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Giardino

fiore di erba cipollina
Autoproduzione, Conferenze & corsi, Giardino, Orto, Orto sul balcone

Piccoli fiori, semi liberi e Libera Pentola

Questa mattina sono uscita in giardino verso le sei e mezza, con la prima luce del sole che dopo giorni di pioggia tornava a illuminare il bosco. Mi piace uscire in questo silenzio, tazza di té in mano, a gironzolare tra le piante. Ho trovato questi piccoli fiori, figli dell’abbandono forzato di alcune piante causa pioggia e della mia scarsa raccolta, persa tra altri mille impegni. Mi sono fermata a osservare queste piccole meraviglie nate per caso, a osservare la loro perfezione elegante. Ma ci è voluto un po’ di lavoro con l’obiettivo per cogliere le striature più scure dei petali, i sette perfetti pistilli e sei delicati petali che si ripetevano corolla dopo corolla per comporre un fiore di soli tre centimetri.

erbacipollina1
Potere delle fotocamere, questo è un fiore minuscolo, di soli tre centimetri. Un fiore che vedono in pochi, perché nasce da un’erba utilizzata in cucina, che viene tagliata continuamente prima che fiorisca. L’ho dimenticata in un vaso, complice un periodo di piogge e di scarsa frequentazione dei fornelli. Mi ha accolta in questa prima mattina di sole con un saluto che solo la natura spontanea riesce a regalare. 

erba cipollina in vaso

Semplice erba cipollina. Semplici semi raccolti e donati da un’amica anni fa, che riproduco ogni anno. Semi liberi. Semi per piante che germogliano, che crescono, vanno in fiore e grazie agli insetti si riproducono. Non è l’erba cipollina sterile che potete trovare in vasetti al supermercato, al vivaio, spesso figlia di ibridi selezionati per durare solo una stagione e non andare in fiore. Che andare in fiore è male per un’erbetta da cucina, andare in fiore vuol dire dare la possibilità di riprodurre i semi, di riseminare da soli, di non aver più bisogno chi ce la vende.

Mi sembra il modo migliore per ricordare anche un appuntamento di domenica 31 maggio. Una manciata di persone illuminate, senza sponsor, senza fondi e senza grandi associazioni a sostenerle, hanno organizzato per il secondo anno Libera Pentola, festival di pratiche felici. Tra loro una cara amica e una blogger che sicuramente conoscono in molti, Isabella Siciliano.
Parliamo tanto di No Expo, facciamoci vedere allora a queste manifestazioni, che il NoExpo non si fa su Facebook o davanti alla tv, si fa andando da chi organizza manifestazioni pulite, consapevoli e impegnate.
Domenica si parlerà anche di alimentazione sostenibile per il pianeta, di pratiche sostenibili più in generale. Ci sarò anche io con l’ultimo corso sui formaggi vegetali, con dimostrazioni pratiche dal vivo e assaggi. Non ce ne saranno altri con me. A diciotto mesi dall’uscita del libro Formaggi veg, mi sembra la migliore conclusione per un argomento che ormai è presente ovunque. L’ingresso a Libera Pentola è libero, anche per tutti i corsi. Si raggiunge facilmente con il treno da Torino e da Pinerolo… e da ovunque! Io stessa arrivo in treno e se ce la faccio io da in cima all’appennino Tosco-Emiliano, con tanto di valigia con il materiale del corso, ce la può fare chiunque.

Ora, so che ad alcuni piace moltissimo pagare 80 euro per un corso sui formaggi vegetali o i cosmetici cruelty free, ma per una volta fate uno sforzo: venite ai corsi gratuiti. So che è una cosa molto impegnativa, ma vale la pena.

libera pentola 2015 - festival di pratiche felici

agrifoglio neve erbaviola.com
Autoproduzione, Erbe spontanee, Giardino, Giorno per giorno

L’agrifoglio in erboristeria e l’orto invernale

agrifoglio in erboristeria - erbaviola.com

Ho un amore particolare per l’agrifoglio (Ilex aquifolium). Un po’ perché è legato ai mesi di novembre e dicembre, all’attesa di qualche momento di riposo al calduccio davanti al fuoco e un po’ perché amo le piante spinose, quelle difficili da avvicinare a mani nude, che ti attraggono con bacche rosso vivo e ti respingono con piccole punture acute, graffietti sulle mani.
Anche se in molti conosciamo l’uso ornamentale dell’agrifoglio, il suo legame ormai banale e noioso con le festività, c’è anche un uso erboristico dell’agrifoglio che in pochi conoscono.

Ne ho parlato approfonditamente nella rubrica di novembre-dicembre su Vivi Consapevole, con le ricette per i decotti e le tinture, utili in questi mesi di freddo visto che l’agrifoglio è usato da centinaia di anni come febbrifugo, tossifugo, espettorante e antireumatico nei malanni stagionali.
(Per leggere gratuitamente la rivista e la mia rubrica, basta cliccare sull’immagine – la rubrica è a pag. 8-9 ).

 

rubrica #39 vivi consapevole grazia cacciola

Insieme agli usi e alle ricette con l’agrifoglio, ho raccolto un po’ di idee per l’orto invernale, questi sono i mesi della progettazione per il prossimo anno. Trovate anche questi nella rubrica.

 

agrifoglio neve erbaviola.com

Tornando all’agrifoglio, la versione che preferisco è quando lo trovo nel bosco d’inverno, appena spruzzato dalla neve, o leggermente ghiacciato dalla brina del mattino, un bianco discreto che mette ancora più in risalto i colori accesi delle bacche.
In molte tradizioni popolari del nord e centro Europa, era considerato una pianta magica, capace di proteggere dalla sorte avversa e persino di respingere le streghe! Forse la tradizione nasce dalle sue bacche, particolarmente tossiche e dall’azione pressoché immediata. E forse per questo si intrecciavano ghirlande da mettere sulla porta di casa e alle finestre per proteggersi dagli abitanti del mondo delle ombre e dell’oscuro, tradizione poi rimasta in associazione a festività religiose moderne.
Non so che effetti abbiano realmente queste ghirlande, da parte mia mettono solo allegria e mi piace averne una sulla porta in inverno, ogni anno una diversa, fatta a mano. Se volete qualche ispirazione per ghirlande di agrifoglio o per sapere come si intreccia una ghirlanda in pochi semplici passi, ho raccolto un po’ di materiale sulla mia bacheca Pinterest.

Buon fine settimana!



lattughe e fragole consociazione nell'orto da balcone
Autoproduzione, Giardino, Giorno per giorno, Orto sul balcone

ORTO SUL BALCONE TRA FRAGOLE, INSALATE E ROSE

lattughe e fragole consociazione nell'orto da balcone

Anche quest’anno ho ripristinato l’orto sul balcone, che affianca le altre coltivazioni dell’orto in terra. Questo tavolo da orto ce l’abbiamo ormai da quattro anni, sta fuori tutto l’inverno ed è ancora in perfette condizioni. L’avevamo utilizzato per il balcone dell’appartamento provvisorio in cui abbiamo abitato appena arrivati qui, intanto che cercavamo qualcosa di più adatto alla nostra filosofia di vita, dopo aver abbandonato la pianura padana e il mio storico gigantesco orto.
Il primo anno aveva sorpreso anche me, orfana di orto in terra, dando alloggio a 18 piante di pomodori, insalate da taglio e aromatiche… praticamente tutto l’occorrente per le nostre insalate.
Una volta trasferiti nell’attuale casa, un anno e mezzo fa (quasi due, dai), l’abbiamo comunque tenuto, usandolo prima come serra per le piantine da orto, poi come ricovero invernale di alcune piante e ora di nuovo come orto.

orto sul balcone 2014 con vista colli

Posizionato strategicamente su un terrazzamento, è un piacere curarlo perché intanto si può godere del meraviglioso panorama.
Dopo aver valutato di trasformarlo in una coltivazione di funghi dentro la legnaia, abbiamo lasciato perdere (questioni di spazio) e l’abbiamo trasformato in una fragolaia. Le fragole sono le poche che abbiamo salvato dall’orto lo scorso anno: purtroppo gli inverni qui sono molto rigidi, sotto la neve le fragole non svernano bene, nemmeno con la paglia. Così abbiamo imparato da una nostra amica del posto che le coltiva in vaso e ritira i vasi in cantina durante l’inverno. Nel nostro caso, invece di riparare i vasi all’interno durante l’inverno, installeremo la serra apposita di questo tavolo da orto.

fragole e lattuga nell'orto sul terrazzo

Siccome oltre al grande freddo in inverno, qui c’è anche il sole molto forte d’estate, come normale essendo piuttosto in alto, ho consociato delle lattughe da taglio. Intanto che le fragole crescono e si espandono, gli terrà un po’ di ombra qualche insalata che risemino ormai settimanalmente. Le fragole apprezzano molto e sembrano addirittura tuffarsi nel fresco delle foglie dei lattughini.
Uniche cure: il compost maturo messo a inizio stagione, una settimana prima di trapiantarle e annaffiature di macerato di equiseto tutte le settimane.

zucca hokkaido nell'orto sul balcone

Intanto mi sono anche premunita per quando non ci sarà l’ombreggiamento delle insalate, vale a dire quando le fragole si saranno espanse abbastanza da occupare tutto il terreno del tavolo da orto. Sul lato più soleggiato ho piantato tre zucche hokkaido: due le farò arrampicare sui bambù già predisposti sopra, per formare una piccola pergola stagionale con le zucche hokkaido piccole e penzolanti (non vedo l’ora!). Mentre una piantina la farò correre in giù, fino a terra, altre zucche ma questa volta lo scopo è ornamentale.

rosa queen elizabeth, prima fioritura 2014

Dall’altro lato, la vista del tavolo da orto è su questa gigantesca rosa, che ho trovato stentata e triste al nostro arrivo qui e che dopo quasi due anni di cure e potature oculate mi sta dando molte soddisfazioni.
Con la sua maestosità ed esuberanza fa sembrare tutto piccolissimo, anche l’ombrellone che sembra un ombrellino da cocktail. Sono titubante nel darle un nome, sicuramente si tratta di un ibrido di tea rifiorente, a grandi fiori e poco profumata, con foglie verde scuro e lucido, inizialmente rosse. Tutte queste caratteristiche hanno fatto supporre a un’amica vivaista che si possa trattare di una Queen Elizabeth. Io sono dubbiosa, perché dovrebbe essere qui dagli anni ’50 e la Queen Elizabeth è un ibrido di Walter E. Lammerts del 1954… le vie dei fiori sono infinite, ma ho dei forti dubbi sulle loro possibilità di arrivare in un giardino qualunque, quasi in tempo reale. L’altro dubbio è che la Queen Elizabeth l’ho vista dal vero solo in Inghilterra e me la ricordo più pallida e composta. 

rosa a mazzi, colore rosa tenue

Ma chi se ne importa, in fondo, è bella e non sempre vale la pena di classificare tutto.
Mi capita di lavorare sotto la sua ombra e mi distraggo a guardare le fioriture sempre diverse. E’ una rosa meravigliosa, che regala colori pastello nelle prime ore della mattina,

rosa, HT rosa, queen elizabeth

per passare a dei rosa molto accesi quando il sole è alto e ci si ripara alla sua ombra per un po’ di fresco dopo pranzo,

rosa, ibrido di tea, queen elizabeth

fino ad accompagnare la sera con toni rosati delicati e cadute di petali nel vento. Una gigantessa molto romantica.

cielo a grandi nubi cariche di pioggia sull'orto di erbaviola
Giardino, Giorno per giorno, Orto, Orto sul balcone

L’ORTO ANNEGATO E I RITMI DELLA STAGIONE

cielo a grandi nubi cariche di pioggia sull'orto di erbaviola

Dopo un’estate breve che mai fu così breve, un autunno piovoso da trasformarci tutti in funghi e un inverno altrettanto piovoso ma privo di neve (è nevicato solo qualche giorno e subito la neve è stata riassorbita dal terreno), ecco: ci aspettavamo una primavera che fosse primavera! Ci aspettavamo il sole. Invece, da mesi mi sembra di essere tornata a vivere nel cuore dell’Inghilterra, al tormento di giornate fatte di nebbie, piogge e pioggerelline, intervallate da un paio di ore di sole debole, completamente inutile per chi voglia fare l’orto. E non posso nemmeno attrezzarmi di serra: ci ho provato ma con i venti di quassù resistono poco e volano via entro la settimana. Non le ha nessuno, infatti. Riproverò magari in autunno con qualcosa di più piccolo come le serre tunnel che facevo in pianura.

Testarda, ho provato ad avventurarmi lo stesso nell’orto bagnato, le semine non possono attendere. E sono sprofondata nel fango, gli stivali hanno in breve acquistato una seconda suola massiccia di terreno argilloso e zuppo, facendomi camminare come un clown barcollante. Un pagliaccio tra quelle aiuole che stanno scomparendo sotto le erbe spontanee (non tutte edibili, quindi non c’è guadagno nel loro invadermi l’orto). Quest’orto, già piccolo di suo e piatto, devastato da mesi e mesi di pioggia, sta soccombendo sotto l’erba e qualche raro cespo di cicorie tardive. Ma piantaggine in quantità, che finisce tutta nelle scorte di burger e polpette di okara insieme, spesso, alla stellaria e alla malva.
A fatica, negli unici due giorni di sole, abbiamo sistemato una parte e trapiantato i pomodori, che ora se ne stanno lì a chiedersi se l’orto sia abbandonato e in prossimità di trasformarsi in un laghetto per le papere. Le zucche sono appena appena spuntate, qualche foglia oltre i cotiledoni, ma non mi avventuro ancora a trapiantarle per la paura che mi sprofondino nel fango e marciscano. Provvisoriamente, le ho sistemate nel tavolo da orto che quest’anno è stato convertito in fragolaia: qui di fragole ne mangiamo parecchie ma è un frutto che richiede lavoro a schiena china, per questo e per una minore profondità radicale le abbiamo trasferite nel tavolo, in cortile, sotto uno dei lillà, aggiungendone qualcuna nuova. I lillà, non ci devo pensare: fioriti il venerdì prima di Pasqua, distrutte tutte le pannocchie fiorite da due grandinate nei giorni successivi. Quest’anno niente oleolito e cerco di pensare positivo per l’inverno: già ora abbiamo dovuto rinunciare a tre rami belli grossi, marciti e morti. Fortuna che dall’anno scorso è rimasto un po’ di oleolito di lillà almeno per l’estate (è meraviglioso contro i gonfiori).  E il prezzemolo? Vogliamo parlare del mio recente scorno e vergogna? E’ diventato un cespuglio più alto di me: ho rimandato troppo per tagliarlo, non avendo voglia di farmi una doccia ghiacciata visto che era sempre pieno d’acqua, ho pensato ingenuamente che al primo sole avrei raccolto, limitato e riordinato. Ma il sole non è arrivato, almeno non abbastanza e non in contemporanea alla mia presenza. Così ora chiunque passi a trovarmi mi chiede come mai tanto prezzemolo: ci volevo fare il bagnetto piemontese, ma in queste quantità mi servirà un pentolone da strega!

Confido in una ripresa almeno timida, quel tanto da poter trapiantare tutti i germogli che aspettano nella cantina-legnaia (avendo una finestra, fa anche da incubatrice e serra, una volta utilizzata la gran parte della legna).
Una ripresa che mi permetta di lavorare nell’orto e cambiare i ritmi stagionali. Non l’ho ancora fatto. In estate il lavoro dell’orto lo faccio preferibilmente al mattino, prima che il sole sia alto, per evitare la scottatura e l’intontimento da canicola visto che dopo l’orto c’è da lavorare. La sera si procede solo con l’irrigazione, non tutte le sere, solo quando necessario.
Ma con questo tempo, abbiamo ancora ritmi invernali: sveglia sotto il piumone, con poca voglia di liberarsene soprattutto se si sente la pioggia scorrere nelle grondaie. Poi le incombenze ancora invernali: colazione calda, portare in casa la legna, accendere la stufa e la cucina a legna, aprire le finestre per cambiare l’aria quel tanto prima di accendere le stufe (lo faccio in fretta mentre lui va a prendere la legna… pena altrimenti borbottii e brontolamenti per il freddo!).

L’altro giorno, scendendo in pianura dopo quasi un mese, mi stupisco delle rose già fiorite, dei gelsomini profumati e delle persone che si lamentano del ritardo. Ma come, se la mia rosa più grande ha ancora un solo bocciolo, il mio gelsomino si guarda bene dal fiorire e l’uva ha qualche fogliolina verde chiarissimo, giusto per non farsi tagliare in caso pensassimo a una sua dipartita! Il primo basilico, neanche a dirlo, è morto per il freddo.
Eppure sì. Eppure mi ricordo di anni fa quando nel pavese stavo già seminando l’orto a febbraio, mentre a maggio nell’orto si entrava nel pieno del lavoro e del raccolto. Ho ben presente un ponte di novembre in cui stavo ancora raccogliendo pomodori! Sull’appennino i ritmi sono cambiati, sia quelli dell’orto che i nostri. L’inverno è più lungo, ma meraviglioso. Il lavoro del terreno fa posto a quello del riscaldamento, della contemplazione, della riflessione. Del riposo. Si corre molto di più durante l’estate per conservare tutto il conservabile, si arriva a maggio ad aprire gli ultimi vasetti di conserve per gli amici che passano, un antipasto piemontese per completare la cena, i peperoni profumati che ricordano l’orto dello scorso anno e quello che verrà.

I miei ritmi cambiano di conseguenza: più domestici nell’inverno, più lunghi e vivaci man mano che cambia l’arco della luce, che comincio a svegliarmi sempre prima, fino alle lunghe giornate d’estate in cui non voglio perdermi un’alba o un tramonto, che cominciano con il lavoro alla scrivania, con il fresco che precede l’alba e continuano nell’orto nelle prime ore della mattina, per continuare di nuovo nel lavoro alla scrivania fino al pranzo. E il pomeriggio, dopo una pausa (quanto sono belle le sieste estive, soprattutto se accompagnate dai mici?), i mille altri impegni, domestici e non, il più possibile all’esterno, persino le letture serali che si spostano sulle sdraio, sotto la vite, con la luce discreta delle lampade solari e i mille versi del bosco come accompagnamento. Bisogna solo aspettare che questi cieli plumbei e questi meravigliosi giochi di nuvole lascino vedere l’azzurro e passare il calore di un po’ di sole. E’ la dietro, si sa e si aspetta.

lavorando in giardino
Decrescita, Giardino, Giorno per giorno

L’IMPORTANZA DI CAMBIARE PROSPETTIVA

lavorando in giardino

Foto da cellulare di questa mattina di lavoro

Oggi torno a lavorare all’aperto per qualche ora, con un piccolo pensiero soddisfatto a quando lavoravo in uffici terribili, soprattutto in uno in cui era addirittura vietato aprire le finestre! Quel tipo di ambiente non mi piaceva, i classici uffici in cemento, arredati in plastica, con grandi finestre luminose ma sigillate e ricettacolo dei pulviscoli cittadini.

Sono arrivata qui desiderandolo molto, lavorandoci tanto, studiando parecchio e avendo ben chiaro l’obiettivo. Per me il successo non era passare da quadro a dirigente o passare dall’idiosincratico open space a all’ufficio singolo. Era invece trovare il modo di fare il mio lavoro senza riunioni inutili di ore, chiusa in una gabbia di cemento con orari fissi per entrare, mangiare, parlare, affrontando tempi di trasporto che sembravano brevi ma sommati facevano giorni di vita. Liberamente, me l’avessero chiesto, non avrei mai detto “Sì, desidero passare mille giorni della mia vita seduta in treno, in aereo e in coda ai chek-in”. Eppure era quello che stavo ottenendo, quello che dovevo fare inevitabilmente per andare a lavorare. Poi iniziava il lavoro. I mille giorni erano gratis.
Esagerata?
Prendiamo un lavoratore dipendente che fa una media di un’ora al giorno per andare e tornare dal lavoro, in città è considerato un fortunato. Sono cinque ore a settimana. Venti ore al mese. Duecentoquaranta ore all’anno. Ottomilaquattrocento in trentacinque anni di lavoro. Sono esattamente settecento giorni della propria vita, ovvero quasi due anni di vita impiegati solo per andare e tornare dal lavoro.
Per me il conto era un po’ più alto: c’erano anche i viaggi di lavoro e ci mettevo più di un’ora di pendolarismo al giorno per raggiungere il posto di lavoro. Avrei superato i due anni di vita in spostamenti e forse anche i tre.
Certo, ammortizzavo i tempi leggendo, ascoltando musica, studiando (quando possibile) o annoiandomi a morte nella guida a singhiozzo imposta da una grande città. Inutile dire che avrei letto più volentieri sul divano di casa, ascoltato più volentieri musica dal vivo o da un ottimo impianto, studiato sicuramente meglio alla mia scrivania e gradito maggiormente un giro in bicicletta o una passeggiata.

Rispetto chi si trova bene in contesti di questo tipo, se li rende felici è giusto che ci stiano. Ma io non potevo essere felice così e ho deciso di cambiare le cose.

Non ero proprio felice, nonostante soddisfazioni lavorative e avanzamenti. Mi accorgevo che anno dopo anno la creatività si atrofizzava, la capacità di pensiero laterale si spegneva, le intuizioni erano sempre meno e che l’ambiente circostante aveva un peso notevole sul mio umore e su tutto il resto della mia vita.
Ci sono persone abilissime nell’entrare in questi cubicoli di cemento, lavorare il giusto, staccare e vivere una vita serena senza pensarci fino al mattino dopo, senza farsi influenzare. Buon per loro, io non ci sono mai riuscita. Forse perché il mio lavoro – i miei lavori, plurale – dipendono molto dalla creatività, dall’intuizione, non sono solo analisi logico-matematiche. Dipendono anche dallo studio, ma come si fa a concentrarsi su qualcosa quando intorno a te cento persone parlano (soprattutto di cretinate!), i telefoni suonano, gente va e viene continuamente interrompendoti? Non ho livelli così alti di autodisciplina per trascendere certi ambienti disfunzionali.
E non cito una volta che mi sono trovata a lavorare in un open space sotto un soppalco, sul quale era posizionato nientemeno che il manager più complessato che abbia mai incontrato… infatti non a caso si era posizionato su un soppalco da cui dominava l’open space al di sotto. Avete mai sentito qualcosa di più patetico? Eppure è così.
A un certo punto il suo delirio di onnipotenza è arrivato a un punto tale che ha preteso che grafici, programmatori, copywriter ecc. compilassero un foglio giornaliero segnando ora per ora cosa avevano fatto (un’idea geniale da Fiat anni ’70 che è costata all’azienda un’ora al giorno in più da pagare per ogni dipendente affinché compilasse questa tabella inutile). Ho dovuto spiegare all’amministratore delegato che questi erano metodi da paleo-catena di montaggio e che i miei collaboratori, che prima si fermavano anche fino a tarda sera solo per portare a termine i progetti, con questa bella novità staccavano invece alle cinque e fino alle sei compilavano moduli! Intanto che gli parlavo però mi chiedevo: “ma veramente sto perdendo un’ora di tempo con un progetto in scadenza a spiegare all’amministratore delegato che il suo responsabile del personale pensa di coordinare gli operai di Mirafiori nel 1960?! Davvero bisogna ancora spiegare la differenza tra un grafico e un metalmeccanico?!” (lavori entrambi degnissimi, ma decisamente diversi, non si possono contare i minuti a un creativo!). Insomma, non ce la facevo più a sprecare tempo in nome dell’incompetenza altrui.
Mi ero stancata infine anche di passare serate su serate con i tomi da studiare. Faceva parte del mio lavoro, doveva rientrare nel mio orario di lavoro, non doveva invadere anche il privato, per quanta passione ci possa essere in quello che si fa.

Non è stato facile all’inizio, lo ammetto. Sorvolo sulla questione economica, ho anche venduto l’auto e una collezione, tanto per dire. Ma qui mi preme più parlare della considerazione sociale. Di quando passi da manager a “qualcosa a casa tua”. Qualcuno mi ha considerata una che non sapeva affrontare ritmi sostenuti, sebbene lo avessi sempre fatto fino al minuto precedente. Ho sentito mormorare “burned out“… e giuro che non ero arrivata in ufficio vestita da hippie spargendo fiori sul pavimento grigio-tristezza. Burned out sono le persone che lavorano così tanto, a ritmi così sostenuti che a un certo punto si giocano le connessioni neuronali. Si racconta di broker di WallStreet che si mettono a cantare a squarciagola, di avvocati che si denudano in tribunale. Non ho fatto nulla di tutto questo. A volte, purtroppo sempre più spesso, sono burned out persino coloro che hanno affrontato vent’anni di lavori precari e si ritrovano a cercarne ancora per sopravvivere, ma completamente sfiniti. Andrà sempre peggio.

Quando, ripetendo gli stessi schemi, non migliora la situazione, è necessario un cambio di prospettive. Quando si cambiano otto lavori e la situazione alla fine è sempre uguale, ci si ritrova sempre al punto di partenza solo un po’ più sfiniti di prima, allora bisogna cambiare prospettiva. Guardare le cose in modo diverso. Se sto scavando una buca nel posto sbagliato, sarà inutile continuare a scavare o scavarla ancora più profonda. Semmai dovrò muovermi verso un altro posto se voglio ottenere la buca nel posto giusto. Fila come ragionamento? Immagino di sì.
Come fare, però? Non ho soluzioni per tutti, posso solo condividere la mia esperienza.  Riassumendo, è questa. Bisogna credere nelle proprie idee, prima di tutto. Ignorare l’opinione di chi è negativo, di chi ti vuole ingabbiato per giustificare la sua permanenza sulla ruota del criceto, ignorare chi deve darti la sua opinione contraria a tutti i costi, specialmente se non richiesta. Ascoltare chi ha fatto qualcosa di simile, chi ha realizzato quello che sognava e ascoltare chi è capace di ascoltarti. Soprattutto non provare, ma fare.
Tutto qui? Sì, tutto qui. Ma è da leggere molto attentamente. Perché, come ha scritto Henry Ford, “sia che tu pensi di fallire o di avere successo in qualcosa, in entrambe i casi avrai ragione“.  [1]

Un giorno di tanti anni fa ho piazzato un piccolo tavolino da campeggio su un balcone, ci ho messo sopra il portatile, ho cominciato a lavorare lì tutte le volte che potevo. Anche se ero a Cesano Maderno, nell’orrenda periferia brianzola, anche se la vista era sulla strada. L’ho riempito di fiori e poi di verdure, non si parlava ancora di orto sul balcone. Ho messo delle piante tra me e quello che non mi piaceva. Ho iniziato ad autoprodurre quello che mi serviva, prima poco poi sempre di più. Non è stato facile, come sa chi segue questo blog, e  per questo non mi dilungo oltre. L’importante è credere fortemente e andare nella direzione dei propri sogni.
Oggi sto scrivendo dal giardino di una casetta in mezzo al bosco, sul meraviglioso appennino tosco-emiliano. [2]

 

Note

[1] “Whether you think you can, or you think you can’t, you’re right.” Henry Ford, Samuel Crowther, My Life and Work, BN Publishing, 2008

[2] Nonostante l’idillio del posto, ho al momento una quantità di lavoro da fare. Se non bastasse il lavoro, ci si è messo il rialzo repentino delle temperature, che qui di solito arriva a fine aprile, e che ci sta facendo correre a piantare, trapiantare, seminare, tutte attività che occupano altro tempo. Mi scuso quindi per la mancata partenza del ‘concorso‘ di cui si è parlato sulla mia pagina facebook settimana scorsa. Il lato positivo è che, partendo la prossima settimana, la data di termine andrà oltre la settimana di Pasqua e qualcuno magari potrà approfittare delle ferie per partecipare!

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com
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ASSENTE GIUSTIFICATA DAL BLOG, PRESENTE ALLA VITA

orto pettinato settembre 2013 erbaviola.com

Nelle ultime settimane il concetto di tempo libero mi è diventato estraneo, come sempre prima che arrivi l’inverno. Si corre a cercare di fare tutto il possibile, tutto quello che non si potrà fare una volta che si abbasseranno le temperature o arriverà la neve. Così capita che in una giornata, appena terminato il lavoro si corra nell’orto, si torni in casa con qualche cesta di verdure e si preparino conserve, o che la pausa pranzo si passi nel capanno dei vicini a restaurare un tavolo, oppure raccogliendo l’uva perché è pronta adesso, non si può rimandare.
Ultimamente ho avuto parecchi impegni di lavoro ed extra per l’uscita dell’ultimo libro, così nell’orto mi ha sostituita in gran parte la mia metà… così l’orto pettinato è diventato ancora più pettinato, con – addirittura! – lattughe allineate e sentierini disegnati da sassi e terra battuta! Un giardinetto, in pratica. La cosa, oltre a raccogliere il mio disappunto, ha raccolto gli sguardi ammirati degli anziani e turisti di passaggio. Ma questo, come dicevo qualche tempo fa, è un “orto di benvenuto”, la prossima primavera arriverà anche qui la paglia, l’irrigazione a goccia e la sinergica dell’orto spettinato.

 

tavolo da orto 2013 erbaviola.com

Il tavolo da orto è stato anche lui traslocato dal balcone della casa precedente e collocato sotto una pergola d’uva. A primavera ho chiesto a un vicino, coltivatore, se aveva un po’ di terra buona per riempire questo tavolo. Non solo sono stati curiosissimi di questo “aggeggio curioso per cittadini” ma sono arrivati con una ruspa piena di terra, riempiendolo in due minuti! Da lì si è originato un simpatico passaggio quotidiano con valutazioni su come funzionava il tavolo, se cresceva bene l’insalata, se funzionava meglio come serra o come orto. Si è unita anche la postina… la valutazione sulla coltivazione nel nostro strano tavolo da orto è stata materia di gossip estivo da queste parti. Abbiamo deciso di spostarlo quasi sotto una pergola di uva perché in agosto il sole bruciava tutto e il massetto di terriccio era troppo basso per mantenere riserve idriche adeguate per le piante. E’ bastato tenerlo a mezzo sole e il problema si è risolto. Avendo però un orto grande, coltivarci qui le insalate non era l’idea vincente, così l’abbiamo trasformato in gigantesca seminiera-serra e le piantine sono cresciute meglio che in una serra normale grazie al sottofondo di terriccio umido e la possibilità di ombreggiatura naturale quando c’era bisogno.

 

fagioli borlotti orto 2013 erbaviola.com

Come dicevo, quando si vive così sei tu che devi seguire i tempi dell’orto e non il contrario. Il contrario è impossibile: finisci solo per perdere qualche raccolta. Così se una domenica pomeriggio hai progettato di rilassarti un po’ dalla settimana intensa, può capitare che siano invece pronti gli ultimi borlotti e  l’unica soluzione per fare entrambe le cose è sedersi fuori nell’ultimo sole settembrino con una tazza di té verde alla menta piperita (questa presa direttamente dal vaso) e iniziare una personale catena di smontaggio: prendi borlotto – sbuccia borlotto – fagioli nella ciotola – bucce nel sacco per il compost. Ma vuoi mettere poi che scorta di fagioli per quest’inverno! Li ho conservati in piccola parte in freezer e in gran parte in vaso di vetro pronti all’uso (sono una di quelle che dimentica sempre l’ammollo la sera prima, quindi conservarli secchi con me non è funzionale).

raccolta uva orto 2013 erbaviola.com

Oppure c’è da raccogliere l’uva e la nostra, ce lo diciamo da soli, non ha davvero paragone con nessuna: non abbiamo usato niente, ringraziando che quest’anno come l’anno scorso non ha preso malattie. L’ho solo fertilizzata leggermente con un po’ di macerato di equiseto e ortica a inizio stagione, nient’altro. “Il sapore dell’uva rubata a un filare” come cantava Guccini, reso impagabile dalla sicurezza di poterla mangiare senza timori di pesticidi. Non ha prezzo.

aiuola succulente viola erbaviola.com

Per il giardinaggio quest’anno non ho davvero avuto tempo, la questione del giardinetto davanti è infine stata rimandata al prossimo anno. Anzi, avrò l’inverno per torturare adeguatamente la cara Diana Pace per un progettino su questo micro-giardinetto davanti casa. Quello che so già è che, oltre ai consigli preziosi di Diana, metterò almeno un paio di rose antiche di Monica Cavina. A questo proposito, se siete in vena di progettazione, non lasciatevi scappare l’appuntamento del 19-20 Ottobre nel vivaio Vivaverde di Monica: un fine settimana dedicato alle sue meravigliose selezioni e alle piante a basso consumo idrico, grazie anche a un ospite speciale, Chiara Boni, del vivaio La Valletta, che terrà anche una conferenza sulla progettazione ecosostenibile di un giardino con piante mediterranee.

Ecco, dopo aver citato cotanta cultura e esperienza del giardinaggio, la mia aiuola qui sopra costituisce la nemesi. Le succulente sono semplici Setcreasea PurpureaGraptopetalum Paraguayense, il rosmarino è un semplice strisciante a fiori viola (‘strisciate’ l’ha detto il vivaista ma a me pare più ricadente e infatti l’ho spostato dal luogo dove non strisciava per niente a questo in cui può ricadere… vedremo). I sassi sono formazioni calcaree raccolte su una spiaggia dalle parti di Ancona qualche anno fa. L’idea di partenza è quella di avere in primavera-estate un’aiuola con diversi toni di viola che riesca a coprire nel tempo una piccola scarpatina che altrimenti resterebbe spellacchiata, lì non resistono nemmeno le spontanee.

 

tavolo radica di noce in restauro erbaviola.com

Ora, come ci entra nei lavori pre-inverno un tavolo da restaurare? Non solo ci entra, ma ci deve entrare! Il tavolo è dei miei vicini, ed è enorme. Per restaurarlo devo lavorare nel loro capanno degli attrezzi e già così si gela, dopo un’ora ho le dita ghiacciate e devo rientrare. O mi sbrigo, o mi rivedete a maggio con il disgelo.
Qui lo vedete in fase già avanzata di restauro ma ho perso il conto delle ore che ci ho messo dall’inizio a qui. Un folle lo aveva verniciato. Di nero. Facendo precedere una bella mano di cementite, per non farsi mancare proprio niente. Il tutto su un tavolo in radica di noce, davvero un genio! Ora, non è lo stile che piace a me, ma distruggerlo in questo modo è da folli. Ma dopo la croppa di cementite e vernice, il povero tavolo non aveva ancora smesso di soffrire: è arrivato un conoscente dei vicini che in perfetta buona fede ha pensato di cominciare a sverniciarlo con… tenetevi forte… una levigatrice elettrica! (Francesca a questo punto mi sarà svenuta, qualcuno corra a rianimarla per favore) .
Così nella pausa pranzo e qualche ritaglio di ore dei fine settimana l’ho rimesso in sesto, il tutto però correndo perché la maggior parte dei prodotti naturali per il restauro non sopporta il freddo. Nella corsa contro il tempo però ha vinto il meteo: la temperatura è scesa sotto i 15 gradi e ora per la lucidatura a tampone con la gommalacca devo per forza portarmelo in casa, anche se uso la gommalacca della Cera Novecento che è ottima, il rischio di velature bianche con questo freddo rimane. Ma almeno ho evitato di fare in casa le fasi precedenti, vediamo il lato positivo. Ora comunque c’è da correre se non voglio tenere per un mese il catafalco nel mio ingresso.

 

sana 2013 Probios con Cucina Consapevole: Nicole Provenzali e Marilisa Bombonato all'opera!

Ma non fatico e basta, non tiriamocela troppo con la fretta. Ogni tanto piantiamo tutto quel che abbiamo da fare e ce ne andiamo a zonzo o a trovare qualche amico o accogliamo amici a pranzo. Abbiamo avuto tempo di andare anche al SANA a Bologna, ma sorvolerò sulle cose che non mi sono piaciute affatto. Passo in rassegna invece quelle che mi sono piaciute tantissimo. Prima di tutto, nelle foto qui sopra, le due impareggiabili Nicole e Marilisa di Cucina Consapevole, che come vedete stanno per diventare “le tre impareggiabili” di Cucina Consapevole! Ok, sono di parte perché Nicole è una cara amica, però le loro lezioni di cucina nello spazio di Probios sono state davvero divertenti e interessanti, infatti erano esauriti tutti i posti! Io mi sono pappata anche gli involtini vegetali che hanno cucinato … gustosissimi! Alla consolle organizzazione-logistica-pazienza: l’imperturbabile Federico.
Apprezzo molto quando aziende come la Probios non si limitano al banale stand, dando invece un valore aggiunto ai clienti e alla manifestazione con conferenze e workshop, altrimenti diventa tutto un raccogliere depliant e sentire presentazioni preconfezionate … e io, dopo la seconda, francamente inizio a perdere l’attenzione. Insomma, un grande punto a favore di Probios per averci portato a Bologna le lezioni di Cucina Consapevole. Mi piacevano già per i loro legumi “prodotto in Italia da agricoltura biologica” che uso di frequente, ma ora molto di più!

Cos’altro di positivo sul SANA? …mmmhhhh… Ah! Ho incrociato per caso ma con molto piacere Elena e la sua metà, abbiamo chiacchierato un po’ della sua nuova attività che è un progetto davvero particolare, difficile da riassumere in poche parole: Passo lento, vi invito alla lettura. E ho rivisto con altrettanto piacere Eliana, la Pippi, che seguiva il workshop di Nicole e abbiamo scambiato qualche chiacchiera. Naturalmente mi ha riconosciuta lei, io continuo ad essere fisionomista come una talpa.

 

passeggiata nel bosco autunnale - erbaviola.com

Mi fermerò un attimo? Forse, tra poco, quando il freddo sarà pungente abbastanza da togliermi qualsiasi voglia di andare lontano. A tratti sta arrivando il periodo di calma, quando si avrà voglia solo di lunghe passeggiate nel bosco facendo scricchiolare le foglie di sentieri nascosti, delle braci nella stufa da ravvivare al ritorno, del profumo della cucina a legna e del silenzio ovattato dell’autunno in montagna.

 

Rosa Tuscany di David Austen - erbaviola.com
Giardino, Libri

Come potare le rose

Oppure come non potare le rose. Considerazioni personali dalla mia esperienza di amante della famiglia botanica delle rosaceae e produttrice di oleoliti di rosa e acqua di rose.

Esistono interi libri solo sulla potatura delle rose o di particolari famiglie di rose, numerose teorie che variano da vivaista a maestro giardiniere. I più appassionati giardinieri sanno infatti quanto spazio venga dedicato a questo argomento su volumi come The English Roses dell’esperto eccellente David Austin (non a caso la foto sopra è della mia Tuscany, una rosa inglese antica e profumatissima di David Austin) o nelle bellissime collane della Royal Horticultural Society. La RHS tra l’altro ha anche una collana in brossura che trasforma i tomi sull’argomento in pratici libretti di veloce consultazione, gli RHS Practicals, in questo caso a chi volesse approfondire restando sull’amatoriale consiglio Rhs Practicals: Roses oppure la traduzione italiana del volume principale della RHS. In italiano c’è anche il bel volume di Zanichelli, Le rose, di Roger Phillips e Martin Rix, forse il migliore per chi comincia da zero, con schede chiare e precise che Continue Reading