BABBO NATALE GIRA NUDO CON RENNE IN FIAMME

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12/2011

BABBO NATALE GIRA NUDO CON RENNE IN FIAMME


Cari che passate di qui,

nonostante il Guardian quest’anno si sia impegnato a dimostrarmi che Babbo Natale o non esiste o gira nudo con renne in fiamme, io mi ostino a considerarlo una buona possibilità tra una vasta schiera di amici immaginari. Da vero amico immaginario, infatti, fa cose strabilianti: accoglie richieste che puntualmente soddisfa solo per i più ricchi, ma continua a essere amato dai più dai poveri, un po’ come il Superenalotto.

Io da bambina non ho capito subito chi portava i regali, uno sosteneva Gesù Bambino, l’altra Babbo Natale o i genitori, a seconda dei momenti, poi i cuginetti sostenevano fosse tale Santa Lucia, con la variante dei cuginetti americani che ricevevano i regali da tale “Santa” che però era sempre Babbo Natale e non Santa Lucia. La nonna, di indole steineriana, sosteneva che chiunque fosse, ne portava troppi.
Insomma, in questo casino incoerente, io alla fine mi ero convinta che sorgevano da soli alla base del pino. Da lì mi devo essere innamorata delle piante.
Poi c’era questo anonimo groenlandese travestito di rosso che si prendeva tutto il merito, con avvallo di Hollywood. Ho sempre avuto dei sospetti sul nonno di Heidi, comunque.

Oggi, quando mi capita di leggere pipponi chilometrici sul perché ai bambini bisogna dire da subito la verità e non fargli credere che entità soprannaturali portino a loro il trenino di legno e al vicino di casa la playstation3, mi viene da sorridere. I bambini vanno molto oltre.
Fin da piccola mi hanno venduto le peggiori stranezze, da renne che volano a quella cosa uno-e-trino che non ha ancora capito nessuno, incoerenze macroscopiche che vanno da Gesù Bambino che mi porta un quintale di regali costosi a Gesù adulto che sgrida i ricchi e i cammelli nella cruna dell’ago. Nonostante questo collage catto-pagano, ho sviluppato una testa da vera scassamaròni, invero piuttosto critica e amante della documentazione scientifica. Sicché, anche se ai bambini raccontate che i regali li porta Babbo Natale… non è che li condannate all’oscurantismo come sostengono tanti psicologi. Delle volte è meglio la serenità e l’allegria che le spiegazioni scientifiche. Per quelle ci sarà tempo.

Comunque, un po’ di surreale in me è rimasto, così ogni anno scrivo una lista di desideri, metti che poi si scopre che hanno ragione quelli di Hollywood e Babbo Natale esiste davvero…

Quindi, per questo Natale vorrei…

  • che quest’orto da balcone, che durerà 50 anni, arrivi sul mio balcone prestissimo e mi permetta di coltivare tante verdurine anche in inverno, soprattutto mentre l’orto vero è coperto di neve o completamente ibernato come adesso;
  • 450 lt di terriccio biologico per l’orto di cui sopra, compreso compagno che amorevolmente lo porti nel punto necessario all’utilizzo senza lasciarmi single;
  • che tutti quelli che dicono di amare gli animali la smettessero di mangiarli;
  • che chi ha dei figli si impegnasse per primo a non inquinare, perché il mio risparmio sui carburanti non abbatterà mai i vostri tre anni di pannolini usa e getta;
  • che Babbo Natale si ripigliasse indietro i chili che mi ha regalato gli scorsi natali;
  • che chi mi vuole bene continui a volermene e che accolga come prezioso il bene che gli porto.
Per il resto, che voi festeggiate Saturnalia, Natale, Hanukka o guardate con compassione l’irrisorietà delle gioie da consumismo e come me ascoltate con disperazione le cacofonie americane natalizie… grazie di esserci :D
Ci rivediamo tra qualche giorno!

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11/2011

FRECCIAROSSA CHE TI PASSA

*Questo post è dedicato a Kia che domani deve affrontare Bologna-Milano sul Frecciarossa e che finora era scampata a questa macchina infernale.*

Negli ultimi due anni e mezzo mi sono ritrovata a prendere questi treni veloci, visto che ormai per andare da Bologna/Firenze a Milano, Roma o Torino non c’è praticamente altro. Ovvero. Ci sarebbero gli Intercity che però dopo l’avvento delle Frecce sono stati ulteriormente rallentati. Anni fa, prima delle Frecce, da Bologna a Milano con un’intercity ci volevano un paio di ore. Oggi dalle due e mezza alle tre abbondanti. Aggiungiamoci anche che, una volta scesa a Milano, a volte devo prendere i treni della transumanza disumana, ovvero il Milano-Mortara o Milano-Vercelli: un’ora minimo con corse sempre più rare, il tutto solo per fare 70 km… A quel punto, l’attuare la mia personale protesta anti-TAV e prendere l’intercity invece dei superveloci diventa solo una protesta patetica (lo è anche normalmente, visto che le ferrovie non se ne accorgeranno mai, ma è una questione di principio e di ri-appropriazione di ritmi lenti).

Morale, insomma, mi ritrovo sul Frecciarossa, uno spaccato di un’Italia che mi piace sempre meno.

La maledetta prima classe Frecciarossa

La prima classe del Frecciarossa è una perversione progettata da uno che da studente non ha mai potuto viaggiare in prima classe e ora ha trovato il modo di vendicarsi di tutti i viaggi in terza sulle littorine ghiacciate coi sedili di legno. Nella sua infanzia sfigata si rodeva e progettava la vendetta contro quelli della prima classe con riscaldamento e sedile in vellutone rosso. C’è riuscito.

Se prenoto io, evito la prima classe come la peste, ma se prenotano le aziende puoi anche supplicare in aramaico, la seconda non te la danno, sicuramente tutte le aziende con cui lavoro fanno parte della lobby del Perverso Progettista della Prima Classe Frecciarossa di cui sopra, d’ora in avanti chiamato PPPC. (Si noti il non casuale ribaltamento di CCCP – Fedeli alla linea).

La prima fondamentale vendetta che ha previsto il PPPC è che la prima classe sia sempre negli ultimi vagoni, sia che tu stia salendo o scendendo. I frecciarossa hanno in media 12-13 vagoni. Lunghissimi. Alla stazione di Bologna per salire sulla prima classe devi andare a piedi a Casalecchio di Reno, a Torino devi scalare Superga, ma a Roma Termini ti basta camminare sui binari fino a Tiburtina, sempre con valigia al seguito.
La lontananza dei vagoni prima classe è di solito inversamente proporzionale alla lunghezza delle banchine, specialmente in stazioni come Bologna dove le banchine finiscono senza logica e comincia il ghiaietto di m****, ideale per tacchi alti e valigie pesanti con rotelle. L’ultima volta che sono atterrata sul ghiaietto di m****, avevo anche una zucca di 6 kg a completare la giostra tacchi-valigia-borsa-computer. E’ più facile correre sulla spiaggia d’agosto con la tuta da sci trascinando un tronco di pino.

Ma quando sarete saliti sul vagone prima classe, vi renderete conto che questo era solo il purgatorio.

Il maledetto ristoro della prima classe Frecciarossa 

La prima classe offre un servizio di piccolo rinfresco continuo, gratis, che si converte in solenne rottura di maròni, sempre gratis. Ma è uno spaccamento di maròni scientifico, articolato e studiato per non lasciarti in pace più di 5 minuti, in 5  fasi:

  1. Appena salito una voce ti annuncia che a te, superfigo della prima classe, verranno portati giornali e serviti “drinks e snacks dolci e salati“. Se sali a Torino e scendi a Napoli, la gentile voce ti rintronerà in testa per altre 48 ore con il simpatico messaggio che ti ricorda che sei un superfigo di prima classe, dopo che ti è stato ripetuto quella quarantina di volte appena.
  2. Finito il messaggio, arriva il primo carrello, giornali. Tutti tranne il Fatto Quotidiano. (Delle volte trovi anche il Corriere di Romagna a Napoli, ma non si ha memoria della presenza del Fatto Quotidiano). Il carrello giornali occupa tutta la corsia, non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi il giornale e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. Se come me tenti di metterti le cuffie e fare l’indifferente lavorando, ti urla se vuoi il giornale e ti picchietta sul braccio finché non gli rispondi.
    A Bologna, vai a sapere perché, quasi tutti quelli che salgono vogliono “Il Fatto”. Non c’è. “Allora Repubblica”. A Firenze chiedono tutti Repubblica, “Non c’è, l’hanno finita quelli di Bologna”. Al ritorno si vendicano e per chi sale a Bologna son rimasti solo Libero e Il Giornale.
  3. Poi arriva il carrello bibite e snack. Generalmente quelli attorno a te prendono tutto, perché tanto è gratis. Si sa che è una celebre usanza italiana prendere tutto quello che è gratis. Il PPPC lo ha calcolato, infatti ha messo la roba più immonda da mangiare a bocca aperta, altra celebre usanza italiana. In prima classe tu avrai sempre davanti uno che mastica a bocca aperta i Fagolosi, dei grissini con il peso specifico di una mazza da baseball ma che in masticazione durano di più. Ideali per chi mastica a bocca aperta e ha chiesto anche Coca-Cola (gli zuccheri aiutano l’impasto e le evoluzioni intestinali sono garantite).
    Se non vuoi niente ti squadrano malamente, sei un boicottatore del PPPC, un nemico dell’umanità e per punizione ti mollano la salviettina rinfrescante obbligatoria (vedi di seguito).  Non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi qualcosa e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. E giù la salviettina.
    Devi anche fare molta attenzione nelle risposte al personale di bordo, che parla un linguaggio in codice veloce. Tipo:
    “SalitoFirenze?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?GrissinipatatineRingoBucaneve?”
    Il novellino viene preso in contropiede dal succo di frutta che voleva ma si impalla su dolce-o-salato della prima classe, scelta che lo spiazza. Il personale guarda spazientito. Gli altri viaggiatori guardano con impazienza che il carrello arrivi a loro. Lui comincia a sudare e abbozza “Dolce?”, ricevendo in risposta un pacchetto di frollini al burro idrogenato che si affretta a mangiare per non sembrare ingrato. Passerà la giornata a meditare su che amica sia l’ignoranza.
  4. Poi arriva la monnezza, raccolta di tutto  l’immondezzaio fatto da giornali, salviettine, Fagolosi, Bucaneve, caramelle e  patatine sputacciati sui tavolini. Per permettere il prelevamento della monnezza dei tuoi vicini, devi sollevare il portatile, dribblare il bicchiere di spumante mezzo pieno che gli passa a un millimetro, con l’altra mano lanciare il cellulare nella borsa prima che finisca anche lui nella monnezza e fare un sorriso di circostanza “no, ma si figuri… mi state sfrantumando i maròni da quando siamo partiti, ma questo e altro per viaggiare in prima classe coi ficoni!”.
  5. Poi passa la caramella latte e miele, che come la salviettina te la mollano anche se  non la vuoi. Se fai finta di non vederli te la lanciano sul portatile, di solito centrando con una mira da corpi speciali il tasto Canc. La nostra amica Erbaviola una volta ha chiesto, per pura curiosità: “Scusi sono vegan, la caramella c’è solo latte e miele?” e ha sentito l’addetto caramelle, serissimo, chiedere all’interfono “La dottoressa Vegan chiede se la caramelle ci sono solo latte e miele” ed è tornato costernato “Sì, dottoressa Vegan, ma forse da settimana prossima anche alla menta”. Accadeva l’anno scorso. Per dovere di cronaca, la dottoressa Vegan sta ricevendo ancora caramelle latte e miele. (Giustificazione: Il personale del Frecciarossa non è matto o ignorante. Semplicemente, siccome onorevoli, portaborse e leccapiedi vari ci viaggiano aggratis, per non fare gaffe chiama tutti ‘dottore’, come a Napoli nei parcheggi abusivi. E’ chiaro che se uno si qualifica con il cognome, Vegan, sarà minimo l’onorevole Vegan che vuole la caramella particolare perché è abituata alla buvette del Parlamento).

La cosa meravigliosamente perversa è che tutti questi passaggi si compiono ad ogni fermata. Ad ogni passaggio di carrello è impossibile muoversi, perché occupano l’intera corsia. Devi startene seduto con il tuo dirimpettaio che mastica a bocca aperta. Incarcerato nel tuo sedile. Alla prossima fermata riprenderà tutto da capo. Voce-quotidiani-da bere- snackdolcisalati-monnezza-caramella.

La cosa comica  è il tratto Firenze-Bologna, 40 minuti scarsi. In questi 40 minuti, come in una comica da film muto, parte il messaggio “sei un superfigo di prima classe” e prima che sia finito passano di corsa: il carrello giornali senza Il Fatto Quotidiano, il carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza che strappa via i sacchetti di Fagolosi a chi cercava di mangiarli in meno di 2 minuti. Ma non è importante, perché entro 5 minuti ferma a Bologna e si riparte: carrello giornali , carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza. Devi rispondere a tutti. Prova a lavorare sul tuo portatile e sei morto.

Se fai Bolzano-Napoli, all’arrivo vai direttamente in auto-ricovero al manicomio di Aversa.

 

Il perverso portabagagli del Frecciarossa

Merita menzione d’onore. Per affrontare il frecciarossa devi aver fatto yoga e rugby. Il primo ti aiuta a sopportare stoicamente il dolore, il secondo a sfondare le valigie di m*** infilate tra i sedili.

Il PPPC infatti, nella sua perversione, ha fatto in modo che tutti fossero costretti ad usare il minuscolo vano valigie tra i sedili, infilandoci in genere delle Samsonite giganti in piombo degli anni ’80, sporgenti abbastanza da massacrarti le rotule ma non abbastanza da essere notate in tempo. L’unica per sopravvivere a questi corridoi è fermarsi all’inizio, intonare l’haka come gli All Blacks, prendere la rincorsa, chiudere gli occhi e farsi tutto il corridoio in posizione placcaggio fino al proprio posto. Poi puoi passare la seguente ora con le rotule in gola, ma vivo.

Per attuare i suoi piani senza farsi beccare, il PPPC ha inserito un vano bagagli all’entrata delle carrozze e un portabagagli sopra i sedili, così nessuno gli può dire niente. Ma sono studiati per non essere utilizzabili dalla maggioranza.
Il vano valigie all’ingresso non lo usa nessuno perché:

  1. contiene 6 trolley per ripiano, totale 12 trolley per carrozza. Posti a sedere: oltre il centinaio. Il primo a usarlo sarà sempre qualche megalomane che viaggia in prima classe con la cabina armadio formato baule catafalco di Vuitton, quindi ci starà solo il suo catafalco.
  2. siamo in Italia, se tu lasci la valigia all’ingresso della carrozza e ti vai a sedere in fondo, poi passi il resto del viaggio a scrutare chiunque vada in bagno e a scattare come una molla appena si aprono le porte, per controllare che non si smaterializzi. L’unico che sopravvive ai furti è il baule catafalco di Vuitton, si racconta che ne abbiano rubato uno nel 1960 ma il ladro lo sta ancora trascinando a casa.

Nei treni di una volta, gli intercity e il Pendolino, c’era il vano porta bagagli sopra la tua testa che conteneva la tua maledetta valigia con le misure massime consentite nei voli aerei. Si sa che chi viaggia per lavoro ha i trolley di questa misura per non accodarsi alle comitive di ottantenni giapponesi al ritiro bagagli. Su questa base, nel Frecciarossa il PPPC ha progettato il re dei portabagagli inutilizzabili. Ha preso le misure massime consentite per i bagagli in aereo e ha piazzato sopra la tua testa una mensola di 3 cm più stretta. Così tu sali sul Frecciarossa e sollevi sportivamente la tua valigia con le misure massime consentite, oplà come sono agile, cerchi di infilarla e la incastri invariabilmente a metà percorso. Perché, questa sì che è progettazione perversa, la mensola è anche inclinata verso il basso, così o incastri la valigia e devi strapparla via con una tenaglia, attrezzo di cui tutti noi viaggiatori-lavoratori disponiamo come up dell’iphone. Oppure se pensi di fare il furbo come la sottoscritta e ti procuri una valigia più piccola, ti scivola giù fino in fondo e per recuperarla puoi solo sperare che la nazionale di basket viaggi con te.

La salviettina rinfrescante

La salviettina rinfrescante richiede un capitolo a parte. Merita. Primo è obbligatoria, te la schiaffano sul microtavolino oppure direttamente sul tasto canc se fai finta di non vederli. In genere il neofita pensa: “La uso, se no passo per una persona sporca“. Apre l’involucro non riciclabile con logo frecciarossa, dispiega il lenzuolo imbevuto di Mastro Lindo al limone  e si sfrega energicamente le mani “eh? visto come sono pulito?“.
Dopo un minuto si accorgerà di avere le mani appiccicose come se si fosse lavato con il vinavil e di puzzare come il bagno del suo ex liceo. Si precipiterà in bagno, rendendosi conto troppo tardi che la salviettina rinfrescante è solo un abile tranello del PPPC per mandarlo in bagno e eliminarlo.

Il bagno della prima classe

Il bagno della prima classe è chic. Minimal chic. Più minimal che chic. Non ho osservato bene la tazza, perchè non ho di queste perversioni ma il lavandino lavamani sì. L’hanno fatto come il bagno di casa tua, ma in dimensione puffetta e con i materiali della casa di Barbie. Il PPPC sono sicura che sia anche nano e abbia in odio chiunque più alto del metro e cinquanta. Se ti approssimi a questo gioiello di lavamano ti accorgi prima di tutto che devi inclinarti quasi a 90 gradi per usarlo. Il che, se non sei sproporzionato, implica il dare una botta di coccige alla parete retrostante e ritrovarti seduto per contraccolpo sulla tazza o direttamente dentro. Io consiglio di inclinarsi solo a 70 gradi e usare usare un calzascarpe (anche qui una cosina che tutti portiamo in tasca) per pigiare sull’erogazione acqua. Se no dovete trasformarvi nell’uomo elastico. Attenzione perché ora vi do una dritta vitale: appena pigiato, fate un salto all’indietro! Subito! In alternativa uno schizzo potente di acqua vi decorerà la zona patta dei pantaloni e tutto il vagone penserà, nella migliore delle ipotesi, che vi siete dati a giochi onanistici nella toilette. Mentre vi state asciugando (ma sarà inutile), il controllore vi busserà alla porta per vedere se state scroccando un viaggio con la tecnica della toilette. Alcuni sostengono che ci sia un chip nel rubinetto che comunica al controllore quando passare con la maggiore discrezione.

Il wi-fi del Frecciarossa

Sorvoliamo sul fatto che io capito sempre di fronte a qualcuno che gradisce le innumerevoli bevande offerte e le parcheggia meticolosamente vicino al mio portatile, in modo che a qualsiasi evento di frenata o urto possano inondarlo. Il frecciarossa non ha i portabicchieri, solo un microtavolino liscio per far cadere meglio le bevande. Se tu hai un portatile e il tuo vicino una coca-cola gigante, è scientifico che le due realtà si congiungeranno alla prima frenata. Se invece il tuo vicino se l’è già versata sui calzoni ed è impegnato a pulirsi nel bagno di Barbie, puoi lavorare abbastanza tranquillo.
Il wifi è obbligatorio, perchè se ti colleghi con la tua internet key o con il tuo cellulare, ti salterà la connessione ogni tot e alla fine ti salterà definitivamente, mentre la sim resterà connessa consumandoti le seguenti 24 ore di connessione via roaming con l’adsl di Tokyo.
Dopo complicatissime manovre che non sto a descrivere anche perché le ho dimenticate, sono riuscita ad avere una user e password per il wifi del Frecciarossa, gratuito fino al 2012. Il funzionamento non è male, quando va, bisogna ammetterlo. Ma quando non va, ti rendi subito conto di vivere in Italia perché ti compare il seguente messaggio:
ERRORE Spiacenti ma la sessione è scaduta. O sei stato troppo a lungo inattivo o hai disabilitato i cookies nel tuo browser oppure hai avuto problemi con la tua connessione di rete. Per favore contatta ‘Francesco Lombardi’ (‘francesco.lombardi@telecomitalia.it’) per ulteriore assistenza.”
Devo commentare? Non ho più accesso a internet e per segnalartelo posso solo mandarti una mail. Geniale. Ma soprattutto partiamo già dal presupposto che sia colpa mia, un marchio di fabbrica di Telecom e dell’assistenza clienti italiana in genere, in pratica mi sta dicendo: “o ti sei fatta i fatti tuoi invece di lavorare, o sei un terrorista che non vuole esser riconosciuto e non accetta cookies, oppure hai avuto problemi con il wifi del frecciarossa”. Di solito è la terza, ma torniamo al principio: come te la scrivo una email se ho problemi con la tua connessione da terzo mondo?!

Le offerte eterosessuali per famiglia cattolica

Succede che viaggiando tanto con il Frecciarossa, accumuli punti sulla tua bella tesserina. E ti arrivano le offerte eterosessuali per famiglia cattolica. Sabato prossimo se viaggi in due, lei non paga! Ok, e se siamo due lui? Uno si traveste da Mrs Doubtfire, se no non ci fate lo sconto?
Dal 22 del mese se viaggi con tutta la famiglia i bambini non pagano e a tua moglie paga la metà, offerta riservata a gruppi di almeno 4 familiari! E se non ho figli? Mi becco solo lo spaccamento di maròni di viaggiare su un treno pieno di pargoli?
Weekend romantico a Roma con la tua lei a 19 euro* (*= solo se siete sposati). Qui, lo ammetto, ho sospettato lo zampino di mia suocera… ma comunque: siete Trenitalia o l’ente promozione del matrimonio etero?

Un appello: il mondo, anche quello italiano, non rispecchia la famiglia cattolica e basta. Perché due amici dello stesso sesso o due fidanzati dello stesso sesso o due compagni dello stesso sesso non possono avere una buona parte di sconti? Che differenza vi fa? E che differenza vi fa se la mia famiglia sono due persone non sposate e basta?

 

 

- — 9.11.2011 A qualche giorno dalla pubblicazione di questo post, devo aggiungere una nota. Questo è un post umoristico, non è un documentario, quindi mandarmi tre pagine di spiegazioni sul perché il personale è costretto a chiedere a ognuno personalmente se vuole il giornale non ha senso. Lo so che siete obbligati, così come io mi sento obbligata a rispondere sempre “sì grazie” e “no grazie”.
Io non ce l’ho affatto con il personale di bordo del Frecciarossa. Ce l’ho semmai con quel perverso progettista che obbliga il personale a fare tutto quello elencato sotto. E di conseguenza obbliga me a farmi un paio di ore interrompendo il lavoro ogni cinque minuti per rispondere. Perché io sono una di quelli che rispondono sempre ‘grazie’ ‘prego’ ‘buongiorno’ e ‘buonasera’.  E trovo barbaro e incivile che nel 2011 una persona, magari anche con una buona istruzione e una formazione professionale, sia pagata per ‘servire’ bevande su un treno, solo perché in questo Paese non c’è altro lavoro per loro. Ancora più barbaro il fatto che devono farlo spesso servendo onorevoli con meno titoli di studio di loro, che viaggiano gratis su questi treni.

Morale: se mi scrivete di nuovo una sfilza di commenti sugli obblighi del personale di bordo del Frecciarossa, vi bersaglio in fronte con le caramelline latte e miele. Siete avvisati :)   —

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8
10/2011

VEGAN DAYS LIVORNO & LA (mia) SETTIMANA VEGETARIANA MONDIALE

erbaviola al vegan days livorno 2011

E’ in corso la bellissima manifestazione Vegan Days a Livorno da ieri. Io ci sarò domani con due corsi gratuiti: alle 11.30 si comincia con l’orto vegan sul balcone, per passare poi alle 17 alla presentazione di Scappo dalla città e una chiacchierata su decrescita e downshifting in stile vegan, in cui ognuno ridendo e scherzando costruirà il proprio percorso personale di decrescita.
Ma ci sono tantissimi altri eventi, vi invito a guardare il programma qui. Inutile dire che sarò in prima fila ai corsi di cucina vegan di Nicole e a quello di saponi naturali di Cecilia!

Come ogni anno durante la settimana vegetariana mondiale (1-7 ottobre), ho invitato degli amici onnivori e li ho rimpinzati di veganità in allegria, perché i vegani non mangiano solo insalata e tofu! Lo trovo un metodo carino e simpatico per far conoscere ad altri lo stile di vita etico, senza infliggergli lunghi discorsi magari noiosi e addormentare gli ospiti. Ehm… in realtà un po’ li ho addormentati, grazie a un Brunello di Montalcino riserva 1999 di Fastelli, che attendeva l’occasione speciale. Ma la storia di questo Brunello è particolare, sarà oggetto di un altro post.

Vi lascio con qualche immagine di questo pranzo vegan. Gli onnivori parevano soddisfatti :)  Da sottolineare inoltre che sono stati impiegati solo prodotti a km zero :)

Antipasto di brioche-ine salate ripiene di paté di olive nere.

Seguono i tortelli o ravioli, con ripieno leggero di verdure e sugo alle olive. Purtroppo la foto con sugo è della mia porzione del giorno dopo e nel frattempo avevo cambiato sugo :P

Come accompagnamento ai secondi, un panfocaccia di farro con pasta madre e farine bio prodotte dietro casa, così come per i ravioli sopra.

Il primo secondo era il mio formaggio di soia ai semi di lino. Lo hanno accompagnato le polpettine di okara con alga dulse e wakamé e un’insalata pan di zucchero appena colta dall’orto.

Per finire, un crumble di cioccolato e mele caramellate alla cannella. La foto non rende giustizia, il classico dolce brutto ma buono ;)  Ci ha deliziato anche un ottimo cioccolato fondente alle nocciole e ai canditi di Roberto Catinari, una squisitezza portata dai nostri ospiti.

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15
08/2011

L’ORTO IN AGOSTO PROSEGUE…

L’esperimento dell’orto cominciato in agosto  prosegue alla grande e già si raccolgono i primi frutti… visto quanto poco ci vuole? :D

L’orto è cresciuto e ora ha a dimora basilico, lattughe, cavolo verza bianco, aglio (metto una fila di aglio vicino ai cavoli, qualcosa fa), radicchio pan di zucchero e cavolo cappuccio. Oggi o domani sul tardi trapianterò porri, finocchi e cavolo broccolo.

Intanto le rose in giardino hanno cominciato il secondo ciclo, la rosa occhi di fata è piena e carica di boccioli… e io sono in trepidante attesa della seconda fioritura. Le lavande dovevano già essere raccolte… ma visto che le pannocchiette di semi sono ancora compatte e che qualche fiorellino pro api & c. c’è ancora… le lascio ancora qualche giorno. Son così belle, poi…

 

Tra quelle coltivate in vaso perchè il terreno qui non è adatto alle loro esigenze, mi stanno dando grandi soddisfazioni la verbena e l’origano. Le verbene per tenerle fresche le ho contornate di edera e lobelia, mentre l’origano ha già ricevuto il suo primo taglio e sta seccando al fresco, mentre i nuovi butti sembrano promettere un secondo taglio.

Purtroppo non sono riuscita ancora a ritrovare la salvia sclarea, con le sue foglie giganti adatte ad essere impanate. Ma la salvia maxima, in alternativa, non è male e le foglie sono abbastanza grandi e spesse da essere fritte. Tra l’altro, al contrario della sclarea, ha anche il doppio uso officinale.

 

Un’occhiata alla nursery, con le piantine nuove in crescita. E’ la prima che guardo alla mattina e quella che annaffio con più accuratezza la sera, con lo spruzzino a mano, pian piano per non muovere i semi interrati e non danneggiare i germogli.  Pianto insalate ogni 10 giorni per avere il ricambio per l’orto. Ma fanno capolino anche nuovi basilici viola e il lupino gigante, piantato un po’ con perplessità e un po’ con curiosità ma spuntato subito!

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20
05/2011

STATE ATTENTI AL VOSTRO TERRITORIO

Sono appena tornata dall’istruttoria pubblica per la ricerca degli idrocarburi in appennino. Se ne parlava qui non molto tempo fa.

Riassunto: una società americana, la Hunt Oil Company, vuole trivellare la zona appenninica tra la provincia di Modena e quella di Bologna per cercare metano. Il Ministero dell’Economia e Finanze ha già detto “ma certo, perché no? Bellissimo!” e ha rimandato la valutazione dell’impatto ambientale alla Regione Emilia Romagna. Chiaramente qualche comune e qualche associazione è insorta perché verrebbe distrutto un territorio, con relativi rischi altissimi per la salute date le procedure altamente invasive di estrazione. Così si arriva all’Istruttoria Pubblica, prevista per legge, in cui la Hunt Oil deve fornire le sue “controdeduzioni”. In sostanza, deve rassicurare i cittadini e la Regione Emilia Romagna sul basso impatto ambientale e i vantaggi dell’avere un pozzo di estrazione davanti a casa.

Oggi:

Sindaci presenti: Loiano e Calderino, che era anche il comune ospitante quindi… lo contiamo? Gli altri sindaci invece si stavano duramente guadagnando il loro stipendio altrove. Tutti. E’ incredibile quanti impegni ci siano il giovedì alle 18.00, vero?

La Regione Emilia invece ha pensato bene di mandare solo due architetti dell’ufficio tecnico a farsi massacrare dai presenti, che peraltro ne avevano ben donde. A un certo punto mi facevano anche un po’ pena. All’inizio no, all’inizio li avrei voluti attaccare al muro con la sparachiodi e obbligarli a firmare una liberatoria per trivellare casa loro. Poi invece ho capito che non prendevano appunti perché sapevano già tutto e quando facevano finta di parlare tra loro era solo perché la pressione dal pubblico era tanta e non sapevano più dove guardare. Io alla fine li capisco, al posto loro mi imbarazzerei tantissimo a star lì a sostenere delle decisioni che non ho preso io e cercherei almeno di distrarmi giocherellando con l’iphone o mettendo giù la nuova sceneggiatura ipotetica di Star Wars se Darth Vader fosse stato uno hobbit trans.

La Hunt Oil ha mandato un ingegnere toscano che ne sapeva (o voleva far credere di saperne) meno di tutti. Nell’occasione ha scoperto con sorpresa alcune gabole legislative italiane che gli permetterebbero di farsi approvare un piano per la ricerca di un tipo di idrocarburi e passare brevemente a ben altre ricerche (oh! meraviglia!), ha appreso anche che la sua società sarà pure un colosso in USA, ma in Italia è composta da due srl il cui capitale sociale fa in tutto ventimila euro (“ma sono società dormienti!”… e appena si svegliano vedi, trivellano tutto e pagano i danni in noccioline… con ventimila euro di capitale a  responsabilità limitata cosa vuoi ripagare?!). Insomma, una bella serata anche per lui che però ha portato delle slide, questo bisogna dirlo. Sono nelle foto sopra, se qualcuno vuole informarsi sui vecchi template di Power Point: per qualsiasi altro uso non servono.

Bisogna dire che c’era anche il Defranceschi, quello dei commenti qui: è arrivato, ha salutato i suoi fan, ha fatto una domanda al tipo della Hunt Oil, poi se ne è andato. La risposta gliela riferiremo, è arrivata dopo un’ora e mezza che era andato via. Non che fosse un granché la risposta, ma insomma… educazione vuole che quando fai una domanda, ascolti la risposta. Soprattutto se intaschi 2500 euro al mese più spese per occuparti esattamente di queste cose. Io, che invece ero lì gratis, son rimasta fino alla fine. Ma d’altra parte io non pubblico nemmeno le mie foto in mutande su facebook. Non son proprio tagliata per la politica, io.

C’erano due rappresentanti di Legambiente, è la prima volta che – finalmente! – son contenta che esista Legambiente. Stasera gli abbuono la goletta, và. Chiari, precisi, dritti al punto e senza troppi fronzoli. Bravi.

C’era tanta gente comune e rappresentanti locali. Erano i più preparati, a parte quelli di Legambiente sopra. Parecchia gente con documentazione al seguito, idee chiare e voglia di difendere il proprio territorio. Un piacere ascoltarli. Purtroppo, sembra che non saranno loro a decidere.

In sostanza: sappiamo quello che sta succedendo, quindi state attentissimi nei vostri territori. Queste aziende arrivano, aprono in Italia delle srl con un capitale minimo, presentano progetti che il Ministero dell’Economia per qualche motivo approva. Attraverso una serie di facilitazioni legislative devastano i territori in cui trivellano (è già successo in Abruzzo e Basilicata, di recente) e se fanno danni non ne rispondono perché hanno il capitale sociale del vostro panettiere. In più pagano delle royalties allo stato, alle regioni e ai comuni interessati solo dopo il superamento di un tot di metri cubi di estrazione… a cui facilmente non arrivano. Quindi non solo guadagnano sul tuo territorio e lo devastano, ma tu ne avrai solo i costi puri: crollo del turismo, innalzamento spesa sanitaria, spese mantenimento strade più elevate ecc.
Cosa si può fare contro questa gente?
In sostanza, i comuni non possono opporsi alle regioni, le regioni non possono opporsi al Ministero MA la gente può fare tanto. Può dire di no. Può prendere a calci nel culo il suo sindaco affinché partecipi a queste riunioni e si guadagni la pagnotta (ringraziate che il mio sindaco ha partecipato e ce l’avevo anche seduto di fianco, sicché rimarrò fuori di galera per ora), può costituire un comitato e presentarsi a tutte le riunioni in merito che vengono tenute nei comuni coinvolti e in Regione, può dire di NO finché le orecchie di questi devastatori non si spaccheranno. Si può fare. Ma attenzione, non affidatevi MAI solo ai politici. I politici per la maggior parte vanno a queste riunioni quando proprio obbligati, fanno la marchetta di presenza e se ne vanno a farsi gli amatissimi cavoli loro. Se va bene gliene frega poco, altrimenti un emerito niente. E’ il nostro territorio, è nostro, non loro. Difendiamolo, si può fare!

In quanto alle trivellazioni & c. scriverò qualcosa di più sensato e dettagliato altrove, a breve, non è questa la sede per farci venire l’orchite a suon di numeri e dati. Però. Una cosa, l’ultima e la più importante.

Il fotovoltaico, mannaggialamiseriaaaaaa! Il fotovoltaico!  Ma che si trivellino il bus del cul in Texas, se proprio ci tengono, ma qui vogliamo il fotovoltaico! E se non basta, spengiamo qualcosa in più, consumiamo meno! Non c’è bisogno di provocare cancri, devastazioni di territori, depressione di aree, frane e radiazioni ionizzanti (leggete le slide, lo dicono loro!!!) per cosa? Il riscaldamento???  Ma stiamo scherzando?

Un pozzo di estrazione metano costa 12 milioni di euro. Sapete quanti pannelli fotovoltaici ci si comprano?

Postato in al volo, Appelli, Boicottaggi, Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Stili di vita INsostenibili | 25 Commenti

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