UN PAESE DI VECCHI CON PUERILE IPOCRISIA

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05/2008

UN PAESE DI VECCHI CON PUERILE IPOCRISIA

*** Attenzione: un fan di Lost mi ha fatto notare che ho inserito in questo post uno spoiler gigantesco della quarta stagione, che in Italia non è ancora andata in onda e che per molto meno altri fan potrebbero strozzarmi.
Ci tengo alla mia giugulare, quindi se state ancora cercando di capire che cos’è la Dharma, non leggete questo post ***

Grazie delle belle email e dei messaggi che mi avete mandato per sapere dov’ero finita! Mi hanno fatto davvero piacere in un momento tristissimo. Vi abbacio tutti profusamente in pubblico, come ho già fatto privatamente.
Sono sparita solo per qualche giorno, risucchiata dal vortice di urgenze familiari molto serie. A volte, oltre all’impegno materiale di tempo, il problema è che passa anche la voglia di scrivere. Scrivere di ecologia, poi, figuriamoci.
Ci sono giorni che fuori dalla porta vorrei appendere un cartello: Ufficio Svuotamento Mari con Cucchiaino.

Sono un po’ annoiata. Nel senso inglese di annoyed : tra lo stanco, l’infastidito, lo sfiduciato, il triste e il rassegnato. In italiano come si dice? Mi sfugge.
Sono annoyed dell’Italia che continua sempre a girare allo stesso modo. All’asilo mi hanno insegnato che gira gira su te stessa prima o poi cadi e non ti rialzi per un bel po’. Sono qui nel mio annoyed mood che aspetto che cadiamo tutti giù per terra.

Non è solo questione di politica, neanche per sogno, sono solo un po’ scocciata dalla caduta del pil di alcune menti, dalla svendita delle idee e dal discount del qualunquismo.

Ieri sera per esempio ero imbarazzata per lo spettacolo di Guccini che si sparava le pose di ultimo dei grandi intellettuali, quello che vive senza televisione, senza cellulare, senza internet, senza email. Però appena scribacchia due stupidate eccolo lì che spunta come un hobbit nel 15 pollici della cucina. E non si sa con quale ardire gliele pubblichino anche queste storielle - alla Mondadori, lui, il grande dissidente, quello che “infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio” e poi si fa pubblicare dalla Mondadori insieme alle barzellette di Totti. Eccolo lì, spolvera qualche pagina scritta male tra il 1965 e il 2007, per la maggior parte già pubblicate altrove, le riconfeziona con carattere grande, interlinea doppia, introduzione, orpelli, cotillon vari et voilà. Lo chiama anche “libro”. Eccolo lì da Fazio che ci illustra il suo modus vivendi da vero alternativo. Lui che canta “venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false, che avete spesso fatto del qualunquismo un arte “. Eccolo lì. La concretizzazione del qualunquismo fatto arte che si infutura nella genesi dell’antropomorfismo universale.
E me lo ero anche dimenticata, non fosse ricomparso stamattina su diversi giornali con la recensione di quest’ultima “opera letteraria”, per noi poveri dementi che riempiamo le nostre inutili vite di internet, email, cellulare, televisione e signoreiddio, abbiamo persino la patente di guida! La mia peraltro è in scadenza, vuoi vedere che è la volta buona che divento anche io un’intellettuale?

Comunque mi è rimasto un dubbio esistenziale sig. Guccini… sua figlia, la tesi di sua figlia. A che punto è? Ci ha ammorbati per una decina d’anni con la sua figliola che faceva questa tesi bellissima, complicatissima, di grande ricerca sul suo babbo stesso e medesimo. E ora? Si è laureata? L’ha discussa questa Recherche decennale sulle canzoni del suo babbo? Sig. Guccini, siamo preoccupati: son decenni che ce la descrive minuziosamente questa figliola prodigio e la sua tesi difficilissima… e non ci manda nemmeno i confetti? A me resta questo dubbio esistenziale, non si lasciano le persone così, che prima li si fa assurgere al rango di vicini di casa, quelli a cui si impone la visione delle diapositive della gita a Chiavari, sfrantumandogli l’anima con tutta la scolarizzazione e i successi dei figli e poi li si lascia lì con niente, a non sapere nemmeno come va a finire.

Non so perché ho acceso la televisione negli ultimi due giorni, quando l’unica cosa che mi interessa sapere è come farà Locke a spostare l’isola e se come penso io non si tratta di banali realtà parallele ma dell’applicazione della teoria di Kaluza-Klein sulla quinta dimensione e le piccole dimensioni. E per questo è sufficiente il satellite (per sapere il finale di stagione di Lost, non per verificare la teoria di Kaluza-Klein). Soprattutto non so perché l’ho accesa proprio mentre cucinavo… ne sono derivate una crostata bruciacchiata e pasta scotta.

La pasta scotta ha un imputato preciso: Piero Angela. Piero Angela infatti è andato da Fazio a dire nell’ordine queste grandi verità:

1. ha otto lauree ad honorem.
E nemmeno una per cui ha studiato, aggiungo io. Era un musicista e in quanto a serietà me ne ricorda tanto un altro di musicante, quello che esercitava sulle navi da crociera.

2. ci servono le centrali nucleari.
Non sappiamo gestire la monnezza e dobbiamo mettere in mano alle stesse persone delle centrali nucleari. Ho subito proposto a gran voce la nona laurea ad honorem in Previsione delle Catastrofi e una decima in Piffero, che magari torna a fare il mestiere suo.

3. In Italia non c’è meritocrazia. Tanti bravi giovani non vengono valorizzati. Si va avanti per raccomandazioni. Ciò non aiuta il paese. Ha anche raccontato la storia dell’italo-americano figlio di immigrati diventato direttore della missione Apollo. In Italia, ci dice, non sarebbe mai stato possibile.
Scusi sig. Angela, ma suo figlio che mestiere fa? Così, tanto per dire.

Per questo mio assolo di contraddittorio con Piero Angela ho scotto la pasta e mi è venuta l’acidità di stomaco.

Ma la parte migliore di tutto è venuta ieri sera con Eugenio Scalfari. Purtroppo non sono riuscita a seguire tutto il discorso perché quest’uomo, dal vivo, è imprevedibilmente di una noia mortale. Dice delle cose di una banalità imbarazzante, ma le dice come se stesse declamando per primo i tre segreti di Fatima.
Mentre stava spiegando che lui al liceo ha dovuto studiare Cartesio - come del resto tutti noi comuni mortali che abbiamo frequentato un liceo e così pure quelli degli ITIS - ho eseguito un triplo carpiato volo pindarico e cercato di individuare qualcuno al di sotto o attorno ai 30 anni che fosse andato in quella trasmissione di recente. Mi è venuto in mente solo Lorenzo Cherubini ma sono sicura che io non mi ricordo, ma di certo, per forza, ci sarà stato qualcuno della nostra generazione a fare da contraddittorio a questa carrellata di cariatidi che riescono a materializzare il vuoto pneumatico ogni volta che aprono bocca. No? Dai, sono io che non mi ricordo o ho saltato delle puntate.

Sono ritornata a terra da questi miei pensieri e questa mente illuminata era ancora lì che raccontava di come gli ha cambiato la vita studiare Cartesio.
Pensi, sig. Scalfari, che c’è gente della mia età che è arrivata a leggersi Heidegger, Popper, Wittgenstein eppure scrive articoli per 3 euro a pezzo per i giornali, anche per il suo sig. Scalfari. Oppure nel caso migliore prende 600 euro al mese in un call center.
Porti i miei omaggi a Descartes, sarebbe dignitoso che un giornalista si desse almeno la pena di chiamare la gente con il proprio nome, eh Hugh Jim?

Sono un po’ stufa di questo paese. Sì. E’ dall’anno scorso che in questa casa si cerca di impacchettare baracca e burattini e gatti e andarcene altrove. Va bene anche un altro paese europeo, verso nord. Purtroppo abbiamo qualche problema familiare che ci tiene ancora legati qui, persone che non possiamo lasciare proprio in questo momento. Me ne vado perché sono stanca di portare sulle spalle il peso di questi vecchiacci vuoti e miserabili, di un paese sempre più vuoto di valori e pieno di miseria, soprattutto mentale. Sono stufa di leggere la gente che vale solo sui rispettivi blog e solo in casi rarissimi su un giornale, un libro.

Tra i vari paesi papabili ho addocchiato la Svezia. L’anno scorso si sono dimessi due ministri, dalla vergogna, perché non avevano pagato il canone TV e una non aveva messo in regola la colf. In Italia fa quasi ridere. C’è gente che ha truffato miliardi anche delle mie tasse e nel peggiore dei casi prende un vitalizio, negli altri è tuttora in parlamento. Chi mi da una sola ragione per restare in questo Stato?

L’altro che ho addocchiato è l’Inghilterra, un po’ perché ci ho già vissuto e ho un bel ricordo, un po’ perché la mia pressione fiscale passerebbe dall’attuale 55% al 28,2%. No, non sono ricca, niente affatto, non sono una super-tassata riccona. Ho solo sommato quanto esce per lo Stato dal mio introito. Il 55%, la matematica non è un’opionione. Li darei volentieri se poi li trovassi investiti in ospedali e scuole. Ma siccome tra TAV, Società Stretto di Messina (quella del ponte) e politici incolti che vivono come Kashoggi sono piuttosto scocciata, preferisco andarli a pagare, se proprio, dove non li sperperano.

Fino a qualche mese fa, dico la verità, tentennavo. E’ uscito La Casta e all’inizio non l’ho voluto leggere perché avevo già troppa bile essendo stata una lettrice costante di Travaglio e Gomez. Poi la mia metà l’ha lasciato in bagno ed è stato il principio della fine. Come si fa a non leggere un libro che trovi nel bagno? E’ impossibile, soprattutto se come me hai già letto anche tutte le istruzioni del docciaschiuma eco.
Il riassunto del libro è: Non c’è niente di recuperabile. Si può solo far valigia e scappare da questo paese di vecchi rimbambiti che ci mangiano addosso. Me li sento, ormai, come dei gargoyle che mi pesano sulle spalle e mi azzannano al collo mentre cerco di trascinarmi avanti.

Questi sono stati i miei pensieri ultimissimi intanto che non aggiornavo il blog. Certo, c’è anche tanta bella gente in Italia. Ma vi leggo online e potete sempre venirmi a trovare :)

A proposito di persone che fanno la parte buona di questo paese, un paio colte al volo:

Sauro e Renata che non desistono mai dal coinvolgermi, anche se sparisco senza spiegazioni, non mollano mai, non si spengono mai. L’ultimo progetto è cosmETICOblog. Bellissimo! Un sito dedicato a chi si fa i propri cosmetici, saponi o ogni altra sostanza serva alla cura del proprio corpo o della propria casa.

MissVanilla ha infine aperto il negozio (Mestre - Rotonda Garibaldi dove stavano le vecchie poste) e intanto che mi appresto a renderle visita, mi ha nominata per il meme del momento. Eseguo (PS: ho 141 feed da leggere, se qualcuno ha fatto altre nomine non se la prenda, sto arrivando)

REGOLAMENTO DEL MEME:
1) Indicare il link di chi vi ha coinvolti > MissVanilla
2) Inserire il regolamento del gioco sul blog > fatto
3) Citare sei cose che vi piace fare e perchè > solo sei…
4) Coinvolgere altre sei persone > addirittura sei?! Facciamo tre, dai. Ne scelgo tre che sfuggono sempre ai meme: Barbara&Alain&Anita, Equipaje, Enrica
5) Comunicare l’invito sul loro blog > pure…

Le sei cose che mi piace fare.. (al di fuori della sfera affettiva, ovvio)

  1. leggere, di tutto, ossessivamente, dal tubetto del dentifricio al saggio sui processi cognitivi degli oranghi. E il perché non lo so.
  2. scrivere. Perché ogni tanto devo smettere di leggere e far finta di lavorare.
  3. seminare e veder crescere le verdure del mio orto e i fiori in giardino. Perché rimango una maledetta ex milanese che ha scoperto la campagna, la peggior specie di new rurals.
  4. cucinare le cose che ho coltivato. Perché finalmente ho capito che gusto hanno le zucchine.
  5. guardare ottimi film e ottime serie. Perché non è demolendo i media che se ne gestisce l’impatto sulla società, ma facendone un uso intelligente. E poi la fotografia di CSI è troppo bella.
  6. godermi il mio ufficetto. scendere alla mattina con una tazza di orzo, accendere il mac, scegliere la musica e lavorare senza disturbatori attorno. Perché prima ho lavorato in uffici invivibili, ho dovuto sopportare colleghi rumorosi e fancazzisti e una volta ho dovuto persino lavorare in un open space con soppalchi e cane mestruato (il cane era il più educato dell’ufficio, giuro).


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3
05/2008

Messaggio di servizio

Ciao a tutti!

Causa trasferimento del sito su un nuovo server, potrebbero non vedersi alcune pagine, alcuni commenti e non funzionare alcuni link. Tornerà tutto a posto entro domani.

Se state cercando una pagina in particolare e non la trovate nell’indice, basta cercare l’argomento che vi interessa tramite il Cerca in alto a destra :D

Insomma… trasloco in corso: c’è tutto ma negli scatoloni ;)

Buon weekend!

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04/2008

QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

pomodoriripieniquinoa.jpg

Adoro la quinoa. Adoro tutte i cibi ‘granulosi’ per la verità, dal cous cous al bulgur. Ma la quinoa, la quinoa è speciale. Mi fa tenerezza con quei granellini piccolini piccolini e pronti a germogliare alla prima buttata di acqua. Sembrano davvero così piccolini.. e io ogni volta ci casco, da anni, ne faccio sempre troppi. Sono così piccolini che non riesco mai a essere sicura che sia abbastanza, non ci credo e va a finire che ne faccio sempre troppa. Non mi capacito ancora della crescita in cottura.

Ma niente di sprecato: la quinoa è buonissima anche fredda, condita con un filo di olio extravergine e una spruzzatina di pepe nero, oppure con olio e una grattatina di zenzero, appena appena, e diventa un piatto unico veloce, da portarsi anche in ufficio nel bento box - o nella schiscéta come si dice dalle mie parti. La uso persino con le stesse ricette del cous cous, da tanto mi piace.

Ultimamente ho sperimentato e l’ho usata come ripieno per dei pomodori al forno. Successone. La ricetta è quella di seguito. Anche se il mio pubblico di assaggio è partito titubante vista la novità e il nome sconosciuto “qui…cosa?? quinoa?? e cos’è?” si è ripreso subito, sbafando l’intera pirofila. Di pomodori ripieni di quinoa ne basta uno a testa, è molto sostanzioso e come sempre la quinoa tende a riempire molto. Il contorno è bene che sia leggero. Una salsina di accompagnamento non guasta, ma io che sono una purista e amo sentire il sapore della quinoa, la preferisco così, che sappia proprio di quinoa.

A proposito, si pronuncia ‘chinoa’, per essere precisi si pronuncia k-na (questo è lo spirito indomito del mio alter-ego, la ex linguista). Mi sembra il caso di puntualizzarlo perché mi sono imbattuta in evoluzioni fonetiche sul genere “quinoa” (come è scritto) e addirittura ‘chinoua’ (l’alter-ego precisa che udimmo con raccapriccio anche un ken’wä). Il motivo della pronuncia variata ch-q rispetto alla grafia dipende dal fatto che la parola è andina, visto che la quinoa è a tutti gli effetti il grano delle Ande. I distruttivi conquistadores udirono, traslitterarono e fecero un gran casino, come con tante altre cose. Diciamo che è il meno peggio tra i casini che hanno fatto a questi popoli. Agli stessi conquistadores si deve anche la sparizione della quinoa per tanti secoli e il suo oblio in remoti villaggi delle Ande. Riscoperta di recente, diffusa in parte dal commercio equo e da chi si cura di biodiversità, si è scoperto che è un cibo ricchissimo, completo, dalle innumerevoli proprietà ed è arrivato infine anche sulle nostre tavole.

Sfatiamo il mito errato che vuole la quinoa ‘cereale’. La quinoa non è un cerale. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee, per intenderci le bietole e gli spinaci, oltre a una gran parte di quelle erbe che vengono brutalmente classificate e martoriate come ‘erbacce’ o ‘infestanti’. Il fatto di essere una Chenopodiacea ha probabilmente salvato le sorti della quinoa, destinata a sparire come tante altre varietà utilizzate dagli Incas e il cui uso fu soppresso dall’arrivo dei conquistadores che non vedevano niente di speciale in questi alimenti. Una perdita gravissima per la biodiversità del Sud America, che raramente viene riportata dai libri di storia. La perdita delle piante non è mai interessante per gli storici, l’avete mai notato? Ci hanno fatto due sporte così sulla scoperta e importazione di patate, peperoni e pomodori ma mai una volta che si interessassero della biodiversità devastata di questi luoghi.

Tornando a noi, dicevo che probabilmente la quinoa si è salvata per le sue caratteristiche di erba infestante. Le Chenopodiacee infatti si adattano a vivere in condizioni estreme e ne traggono anche vantaggio, si adattano alla vita su terreni a PH anomalo o salini, molte specie sono tipicamente alofite e vivono in ambienti difficili come deserti e steppe aride, spiagge, stagni salati e, in generale, su terreni in cui si hanno periodici o costanti accumuli di sali o apporti di acque salse.
Per adattarsi a questi ambienti le Chenopodiacee hanno sviluppato adattamenti fisiologici particolari, come la capacità di assorbire e accumulare cospicue quantità di sali di sodio e potassio. La funzione di questi accumuli è quella di aumentare il potenziale osmotico nelle foglie, allo scopo di vincere quello del suolo e assorbire quindi l’acqua, anche se presente in percentuali bassissime. La peculiarità delle piante alofite in generale è infatti quella di riuscire ad assorbire l’acqua a valori di potenziale idrico inferiori al coefficiente di avvizzimento della maggior parte delle piante. (eh, che frase da provetta botanica che vi ho rifilato? :D “coefficiente di avvizzimento” l’ho imparato da poco e non vedevo l’ora di usarlo). Queste caratteristiche rendono la quinoa una risorsa incredibilmente importante per tutte quelle zone agricole del mondo in cui c’è emergenza idrica.

Questo è anche uno dei tanti motivi per cui la quinoa per 5000 anni ha costituito l’alimento di base per molte popolazioni andine. Cresce da sola in pratica, non è soggetta a particolari parassiti e è quasi del tutto esente dall’attacco di muffe e funghi. Ma la quinoa è stata riscoperta soprattutto per il valore nutrizionale. Ci tengo a sottolineare che è adatta anche ai celiaci e a chi presenta intolleranze al glutine, cosa che ho trovato scritta in poche pubblicazioni, effettivamente per gli esperti è scontato ma non lo è per chi la trova nello scaffale vicino ai cereali ;) Il glutine nella quinoa è del tutto assente. La quinoa ha inoltre un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina. Quantità di gran lunga superiori a quelle riscontrabili nel frumento e nel riso. E’ stata inoltre presa in seria considerazione nelle diete per la prevenzione dell’arteriosclerosi e dell’ipercolesterolemia grazie alla massiva presenza di acidi grassi polinsaturi (due terzi della frazione lipidica della quinoa) e all’alto contenuto di acido linoleico, il 40% circa dei suoi acidi grassi.
Non ultimo, ha un alto contenuto anche di sali minerali e vitamine, in particolare calcio, manganese, fosforo, zinco e ferro per i minerali e le vitamine del gruppo B più la vitamina C. L’alto contenuto ovviamente è considerato paragonando la quinoa con grano e riso, non certo con gli agrumi ;) Tutte queste caratteristiche rendono la quinoa un cibo completo, che può essere usato come piatto unico.

Io faccio anche i germogli con la quinoa. Sono velocissimi, in 3 massimo 4 giorni sono pronti da consumare (se non avete ancora un germogliatore, qui trovate le istruzioni per averne uno fai-da-te in cinque minuti). I germogli di quinoa hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, oltre ad avere le proprietà nutrizionali di cui sopra.
Su AAM Terranuova di Aprile 2008 ho letto anche che ci sono in corso studi farmacologici sui semi di quinoa che sembra abbiano alcune proprietà come l’azione antimutagena e anticancerogena. La stessa notizia l’ho trovata su Ma ho notato con interesse per esempio che lo Stanford Cancer Center, della prestigiosa Stanford University, inserisce la quinoa tra gli alimenti nella dieta per i malati di cancro, fornendo anche diverse ricette. Nella spiegazione di cosa sia la quinoa, dice anche che è sostituibile al grano in tutte le ricette, spronando a farlo.

Probabilmente a questo punto, se non avete mai provato la quinoa, vi sarà venuta voglia di averla :) Arriviamo allora a dove si compra. Io la trovo nella bottega di alimenti biologici Terracammina a Vigevano, il suggerimento è di cercare botteghe di questo genere vicino a voi. Ce ne sono sempre di più. Ma è ormai facile trovarla anche:
- nei negozi di alimentazione biologica
- nei negozi di alimentazione macrobiotica
- nei minimarket NaturaSì
- nei negozi del commercio equo e solidale
- nei supermercati. Ce l’hanno Coop e Esselunga, entrambe da agricoltura biologica.
Però fate un piccolo sforzo, cercate di comprarla almeno dal commercio equo e solidale: sulla quinoa ha messo gli occhi la Nestlé che sta investendo per standardizzarne la produzione. Non comprarla dalla grande distribuzione è meglio, altrimenti ci troveremo come al solito un alimento bello da vedere ma con meno proprietà nutrizionali. E sorvolo sulle condizioni di lavoro applicate dalle multinazionali alle popolazioni locali…

Quella più facile da trovare è la quinoa bianca, in semi da idratare. C’è anche un tipo rosso, che però io ho visto solo all’estero, in Italia non sono ancora riuscita a trovarla (le segnalazioni e gli avvistamenti sono benvenuti! :D). I chicchi o semi, interi, si usano per minestre, zuppe, per contorni, piatti unici… gli impieghi sono tantissimi.

La farina di quinoa, un po’ difficile da trovare ma c’è anche in Italia, si può usare per fare il pane, i biscotti e viene usata negli Stati Uniti per l’alimentazione naturale durante lo svezzamento dei bimbi: si mette negli omogeneizzati (vedi proprietà sopra).

Cucinarla è a prova di negati ai fornelli: si sciacqua in acqua fredda, si mette nella pentola con l’aqua, poco sale e si lessa in 15 minuti. Per sapere quanta acqua mettere, si misura la quinoa e si mette il doppio della misura in acqua. Per farlo, io verso la quinoa nel misurino graduato, per esempio 100 ml. Poi metto il doppio di acqua, in questo caso 200 ml. Non fate l’errore di mettere 100 gr di quinoa e 100 ml di acqua ;) Cuoce in circa 15 minuti e si conserva in frigo per più di una settimana! Io uso quella che avanzo dalle preparazioni come aggiunta fredda alle insalate, oppure adesso per le verdure ripiene. E veniamo alla ricetta dei pomodori ripieni di quinoa.

POMODORI RIPIENI DI QUINOA

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Ingredienti per 6 pomodori ripieni

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6 pomodori medi non costoluti
uno scalogno
150 gr di quinoa
il doppio di acqua rispetto alla quinoa (vedi su)
100 gr di tofu
parmigiano vegan da sminuzzare sopra
prezzemolo
pepe bianco in polvere
zenzero fresco
sale
olio extra vergine di oliva

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Mettere a cuocere la quinoa per 15 minuti in acqua leggermente salata. Intanto tagliare le calotte dei pomodori e svuotarli. Tenere la polpa tolta, evitando le parti con troppi semi o troppo liquide. Mettere un po’ di sale all’interno dei pomodori e lasciarli un po’ capovolti a rilasciare liquido. Passarli vuoti in forno a 180 gradi per qualche minuto, per farli asciugare meglio, posizionandoli in una pirofila oliata leggermente sul fondo.
In una padella, far appassire lo scalogno tagliato finemente (non tritato) in poco olio. Quando è dorato, unire la polpa di pomodoro a pezzettini e far saltare. Unire la quinoa e far saltare per qualche minuto. Spolverare di pepe bianco e grattuggiare infine un pochino di zenzero fresco, appena un’accenno. Versare il contenuto della padella in una ciotola e far raffreddare. Una volta tiepido, unire il tofu a cubettini e poco prezzemolo tritato. Con questo ripieno, riempire i sei pomodori schiacciando bene. Se si schiaccia bene il ripieno, al momento del taglio rimane bello compatto, altrimenti si crea un effetto ’sbriciolamento’ che non è molto gradito a chi deve rincorrere i chicchi di quinoa con la forchetta ;) Gli artisti riescono a richiudere i pomodori con la loro calottina, io l’ho sempre bruciata quando ci ho provato, quindi ripiego su una finitura di parmigiano vegan e tofu, che gratinati mi piacciono anche di più ;)
Infornare a 200 gradi per 10 minuti (forno ventilato: 180 gradi per 10 minuti). Contate che il ripieno in pratica è già cotto, deve solo sciogliersi un po’ il tofu e gratinarsi la parte superiore. Si cuociono solo i pomodori e 10 minuti sono sufficienti di solito.

Altre ricette interessanti con la quinoa:

(segnalazioni di altre ricette pubblicate sono benvenute!)

Postato in Boicottaggi, Giorno per giorno, Ricette 2. Secondi, Ricette 4. Piatti unici, Vita da veg* | 18 Commenti

28
04/2008

MAGGIO VEGAN !

maggioveganerbaviola.jpg

Sarà che i manifesti tendono al viola ( :D )  ma a me piacciono tantissimo, come la carrellata di iniziative di seguito! Ce ne sono per tutti: chi già partecipa, chi vuole cominciare, chi ha un blog, chi scrive ricette, chi si propone di allargare le proprie vedute e capire il perché chi è vegan sta bene, non soffre di malnutrizione e anzi, scoppia di salute! :)  Non le solite campagne in cui vi mostriamo gli animali macellati, ma un nuovo messaggio, dove il perché si sceglie di essere vegan, per una volta, arriva dopo il ‘come’ si vive da vegan :) Credetemi: benissimo!
L’iniziativa lanciata con entusiasmo da AgireOra.org con l’infaticabile Marina Berati, consiste nel promuovere, con varie iniziative lungo tutto il mese di maggio, la scelta vegan, stavolta mostrandone gli aspetti positivi, anziché, come al solito, gli aspetti negativi del mangiare animali e loro prodotti.

Sullo spiegare i disastri - per gli animali, per l’ambiente, per la salute, per la società - del consumo di carne, latte, uova, siamo attrezzati, e lo facciamo in modo sistematico. Ma ci manca la parte “in positivo”, quella che davvero può spingere le persone a cambiare. È triste dirlo, ma più che la fondatezza dei PERCHÈ di questa scelta, è la facilità del COME, che può indurre al cambiamento di abitudini.

E dunque, accanto a iniziative informative “in negativo”, cioè che mostrano “i disastri” è necessario, estremamente necessario, fare anche iniziative “in positivo”, che mostrino i lati belli della scelta vegan, e che, soprattutto, facciano capire che non si deve rinunciare a nessun “piacere del palato”.

Per questo promuoviamo MaggioVegan, con una serie di iniziative da organizzare nel mese di maggio e un nuovo bellissimo volantino colorato che mostra in breve i perché, ma mostra soprattutto come e cosa si mangia! Partecipare in tanti è essenziale, ed è facile perché proponiamo varie modalità: ciascuno può scegliere quella che più gli si adatta!

Per tutto il mese di maggio, iniziative in tutta Italia per mostrare quanto facile e “bella” sia la scelta vegan!

Perché partecipare

Sullo spiegare i disastri - per gli animali, per l’ambiente, per la salute, per la società - del consumo di carne, latte, uova, siamo attrezzati, e lo facciamo in modo sistematico. Ma ci manca la parte “in positivo”, quella che davvero può spingere le persone a cambiare. E’ triste dirlo, ma più che la fondatezza dei PERCHE’ di questa scelta, e’ la facilità del COME, che può indurre al cambiamento di abitudini.

E dunque, accanto a iniziative informative “in negativo”, cioè che mostrano “i disastri” è necessario, estremamente necessario, fare anche iniziative “in positivo”, che mostrino i lati belli della scelta vegan, e che, soprattutto, facciano capire che non si deve rinunciare a nessun “piacere del palato”.

Per questo promuoviamo MaggioVegan, con una serie di iniziative da organizzare nel mese di maggio e un nuovo bellissimo volantino colorato che mostra in breve i perché, ma mostra soprattutto come e cosa si mangia!
Scarica e visualizza il pieghevole “Io passo a veg”!

Partecipare in tanti è essenziale, ed è facile perché proponiamo varie modalità: ciascuno puo’ scegliere quella che più gli si adatta!

Come partecipare

Queste sono le varie iniziative proposte:

Adottiamo almeno 25 università!

Si tratta di posizionarsi all’ingresso di una università e distribuire agli studenti i nuovi pieghevoli, portando però con sé una scorta anche dei classici “Perché vegan”, che sono più approfonditi, per darli ai più interessati.

E’ un’iniziativa facilissima, non ha bisogno di nessuna preparazione preventiva, né permessi: ci si reca una mattina davanti a un’università, e si sta lì 2-3 ore a volantinare. Si può fare da soli o in due. Se anche si lavora, si può prendere una mattinata di permesso, ne vale la pena…

Cerchiamo di raggiungere l’obiettivo di almeno 25 università coperte lungo il mese di maggio! Scrivici per dirci quanti volantinaggi di questo tipo vuoi fare e dove, ti manderemo il materiale necessario (servono circa 300 pieghevoli per persona per un volantinaggio di 2-3 ore). Scrivi a info@agireoraedizioni.org

Facciamo un tavolo informativo CON ASSAGGI e mostre a cartelloni

La cosa più efficace in assoluto è far assaggiare le specialità vegan! Proponiamo quindi di organizzare un tavolo informativo (non un presidio, perché serve un tavolo grande per appoggiare le delizie vegan!) con:

- distribuzione gratuita di cibo (magari con una scatola per le offerte libere);
- volantinaggio a tappeto ai passanti;
- esposizione di mostre a cartelloni NON con foto di macelli, ma, anche queste, in positivo (vedi sezione Materiali);
- esposizione dei manifesti “Io passo a veg” (vedi sezione Materiali);
- proiezione (su PC portatile, o su TV se avete un generatore o possibilità di attaccarvi alla corrente elettrica) a ciclo continuo di un filmato illustrativo (anche per questo, vedere la sezione materiali);

Certamente un tavolo informativo con assaggi di cibo è impegnativo, ma può ottenere risultati davvero efficaci, e far capire veramente cosa significa mangiare vegan. Il consiglio è quello di preparare piatti che vi vengono particolarmente bene (deve essere tutto buonissimo, per vincere le resistenze dovute ai preconcetti), ma nella sezione Materiali saranno comunque messe a disposizione delle ricette di esempio.

Come permessi occorre avere il permesso di suolo pubblicop rilasciato dal Comune: servono, a seconda dei comuni, da una a tre settimane per avere la risposta, quindi chiedete il permesso subito! Non serve essere un’associazione, ciascun cittadino ha diritto a fare un tavolo informativo, ma se vi appoggiate a un’associazione ONLUS (non semplice associazione non-profit) non pagate le marche da bollo.

Distribuiamo i volantini in buca delle lettere

Iniziativa molte semplice, da fare da soli, che non richiede permessi e preparazione: infilate il nuovo pieghevole nella buca delle lettere degli abitanti del vostro quartiere!

Facciamo un volantinaggio semplice in centro

Semplice anche questa, da fare da soli o in due (non di più, altrimenti diventa presidio e serve il permesso): posizionatevi in un posto di grande passaggio, e date via il volantino!

Materiali e istruzioni

Il pieghevole “Io passo a veg”

Scarica e visualizza il pieghevole “Io passo a veg”!
Questo serve solo per vederne il contenuto, se ti serve la versione stampata, richiedicela!

Cartelloni per il tavolo informativo

Saranno disponibili nei primi giorni di maggio delle foto da stampare in A3 (o in A4 e fotocopiare a colori in A3) per realizzare una mostra fotografica di piatti vegan e “vegan famosi”. Il consiglio è di posizionare queste foto (meglio se prima plastificate) su un tabellone di 70×100 cm, comodissimi quelli leggeri di un materiale simile al polistirolo. Potrete cosi’ facilmente realizzare una mostra di 4 tabelloni, con 6 foto per tabellone.
Queste foto andranno stampate a cura di ciascun gruppo partecipante, non vengono fornite già stampate.

Oltre a questo, si possono usare i 3 manifesti, di dimensioni 70×100 cm, della campagna “Io passo a veg”, che potete visualizzare qui:
Anteprima manifesti Io passo a veg

Questi manifesti sono disponibili già stampati, quindi nel richiedere i pieghevoli, diteci anche se vi servono: ve ne possiamo mandare da 1 a 3 copie per tipo. Andranno poi incollati su un pannello rigido. Si possono anche usare delle cornici a giorno di dimensioni 70×100 cm e incorniciare i manifesti, così non si rovinano, e poi riusare le cornici per altri manifesti in occasione di altri iniziative.

Infine, saranno disponibile dei cartelli in dimensioni A3 a in dimensioni 70×100 cm per invitare i passanti a fermarsi al tavolo e assaggiare il cibo vegan. Anche questi saranno disponibili nei primi giorni di maggio.
Questi cartelli andranno stampati a cura di ciascun gruppo partecipante, non vengono forniti già stampate.

Ricette suggerite

Saranno disponibili entro metà maggio una serie di “ricette consigliate”, ma conviene che ciascuno prepari i piatti che già conosce e che gli riescono meglio (ovviamente devono essere adatti a un buffet freddo in piedi).

Banner per i siti web

Metti sul tuo sito o blog un banner che punti a questa pagina, ci sono 2 banner disponibili, uno quadrato e uno in orizzontale:

Se ti serve il codice html per inserire i banner, lo trovi qui: www.agireora.org/info/news_dett.php?id=488
Filmato e spot audio

Sarà disponibile entro metà maggio un video con immagini e spiegazioni sulla scelta vegan, la cucina, gli atleti e i personaggi famosi vegan.

Lo spot, da segnalare alle radio locali chiedendo di mandarlo in onda negli spazi dedicati al non-profit, è questo:
http://www.agireora.org/download/spot/vegfacile.mp3
Scrivi alla tua radio locale preferita dicendo loro di scaricare lo spot dal link qui sopra!

Richiedi i volantini e manifesti

Per semplificare le cose, sono resi disponibili dei “pacchetti standard” di volantini che potete richiedere in cambio di un minimo contributo - non obbligatorio - alle spese di stampa.

I pacchetti disponibili:

  • Pacchetto piccolo, per sola distribuzione in buca - 50-100 pieghevoli - contributo consigliato, non obbligatorio: 3 euro
  • Pacchetto per una singola “adozione di università”, 300 pieghevoli “Io passo a veg” più 50 pieghevoli “Perché vegan” - contributo consigliato, non obbligatorio: 6 euro
  • Pacchetto medio, per distribuzione in buca e piccolo volantinaggio - 500 volantini (diteci se ve ne servono meno, per non sprecarli) - contributo consigliato, non obbligatorio: 8 euro
  • Pacchetto grande, per tavoli informativi con volantinaggio - 1000-3000 volantini (diteci se 1000 o 3000 o valori intermendi in base alle vostre necessità) + 100 pieghevoli “Perché vegan” da dare ai passanti più interessati + da 1 a 3 manifesti per tipo “Io passo a veg” - contributo consigliato, non obbligatorio: 25-40 euro (a seconda della quantita’ di pieghevoli richiesta)

Scrivete a info@agireoraedizioni.org per dirci che pacchetto volete e a che indirizzo inviarlo. La richiesta va fatta almeno 2 settimane prima di quando vi serve il materiale.

I “contributi consigliati” comprendono le spese di spedizione e una parte delle spese di stampa (circa la meta’). Si fanno sottoforma di donazioni, quindi, chi vuole e può, può anche dare di più, chi non può, è libero di dare di meno o anche niente. Le donazioni si possono fare seguendo le istruzioni a questa pagina:
http://www.agireoraedizioni.org/donazioni.php

Città aderenti ai “tavoli informativi con assaggi” e recapiti

Aggiornamento al 21-4-2008

Scriveteci per darci notizie dell’organizzazione di un tavolo informativo, indicando il vostro recapito per farvi contattare da altri attivisti nella vostra città!

Chi vuole unirsi a un evento in corso di organizzazione, contatti i recapiti sotto elencati!

21 e 25 maggio - Torino
Il 21 maggio mattina davanti all’Università (Palazzo Nuovo), il 25 pomeriggio in centro, in luogo da definirsi. Tavolo informativo con assaggi in entrambe le occasioni - piemonte@agireora.org

Le informazione e l’intera iniziativa è a cura di AgireOra.org che questa volta, diciamocelo, ha superato se stessa! :D

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04/2008

MARMELLATA DI ARANCE SPEZIATA ovvero… QUELLO CHE AVANZA DALLE SCORZETTE AL CIOCCOLATO

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A quanto pare leggenda culinaria vuole che la realtà sia il contrario del mio titolo. Ovvero: sarebbe nata prima la marmellata delle scorzette e queste sarebbero solo un modo creativo di riutilizzare le bucce. Ho qualche dubbio in proposito visto che in molti paesi come la Spagna ho trovato marmellate di arance con dentro tutto, scorze, polpa… e semi! Si vede che i sevigliani sono l’equivalente dei nostri genovesi e non vogliono sprecare proprio nulla! Anche perchè, diciamocelo, le bucce degli agrumi fuori dalla cucina sono grossomodo inutili, non si possono buttare nemmeno nel compost se non in minima parte, quindi ai riciclatori estremisti danno qualche grattacapo (equipaje, stai sbuffando e alzando gli occhi al cielo, ti si vede da qui :D ).

Insomma, le scorzette erano la mia meta, la marmellata è stato il modo di riciclare la polpa di arancia… mica potevo buttare via 10 arance bio sane sane! Neanche fossi una novella Morticia Addams che taglia i boccioli di rose e si circonda di vasi di steli spinati!

Bene quindi, in questo pomeriggio sonnacchioso e pre-festivo aggiungo la ricetta della marmellata che nasce dopo le scorzette al cioccolato :D

Ingredienti:

10 arance sbucciate da agricoltura biologica
zucchero in quantità identica alla pesatura delle arance. io ho usato il fruttosio però.
1 limone da agricoltura biologica
1 stecca di cannella
1 stecca di vaniglia
4 chiodi di garofano

Io, come avrete già capito dagli ingredienti, sono di quella vecchia scuola marmellatara che non usa la pectina (orrore!) e tantomeno aggiunge acqua (doppio orrore!). Per la prima tornata di scorzette ho aggiunto alla marmellata in cottura lo sciroppo avanzato dall’ultima cottura delle arance: ho dovuto far cuocere mezz’ora in più e la marmellata è risultata troppo dolce, è un riciclaggio che secondo me non vale la pena. Però. A me piace la marmellata di arance amara. Se vi piace dolcissima, non mettete il limone e allungate con il suddetto sciroppo (o aumentate lo zucchero).

Procedimento: le arance sbucciate e il limone sbucciato, tagliati a pezzettini, in una pentola capiente. Si versa sopra lo succhero e si fa andare a fuoco medio, nel giro di poco le arance rilasciano l’acqua e il tutto diventa facile come girare una zuppa. Si aggiunge cannella, vaniglia e 4 chiodi di garofano… non sceglieteli troppo piccoli perché alla fine vanno ripescati.

Si lascia sobbollire per un’ora o più, dipende da quanto sono succose le arance. Quando raggiunge uno stadio un po’ più liquido della marmellata che desiderate, si toglie stecca di vaniglia, cannella, si ripescano i 4 chiodi di garofano e… è ora di invasarla.

Io di solito intanto che cuoce la marmellata sterilizzo i vasetti facendoli bollire in una pentola di acqua, poi li faccio asciugare capovolti fino a che non è pronta. Non uso il canovaccio da cucina per asciugarli perché i canovacci sono tra i principali veicoli di germi e schifezze varie, con le conserve è sempre bene non rischiare e usare barattoli di vetro ben sterilizzati, con tappi nuovi. Il vetro si ricicla nella campana del vetro, non riutilizzando la confezione delle olive in salamoia per la marmellata fatta in casa ;)

Ordunque, la marmellata è invasata, si mette a riposare rovesciata, appoggiata sul coperchio, in modo che esca bene tutta l’aria. Io di solito la lascio così qualche ora. Poi metto via in dispensa (luogo fresco, asciutto e buio) e si può consumare dopo una settimana. Si può anche subito, ma dopo una settimana il gusto è migliore :D

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