STEVIA, L’INVASIONE COMMERCIALE E LA LEGISLAZIONE ATTUALE

20
03/2012

STEVIA, L’INVASIONE COMMERCIALE E LA LEGISLAZIONE ATTUALE

E’ indubbio che il mercato sia stato invaso dai dolcificanti a base di stevia, con grandi lanci pubblicitari “zero calorie”. Chi conosce già la stevia, stevia rebaudiana sinensis,  sa però che il metodo più naturale per servirsene è coltivarla in proprio con metodi naturali, essiccarne le foglie e triturarle in un macina-caffé ottenendo così la polverina verde leggera che fa da dolcificante naturale. Si può utilizzare in bevande calde e/o fredde, nei dolci, sia a freddo che in cottura. Si trova ormai anche in vendita in erboristeria o online. Ma, soprattutto, si può coltivare in proprio e ottenere in proprio un dolcificante a zero calorie, con un potere dolcificante doppio rispetto allo zucchero, utilizzabile anche dai diabetici e che non provoca carie. Nella foto, una pianta di stevia coltivata da me in vaso, è possibile coltivarla anche sul balcone, su un davanzale, su una finestra.

Purtroppo questa pianta ha subito negli anni passati un vero boicottaggio da parte della lobby degli zuccherifici e dall’industria alimentare in genere: coltivata in Italia fino agli anni ’50, non richiedeva processi complicati di raffinazione e non dava dipendenza come altri tipi di zuccheri raffinati. Chiaramente, un’erba pericolosa da boicottare. Il boicottaggio però era già iniziato negli anni ’30 con gli studi di Pomerat, che senza farne mistero indagava la stevia per trovarne un componente che potesse farla catalogare come ‘non salutare’.  Ma il fine fu raggiunto solo nel 1968, con uno studio ormai unanimemente ritenuto opinabile e di parte, nel quale venne inflitto un super-dosaggio di glucoside dello steviolo a ratti di laboratorio. Al di là della crudeltà della vivisezione, la quantità era illogica: equivalente all’assunzione di tre chili e mezzo di stevia al giorno da parte di un uomo di 65 chili. A questi dosaggi, potrebbero risultare dannose anche le carote.

Ma i dolcificanti alla stevia, quindi? Non è proprio stevia quella dei dolcificanti in commercio, o meglio: non è la pianta integrale. I dolcificanti arrivati ora in commercio grazie alla mutata opinione della Comunità Europea (vedi di seguito) sono composti dal glucoside dello steviolo, estratto dalla stevia, e da altri componenti. Il glucoside dello steviolo è un additivo approvato e liberamente utilizzabile in prodotti alimentari. Lo ‘zucchero di stevia’ inteso come la polverizzazione delle foglie essiccate di stevia non è invece approvato come additivo alimentare, ma nulla vieta di usarlo, di produrselo e di parlarne.

COSA DICONO I TEST EUROPEI E LA NORMATIVA SULLA STEVIA? 

In Europa per lo steviolo è stata recepita la classificazione americana di “additivo alimentare” invece che ‘alimento’, mentre viene considerata ‘erba’ la pianta stevia, a pari di menta, camomilla, malva ecc.
I test quindi vengono condotti solo sullo steviolo : questa è l’autorizzazione da parte della comunità europea, la gazzetta ufficiale in cui viene annunciata: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2011:295:FULL:EN:PDF
In Europa si sta battendo presso la commissione sanitaria della comunità europea un’associazione di medici, la EUSTAS, European Stevia Association, chiedendo che non solo gli additivi ricavati dalla stevia ma anche le foglie stesse siano citate come ‘alimenti sicuri’. Tra le motivazioni addotte, c’è il fatto che i danni sui ratti riscontrati nello studio del 1968 sono dovuti alle altissime concentrazioni di steviolo somministrate, impossibili da raggiungere con le foglie di stevia. Il dosaggio giornaliero medio di steviolo è di 2-4 mg per kg, quindi una persona di 65 kg dovrebbe non avere problemi fino a 260 mg di steviolo, un quantitativo piuttosto consistente.
Il Prof. Geuns, biologo e presidente dell’EUSTAS, nell’interpello alla Commissione Europea per la valutazione del commercio delle foglie di stevia, cita lo studio opinabile condotto sui topi che è all’origine di tutta la polemica sulla stevia e riassume l’errato dosaggio utilizzato per quei test: “Per una persona adulta di 65 kg questo dosaggio equivale a 3.47 kg di foglie di stevia (± 347 g di steviolo per giorno) o circa 34.7 kg di foglie fresche di stevia al giorno, il che significa più del 50% del suo peso corporeo in foglie di stevia fresche. Le conclusioni di questo esperimento in cui solo una massiva concentrazione di stevia è stata testata, dovrebbe essere contestato.“. Aggiungiamo che oggi abbiamo apparecchiature più sofisticate e sistemi di screening e test più evoluti rispetto a quelli del 1968.

Come ulteriore motivazione delle proprietà benefiche e per nulla nocive delle foglie di stevia, riporta l’uso che si fa di foglie fresche e secche nella medicine orientali da centinaia di anni, soprattutto in Thailandia: oggi circa 150 milioni di persone fuori dall’Europa consumano liberamente la stevia in foglie e non sono mai stati riportati effetti collaterali.  Ovviamente ci sono interessi enormi dietro il boicottaggio dell’uso delle foglie di stevia: permettere l’uso commerciale del glucoside dello steviolo ma non quello delle foglie di stevia, per il cui test basterebbero pochi mesi, è senza ombra di dubbio un grande regalo alle aziende produttrici e una disincentivazione al privato cittadino che vuole autoprodurselo in casa.

 

LA STEVIA NEGLI USA

La stevia è attualmente classificata dalla FDA come ‘additivo alimentare’ invece che come alimento. Essendo classificata in questo modo, ne viene testato solo il principio attivo, non le foglie di stevia, che quindi rimangono al momento fuori dagli studi.
Dal 1992, The American Herbal Products Association (AHPA) ha presentato tre petizioni alla FDA contestando la classificazione della stevia come additivo alimentare. Anche se le petizioni erano supportate da test e dati che ne provavano l’uso storico e sicuro della Stevia come alimento,  la FDA non diede nemmeno la risposta pubblica che di solito riserva a queste petizioni, adducendo come motivo che gli studi erano stati condotti al di fuori degli Stati Uniti e pubblicati  in giornali esteri.
Nel settembre, 1995,  la FDA ha abolito il divieto esistente da quattro anni sulla stevia ma limitandone la commercializzazione come alimento dietetico, integratore e erba medica: ed era proibito il suo uso come dolcificante e aromatizzante nei prodotti alimentari.
Oggi lo steviolo è considerato GRAS dalla FDA, che però ignora totalmente, nel bene e nel male, le foglie intere di stevia. Si limita a dire che lo steviolo è “Generally Recognized As Safe” (GRAS). Con un particolare sistema di autorizzazione, però, non viene considerato ‘sicuro’ il glucoside dello steviolo in genere, ma solo quello di alcune aziende che si sottopongono ai protocolli di test della FDA e il cui prodotto viene approvato. Da notare che nella menzione ‘glicoside dello steviolo’ la FDA richiede la presenza di steviolo al 95%. E il restante 5% ? Varia a seconda delle aziende, una sorta di ‘marchio’ che gli permette tra l’altro di brevettare il composto.

Ancora una volta, un grosso regalo alle industrie alimentari.

 

CONSIDERAZIONI

Non mi voglio dilungare sulla questione del boicottaggio di un dolcificante e una pianta che non richiede uno zuccherificio per la sua raffinazione, ha zero calorie, può essere utilizzata dai diabetici, non provoca carie e non dà assuefazione. Il perché ne venga osteggiato l’uso in forma di foglie è evidente a tutti.

Ma qui siamo davanti a una scelta personale legata alla nostra salute.  Lo stevioside e gli altri glucosidi della stevia sono noti per la loro straordinaria stabilità chimica: a causa della loro particolare forma chimica e molecolare, i glucosidi della stevia sono estremamente resistenti alla degradazione acida ed enzimatica, non vengono disgregati nei loro metaboliti in normali condizioni gastriche. Già Pomaret infatti nel 1931, con i primi studi sulla stevia, aveva scoperto che gli steviosidi passano inalterati nel tratto gastrointestinale dell’uomo. Una propietà questa che fa paura a chi utilizza gli zuccheri come additivo per indurre assuefazione e dipendenza, mentre dall’altra infastidisce chi sul diabete o anche solo l’iperglicemia ha costruito interi imperi farmaceutici.

La contestazione poi sulla proprietà cancerogena della stevia era in realtà sul glicoside dello steviolo somministrato ai ratti in proporzioni esagerate (vedi sopra). Non sulle foglie di stevia che hanno un concentrato di steviolo molto inferiore.

La contestazione sulla proprietà contraccettiva della stevia (e quindi sul fatto di causare infertilità) è invece legata a una leggenda brasiliana: ovviamente la stevia non è un contraccettivo e nemmeno causa infertilità, questo è stato chiarito dalla FDA stessa.

La stevia rebaudiana in foglie o polverizzata, non è riconosciuta come additivo alimentare dalla FDA, né dalla UE (vedi sopra), ma nemmeno dicono di non usarla o che è pericolosa, semplicemente non è ancora stata testata. Finché quindi non conducono gli esami elencati per testare se ci sono controindicazioni dal punto di vista renale, cardiovascolare ecc. non possono affermare che è GRAS, ma questa è la procedura che riguarda qualunque sostanza alimentare. E’ la stessa situazione che troviamo se cerchiamo l’uso delle foglie di menta sulla FDA: si trovano solo gli estratti, il mentolo ecc., non la menta officinale. Dobbiamo quindi smettere di usare la menta finché non la testano?

 

I DOLCIFICANTI ‘STEVIA’ ATTUALMENTE IN COMMERCIO

Sorvolo sulla tristezza di vedere anni di informazione consapevole buttati nelle confezioni verdi inneggianti ‘zucchero di stevia’ o ‘stevia’, ora presenti ovunque, dal supermercato alla farmacia. Ma confido molto nell’intelligenza dei consumatori. Soprattutto sul non dimenticare che in molti casi  le stesse aziende producevano fino a poco fa (e in qualche caso producono ancora) dolcificanti a base di aspartame, cancerogeno. E che dietologi compiacenti lo consigliavano ai loro pazienti.

Sono andata a esaminare qualche scatola di questi prodotti e ne ho indagato meglio uno dei tanti, nemmeno il peggiore. Ne ho preso uno nella media e premetto che, tutto sommato, è comunque migliore di uno zucchero bianco raffinato.

Vediamo cosa contiene un dolcificante “Stevia” ora in commercio:

- gente volumizzante: eritritolo, è E 968 ovvero un altro dolcificante che può essere lassativo anche a piccole dosi. I diabetici non dovrebbero usarlo, le persone che stanno bene con molta molta parsimonia perché come tutti i lassativi possono causare danni al colon, alterazioni elettrolitiche, costipazione cronica che è concausa (per alcuni causa scatenante) del tumore al colon.

- edulcorante : glucosidi dello steviolo (estratti dalla stevia), discorso lunghetto sulla composizione (è un composto chimico di cui tra il 90 e il 95% si tratta di steviolo), ma soprattutto è TESTATO SU ANIMALI (approfondimenti qui http://www.europass.parma.it/page.asp?IDCategoria=584&IDSezione=14715&ID=359782 ). Lo zucchero di stevia naturale, invece, non è testato su animali.

- antiagglomerante (cellulosa in polvere): è un additivo alimentare ma non dicono quale, infatti gli emulsionanti a base di cellulosa vanno dall’ E460 al 469 (derivati della cellulosa). In particolare il 460 (cellulosa) non può essere usato nei neonati e svezzamento perché provoca coliti e gonfiori intestinali. Non leggo però sulla scatola che se ne sconsiglia l’uso in allattamento! Per tutti gli altri, dal 461 al 469, un uso quotidiano può provocare coliti, dolori intestinali, costipazione e diarrea.

(Informazioni dal Supplemento Additivi – Dizionario di Chimica Alimentare, Minerva Editrice e Mariani-Testa, Gli additivi alimentari, Macro Edizioni)

 

UN APPUNTAMENTO

Questi sopra sono alcuni degli appunti, ricerche e ragionamenti che sono serviti per preparare la puntata di mercoledì 21 di Geo&Geo: alle 17.45 su Rai3 parlerò della stevia, sia come pianta che come dolcificante, mostrandone l’uso e i diversi preparati. Sarà in studio anche il prof. Ghirlanda, primario di diabetologia dell’Ospedale Gemelli di Roma, che illustrerà l’uso della stevia per i diabetici. (Appena possibile, per chi non può seguire causa orari, metterò l’intervento su youtube).

 Qui il video della puntata (10 min.) con le interessanti considerazioni del prof. Ghirlanda sull’impiego della stevia per i diabetici.

 

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27
02/2012

SIAMO TUTTI ANIMALI. Due giorni di critica allo specismo e alla società dei consumi

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Una ricchissima due giorni di dibattiti, laboratori, mercatini, baratti e foodbombing nella ex caserma Del Fante occupata, a Livorno, il 3 e 4 marzo.

Organizzato dagli infaticabili, etici e creativi del gruppo Veganzo (Nicola, Miriam, Paolo, Chiara e Lorenzo).
Due giorni dedicati all’antispecismo e all’autoproduzione, per pesare meno sul pianeta.
Il programma sarà molto ricco e interessante come potete vedere dalla locandina, vi invito a fare un salto e a non perdervi i laboratori, i dibattiti e tutte le iniziative. Per qualsiasi informazione qui c’è la pagina dell’evento insieme alla mappa per arrivarci.

IO CI SONO SABATO 3 MARZO, ALLE 15.00 PER
DOWNSHIFTING, DECRESCITA E AUTOPRODUZIONE: COME ORGANIZZARE UN PERCORSO PERSONALE FELICE

Scappo dalla città o imparo a renderla sostenibile? Comune o ecovillaggio? Autoproduco tutto o in parte? Come mi organizzo? Come si pianifica un cambio di vita radicale? E come si trova casa in campagna senza un soldo? Bisogna essere figli di papà per fare il downshifting? Come si organizza un orto sul balcone?

 

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25
07/2011

CERCARE CASA E TERRENO IN AFFITTO

 Il famoso cartello "Beware of the thing" sulla casa della famiglia Addams

Non compro casa se non conosco bene la zona. Quante volte mi sono ritrovata a spiegarlo all’agente immobiliare di turno ogni volta che arrivava la fatidica frase “ma allora perché non compra”?  Conoscere la zona vuol dire viverci qualche anno, almeno. Comprare in una zona che conosci solo per sporadiche frequentazioni è una leggerezza che ho già testato, i risultati sono stati pessimi. Inoltre sono una che si adatta poco: non voglio gli inceneritori, le trivelle, la tav, alta tensione, ripetitori… e vivendo in Italia, al momento, possono piazzarmi uno di tutto di fianco a casa domattina. Quindi:
1) cerco in affitto. Quando arriva lo scempio di turno, io levo le tende in meno di un mese.
2) se dopo aver letto quanto sotto osate chiedermi “ma perché non compri?” vengo davanti a casa vostra con la lanciasassi fotovoltaica

Ordunque, sto cercando una casa con più terreno, visto che in questa zona cercare un terreno in affitto e avere un accento milanese ti manda subito nella categoria “stupido ex-cittadino da derubare”. Queste ricerche però hanno dei lati positivi: vediamo un sacco di posti meravigliosi senza avere la possibilità di andarci a vivere e incontriamo tanta gente nuova che altrimenti non frequenteremmo nemmeno sull’isola di Lost, se fosse rimasta la scelta tra loro e il mostro di fumo.

Soprattutto, quando cerchi una casa in affitto con terreno e non un semplice appartamento, hai il piacere di confrontarti con alcune tipologie di identità sociopatiche e di personalità psicopatiche. Per far progredire la ricerca scientifica, ho grossolanamente diviso gli psico-tipi dei locatori.

TIPO 1 Quelli che hanno esattamente quello che vuoi tu, perché non hanno ascoltato quello che vuoi tu ma devono convincerti che quello che hanno loro è quello che ti serve. Il Tipo 1 è la maggioranza degli agenti immobiliari e buona parte dei locatori. Tu telefoni e gli dici che cerchi una casa indipendente con terreno, anche a parte, in zona collinare o pedemontana. Loro ti portano a vedere tre loft in centro e un garage di fianco al porto.
Al Tipo1 non bisogna mai far notare che non è quello che cercavi: rischi un discorso di un’ora, venti telefonate in settimana anche a orari notturni – Sono le due di mattina, suona il cellulare e uno ti bisbiglia “E il terratetto in corso Roma? eh?”. Vi lascio immaginare le conseguenze psicologiche e di coppia.
Con il Tipo1 l’unica arma è dire “Sì, interessante. Ora ne parlo a casa e le so dire in settimana”. Saluti educatamente, poi a casa distruggi la scheda telefonica, inizi le pratiche per il cambio di nome e cerchi di entrare nel programma di protezione testimoni dell’FBI. Tutto il resto non funziona, ti ritroverà, il Tipo 1 ti ritrova sempre perché non ha finito di spiegarti che non ti serve un orto ma un garage al porto. Ti telefonerà da qui ai prossimi due anni per proporti tutto quello che gli arriva in agenzia o, se non è un agente immobiliare, insisterà con la sua casa finché non cedi o emigri in Groenlandia.

TIPO 2 Quelli che non hanno ancora deciso cosa vogliono fare della loro pietosa vita. Il Tipo 2 mette l’annuncio per affittare ovunque, su tutti i giornali locali e nazionali, su tutti i portali. Del fatto che loro vogliono affittare è arrivata notizia anche tre province più in là, anche in alcune province della Svezia, ma quando sei quasi alla firma e hai disdetto la casa in cui stai, sicura di trasferirti perché vai a firmare il contratto… si palesa il Tipo2. Il Tipo2 ti chiama mezz’ora prima della firma, mentre sei per strada a 300 km da casa tua, per avvisarti che non se ne fa nulla, ha deciso di metterla in vendita.
Tra i migliori, una tipa che si è giustificata con “ho pensato che affittare per me è troppo stressante”. Ma tu non stai bene, fatti visitare.

TIPO3 Quelli che non si fidano ovvero “ho avuto brutte esperienze”. Per affittarti quattro muri spogli vogliono due contratti di lavoro a tempo indeterminato, una fidejussione di un anno di affitto, due mesi di caparra, sei assegni in bianco e un’opzione sui tuoi reni in caso di incidente.
Fatemi parlare per lunga esperienza: quelli che chiedono troppe garanzie sono quelli che troveranno il modo di fregarti. La loro frase preferita è “ho avuto brutte esperienze“. Nel 90% dei casi non è vero, le brutte esperienze le hanno fatte passare ad altri. Per esempio ho avuto un padrone di casa così che non ha voluto aggiustare il tetto, si è allagata la casa e rovinata una quantità di mobili. Il Tipo3 ha intascato tutto il rimborso dell’assicurazione per i miei mobili e arrivederci. La caparra non me l’ha mai ridata, perché i Tipi3 sanno benissimo che fargli causa costa molto di più e ci vogliono anni. Non si fidano di te perché hanno studiano per primi come infilartela in quel posto.

TIPO4 Quelli che i figli non si fidano.
Questa è una nuova categoria, che ho scoperto di recente. Non appena ti accordi con un Tipo4, compaiono i figli. I figli del Tipo4 nel migliore dei casi pensano che siate dei ladri, dei mascalzoni, degli stupratori di vecchi. Poi invece li guardate in faccia e gli leggete ben evidente la domanda “Ammesso che mia madre sopravviva a questa esperienza politraumatica di ricevere l’affitto tutti i mesi, io come posso sbatterti fuori non appena la vecchia schiatta?”. Il Tipo4 infatti è molto amato dai figli, che per il dolore il giorno stesso del funerale passano in agenzia a vendere la casa. Gli inquilini in queste situazioni sono un fastidio. Se un anziano propone una casa, bisogna assicurarsi prima che tutti i figli, i nipoti, i cugini fino al quarto grado e gli amici del bar siano d’accordo. Se no è una perdita di tempo.

TIPO5 Quelli che ti affittano tutto tranne una stanza. Spesso unisce le caratteristiche del Tipo1,  Tipo3 e Tipo4. Categoria potenzialmente pericolosissima. In genere affitta tutta la casa tranne una stanza che tiene chiusa a chiave con le “sue cose”. A volte lo chiama “locale di sgombero”. Oppure affitta tutta la casa tranne il giardino perchè suo padre ci coltiva le rose (proposta ricevuta davvero). Il Tipo5 vi considera così deficienti o così poveracci da non far caso al fatto che, per quanto ne potete sapere, nella stanza chiusa a chiave può esserci la moglie mummificata o un laboratorio per la mescalina, così come non vi fa differenza se un vecchietto vestito da cacciatore dovesse transitare per casa vostra alle 5 del mattino, è solo il padre che va a coltivare le rose. Il Tipo5 è uso lamentarsi con gli amici che non riesce proprio ad affittare.

TIPO6 Quelli che ci ripensano perché devono metterci i cani. Sono super ricchi. Hanno case ovunque. Le affittano per non farle ammuffire. Pericolosissimi. Ti tengono in sospeso mesi per controllare chi sei e quando infine hanno scoperto che sei quello che abita da due anni di fronte a loro e che hai sempre pagato tutto con precisione svizzera, si accorgono che il cane ha fatto i cuccioli. Allora ci ripensano e tu potrai certo capire perché sei animalista, no? La casa con due ettari di terreno gli serve per metterci i cani, che nella loro villa palladiana in stile rococò sporcano. Ma vaff…  Da evitare. Non bisogna dare soldi a questa gente, ne hanno troppi e evidentemente a forza di lifting gli è imploso il cervello.

TIPO7 Quelli che ci ripensano perché devono metterci le mucche. E’ una variante che unisce il Tipo6 e il Tipo4. Questo tipo ha un figlio che, saputo dell’affitto del rustico in pietra appena ristrutturato, obbliga la madre a telefonarti per dirti tutta mortificata e vergognosa che non può più affittare perché il figlio deve metterci le mucche. Suona così patetico che non riuscirai nemmeno a rispondergli. E ti fa anche un po’ pena perché la vecchietta lo sa che il figlio vuole la casa libera da vendere appena lei schiatta.

TIPO8 Quelli che non ti affittano perché tu non frequenti i locali giusti. Soprattutto se vivi in un piccolo paese sui colli bolognesi, devi frequentare i bar del centro. Soprattutto quelli di destra. Se invece frequenti ANCHE un locale bukowskiano da cui passano musicisti, artisti, scrittori e vecchi comunisti bolognesi, dove ti fanno sei tipi di piadina vegan e danno asilo politico all’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba, sei fuori dal giro. Felice di essere fuori dal giro, io ho il mondo e voi due stanze ammuffite e vuote.

TIPO9 Quelli che non hanno ancora finito di costruire.
Pubblicano l’annuncio con solo la piantina. Tu dici: ma sì, non saranno capaci di fare le foto. Sbagliato (vedi anche Tipo14), non hanno ancora finito di fare la casa, puoi visitare le fondamenta. Se c’è solo la piantina, bisogna ricordarsi di chiedere sempre se la casa è già finita. In alternativa finisci a fare 200 km per guardare la cartina dal vero, incementarti le scarpe nuove e sentire un’ora di descrizione orale su come sarà la casa. Si trasforma subito nel Tipo1. Devi emigrare o affittare da lui, non ci sono altre soluzioni.

TIPO10 Quelli che giocano all’interior designer. Sono soprattutto donne. Hanno bisogno di riempire una vita di shopping e shopping. Hanno bisogno di attenzione, tanta attenzione. Non hanno mai fatto un beatissimo niente nella vita, a parte parlare a vanvera, arredare (male) le case e comprare. Ti portano a visitare tutta la casa, perfettamente arredata. In ogni minimo angolo, ogni centimetro, non hanno trascurato niente, rischi di morire soffocata dalle nappine. Se obietti che cercavi una casa vuota perché hai i tuoi mobili, si stupiscono: impossibile che siano più belli di questi… e poi le nappine a ogni chiave le hai viste?! Ti prendono sotto braccio e ti fanno vedere la casa tre volte, ti spiegano nei particolari come hanno scelto la stoffa per le tende, quella per i cuscini del divano che si intona con le sedie in cucina, che riprende i colori del cotto, che a sua volta riprende l’interno della cappa del camino e il pulsante sul retro della centrifuga incassata, ma tu la conosci la poesia di Neruda sui pomodori? Due ore minimo di particolari, che si concludono con “cara, ci troviamo proprio bene noi due eh? Hai delle domande?”  (Sì: ti ha mandata mia madre, vero?).
Pericolosissime. Si trasformano in brevissimo nel Tipo1. Non bisogna affittare mai da loro, potresti trovartele ai piedi del letto alle due di notte che urlano “scusa cara, ero passata un attimo a vedere se questa nuova tappezzeria di Mastro Raphael si intona con il divano di Etro”.

TIPO11 Quelli della trattativa riservata. Questi li odio. Profondamente. Perché mesi fa ci dev’essere stato un agente immobiliare che ha pensato che fosse più figo mettere “trattativa riservata” anche per quattro sassi diroccati, così finisci in prima pagina nelle ricerche. Altri agenti l’hanno visto e si sa… Via, tutti a mettere “trattativa riservata”, che fa figo! Così adesso sulla maggior parte dei portali se fai la ricerca per prezzo ti devi prima sciroppare 3-4 pagine di “trattativa riservata” che vanno dall’ex villa toscana del sultano del Brunei a 20 mq senza cesso in fondovalle. Se vuoi sapere quanto costa, devi telefonargli. Loro però non te lo dicono, devi prima vederla. Occhio che sono tutti di Tipo1+Tipo 12… paura!

TIPO12 Quelli che devi prima passare in agenzia. Tu magari abiti a Roma, vedi l’annuncio che ti interessa e chiami per sapere se il sabato ti possono far vedere una casa a Firenze. Risposta: “Eh no, signora, deve prima passare in agenzia”.  ”Mi scusi, non posso venire direttamente in agenzia e a vedere la casa? Abito a Roma…”. Tono di superiorità “Eh no signora, prima venga in agenzia che vediamo bene di cosa ha bisogno”. (AH! Il Tipo1! Maledetto, ancora lui! Salta fuori ovunque.)
Il migliore di questa categoria mi è capitato sabato. Qui vado nei dettagli perché voglio proprio mostrarvi a cosa arriva la perversione del Tipo12.
Dovevo vedere una casa in località Goraiolo, frazione di Marliana, PT. Mentre arrivo a Marliana per una stradina scassata in salita 13% con spazio appena sufficiente per la macchina e niente guardrail, con strapiombo a contatto fiancata, il navigatore perde tutti i satelliti. Sfodero la mia cartina “Toscana” e riesco ad arrivare sulla piazza di Marliana (con i cartelli stradali arrivavo solo a “Cà di Pippo” ma Pippo non era in casa). Cerco l’agenzia all’indirizzo che mi hanno dato e non la trovo. Un vecchietto, ridendosela, mi dice che è ad altri 15 km di quella strada da infarto. Telefono in agenzia, con mezz’ora di anticipo sull’appuntamento, e chiedo se non ci possiamo vedere sulla piazza di Marliana, visto che la casa sta a Goraiolo cioè di fianco, dalla parte opposta dell’agenzia e che il mio navigatore è in coma. L’agente insiste che no, DEVO prima passare in agenzia! “Lei prima DEVE passare in agenzia! poi si va insieme a vedere la casa”.
Ora, so che qualcuno sta già ridendo mentre riporto che uno mi urla nel telefono “Lei DEVE venire prima in agenzia”. Ma spiegherò lo stesso per i neofiti che quando sono io a pagare, non DEVO proprio una cippa di niente. Io ti pago, tu mi vieni incontro. Funziona così. E senza “per favore” puoi avere solo una mia risposta: “Io non DEVO andare da nessuna parte. Finiamola qui che mi son già stufata. Arrivederci” (questo intanto che il mio augusto compagno, probabilmente discendente diretto di Giovanni della Casa, mi gesticolava di mandarlo affanculo apertamente e di dirgli che andava lui a prenderlo in agenzia per fargli fare il ritorno in valle a calci).
Per documentazione, voglio mostrare cosa voleva che facessimo. Perché questo è un caso veramente grave di Tipo12…va studiato.

Vediamo a sinistra la soluzione proposta dal Tipo12: partenza da Marliana, dirigersi per la strada inerpicata a Momigno, in agenzia. Vedere l’agenzia (senz’altro bellissima, imperdibile, sarà già sulle guide Touring), poi tornare a Goraiolo (punto C) tutti assieme allegramente, per la strada inerpicata ma ora in discesa. Totale 25 km da infarto, assolutamente inutili.
Vediamo a destra la mia soluzione idiota: sono sulla piazza di Marliana, troviamoci a Goraiolo, 5 km, e poi semmai, se mi piace la casa, vengo anche in agenzia e mi date anche in omaggio dischi e pastiglie nuove per venire a firmare il contratto.

Tipo13 Quelli del grandangolo esagerato. Dalle foto sembra una magione e il prezzo è adeguato al castello di Windsor, parco compreso. Ma quando vai a vederla scopri che è un appartamento nella Firenze della Minitalia. In cucina si entra uno alla volta, non di seguito, oppure il primo esce dalla finestra. La seconda camera è lo sgabuzzino, cieco. Il soffitto ti arriva a 20 cm dalla testa e se metti una sedia, quello che è uscito dalla finestra della cucina può solo buttarsi di sotto o restare lì imprigionato a vita.
Con il Tipo13 è inutile ogni discussione, anche perché c’è il pericolo che celi un Tipo1. Dite che richiamerete in settimana, buttate la scheda, programma testimoni ecc.

Tipo14 Quelli degli annunci senza foto. Se non ci sono le foto, è un pacco. Se va bene è orrenda, oppure si trova tra una segheria e un deposito spurghi. Lo so, lo so, anche io all’inizio ero ingenua e dicevo “magari il proprietario non sa usare la macchina digitale”. No. Non siate buonisti, il buonismo attira il Tipo14. Il Tipo14 conta su questo tuo buonismo ingenuo. Invece tutti oggi hanno una macchinetta digitale o un cellulare con fotocamera o almeno un amico con tale attrezzatura. No foto = fa schifo. E’ l’unica per evitare il Tipo14.
L’ultimo Tipo14 che ho incontrato (perché sono masochista e la casa era vicina a dove vivo) aveva metà delle finestre con i vetri rotti e aveva realizzato nel sottotetto un secondo bagno. Poi essendo provetto idraulico della domenica, il bagno si era intasato, visibilmente. 3 anni prima. Vi lascio immaginare l’odore per tutta la casa.

Tipo15 Quelli di Pistoia. Scusate, qui mi cala un po’ il rigore scientifico, vado sul personale.  Negli ultimi due mesi dovevo vedere quattro case tra Pescia e Pistoia. Ho beccato: il Tipo12, ovvero il mito della piantina sopra che illustra appunto il tipo12; il Tipo13, con la casa degli gnomi;  il Tipo4 che ci ha telefonato un’ora dopo l’appuntamento in cui ci ha bidonato, per farci parlare con la figlia che voleva sapere che tipo di criminali incalliti eravamo; infine il Tipo2 che dopo aver osannato la sua casa in tutte le lingue e aver spiegato venti volte la strada, ha scritto una email (sì una email!) due ore prima dell’appuntamento per dirci che aveva deciso di venderla. Con quelli di Pistoia proprio non ci si fa!  (con tutta la simpatia per gli amici pistoiesi)

 

E ora sarei io la psicopatica? Solo perché quando mi telefonano per una casa rispondo: “Allora, abito a questo indirizzo. Venga qui, mi citofoni e ne parliamo. Se le andiamo bene, si va a vedere la casa insieme. Prima però mi deve firmare un foglio in cui si impegna a non comunicarmi a trattativa in corso che la casa le serve per i cani, per le mucche, per la riserva di marjuana o per una cosa segreta che sa solo lei. Inoltre devono firmare il consenso all’affitto anche tutti i suoi figlioli, sua moglie, il cane, il gatto, le papere, i cugini fino al quarto grado, gli amici del bar e i soci dell’Acli del suo paese. Se no, non si può fare in partenza. E se la casa non mi piace, deve prendersi questa pillolina per scordarsi le ultime 24 ore e ingoiarla insieme al biglietto con il mio indirizzo, in mia presenza“.

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06/2011

SABATO 11 GIUGNO, SCELGO IO! A SASSO MARCONI, BO

Amici di Bologna e dintorni… ci si trova sabato 11 a Sasso Marconi, BO, per la bellissima manifestazione Scelgo io! all’interno di ZerOfest   Qui il programma

Alle 17.00 corso gratuito
L’orto naturale in spazi ristretti (balcone o piccolo terreno)
con l’erbaviola, riservato a pollici insurrezionalisti!

Sono benvenuti tutti i pollici neri che saranno adeguatamente coccolati.
Di cosa si parlerà:
Come e perché liberarsi dalla schiavitù del supermercato coltivando da sé un po’ di tutto
Come costruirsi da soli con materiali riciclati: seminiere, vasetti, canne e un sacco di cose utili per l’orto
Come sfruttare al meglio lo spazio a disposizione, anche se piccolo… anche solo 40 cm quadrati!
L’abc dell’orto naturale: da come si semina ai metodi naturali per nutrire e proteggere le nostre piante
Come coltivare piante particolari: la stevia per fare lo zucchero, la luffa per farsi le spugne…
Come cominciare un orto in giugno, sì avete capito bene… in giugno, ora! :)

Chi abita in zona e non viene è un carciofo triste da supermercato!

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Postato in Conferenze, corsi, decrescita, Pro consumatori, Riciclando | 7 Commenti

13
04/2011

LA DEVASTAZIONE SCIENTIFICA DEL TERRITORIO ITALIA E’ COLPA DI TUTTI

Un’Italia devastata dal cemento, dalle nuove costruzioni che non recuperano nulla del vecchio e dallo scempio costante e reiterato delle zone più belle. Non è che stamattina mi sia alzata con la luna storta, è semmai che questi distruttori del mondo me li ritrovo sempre tra i piedi. Anche sull’appennino tosco-emiliano. Al momento sto dicendo “fortuna che la casa l’abbiam presa solo in affitto” ma questa vita da errante mi sta stancando. Ormai è evidente che in Italia non sia più possibile star tranquilli e ho una mezza idea di chi devo ringraziare.

Su queste montagne mio nonno ci ha passato del tempo importante e duro, non so esattamente dove. A un certo punto si chiamavano Brigata Stella Rossa, avevano in mente un paese democratico, una repubblica fondata sul lavoro e la partecipazione sociale. Su queste montagne ci sono venuta a vivere per scelta, lasciando prima una Milano sociopatica che si stava bevendo il poco verde rimasto in mega parcheggi e pisciatoi per cani, mentre incentivava la pratica del lavorare gratis a colpi di net economy.
Una breve parentesi anche in Brianza, da milanese credevo che la Brianza fosse verde. Ho lasciato anche la Brianza, ammorbata e avvelenata dalle fabbrichette familiari che hanno fatto la ricchezza lombarda e determinato il peggior inquinamento idrico e ambientale di tutta Italia, grazie a consigli comunali di arroganti ignoranti con il verbo del soldo, mai della cultura. La cultura, quella roba da festival del sabato-domenica, giusto perché tira un po’ di gente e dà il tono. La distesa delle fabbrichette invece incessante, fino alla Svizzera. Le code in auto ininterrotte, fino a Milano, perché i cantieri stradali sono fabbriche di soldi, non di strade. E sempre più cantieri, sempre più ipermercati, sempre più spostamenti in auto.

E poi giù, verso il pavese, la Lomellina. La casa da ristrutturare, l’orto, il giardino, qui non ci disturberà nessuno, siamo nel Parco del Ticino, solo per fare le modifiche alle case c’è da impazzire, confiniamo con il bosco della LIPU, cosa vuoi che ci capiti? Capita che la Lomellina sta morendo di cancro.
Capita che non lo leggerete sui giornali, non finora, ma se ci passate vi diranno tutti che in famiglia chiunque ha uno o due casi di cancro. Se non di più. Uno o due a famiglia. Guardate la vostra famiglia e pensate di sottrarne due. Come vi pare?
In Lomellina è normale, perché in Lomellina non si produce solo il riso biodinamico delle Cascine Orsine o il riso biologico dell’Alce Nero e della Riso Gallo. In Lomellina, che vuol dire grossomodo da Mortara-Vigevano a Pavia, ci sono l’inceneritore di Parona, probabilmente uno dei maggiori produttori italiani di diossina, poi ci sono gli impianti a cippato di legno (provate a bruciare un mobile Ikea, tanto per provare che aria salubre vien fuori), altri “termovalorizzatori” di cui 9 nuovi in costruzione, sempre nelle stesse aree.
Ogni abitante della Lomellina dovrebbe leggere questo documento, tra i tanti, redatto da un’oncoematologa. Poi fare le valigie e andarsene sperando che nei cinque anni seguenti non gli succeda nulla in seguito a quello che ha respirato, mangiato e bevuto lì. Ma la maggior parte degli abitanti della Lomellina sono convinti che gli inceneritori portino lavoro, che le polveri sottili non facciano così male, che tutta l’Italia sia uguale, che non ci sia niente di meglio. Vagli a spiegare che no, non è vero, nel resto d’Italia, persino nelle vicinanze delle discariche campane, non c’è una media di 1-2 casi di tumore a famiglia. Non ci credono.
O non ti ascoltano perché sta per cominciare la Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle e Un posto al sole. Ah, dimenticavo i Cesaroni e l’altra serie di famiglie felici e gaudenti.
Drogati di televisione, questo sì, come la maggioranza degli italiani. Convinti che se capita qualcosa è perché sono sfigati, il resto d’Italia è una grande famiglia Cesaroni-trullallà. Per due collane di perline e uno specchietto hanno dato la loro terra agli sciacalli, svenduto la loro salute e la loro famiglia, hanno messo in mano i loro figli agli orchi.
Un operaio di Vigevano emigrato vent’anni fa dall’ex jugoslavia mi ha detto “Sono paesi con le fabbriche ma senza le biblioteche“. E’ vero. E ora chiudono anche le fabbriche. Ma non cambia niente: anche con l’evidenza dei familiari che gli muoiono davanti, ogni giorno cliccano per la loro dose da tossicodipendenti, accendono la scatola magica: Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle, Un posto al sole, Grande Fratello, Isola dei famosi…le partite! Il calcio! Come gli eroinomani, “spengo quando voglio” e non spengono mai. Almeno gli eroinomani hanno l’onestà intellettuale di ammazzare solo loro stessi.

Siamo andati via da lì dopo aver visto che la lotta con qualche piccolo gruppo locale contro l’ennesimo scempio era inutile: scalda il cuore vedere delle persone come te, che anche in quella situazione cercano comunque di lottare  (ciao bellissimi, lo so che mi leggete ;) ). Ma non siamo in un film di Bruce Willis e alla fine hanno vinto i cattivi, come da copione. Ora sono approvati e in prossima o appena avviata costruzione altri 9 inceneritori come quello di Parona, sullo stesso territorio. Non si registrano invece cali di audience, anzi, le vendite dei decoder per il digitale terrestre sono andate alla grande.
Chi decide di svendere il territorio per due collanine, alla fine, sono sempre quelle ragazze griffate da testa a piedi che si imbambolano davanti al Grande Fratello, quelle paesane cinquantenni permanentate che discutono di ‘Un posto al sole’ come se fossero loro familiari, quei vecchi bavosi burocrati dalla faccia incartapecorita e la pelle spenta che si cannibalizzano tra loro nei consigli comunali a colpi di quinta elementare e che raccolgono voti piazzandoti il figlio alla catena di montaggio dell’azienda dell’amico e la figlia, una di quelle griffate sopra, a fare la cassiera all’Ipercoop, un altro di quei mostri di cemento e aria condizionata che ‘portano lavoro’.
E vanno a votare, e sono tanti. E eleggono altri bavosi vecchi paesani con la terza elementare e la camicia griffata che gli ammazzeranno almeno mezza famiglia a colpi di acqua inquinata, centrali a oli combusti, inceneritori e poli petrolchimici.
Cosa puoi fare contro queste teste? O ti fai in vena anche tu con una siringata di ‘Isola dei famosi’, oppure vai via. Siamo andati via.

Abbiamo scelto bene, questa volta. Benissimo. Qui le centrali non si possono fare, per problemi idrogeologici e sismici. Un rischio sismico banale se ci vivi, il livello 2, ma sufficiente a non metterci inceneritori. Zona isolata, scarso interesse commerciale e industriale. Turismo ma non di massa. Soprattutto gente che capisce il valore del suo territorio, che se lo difende da sempre con le unghie e con i denti. Ma ora è arrivata la Lega e la demagogia populista della crisi per colpa di qualcuno. I marocchini, gli extracomunitari in particolare, che mi dicono che ‘rubano il lavoro’ e non fanno la raccolta differenziata. Guardo attorno a casa mia, ci sono almeno tre italianissime e rispettabili rincoglionite che buttano la plastica nella raccolta sfalci e rami. Un giorno vado al mercato di Monghidoro e un tizio barbuto mi urla in un orecchio “Mandiamoli tutti a casa!” e mi sventola sotto il naso un volantino della Lega contro i marocchini che ci rubano il lavoro. Ma come? Ma se siamo sui colli bolognesi, al confine della Toscana, al centro! Che cosa vuole la Lega Nord qui? La Pianura Padana non finisce 300 km più in su?!

Poi scopro che su Current gira un documentario di tre giornalisti “Occupiamo l’Emilia“, la storia del perché e del come della discesa della Lega Nord in Emilia Romagna. Consiglio caldamente la visione, anche a chi non abita in Emilia (qui il trailer. Si può vedere anche in alcuni cinema, trovate le date sul blog, oppure acquistare il dvd a un prezzo molto popolare). Scopro che il PDL che ama tanto le costruzioni e il cemento è molto presente in Emilia, quella con capoluogo di provincia “Bologna la rossa”: sono presenti in forma di “lista civica”. Non li noti venendo da fuori e poco anche da dentro, soprattutto se devi passare tre ore al giorno a farti in vena con il TG1 e Maria de Filippi. O magari li notano e gli stanno bene così. PDL, lo sappiamo ormai tutti, equivale a cemento. (Chi non lo sa, può aggiornarsi con “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro“, Chiare Lettere, 2010).

E così veniamo a oggi. Pensavamo di esserci messi in salvo, dicevo. Relativamente, quantomeno, visto che le emissioni di cui sopra riguardano tutti, mica solo quelli che ci abitano vicino.
Invece proprio nella zona tra Bologna e il Mugello, sui colli, in un posto che Goethe ha definito “una delle parti più belle del creato”, arriva l’amico texano, la Hunt Oil Company che con l’acclamazione dei demagoghi di cui sopra, ottimamente insinuatisi nel tessuto sociale politico locale, ha l’eccezionale idea di far saltare queste valli con gli esplosivi. Motivo: ricerca idrocarburi. E’ una zona di falde acquifere e metano, questa, ci mettiamo un paio di trivellazioni ad andar giù a valle con tutti i paesi.
Diranno la gran parte: “Ma no, dai, controlleranno!!! Queste cose mica le fanno così, senza controlli. Se le fanno è perché hanno visto che si possono fare.”
Cosa rispondere?
Signori cari, la casa di fianco alla mia non si chiama Palazzo Grazioli e quella dietro non è Villa Certosa. Pertanto, credo ai controlli come all’allunaggio dei miei gatti con un peto.
Ho già visto i controlli del Vajont, della Val di Stava, di Sarno… qui andiamo giù tutti a valle se cominciano a far buchi di quella portata ed è tutto grasso che cola per i palazzinari e la protezione civile. Gli appalti di ricostruzione sono affari miliardari, l’abbiamo già visto a L’Aquila, a pochi minuti dalla notizia del terremoto questi ridevano per gli affari in arrivo. Sul sito del Movimento Cinque stelle Emilia Romagna ha trovato spazio la faccenda di queste trivelle che stanno per devastare queste zone. Chi deve decidere, non abita qui. I soldi arriveranno alla Regione Emilia e nelle sue tasche, ma non qui. Quindi fidatevi voi se volete, io no.

Il 21 aprile di quest’anno, segnatevelo, si delibera se distruggere una delle zone più belle d’Italia e probabilmente se ammazzare centinaia di persone in probabili disastri conseguenti. Questa zona, guardatela.

Nota: se non si fosse capito, a me non importa un fico secco di perdere il consenso di quei lettori che votano come sopra, non sono quel genere di blogger, autore o webqualcosa. Non c’è solo un mondo fatato di ricette vegan là fuori, o almeno non solo quello. La misura è colma: se uno è cretino e mi vuol far morire di cancro, se lo sente dire in faccia, mi pare il minimo. E le notizie sugli orti se le può trovare altrove, l’Italia è piena di corsi a pagamento su come infilare un seme nella terra, va di moda. Io invece vado al sodo: la realtà è quella sopra. Pensateci ;)

Postato in Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Pro consumatori, Stili di vita INsostenibili | 71 Commenti

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