SABATO 11 GIUGNO, SCELGO IO! A SASSO MARCONI, BO

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06/2011

SABATO 11 GIUGNO, SCELGO IO! A SASSO MARCONI, BO

Amici di Bologna e dintorni… ci si trova sabato 11 a Sasso Marconi, BO, per la bellissima manifestazione Scelgo io! all’interno di ZerOfest   Qui il programma

Alle 17.00 corso gratuito
L’orto naturale in spazi ristretti (balcone o piccolo terreno)
con l’erbaviola, riservato a pollici insurrezionalisti!

Sono benvenuti tutti i pollici neri che saranno adeguatamente coccolati.
Di cosa si parlerà:
Come e perché liberarsi dalla schiavitù del supermercato coltivando da sé un po’ di tutto
Come costruirsi da soli con materiali riciclati: seminiere, vasetti, canne e un sacco di cose utili per l’orto
Come sfruttare al meglio lo spazio a disposizione, anche se piccolo… anche solo 40 cm quadrati!
L’abc dell’orto naturale: da come si semina ai metodi naturali per nutrire e proteggere le nostre piante
Come coltivare piante particolari: la stevia per fare lo zucchero, la luffa per farsi le spugne…
Come cominciare un orto in giugno, sì avete capito bene… in giugno, ora! :)

Chi abita in zona e non viene è un carciofo triste da supermercato!

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29
12/2010

ALTRI REGALI AUTOPRODOTTI SOTTO L’ALBERO

Finisco con oggi l’elenco di regali autoprodotti che sono riuscita a fare quest’anno. Rispondo nel contempo ad alcune domande che mi sono arrivate via email, perché in effetti questi aspetti non li avevo specificati, dandoli per scontati:

- sì, dipingo, so cucire, a mano e a macchina, lavorare a maglia, uncinetto e tante altre cose. Negli anni, quando ho visto qualche cosa che poteva essermi utile, ho cercato di impararlo, di solito da autodidatta con qualche libro, spesso preso in biblioteca… suggerisco di fare lo stesso. Alcuni lavori sembrano difficili, ma dopo aver superato i primi scogli diventano solo divertenti e utili. Il più utile in assoluto secondo me è il cucito con cui si può fare il 90% del guardaroba, addirittura il 100% se ai maglioni si sostituiscono i pile (ma non è il mio caso). Se bisogna cominciare da qualche parte ad autoprodurre vestiario & c., secondo me cucire a macchina è il primo passo.

- questo vale anche per altri ambiti del fai-da-te, dal montare mensole, al trapanare muri, al modificare mobili. Chi ha detto che le femmine devono fare solo il punto croce e i maschi usare il trapano? Grazie al libretto “L’idraulico in casa” mi sono ritrovata un paio di volte a aggiustare le tubature o lo scarico. Davanti al conto della manutenzione, ho imparato a sistemare la CPU della lavatrice, non è troppo diversa da un computer. Anche questo è autoproduzione ;)

- Non so fare tutto ovviamente, non sono la dea Kalì. Per esempio detesto ricamare e fare il decoupage. Quest’ultimo in casa mia è classificato come “appiccicare fazzoletti sui mobili”, peraltro un lavoro pieno di colle sintetiche e vernici polimeriche, per nulla naturale. (ok, questo non me l’aveva chiesto nessuno ma volevo dirlo).

- No, non faccio la casalinga, non ho tutta la giornata per dilettarmi con il fai da te. Ho un lavoro che spesso prende più di 10 ore al giorno ma siccome mi piace da matti, non mi stanca troppo. Le sere in montagna sono lunghe, non sempre mi piace leggere. Guardo film e programmi vari “facendo andare le mani“, come diceva mia nonna. Con poco esercizio, ci può riuscire chiunque… la testa  e gli occhi seguono il film, le mani seguono il lavoro. Se sei una donna, questa modalità di sdoppiamento e triplicamento dell’attenzione è in attivo quasi tutto il tempo.

- Le autoproduzioni che ho illustrato, ho iniziato a metterle insieme a settembre. Ovviamente non ho fatto tutto tre giorni prima di consegnare i regali, ma questo mi pare scontato… un aspetto importante della decrescita secondo me è la rivalutazione del tempo per fare le cose. Non più cinque minuti per entrare e uscire da un negozio per comprare la boiata del momento, ma pensare, progettare, fare e, soprattutto, gustare il momento del fare e quello del donare un oggetto creato con amore.

Ora che i regali sono stati spacchettati, ecco cos’altro ho prodotto.

Invece dei pacchetti in carta, ho riciclato un po’ di stoffe di taglio piccolo per fare dei sacchettini. All’interno ho messo il regalo. I sacchetti si possono riciclare in mille modi: per il pane, per la biancheria in valigia, per riporre qualcosa nell’armadio, come porta mollette… Questo sacchetto porta-dono in particolare è per una persona che viaggia molto e verrà riciclato come porta scarpe da valigia. La stoffa azzurra viene da un taglio di tende di anni fa, le scarpette sono altrettanti ritaglini piccoli di stoffe di altri lavori (io non butto nemmeno i ritagli piccoli!) e il ricamo (orrendamente eseguito) “Mes chaussures” è fatto con un filo da crochet rimasto da un altro lavoro. Graditissimo, oltre al regalo vero e proprio che conteneva. (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farlo)

Questa è una borsetta in stile retrò realizzata per un’amica che per sbaglio sta vivendo in questo secolo. Cose che capitano. Ma lei cerca di adattarsi al meglio e lo fa con leggiadria :D Il biglietto nell’ultima foto dice tutto sui materiali utilizzati (Certificato di provenienza di Depuriamo!) e, se notate,  il sacchetto porta-scarpe sopra si fregia dei ritagli della fodera di questa borsa. Il tutorial è complicato, lascio di seguito le foto per le esperte che capiranno da sole, ma mi ci vorrebbe mezza giornata per fare un tutorial del genere… è lavorata a maglia, con fodera interna cucita a macchina e giunture all’uncinetto. Sicuramente la cosa più complicata che ho fatto quest’anno, anche perché come al solito prima disegno le cose e poi mi scervello su come realizzarle… niente modelli da riviste, sorry ;)  (Nelle didascalie delle foto ci sono le informazioni essenziali per farla)

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Infine ho regalato, dopo averle prodotte, marmellate, conserve e dolciumi. Sono spesso un regalo molto gradito e quest’anno ho regalato prevalentemente cotognata alle spezie, crema di marroni, carciofini sott’olio, peperoni sott’olio, marmellata di arance speziate e scorzette al cioccolato. Mi sono accorta, scrivendo, che manca la ricetta della mia cotognata, provvederò a breve :D

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19
12/2010

Sotto l’albero n.1: IL PORT ENFANT O SACCO PORTA BEBE’

Questo port enfant l’ho realizzato per una bimba che nascerà tra pochissimi giorni e siccome la sua mamma l’ha già scartato, posso pubblicare foto e tutorial senza rovinare la sorpresa :D
E’ vegan, realizzato tutto in pile piuma (dralon, anallergico, un pile leggerissimo ma molto caldo), filo di microfibra per il merletto (sempre dralon anallergico per bimbi) e filo di cotone per le cuciture. Si può realizzare a mano oppure con la macchina da cucire (vedi tutorial di seguito). Il costo di questi port enfant ho scoperto che è astronomico, cercando i modelli da cui prendere spunto ne ho trovati tra i 60 e i 150 euro (!) e quindi spero che il tutorial serva a abbattere il costo per le neomamme autoproduttrici, le amiche di neomamme & c.

E’ una cosa che mi dicono essere utilissima per i neonati, anzi, un’amica mi ha elencato gli utilizzi molteplici, che riporto fedelmente:

  • per le uscite invernali al posto delle tute imbottite con cui i bambini non possono muoversi,
  • per i viaggi in auto, perché si adatta a qualsiasi porta bebé per auto, ovetto e cinture varie, senza bloccarlo nei movimenti
  • per le nanne dei bimbi che tendono a scoprirsi, pisolini al volo ecc.
  • per le visite in ospedale, perché tra pesata e visita e altro possono passare delle mezz’ore e continuare a svestirli e rivestirli li fa incavolare oltre che prender freddo
  • per non metterci un’ora di vestizione ogni volta che bisogna uscire cinque minuti… non tutti i bambini si lasciano mettere la tuta buoni buoni
  • per le levate notturne

Finito il port enfant, ho aggiunto le bellissime etichette di Depuriamo, le adoro e danno un tono molto simpatico alle autoproduzioni. E’ un gioco al no-logo fatto con un logo etico, mi diverte molto e il messaggio viene recepito di più che con un cartoncino scritto a mano, come facevo prima. Probabilmente è una questione di ricezione, chi è abituato all’etichetta del negozio può trovare un bel messaggio su queste etichette no-logo ed è più invogliato a leggerle che non le etichette autoprodotte (che fanno più presa su noi espertoni dell’autoproduzione ;)  ) .  Volevo mettere l’etichetta di stoffa, ma le avevo finite tutte con le altre produzioni, quindi ho optato per il cartellino con certificato di provenienza (si può riutilizzare come segnalibro oppure per altri regali autoprodotti, così il messaggio continua a circolare!).

L’etichetta su questo port-enfant dice:

DePuRiAmo è la prima marca di oggetti re-inventati. Non solo cose già acquistate, ma anche tempo, creatività, abilità, amore che possiamo rimettere in circolo come risorsa energetica da regalare, vendere, condividere, e scambiare. Tutto ciò è energia-denaro pulita, rigenerata grazie all’Amore del Dono. In questo modo contribuiamo davvero a costruire un Mondo Nuovo!

TUTORIAL PER SACCO PORTA BEBE’ O PORT ENFANT

Mi scuso sentitamente con le modelliste precise: io vado a occhio, faccio degli scarabocchi e questo non è un sito di biosciure ricamatrici perfettine. Spiego come l’ho fatto così come lo spiegherei a un’amica, con nessun intento di perfezione.

Premetto che non è necessaria la macchina da cucire, può essere cucito a mano ma in questo caso consiglio di farlo con un ago da tappezziere curvo perché vanno cuciti insieme 4 strati di pile, con un ago normale è impossibile e quello per lana non fora bene il pile.

Premetto che non è un lavoro per principianti, è pieno di cuciture da rovescio e le mie spiegazioni sono tutt’altro che semplici, però con qualche sforzo e qualche cucitura a vista invece che nascosta, ce la fa anche una principiante.

Occorrente: Continua >>

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15
12/2010

L’ALBERO DI SATURNALIA

Come tutti gli anni, non festeggio il Natale, festa consumistica per antonomasia, ma faccio l’albero di Saturnalia.
Saturnalia è infatti l’antica festa in onore del dio Saturno, una delle più antiche del calendario festivo romano, la cui caratteristica di addobbo erano i rami di pino infiocchettati e colorati, spesso anche fuori dalle porte. Si celebravano ogni anno, in origine per un solo giorno, forse partendo dal 17 dicembre e proseguiva per più giorni, di solito fino al 26 dicembre.
La festa di Saturnalia cadeva non a caso durante il riposo dai lavori agricoli e rappresentavano la temporanea liberazione dalle fatiche del lavoro, dalle costrizioni sociali e dalle convenzioni morali. La festa, dedicata Saturno quale dio della fertilità, serviva anche ad augurare la fecondità della terra. Da qui l’uso di un sempreverde come il pino, per l’augurio di fertilità e prosecuzione della vita vegetale durante la pausa dell’inverno. (ne avevo già parlato qui un paio di anni fa).

Ho pensato di postare a partire da oggi un po’ dei regali che ho creato in rigorosa autoproduzione. Il problema per chi non vuole festeggiare il Natale è che gli altri però lo fanno e non è affatto carino non ricambiare i regali…  allora che siano almeno autoprodotti!

Ma, ovviamente, dove si mettono i regali? Sotto l’albero. Quindi prima devo metterci l’albero.

Anche perché l’albero di quest’anno è un po’ particolare. Intanto compie otto anni, cosa che a un pino in vaso non potrà mai accadere. Se non si vogliono privare dell’albero i bambini, i gatti e gli adulti, secondo me l’albero sintetico è un buon compromesso, conosco persone che ne possiedono alcuni  che hanno ormai passato i 25 anni.

Ma c’è di più.

Reduce dalla sparizione di una confezione di palline vintage americane a cui tenevo moltissimo, della stella-puntale con luci e, non bastasse, di qualche filo di perline dorate, probabilmente scomparsi in qualche punto indeterminato dei vari traslochi, mi sono ripresa dallo sconforto arrangiandomi con quello che avevo. Ovvero, si ricicla!
Invito quindi gli amici che hanno portato pacchetti dono nel corso dell’anno ad individuare i propri nastri e coccarde: ovviamente non ho buttato niente e mi sono divertita a infiocchettare l’albero, così che ogni nastro ricorda un amico, un momento speciale, un dono prezioso :)  Forza, darsi da fare per riconoscerli!

albero di saturnalia 2010 - erbaviola

Come si può notare, l’albero è a rotelle, causa necessità di spostarlo. Niente di complicato: uno scatolone sotto il quale ho fissato con spago un carrellino a rotelle per piante, riciclato dal balcone che in questo momento è tra l’innevato e il ghiacciato. Poi ho ricoperto con carta da regalo di recupero e infiocchettato. Altra carta di recupero per la base dell’albero.

Come dicevo, per sopperire alla carenza di palline e addobbi, ho tirato fuori il saccone di nastri di recupero e ho fatto dei fiocchi direttamente sui rami, senza troppi sforzi. Per i nastri più ‘molli’ che non volevano assumere sembianza di fiocco ma si afflosciavano,  li ho inumiditi con una soluzione di acqua e zucchero che asciugando ha fatto le funzioni di una lacca.  I nastri da pacco piccoli li ho sparpagliati tra un ramo e l’altro, così Mako e Kiki nelle arrampicate quotidiane li possono spostare continuamente e buttarli per terra, trascinarseli per casa e tentare saltuariamente di cibarsene.

A proposito di gatti e alberi di natale, vi segnalo – se non lo conoscete già – Simon’s Cat, un fumetto strepitoso che solo chi ha dei gatti può capire a fondo. I filmati sono da ridere alle lacrime, quindi non guardateli in ufficio, soprattutto se avete un capo triste e insensibile. Simon’s Cat con l’albero di Natale è il cortometraggio di quello che succede in casa mia tutti i giorni, infarto compreso!

Bene, l’albero l’ho fatto, ora ci posso mettere sotto i regali autoprodotti con relativi tutorial e modelli :)  A presto!

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24
10/2009

RICICLAGGIO SPINTO

So che qualcuno dal titolo sarà stato percorso dal brivido “no, ti prego, fà che non sia l’ennesimo rompimento di maroni sul riciclaggio dei tampax e l’uso della mooncup“. Tranquilli. Ho uno stomaco anch’io.

Volevo solo dire che oggi mi stacco da pensieri ortiferi e mi dedico un attimo a pensieri attivi di riciclo.

In particolare, oggi si riciclano tende e un cappotto. Le tende saranno borghesi, yep, anche secondo me. Però quando si è a piano terra non è male l’idea di cenare senza dover salutare i passanti. E anche fare qualche capriola tra il letto e il divano senza che i vicini disdicano l’abbonamento a Sky Primafila. Finché saremo in questa casa, s’ha da fare, le tende necessitano per la privaccì, come disse una signora sul treno.

Nello specifico, quindi.

Le tende della cucina sono già state ottenute da un taglio di stoffa costato qualcosa come 2 euro, mai usato e che ha fortunosamente i colori dell’attuale cucina. Sorvoliamo sul fatto che il rocchetto di filo per cucirle è costato 1,80 euro in una strozzino-merceria di paese.

Le tende della sala arrivano dalle ex tende della sala della casa precedente, che erano gli ex tendoni della camera della casa ancora prima.

Le tende dello studio arrivano dalle tende della sala di tre case fa.

Il cappotto è un ritrovamento del paleolitico, di quando facevo shopping molto chic e poco cheap a Milano. La forma extra-super-large che gli diede Ann Demeulemeester dovrebbe permettere di far uscire qualcosa di decente anche dalle mie mani poco pratiche (ma molto volenterose).

Il tutto con l’ausilio di una macchina da cucire portatile, meccanica e base-base-base, regalatami anni fa dalla mia metà (dato che il trapano me l’aveva già regalato)

Un paio di considerazioni:

- spesa totale: 3,80 euro per tutte le tende di casa e il cappotto (ammesso che io riesca)

- se le stoffe sono di buona fattura, si possono riciclare N volte e più, vale anche per i vestiti

- le tende in acrilico, poli-qualcosa e compagnia che si vedono in giro mi atterriscono. Anche per i prezzi ingiustificati e il made in cina.. ne avevamo veramente bisogno?!

- nella vita non si riciclano solo scarti di cucina nel compost ;) Però se siete in opera in questo senso, vi consiglio il post di ieri di ortodicarta

Vado a mangiarmi pasta e fagioli con la sferzata, poi impersonerò la piccola sartina alle prese con il riciclaggio estremo.

p.s. comunque per la mooncup, accattatevilla. E’ un gran bel modo di insozzare meno il pianeta e un sistema decisamente più igienico del sifolotto di cotone compresso.

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