CAPITA DI SBAGLIARSI

5
05/2011

CAPITA DI SBAGLIARSI

A tre anni ho mangiato sabbia, convinta che fosse commestibile. Capita di sbagliarsi. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci.

15 anni fa mangiavo carne ed ero convinta di amare gli animali. Capita di sbagliarsi. O ami gli animali o li mangi.

12 anni fa ero convinta che far parte di una grande azienda mi valorizzasse come persona. Capita di sbagliarsi. Mi sono valorizzata solo uscendone.

10 anni fa ero convinta che gli amici andassero ricevuti tutti con bicchieri di cristallo soffiati a bocca e tour de force di due giorni in cucina. Capita di sbagliarsi. Gli amici sono amici anche con tovagliette di bamboo e bicchieri di vetro.

5 anni fa ero convinta che andare all’estero fosse l’unica soluzione. Capita di sbagliarsi. Per ora, almeno.

Fino a 1 giorno fa ero convinta che promuovere PeTA in Italia fosse una scelta giusta, che fosse l’associazione con il tipo di comunicazione che mancava, in Italia. Poi oggi ho letto della Canalis nuova testimonial di PeTA. Capita di sbagliarsi.

Ovviamente è solo una mia opinione. Non rinnego PeTA, come non ho rinnegato altre associazioni che hanno commesso errori, almeno dal mio punto di vista. Ma visto che l’ho sostenuta pubblicamente, ora me ne dissocio pubblicamente.

Non ho nulla di personale contro l’artista Canalis, non è mai comparsa nei film che ho visto. Ho qualcosa di personale, però, contro chiunque reciti in film  sponsorizzati da marche di pelletteria, ne faccia uso,  e poi posi nuda per una campagna di PeTA contro le pellicce. Il cincillà no ma la renna, il vitello e il serpente sì, in pratica. Ma anche come scelta personale, tanto che “lei sceglie semplice pelle di vitello nera.”(qui) Viva la semplicità.
Soprattutto se poi recita anche in una serie tv sui salumieri e in film in cui vengono utilizzati animali addestrati (consiglio comunque la lettura della recensione, sembra il menu di un macello).  Uno dei punti cardine di PeTA è infatti la lotta all’uso di animali nell’industria dell’intrattenimento. Infine, ho anche un filo di qualcosa contro il promuovere il consumo di carne ed essere un testimonial di PeTA. Opinione personale. Ma leggere “Per lei una fumante bistecca di Angus Argentino, una delle specialità del locale” oppure “Pranzo di natale con maialino” non è esattamente piacevole. Mettiamola così.

Testimonial di cosa quindi? Pelletteria a go-go, gran mangiate di carni e salumi… sono basita.

Oh, capita di sbagliarsi. Però. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci. Oggi mi sembra proprio di aver mangiato una cucchiaiata di sabbia.

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Postato in Boicottaggi, Gatti & Co., Giorno per giorno, Vita da veg* | 37 Commenti

5
03/2011

Influenza & convivenza

Erbaviola è ancora influenzata. Io e la Kiki ci annoiamo, speriamo che torni presto a giocare con noi. E a spazzolarci, sono tutto spettinato. (invece di montare fotoromanzi idioti come quello sotto)

Mako

Postato in al volo, Gatti & Co. | 9 Commenti

23
12/2010

Sotto l’albero n.2: IL BERRETTO DA MONTAGNA E L’AIUTANTE

Eccomi di corsa mentre finisco pacchetti e pacchettini, ma visto che questo è stato aperto e già usato, posso pubblicare, va nella lista delle autoproduzioni natalizie :)  Qualcuno aveva bisogno un berretto amaranto da abbinare al giaccone amaranto… così pur essendo orfana dei miei ferri per il tubolare (accidenti di traslochi!), l’ho fatto aperto con i ferri normali e ho poi cucito un lato, che tanto resta dietro e non si nota.  I disegni li ho presi da quelli di un maglione su una rivista di anni fa. Il materiale è sempre microfibra anallergica, quindi vegan, giusto per dire che ci sono sempre delle alternative alla lana e tengono anche parecchio caldo :D

All’inizio il lavoro è andato piuttosto bene…. veloce… ho scalato a occhio, a proposito. Fiocchi di neve giganti (siccome ne abbiamo poca, la metto anche sul cappello! :D )

Presa dall’entusiasmo, ho deciso per un secondo giro di fiocchi di neve, diversi

Ma quando sono andata a farmi un té, al ritorno ho trovato la Kiki comodamente seduta sul mio modello. Il che per lei significa: basta lavorare, guarda me, fammi le coccole, ci sono io.

Ma siccome il destinatario del berretto lamentava orecchie congelate, ho gentilmente chiesto alla signorina di lasciarmi lavorare e lei ha optato per aiutare con un test di qualità, nello specifico testare se il berretto era adatto da smandruppare e farci un pisolino sopra (ben sapendo che prima o poi verrà lasciato in giro e servirà allo scopo)

Costretta a smettere il test di qualità, si è vendicata cambiando pagina alla rivista e pretendendo che si proseguisse con il modello che a lei piaceva di più (notare prego la zampa che impedisce di girare la pagina in altro modo)

Perchè? Non va bene questo disegno a rose? A me piace di più!!!

Ristabilito a forza l’ordine, ho dovuto comunque cedere alla pretesa di sedersi esattamente sul quadratino del modello del fiocco di neve… e non ditemi che non lo fa apposta!!!

In ogni caso, con la supervisione della gatta pazza e un po’ di inventiva, questo berretto ha finalmente raggiunto lo scopo di scaldare la testa al neo-montanaro.

E con questo, vi auguro di passare dei giorni felici e vi abbraccio tutti!

Torno dopo gli spacchettamenti per farvi vedere quali altre autoproduzioni sono servite a dire buon saturnalia!!! :D

Postato in fai da te & autoproduzione, Gatti & Co. | 12 Commenti

15
12/2010

L’ALBERO DI SATURNALIA

Come tutti gli anni, non festeggio il Natale, festa consumistica per antonomasia, ma faccio l’albero di Saturnalia.
Saturnalia è infatti l’antica festa in onore del dio Saturno, una delle più antiche del calendario festivo romano, la cui caratteristica di addobbo erano i rami di pino infiocchettati e colorati, spesso anche fuori dalle porte. Si celebravano ogni anno, in origine per un solo giorno, forse partendo dal 17 dicembre e proseguiva per più giorni, di solito fino al 26 dicembre.
La festa di Saturnalia cadeva non a caso durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali. La festa, dedicata Saturno quale dio della fertilità, serviva anche ad augurare la fecondità della terra. Da qui l’uso di un sempreverde come il pino, per l’augurio di fertilità e prosecuzione della vita vegetale durante la pausa dell’inverno. (ne avevo già parlato qui un paio di anni fa).

Ho pensato di postare a partire da oggi un po’ dei regali che ho creato in rigorosa autoproduzione. Il problema per chi non vuole festeggiare il Natale è che gli altri però lo fanno e non è affatto carino non ricambiare i regali…  allora che siano almeno autoprodotti!

Ma, ovviamente, dove si mettono i regali? Sotto l’albero. Quindi prima devo metterci l’albero.

Anche perché l’albero di quest’anno è un po’ particolare. Intanto compie otto anni, cosa che a un pino in vaso non potrà mai accadere. Se non si vogliono privare dell’albero i bambini, i gatti e gli adulti, secondo me l’albero sintetico è un buon compromesso, conosco persone che ne possiedono alcuni  che hanno ormai passato i 25 anni.

Ma c’è di più.

Reduce dalla sparizione di una confezione di palline vintage americane a cui tenevo moltissimo, della stella-puntale con luci e, non bastasse, di qualche filo di perline dorate, probabilmente scomparsi in qualche punto indeterminato dei vari traslochi, mi sono ripresa dallo sconforto arrangiandomi con quello che avevo. Ovvero, si ricicla!
Invito quindi gli amici che hanno portato pacchetti dono nel corso dell’anno ad individuare i propri nastri e coccarde: ovviamente non ho buttato niente e mi sono divertita a infiocchettare l’albero, così che ogni nastro ricorda un amico, un momento speciale, un dono prezioso :)  Forza, darsi da fare per riconoscerli!

albero di saturnalia 2010 - erbaviola

Come si può notare, l’albero è a rotelle, causa necessità di spostarlo. Niente di complicato: uno scatolone sotto il quale ho fissato con spago un carrellino a rotelle per piante, riciclato dal balcone che in questo momento è tra l’innevato e il ghiacciato. Poi ho ricoperto con carta da regalo di recupero e infiocchettato. Altra carta di recupero per la base dell’albero.

Come dicevo, per sopperire alla carenza di palline e addobbi, ho tirato fuori il saccone di nastri di recupero e ho fatto dei fiocchi direttamente sui rami, senza troppi sforzi. Per i nastri più ‘molli’ che non volevano assumere sembianza di fiocco ma si afflosciavano,  li ho inumiditi con una soluzione di acqua e zucchero che asciugando ha fatto le funzioni di una lacca.  I nastri da pacco piccoli li ho sparpagliati tra un ramo e l’altro, così Mako e Kiki nelle arrampicate quotidiane li possono spostare continuamente e buttarli per terra, trascinarseli per casa e tentare saltuariamente di cibarsene.

A proposito di gatti e alberi di natale, vi segnalo – se non lo conoscete già – Simon’s Cat, un fumetto strepitoso che solo chi ha dei gatti può capire a fondo. I filmati sono da ridere alle lacrime, quindi non guardateli in ufficio, soprattutto se avete un capo triste e insensibile. Simon’s Cat con l’albero di Natale è il cortometraggio di quello che succede in casa mia tutti i giorni, infarto compreso!

Bene, l’albero l’ho fatto, ora ci posso mettere sotto i regali autoprodotti con relativi tutorial e modelli :)  A presto!

Postato in decrescita, fai da te & autoproduzione, Gatti & Co., Riciclando | 15 Commenti

6
11/2010

I LIBRI DI CARTA, GLI EBOOK, I SITI E IL PIL DEL GRATUITO

Colgo l’occasione di un messaggio di Massimo nel post precedente, per spiegare un paio di cose che forse vanno spiegate. Intanto mi scuso se non ho ancora risposto a email precedenti ma lo sto facendo, purtroppo e per fortuna è stato un periodo pieno di lavoro e famiglia e belle persone e simpatici animali.

Il messaggio è il seguente, inviato a commento del post precedente:

Anzitutto grazie per voler condividere le tue esperienze e dare consigli anche pratici per un auspicabile “buen vivir”.
Tuttavia ho alcuni dubbi che vorrei sottoporre alla tua attenzione. Ho il dubbio che una pubblicazione inserita nel sistema di mercato non contribuisca alla costruzione di una società della decrescita ma, al contrario, favorisca l’incremento del pil. In una logica del dono un manuale in formato liberamente accessibile in internet sarebbe molto più coerente.
Ho anche il dubbio che alcuni lettori, presi dall’entusiasmo e messi in pratica alcuni consigli, cadano vittime del cosiddetto effetto rebound: dato il comportamento virtuoso in alcune pratiche si tende a concedersi delle soddisfazioni (es. viaggi, acquisti di prodotti eco-tecnologici ecc.) che vanno sempre nella direzione della crescita, anche se ammantata di verde.
Tutti questi argomenti dubitativi derivano dalla lettura di alcuni testi di Ellul, Latousche, Bauman. Mi interessa capire se chi, come te, ha già fatto molti passi in questo percorso, ha una visione più ampia e più chiara della mia.

Parto dalla prima. “Tuttavia ho alcuni dubbi che vorrei sottoporre alla tua attenzione. Ho il dubbio che una pubblicazione inserita nel sistema di mercato non contribuisca alla costruzione di una società della decrescita ma, al contrario, favorisca l’incremento del pil. In una logica del dono un manuale in formato liberamente accessibile in internet sarebbe molto più coerente.”

Erbaviola.com ha 11 anni, di cui 7 come blog. Ho aperto questo sito nel 1998-99 e attraverso il sito ho parlato per tre anni esclusivamente del movimento di liberalizzazione della cannabis. Nel frattempo i miei orizzonti si sono un po’ ampliati, un po’ tanto, e ho cominciato a ricercare anche su altro, a sperimentare e provare, a volte anche a fallire. Ora ci sono settimane in cui affronto testi di microbiologia per capire le muffe dei germogli, mesi in cui mi danno l’anima per capire se un terreno va zappato o lasciato a se stesso. Oppure passo ore con i manuali di ingegneria dei materiali e biologia per capire se il teflon è davvero dannoso. Poi magari lo scrivo in tono ironico e leggero, ma dietro c’è un lavoro costante di ricerca e documentazione. La diffusione ‘simpatica’, chiamiamola così, è semplicemente una questione di comunicazione: mia perché non mi piace ammorbare e annoiare la gente, stilistica perché resto convinta che con una risata si capisce più che con sei pagine di formule chimiche. Che però ci sono, oh se ci sono!
Tutto quello che capisco o che trovo, lo pubblico qui, in questo blog. Dove non ci sono banner e pubblicità, quindi non ci guadagno nulla monetariamente. E’ questo il mio ebook gratuito, un gigantesco ebook gratuito aggiornato da sette anni. Che anzi, per me ha un costo perché ho fatto la scelta di non cedere alle lusinghe di google e altri, di non avere uno spazio gratuito per finta ma asservito a multinazionali che sostengono la censura e quindi pago circa 250 euro all’anno per questa scelta. Ma sono indipendente e per il mio punto di vista è una scelta che vale quello che vale.

Il libro stampato ha altri canali di distribuzione. Arriva a persone che non conoscono né questo sito né i circuiti in cui girano parole come ‘decrescita’ e ‘autoproduzione’. Su erbaviola.com ci vieni se lo conosci o se lo trovi citato, l’ebook eventuale lo trovi se sai che esiste o se lo inserisco su questo sito ma difficilmente arriverà agli stessi utenti del libro. Sono canali diversi per parlare a persone diverse.

Il Pil. E’ molto lusinghiera la tua affermazione ma temo che il prodotto interno lordo dell’Italia non venga nemmeno sfiorato da questo libro :D Primo perché è tanto se coprirà le spese di pubblicazione (ma grazie all’Editore per averci creduto!), secondo perché se chi se lo ritrova per le mani applica anche solo 1/10 di quello che c’è scritto, abbiamo fatto un grande passo verso la decrescita e il pil eventuale prodotto da questo libro è bell’e che annullato e anche il pil di altro. Anzi, a livello di economia, questo libro non è nemmeno conteggiato nel pil perché rappresenta un valore intermedio, ovvero un bene consumato e trasformato nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi. Dal libro impari l’autoproduzione e hai annullato il pil.
Questo non è un romanzetto promosso da una grande casa editrice che deve pagare reti televisive per le ospitate dell’autore e comprare premi letterari per promuoverlo. E’ un manuale che qualcuno troverà in biblioteca e qualcun altro in libreria, che si spera che serva. Il Pil non è proprio cosa.

E poi, di tutti i consumi che ci sono, vogliamo cominciare a ridurre il Pil proprio dai libri?! Ma spero che sia uno scherzo! :D

Ulteriore questione ebook gratuiti. Mettendo da parte il fatto che erbaviola.com è il mio gigantesco ebook gratuito per chiunque se lo voglia leggere, succede che qualcuno a volte scambi ‘gratuito’ per “questa sprovveduta ha lavorato per me”. Così trovo pezzi di erbaviola.com, scritti magari con fatica e ricerche di mesi, su testate nazionali a firma di qualche giornalista che per questi pezzi si fa anche pagare. Ora, se diffondi quello che scrivo e citi la fonte, mi fa solo piacere. Se copincolli quello che scrivo e lo vendi a una testata nazionale, mi sorge quel tanto di rabbia sufficiente a denunciarti. Devi sapere che in Italia questi ‘giornalisti’ abbondano, che di cause ne ho già seguite tre, a mie spese e che mi è andata bene che avevo scritto sul sito e che esiste la webcache. Fosse stato un ebook gratuito, privo di codice ISBN, andavo in tribunale a fare la figura della cretina. Anzi, potevano addirittura accusare me di aver copiato dall’esimio giornalista. Questa è l’Italia. (Qui trovi un pezzo gratuito dell’anno scorso su come vengono utilizzati i miei pezzi gratuiti e da chi)

Sempre a proposito di Italia: purtroppo nella nostra cultura è radicata l’idea che quando una cosa è gratis, non vale granché. Non lo dico io ma le statistiche di case editrici che hanno diffuso anche ebook gratuiti: ciò che si acquista e si paga, è un impegno materiale con sé stessi e lo si utilizza. Ciò che viene dato gratuitamente ha valore inferiore. Magari non per me o per te o per i lettori di erbaviola.com, ma per la maggioranza sì.

Ho anche il dubbio che alcuni lettori, presi dall’entusiasmo e messi in pratica alcuni consigli, cadano vittime del cosiddetto effetto rebound: dato il comportamento virtuoso in alcune pratiche si tende a concedersi delle soddisfazioni (es. viaggi, acquisti di prodotti eco-tecnologici ecc.) che vanno sempre nella direzione della crescita, anche se ammantata di verde.”

Francamente non penso, credo che la cosa riguardi una parte minima. Tra l’altro immagino che tu non abbia letto nulla di mio, nemmeno tutto quello che di gratuito c’è su questo sito (giusto per confermare quanto ho detto sopra di quel che viene dato gratis). Altrimenti sapresti che io non sono favorevole a una retrocessione tecnologica e alla decrescita estrema del tornare a vivere nelle caverne. Chi lo vuole fare, lo faccia liberamente, anzi in questo  libro un paio di persone che ho intervistato hanno fatto questo percorso. Però io sono più propensa alla strada dei minori consumi e migliore tecnologia, una tecnologia che ci permetta di eliminare l’inquinamento già esistente e di non produrne di ulteriore. Ford negli anni ’30 aveva già prodotto un’auto realizzata completamente in fibra di canapa, è al museo Ford. Se fosse vissuto in una capanna occupandosi tutto il giorno di raccogliere bacche, non l’avrebbe fatto. Ora il passo è: ridimensionare i consumi e imporre l’idea che bisogna avere una tecnologia sostenibile. Altrimenti tu gli ebook gratuiti come li leggi ? Non credo con le frasche raccolte nel bosco, devi avere un computer. O un iPad. Per leggere il libro che ho pubblicato servono 16 euro, per l’ebook a qualcuno servirebbero almeno 500 euro, una bella decrescita…

L’effetto rebound esiste, ma esiste anche la costanza della scelta, che mi capita di vedere più spesso. Qualcuno retrocede e qualcun altro molla? E’ fisiologico. Non ci sarà mai l’unanimità su nulla al mondo, bisogna accettarlo. Io comunque sarò sempre qui, casomai qualcuno ci ripensasse e avesse bisogno una spinta per riprovarci. Io delle volte ho persino bevuto la Coca Cola.

Tutti questi argomenti dubitativi derivano dalla lettura di alcuni testi di Ellul, Latousche, Bauman. Mi interessa capire se chi, come te, ha già fatto molti passi in questo percorso, ha una visione più ampia e più chiara della mia

Interessante citazione, questi testi. Li hai avuti come coerenti ebook gratuiti? Non mi risulta che Ellul, Latousche, Baumann distribuiscano ebook gratuiti.Però mi chiedo se hai detto anche a loro che avrebbero dovuto fare degli ebook gratuiti, farebbe crescere di molto il mio ego sapere che ricevo le stesse domande di Latouche :D

Jacques Ellul in Italia è edito da Mursia, in Francia da Gallimard. Son sicura che di ebook non ne ha fatti perché, poveretto, è morto nel 1994 mentre in Italia cercavamo di far partire i modem a 28.8 kb/s e a non farci sgamare a scrivere sulle bbs di nascosto dal papà che poi doveva pagare una bolletta astronomica.

Serge Latouche pubblica in Italia per Feltrinelli, Bollati Boringheri, Dedalo, Paravia, L’Hartmann Italia, Arianna Editrice.  Lasciamo stare le piccole che sopravvivono a stento, parliamo semmai del Pil di Feltrinelli con i megabookstore aperti di fronte alle piccole librerie autonome, con il prezziario sul posizionamento dei libri nei suoi store, con i laureati in lettere presi a lavorare gratis con la formula stage per sei mesi e poi sostituiti con altrettanti, sempre in stage, in barba a qualsiasi legge di tutela sui lavoratori parasubordinati. Ma va bene così, secondo me, se almeno di fianco al libro del comico di turno (il pil! il pil! e quanta carta inutile!) qualcuno trova quello di Latouche e decide di andare a cercare la libreria locale indipendente. Però, francamente, da Latouche mi sarei aspettata un occhio consapevole sull’acquisto dei diritti esteri, non certo la pubblicazione da parte di Feltrinelli o Mondadori. Ma è solo una scemata di ombricola dietro a un uomo meraviglioso.

Zygmunt Bauman è edito in Italia da Laterza, Il Mulino, Erikson e qualche altro editore minore. Anche di Bauman non mi risultano ebook gratuiti e nemmeno ebook in genere.

Detto ciò, a parte la questione Feltrinelli, ma comunque anch’essa marginale, ritengo importante che queste idee vengano messe su libri a stampa e abbiano anche questo canale di diffusione. Per quanto ti parrà strano, l’80% degli italiani non legge ebook. La maggior parte di chi legge, legge libri.

In ogni caso, ho voluto tener conto del 20% di internettiani ebookomani negli ultimi 7 anni, con il sito, con il forum, con risposte costanti a email di lettori (e sono ore! e non è il mio lavoro per mangiare visto che è gratis!) e alla fine ho pensato che forse potevo arrivare anche a una parte di quel restante 80% di lettori che legge i libri di carta. La mia visione è che l’idea di decrescita va diffusa il più possibile e forse è necessario non cercare la perfezione in tutti: non c’è bisogno di guru, c’è bisogno di gente comune motivata. Non c’è bisogno di identificare un guru e spulciare tutto quello che fa per vedere dove sbaglia, c’è bisogno semmai di identificare sé stessi e vedere dove si può andare. A me piace pensare di cavarmela come persona comune motivata, resto convinta che anche accettando alcuni compromessi si possa raggiungere un migliore risultato. Non mi interessa che Latouche sia perfetto al 100%, trovo più interessante che cento persone siano convinte della decrescita per l’80%. E’ per questo che ci metto dei soldi miei ogni anno per il sito, è per questo che ci metto tanto tempo per scrivere e documentarmi, che ci metto altri soldi per comprarmi i libri che mi servono quando non sono in biblioteca ed è per questo che non me ne importa niente se i diritti d’autore non copriranno nemmeno le spese per le interviste. Io ci credo e se qualcuno ci crederà di conseguenza, è già un guadagno enorme.

Spero comunque che ti verrà voglia di leggere questo ebook gratuito :)

Postato in decrescita, Gatti & Co., Libri, Pro consumatori, Ridendoci sopra... | 25 Commenti

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