MARZO BALLERINO, MUFFIN CON CUORICINO

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03/2010

MARZO BALLERINO, MUFFIN CON CUORICINO

- Wow è uscito il sole, quindi si semina! eh? eh?
- No, guarda che il 5 nevica ancora..
- Ma allora quando semino??E’ tardissimo!
- Aprile.
- Aprileeee?
- Eh, almeno metà aprile da queste parti…
- Ma..ma… ma… ma io in pianura … a febbraio ero già in piena attività nell’orto!
- Eh, ma qui sull’Appennino è così.

Sconforto. Idee di serre. Qualche vaso sul balcone, coperto e protetto con plastica ma sarà sufficiente? Se nevica mi si riempie anche il balcone, avevo le stalattiti solo dieci giorni fa. E neve, che è arrivata oggi, un giorno in anticipo sulle previsioni dell’amica montanara, ma in perfetto orario con le previsioni del meteo satellitare. Sono un po’ stufa di tutto questo riposo forzato del montanaro, sig. Sole dei miei stivali-di-gomma-verde, si decida ad uscire… voglio seminareeeeee!

E quindi?

Quindi per ora patate nel bidone, come la Consy e qualcun altro sul forum. Ultime ordinazioni per i semi di stevia, se volete aggiungervi dovete seguire le istruzioni (NON scrivere a me, per carità, per pietà! Come da istruzioni, le iscrizioni le raccoglie la prode Annika).

Se siete più fortunati e soleggiati di me, le semine del mese di marzo le trovate qui. Oppure su questo libro qui, che sta continuando a raccogliere delle belle recensioni, inaspettate e gratuite (fenomeni rari in Italia, come sa chi si occupa di editoria), l’ultima delle quali su BravaCasa di Marzo, a pag. 26.
Come ha già notato qualcuno, le riviste natural-style invece mi ignorano bellamente, visto che parlo di coltivazione naturale. sarà un argomento out? Più semplice. Avendo quasi tutte anche una linea editoriale libraria propria da promuovere,  preferiscono parlare dei loro. E tant’é.
Volete che faccia anche un accenno agli amici-blogger? Lo faccio. Troverete recensioni/nomine di questo libro solo su cinque blog (NoiRisparmiamo, Crudismo, IlBraccino, Lemondora, greybear61), solo UNO si occupa di coltivazione di vegetali. E non mi venite a dire che dopo mesi non lo sapevano che era uscito il libro…altrimenti come si spiega che ben tre altri mi abbiano chiesto info su come pubblicare un libro?
A tal proposito: non lo so come si fa. Immagino scrivendo bene di argomenti interessanti che si conoscono concretamente ed essendo più simpatici di voi (linguaccia e pereppeppé con le cinque dita sul naso).

Nonostante questo silenzio tignoso degli amiciblogger ed espertoni del settore naturalbusiness, mi ha intervistata La Repubblica, chiedendomi un progettino per l’allestimento di un balcone invernale – con fotogalleria di un trapianto di ciclamini sul mio personale balcone  (madame, si sguarelli dal ridere!) e Vanity Fair non so ancora per quale numero. Sapete, vero, che gesto sto facendo ora agli amiciblogger tignosi di cui sopra, invece di pereppeppé? :D

Per addolcire gli animi tignosi consiglio i muffin super-soffici senza lievito. Sono piaciuti a Serena anche se quando è venuta lei mi ero dimenticata di ungere lo stampo e si sono appiccicati ai lati (fortuna che ne erano avanzati dal giorno prima, che figuraccia!). Che c’è da dire ancora sui muffin? Beh questi sono senza lievito, da un’idea di un paio di anni fa che funziona sempre ;) Ma se non vi piacciono alla banana, potete sostituirla con una bustina di cremor tartaro, la sofficità è assicurata ugualmente.

MUFFIN SOFFICISSIMI ALL’UVETTA, BANANA E COCCO SENZA LIEVITO Continua >>

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01/2010

QUALCHE SEGNALAZIONE PER SEMENTI ANTICHE, RETE DEI SEMI RURALI E IDEE SUL FUTURO

Mi sono presa un po’ di tempo per riposarmi (poco), scrivere (tanto), pensare (troppo), programmare (discretamente) e guardare la neve che cade lasciando l’appennino sotto la sua morbida coperta bianca (esagerato). Ho messo qualche foto in coda al post… ditemi se non è giustificata l’assenza!

Riemergo con tanti progetti e la guida alla germinazione quasi terminata. Dalla prima parte si è originato un interessante numero di dubbi e informazioni che hanno fatto lievitare i tempi e le ricerche per il resto della guida. Qualcosa di molto interessante è già emerso dai commenti, che consiglio caldamente agli amici germinatori :)

Intanto, visto che gennaio pare portare sempre buoni propositi e voglia di fare, qualche segnalazione interessante su buoni propositi e cose da fare. Nell’ordine:

- 9 gennaio 2010 Appuntamento a Bologna alle 16.00 con la serie di incontri/conferenze: Decrescita o de-civilizzazione: una strategia di resistenza sociale per il decennio che viene (qui tutte le informazioni). Neve permettendo, penso di esserci.

- 8-12 gennaio 2010 il gruppo di “Orto sul balcone e per terra” che è quietamente ospitato su Promiseland (forum orti e giardini naturali) si appresta a piantare patate. Patate sul balcone? Eh sì, patate sul balcone. Patate nel bidone, nello specifico. Ognuno a casa sua ma tutti insieme, basta procurarsi un bidone e qualche patata, tutti i dettagli qui per riciclare il bidone e quali patate procurarsi. Io ci sono ma apprezzerei molto anche l’intervento di qualche altro coltivatore da bidone, tipo la Consy che in quanto a latitanza mi sta battendo. Per chi non ha particolare simpatia per Promiseland, si scoccia dei forum et similia, pubblicherò qualcosa anche qui. Certo che però tutti insieme e proprio un’altra cosa…

- sabato 16 gennaio 2010 Corso teorico – pratico per conservare i cibi attraverso la fermentazione a Genova (scarica qui la locandina)

- domenica 17 gennaio 2010 Mandillo dei semi – libera festa di libero scambio a Torriglia (GE). Mi piacerebbe tanto andarci ma in inverno è veramente dura… inoltre i mezzi non aiutano, abbiamo appena calcolato che ci vogliono 6 ore di viaggio. Se qualcuno è meno impedito di me, tutte le informazioni sono qui

- Le Casalinghe Bioallegre (questo nome mi fa sempre un po’ ridere, chissà perché mi porta alla mente una simpatica tipa con scopettone e cannino in bocca, invece sono delle tostissime eco-battagliere della pulizia domestica) e quella scatenata di Elle mi fanno sapere che è stato varato depuriamo.it – e io con il solito ritardo che mi contraddistingue passo parola :D Iniziativa molto molto carina, temo che a breve farò incetta di etichette per ornare i manufatti autoprodotti, dalle conserve agli sferruzzamenti (a proposito, ultimamente ho regalato manopole e guanti di maglia, sono stati molto apprezzati e se avessi avuto le etichette, chissà che figurone! alla prossima)

Infine, ecco qualche foto maldestra degli spettacolari paesaggi che ci circondano

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12/2009

PICCOLA GUIDA ALLA GERMOGLIAZIONE CASALINGA – Parte I

Questa prima parte della guida ai germogli che ho messo insieme arriva dal cap. 10 “Coltivare i germogli” del mio libro. Visto che questo pezzo era già scritto, lo utilizzo :D
Qui però è già disponibile da tempo il tutorial per costruirsi a costo zero un germogliatore fai-da-te, nel caso voleste iniziare subito. Molti l’hanno trovato facile da realizzare e da usare, insomma… funziona.

Introduzione alla germogliazione casalinga

I germogli sono molto semplici da coltivare e estremamente nutritivi. Lo si può fare su un davanzale o su qualsiasi ripiano disponibile in casa, l’importante è che sia lontano da fonti di calore come caloriferi e fornelli. I germogli richiedono poco spazio, niente scavi e sarchiatura e nessun prodotto aggiuntivo. Meglio ancora, il prodotto si può già mangiare quattro o cinque giorni dopo la posa nel germinatore.
I germogli sono molto nutrienti, più dei comuni legumi o semi. Infatti, appena i semi cominciano a germogliare, comincia ad aumentare anche il loro contenuto vitaminico e di sali minerali.
La coltivazione dei germogli può essere fatta in un germogliatore apposito, di solito in plastica o terracotta, oppure in un germogliatore fai da te come quello illustrato qui. Il procedimento seguente è identico sia che si usi un germogliatore in commercio che un germogliatore fai-da-te. L’unica differenza è che i germogliatori in commercio sono predisposti per raccogliere l’acqua mentre nei germogliatori fai-da-te va fatta scolare a parte (tranne il germogliatore autoprodotto di cui sopra)

Occorrente:
- Semi per germogliatore. Per le prime volte saranno ottimi i mix di semi già pronti, il prezzo è comunque irrisorio
- Recipiente: un barattolo a bocca grande di vetro o di plastica, un vaso non di metallo, una ciotola di vetro o di ceramica o un piatto fondo andranno benissimo. Si può anche usare un piatto piano, stendendo uno strato di semi fra due strati di garza o due tovaglioli di carta bagnati per impedire che si secchino. Qualunque recipiente usiate, assicuratevi che sia abbastanza grande da permettere ai semi di germogliare e di avere ancora abbastanza spazio perché intorno circoli un po’ d’aria.
- Un coperchio per il recipiente, che permetta lo scolo. Una retina di plastica, un pezzo di tela a trama fitta.
Un barattolo di vetro va bene per semi minuscoli come quelli dell’erba medica. Semi più grandi, come i fagioli mungo, vengono meglio in un piatto fondo o in un vaso. Questo provvede lo spazio in più di cui hanno bisogno e impedisce che i germogli marciscano o inacidiscano.
Per fissare il ‘coperchio’ all’orlo del recipiente basterà un cordoncino o un elastico forte. I semi vanno sciacquati due volte al giorno, mattina e sera.

Le fasi della germogliazione:

Per questa guida sono indicati il germogliatore fai-da-te di cui sopra, il germogliatore a vaschette delle foto, il sistema del piatto con garza e i germogliatori a vasche sovrapponibili in genere.

PRIMO GIORNO (pre-germogliazione):
Riempire d’acqua un recipiente fino a coprire i semi o i fagioli per un’altezza di circa cinque centimetri. Lasciate a bagno i semi per almeno 8-10 ore. Se fa freddo, mettete a bagno i semi in acqua tiepida.
Dopo 8-10 ore i semi si gonfiano e la pellicina comincia a spaccarsi. Sono pronti per germogliare.
Per il germogliatore usato sopra io utilizzo due tazzine da caffé, una per ripiano, in cui metto a bagno i semi per una notte. La mattina dopo li travaso nel germogliatore e comincia la germogliazione. L’ammollo non è fondamentale ma facilita e velocizza le fasi di germogliazione

SECONDO GIORNO:
La mattina scoperchiare e scolate l’acqua dal recipiente sottostante (vaschetta verde). Dato che questa acqua è ricca di vitamine e sali minerali, si può anche berla o la si può usare per innaffiare le piante. E’ un vero peccato sprecarla. Per esempio chi alla mattina si fa dei centrifugati o delle spremute, puo’ utilizzarla per allungarle.
Versare nuova acqua sui germogli, in questo caso facendola passare dalle griglie superiori del recipiente, lentamente, in modo che si propaghi uniformemente (le griglie sono fatte apposta). Scuoterlo leggermente avanti e indietro alcune volte perché le radichette dei germogli non si incastrino nelle griglie. Se invece si sono trasferiti i semi messi a bagno in un piatto piano, versare pian piano l’acqua sulla tela, e lasciatela scolare tenendo il piatto inclinato. Più tardi ripetete di nuovo l’operazione in modo da sciacquare bene i semi due volte al giorno.
L’ideale è fare il cambio acqua la mattina e la sera, io li faccio coincidere con la colazione e la pappa serale dei mici, così se sono fuori a cena me ne ricordo comunque.

TERZO GIORNO:
Si vedono già germogliare i semi, a parte alcune qualità particolari per le quali è indicata una germinazione più lunga sulla confezione. Continuare a sciacquarli mattina e sera come sopra.

QUARTO/QUINTO GIORNO:
I germogli sono pronti. La maggior parte dei germogli si mangiano crudi in insalate, tramezzini o qualunque piatto in cui si usano fagioli e semi. I germogli di fagiolo invece è meglio cuocerli a vapore per 10-15 minuti, oppure rosolarli con un po’ di olio, aglio e sale o aggiungerli ad altre preparazioni come polpette. I germogli di grano e di orzo, per esempio, sono molto dolci e costituiscono un buon ingrediente per panini e focacce dolci. I germogli di senape e fieno greco sono invece particolarmente piccanti e si sposano bene con insalate e bruschette, senza esagerare dato il sapore molto deciso.

Delle varie proprietà, germoglio per germoglio, e delle preparazioni culinarie con germogli ne parlerò a breve. In ogni caso il metodo migliore di consumo è a crudo, modo in cui mantengono tutte le proprietà che li rendono l’alimento meraviglioso che sono.

Conservazione
I germogli si conservano in frigo per 4-5 giorni. Al contrario della verdura che appena raccolta comincia già a perdere vitamine e nutrienti, i germogli li mantengono intatti anche fuori dal germogliatore. E’ anzi un errore grave lasciarli nel germogliatore fino al consumo perché continueranno a crescere e una eccessiva crescita non solo fa perdere parte del potere nutrizionale dei germogli, ma gli fa anche sviluppare troppa cellulosa rendendoli alquanto coriacei e indigesti. Dopo la germogliazione, quindi, subito di filato nel frigo o in un luogo ben freddo per la conservazione. Il contenitore più adatto è una vaschetta in vetro con coperchio. Possono essere conservati sovrapposti ma bisogna fare attenzione che non ristagni acqua sul fondo.
Non si possono congelare.

(Nelle foto uno dei germogliatori più comuni in commercio con un mix di germogli: fieno greco, soia, lino, crescione e senape)

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20
10/2009

ORTO E PENSIERI ARRUFFATI, PARZIALMENTE RICICLATI, CON RICHIESTA DI SUGGERIMENTI

Spostarsi da una regione all’altra, passare dalla modalità coltivazione-a-10-mt-sul-livello-del-mare alla modalità coltivazione-a-750-mt-sul-livello-del-mare comporta sostanziali cambiamenti. Uno anche spirituale: volevo partire in quarta con il nuovo orto e il nuovo giardino (poco più che un fazzolettino da naso di una damina dell’800), entusiasta della scelta applicata dai precedenti proprietari di non farci niente – sono allergica all’arte topiaria, tanto per dire.

Ho fatto almeno 3 schizzi, un garden plan completo con Garden Sketch e un paio di idee su un tovagliolo di carta. Ho tolto e rimesso una ventina di volte le stesse cose, tolto quello che cresce già spontaneamente in zona (tipo le more sopra), inserito quello che no, tolto quello che non è indispensabile tipo il gelsomino, rimesso il gelsomino dopo aver letto la ricetta dell’olio profumato di Kia, inserito le arachidi, tolto le arachidi ricordandomi improvvisamente di essere sull’appennino, aggiunto una serra esterna, tolto la serra e sostituito con una seminiera a vetri, poi sostituita con una seminiera sul balcone, poi cancellata dal planning del balcone dal software stesso che evidentemente ne aveva abbastanza delle mie idee.

Poi ho capito che mi serviva solo un accessorio: la pazienza. In questi mesi frenetici, spostandosi da una parte all’altra, pieni di battaglie, vittorie e calci nel sedere, tutto ha assunto modalità veloci. Presto fai questo e presto fai quello. Ma impiantare un orto o cominciare un giardino, se non si vuole andare incontro a fallimenti, richiede tempo, pensiero, pazienza. Dovrei saperlo, ormai. In questi casi è la natura milanese che bisogna sedare, l’altra, la Natura, ha bisogno di tempi giusti.

Un po’ di pazienza, quindi, sia nell’accettare qualche fallimento che è stato e che sarà, sia nel prendersi il tempo per fare una scelta ponderata sul criterio con cui condurre il proprio orto.

Biologico? giammai! Specchietti per le allodole anestetizzate dalla grande distribuzione

Biodinamico? non posso, sono vegan, ma mutuerò qualcosa

Sinergico? forse. Forti pensieri.

Permacultura? forse in parte, ma forse più pratico in un terreno dedicato, reperito appositamente

Come sostiene Paolo Pejrone (della citazione me ne scusi la cara Equipaje ma il romanticismo di questo gentiluomo orticoltore mi conquista e affascina), nel parlare di alcuni insipidi giardini “fast-food” fatti di piante alla moda accostate senza un criterio, senza un’idea precisa:

un vero massacro del buon senso, e insieme l’ennesima sconfitta della realtà. Questi allestimenti, come ho detto, tutto sono fuorché giardini. I giardini non sono fatti con piante portate dai vivai, appoggiate e sistemate secondo schemi gradevolissimi ma non autentici. (…) E’ un luogo di tempi lenti, vita intensa, vera, lenta e saggia. I “giardini” nati da piante appoggiate sono simulazioni perverse, sono autentici mostri, fuorvianti, inutili, maligni e insidiosi. Dei veri pericolosi e insipidi “fast food“
(in Il vero giardiniere non si arrende. Cronache di ordinaria pazienza. Feltrinelli, 2006)

Per l’orto sono molto più ferrata, invece devo spingermi più in là sui giardini naturali e sugli accostamenti scenografici. Mi attirano molto i fiori da mangiare. Gironzolerò con in mano i libri di Pejrone, The Small Ecological Garden di Sue Stickland e… si accettano suggerimenti!

Intanto, segnalo questo sito conosciuto da poco, di una orticultrice da balcone che mi ha dato dell’ “esimia” (ci vuol poco per farmi calare le braghe) e l’articolo di Nicola Savio su Terrenauta, un buon ’state of the art’ nell’agricivismo, con inclusa recensione del mio libro. Siccome mi ha largamente aiutata con le traduzioni di Emilia Hazelip e le sue miriadi di informazioni e sperimentazioni sull’agricoltura sinergica, è finito anche nei ringraziamenti. Lui, modestissimo, neanche ci ha fatto caso (LOL). Pare che giri per l’Italia con l’intenzione di sinergizzare dove può, qualche volta facendo volare aquiloni; se vi capitasse di vederlo in locandina andate a sentire cos’ha da dire. Se no val sempre la pena di leggerlo qui.

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11
09/2009

MACERATO DI EQUISETO PER FERTILIZZARE IN MODO NATURALE

Scrivo poco perché ogni volta che mi ci metto, interviene qualcosa che mi porta altrove. L’altro giorno per esempio mi appresto a scrivere un post e mi messaggia Equipaje annunciandomi uno strano fenomeno in zona. Il tempo di infilarmi le braghe e andiamo a vedere lo strano fenomeno (Abbiamo trovato solo una montagnetta piena zeppa di ottuagenari che andavano a messa, zero formiche volanti. In compenso il panorama da quella collina che è la più alta dei dintorni, è strepitoso.)

Con settembre sono saltate fuori tante belle novità, in più è ripreso il lavoro a ritmi sostenuti e …appena finito di lavorare corriamo fuori come marmotte in primavera, per goderci l’ultimo mese d’estate, sole, passeggiate e raccolta di frutti. Così capita che mi ricordi di rispondere a una mail quando sono già in mezzo alla pineta, oppure risponda a una chiamata di lavoro con malcelata nonchalance, arrampicata su un rovo di more.

In mezzo a questo girovagare, si osserva, si fa scorta, si parla. E’ momento di raccogliere l’equiseto, che si trova un po’ ovunque, considerato una terribile infestante ma in realtà pianta utile e secondo me anche di aspetto simpatico, con questa apparenza da piccolo bambù pelosetto. Ne ho raccolto un bel po’, infilato nello zaino e portato a casa per farne un macerato per fertilizzare il nuovo orto-giardino.

La ricetta sotto arriva dal libro che ho pubblicato quest’anno, L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, FAG (I diritti d’autore sono interamente devoluti a AgireOra per le campagne informative sui diritti degli animali).
Volevo fare l’annuncio del libro in pompa magna, anche per incentivare la raccolta fondi ma … è partito in pompa magna da solo! Le vendite stanno andando molto bene, mi hanno scritto tante belle persone (sto rispondendo a tutti!) e una domanda frequente è stata l’aspetto dell’equiseto… chi l’ha mai visto? :)
Del libro ne parlerò più approfonditamente in seguito, per ora l’urgenza era farvi vedere l’equiseto…
impossibile che non l’abbiate mai visto, è ovunque! Così eccovi le foto sopra, come promesso, e anche la ricetta per chi ancora non conosce quest’erba spontanea dalle tante virtù. Ora guardatevi bene attorno, lo troverete anche tra le erbe spontanee del giardinetto in condominio ;)

Macerato di equiseto (Equisetum arvense)
L’equiseto è una pianta perenne che vive negli ambienti umidi e freschi, solitamente in vicinanza di stagni, sorgenti, fossati. Si trova facilmente anche lungo i bordi delle strade, in presenza di fossati e canali, perché è una pianta considerata infestante, presente in tutto il mondo. Dal un punto di vista botanico è una specie vegetale primitiva, se ne sono trovati fossili risalenti al Carbonifero.
Il componente principale di questo preparato è la pianta intera di Equisetum arvense, il tipo di equiseto presente in Europa. Si utilizza perché ricca di silice e minerali se raccolta in estate al culmine dello sviluppo vegetativo.
Si può raccogliere gratis in campagna, anche nelle periferie e coltivare in vaso sul balcone, oppure raccoglierla in giro ogni anno. Averne un vaso sul balcone può essere però più utile, visto che l’equiseto ha anche molti impieghi erboristici.
Per preparare il macerato si utilizza tutta la pianta con fusto che si fa seccare all’ombra. Dopo essere state essiccate, le piante possono essere conservate in sacchetti aerati in attesa di essere impiegate per la produzione del macerato durante tutto l’anno. In alternativa, il macerato si produce come da ricetta sopra del macerato di erbe e si utilizza man mano nell’anno, mantenendolo in una tanica da 40 litri.
Il filtrato potrà essere usato per irrorazioni su terreno o vegetazione (100 l/ha al 5-10% di concentrazione) durante tutto l’anno ad eccezione del periodo invernale.
Ha azione preventiva contro lo sviluppo di funghi data l’elevata concentrazione di silice, aiuta lo sviluppo della frutta e irrorato sulle foglie rinforza le piante. L’azione preventiva e coadiuvante per la difese delle piante dalle malattie fungine è dovuta all’elevata presenza sia di silice che di sali solforici.
Viene usato inoltre, soprattutto tra la primavera e l’estate, nella lotta preventiva contro qualsiasi fungo che possa colpire le piante ed è utile anche per arginare l’insediamento di afidi, cocciniglia e ragnetto rosso.
Quando utilizzato per la nebulizzazione sulle foglie, va diluito maggiormente e applicato esclusivamente dopo il tramonto perché il rischio di bruciature con la luce del sole è alto.

L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, FAG, 2009 ; cap. 6.3 Macerati Vegetali, pag. 81-82

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Ricetta per 40 lt di macerato di equiseto:
Raccogliere 1 kg di equiseto fresco, preferendo le piante più giovani e i germogli.

Immergerle in un secchio con 10 l di acqua, coprire con un coperchio. Le piante possono essere immerse intere oppure spezzettate, secondo la dimensione del vostro secchio. Se le immergete intere, togliete la radice.
Rimescolare di tanto in tanto e dopo circa 7 giorni (anche meno se la temperatura è alta) le erbe introdotte si macerano, fermentando leggermente. A questo punto il macerato è pronto: le foglie risultano sciolte, si intravedono appena le nervature e il colore è ancora verde.
Si filtra e si diluisce con altra acqua ferma fino a 40 volte ovvero 1 litro di macerato si diluisce in 40 litri di acqua. Per utilizzarlo, si dinamizza, ovvero si rimescola per una decina di minuti. Va usato per irrigare il piede della pianta. Per l’uso a spruzzo invece, è meglio diluirlo ulteriormente.

L’orto sul balcone. Coltivare naturale in spazi ristretti, FAG, 2009 ; cap. 6.3 Macerati e prodotti naturali pag. 81

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