OSTAGGI DELLA NEVE E FELICI DECRESCITORI

9
03/2010

OSTAGGI DELLA NEVE E FELICI DECRESCITORI

Ok, era annunciato. Ma io sono una povera ragazza di pianura, che a marzo trapiantava l’insalata e i pomodori, non mi sono ancora abituata a tutta questa neve qui.
E non ho mai benedetto come stamattina la scelta di lavorare in proprio perché davvero quando ho aperto la finestra stamattina, l’ho dovuta richiudere al volo. Mi sono riseduta sul letto e ho cercato di visualizzare i ricordi di Milano con la neve, i mezzi congestionati, il traffico fermo, il sudore sotto ai piumini sintetici che saliva insieme al vapore di ombrelli bagnati formando una condensa che oscurava tutti i finestrini, la musica in cuffia per cercare di isolarsi dal baccano opprimente, la mia borsa bagnata e quella del vicino in mezzo alle costole. Tutto quello che mi avrebbe aspettato oggi, ma sette/otto anni fa.

Ma senza andare troppo lontano.
L’anno scorso mi chiamano per una supplenza a Vigevano e chiaramente dal giorno dopo nevica, perché il mio karma ha un grande senso dell’umorismo. Prendo il treno prima, mi sparo 10 minuti sotto la neve nella strada non ancora spalata, treno strapieno, ritardo del treno per neve, altri 20 minuti a piedi sotto la neve e dentro la neve, perché a Vigevano avevano fatto finta di spalare solo le strade principali.
Arrivo a scuola con 20 minuti di ritardo e mi becco la classica donna-frustrata che fa la vice-preside, ce n’è una nella vita di ogni insegnante.
Mi affronta subito dalla sua nanezza stizzita: “Tu non dovresti già essere in classe?”.
Momento di esitazione… vuoi vedere che vive nel sotterraneo della scuola e non si è accorta che fuori c’è l’era glaciale 3?
“Sì ma ha fatto ritardo il treno, c’è una bufera… ”
Ma lei non aspettava altro, è partita a razzo con “Aheiocomefaccioaesserequisempreinorario? eh??? E se facciamo tutti così? Io quando ho visto che non arrivavano i mezzi, sono venuta a piedi!”
“Scusa, ma io non abito a Vigevano, dovevo venire a piedi in mezzo ai campi per 30 kilometri?!”.
Ha sfoderato l’indice, fendendo l’aria per mezzo metro attorno “Non fare l’ironica con me! Hai capito? Dovresti essere già in classe!”
“Allora se non ti dispiace vado…”
“Sì ma guarda che questa mezz’ora te la tolgo come un’ora di ferie I-N-T-E-R-A, non si può tollerare sempre, che appena c’è un dito di neve non venite a scuola!”
Sempre?! Ma se sono qui da ieri… vabbé, mi dico, cerchiamo di essere diplomatici… avrà le sue cose, assecondiamola.
“Vai in segreteria e firma un’ora di ferie prima di andare in classe!”
Ok, vado in segreteria, che tanto hanno già sentito la strillata anche in piazza Ducale. “Mi dai un modulo che stamattina ho preso un’ora di ferie sul Mortara-Vigevano?”  (io non ho mai capito perché tra docenti bisogna darsi del tu, mentre bisogna dare del lei a quelli della segreteria ma tranne il capo della segreteria e mio nonno in cariola, così ho optato per il ‘tu’ per tutti).
La segretaria mi guarda imbarazzata, tra l’altro è arrivata con lo stesso treno: “e che ferie ti dò, non hai cumulato ferie dopo un giorno”  “Boh. Senti ti firmo un’ora di supplenza e la faccio quando c’è”.  “Non si può”, mi fa segno con gli occhi che la nanetta-della-puntualità è ancora in zona.
“Senti, se ti firmo una cambiale posso andare in classe? ” Occhiata circospetta, si sente la voce della vice ormai in fondo al corridoio “Dai, ma tu vai, poi lo spiego io alla preside, c’è il modulo delle ferrovie che ti giustifica il ritardo”.
Mi pare giusto, vuoi mai dare fiducia a qualcuno che lavora con te? Mi deve scrivere la giustifica Trenitalia, addirittura.
Mi avvio finalmente per i corridoi silenziosi, carica di registri, borse, laptop, pacchi di compiti (che la supplita ha ‘casualmente’ lasciato da correggere a me) e entro in classe.
Nessuno. Guardo bene. Nessuno. Gli studenti ovviamente ne hanno approfittato per restare a casa e così metà dei docenti. Invece io dopo un’odissea sotto la neve avevo dovuto assistere agli anticipi di menopausa della vice-preside.

Ora, quanto ero contenta stamattina di non dover uscire sotto la neve?

E quanto mi piace non avere un team-leader, un dirigente, una vice-preside mestruata che mi fa salire il nervoso a mille?

Quanto mi manca la burocrazia del nonsense tutto italiano?

E quanto mi manca non avere due stipendi, tra scuola e libera professione? (pochissimo, basta ridurre i consumi)

Fate un po’ voi. Cambiare si può :)

Ah, vero, poi ci sono i contro, ma ci si può sempre ridere sopra… tipo:

stamattina ho cercato di SOCCHIUDERE la finestra e dopo cinque minuti era così:


ho anche spalato davanti alla porta-finestra ma non ho fatto in tempo a prendere la macchina fotografica che era già così, però giuro che ho spalato:


e il mio balcone marzolino è da qualche parte qui sotto:  (notare l’auto di un vicino, mentre la nostra forse la ritroveremo con i san bernardo):

Oh, sono le 16.40, è ora che vada a farmi un bel té verde e faccia compagnia ai gatti nell’occupazione odierna di guardare cadere la neve.  A presto!

p.s.

se non si era capito, oggi si parla di downshifting. Voi che leggete dall’ufficio, non odiatemi, pensatevi al mio posto se vi piace la situazione e magari qualcosa comincerà a cambiare ;)

AGGIORNAMENTO DEL 10 MARZO, ORE 8.00 : QUELLA INDICATA DALLA FRECCIA SAREBBE LA NOSTRA MACCHINA. E continua a nevicare. Evito i commenti… (in compenso quelli della mia metà credo che li stiano sentendo anche in Svezia)

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18
02/2010

Piccolo interludio felino

I gatti ci insegnano l’arte del prendersela con calma. Quindi, prima di riprendere la questione coop & c. che ha avuto notevoli risvolti e lunghe discussioni, piccola pausa per quella che – almeno quella – si può considerare una vittoria dei diritti degli animali contro l’ottusità di qualche umano. A presto!

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26
10/2009

QUI NON E’ IL NATURASì

Anni fa un amico si trovò nell’imbarazzante situazione di vedersi assegnare dalla Telecom l’ex numero di telefono della ditta di armi Browning. Riceveva così tante telefonate a tutte le ore del giorno e della notte, che mise una segreteria telefonica che partiva con “Buongiorno, qui non è la Browning”. Niente da fare, i clienti di questa azienda continuarono a lasciare messaggi sulla segreteria con ordini di fucili e pistole.
“Buongiorno, qui non è la Browning!!! Questa è la segreteria telefonica di Tizio Caio”
“Buongiorno, qui è l’armeria Spara che ti passa, vorrei sapere a che punto è il mio ordine”
Cambiò una ventina di messaggi di benvenuto in segreteria, gli ultimi erano totalmente allucinati, sembrava di telefonare a una clinica psichiatrica gestita da Jason di Venerdì13. Niente da fare, i clienti erano irremovibili, lasciavano imperterriti il loro ordine e richieste di informazioni alla Browning. Alla fine, per evitare l’esaurimento, la prese sul ridere e condivise online i file audio di tanta allucinata sezione del commercio italiano (ci sono ancora, googlate “qui non è la Browning“)

Ora, al tempo pensai che quella fosse la prova provata che la maggior parte dei venditori di armi si fossero giocati tutti i neuroni al poligono. Invece mi sono dovuta ricredere. Nel senso che il bug di neuroni non riguarda solo i possessori di armeria.

Biosciure, biovenditori in erba, bioutopisti e sognatori di biobotteghe varie, avrei un messaggio per voi:
QUI NON è IL NATURASì
E il motivo del messaggio è questo post qui, con i seguenti 40 commenti, alcuni veramente notevoli, devo ammetterlo. Erano più di 40, molti li ho cancellati nel tempo, ma visto che a due anni di distanza questo post riscuote ancora tanto successo tra chi non ha tempo per leggere o abbastanza neuroni per capire, a costoro lascio tre indicazioni per il futuro:

1) Se volete aprire un bionegozio, un biofast food, un bioristorante, un biosupermercato o parlare con Naturasì, sarebbe il caso di contattare Naturasì. (ma capisco che per trovare il link ci voglia un master in editoria multimediale, li fanno apposta.)

2) Forse non è il momento migliore nella storia di questo Paese per aprire un’attività, soprattutto così circoscritta e con prodotti high profiled (che poi in pratica vuol dire costosi)

3) Questa volta leggete bene il post, altrimenti finirete per ordinare cotolette di seitan alla Browning.

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21
09/2009

SONO TUTTA PERVASA DALLA CARICA DI INNOVAZIONE DI QUESTO PAESE

Ieri sera, complice una pioggia torrenziale ci siamo ritrovati al Festival delle Arti di Bologna. Mi è piaciuto tutto, sono entusiasta. Sono caduta in adorazione estatica dei nuovi talenti, soprattutto per i testi delle canzoni che anche se non raggiungevano il più fine Conte, comunque a Dalla ci arrivavano. Gli artisti erano tutti fantastici, i cantanti estremamente innovativi, i gruppi hip hop originali e dissacratori e non parliamo dei musical in concorso, da far impallidire Broadway e Amici di Maria de Filippi.

L’organizzazione era degna di un teatro svizzero: tutto funzionava a meraviglia, in particolare i tecnici del suono che sono riusciti nella difficile impresa di rendere ancora più insopportabile Caligola 2000 di Camus e ammazzare contemporaneamente l’unico attore che c’era lì dentro. Tra le cose che hanno funzionato a meraviglia è giusto anche segnalare la lungimirante idea di riservare il 70% dei posti a personalità varie, scacciare i malcapitati che osassero sedervisi e fargli poi sorbire un pippone dal mattatore Andrea Mingardi sui posti che erano liberi, venite qui, occupateli, non si può cominciare le riprese con i posti vuoti, sedetevi, dove sono le persone che vanno in quei posti? (e che ne so, ora te li vado a chiamare a casa). Giustamente, però, perché il pubblico è servo dello spettacolo, chi non lo sa è un vecchio barbagianni.

Andrea Mingardi è un mattacchione, ha scherzato tutto il tempo sul fatto che non vende i suoi dischi di canzonette e chiosato con la regina dei casting in platea, elencato venti volte il suo curriculum e una decina il fatto che l’ha chiamato al telefono Vanessa Redgrave (che poi sarebbe la moglie del suo amico Franco Nero). Insomma… dategli un lavoro a questo ragazzino! Bisogna farli crescere i giovani, era il mantra della serata.
Infatti sono andata letteralmente in sollucchero per la carica innovativa e rivoluzionaria durante l’intervento dell’on. Bersani che nei suoi modi da amicone emiliano ha detto due cose simpatiche sul futuro, sui giovani (o su un argomento così) e ha buttato lì la notizia-bomba: stanno parlando per organizzare dei congressi tra di loro! Sono rimasta senza fiato! L’argomento dei congressi non lo so, ipotizzo sull’aggiunta di un colore al simbolo o su una mozione contro la disoccupazione nel Burkina Faso. Però sentirmi nel pieno fervore di tante energie positive mi ha quasi stordita, continuavo a sorridere, ero proprio molto positiva sul futuro dei giovani (soprattutto quelli dei musical) e su quello di questo Paese in generale.

Ho avuto l’estasi catartica e la sindrome di Stendhal insieme quando ho visto il quadro premiato per la sezione arti figurative. Era un divano viola in una stanza nera. O una cassa da morto alle pompe funebri. O le prove colore su un palazzo dello Zen. Comunque molto commovente, d’impatto e anche un po’ dissacratorio. Purtroppo il quadro sopra che piaceva molto alla mia vicina di poltrona non ha vinto. Peccato, secondo me solo perché gli asparagi non sono di stagione e qui va di più il crescione.

Gli ospiti erano tutti esempi della giovinezza scalpitante di questo Paese: si andava dal grande Franco Nero (68) agli spassosissimi Gemelli Ruggeri (54 e 57), Iskra Menarini (63) e solo un poppante, Paolo Belli (47).
Tutto bellissimo. Bellissimo. Bellissimo. Molto giovane, mi sono sentita vecchia io.

L’unica cosa fuori posto è stato il discorso del buon Moni Ovadia (63) sul fatto che bisogna lasciare spazio ai giovani, che quelli come lui devono essere radici, ma radici produttive, non radici sterili e che gli art director italiani dovrebbero avere 27, 35 anni al massimo, come nel resto del mondo. Secondo me gli è sfuggito lo spirito innovativo e rivoluzionario della serata. Noi milanesi siamo freddi, delle volte queste vibrazioni facciamo fatica a percepirle.

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8
08/2009

… UPDATES POST-TRASLOCO

Quella sopra è la prima foto del primo pezzo di terreno a cui riesco ad accedere. Il resto è così invaso dalla vegetazione spontanea che non riesco ad arrivarci in infradito. Appena ritrovo gli stivali da orto, mi addentro e faccio altre foto. Per ora… penso a come metterci le mani!

Ringrazio per tutte le mail tra il preoccupato e il divertito che mi chiedevano dove diavolo fossi finita, com’era andato il trasloco, come stavano i mici. Devo dire che “come stanno i mici” è una domanda più frequente di come sto io! Ingrati! Come se il blog lo scrivesse Mako!

Allora: adesso stiamo tutti benone. Il trasloco è stato ridicolo e vagamente traumatico.

La domenica sono saltata in piedi alle 6.00 e l’abbiamo passata a finire di svuotare e smontare mobili, terminando all’ 1.00 di notte. I mici hanno seguito tutta la faccenda con entusiasmo e interesse, soprattutto per gli scatoloni. Si procedeva infatti così: monta uno scatolone, prendi la roba da metterci dentro, tira fuori il micio dallo scatolone, mettici la roba, prendi lo scotch, ritira fuori il micio dallo scatolone, chiudi lo scatolone, togli il micio dalla pila di scatoloni, metti lo scatolone sulla pila. E via da capo. Loro si sono divertiti un casino, noi solo all’inizio. Verso sera volevo chiuderli in uno scatolone e lasciarceli dopo che hanno cercato di ingoiare nell’ordine: le mie graffette, una cinturina di vernice, tre cordini di misterica provenienza, le gomme da disegno e vari pallini di polistirolo.

Alle 2.00, sfiniti, ci siamo coricati con l’idea di svegliarci alle 6.00 visto che alle 7.00 arrivava il camion. Ma siamo stati troppo ottimisti.

Dalle 2.00 alle 4.00 abbiamo lottato con le stramaledettissime zanzare della Lomellina che avevano fatto un summit lì nel nostro letto approfittando del fatto che per il trasloco avevamo lasciato porte e finestre aperte… risultato: un’afa e un caldo pazzeschi e due ore di morsi e punture. Dopo due ore però erano finiti tutti i millimetri di pelle su cui pungerci e se ne sono andate.
Ora si dorme? ma no, ovvio!

Alle 4.30 siamo stati svegliati di colpo dai mici: la Kiki soffiava e Mako piangeva disperato. La mia metà è corsa a vedere cosa succedeva: il gatto di una vicina proprio quella mattina aveva deciso di venire sulla nostra terrazza a grattare la persiana e far impazzire i gatti residenti.

Alle 5.00, rimandato a casa sua l’intruso e svegliato mezzo vicinato, ero pronta per uccidere qualcuno ma ho deciso invece di dormire almeno un’ora.

Alle 7.30 è arrivato il camion e devo dire che qui ci è capitata la fortuna di trovare due persone stupende che hanno fatto un lavoro perfetto per una cifra davvero conveniente (contrariamente ai miei incubi e pronostici di perdita di tutte le nostre cose) e alle 9.20 avevamo finito di caricare tutto. Durante queste operazioni, visto che abbiamo spalancato tutte le porte di casa, i mici sono rimasti nella loro portantina a osservare lo spettacolo.

A questo punto ci siamo sparati le nostre tre ore e mezza di strada che sono diventate quasi sei… da incubo, visto che a Parma abbiamo beccato una coda per incidente e abbiamo rischiato la liquefazione in auto. Abbiamo dovuto spegnere l’aria condizionata perché rischiavamo di restare senza benzina. I mici sono stati bravissimi ma rantolavano. Ho messo in campo tutti i rimedi anti-caldo per gatti che ho raccolto in vista del viaggio:

- posizionamento della portantina a livello finestrino, per ricevere più aria (ma non c’era)
- frizioni con la pezzuolina umida
- bottiglietta da mezzo litro fredda passata sulla testa e orecchie (i loro punti critici per il caldo)
- acqua fresca da bere
I due pelosissimi però si sono terrorizzati per il caldo, non volevano bere. Allora sono ricorsa al rimedio estremo, ho tirato fuori dalla borsa frigo i cosi per il ghiaccio (come si chiamano? gli affari blu che si mettono nelle borse frigo…) e li ho infilati nella portantina verso le pareti laterali. La Kiki ignorandone la natura si è seduta su uno e … scusate sto ancora ridendo!!! Dovevate vedere la faccia della Kiki seduta sul ghiacciolo! :D Comunque hanno capito al volo l’uso e si sono sdraiati abbracciati ai ghiaccioli della borsa frigo. All’arrivo erano umidicci ma sani e salvi!

Dopo lo scaricamento del camion e la preparazione di una stanza pulita e pappa e acqua e coccole per Mako e Kiki, abbiamo preso la nostra valigia e ci siamo avviati verso l’hotel di charme che ci attendeva, quello offerto dall’agenzia immobiliare perché per una incomprensione non ci hanno allacciato luce e gas. Palazzo Loup si è rivelato splendido, abbiamo avuto una camera molto accogliente dove ci siamo doverosamente rilassati, lavati e rimessi in sesto. La struttura è veramente bella e l’atmosfera molto rilassante, inoltre ho notato positivamente che utilizzano un sistema ecologico per il lavaggio della biancheria, così ho eliminato un pochino dei sensi di colpa per la permanenza. D’altra parte non potevo chiedere che mi costruissero apposta un resort bio-vegan in mezzo ai monti per aver dimenticato di allacciarmi il gas e la luce, già il fatto che questa agenzia immobiliare abbia riparato signorilmente alla mancanza l’ho trovato davvero positivo, infatti se e quando ci metteremo in cerca di altre soluzioni in zona, andremo sicuramente da loro! (Hanno aperto anche un’agenzia a Bologna: sono veramente affidabili e seri, li consiglio!)

I seguenti giorni fino a oggi li abbiamo passati a montare mobili, lavorare, disfare scatoloni, esplorare i dintorni in cerca di fornitori di frutta e verdura bio (qui ho grandissime novità che vi racconterò presto), goderci la totale assenza di mosche e zanzare e moscerini, goderci l’arietta fresca e il sole caldo e bere tisane guardando il tramonto sull’appennino dal nostro terrazzo. Siamo molto molto stanchi ma molto molto felici, anche i mici.

Domani arrivano i nostri primi ospiti, Fabio e Serena, che casualmente sono stati anche i primi ospiti nella ex casa e hanno ‘portato bene’… tra loro e il folletto della casa regalatoci da Barbara, Alain e Anita (con la sprintosissima Grandma Teresa!), speriamo che le cose continuino alla grande ;)

Ah, intanto che scrivevo questo post, mi sono arrivate delle mail per le quali ho dovuto fare una rettifica al post precedente, dategli un’occhiata passando :)

Postato in Gatti & Co., Giorno per giorno, Ridendoci sopra..., Vita da veg*, al volo | 14 Commenti

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