UN PAESE DI VECCHI CON PUERILE IPOCRISIA

19
05/2008

UN PAESE DI VECCHI CON PUERILE IPOCRISIA

*** Attenzione: un fan di Lost mi ha fatto notare che ho inserito in questo post uno spoiler gigantesco della quarta stagione, che in Italia non è ancora andata in onda e che per molto meno altri fan potrebbero strozzarmi.
Ci tengo alla mia giugulare, quindi se state ancora cercando di capire che cos’è la Dharma, non leggete questo post ***

Grazie delle belle email e dei messaggi che mi avete mandato per sapere dov’ero finita! Mi hanno fatto davvero piacere in un momento tristissimo. Vi abbacio tutti profusamente in pubblico, come ho già fatto privatamente.
Sono sparita solo per qualche giorno, risucchiata dal vortice di urgenze familiari molto serie. A volte, oltre all’impegno materiale di tempo, il problema è che passa anche la voglia di scrivere. Scrivere di ecologia, poi, figuriamoci.
Ci sono giorni che fuori dalla porta vorrei appendere un cartello: Ufficio Svuotamento Mari con Cucchiaino.

Sono un po’ annoiata. Nel senso inglese di annoyed : tra lo stanco, l’infastidito, lo sfiduciato, il triste e il rassegnato. In italiano come si dice? Mi sfugge.
Sono annoyed dell’Italia che continua sempre a girare allo stesso modo. All’asilo mi hanno insegnato che gira gira su te stessa prima o poi cadi e non ti rialzi per un bel po’. Sono qui nel mio annoyed mood che aspetto che cadiamo tutti giù per terra.

Non è solo questione di politica, neanche per sogno, sono solo un po’ scocciata dalla caduta del pil di alcune menti, dalla svendita delle idee e dal discount del qualunquismo.

Ieri sera per esempio ero imbarazzata per lo spettacolo di Guccini che si sparava le pose di ultimo dei grandi intellettuali, quello che vive senza televisione, senza cellulare, senza internet, senza email. Però appena scribacchia due stupidate eccolo lì che spunta come un hobbit nel 15 pollici della cucina. E non si sa con quale ardire gliele pubblichino anche queste storielle - alla Mondadori, lui, il grande dissidente, quello che “infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio” e poi si fa pubblicare dalla Mondadori insieme alle barzellette di Totti. Eccolo lì, spolvera qualche pagina scritta male tra il 1965 e il 2007, per la maggior parte già pubblicate altrove, le riconfeziona con carattere grande, interlinea doppia, introduzione, orpelli, cotillon vari et voilà. Lo chiama anche “libro”. Eccolo lì da Fazio che ci illustra il suo modus vivendi da vero alternativo. Lui che canta “venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false, che avete spesso fatto del qualunquismo un arte “. Eccolo lì. La concretizzazione del qualunquismo fatto arte che si infutura nella genesi dell’antropomorfismo universale.
E me lo ero anche dimenticata, non fosse ricomparso stamattina su diversi giornali con la recensione di quest’ultima “opera letteraria”, per noi poveri dementi che riempiamo le nostre inutili vite di internet, email, cellulare, televisione e signoreiddio, abbiamo persino la patente di guida! La mia peraltro è in scadenza, vuoi vedere che è la volta buona che divento anche io un’intellettuale?

Comunque mi è rimasto un dubbio esistenziale sig. Guccini… sua figlia, la tesi di sua figlia. A che punto è? Ci ha ammorbati per una decina d’anni con la sua figliola che faceva questa tesi bellissima, complicatissima, di grande ricerca sul suo babbo stesso e medesimo. E ora? Si è laureata? L’ha discussa questa Recherche decennale sulle canzoni del suo babbo? Sig. Guccini, siamo preoccupati: son decenni che ce la descrive minuziosamente questa figliola prodigio e la sua tesi difficilissima… e non ci manda nemmeno i confetti? A me resta questo dubbio esistenziale, non si lasciano le persone così, che prima li si fa assurgere al rango di vicini di casa, quelli a cui si impone la visione delle diapositive della gita a Chiavari, sfrantumandogli l’anima con tutta la scolarizzazione e i successi dei figli e poi li si lascia lì con niente, a non sapere nemmeno come va a finire.

Non so perché ho acceso la televisione negli ultimi due giorni, quando l’unica cosa che mi interessa sapere è come farà Locke a spostare l’isola e se come penso io non si tratta di banali realtà parallele ma dell’applicazione della teoria di Kaluza-Klein sulla quinta dimensione e le piccole dimensioni. E per questo è sufficiente il satellite (per sapere il finale di stagione di Lost, non per verificare la teoria di Kaluza-Klein). Soprattutto non so perché l’ho accesa proprio mentre cucinavo… ne sono derivate una crostata bruciacchiata e pasta scotta.

La pasta scotta ha un imputato preciso: Piero Angela. Piero Angela infatti è andato da Fazio a dire nell’ordine queste grandi verità:

1. ha otto lauree ad honorem.
E nemmeno una per cui ha studiato, aggiungo io. Era un musicista e in quanto a serietà me ne ricorda tanto un altro di musicante, quello che esercitava sulle navi da crociera.

2. ci servono le centrali nucleari.
Non sappiamo gestire la monnezza e dobbiamo mettere in mano alle stesse persone delle centrali nucleari. Ho subito proposto a gran voce la nona laurea ad honorem in Previsione delle Catastrofi e una decima in Piffero, che magari torna a fare il mestiere suo.

3. In Italia non c’è meritocrazia. Tanti bravi giovani non vengono valorizzati. Si va avanti per raccomandazioni. Ciò non aiuta il paese. Ha anche raccontato la storia dell’italo-americano figlio di immigrati diventato direttore della missione Apollo. In Italia, ci dice, non sarebbe mai stato possibile.
Scusi sig. Angela, ma suo figlio che mestiere fa? Così, tanto per dire.

Per questo mio assolo di contraddittorio con Piero Angela ho scotto la pasta e mi è venuta l’acidità di stomaco.

Ma la parte migliore di tutto è venuta ieri sera con Eugenio Scalfari. Purtroppo non sono riuscita a seguire tutto il discorso perché quest’uomo, dal vivo, è imprevedibilmente di una noia mortale. Dice delle cose di una banalità imbarazzante, ma le dice come se stesse declamando per primo i tre segreti di Fatima.
Mentre stava spiegando che lui al liceo ha dovuto studiare Cartesio - come del resto tutti noi comuni mortali che abbiamo frequentato un liceo e così pure quelli degli ITIS - ho eseguito un triplo carpiato volo pindarico e cercato di individuare qualcuno al di sotto o attorno ai 30 anni che fosse andato in quella trasmissione di recente. Mi è venuto in mente solo Lorenzo Cherubini ma sono sicura che io non mi ricordo, ma di certo, per forza, ci sarà stato qualcuno della nostra generazione a fare da contraddittorio a questa carrellata di cariatidi che riescono a materializzare il vuoto pneumatico ogni volta che aprono bocca. No? Dai, sono io che non mi ricordo o ho saltato delle puntate.

Sono ritornata a terra da questi miei pensieri e questa mente illuminata era ancora lì che raccontava di come gli ha cambiato la vita studiare Cartesio.
Pensi, sig. Scalfari, che c’è gente della mia età che è arrivata a leggersi Heidegger, Popper, Wittgenstein eppure scrive articoli per 3 euro a pezzo per i giornali, anche per il suo sig. Scalfari. Oppure nel caso migliore prende 600 euro al mese in un call center.
Porti i miei omaggi a Descartes, sarebbe dignitoso che un giornalista si desse almeno la pena di chiamare la gente con il proprio nome, eh Hugh Jim?

Sono un po’ stufa di questo paese. Sì. E’ dall’anno scorso che in questa casa si cerca di impacchettare baracca e burattini e gatti e andarcene altrove. Va bene anche un altro paese europeo, verso nord. Purtroppo abbiamo qualche problema familiare che ci tiene ancora legati qui, persone che non possiamo lasciare proprio in questo momento. Me ne vado perché sono stanca di portare sulle spalle il peso di questi vecchiacci vuoti e miserabili, di un paese sempre più vuoto di valori e pieno di miseria, soprattutto mentale. Sono stufa di leggere la gente che vale solo sui rispettivi blog e solo in casi rarissimi su un giornale, un libro.

Tra i vari paesi papabili ho addocchiato la Svezia. L’anno scorso si sono dimessi due ministri, dalla vergogna, perché non avevano pagato il canone TV e una non aveva messo in regola la colf. In Italia fa quasi ridere. C’è gente che ha truffato miliardi anche delle mie tasse e nel peggiore dei casi prende un vitalizio, negli altri è tuttora in parlamento. Chi mi da una sola ragione per restare in questo Stato?

L’altro che ho addocchiato è l’Inghilterra, un po’ perché ci ho già vissuto e ho un bel ricordo, un po’ perché la mia pressione fiscale passerebbe dall’attuale 55% al 28,2%. No, non sono ricca, niente affatto, non sono una super-tassata riccona. Ho solo sommato quanto esce per lo Stato dal mio introito. Il 55%, la matematica non è un’opionione. Li darei volentieri se poi li trovassi investiti in ospedali e scuole. Ma siccome tra TAV, Società Stretto di Messina (quella del ponte) e politici incolti che vivono come Kashoggi sono piuttosto scocciata, preferisco andarli a pagare, se proprio, dove non li sperperano.

Fino a qualche mese fa, dico la verità, tentennavo. E’ uscito La Casta e all’inizio non l’ho voluto leggere perché avevo già troppa bile essendo stata una lettrice costante di Travaglio e Gomez. Poi la mia metà l’ha lasciato in bagno ed è stato il principio della fine. Come si fa a non leggere un libro che trovi nel bagno? E’ impossibile, soprattutto se come me hai già letto anche tutte le istruzioni del docciaschiuma eco.
Il riassunto del libro è: Non c’è niente di recuperabile. Si può solo far valigia e scappare da questo paese di vecchi rimbambiti che ci mangiano addosso. Me li sento, ormai, come dei gargoyle che mi pesano sulle spalle e mi azzannano al collo mentre cerco di trascinarmi avanti.

Questi sono stati i miei pensieri ultimissimi intanto che non aggiornavo il blog. Certo, c’è anche tanta bella gente in Italia. Ma vi leggo online e potete sempre venirmi a trovare :)

A proposito di persone che fanno la parte buona di questo paese, un paio colte al volo:

Sauro e Renata che non desistono mai dal coinvolgermi, anche se sparisco senza spiegazioni, non mollano mai, non si spengono mai. L’ultimo progetto è cosmETICOblog. Bellissimo! Un sito dedicato a chi si fa i propri cosmetici, saponi o ogni altra sostanza serva alla cura del proprio corpo o della propria casa.

MissVanilla ha infine aperto il negozio (Mestre - Rotonda Garibaldi dove stavano le vecchie poste) e intanto che mi appresto a renderle visita, mi ha nominata per il meme del momento. Eseguo (PS: ho 141 feed da leggere, se qualcuno ha fatto altre nomine non se la prenda, sto arrivando)

REGOLAMENTO DEL MEME:
1) Indicare il link di chi vi ha coinvolti > MissVanilla
2) Inserire il regolamento del gioco sul blog > fatto
3) Citare sei cose che vi piace fare e perchè > solo sei…
4) Coinvolgere altre sei persone > addirittura sei?! Facciamo tre, dai. Ne scelgo tre che sfuggono sempre ai meme: Barbara&Alain&Anita, Equipaje, Enrica
5) Comunicare l’invito sul loro blog > pure…

Le sei cose che mi piace fare.. (al di fuori della sfera affettiva, ovvio)

  1. leggere, di tutto, ossessivamente, dal tubetto del dentifricio al saggio sui processi cognitivi degli oranghi. E il perché non lo so.
  2. scrivere. Perché ogni tanto devo smettere di leggere e far finta di lavorare.
  3. seminare e veder crescere le verdure del mio orto e i fiori in giardino. Perché rimango una maledetta ex milanese che ha scoperto la campagna, la peggior specie di new rurals.
  4. cucinare le cose che ho coltivato. Perché finalmente ho capito che gusto hanno le zucchine.
  5. guardare ottimi film e ottime serie. Perché non è demolendo i media che se ne gestisce l’impatto sulla società, ma facendone un uso intelligente. E poi la fotografia di CSI è troppo bella.
  6. godermi il mio ufficetto. scendere alla mattina con una tazza di orzo, accendere il mac, scegliere la musica e lavorare senza disturbatori attorno. Perché prima ho lavorato in uffici invivibili, ho dovuto sopportare colleghi rumorosi e fancazzisti e una volta ho dovuto persino lavorare in un open space con soppalchi e cane mestruato (il cane era il più educato dell’ufficio, giuro).


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04/2008

Telefonista sondaggista per un giorno

Speravo di lavorare in pace invece sappiate che oggi sono telefonista sondaggista.

.
Antefatto: sono le 10.00 e sto aspettando la telefonata di una ragazza che non ho mai visto di persona. Dobbiamo accordarci per domani, dobbiamo andare a prendere un rottweiller in un canile vicino Pavia e portarlo in un rifugio dalle parti di Milano , se ne occupa lei ma è senza auto, sarà quindi un trasporto di adottante e adottato insieme. Sto aspettando anche di sapere com’è il carattere del cane, se è abituato alla macchina e se è stato maltrattato in passato. Lei vuole sapere se abbiamo un’auto adatta e fino a dove riusciamo a portarli. Mi ha chiamata mentre ero impegnata e in mezzo al fracasso, non abbiamo potuto parlare, quindi mi richiamerà a minuti. La persona che ci ha messo in contatto mi dice che sono l’unica disponibile, probabilmente i rottweiler fanno un po’ paura.

.
Driiiiin….

IO: “Pronto?”
LEI: “Pronto ciao, ci siamo sentite via mail!” forte rumore di sottofondo…
IO: “Sìsì dimmi…scusa ma non potevo parlare prima”
LEI:”Sì figurati, anzi grazie per la cortesia!”
IO: “Di niente, senti allora dimmi del cane!”
..attimo di pausa..
LEI:”Il cane… sì sta bene… per voi è un problema? Si può portare?”
IO: “Ma certo, scherzi? Nessun problema, anzi, volevo solo sapere com’è di carattere, è abituato agli spostamenti?”
LEI:”Sì, è abituato a macchina, camper, è tranquillo guarda, non sporca, non rovina niente, ti assicuro. Comunque se fa qualcosa abbiamo l’assicurazione, tranquilli, non ha mai dato problemi”
IO: “Ah bene guarda, ma mi interessava solo se era abituato. Comunque dietro c’è tutto lo spazio, starà benissimo, gli preparò già una coperta così quando sale si mette comodo. Senti, allora rimaniamo d’accordo per domani? A che ora?”
…pausa…
LEI:”Grazie per la coperta… però… noi volevamo passare a prenderlo oggi pomeriggio.”
IO: “Oggi??? Ma non era per domani?”
LEI:”No, domani mattina partiamo per il weekend, quindi passiamo a prenderlo oggi pomeriggio, anche sul tardi se siete più comodi…”
IO: “Ma io stasera non so se ce la faccio, mi avevano detto domani… senti ma dove dovete portarlo precisamente?”
LEI:”A Alassio”
IO: “A Alassio?????!!!! Cioè, c’è un altro poi per fare Milano-Alassio, vero?”
…pausa di stupore da entrambe le parti… il mio è uno stupore un po’ arrabbiato: cosa faccio? lascio il rottweiller in canile, che lo vogliono adottare solo degli spostati, o litigo pesantemente con la mia metà per questa trasferta fuori programma?
LEI:”Ci sono dei limiti di kilometraggio?”
IO: “No, dei limiti di kilometraggio non proprio… ma a parte che per andare fino ad Alassio dovrei saperlo con un bell’anticipo… ma anche se partiamo da qui nel primo pomeriggio, ora che sbrighi tutte le pratiche e si parte, prima di notte non si arriva ad Alassio. Ti conviene?
LEI:”No, non ci siamo capite: io verrei a prenderlo stasera, faccio tutta la pratica e poi domani mattina partiamo per Alassio”
Ho il terrore che si stia invitando a casa mia con un rottweiller… la mia metà questa volta diventerà la mia ex-metà… quindi è con un certo timore che chiedo
IO: “S-s-sentiii… ehm… ma tra stasera che lo prendi e domattina che si va ad Alassio - ammesso che si possa, adesso devo prima chiedere perché io pensavo che il trasporto era al massimo per Milano - comunque…. stasera dove lo metti?
LEI:”In giardino! C’è spazio. Va bene?”
IO: “in giardino… a casa TUA… suppongo. ” ( ho già delle visioni dei gatti di casa mia morti d’infarto fulminante e sbranati in giro per il prato…)
LEI:”Sì, qui a casa mia! Poi domani mattina partiamo per Alassio ma così abbiamo il camper già pronto”.

il camper?! questa è fuori…
IO: “Scusa.. ma io non ho un camper… ho una station wagon! Quanto è grande questo cane??”
LEI:”ma cosa c’entra il cane????”
IO: “Tu non sei la ragazza che deve adottare il rottweiler che dobbiamo portare a Milano?”
LEI:”No, io ho chiamato per noleggiare un camper per il weekend!”


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Salta fuori allora che oggi hanno erroneamente inserito il mio numero di telefono ONLINE in riferimento a una ditta che noleggia camper ma non solo… fa le seguenti attività, per le quali come potete capire riceve un numero considerevole di chiamate al giorno:

OFFICINA MECCANICA AUTORIPARAZIONI,GOMMISTA - ELETTRAUTO - CARROZZERIA E COMMERCIO AL MINUTO AUTOVEICOLI,RIMORCHI,ROULOTTES CON RELATIVI ACCESSORI E RICAMBI,MOTOCICLI,CICLOMOTORI E CICLI CON RELATIVI ACCESSORI E RICAMBI, PNEUMATICI E LUBRIFICANTI IN LATTINE,AUTOVEICOLI USATI. NOLEGGIO CAMPER,CARAVAN,FURGONI. (informazioni gentilmente offerte dalla camera di commercio)

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Dopo le tre chiamate che sono seguite a quella dell’aspirante noleggiatrice di camper, mi sono resa conto che spiegare che il numero non è corretto richiede troppo tempo. E la gente che di tempo da perdere sembra averne tantissimo, vuole sapere se so il numero giusto, se so l’indirizzo, perché il numero non è giusto, se ho l’email o il fax dell’officina e persino “Allora lei chi è?”.
Siccome io reputo che chi sono sia un mio dubbio esistenziale da non condividere con il primo che telefona, ho intuito che funziona di più rispondere, sgratticchiare con la penna sulla cornetta e dicendo “Scusi la sento male, mi dica” e alla richiesta specifica rispondere “Ora non c’è nessuno qui, non glielo so dire, se vuole lasciarmi un messaggio…”. Intanto che lascia il messaggio continuo a lavorare. Purtroppo devo scrivermi i numeri di telefono perché quelli me li fanno ripetere. All’occorrenza io sosterrò davanti alla corte che non si sentiva per niente bene e ho pensato che fossero tutti messaggi degli amici di Matteo.

In particolare, oggi ho realizzato questo sondaggio:

  • Per il 100% degli utenti intervistati, i biglietti da visita sono in disuso. Il 90% cerca sulle pagine gialle e sulle pagine bianche anche il numero di sua madre, perché tanto è già davanti al computer.
  • Per il 100% del campione intervistato, l’ufficio è la base diurna da cui organizzare il weekend e saltuariamente prendere dei caffé.
  • Il 79% del campione è costituito da gente che affitta il camper per andare in Liguria 2-3 giorni. Che è come comprare il suv a Milano per andare in ufficio.
  • Il 5% non è d’accordo che gli blocchino 500 euro sulla carta di credito in via cautelativa perché loro il camper l’hanno già restituito.
  • Il 3,2% ha affittato il camper a Pasqua e lamenta che LE cinquecento euro non sono state ancora sbloccate e questo sabato dovrebbero fare la spesa.
  • Il 2,9% ha trovato che i letti del camper erano troppo duri, l’ammortizzazione andata e la cucina aveva un solo fornello. Vuole sapere a chi scrivere per il rimborso e i danni morali e esistenziali.
  • Il 50% del 79% che affittano i camper, vuole camper+scooter a bordo. All’ultimo ho risposto che sono rimasti solo camper+pedalò e camper+deltaplano. Chiede a sua moglie e richiama.
  • Il 2,9% vuole sapere se lo scooter è in omaggio con il noleggio del camper e se ci vuole la patente.
  • L’1,8% vuole sapere se ci vuole la patente speciale per i camion per guidare i camper. Ho risposto che per alcuni camper ci vuole la patente nautica perché vanno anche in acqua, è un nuovo modello. Chiede al marito e richiama.
  • L’1,8% asserisce che i ricambi della Fiat sono in ritardo ma su internet c’è scritto che la Fiat li fornisce in mezza giornata in tutta Italia. Ho avuto un paio di Fiat e ciononostante sono dovuta stare seria.
  • L’1,8% afferma che la “centralina valeo per faro allo xeno lato sinistro della renault megane” la devono consegnare da due mesi; il tipo è piuttosto adirato, scriverà ai giornali perché è uno scandalo.
  • L’1,8% minaccia che sta per arrivare in officina di persona perché gli devono aggiustare tassativamente la macchina entro stasera che domattina sua figlia si sposa e la deve usare. Secondo me invece dovrebbe affittare un camper. Con lo scooter, per sicurezza.
  • Un altro 1,8% è assolutamente certo che questo sia il numero di un rivenditore di macchine agricole da cui ha comprato una mietitrebbia due anni fa. Richiamerà lunedì a questo numero per sapere se abbiamo ancora in magazzino la “forcella per alberi cardanici tipo Walterscheid”. Guarderò in solaio, c’è un passeggino del 1950, vuoi che non ci sia una forcella per alberi cardanici?
  • Il 2,7% non sa, non risponde. Ha telefonato per passare il tempo.

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20
03/2008

Pomeriggi verdi in libreria

pomeriggiverdi.jpg

Oggi entro alla Hoepli e dopo un veloce girovagare tra i libri di informatica, assolto il dovere, mi sono dedicata al piacere. O quasi. Ho dovuto constatare che la commessa in stage mi rideva in faccia apertamente al nome di Rocco Tanica. Tratteneva stentatamente la risata. “T-A-N-I-C-A ?” Aveva tutta quell’aria saccentina tra il “con quale nome si starà confondendo questa tipa?” e il “finalmente ho qualcosa di divertente da raccontare ai colleghi“. Peccato, le è andata male, malissimo. Rocco Tanica esiste e ha pubblicato di recente “Scritti scelti male” per i tipi di Bompiani. Ma certo, la cultura ormai non è per tutti, figuriamoci per i commessi di libreria in stage. Categoria che si potrebbe comunque eliminare, semplicemente sistemando i libri con criteri logici, tipo i romanzi con i romanzi, i libri di foto con i libri di foto e così via.

Se ti capita invece la malaugurata avventura di cercare un libro appena uscito e quindi vittima del pout pourri di marketing placement all’entrata, sei finita. O passi mezza giornata a scandagliare i quattrocento metri quadri di esposizione o ti rivolgi alla commessa. Di regola, per i libri che cerco io, le commesse sogghignano o vanno in panico. Non ho l’aspetto di una tipa intellettuale, ne convengo, non ho la pettinatura spettinata in modo casualmente costruito, non porto calzoni lisi di tre taglie in più e nemmeno borse a tracolla in tela indiana. Ma nonostante ciò rivendico il diritto di non passare automaticamente nella categoria oche. Persino se sto brandendo nella mano destra un libro intitolato Joomla!
Mi ero ripromessa di non interagire più con le commesse di libreria sotto i quarant’anni dopo una ricerca-parto con una commessa della Feltrinelli…
“buongiorno, avete la biografia di Johnny Rotten?”
“Johnny… ?”
“johnny Rotten”
“Come è scritto?”
“R-O-T-T-E-N”
“No, non mi risulta… è sicura del nome?”
“Sì, provi con John Lydon, magari ha usato il nome vero”
“Come si scrive?”
“L-Y-D-O-N”
“John con l’acca?”
“Sì”
“No, niente. E’ sicura che sia un’autobiografia? Potrebbe essere un altro genere?” Penso un attimo a cosa potrebbe aver scritto Johnny Rotten, francamente a me sembra già tanto che abbia scritto un’autobiografia, comunque…”Punk?”
Strabuzza gli occhi “Punk ??? Come la moda?”
Come tua sorella. Ma come si fa a non sapere chi è Johnny Rotten?? Comunque c’era, ovviamente nel pout pourri all’ingresso, era più facile trovarla nella stanza di Johnny Rotten dopo che era passato Sid Vicious per un party. Ma never mind the bollocks, come dicevano loro.

Tornando a oggi… vi siete sciroppati questo sfogo sui commessi di libreria perché stavo per farlo alla mia metà quando l’occhio mi è caduto sul volantino alla cassa “Pomeriggi verdi in libreria”. Così presa da un NOOOOOO! MI sono persa Paolo Pejroneeee!!! ho momentaneamente rimosso l’astio per la categoria commessi ignoranti e infilato il naso nel volantino.

Vi riporto le date di seguito, gli incontri sono degni e gli oratori all’altezza. E viceversa. Gli orari invece sono da disoccupati, studenti e perdigiorno ma si sa, Milano è Milano, abbandonate la logica voi che entrate. In ogni caso, andrò almeno ad un paio (io, grande perdigiorno) e continuerò a rodermi per aver perso la conferenza di Paolo Pejrone. Lui invece sarà sollevato di non avere tra i piedi l’ennesima petula adorante. (messaggio di servizio per il mio moroso: Paolo Pejrone è ottuagenario).

  • 4 marzo Libreria ElectaKoenig ore 17 Paolo Pejrone Per un giardino felice: conoscenza, pazienza e coraggio
  • 11 marzo Libreria ElectaKoenig ore 17 Angelo Jelmini Patrizia Pozzi Verdi metropolitani (Kitchen Garden, Giardini marini, Cavoli a merenda, Dejeuner sur l’Herbe, …)
  • 18 marzo Libreria Hoepli ore 18 Francesca Neonato Il giardino del benessere
  • 1 aprile Libreria Hoepli ore 18 Giusi Rabotti Armonia del giardino classico e utilità del giardino
  • 8 aprile Libreria ElectaKoenig ore 17 Antonio Perazzi Botanica temporanea
  • 15 aprile Libreria ElectaKoenig ore 17 Alessandra Rossi Nuovi progetti, nuove realtà per la città di Milano
  • 22 aprile Libreria ElectaKoenig ore 17 Francesca Marzotto Caotorta Ad ognuno il suo giardino
  • 29 aprile Libreria Hoepli ore 18 Francesca Riva Belli Paci Giardino e design: cose giuste al posto giusto
  • 6 maggio Libreria ElectaKoenig ore 17 Ermanno Casasco La morte del giardino……
  • 13 maggio Libreria Hoepli ore 18 Alessandra Bonetti I giardini cinesi: tra contemplazione e sorpresa
  • 20 maggio Libreria ElectaKoenig ore 17 Anna Scaravello Il giardino liberato
  • 27 maggio Libreria ElectaKoenig ore 17 Stefano Massimello Dai Community Garden al Guerrilla Gardening
  • 3 giugno Libreria ElectaKoenig ore 17 Lorenzo Brusci Paesaggi simbolici urbani: giardini sonori e ambienti immersivi per la nuova città

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18
02/2008

Il vegano trendy

vegantrendy.jpg

*** La lettura è sconsigliata ai privi di senso dell’umorismo, ai vegan incazzati e alle donne in gravidanza. ***

Il vegano trendy è in agguato a ogni cena. Nasce in una grande metropoli e come una farfalla nel giro di poche ore si fa notare nei luoghi più frequentati, svolazzando qui e là nella sua tenuta fashion, biologica e equosolidale.
Il vegano trendy ha due convinzioni: tutti devono diventare vegan. Ora che lui ha scoperto quanto inquina il metano espulso dal deretano dalle vacche e quanto queste soffrano ad essere munte e macellate, tutti devono sapere. Meglio se nei minimi particolari e a ore pasti. La seconda convinzione è legata al suo status: meglio se gli altri rimangono non-vegan ancora per un po’, onde non fare ombra alla sua scintillante armatura di unico vegan integrale, originale, quello che ha scoperto il veganismo e ne ha fatta una tendenza, quello che sarà ricordato insieme a Paul McCarthney e Brad Pit. Per questo lui parla di veganismo solo con i vegan.

Il vegano trendy porta pantaloni larghi pop-funky, con il cavallo non troppo basso da essere totalmente funky ma con la vita abbastanza bassa da sponsorizzare le mutande in cotone biologico 100% nonché l’attaccatura delle sue chiappe vegan mentre sfreccia in bici nella corsia dei bus. Lotta al sistema, si legge.
Ha una collezione di felpe con il cappuccio perché non si sa mai che si imbatta in una manifestazione eco-equo-solidale-pacifista in cui infilarsi. Nei rari momenti in cui tace, le sue magliette fanno esplodere roboanti slogan pre-bellici di galline rosa shocking “L’uovo è mio e me lo gestisco io” e maiali verdi schierati in mimetica “Credere, obbedire e combattere“. Se le stampa lui nel negozietto sotto casa e medita di farci presto una sua linea perché “Se c’è riuscito quello di Guru con il fiore di Icq” ci può riuscire anche lui. Il business eco-vegan è uno dei suoi argomenti preferiti.
Sopra a tutto porta un giubbotto di ecopelle Brando Biker Style Jacket comprato su Vegetarian Shoes per 200 euro spedizione inclusa. Salvo che se lo incontri dopo una settimana dalla schiusa del bozzolo, allora ti dirà che l’ha scovato per 15 euro nel mercatino fuori mano. Dopo pochi giorni dalla sua nascita infatti, il vegan trendy trova tutto nei mercatini, specie di seconda mano, specie se mercatini di seconda mano fuori mano, dove si reca con la sua man-bag di canapa a tracolla a fare incetta di abiti usati. Riusare è molto eco e il vintage è molto trendy. Lui è tutte e due le cose con 10 euro, le etichette Made in China si possono staccare.

Il vegan trendy compra solo in botteghe bio, torcendo il suo nasino raffinato ogni volta che passa davanti al formaggio o al vasetto del ragù. Davanti al vasetto del ragù ha pensato a un’altra maglietta, una mucca viola con il pugno alzato “Tritati i tuoi lombi“.
Controlla i cestini altrui alla ricerca di altri vegan e quando ti individua ammicca cenni di intesa e imbastisce conversazioni sul prodotto. Se ti piace una fetta di seitan, lui recita metriche di ingredienti e ricette e siti web e libri sul seitan. Se gli piace la stessa fetta che hai comprato tu, aggiunge litanie di metodi per fare il seitan in casa, ci hai mai provato, lui sì gli viene da dio, ma cosa vuoi con il lavoro, lo stress, alla fine lo compra anche lui ma non dovrebbe sai, per quei due grammi di plastica, ma secondo te è mater-bi o plastica inquinante?
Il vegan trendy davanti ad ogni nuovo elemento pensa per prima cosa che inquini. Pensare che una cosa inquina è molto consapevole - consapevole è una parola che nelle prime due settimane di vita del vegan trendy ricorre prima di ogni punto e a capo. A volte anche prima di ogni virgola, declinata nei consapevolmente e eticamente.

Il vegan trendy ha sempre degli indirizzi da darti, che siano locali, libri, ristoranti, cd o negozi, lui ha sempre qualcosa da trasferire dal suo palm ultima generazione al tuo, o al tuo cell, o da inviarti via email perché la carta lui non la usa o la usa il meno possibile. Il vegan trendy in possesso del tuo indirizzo email è la fine dei tuoi attimi di pausa, ti forwarda qualsiasi cosa, tutte le newsletter a cui sei già iscritto e se i messaggi gli tornano indietro te li riforwarda allegandoti l’ultimo programma antivirus da 40 mb zippato. Quando non ha niente da forwardarti ti segnala filmati di animali buffi su youtube e i siti indiani in sanscrito contro l’apertura di McDonald’s a New Delhi. Dal momento che il vegan trendy ha il tuo indirizzo email, le petizioni ti arrivano in quadruplice copia, quella normale, quella del vegan trendy, quella che non si ricorda se te l’ha già mandata e quella che ti manda lo stesso perché forse ti sei dimenticata di firmare.
Nel weekend il vegan trendy è pieno di impegni: si prenota per tre cene e si presenta a una a cui non si era annunciato, una vera primadonna ma forse ha capito che dove si era annunciato non si presenterà nessuno.
Nel pomeriggio ha già fatto il giro del centro sfoggiando a meno due gradi, a unico beneficio delle settantenni in cincillà, la maglietta “Donna, se vuoi il pelo non depilarti“, sua ultima creazione. Non vede l’ora di raccontare a tutti, uno per uno, la faccia delle allampanate vecchiette, una a una. E lo fa in questo ordine, uno per uno e una a una. Quando il vegan trendy arriva a cena si forma il vuoto attorno al suo posto, ma abituato al vuoto pneumatico della sua testolina protetta da riccioli al gel di semi di lino, non ci fa caso e dà inizio al suo show. Tu fai volontariato in canile? Lui in un gattile, che è molto più difficile e meno compreso. Chi ha organizzato in questo locale? Lui ne conosce uno molto più vegan, più underground e anche un po’ nature-doom. Lui frequenta solo posti esclusivi fuori mano, che conosce solo lui, dove suonano sounds-of-nature e nature-jazz, stili che conosce solo lui perché frequenta i locali nature-doom fuori mano.

Quando organizza lui, ti ritrovi in seminterrati umidi che identifica come locali new age ricavati da grotte naturali - anche se sei in Pianura Padana-, in cui viene filodiffuso un lamento straziante che pensi essere l’agonia della mucca al macello e invece è il canto delle balene in amore. Entro i primi dieci minuti ti ritrovi seduta in posizione yogica su un materasso marocchino a sentire lui che decanta estatico le portate raffinate e vegan che stanno per arrivare, la sua lunga amicizia con il cuoco convertito vegan da poco e le sue mille conoscenze nel settore della ristorazione vegan. Per l’occasione indossa una maglietta con tutti gli animali della fattoria riuniti con il pugno alzato “Meglio lottare insieme che morire da soli“. Le sue nozioni storiche sono chiare come il locale nature-doom in cui in breve ti ritrovi a mangiare la plastica della confezione del tofu perché tanto non si vede niente, è tutto molto natural e la sera, come tutti sanno, è natural buio.

Il vero lato positivo del vegan trendy è che dura poco, come le farfalle, forse qualcosa di più. In capo a poche settimane approfitta della mamma che vuole che mangi almeno il latte con gli omega3, notizia tutti che il dottore della mutua gli ha fatto la predica e la sua salute è seriamente in pericolo, poi imbocca spavaldo e consapevolmente l’entrata di D&G per comprarsi i camperos neri in vitellino, quelli con gli strass.

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La maglietta dell’immagine sopra esiste, è in vendita qui. La riedizione in chiave vegan degli slogan sopra è mia. Se non riconoscete gli slogan originali potete inviare una protesta alla vostra scuola elementare chiedendo il rimborso delle cedole librarie o uscire con un vegan trendy :D

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12/2007

Pro e contro… erbaviola. Ora con concorso a premi!

Eccomi ad annoiarvi con gli arretrati di un mese. E’ stato intenso, ho tirato in lungo a fare la capricciosa con un test e ora ho una pila di cose così da postare. Cominciamo da una buffa.
Nina, che ormai verrà eletta a consulente di redazione di erbaviola (stipendio zero ma tempo indeterminato, eh) mi ha fatto notare tra una decina di nuove citazioni del blog in giro per la rete che benessereblog.it ha parlato di me qui e mi ha definita “graziosa e spiritosa“. (ok, lo ammetto, non mi conoscono. )

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Per equilibrare subito la positività cosmica che si era concretizzata in forma di gongolamento sfacciato, è intervenuto il tenutario di una community di Neurona, nello specifico della community Ambiente ed Ecocultura, che al mio bussare mi ha proprio sbattuto la porta in faccia. In pratica, erbaviola non è sufficiente per la community di Ambiente ed Ecocultura… quindi ora sono curiosa di sapere cosa fanno nella vita questi iscritti abilitati… puliscono le discariche con la lingua?!

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Ovviamente ho chiesto il perché (figurati!) e mi ha risposto un ragazzo meno irraggiungibile dell’irraggiungibile responsabile della community, spiegandomi il surreale perché del diniego.
Indovinate un po’…. unico indizio: la ragione è veramente surreale.

Insomma, alla fine ci ho riso sopra :D

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