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Giorno per giorno

torta pasqualina vegan
Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Ricette

Torta pasqualina vegan (ricetta per il rifugio Miletta)

Come state? So che molti di voi saranno in vacanza e io mi riaffaccio solo per una ricetta e per una buona causa. La ricetta, adatta a questa settimana, è una torta pasqualina vegan e spero che sarà utile a chi cerca qualcosa di classico per un pic-nic o per il pranzo. Sono anzi tre ricette… le trovate di seguito. 
L’occasione è una raccolta di foto e ricette vegan per il Rifugio Miletta, di cui vi invito a leggere la storia e gli intenti se non lo conoscete già. Sono persone molto impegnate che curano animali abbandonati o in difficoltà, tra mille peripezie. In questo video potete sentire da Alessandra Motta cosa fa il rifugio e quali sono le emergenze in questo momento.  Continue Reading

auguri di buone feste da erbaviola e dalla gattina Kiki che si lamenta perché la vestono da Babbo Natale
Animali, Giorno per giorno

Auguri in silenzio

Come dicevo nel post precedente, c’è stato un cambiamento e c’è una nuova strada. Una riflessione cominciata mesi fa, di cui avevo parlato come di amor fati, una riflessione così piena di energie che ha fatto vorticare il mondo attorno a me, con qualche evento burrascoso che era necessario. L’ho un po’ chiamato. Sono cambiate un po’ anche le persone attorno a me: chi non sopporta il cambiamento o il miglioramento altrui ha scatenato una guerra e poi si è ritirato borbottando un abbandono vittimistico, chi ama evolvere è rimasto ed è più apprezzato di prima.

In tutto questo caos che ha proprio la forma di un vortice veloce, mi ritrovo a fine dicembre senza aver più scritto niente sul mio caro blog. Ma ho scritto, per la carta, con grande soddisfazione. Per un articolo tra il serio e faceto su FunnyVegan, dedicato alla libera scelta di non avere figli, ho ricevuto così tante email di ringraziamenti che ho finito di rispondere a tutti solo pochi giorni fa. Tornerò sull’argomento anche qui, non è certo esaurito. Come tornerò con novità importanti sull’argomento orto… dopo Natale si riprende a progettare! Continue Reading

zona pranzo
Giorno per giorno, Sviluppo personale

Minimalismo concreto e minimalismo apparente

I miei lavori di semplificazione in casa si sono arrestati a beneficio di giorni di intenso, intensissimo, lavoro. Molti progetti stanno arrivando a termine, molti impegni tendono ad accavallarsi e devo essere sempre pronta per far fronte a tutto. Periodi che capitano e che affronto ormai con la serenità mentale di chi sa che arrivano a un termine e ci sarà tempo per occuparsi di altro. A tal proposito, ho aggiornato la pagina degli eventi con le prossime date, ci incroceremo da qualche parte?

Intanto penso e osservo quanta strada ho percorso e le nuove mete da raggiungere. Ormai mi sembra sempre più imperativo semplificare maggiormente tutto, vita e lavoro, cose concrete e pensieri, gli attrezzi della cucina come il modo di affrontare la giornata, il lavoro, i progetti.

Ho già semplificato molto negli anni e so per esperienza che semplificare non è un lavoro conclusivo. Ci saranno sempre periodi in cui, come appena successo, mi renderò conto di aver accumulato troppe cose e che queste mi stanno dando un senso di oppressione. Perché le cose non occupano solo spazio fisico, occupano anche e soprattutto spazio mentale. Sapere cosa si ha. Se lo si ha. Come funziona. Dove è stato riposto. Tutti slot mentali che vengono occupati da oggetti, magari utili e funzionali. Ridurli al minimo necessario è il mio traguardo attuale.

mobile in legno massello restaurato

Poi c’è quello che io chiamo “minimalismo apparente“. Case all’apparenza ordinatissime e ripiani privi di oggetti inutili, linearità ovunque. Salvo aprire ante e armadi scoprendo che ci sono otto frullatori dimenticati, cinquanta vestiti non indossati da anni, libri mai letti… e la mente continuamente impegnata nell’identificazione di questa massa di oggetti ogni volta che si cerca qualcosa.

Sto tendendo pericolosamente a un minimalismo zen? Non credo. Per quanto possa essere affascinata dal design contemporaneo e dalle linee pulite e nette di certi ambienti, non mi sentirei mai a casa in un posto del genere.
Ho bisogno di un ambiente caldo, colorato, che mi rispecchi sia nell’uso che nel gusto. Ho bisogno fibre naturali, legno, luci calde, oggetti recuperati e tutto ciò che mi fa sentire a mio agio.

zona pranzo

Il minimalismo concreto per me è non avere nulla di più di quello che mi serve e mi piace, ma nulla di più di quello che può stare in casa senza renderla scomoda.
Sembra una meta semplice da raggiungere ma tutti tendiamo a non buttare l’orrenda statuetta regalata da qualcuno di affettuoso. Alcuni come me la chiudono in un cassetto, salvo poi trovarsi con più cassetti pieni di gingilli assurdi che non rispecchiano il proprio gusto o l’ambiente. (E questa, tra l’altro, è una delle ragioni per cui, salvo richieste specifiche, regalo solo cibo o cose utili, mai soprammobili, quadri e cose da esporre, lo trovo ineducato).

Poi in Italia abbiamo altre usanze che tendono ad estirpare il minimalismo da ogni casa: per esempio le bomboniere. Sebbene tutti siano convinti che la propria bomboniera sia superlativa, la verità è che qualunque bomboniera infligge un duro colpo al gusto e alla pazienza di almeno metà degli invitati. Ho adorato l’idea di due amiche per il loro matrimonio: una piantina di limone in un bel vasetto per una e un sapone artigianale alla lavanda in una scatolina di legno per l’altra. E i miei cassetti felicemente leggeri.

Non avere nulla di più di ciò che ci piace… in Italia è un lavoro di pubbliche relazioni in cui non si deve offendere la zia che ci ha regalato una cassettina porta chiavi da muro che a lei piaceva tanto, mentre tu detesti anche solo l’idea dell’oggetto e non ci sarà mai una forma o un colore in grado di convincerti all’esposizione di tale ammennicolo (l’esempio è squisitamente personale). Ma è un lavoro di mediazione che va fatto. Se avessi appeso quel portachiavi, avrei una pessima sensazione ogni volta che entro in casa.
Magari qualcuno può pensare che io sia superficiale, che si possa vivere ovunque benissimo. Secondo me non è così. Plasmiamo il nostro ambiente circostante e ne subiamo l’influenza in un gioco continuo di dare e avere.
Alcuni lo plasmano in modo che si uniformi al gusto comune, perché la paura di non piacere a chi entra è preponderante. Purtroppo, se l’esigenza è quella di ricevere l’approvazione della massa, finiremo per avere una casa uniformata e lo sarà anche il nostro pensiero. Difficilmente chi ha un pensiero creativo e indipendente può trovarsi a suo agio in una casa conformata alle regole borghesi dell’arredamento. Più facilmente, si troverà a suo agio in una casa in cui colori e oggetti sono scelti in base al suo pensiero, al suo sentire, ai suoi bisogni.

Ma la vita è complicata, le cose tendono ad accumularsi soprattutto se si vive in coppia, così ogni tanto c’è da ricordarsi quali benefici si traggono da una casa davvero minimalista. Ho deciso di appuntarmeli a lavori in corso, per ricordarmi.

Mako alla finestra con le sue tendite crochet
Questa è la mia lista e, come vedete dalle foto, la mia casa non si può definire minimalista nel senso dell’interior design, ma rispecchia me, l’uso che ne faccio e il senso di pace e tranquillità che ne traggo vivendoci. Questo è il minimalismo concreto, reale, quello che preferisco.

Benefici della riduzione di oggetti e di un minimalismo concreto della casa

  1. Serenità mentale. Gli oggetti che non ci piacciono davvero o di cui non siamo convinti, sono una distrazione continua per la mente. Meno ne abbiamo, meno saremo inconsciamente stressati dal fatto che ci vengono continuamente riportati alla mente e la mente, che lo vogliamo o no, si sofferma a pensare “Che brutta quella roba, devo trovare una soluzione, devo devo devo…“.
  2. Facilità di vita domestica. Avere solo le cose che servono vuol dire trovarle subito quando se ne ha bisogno. Avere un cumulo di cose che “potrebbero servirmi un giorno” o di cose non utilizzate da anni è solo un ostacolo tra noi e la serenità mentale, perché ogni volta che cercheremo qualcosa dovremo scalare la montagna dei “potrebbero servirmi” nella lunga ricerca dei “mi serve ora ma non lo trovo“.
  3. Più tempo libero. Pensiamo di faticare a trovare un oggetto una volta a settimana, per cinque minuti. “Dove sono le forbici? chi ha preso le forbici? Dovrebbero essere qui oppure qui…“. Cinque minuti passano in fretta. Ma sono più di 4 ore all’anno e 6 giornate lavorative ogni 10 anni. L’idea di passare un’intera settimana di lavoro ogni 10 anni a cercare oggetti in casa la trovo un’ottima motivazione per liberarmi di quello che non uso o non mi piace! Preferisco una settimana di vacanza, voi no?
  4. Una casa che ci rispecchia. Che sia piena zeppa di ninnoli o vuota come un monastero buddista, l’importante è che il luogo in cui abitiamo ci rispecchi. Ma se è piena di ninnoli perché dobbiamo esporre le bomboniere dei nostri cento parenti che non oseremmo mai contrariare, oppure se è liscia e lineare perché la moda o l’architetto vogliono così, o perché vogliamo essere valutati come persone di stile sperando che lo stile di un mobile sovrascriva la percezione della nostra persona, questa non sarà mai una casa rilassante e confortevole. Per la nostra mente sarà un continuo esercizio di sopravvivenza e questo tipo di esercizi sul lungo periodo sono i più stressanti, anche se non ce ne rendiamo conto.
  5. Accettazione di sé. Permettere alle persone l’ingresso in una casa che ci rispecchia ma che non rispecchia gli ultimi dettami dell’interior design è un atto di coraggio ma anche l’affermazione che non si ha necessità di assomigliare a nessuno per esistere. Ogni volta che apriamo la nostra casa a qualcuno, gli permettiamo di vedere una parte importante del nostro mondo. Quello che mostriamo può essere omologazione alla massa o concretizzazione del nostro gusto e pensiero. E’ una nostra scelta che va ben oltre lo stile dell’arredo.
primavera, crochi viola
Consumo consapevole, Giorno per giorno, Sviluppo personale

Primavera, decluttering materiale e mentale

Mai come quest’anno la primavera è così benvenuta da queste parti!

La tristezza e la stanchezza di un inverno pieno di disagi stanno lentamente lasciando il posto a qualche ora in meno di accensione stufe, alle prime verdure che sorgono spontanee nell’orto e a una maggiore chiarezza mentale.

I discorsi sull’andare via o meno dall’Italia continuano ma, un po’ come questi bellissimi crochi appena spuntati, le discussioni sullo scorso post hanno portato qualche nuova idea e una bella energia. Per ora è tutto molto nebbioso, ma stiamo mettendo ordine in quello che vogliamo fare in futuro. Se andare o restare, non l’abbiamo ancora deciso. Abbiamo deciso però di darci un limite di tempo entro il quale fare alcune cose concrete per poter decidere se valga la pena restare e continuare a impegnarsi per questo Paese.

Come sempre, quando devo prendere decisioni importanti o mi sento sotto pressione, inizio a risistemare casa ed eliminare cose superflue. Era un bel po’ che non lo facevo, forse dall’ultimo trasloco, ormai due anni e mezzo fa. Nel frattempo, si è accumulato di tutto. Visto tra l’altro che, nel caso decidessimo di emigrare, dovrei traslocare tutto, è meglio che il “tutto” si riduca all’indispensabile.
Così sabato mattina mi sono dedicata all’arte del decluttering o, come diceva mia nonna, “fèr Sàn Martèin“, fare san Martino. Ho scoperto di recente che “fèr Sàn Martèin” era un modo di dire della bassa Padana, dalla Lombardia all’Emilia, e riguardava la necessità dei braccianti, una volta l’anno, appunto il giorno di San Martino, di radunare tutte le loro cose e trasferirsi in un’altra cascina. Poi all’inizio del Novecento è diventato il modo per indicare traslochi o grandi pulizie in cui si sposta tutto, mobili compresi.
Io per anni ho pensato che mia nonna dicesse “Fér sarmantèin“; pensavo a uno dei tanti idiomi intraducibili che aveva importato dal dialetto fidentino. Per me equivaleva a fare una gran confusione, tirando fuori tutto, buttando via l’inutile e rimettendo a posto, con più spazio e leggerezza mentale. Ancora oggi, tra me e me non penso al moderno “devo fare il decluttering” ma “è ora di fare sarmantèin“. E ogni volta che lo faccio, ancora oggi, mi aspetto sempre di vederla entrare dalla porta dicendo “Se te se dre a fa cusé? Un Sarmantèin?” (che cosa stai facendo, un San Martino?).
Ma tra il mio lessico familiare del fare Sarmantèin e il terribile inglese “decluttering”, non esiste una parola italiana per decluttering? Per questo tirar fuori tutto, selezionare e riorganizzare gli spazi e le cose in base a criteri di bello e utile? “Riordinare” non rende proprio l’idea, è solo una parte. “Riorganizzare” nemmeno, anche questa è una parte. Insomma, se qualcuno ha una parola adatta, io la userei volentieri!

Senza seguire nessuna teoria in particolare se non il mio metodo personale, ho cominciato dal decluttering della cucina. In genere il mio metodo è questo: Continue Reading

trasloco palloncini
Decrescita, Giorno per giorno

Andare via dall’Italia? Quando la frugalità non basta

Potrebbe essere una possibilità. Nessuno si spaventi, c’è un punto di domanda.

Sono un po’ assente perché sto recuperando giorni e giorni di lavoro perso per l‘avventura di ritorno alla preistoria di cui vi raccontavo nel precedente post. Approfitto dell’occasione per aggiornarvi, avendo ricevuto diverse email di persone che volevano sapere com’era andata a finire.
Quindi, prima di passare al resto, eccovi l’aggiornamento in tre simpatici punti elenco, una cosa da non fare mai al di fuori dei testi tecnici. Ma io sono io.

1) L’Enel ha risposto alle richieste di tutti, privati, commercianti e aziende con un’unica email preconfezionata in cui si dice che siamo stati colpiti dalla celebre “neve collosa“. Voi sapete cos’è? No? Nemmeno io.
Purtroppo non è presente in nessuno dei miei libri. Voi direte, ma che libri hai? Meteorologia? Sì, anche, perché come molti ricorderanno, tra le mie avventure di vita in Italia c’è stato anche insegnare inglese per la navigazione aerea in un istituto aeronautico. Questa esperienza mi ha lasciato qualche competenza sui cumulonembi e qualche volume di navigazione aerea e meteorologia. Devo quindi fare un appunto a tutti gli autori dei sopracitati volumi per l’imperdonabile assenza della voce “neve collosa“. Cosa sia, lo sa solo l’Enel. Comunque ci informano che, a causa della neve collosa, la colpa dei disservizi non può essere imputata a Enel. La quale pertanto non rimborserà nulla. Fine della discussione.
No, non è uno scherzo, chi vuole può richiedermi una foto della lettera dell’Enel sulla neve collosa.

casa assediata UP!

2)  Tutti i giornali a cui abbiamo scritto hanno inspiegabilmente ignorato la questione. “Inspiegabilmente” è ironico in questo contesto, dato che in Italia abbiamo molto amore per la condivisione dei consigli di amministrazione, dai giornali alle partecipate statali, alle aziende.
E sì, signori, ho scritto anche Il fatto quotidiano e Il manifesto, non pensiate che abbia scritto solo a Topolino. Su suggerimento di alcuni che commentavano nello scorso post e mi sollecitavano via email, ho scritto anche personalmente a questi quotidiani proponendo la mia noiosa prosa.
Zero risposte, nemmeno un vaffa.
Questa è la considerazione della lamentosissima editoria italiana per i propri lettori. Sono troppo impegnati ad auto-compiangersi per la mancanza di fondi e chiederne a noi altrettanti per gli spauracchi della chiusura. Ho scritto anche a Peter Gomez che, quando scrivevo con uno pseudonimo maschile su materie economiche, si era iscritto ai miei tweet. Ma come lettrice donna sull’Appennino mi sono declassata, non interesso. O gli è finita l’email nella cartella spam, anche se di norma succede solo alle aziende quando mando delle fatture.
Quindi, noi 80mila senza servizi primari per una settimana resteremo uno dei tanti misteri italiani. Non siamo mai esistiti. Un po’ come la neve collosa. Io ve l’avevo detto che non era successo niente!
Guardiamo però il lato positivo, è un risparmio in più: i soldini per questi giornali vanno nel mucchio per i progetti futuri.
Secondo me, comunque, da Topolino mi avrebbero almeno risposto. Prossima volta scrivo a Nonna Papera. Se non mi risponde, ho almeno la scusa che è un personaggio di fantasia.

3) Stanno ancora aggiustando qualcosa, quindi la corrente va e viene. L’Enel nega. In pratica segnalo dei guasti che non ci sono. Siamo un paese di visionari. Poi ci sono giorni che il centralino delle segnalazioni guasti è irraggiungibile, perché siamo così visionari che abbiamo tutti le stesse allucinazioni collettive e telefoniamo in massa all’Enel.
Una delle poche volte che sono riuscita a parlare con un addetto Enel, ho chiesto come fare per il rimborso del termostato del frigorifero che è morto all’ennesima scarica di ritorno. Mi hanno risposto che devo chiamare un tecnico, farlo aggiustare e farmi scrivere che il termostato si è rotto per colpa dell’Enel.
Il tecnico mi ha risposto che lui non è il RIS di Parma e che non c’è nessuna possibilità di dimostrare che il termostato si sia rotto per quello e non, per ipotesi, perché ho lasciato l’asciugacapelli acceso dentro il congelatore o usato il No-frost per raffreddare la polenta. In ogni caso non può rilasciare perizie scritte sulle dinamiche di rottura, come sa benissimo anche l’Enel, ma solo scrivere che pezzo si è rotto e cosa ha sostituito.
Quindi per i rimborsi… ciaone.

up-volo

Gente, io però ve lo dico dal profondo del cuore: piuttosto che andare a far parte delle schiere di expat che si leggono sulla stampa italiana (specialmente quella di cui sopra) mi farei un’altra settimana in balia dell’Enel.
Gli expat della stampa italiana li detesto. Ma, grazie alle mancate risposte dei giornali sopra, ora non li leggerò più. Che sollievo.
Per chi non lo sapesse gli expat della stampa italiana, sono tutti casi reali e vicini a noi, del tipo: Continue Reading

Koi, natale 2014
Animali, Decrescita, Giorno per giorno

La serenità è per tutti

Non sono persona da auguri standard, vorrei lasciare solo qualche pensiero. So che per alcuni non è un bel periodo, quello che sta succedendo in Italia tocca in modo diverso molte persone che sono solite passare di qui.
So che a volte staccare da problemi gravi e momenti negativi non è facile e parlo per esperienza: quando ci arriva addosso un problema che mette in discussione il nostro modo di vivere, il futuro e anche l’immediato, tutti i pensieri vanno lì, quasi che pensarci tutto il giorno costituisse una soluzione. Non lo è, infatti, anche questo ve lo confermo per esperienza. Continue Reading