Haiku del trasloco sotto la pioggia

31
10/2008

Haiku del trasloco sotto la pioggia

'amore' in giapponese

Forte da nubi.
Il furgone scoperto.
Balle girano.

p.s. sì lo so, sono giuste solo le sillabe e gli accenti, non c’è riferimento alla stagione in chiusura ecc. Ma non trovate già grandioso che in tale frangente prevalga il mio senso dell’umorismo?

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21
10/2008

CERCASI PUNK VEGETARIANI

Siccome oggi ho tantissimo lavoro, ma proprio tantissimo, tipo che ho la scrivania sommersa di carte urgenti e l’hard disk del Mac che scoppia implorando pietà perché io termini almeno un progetto e glielo levi dai cluster, ho deciso che sono inabile a scegliere che cosa fare per primo. Motivo per il quale li ho abbandonati tutti, pari merito, compresi i compiti in classe da correggere. Eh sì, sono tornata momentaneamente e precariamente a fare anche la prof e ho riscoperto quanto è simpatico correggere i compiti in classe. Soprattutto ho scoperto che durante la mia assenza i giovani virgulti sono passati attraverso la riforma Moratti, che li ha sputati fuori incapaci di articolare un pensiero coerente persino su se stessi. Ho passato le prime settimane trafitta da temi con punte di nichilismo estremista: “My hobby is nothing”. Contornati poi da non-sense degni del migliore Beckett: “Che musica ascolti?”  Segue un incomprensibile nome, presumibilmente francofono. “Chi è?” “Un compositore di fine ottocento”. “Mai sentito, come si scrive?”  “Non lo so”.  “Cosa ha composto?”  “Non so i titoli”.  “Scusa, è il tuo compositore preferito, non sai come si scrive e non sai i titoli delle opere?!”  “eh”.  Ah.

Speriamo davvero che nel 2012 arrivino gli alieni. Più che altro perché se questi alieni, come sostiene qualcuno, aspettano che queste nuove generazioni interpretino i cerchi nel grano, possono restare a orbitare fuori dell’atmosfera terrestre per altri 4000 anni.
Maestro unico o plurimo, comunque, sono asini sommi. Futuri asini strabici, anzi, datosi che la moda vuole la frangia spatolata su una metà della faccia. Esattamente come noi siamo una generazione di asimmetrici pieni di cervicale infiammata, grazie a quella moda che imponeva lo zaino Invicta su una spalla sola.

Sorvolerò sul fatto che mi senta una cariatide leggendo delle date di nascita che corrispondono al mio primo anno di università. Per il momento resto a galla avendo ben chiara la differenza tra un decoder e la playstation, ma prendo ripetizioni dall’uomo che (soprav)vive con me per distinguere uno sbracato da un altro. Vado forte sugli emo, i rockabilly e i nu-rave, ma mi incasino ancora sui punk. Ai miei tempi - cioè ieri - se avevi la cresta eri punk. Tutto qui, era facile.  I punk erano i rimasugli sfigati dei tempi di mia madre che stazionavano in via Torino. Era tutto quello che mi serviva sapere. Non eravamo mica a Londra, dove i punk erano veg e politicamente attivi.
Adesso invece mi pare di capire che se ti vesti come Johnny Rotten e hai la cresta, allora sei un figo; se ti vesti come Johnny Rotten ma con i pantaloni che cadono e il cavallo che striscia sui talloni sei proprio fighissimo, il figo dei fighi. Invece se ti vesti come Johnny Rotten e hai una cresta di 3 cm sei normale, non sei niente. Un cugino quarantenne è andato dal parrucchiere e questo gli ha tagliato i capelli col crestino, a riprova del fatto che adesso il crestino è normale, anche se lui non voleva crederci.  Ha il crestino anche il cassiere della mia banca e le vecchine non si scandalizzano come avrebbero fatto una volta.
Però se ti vesti così e non ti lavi, sei un punk-a-bestia. Qui è difficile, perché essendo quattordici-sedicenni la doccia gli incute un certo timore ma non reverenziale, quindi ci si sbaglia facilmente.

Una cosa che mi è chiarissima, invece, è la scomparsa degli Anarco-punk e dei loro fratellini Crusters. Quelli, per intenderci, vegetariani, molto impegnati politicamente, animalisti e ambientalisti. Il vecchio “punk is attitude not fashion” è definitivamente morto, questa è l’unica cosa veramente chiara. Questi punk qui si ingozzano di panini McDonald’s, portano anfibi in vera pelle e braghe da trecento euro che sembrano pescate dal cassone dell’Humanitas dopo l’uragano Katrina. Ma l’importante è che costino tanto.

Insomma, siccome oggi ho troppo da fare e si sa che il troppo produce il nulla, sull’onda dell’eccesso di informazioni che producono disinformazione, sono qui a chidervi: ma gli anarco-punk, i punk crusters, i punk vegetariani/vegan politicamente e socialmente impegnati, quelli duramente animalisti, dove sono finiti?

Così, per sapere.

Nota.

Sì sì. Esatto. E’ un’opera di Carlos Latuff. ‘Anarco-punk’, 2001

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08/2008

TOTEM E TABU’

orologio_solare.jpg

Sono qui, più o meno. Vado e vengo, mi sono presa dei momenti di sano far niente che riempio con un insano desiderio di uscire e fare duemila cose più del solito, che si risolve tra l’altro nel non aggiornare mai questo sito, dimenticarmi di telefonare a Tizio e Caio e inviare invece una mail sorprendente a Sempronia che non sentivo da una vita. Vivo un momento così, come se uscissi da vent’anni di carcere e non mi restassero più di dieci giorni di vita.

Ultimamente ho ripreso anche a uscire in coppia, vedere amici, gente nuova, posti nuovi o a girare semplicemente a caso, una cosa che amo fare da sempre e che porta ottimi risultati, nonostante la mia metà ultimamente si sia incaponito con il Tom Tom. Io però ho imparato che per sopravvivere con un uomo è consigliato onorare, con un certo margine preventivo, il silenzio in caso di ultime meraviglie tecnologiche.

Abbiamo un nuovo totem, TomTom. E un nuovo tabu: non devo pronunciarmi contro TomTom. Io sospettavo già che un affare il cui nome va ripetuto due volte non poteva essere un’aggiunta troppo geniale alla mia vita… In ogni caso ora siamo un triangolo, lui lei e TomTom.
L’altro giorno TomTom ci ha portati a Genova - che ci sono sempre andata solo con i cartelli dell’autostrada e una cartina. TomTom però si è sparato la posa che lui ci sapeva andare senza pagare l’autostrada e con dei punti panoramici, si è aggregato. Dopo due ore stavamo ancora vagando per la Lomellina, però con dei paesaggi bellissimi. Arrivati a Genova abbiamo scoperto due aspetti interessanti di TomTom: primo che in mezzo ai palazzi genovesi cade in letargo cronico, dando indicazioni di massima tipo salire una collina passando attraverso le case. Secondo che la sua toponomastica è aggiornata al 1492 o giù di lì, quindi per farsi guidare da TomTom bisogna prima passare al catasto e farsi dare la mappa di Genova antica. Noi non ne eravamo provvisti e TomTom stava riuscendo a farci imbarcare per Tunisi.

Però queste non sono cose da far notare all’essere di sesso maschile che si innamora di TomTom, le cose brutte sono come le cose vere: non si dicono. Invece io l’ho detto e il livore del suo silenzio me ne ha fatto pentire subito. Per riscattare il suo amante siamo partiti a piedi alla ricerca di un bancomat, “guarda mi segnala tutti gli sportelli qui intorno, anche con il nome della banca“. Ottimo, ero sinceramente pronta a ricredermi, ma TomTom era deciso a farci fare 10 km a nuoto e tre di marcia in pineta prima di raggiungere il bancomat dietro l’angolo, il tutto in mezzo all’ilarità dei passanti. Complice il pranzo, TomTom è sparito nei meandri della mia borsa. Zitto. Totem contro tabù: 0 - 1

Andare a Genova aveva uno scopo preciso, visitare il castello D’Albertis, che è un posto bellissimo, anche lui pieno di totem e tabù. Ma io ho allertato subito il mio selfcontrol, ho settato la verbalizzazione su -10 e ascoltato in silenzio la visita guidata.
Il castello è il totem del capitano D’Albertis, ora sede del bel Museo delle culture del Mondo, che le preparatissime guide fanno visitare arrossendo come liceali del primo ottocento davanti ai non pochi tabù. Se passi davanti a una teca con raccolte di oggetti portati dal Capitano da tutto il mondo, ti elencano qualsiasi meraviglia dall’ornitorinco impagliato al vasetto Nasca, ignorando volutamente una scatola che fa bella mostra di un etto buono di cannabis rinsecchita. Inutile dire che noi invece ci siamo abbondantemente sgomitati davanti a erbe e calumet.
E se passi nella ricca sezione di etnomedicina sembra che nessuno noti la presenza di due peni seccati o meglio, la guida è ben lungi dall’introdurre il tabù. O il totem? ;)
L’apoteosi di questo inferno del tabù della guida culturale italiana è la sala turca: divanetti bassi, tappeti, ventagli, pipe, colori scuri, tessuti drappeggiati… vi fa venire in mente niente? La guida ha candidamente esternato che ‘non si sa precisamente a cosa servisse questa sala, forse per intrattenere gli amici‘. Il come, ovviamente, è un tabù. Io avrei un paio di idee, così, alla buona. Sarebbero associabili a quella cinquantina di cilum e pipe da oppio sparse per tutta la collezione, ma sono convinta che in perfetta buona fede alcuni di quei cilum potrebbero essere stati scambiati per colonne corinzie e catalogati come tali.

Comunque, mentre cavalcavo quest’onda anomala del conformismo immateriale, la visita mi è piaciuta molto, se capitate da quelle parti andateci, ne vale veramente la pena.
Io ci sono capitata perché mi affascinava questo personaggio che ha girato il mondo insegnando ovunque a costruire orologi solari, eterni. Ho scoperto che ha fatto tre volte il giro del mondo senza usare nessun motore e nessuno strumento elettronico. E mentre ammiravo gli orologi solari pensavo, ebbra di superiorità intellettuale, a TomTom chiuso nella borsa, umiliato dal suo antenato sestante. Ma non ho detto neanche questo, ben attenta a non rischiare quel guasto mentale che è la verità.

A proposito, il capitano era omosessuale, il che spiega alcune sue scelte. Ma anche questo, non si può dire. Tabù.

Ok, dai, dalla prossima giuro che torno a parlare di piante, orti & affini.

p.s.

Mi sono arrivate delle mail, non rimandatemele, mi sono arrivate, lo giuro. Sono solo lenta a rispondere. I link dei siti amici ecc. li rimetto al più presto, con il recente trasferimento del sito è successo che li devo riscrivere tutti a mano, abbiate pazienza.

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L’orologio solare nella foto sopra si trova al Castello D’Albertis, è stato restaurato nel 2006 da SOLARIA OPERE s.a.s. di Fabio Garnero & C., l’unica ditta artigiana italiana altamente specializzata nel settore delle meridiane, che opera nella progettazione, costruzione e recupero di quadranti solari, nonché nella catalogazione, tutela e diffusione del patrimonio gnomonico italiano.

tipo quadrante emisferico concavo - “Bacino Equatoriale Maggiore”.
declinazione -
diametro 76,5 cm. (interno)
gnomone polare.
demarcazioni linee orarie vere locali con demarcazioni al minuto primo, calendario giornaliero completo.
motto ROTUNDA IUCUNDA / HORA PROFUNDA.
altre iscrizioni Homan’s Solar Chronometer.
data originale riferibile al 1911 da documentazione fotografica d’archivio.
autore originale Homan’s Chronometer - Glasgow.
note sul quadrante Lo strumento funziona per mezzo di due bandelle bronzee su cui sono riportate:
a) sulla bandella fissa il calendario completo giornaliero con settori calcolati sulla base dell’equazione del tempo;
b) sulla bandella mobile il calendario completo giornaliero a settori regolari e l’orologio a ore vere locali demarcato al minuto primo.
Facendo coincidere la tacca relativa al giorno in cui si legge lo strumento della bandella mobile con quella corrispondente della bandella fissa, si ottiene l’ora vera locale esatta corretta dell’equazione del tempo.

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17
07/2008

CI SALVERANNO GLI UFO

Il periodo nerissimo diciamo che è passato. Si prospettano grandi novità, una delle quali è il cambio casa. Di nuovo.

Se qualcuno ha l’urgenza di chiedere ‘davvero?!’ la risposta è sì, c’è decisamente un cartello VENDESI sul cancello di casa. E l’orto bio? In vendita, pure lui. Magari ci faranno una piscina, come ha acutamente osservato l’agente immobiliare. La seconda domanda la anticipo: sì so già dove andare. Resto in zona e avrò ancora le mani nella terra, sebbene un po’ meno. Fine dei trailer per oggi :)

E’ assodato ormai che il trasloco sia la bestia nera della mia vita, quella che non mi lascia mai più di cinque anni di riposo, quest’ultima volta sono solo quattro o giù di lì. Signori, ho degli scatoloni in cantina con scritto “1998″ che sono stati spostati per almeno tre case senza più essere aperti. Il foglio che c’era attaccato con l’elenco del contenuto si è sbiadito e non so dirvi cosa c’è dentro… più o meno “Quad—- —ica; spar—- —–rra”. Alcuni sono criptici, tipo due scatoloni denominati “Esuberi” risalenti al 2001. Che esuberi avrò mai avuto? Calzini? Pentole? Cacciaviti?
Lo scopriremo presto, per poi dimenticarcelo al trasloco successivo.
Peraltro i migliori scatoloni restano quelli di un trasloco in cui ho applicato un metodo scientifico: solo numeri sugli scatoloni e a parte lista delle cose dentro su fogli numerati e rilegati a spirale. Questo libretto l’ho perso in un altro trasloco, ma mi sono rimasti da aprire gli scatoloni dal 15 al 19, di cui ignoro tuttora il contenuto.

Insomma, oggi ero un po’ abbattuta perché tra l’entusiasmo per la nuova casa e il dispiacere per questa che non ho nemmeno finito di sistemare, vinceva quest’ultima. Inoltre stavo cercando di localizzare i termovalorizzatori e altre bellezze del genere per essere sicura che non siano a tiro della nuova abitazione. Però improvvisamente ho visto la luce quando mi è stato segnalata questa illuminante intervista a Marco Columbro, che vi riporto interamente di seguito perché vale la pena di essere diffusa e ricordata negli anni a venire.
Finora il mio mito personale era il CEO di Intel che nel 1998 disse “Tra dieci anni ci saranno solo internet company. Chi non sarà diventato una internet company, avrà chiuso” (Ora scrive i segreti per Fatima)

Da oggi il mio mito personale è Marco Columbro. E mo’ aspettiamo il 2012. Come direbbe JT, il mio tecnico preferito: ja, it sucks
E non mi importa nemmeno di sapere dove sono i termovalorizzatori, non mi preoccupo più, tanto entro il 2012 vengono gli ufo a riattivarmi una parte di DNA, così riuscirò a capire da sola se ha ragione Veronesi che i termovalorizzatori sono innoqui o l’Istituto di Sorveglianza Sanitaria francese (InVS) che sostiene che provochino il cancro.

L’importante, insomma, è non prendere una malattia mortale prima del 2012. Dopo ci salveranno gli ufo.

Elisabetta Esposito per “La Gazzetta dello Sport”
Marco Columbro ne è convinto: non siamo soli in questa galassia e il primo contatto tra terresti e alieni è imminente. Che cosa ci dobbiamo aspettare? «Nel 2012 ci sarà un’ invasione pacifica dei nostri fratelli cosmici. Sarà una chiara manifestazione fisica della loro esistenza, un evento che annullerà le bugie che da 60 anni ci raccontano i governi».

Qual è lo scopo di questo primo contatto?
«Gli alieni ci diranno esattamente da dove veniamo, a partire dal fatto che il nostro dna è stato portato qui su un’astronave. Ci insegneranno a riattivare quella parte di dna che ci è stata volutamente staccata per mantenerci inferiori. Sapremo la verità, diventeremo esseri di grande livello intellettuale e spirituale. Per noi sarà la fine di un mondo e l’ inizio di un altro, migliore».

Migliorerà anche la Terra?
«Gli alieni hanno gli strumenti per recuperare il pianeta nel giro di pochi minuti. Toglieranno l’ inquinamento in un attimo».

Da quanto tempo preparano il primo contatto?

«Sono tra di noi da decine di anni, con incarichi anche molto importanti. Sfruttano i cosiddetti walk-in, in cui le anime extraterrestri propongono all’ umano un accordo: salvare il suo corpo dalla morte prendendone possesso. Così durante il coma esce l’ anima della persona e entra l’ alieno. Altri arrivano con le astronavi e, dopo aver seguito dei corsi sulle nostre abitudini, vengono inseriti nella popolazione».

Lei è stato in coma.
«Sì, per tre settimane nel 2001. Ma non ho avuto esperienze particolari».

Ha mai avuto contatti diretti con i fratelli cosmici?
«Ho avuto un incontro a New York, dopo un convegno di ufologia, nel cielo sopra la 54a strada, ho visto una luce sferica enorme, poi sono diventate tre e hanno formato un triangolo. E si sono messe a ruotare. Erano loro, ci salutavano».

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19
05/2008

UN PAESE DI VECCHI CON PUERILE IPOCRISIA

*** Attenzione: un fan di Lost mi ha fatto notare che ho inserito in questo post uno spoiler gigantesco della quarta stagione, che in Italia non è ancora andata in onda e che per molto meno altri fan potrebbero strozzarmi.
Ci tengo alla mia giugulare, quindi se state ancora cercando di capire che cos’è la Dharma, non leggete questo post ***

Grazie delle belle email e dei messaggi che mi avete mandato per sapere dov’ero finita! Mi hanno fatto davvero piacere in un momento tristissimo. Vi abbacio tutti profusamente in pubblico, come ho già fatto privatamente.
Sono sparita solo per qualche giorno, risucchiata dal vortice di urgenze familiari molto serie. A volte, oltre all’impegno materiale di tempo, il problema è che passa anche la voglia di scrivere. Scrivere di ecologia, poi, figuriamoci.
Ci sono giorni che fuori dalla porta vorrei appendere un cartello: Ufficio Svuotamento Mari con Cucchiaino.

Sono un po’ annoiata. Nel senso inglese di annoyed : tra lo stanco, l’infastidito, lo sfiduciato, il triste e il rassegnato. In italiano come si dice? Mi sfugge.
Sono annoyed dell’Italia che continua sempre a girare allo stesso modo. All’asilo mi hanno insegnato che gira gira su te stessa prima o poi cadi e non ti rialzi per un bel po’. Sono qui nel mio annoyed mood che aspetto che cadiamo tutti giù per terra.

Non è solo questione di politica, neanche per sogno, sono solo un po’ scocciata dalla caduta del pil di alcune menti, dalla svendita delle idee e dal discount del qualunquismo.

Ieri sera per esempio ero imbarazzata per lo spettacolo di Guccini che si sparava le pose di ultimo dei grandi intellettuali, quello che vive senza televisione, senza cellulare, senza internet, senza email. Però appena scribacchia due stupidate eccolo lì che spunta come un hobbit nel 15 pollici della cucina. E non si sa con quale ardire gliele pubblichino anche queste storielle - alla Mondadori, lui, il grande dissidente, quello che “infilerò la penna ben dentro il vostro orgoglio” e poi si fa pubblicare dalla Mondadori insieme alle barzellette di Totti. Eccolo lì, spolvera qualche pagina scritta male tra il 1965 e il 2007, per la maggior parte già pubblicate altrove, le riconfeziona con carattere grande, interlinea doppia, introduzione, orpelli, cotillon vari et voilà. Lo chiama anche “libro”. Eccolo lì da Fazio che ci illustra il suo modus vivendi da vero alternativo. Lui che canta “venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false, che avete spesso fatto del qualunquismo un arte “. Eccolo lì. La concretizzazione del qualunquismo fatto arte che si infutura nella genesi dell’antropomorfismo universale.
E me lo ero anche dimenticata, non fosse ricomparso stamattina su diversi giornali con la recensione di quest’ultima “opera letteraria”, per noi poveri dementi che riempiamo le nostre inutili vite di internet, email, cellulare, televisione e signoreiddio, abbiamo persino la patente di guida! La mia peraltro è in scadenza, vuoi vedere che è la volta buona che divento anche io un’intellettuale?

Comunque mi è rimasto un dubbio esistenziale sig. Guccini… sua figlia, la tesi di sua figlia. A che punto è? Ci ha ammorbati per una decina d’anni con la sua figliola che faceva questa tesi bellissima, complicatissima, di grande ricerca sul suo babbo stesso e medesimo. E ora? Si è laureata? L’ha discussa questa Recherche decennale sulle canzoni del suo babbo? Sig. Guccini, siamo preoccupati: son decenni che ce la descrive minuziosamente questa figliola prodigio e la sua tesi difficilissima… e non ci manda nemmeno i confetti? A me resta questo dubbio esistenziale, non si lasciano le persone così, che prima li si fa assurgere al rango di vicini di casa, quelli a cui si impone la visione delle diapositive della gita a Chiavari, sfrantumandogli l’anima con tutta la scolarizzazione e i successi dei figli e poi li si lascia lì con niente, a non sapere nemmeno come va a finire.

Non so perché ho acceso la televisione negli ultimi due giorni, quando l’unica cosa che mi interessa sapere è come farà Locke a spostare l’isola e se come penso io non si tratta di banali realtà parallele ma dell’applicazione della teoria di Kaluza-Klein sulla quinta dimensione e le piccole dimensioni. E per questo è sufficiente il satellite (per sapere il finale di stagione di Lost, non per verificare la teoria di Kaluza-Klein). Soprattutto non so perché l’ho accesa proprio mentre cucinavo… ne sono derivate una crostata bruciacchiata e pasta scotta.

La pasta scotta ha un imputato preciso: Piero Angela. Piero Angela infatti è andato da Fazio a dire nell’ordine queste grandi verità:

1. ha otto lauree ad honorem.
E nemmeno una per cui ha studiato, aggiungo io. Era un musicista e in quanto a serietà me ne ricorda tanto un altro di musicante, quello che esercitava sulle navi da crociera.

2. ci servono le centrali nucleari.
Non sappiamo gestire la monnezza e dobbiamo mettere in mano alle stesse persone delle centrali nucleari. Ho subito proposto a gran voce la nona laurea ad honorem in Previsione delle Catastrofi e una decima in Piffero, che magari torna a fare il mestiere suo.

3. In Italia non c’è meritocrazia. Tanti bravi giovani non vengono valorizzati. Si va avanti per raccomandazioni. Ciò non aiuta il paese. Ha anche raccontato la storia dell’italo-americano figlio di immigrati diventato direttore della missione Apollo. In Italia, ci dice, non sarebbe mai stato possibile.
Scusi sig. Angela, ma suo figlio che mestiere fa? Così, tanto per dire.

Per questo mio assolo di contraddittorio con Piero Angela ho scotto la pasta e mi è venuta l’acidità di stomaco.

Ma la parte migliore di tutto è venuta ieri sera con Eugenio Scalfari. Purtroppo non sono riuscita a seguire tutto il discorso perché quest’uomo, dal vivo, è imprevedibilmente di una noia mortale. Dice delle cose di una banalità imbarazzante, ma le dice come se stesse declamando per primo i tre segreti di Fatima.
Mentre stava spiegando che lui al liceo ha dovuto studiare Cartesio - come del resto tutti noi comuni mortali che abbiamo frequentato un liceo e così pure quelli degli ITIS - ho eseguito un triplo carpiato volo pindarico e cercato di individuare qualcuno al di sotto o attorno ai 30 anni che fosse andato in quella trasmissione di recente. Mi è venuto in mente solo Lorenzo Cherubini ma sono sicura che io non mi ricordo, ma di certo, per forza, ci sarà stato qualcuno della nostra generazione a fare da contraddittorio a questa carrellata di cariatidi che riescono a materializzare il vuoto pneumatico ogni volta che aprono bocca. No? Dai, sono io che non mi ricordo o ho saltato delle puntate.

Sono ritornata a terra da questi miei pensieri e questa mente illuminata era ancora lì che raccontava di come gli ha cambiato la vita studiare Cartesio.
Pensi, sig. Scalfari, che c’è gente della mia età che è arrivata a leggersi Heidegger, Popper, Wittgenstein eppure scrive articoli per 3 euro a pezzo per i giornali, anche per il suo sig. Scalfari. Oppure nel caso migliore prende 600 euro al mese in un call center.
Porti i miei omaggi a Descartes, sarebbe dignitoso che un giornalista si desse almeno la pena di chiamare la gente con il proprio nome, eh Hugh Jim?

Sono un po’ stufa di questo paese. Sì. E’ dall’anno scorso che in questa casa si cerca di impacchettare baracca e burattini e gatti e andarcene altrove. Va bene anche un altro paese europeo, verso nord. Purtroppo abbiamo qualche problema familiare che ci tiene ancora legati qui, persone che non possiamo lasciare proprio in questo momento. Me ne vado perché sono stanca di portare sulle spalle il peso di questi vecchiacci vuoti e miserabili, di un paese sempre più vuoto di valori e pieno di miseria, soprattutto mentale. Sono stufa di leggere la gente che vale solo sui rispettivi blog e solo in casi rarissimi su un giornale, un libro.

Tra i vari paesi papabili ho addocchiato la Svezia. L’anno scorso si sono dimessi due ministri, dalla vergogna, perché non avevano pagato il canone TV e una non aveva messo in regola la colf. In Italia fa quasi ridere. C’è gente che ha truffato miliardi anche delle mie tasse e nel peggiore dei casi prende un vitalizio, negli altri è tuttora in parlamento. Chi mi da una sola ragione per restare in questo Stato?

L’altro che ho addocchiato è l’Inghilterra, un po’ perché ci ho già vissuto e ho un bel ricordo, un po’ perché la mia pressione fiscale passerebbe dall’attuale 55% al 28,2%. No, non sono ricca, niente affatto, non sono una super-tassata riccona. Ho solo sommato quanto esce per lo Stato dal mio introito. Il 55%, la matematica non è un’opionione. Li darei volentieri se poi li trovassi investiti in ospedali e scuole. Ma siccome tra TAV, Società Stretto di Messina (quella del ponte) e politici incolti che vivono come Kashoggi sono piuttosto scocciata, preferisco andarli a pagare, se proprio, dove non li sperperano.

Fino a qualche mese fa, dico la verità, tentennavo. E’ uscito La Casta e all’inizio non l’ho voluto leggere perché avevo già troppa bile essendo stata una lettrice costante di Travaglio e Gomez. Poi la mia metà l’ha lasciato in bagno ed è stato il principio della fine. Come si fa a non leggere un libro che trovi nel bagno? E’ impossibile, soprattutto se come me hai già letto anche tutte le istruzioni del docciaschiuma eco.
Il riassunto del libro è: Non c’è niente di recuperabile. Si può solo far valigia e scappare da questo paese di vecchi rimbambiti che ci mangiano addosso. Me li sento, ormai, come dei gargoyle che mi pesano sulle spalle e mi azzannano al collo mentre cerco di trascinarmi avanti.

Questi sono stati i miei pensieri ultimissimi intanto che non aggiornavo il blog. Certo, c’è anche tanta bella gente in Italia. Ma vi leggo online e potete sempre venirmi a trovare :)

A proposito di persone che fanno la parte buona di questo paese, un paio colte al volo:

Sauro e Renata che non desistono mai dal coinvolgermi, anche se sparisco senza spiegazioni, non mollano mai, non si spengono mai. L’ultimo progetto è cosmETICOblog. Bellissimo! Un sito dedicato a chi si fa i propri cosmetici, saponi o ogni altra sostanza serva alla cura del proprio corpo o della propria casa.

MissVanilla ha infine aperto il negozio (Mestre - Rotonda Garibaldi dove stavano le vecchie poste) e intanto che mi appresto a renderle visita, mi ha nominata per il meme del momento. Eseguo (PS: ho 141 feed da leggere, se qualcuno ha fatto altre nomine non se la prenda, sto arrivando)

REGOLAMENTO DEL MEME:
1) Indicare il link di chi vi ha coinvolti > MissVanilla
2) Inserire il regolamento del gioco sul blog > fatto
3) Citare sei cose che vi piace fare e perchè > solo sei…
4) Coinvolgere altre sei persone > addirittura sei?! Facciamo tre, dai. Ne scelgo tre che sfuggono sempre ai meme: Barbara&Alain&Anita, Equipaje, Enrica
5) Comunicare l’invito sul loro blog > pure…

Le sei cose che mi piace fare.. (al di fuori della sfera affettiva, ovvio)

  1. leggere, di tutto, ossessivamente, dal tubetto del dentifricio al saggio sui processi cognitivi degli oranghi. E il perché non lo so.
  2. scrivere. Perché ogni tanto devo smettere di leggere e far finta di lavorare.
  3. seminare e veder crescere le verdure del mio orto e i fiori in giardino. Perché rimango una maledetta ex milanese che ha scoperto la campagna, la peggior specie di new rurals.
  4. cucinare le cose che ho coltivato. Perché finalmente ho capito che gusto hanno le zucchine.
  5. guardare ottimi film e ottime serie. Perché non è demolendo i media che se ne gestisce l’impatto sulla società, ma facendone un uso intelligente. E poi la fotografia di CSI è troppo bella.
  6. godermi il mio ufficetto. scendere alla mattina con una tazza di orzo, accendere il mac, scegliere la musica e lavorare senza disturbatori attorno. Perché prima ho lavorato in uffici invivibili, ho dovuto sopportare colleghi rumorosi e fancazzisti e una volta ho dovuto persino lavorare in un open space con soppalchi e cane mestruato (il cane era il più educato dell’ufficio, giuro).


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