QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

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04/2008

QUINOA: DALLA COLTIVAZIONE AI POMODORI RIPIENI

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Adoro la quinoa. Adoro tutte i cibi ‘granulosi’ per la verità, dal cous cous al bulgur. Ma la quinoa, la quinoa è speciale. Mi fa tenerezza con quei granellini piccolini piccolini e pronti a germogliare alla prima buttata di acqua. Sembrano davvero così piccolini.. e io ogni volta ci casco, da anni, ne faccio sempre troppi. Sono così piccolini che non riesco mai a essere sicura che sia abbastanza, non ci credo e va a finire che ne faccio sempre troppa. Non mi capacito ancora della crescita in cottura.

Ma niente di sprecato: la quinoa è buonissima anche fredda, condita con un filo di olio extravergine e una spruzzatina di pepe nero, oppure con olio e una grattatina di zenzero, appena appena, e diventa un piatto unico veloce, da portarsi anche in ufficio nel bento box - o nella schiscéta come si dice dalle mie parti. La uso persino con le stesse ricette del cous cous, da tanto mi piace.

Ultimamente ho sperimentato e l’ho usata come ripieno per dei pomodori al forno. Successone. La ricetta è quella di seguito. Anche se il mio pubblico di assaggio è partito titubante vista la novità e il nome sconosciuto “qui…cosa?? quinoa?? e cos’è?” si è ripreso subito, sbafando l’intera pirofila. Di pomodori ripieni di quinoa ne basta uno a testa, è molto sostanzioso e come sempre la quinoa tende a riempire molto. Il contorno è bene che sia leggero. Una salsina di accompagnamento non guasta, ma io che sono una purista e amo sentire il sapore della quinoa, la preferisco così, che sappia proprio di quinoa.

A proposito, si pronuncia ‘chinoa’, per essere precisi si pronuncia k-na (questo è lo spirito indomito del mio alter-ego, la ex linguista). Mi sembra il caso di puntualizzarlo perché mi sono imbattuta in evoluzioni fonetiche sul genere “quinoa” (come è scritto) e addirittura ‘chinoua’ (l’alter-ego precisa che udimmo con raccapriccio anche un ken’wä). Il motivo della pronuncia variata ch-q rispetto alla grafia dipende dal fatto che la parola è andina, visto che la quinoa è a tutti gli effetti il grano delle Ande. I distruttivi conquistadores udirono, traslitterarono e fecero un gran casino, come con tante altre cose. Diciamo che è il meno peggio tra i casini che hanno fatto a questi popoli. Agli stessi conquistadores si deve anche la sparizione della quinoa per tanti secoli e il suo oblio in remoti villaggi delle Ande. Riscoperta di recente, diffusa in parte dal commercio equo e da chi si cura di biodiversità, si è scoperto che è un cibo ricchissimo, completo, dalle innumerevoli proprietà ed è arrivato infine anche sulle nostre tavole.

Sfatiamo il mito errato che vuole la quinoa ‘cereale’. La quinoa non è un cerale. Appartiene alla famiglia delle Chenopodiacee, per intenderci le bietole e gli spinaci, oltre a una gran parte di quelle erbe che vengono brutalmente classificate e martoriate come ‘erbacce’ o ‘infestanti’. Il fatto di essere una Chenopodiacea ha probabilmente salvato le sorti della quinoa, destinata a sparire come tante altre varietà utilizzate dagli Incas e il cui uso fu soppresso dall’arrivo dei conquistadores che non vedevano niente di speciale in questi alimenti. Una perdita gravissima per la biodiversità del Sud America, che raramente viene riportata dai libri di storia. La perdita delle piante non è mai interessante per gli storici, l’avete mai notato? Ci hanno fatto due sporte così sulla scoperta e importazione di patate, peperoni e pomodori ma mai una volta che si interessassero della biodiversità devastata di questi luoghi.

Tornando a noi, dicevo che probabilmente la quinoa si è salvata per le sue caratteristiche di erba infestante. Le Chenopodiacee infatti si adattano a vivere in condizioni estreme e ne traggono anche vantaggio, si adattano alla vita su terreni a PH anomalo o salini, molte specie sono tipicamente alofite e vivono in ambienti difficili come deserti e steppe aride, spiagge, stagni salati e, in generale, su terreni in cui si hanno periodici o costanti accumuli di sali o apporti di acque salse.
Per adattarsi a questi ambienti le Chenopodiacee hanno sviluppato adattamenti fisiologici particolari, come la capacità di assorbire e accumulare cospicue quantità di sali di sodio e potassio. La funzione di questi accumuli è quella di aumentare il potenziale osmotico nelle foglie, allo scopo di vincere quello del suolo e assorbire quindi l’acqua, anche se presente in percentuali bassissime. La peculiarità delle piante alofite in generale è infatti quella di riuscire ad assorbire l’acqua a valori di potenziale idrico inferiori al coefficiente di avvizzimento della maggior parte delle piante. (eh, che frase da provetta botanica che vi ho rifilato? :D “coefficiente di avvizzimento” l’ho imparato da poco e non vedevo l’ora di usarlo). Queste caratteristiche rendono la quinoa una risorsa incredibilmente importante per tutte quelle zone agricole del mondo in cui c’è emergenza idrica.

Questo è anche uno dei tanti motivi per cui la quinoa per 5000 anni ha costituito l’alimento di base per molte popolazioni andine. Cresce da sola in pratica, non è soggetta a particolari parassiti e è quasi del tutto esente dall’attacco di muffe e funghi. Ma la quinoa è stata riscoperta soprattutto per il valore nutrizionale. Ci tengo a sottolineare che è adatta anche ai celiaci e a chi presenta intolleranze al glutine, cosa che ho trovato scritta in poche pubblicazioni, effettivamente per gli esperti è scontato ma non lo è per chi la trova nello scaffale vicino ai cereali ;) Il glutine nella quinoa è del tutto assente. La quinoa ha inoltre un alto contenuto in aminoacidi, in particolare lisina, metionina, cisteina, tirosina e fenilalanina. Quantità di gran lunga superiori a quelle riscontrabili nel frumento e nel riso. E’ stata inoltre presa in seria considerazione nelle diete per la prevenzione dell’arteriosclerosi e dell’ipercolesterolemia grazie alla massiva presenza di acidi grassi polinsaturi (due terzi della frazione lipidica della quinoa) e all’alto contenuto di acido linoleico, il 40% circa dei suoi acidi grassi.
Non ultimo, ha un alto contenuto anche di sali minerali e vitamine, in particolare calcio, manganese, fosforo, zinco e ferro per i minerali e le vitamine del gruppo B più la vitamina C. L’alto contenuto ovviamente è considerato paragonando la quinoa con grano e riso, non certo con gli agrumi ;) Tutte queste caratteristiche rendono la quinoa un cibo completo, che può essere usato come piatto unico.

Io faccio anche i germogli con la quinoa. Sono velocissimi, in 3 massimo 4 giorni sono pronti da consumare (se non avete ancora un germogliatore, qui trovate le istruzioni per averne uno fai-da-te in cinque minuti). I germogli di quinoa hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, oltre ad avere le proprietà nutrizionali di cui sopra.
Su AAM Terranuova di Aprile 2008 ho letto anche che ci sono in corso studi farmacologici sui semi di quinoa che sembra abbiano alcune proprietà come l’azione antimutagena e anticancerogena. La stessa notizia l’ho trovata su Ma ho notato con interesse per esempio che lo Stanford Cancer Center, della prestigiosa Stanford University, inserisce la quinoa tra gli alimenti nella dieta per i malati di cancro, fornendo anche diverse ricette. Nella spiegazione di cosa sia la quinoa, dice anche che è sostituibile al grano in tutte le ricette, spronando a farlo.

Probabilmente a questo punto, se non avete mai provato la quinoa, vi sarà venuta voglia di averla :) Arriviamo allora a dove si compra. Io la trovo nella bottega di alimenti biologici Terracammina a Vigevano, il suggerimento è di cercare botteghe di questo genere vicino a voi. Ce ne sono sempre di più. Ma è ormai facile trovarla anche:
- nei negozi di alimentazione biologica
- nei negozi di alimentazione macrobiotica
- nei minimarket NaturaSì
- nei negozi del commercio equo e solidale
- nei supermercati. Ce l’hanno Coop e Esselunga, entrambe da agricoltura biologica.
Però fate un piccolo sforzo, cercate di comprarla almeno dal commercio equo e solidale: sulla quinoa ha messo gli occhi la Nestlé che sta investendo per standardizzarne la produzione. Non comprarla dalla grande distribuzione è meglio, altrimenti ci troveremo come al solito un alimento bello da vedere ma con meno proprietà nutrizionali. E sorvolo sulle condizioni di lavoro applicate dalle multinazionali alle popolazioni locali…

Quella più facile da trovare è la quinoa bianca, in semi da idratare. C’è anche un tipo rosso, che però io ho visto solo all’estero, in Italia non sono ancora riuscita a trovarla (le segnalazioni e gli avvistamenti sono benvenuti! :D). I chicchi o semi, interi, si usano per minestre, zuppe, per contorni, piatti unici… gli impieghi sono tantissimi.

La farina di quinoa, un po’ difficile da trovare ma c’è anche in Italia, si può usare per fare il pane, i biscotti e viene usata negli Stati Uniti per l’alimentazione naturale durante lo svezzamento dei bimbi: si mette negli omogeneizzati (vedi proprietà sopra).

Cucinarla è a prova di negati ai fornelli: si sciacqua in acqua fredda, si mette nella pentola con l’aqua, poco sale e si lessa in 15 minuti. Per sapere quanta acqua mettere, si misura la quinoa e si mette il doppio della misura in acqua. Per farlo, io verso la quinoa nel misurino graduato, per esempio 100 ml. Poi metto il doppio di acqua, in questo caso 200 ml. Non fate l’errore di mettere 100 gr di quinoa e 100 ml di acqua ;) Cuoce in circa 15 minuti e si conserva in frigo per più di una settimana! Io uso quella che avanzo dalle preparazioni come aggiunta fredda alle insalate, oppure adesso per le verdure ripiene. E veniamo alla ricetta dei pomodori ripieni di quinoa.

POMODORI RIPIENI DI QUINOA

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Ingredienti per 6 pomodori ripieni

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6 pomodori medi non costoluti
uno scalogno
150 gr di quinoa
il doppio di acqua rispetto alla quinoa (vedi su)
100 gr di tofu
parmigiano vegan da sminuzzare sopra
prezzemolo
pepe bianco in polvere
zenzero fresco
sale
olio extra vergine di oliva

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Mettere a cuocere la quinoa per 15 minuti in acqua leggermente salata. Intanto tagliare le calotte dei pomodori e svuotarli. Tenere la polpa tolta, evitando le parti con troppi semi o troppo liquide. Mettere un po’ di sale all’interno dei pomodori e lasciarli un po’ capovolti a rilasciare liquido. Passarli vuoti in forno a 180 gradi per qualche minuto, per farli asciugare meglio, posizionandoli in una pirofila oliata leggermente sul fondo.
In una padella, far appassire lo scalogno tagliato finemente (non tritato) in poco olio. Quando è dorato, unire la polpa di pomodoro a pezzettini e far saltare. Unire la quinoa e far saltare per qualche minuto. Spolverare di pepe bianco e grattuggiare infine un pochino di zenzero fresco, appena un’accenno. Versare il contenuto della padella in una ciotola e far raffreddare. Una volta tiepido, unire il tofu a cubettini e poco prezzemolo tritato. Con questo ripieno, riempire i sei pomodori schiacciando bene. Se si schiaccia bene il ripieno, al momento del taglio rimane bello compatto, altrimenti si crea un effetto ’sbriciolamento’ che non è molto gradito a chi deve rincorrere i chicchi di quinoa con la forchetta ;) Gli artisti riescono a richiudere i pomodori con la loro calottina, io l’ho sempre bruciata quando ci ho provato, quindi ripiego su una finitura di parmigiano vegan e tofu, che gratinati mi piacciono anche di più ;)
Infornare a 200 gradi per 10 minuti (forno ventilato: 180 gradi per 10 minuti). Contate che il ripieno in pratica è già cotto, deve solo sciogliersi un po’ il tofu e gratinarsi la parte superiore. Si cuociono solo i pomodori e 10 minuti sono sufficienti di solito.

Altre ricette interessanti con la quinoa:

(segnalazioni di altre ricette pubblicate sono benvenute!)

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01/2008

STRACCETTI DI MUSCOLO DI GRANO ALL’ORIENTALE (ricetta)

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Continuando sul tema “dove infiliamo oggi le arance?”, ho rivisitato una vecchia ricetta per preparare questo piatto dai sapori orientali. Nonostante sia un piatto in apparenza ricercato e laborioso, si prepara in massimo 15 minuti. Me lo terrò archiviato nella cartellina “per fare bella figura con gli ospiti senza troppo lavoro;) Non so per quale motivo ma gli straccetti di muscolo di grano che si acquistano in bottega non sono gli stessi che si ricevono acquistando direttamente da loro. L’etichetta è identica, la confezione anche (manca solo la sovra-confezione in cartoncino e questo mi fa solo piacere). Però quelli che si comprano in bottega sono semplici, mentre quelli che si comprano direttamente dal produttore sono addizionati di peperoncino…e bello piccante! Il peperoncino quindi va messo solo se non è già nella confezione!

Ingredienti per 4 persone:

Olio extra vergine di oliva*
400 gr di straccetti di muscolo di grano
1 piccolo scalogno*
50 gr di farina*
curry*
1 arancia con la buccia spessa* (se l’arancia non è molto profumata, prevedete di aggiungere al piatto anche qualche goccia di succo, a fine cottura)
1,5 dl di brodo vegetale*
sale, pepe e 1 peperoncino*

*da agricoltura biologica

Preparazione:
Tagliare gli straccetti a piccoli pezzi uniformi, c’è sempre dentro qualche pezzo più grosso. Infarinarli passandoli semplicemente una volta nella farina e metterli a rosolare in una padella insieme allo scalogno affettato sottilissimo. Aggiungere un po’ di scorza di arancia a julienne. Bagnare con  il brodo, facendolo sfumare a poco a poco. Aggiungere sale, pepe e il peperoncino. Una volta che il brodo è quasi asciutto (pochi minuti), grattuggiare la restante parte della buccia di arancia, mescolare bene. Aggiungere il curry solo a un paio di minuti dalla fine della cottura, mescolare e lasciar riposare nella pentola ben coperta per almeno 5 minuti prima di servire.

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23
06/2007

PROSCIUTTO E MELONE VEGANI :-)

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Ieri sera, insieme a un gustosissimo melone bio che sapeva proprio di melone, acquistato da TerraCammina (Terracammina, Alimenti da agricoltura biologica e prodotti ecologici - via Caprera 17, Vigevano - Tel 0381.20218) ci siamo regalati questo piatto di affettati vegan che ci ha lasciati deliziati :) Anche gli affettati li abbiamo presi da TerraCammina ma quelli del Muscolo di Grano si posson acquistare anche online, per chi non è in zona. Gli affettati nella foto sono, da sinistra a destra:

  • salame Wheaty (www.wheaty.de): più simile al salame tedesco che a quello italiano, interamente vegetale, leggermente piccante e molto buono. Provato anche con i panini, è ottimo! Come il salame tedesco, è più una via di mezzo tra salame e mortadella per noi italiani. E’ ottimo anche per i non vegani che vogliono togliersi lo sfizio di un panino al salame a bassissimo contenuto calorico, è infatti privo di grassi. Poi magari vi viene anche voglia di continuare a mangiare senza squartare maiali ;)
  • affettato pizzottera affumicato di Muscolo di Grano (www.muscolodigrano.it) E’ tipo una cima genovese, con erbe aromatiche. Le fette sono giganti e spesse, volendo usarle per i panini, basta una fetta per due panini. Completamente vegetale, a base di glutine di frumento, anche quesso a basso contenuto calorico e di grassi, sul sito ci sono le schede complete dei prodotti.
  • affettato arrosto di Muscolo di Grano (www.muscolodigrano.it) come sopra, è un affettato tipo arrosto freddo, con fette spesse e grandi, ottime anche per panini.

Purtroppo non c’erano i miei preferiti del Muscolo di Grano: la salamella e il salame ‘nduia calabrese. Ma meglio così, almeno non mangio sempre le stesse cose! :)
Insomma: anche i vegani hanno i loro salumi, non credete a chi dice che mangiamo solo verdura .. non ci crede nemmeno la mia bilancia infatti :-P

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16
05/2007

FRITTATA SENZA UOVA o FARFRITTATA (ricetta)

farfrittata.jpg

L’idea arriva dal sito di Vera che ha sempre un sacco di idee interessanti e soprattutto… vegan! Quando si era messa a trafficare con la farina di ceci io ero qui con l’acquolina e niente farina di ceci, sigh! Nel nord Italia non è un prodotto troppo diffuso. Il NaturaSì non ce l’ha, per i negozi bio più forniti bisogna essere almeno a Milano… insomma io ero senza farina di ceci e quindi la farfrittata me la scordavo :( Proprio a me che la frittata piaceva così tanto!!! Poi finalmente un supermercato l’ha messa in vendita, in simpatici pacchettini di carta, in confezioni da 500 gr. Da qualche tempo mi sono quindi data anima e corpo alle produzioni con farina di ceci: dalla farfrittata - frittata senza uova (vedi ricetta di seguito) alla Continua >>

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8
05/2007

POLPETTE DI OKARA AL CURRY

polpette_okara2.jpg

Come dicevo in un post di qualche tempo fa, le polpette di okara sono esteticamente più gradevoli in versione fritta che nella versione al forno. Sono ottime anche il giorno dopo, sia fredde che riscaldate, da portarsi come pranzo veloce in ufficio, magari nel bento box. Ottime anche come antipasto e finger food, magari con verdure fresche per calibrare il notevole apporto proteico dell’okara :D Continua >>

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