avete la Soya-joy, la VeganStar, la VegMilkyPlus? Troppo tempo per farlo a mano? Una centrifuga ce l’avete? :D  Ecco qui più di un litro di latte di soia e 30 minuti in tutto tra cottura e centrifuga!

Chiaramente, trattandosi di una centrifuga, se ne possono fare anche 10 litri insieme, basta aumentare le dosi, niente di più semplice e veloce. A seconda della quantità di acqua che si mette, il latte di soia viene più o meno denso. La scoperta l’ho fatta casualmente, grazie alla nuova centrifuga che ha un attrezzo apposito per infilare i fagioli e i cereali. Ma si può fare benissimo anche senza questo pezzo, vedi di seguito. Passiamo subito alla pratica che per oggi ho già scritto abbastanza.

Ingredienti per 1 lt abbondante di latte di soia:

100 gr di fagioli di soia reidratati 24 ore in acqua (il peso è quello dei fagioli secchi)
1 lt di acqua
1 pizzico di sale integrale
5 cm di alga kombu (facoltativo)
2-3 cucchiai di sciroppo d’agave  (facoltativo)

centrifuga e fagioli di soia

Cuocere i fagioli di soia in acqua (due volte il loro volume) per 25 minuti, con un pizzico di sale e l’alga kombu. L’alga facilita la cottura, è ricca di calcio, ferro, magnesio e rilascia una mucillagine che rende il latte più cremoso, senza aggiungere alcun sapore particolare. Io uso la varietà Saccharina japonica che è più dolce. L’altra varietà di alga kombu che si trova in Italia, la Laminaria digitata, mi sembra più aspra e meno adatta al latte di soia. Però, anche qui, va a gusti ;)

Non è necessario togliere la schiuma che si forma man mano durante la cottura.

cottura fagioli di soia con alga kombu

Dopo una decina di minuti dall’inizio dell’ebollizione, vengono a galla le pellicine dei fagioli di soia. Io consiglio di toglierle, è un’operazione facilissima da fare con una schiumarola passandola a filo d’acqua. Il motivo è che danno al latte di soia un gusto troppo ‘fagioloso’, ma è appunto una questione di gusto. Se le lasciate, non c’è problema, verranno sminuzzate dalla centrifuga.

raccolta pellicine fagioli di soia

Dopo 25 minuti di cottura, scolare i fagioli di soia. E’ meglio non farla raffreddare troppo tra questa fase e la centrifugazione perché più si raffredda e più indurisce, con conseguente difficoltà di triturazione per le centrifughe più datate.

fagioli di soia scolati

Nel frattempo che i fagioli di soia cuociono, si prepara la centrifuga. Nel mio caso è già dotata di un suo imbuto a coppa per i fagioli, perché questo tipo particolare di centrifuga va messa in moto venti secondi prima di cominciare a centrifugare. Per questo ha un tappo che permette di avviare la centrifuga e poi stappare al momento di far scendere i fagioli.

Un imbuto del genere è facilmente sostituibile con un imbuto per marmellate, quelli che servono per versare la marmellata nei vasetti e hanno l’imboccatura grande. Siccome non esiste uno standard nell’imboccatura delle centrifughe, bisogna che guardiate che diametro ha l’apertura della vostra. In ogni caso, non è difficilissimo infilare i fagioli servendosi di un cucchiaio ;)

1 lt di acqua, centrifuga e recipiente per raccolta latte soia

L’imbuto con tappo. La cordicella serve per toglierlo dopo aver versato i fagioli.

coppa di raccolta per fagioli di soia

Eccoci pronti per ottenere il latte di soia: fagioli nella coppa sopra, pronti per scendere nella centrifuga. Un litro di acqua a temperatura ambiente. Una bacinella di raccolta in cui ho rimesso l’alga kombu usata per la cottura. Io lascio sempre l’alga ancora per almeno una decina di minuti dentro al latte prima di travasarlo, così faccio un latte di soia addizionato di ferro, calcio, iodio e magnesio di cui è ricca (ricordo si usa anche in cottura).

fagioli di soia nella centrifuga

Avviare la centrifuga, inserire i fagioli e versare il litro di acqua. Se non usate l’imbuto, inserite un po’ di fagioli e un po’ di acqua, un po’ di fagioli e un po’ di acqua …finché non finiscono :)  Ed ecco qui il delizioso succo bianco che scorre!

uscita del latte di soia

E dietro, nel cesto di raccolta, cosa rimane? L’okara ovviamente! Se non sapete cosa farvene di questo alimento iperproteico, qui ci sono diverse ricette con l’okara :D  (sì lo so, devo mettere ancora la ricetta delle mie polpette di okara, ormai me l’hanno detto in mille ‘assaggiatori’ ma… mi dimentico sempre :P Scusate! )

cestello raccolta okara

Aggiungo poi succo concentrato di agave, ne bastano 3-4 cucchiai. E’ dolce e ha una consistenza cremosa, secondo me è meglio dei malti per dolcificare il latte di soia. Dopo anni di esperimenti, sono arrivata a questa conclusione, ma magari tra qualche tempo troverò altre soluzioni :D

addolcire con sciroppo di agave

E infine… imbottigliare! Una bottiglia di vetro, un semplicissimo imbuto, et voilà! Più di un litro di latte di soia. Ovviamente se si usano per esempio 4 litri di latte di soia a settimana si può fare lo stesso procedimento quadruplicando le dosi sopra e si ottiene la scorta per tutta la settimana. Il latte di soia fatto in casa, infatti, può essere conservato fino a 7-8 giorni in frigo.

bottiglia di vetro e imbuto per travasare

Ecco qui la mia dose settimanale (ok lo ammetto… ne ho bevuto un po’ prima di fare la foto :P ). Eh sì, perché ultimamente in questa casa si sta seguendo una dieta 80% crudista e il latte di soia è una delle pochissime concessioni, quel 20% che la mia magister crudista dice che ci può stare, per non traumatizzarmi troppo, contando che siamo in inverno e ying e yang vanno riequilibrati :D

1 lt abbondante di latte di soia

Vi abbraccio tutti e vado ad autoprodurre un po’ di serenità per la domenica!

smack

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29
12/2010

ALTRI REGALI AUTOPRODOTTI SOTTO L’ALBERO

Finisco con oggi l’elenco di regali autoprodotti che sono riuscita a fare quest’anno. Rispondo nel contempo ad alcune domande che mi sono arrivate via email, perché in effetti questi aspetti non li avevo specificati, dandoli per scontati:

- sì, dipingo, so cucire, a mano e a macchina, lavorare a maglia, uncinetto e tante altre cose. Negli anni, quando ho visto qualche cosa che poteva essermi utile, ho cercato di impararlo, di solito da autodidatta con qualche libro, spesso preso in biblioteca… suggerisco di fare lo stesso. Alcuni lavori sembrano difficili, ma dopo aver superato i primi scogli diventano solo divertenti e utili. Il più utile in assoluto secondo me è il cucito con cui si può fare il 90% del guardaroba, addirittura il 100% se ai maglioni si sostituiscono i pile (ma non è il mio caso). Se bisogna cominciare da qualche parte ad autoprodurre vestiario & c., secondo me cucire a macchina è il primo passo.

- questo vale anche per altri ambiti del fai-da-te, dal montare mensole, al trapanare muri, al modificare mobili. Chi ha detto che le femmine devono fare solo il punto croce e i maschi usare il trapano? Grazie al libretto “L’idraulico in casa” mi sono ritrovata un paio di volte a aggiustare le tubature o lo scarico. Davanti al conto della manutenzione, ho imparato a sistemare la CPU della lavatrice, non è troppo diversa da un computer. Anche questo è autoproduzione ;)

- Non so fare tutto ovviamente, non sono la dea Kalì. Per esempio detesto ricamare e fare il decoupage. Quest’ultimo in casa mia è classificato come “appiccicare fazzoletti sui mobili”, peraltro un lavoro pieno di colle sintetiche e vernici polimeriche, per nulla naturale. (ok, questo non me l’aveva chiesto nessuno ma volevo dirlo).

- No, non faccio la casalinga, non ho tutta la giornata per dilettarmi con il fai da te. Ho un lavoro che spesso prende più di 10 ore al giorno ma siccome mi piace da matti, non mi stanca troppo. Le sere in montagna sono lunghe, non sempre mi piace leggere. Guardo film e programmi vari “facendo andare le mani“, come diceva mia nonna. Con poco esercizio, ci può riuscire chiunque… la testa  e gli occhi seguono il film, le mani seguono il lavoro. Se sei una donna, questa modalità di sdoppiamento e triplicamento dell’attenzione è in attivo quasi tutto il tempo.

- Le autoproduzioni che ho illustrato, ho iniziato a metterle insieme a settembre. Ovviamente non ho fatto tutto tre giorni prima di consegnare i regali, ma questo mi pare scontato… un aspetto importante della decrescita secondo me è la rivalutazione del tempo per fare le cose. Non più cinque minuti per entrare e uscire da un negozio per comprare la boiata del momento, ma pensare, progettare, fare e, soprattutto, gustare il momento del fare e quello del donare un oggetto creato con amore.

Ora che i regali sono stati spacchettati, ecco cos’altro ho prodotto.

Invece dei pacchetti in carta, ho riciclato un po’ di stoffe di taglio piccolo per fare dei sacchettini. All’interno ho messo il regalo. I sacchetti si possono riciclare in mille modi: per il pane, per la biancheria in valigia, per riporre qualcosa nell’armadio, come porta mollette… Questo sacchetto porta-dono in particolare è per una persona che viaggia molto e verrà riciclato come porta scarpe da valigia. La stoffa azzurra viene da un taglio di tende di anni fa, le scarpette sono altrettanti ritaglini piccoli di stoffe di altri lavori (io non butto nemmeno i ritagli piccoli!) e il ricamo (orrendamente eseguito) “Mes chaussures” è fatto con un filo da crochet rimasto da un altro lavoro. Graditissimo, oltre al regalo vero e proprio che conteneva. (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farlo)

Questa è una borsetta in stile retrò realizzata per un’amica che per sbaglio sta vivendo in questo secolo. Cose che capitano. Ma lei cerca di adattarsi al meglio e lo fa con leggiadria :D Il biglietto nell’ultima foto dice tutto sui materiali utilizzati (Certificato di provenienza di Depuriamo!) e, se notate,  il sacchetto porta-scarpe sopra si fregia dei ritagli della fodera di questa borsa. Il tutorial è complicato, lascio di seguito le foto per le esperte che capiranno da sole, ma mi ci vorrebbe mezza giornata per fare un tutorial del genere… è lavorata a maglia, con fodera interna cucita a macchina e giunture all’uncinetto. Sicuramente la cosa più complicata che ho fatto quest’anno, anche perché come al solito prima disegno le cose e poi mi scervello su come realizzarle… niente modelli da riviste, sorry ;)  (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farla)

.

Infine ho regalato, dopo averle prodotte, marmellate, conserve e dolciumi. Sono spesso un regalo molto gradito e quest’anno ho regalato prevalentemente cotognata alle spezie, crema di marroni, carciofini sott’olio, peperoni sott’olio, marmellata di arance speziate e scorzette al cioccolato. Mi sono accorta, scrivendo, che manca la ricetta della mia cotognata, provvederò a breve :D

Postato in decrescita, fai da te & autoproduzione, Riciclando, Stili di vita sostenibili | 20 Commenti

23
12/2010

Sotto l’albero n.2: IL BERRETTO DA MONTAGNA E L’AIUTANTE

Eccomi di corsa mentre finisco pacchetti e pacchettini, ma visto che questo è stato aperto e già usato, posso pubblicare, va nella lista delle autoproduzioni natalizie :)  Qualcuno aveva bisogno un berretto amaranto da abbinare al giaccone amaranto… così pur essendo orfana dei miei ferri per il tubolare (accidenti di traslochi!), l’ho fatto aperto con i ferri normali e ho poi cucito un lato, che tanto resta dietro e non si nota.  I disegni li ho presi da quelli di un maglione su una rivista di anni fa. Il materiale è sempre microfibra anallergica, quindi vegan, giusto per dire che ci sono sempre delle alternative alla lana e tengono anche parecchio caldo :D

All’inizio il lavoro è andato piuttosto bene…. veloce… ho scalato a occhio, a proposito. Fiocchi di neve giganti (siccome ne abbiamo poca, la metto anche sul cappello! :D )

Presa dall’entusiasmo, ho deciso per un secondo giro di fiocchi di neve, diversi

Ma quando sono andata a farmi un té, al ritorno ho trovato la Kiki comodamente seduta sul mio modello. Il che per lei significa: basta lavorare, guarda me, fammi le coccole, ci sono io.

Ma siccome il destinatario del berretto lamentava orecchie congelate, ho gentilmente chiesto alla signorina di lasciarmi lavorare e lei ha optato per aiutare con un test di qualità, nello specifico testare se il berretto era adatto da smandruppare e farci un pisolino sopra (ben sapendo che prima o poi verrà lasciato in giro e servirà allo scopo)

Costretta a smettere il test di qualità, si è vendicata cambiando pagina alla rivista e pretendendo che si proseguisse con il modello che a lei piaceva di più (notare prego la zampa che impedisce di girare la pagina in altro modo)

Perchè? Non va bene questo disegno a rose? A me piace di più!!!

Ristabilito a forza l’ordine, ho dovuto comunque cedere alla pretesa di sedersi esattamente sul quadratino del modello del fiocco di neve… e non ditemi che non lo fa apposta!!!

In ogni caso, con la supervisione della gatta pazza e un po’ di inventiva, questo berretto ha finalmente raggiunto lo scopo di scaldare la testa al neo-montanaro.

E con questo, vi auguro di passare dei giorni felici e vi abbraccio tutti!

Torno dopo gli spacchettamenti per farvi vedere quali altre autoproduzioni sono servite a dire buon saturnalia!!! :D

Postato in fai da te & autoproduzione, Gatti & Co. | 12 Commenti

19
12/2010

Sotto l’albero n.1: IL PORT ENFANT O SACCO PORTA BEBE’

Questo port enfant l’ho realizzato per una bimba che nascerà tra pochissimi giorni e siccome la sua mamma l’ha già scartato, posso pubblicare foto e tutorial senza rovinare la sorpresa :D
E’ vegan, realizzato tutto in pile piuma (dralon, anallergico, un pile leggerissimo ma molto caldo), filo di microfibra per il merletto (sempre dralon anallergico per bimbi) e filo di cotone per le cuciture. Si può realizzare a mano oppure con la macchina da cucire (vedi tutorial di seguito). Il costo di questi port enfant ho scoperto che è astronomico, cercando i modelli da cui prendere spunto ne ho trovati tra i 60 e i 150 euro (!) e quindi spero che il tutorial serva a abbattere il costo per le neomamme autoproduttrici, le amiche di neomamme & c.

E’ una cosa che mi dicono essere utilissima per i neonati, anzi, un’amica mi ha elencato gli utilizzi molteplici, che riporto fedelmente:

  • per le uscite invernali al posto delle tute imbottite con cui i bambini non possono muoversi,
  • per i viaggi in auto, perché si adatta a qualsiasi porta bebé per auto, ovetto e cinture varie, senza bloccarlo nei movimenti
  • per le nanne dei bimbi che tendono a scoprirsi, pisolini al volo ecc.
  • per le visite in ospedale, perché tra pesata e visita e altro possono passare delle mezz’ore e continuare a svestirli e rivestirli li fa incavolare oltre che prender freddo
  • per non metterci un’ora di vestizione ogni volta che bisogna uscire cinque minuti… non tutti i bambini si lasciano mettere la tuta buoni buoni
  • per le levate notturne

Finito il port enfant, ho aggiunto le bellissime etichette di Depuriamo, le adoro e danno un tono molto simpatico alle autoproduzioni. E’ un gioco al no-logo fatto con un logo etico, mi diverte molto e il messaggio viene recepito di più che con un cartoncino scritto a mano, come facevo prima. Probabilmente è una questione di ricezione, chi è abituato all’etichetta del negozio può trovare un bel messaggio su queste etichette no-logo ed è più invogliato a leggerle che non le etichette autoprodotte (che fanno più presa su noi espertoni dell’autoproduzione ;)  ) .  Volevo mettere l’etichetta di stoffa, ma le avevo finite tutte con le altre produzioni, quindi ho optato per il cartellino con certificato di provenienza (si può riutilizzare come segnalibro oppure per altri regali autoprodotti, così il messaggio continua a circolare!).

L’etichetta su questo port-enfant dice:

DePuRiAmo è la prima marca di oggetti re-inventati. Non solo cose già acquistate, ma anche tempo, creatività, abilità, amore che possiamo rimettere in circolo come risorsa energetica da regalare, vendere, condividere, e scambiare. Tutto ciò è energia-denaro pulita, rigenerata grazie all’Amore del Dono. In questo modo contribuiamo davvero a costruire un Mondo Nuovo!

TUTORIAL PER SACCO PORTA BEBE’ O PORT ENFANT

Mi scuso sentitamente con le modelliste precise: io vado a occhio, faccio degli scarabocchi e questo non è un sito di biosciure ricamatrici perfettine. Spiego come l’ho fatto così come lo spiegherei a un’amica, con nessun intento di perfezione.

Premetto che non è necessaria la macchina da cucire, può essere cucito a mano ma in questo caso consiglio di farlo con un ago da tappezziere curvo perché vanno cuciti insieme 4 strati di pile, con un ago normale è impossibile e quello per lana non fora bene il pile.

Premetto che non è un lavoro per principianti, è pieno di cuciture da rovescio e le mie spiegazioni sono tutt’altro che semplici, però con qualche sforzo e qualche cucitura a vista invece che nascosta, ce la fa anche una principiante.

Occorrente: Continua >>

Postato in fai da te & autoproduzione, Riciclando, Stili di vita sostenibili | 13 Commenti

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