6 MAGGIO – POMPEILAB – PROVE DI DECRESCITA – Per uno stile di vita consapevole nel rispetto di se stessi e del mondo

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05/2012

6 MAGGIO – POMPEILAB – PROVE DI DECRESCITA – Per uno stile di vita consapevole nel rispetto di se stessi e del mondo

 

6 maggio 2012 PompeiLab, Pompei, Decrescita & Downshifting con Grazia Cacciola.

IV incontro della Rassegna “Prove di Decrescita – Per uno stile di vita consapevole nel rispetto di se stessi e del mondo”

INCONTRO CON GRAZIA CACCIOLA (erbaviola.com)

Scappo dalla città. Guida pratica alla decrescita, downshifting e autoproduzione” di Grazia Cacciola

La vita di ciascuno di noi è un tassello di un enorme mosaico e le scelte (o non scelte) che compiamo durante la giornata, ci influenzano a vicenda e di certo cambiano il risultato finale. Abbiamo perso il contatto con la natura, abbiamo creduto di dover reinventare il mondo, ci hanno insegnato che l’unica strada è quella di consumare, acquistare, consumare e ancora acquistare, come se nulla si potesse rigenerare o riciclare, come se la natura non ci desse già tutto il necessario per vivere e non solo sopravvivere.

E’ giunto quindi il momento di scegliere consapevolmente!
Con il IV incontro della Rassegna dedicata alla Decrescita, affronteremo il problema principale: avere uno stile di vita più sostenibile.

Come realizzare questo sogno, passo per passo? Lo spiegheremo in questo incontro, grazie alla presenza di Grazia Cacciola, diviso in sei macroaree di percorso organizzato del cambiamento: pensiero, lavoro, autoproduzione, casa, famiglia e le esperienze dirette di chi ce l’ha fatta. La progettazione dell’autosufficienza mentale e materiale, da chi cerca un cambiamento concreto restando in città, al downshifting, a chi apre un bed & breakfast in collina, fino ai diversi approcci alla decrescita, alla vita nelle comuni e alle scelte più radicali di isolamento. Ci sarà un’ampia parentesi su come coltivare un orto in spazi ristretti per vivere secondo natura, anche in città.

POMPEILAB – Centro di aggregazione sociale e culturale – Area ex depuratore -Via Astolelle, Pompei (Napoli) www.pompeilab.com – info@pompeilab.com – 3384165297

Evento su facebook: https://www.facebook.com/events/446138472067282/

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04/2012

TAVOLO DA… ORTO SUL BALCONE!

Quando i desideri si avverano… senza aggiungere altro vi presento orgogliosamente il mio nuovo orto sul balcone, vi lascio alle immagini prima di entrare nei dettagli. Dopo una decina di anni di orti sul balcone nei vasi, sto sperimentando questo… Le foto sono dell’8 aprile, purtroppo non sono riuscita a postarle prima ma presto metterò anche le fasi di assemblaggio per chi è curioso di sapere come funziona questo signore arancione. Attorno, sul davanzale, per ora ho fatto il piccolo fast-food per insetti utili con delle verbene di vari colori.

Al momento in quest’orto da balcone vi alloggiano allegramente: 32 piante di pomodori tra scatolone, ciliegino e San Marzano, 20 piantine di basilico comune, 24 insalate tra radicchi, gentilina e lattughini, 6 piante di peperone lungo e 6 di melanzane oblunghe violette. Ne vedremo delle belle? Speriamo!

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03/2012

STEVIA, L’INVASIONE COMMERCIALE E LA LEGISLAZIONE ATTUALE

E’ indubbio che il mercato sia stato invaso dai dolcificanti a base di stevia, con grandi lanci pubblicitari “zero calorie”. Chi conosce già la stevia, stevia rebaudiana sinensis,  sa però che il metodo più naturale per servirsene è coltivarla in proprio con metodi naturali, essiccarne le foglie e triturarle in un macina-caffé ottenendo così la polverina verde leggera che fa da dolcificante naturale. Si può utilizzare in bevande calde e/o fredde, nei dolci, sia a freddo che in cottura. Si trova ormai anche in vendita in erboristeria o online. Ma, soprattutto, si può coltivare in proprio e ottenere in proprio un dolcificante a zero calorie, con un potere dolcificante doppio rispetto allo zucchero, utilizzabile anche dai diabetici e che non provoca carie. Nella foto, una pianta di stevia coltivata da me in vaso, è possibile coltivarla anche sul balcone, su un davanzale, su una finestra.

Purtroppo questa pianta ha subito negli anni passati un vero boicottaggio da parte della lobby degli zuccherifici e dall’industria alimentare in genere: coltivata in Italia fino agli anni ’50, non richiedeva processi complicati di raffinazione e non dava dipendenza come altri tipi di zuccheri raffinati. Chiaramente, un’erba pericolosa da boicottare. Il boicottaggio però era già iniziato negli anni ’30 con gli studi di Pomerat, che senza farne mistero indagava la stevia per trovarne un componente che potesse farla catalogare come ‘non salutare’.  Ma il fine fu raggiunto solo nel 1968, con uno studio ormai unanimemente ritenuto opinabile e di parte, nel quale venne inflitto un super-dosaggio di glucoside dello steviolo a ratti di laboratorio. Al di là della crudeltà della vivisezione, la quantità era illogica: equivalente all’assunzione di tre chili e mezzo di stevia al giorno da parte di un uomo di 65 chili. A questi dosaggi, potrebbero risultare dannose anche le carote.

Ma i dolcificanti alla stevia, quindi? Non è proprio stevia quella dei dolcificanti in commercio, o meglio: non è la pianta integrale. I dolcificanti arrivati ora in commercio grazie alla mutata opinione della Comunità Europea (vedi di seguito) sono composti dal glucoside dello steviolo, estratto dalla stevia, e da altri componenti. Il glucoside dello steviolo è un additivo approvato e liberamente utilizzabile in prodotti alimentari. Lo ‘zucchero di stevia’ inteso come la polverizzazione delle foglie essiccate di stevia non è invece approvato come additivo alimentare, ma nulla vieta di usarlo, di produrselo e di parlarne.

COSA DICONO I TEST EUROPEI E LA NORMATIVA SULLA STEVIA? 

In Europa per lo steviolo è stata recepita la classificazione americana di “additivo alimentare” invece che ‘alimento’, mentre viene considerata ‘erba’ la pianta stevia, a pari di menta, camomilla, malva ecc.
I test quindi vengono condotti solo sullo steviolo : questa è l’autorizzazione da parte della comunità europea, la gazzetta ufficiale in cui viene annunciata: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:295:FULL:EN:PDF
In Europa si sta battendo presso la commissione sanitaria della comunità europea un’associazione di medici, la EUSTAS, European Stevia Association, chiedendo che non solo gli additivi ricavati dalla stevia ma anche le foglie stesse siano citate come ‘alimenti sicuri’. Tra le motivazioni addotte, c’è il fatto che i danni sui ratti riscontrati nello studio del 1968 sono dovuti alle altissime concentrazioni di steviolo somministrate, impossibili da raggiungere con le foglie di stevia. Il dosaggio giornaliero medio di steviolo è di 2-4 mg per kg, quindi una persona di 65 kg dovrebbe non avere problemi fino a 260 mg di steviolo, un quantitativo piuttosto consistente.
Il Prof. Geuns, biologo e presidente dell’EUSTAS, nell’interpello alla Commissione Europea per la valutazione del commercio delle foglie di stevia, cita lo studio opinabile condotto sui topi che è all’origine di tutta la polemica sulla stevia e riassume l’errato dosaggio utilizzato per quei test: “Per una persona adulta di 65 kg questo dosaggio equivale a 3.47 kg di foglie di stevia (± 347 g di steviolo per giorno) o circa 34.7 kg di foglie fresche di stevia al giorno, il che significa più del 50% del suo peso corporeo in foglie di stevia fresche. Le conclusioni di questo esperimento in cui solo una massiva concentrazione di stevia è stata testata, dovrebbe essere contestato.“. Aggiungiamo che oggi abbiamo apparecchiature più sofisticate e sistemi di screening e test più evoluti rispetto a quelli del 1968.

Come ulteriore motivazione delle proprietà benefiche e per nulla nocive delle foglie di stevia, riporta l’uso che si fa di foglie fresche e secche nella medicine orientali da centinaia di anni, soprattutto in Thailandia: oggi circa 150 milioni di persone fuori dall’Europa consumano liberamente la stevia in foglie e non sono mai stati riportati effetti collaterali.  Ovviamente ci sono interessi enormi dietro il boicottaggio dell’uso delle foglie di stevia: permettere l’uso commerciale del glucoside dello steviolo ma non quello delle foglie di stevia, per il cui test basterebbero pochi mesi, è senza ombra di dubbio un grande regalo alle aziende produttrici e una disincentivazione al privato cittadino che vuole autoprodurselo in casa.

 

LA STEVIA NEGLI USA

La stevia è attualmente classificata dalla FDA come ‘additivo alimentare’ invece che come alimento. Essendo classificata in questo modo, ne viene testato solo il principio attivo, non le foglie di stevia, che quindi rimangono al momento fuori dagli studi.
Dal 1992, The American Herbal Products Association (AHPA) ha presentato tre petizioni alla FDA contestando la classificazione della stevia come additivo alimentare. Anche se le petizioni erano supportate da test e dati che ne provavano l’uso storico e sicuro della Stevia come alimento,  la FDA non diede nemmeno la risposta pubblica che di solito riserva a queste petizioni, adducendo come motivo che gli studi erano stati condotti al di fuori degli Stati Uniti e pubblicati  in giornali esteri.
Nel settembre, 1995,  la FDA ha abolito il divieto esistente da quattro anni sulla stevia ma limitandone la commercializzazione come alimento dietetico, integratore e erba medica: ed era proibito il suo uso come dolcificante e aromatizzante nei prodotti alimentari.
Oggi lo steviolo è considerato GRAS dalla FDA, che però ignora totalmente, nel bene e nel male, le foglie intere di stevia. Si limita a dire che lo steviolo è “Generally Recognized As Safe” (GRAS). Con un particolare sistema di autorizzazione, però, non viene considerato ‘sicuro’ il glucoside dello steviolo in genere, ma solo quello di alcune aziende che si sottopongono ai protocolli di test della FDA e il cui prodotto viene approvato. Da notare che nella menzione ‘glicoside dello steviolo’ la FDA richiede la presenza di steviolo al 95%. E il restante 5% ? Varia a seconda delle aziende, una sorta di ‘marchio’ che gli permette tra l’altro di brevettare il composto.

Ancora una volta, un grosso regalo alle industrie alimentari.

 

CONSIDERAZIONI

Non mi voglio dilungare sulla questione del boicottaggio di un dolcificante e una pianta che non richiede uno zuccherificio per la sua raffinazione, ha zero calorie, può essere utilizzata dai diabetici, non provoca carie e non dà assuefazione. Il perché ne venga osteggiato l’uso in forma di foglie è evidente a tutti.

Ma qui siamo davanti a una scelta personale legata alla nostra salute.  Lo stevioside e gli altri glucosidi della stevia sono noti per la loro straordinaria stabilità chimica: a causa della loro particolare forma chimica e molecolare, i glucosidi della stevia sono estremamente resistenti alla degradazione acida ed enzimatica, non vengono disgregati nei loro metaboliti in normali condizioni gastriche. Già Pomaret infatti nel 1931, con i primi studi sulla stevia, aveva scoperto che gli steviosidi passano inalterati nel tratto gastrointestinale dell’uomo. Una propietà questa che fa paura a chi utilizza gli zuccheri come additivo per indurre assuefazione e dipendenza, mentre dall’altra infastidisce chi sul diabete o anche solo l’iperglicemia ha costruito interi imperi farmaceutici.

La contestazione poi sulla proprietà cancerogena della stevia era in realtà sul glicoside dello steviolo somministrato ai ratti in proporzioni esagerate (vedi sopra). Non sulle foglie di stevia che hanno un concentrato di steviolo molto inferiore.

La contestazione sulla proprietà contraccettiva della stevia (e quindi sul fatto di causare infertilità) è invece legata a una leggenda brasiliana: ovviamente la stevia non è un contraccettivo e nemmeno causa infertilità, questo è stato chiarito dalla FDA stessa.

La stevia rebaudiana in foglie o polverizzata, non è riconosciuta come additivo alimentare dalla FDA, né dalla UE (vedi sopra), ma nemmeno dicono di non usarla o che è pericolosa, semplicemente non è ancora stata testata. Finché quindi non conducono gli esami elencati per testare se ci sono controindicazioni dal punto di vista renale, cardiovascolare ecc. non possono affermare che è GRAS, ma questa è la procedura che riguarda qualunque sostanza alimentare. E’ la stessa situazione che troviamo se cerchiamo l’uso delle foglie di menta sulla FDA: si trovano solo gli estratti, il mentolo ecc., non la menta officinale. Dobbiamo quindi smettere di usare la menta finché non la testano?

 

I DOLCIFICANTI ‘STEVIA’ ATTUALMENTE IN COMMERCIO

Sorvolo sulla tristezza di vedere anni di informazione consapevole buttati nelle confezioni verdi inneggianti ‘zucchero di stevia’ o ‘stevia’, ora presenti ovunque, dal supermercato alla farmacia. Ma confido molto nell’intelligenza dei consumatori. Soprattutto sul non dimenticare che in molti casi  le stesse aziende producevano fino a poco fa (e in qualche caso producono ancora) dolcificanti a base di aspartame, cancerogeno. E che dietologi compiacenti lo consigliavano ai loro pazienti.

Sono andata a esaminare qualche scatola di questi prodotti e ne ho indagato meglio uno dei tanti, nemmeno il peggiore. Ne ho preso uno nella media e premetto che, tutto sommato, è comunque migliore di uno zucchero bianco raffinato.

Vediamo cosa contiene un dolcificante “Stevia” ora in commercio:

- gente volumizzante: eritritolo, è E 968 ovvero un altro dolcificante che può essere lassativo anche a piccole dosi. I diabetici non dovrebbero usarlo, le persone che stanno bene con molta molta parsimonia perché come tutti i lassativi possono causare danni al colon, alterazioni elettrolitiche, costipazione cronica che è concausa (per alcuni causa scatenante) del tumore al colon.

- edulcorante : glucosidi dello steviolo (estratti dalla stevia), discorso lunghetto sulla composizione (è un composto chimico di cui tra il 90 e il 95% si tratta di steviolo), ma soprattutto è TESTATO SU ANIMALI (approfondimenti qui http://www.europass.parma.it/page.asp?IDCategoria=584&IDSezione=14715&ID=359782 ). Lo zucchero di stevia naturale, invece, non è testato su animali.

- antiagglomerante (cellulosa in polvere): è un additivo alimentare ma non dicono quale, infatti gli emulsionanti a base di cellulosa vanno dall’ E460 al 469 (derivati della cellulosa). In particolare il 460 (cellulosa) non può essere usato nei neonati e svezzamento perché provoca coliti e gonfiori intestinali. Non leggo però sulla scatola che se ne sconsiglia l’uso in allattamento! Per tutti gli altri, dal 461 al 469, un uso quotidiano può provocare coliti, dolori intestinali, costipazione e diarrea.

(Informazioni dal Supplemento Additivi – Dizionario di Chimica Alimentare, Minerva Editrice e Mariani-Testa, Gli additivi alimentari, Macro Edizioni)

 

UN APPUNTAMENTO

Questi sopra sono alcuni degli appunti, ricerche e ragionamenti che sono serviti per preparare la puntata di mercoledì 21 di Geo&Geo: alle 17.45 su Rai3 parlerò della stevia, sia come pianta che come dolcificante, mostrandone l’uso e i diversi preparati. Sarà in studio anche il prof. Ghirlanda, primario di diabetologia dell’Ospedale Gemelli di Roma, che illustrerà l’uso della stevia per i diabetici. (Appena possibile, per chi non può seguire causa orari, metterò l’intervento su youtube).

 Qui il video della puntata (10 min.) con le interessanti considerazioni del prof. Ghirlanda sull’impiego della stevia per i diabetici.

 

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02/2012

L’AUTOPRODUZIONE E’ LA VERA RIVOLUZIONE

Questa è una risposta a due amiche. Una è E., l’altra è Fiore, due persone distanti anni luce e vicinissime, che hanno la capacità di stimolare riflessioni e azioni, che chiedono e che fanno, soprattutto.

E., dopo aver rivoluzionato la sua vita, il lavoro, aver iniziato ad autoprodurre tutto il possibile mi chiede “Ma secondo te l’autoproduzione ha ancora senso?“.

Sono rimasta un po’ stupita dalla domanda, lo ammetto. Poi mi sono accorta che avevo cominciato a dare per scontate parecchie cose che faccio quotidianamente, forse perché stanca o forse perché le riverso tutte in altri contenitori, tra rubriche, libri ecc.

L’autoproduzione è fondamentale. Può trasformare radicalmente il bilancio mondiale, può alterare gli equilibri di potere, può essere realmente un’azione sovversiva, probabilmente la principale. Non essere più dipendenti dal supermercato perché il pomodoro cresce coltivato da noi e con i semi che noi abbiamo conservato è una possibilità reale, è lì, una realtà concreta, vuol dire aver già intrapreso una rivoluzione di indipendenza e aver fatto una dichiarazione pubblica di non accettare il controllo dell’industria alimentare. Perché è da questa che parte tutto. Dal fatto che 60 anni fa, tra voi e il vostro pomodoro c’era al massimo un contadino, un grossista e un bottegaio, mentre oggi ci sono fino a venti passaggi e ricarichi. Questi ricarichi che sono mediatori, grossisti, autotrasportatori, autostrade, confezionamento, smistamento, certificazione ecc., fanno sì che il vostro pomodoro invece di costarvi l’equivalente di due minuti del vostro lavoro, ve ne costi quindici e che quindi per acquistare quello che vi serve davvero e quello che vi faranno credere che vi serva, finirete a lavorare quelle 40-60 ore settimanali senza vivere mai davvero. E’ una moderna forma di schiavismo, che al contrario delle precedenti nella storia è molto più allargata.
L’unica via reale, praticabile e urgente è l’autoproduzione: produrre il più possibile in proprio, consumare il resto scegliendo criticamente. E diffondere, diffondere, diffondere. Perché solo così possiamo uscire da questo schiavismo moderno, da questo controllo del mondo che passa attraverso il controllo del cibo.

Alla mail di E. però non ho ancora risposto, rimando, sono stanca di parlare di autoproduzione. Finché lei mi scrive: “la domanda che ti ho fatto è importante…che senso ha scrivere e riempire il cuore della gente di sogni se poi non ci credi???
E’ questo quindi quello che appare? Che non ci credo più? Accidenti… In realtà è solo che scrivo meno sul blog, ma continuo a fare e divulgare altrove.

Sì, ci credo, non ho smesso mai di crederci. Ci credo sempre di più, ma sono un po’ stanca. E’ una cosa che capita a tutti, prima o poi, non si può essere sempre a mille, altrimenti si diventa conferenzieri americani da cinquanta euro a testa per spiegare agli aspiranti new rurals che fare l’orto è la nuova rivoluzione. Il vero sovversivo non è mai monocorde. E’ abbastanza critico da spaventarsi, ripensarci, inventare, gioire, difendere, argomentare e stancarsi. La stanchezza è fisiologica. Se ti dai completamente, credendoci, a un certo punto alzi la testa e sembra che intorno a te non sia cambiato poi molto. E arriva un po’ di stanchezza.

Sono stanca per esempio di vedere anni di propaganda sulla stevia ridicolizzati e vanificati dalla multinazionale che dopo aver avvelenato la gente con il cancerogeno aspartame, fa il dolcificante alla stevia e lo vende come salutare. La salute non gli interessava però finché vendeva tonnellate di aspartame a ignari consumatori con problemi di peso e diabete.

Sono stanca anche di evitare imballaggi e prodotti inquinanti ma vedere con quanta leggerezza e felicità si godono la vita i genitori di pargoli che consumano pannolini usa-e-getta fino anche ai tre anni e oltre. Tutta pipì santa che gli ricadrà in testa in formato diossina cancerogena, ci pensano mai i loro allegri genitori?

Sono stanca anche di cose più sottili. Per esempio sono stanca anche del manipolo di uomini che pontificano sulla decrescita senza nemmeno coltivarsi un basilico per l’insalata. Avete mai notato che le voci ‘filosofico-economiche’ sulla decrescita sono tutte di uomini? Sono perplessa e delusa dall’ambiente estremamente maschilista che si è creato intorno all’argomento in Italia, dove sono le donne a fare l’autoproduzione e gli uomini a discorrere. Se sei un maschio con dei pensieri appena sufficienti, puoi star sicuro che ti chiamano persino dal Collettivo Anarchico di Frittole per una conferenza sulla decrescita dal punto di vista economico. Ma se sei una donna puoi aver studiato trent’anni, puoi saperne il decuplo e aver scritto cento volte tanto, ma ti chiameranno solo per spiegargli come si fa il pane e il detersivo marsiglia liquido. Non è sempre così ma nella maggioranza dei casi questa è la situazione italiana.

Per non parlare di quanto sono stanca di quelli che copiano tutto in blocco e se ne attribuiscono meriti e onori.
Stanca di quelli ‘avrei un progetto‘ con scritto in fronte che sarà tuo il lavoro e la spesa ma loro il guadagno. Stanca di quelli che ti chiamano perché “porti tanta gente” ma poi ti presentano un elenco di cose da non dire in formato guida telefonica.
Stanca degli animalisti che passano tutto il tempo a litigare tra loro e di quelli che si auto-proclamano i più grandi del pianeta (ma almeno questi ultimi fanno ridere).

Così finisce che mi stanco di spiegare la duecentomilionesima volta come si fa il detersivo marsiglia liquido e mi ritiro nel mio mondo di casa-studio-orto-montagne-erbe. Perché alla fine è logorante spiegare sempre come si fa l’orto sul balcone e non perché l’agribusiness è diventata la leva mondiale di controllo, perché si tratti di un disegno politico preciso, non di casualità evolutiva.

Ma se vivi in una nazione in cui quando scrivi con uno pseudonimo maschile ti cita il quotidiano di economia, mentre quando scrivi con il tuo nome vero è tanto se ti si fila la sora Cesira (che chiaramente vuole solo sapere come si fa il marsiglia liquido), ti trovi troppo spesso a fare i conti con quello che potresti fare e quello che ti lasciano fare. E ti stanchi, è inevitabile. Per me è così. (e sì, lo pseudonimo lo saprete solo dopo la mia morte, non prima).

Poi ci si rialza. Perché, sì, cambiare è una grande idea sovversiva. L’autoproduzione è una grande idea sovversiva. E’ sovversiva persino all’interno di quelli che si considerano culturalmente i sovversivi, perché prima o poi la dovrete piantare di parlare e basta, dovrete ficcare nella terra quelle manine che conoscono solo la tastiera e piantarvi il vostro cibo!
E prima o poi, in un futuro fantascientifico, il Collettivo Anarchico di Frittole chiamerà anche una donna a parlare degli aspetti economici della decrescita e di come si può cambiare il mondo, ci sono già alcuni visionari, anzi, che lo fanno. Ma questa è proprio roba da rivoluzionari illuminati…

Fiore, davanti a questa discussione sul maschilismo imperante, stravolta di fatica, mi ha scritto ma io vado avanti lo stesso. (…) non mollo, ma non per ambizioni politiche, non voglio più sentir parlare di sigle. solo per passione personale e per amore nei confronti del mondo, perché spero tanto che guarisca. forse la crisi tremenda che ci avvolge sarà la strada...

Ecco, questa per quanto semplice è la strada. Una strada solo per persone che ci credono davvero, con una mano sulla tastiera e l’altra a impastare il pane, rivoluzionari e visionari, sognatori e ribelli, siano essi uomini o donne. Perché la rivoluzione funziona solo se tutti identificano un bene comune superiore.

(L’immagine sopra l’ho creata appositamente per farmi invitare dal Collettivo Libertario Anarchico di Frittole, avete capito bene)

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6
02/2012

AVEVANO DETTO ‘INVERNO CALDO’…

… invece siamo bloccati dalla neve. Niente di che, di scorte in casa ce ne sono abbastanza e i piedi sono un buon mezzo per andare ovunque qui attorno. Però cercare di aprire la porta e trovarsi davanti un metro di neve è cosa poco simpatica. Bisognerebbe riappropriarsi dei ritmi lenti della natura, chiudere e mettersi sul divano con una tazza di qualcosa di caldo e un bel libro. Ma chi può davvero permetterselo? L’abbiamo fatto un giorno, una mezza giornata, un weekend, ma poi il lavoro chiama e la neve blocca. Non smette mai, però, di essere affascinante.  Così, ecco qui, qualche pezzetto di una passeggiata in paese ieri, mentre nevicava ancora. Riprenderà stanotte, dicono…

(le foto sono pietose ma sono state fatte tutte mentre stava ancora nevicando)

Orto sul balcone innevato

Non aprite quella porta senza scarponi!  E quello che si intravede sarebbe un giardino, da notare il tavolo da giardino in versione cilindro di neve…

A zonzo sotto la neve

Buoni fiocchi anche a voi!

Aggiornamento delle 15.00: ha già ricominciato a nevicare!

 

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