OTTOBRE DI CAVOLI, VERZE & C.

25
10/2011

OTTOBRE DI CAVOLI, VERZE & C.

Vi ricordate l’orto iniziato in agosto? Eccolo qui, sull’incontenibile-andante :) (Purtroppo le foto, fatte stamattina, sono state fatte per 3/4 sotto la pioggerellina…la qualità è quella che è)

In primo piano gli ultimi porri trapiantati, i cavolfiori (dove mancano, è perché sono andati in tavola), ultimi finocchi che però son stati messi tardi e quindi ci mangeremo come baby finocchio e ne utilizzeremo i semi mandandoli a fiore. Più in là cavoli, verze, basilico e insalate di diversi tipi. Insomma, l’abbiamo dimostrato che l’orto si può cominciare anche in agosto? :)
Purtroppo qui arriverà a breve la neve, quindi a parte le insalate e qualche altra crucifera a sviluppo breve, non c’è più molto da trapiantare … se no rischia di essere innevato prima ancora di crescere!

Per chi è interessato, di cavoli, verze e crucifere in genere e di come trapiantarle, proteggerle e coltivarle anche sul balcone se ne parlerà domani durante Geo&Geo, Rai3, alle 17.40.

Questi cavolfiori danno soddisfazione. Sembra ce non crescono, sembra che non crescono, poi improvvisamente fanno il grumo e ti presentano una bella palletta bianca croccante.  Le foglie morsicate sono opera invece della cavolaia (Pieris brassicae L.), ma ce ne sono così poche che non mi sono data nemmeno la pena di mettere il macerato di aglio per la seconda volta… per due foglie morsicate, le trovo quasi decorative. Vuol dire che i miei cavolfiori son buoni e tenerini :)

Una piccola nota sulla grande distribuzione: i cavolfiori in vendita hanno solo la palla bianca, con tutte le foglie mozzate. Un crimine! certo, son più facili da trasportare e si vede meno se sono vecchi (le palle spesso le sbiancano con acqua e cloro, signori). Invece i cavolfiori veri hanno le foglie. tante. E sono anche buone!!  Si possono mangiare scottate a vapore e condite come un’insalata (magari togliendo la costola interna un po’ dura) oppure centrifugarle insieme a della frutta o altra verdura. Hanno le stesse proprietà delle foglie di cavoli e verze, perché buttarle?

Come pacciamatura e rinforzo alla crescita: trifogli, paglia di fieno (la paglia di grano scalda ancora troppo secondo me), foglie di bosco. Le foglie di bosco sono involontarie, mi cadono giù dal bosco e me le tengo. 

Le aromatiche sono ormai vicine al riposo vegetativo, ma qui a 800 mt si raccoglie ancora del buon basilico, nonostante le temperature siano scese parecchio negli ultimi giorni. Un po’ di scorta di pesto per l’inverno non guasta!

Siamo anche alle ultime fioriture, che insieme ai colori dell’autunno sono proprio magiche. In senso orario: la rosa Occhi di Fata, ottima per l’oleolito con petali di rosa visto che è molto produttiva e con un profumo intenso ma leggermente fruttato di mela, bacche di rosa Jasmina, vasi di lobelie, verbene, lavande, rosmarini e qualche rosellina anonima. Nella disposizione disordinata dei fiori sono una vecchia zitella inglese, lo so. Ma l’ordine geometrico in giardino… I prefer not to!

Le insalate. Questa è una casa di mangiatori di insalata, probabilmente nella scorsa vita eravamo conigli. Anche i gatti qui amano alla follia l’insalata, quindi se ne coltiva in diverse varietà. La pacciamatura è la stessa dei cavoli.  In senso orario: lattuga, lattughe da taglio con cicorie e tarassaco cresciuti attorno, cicoria pan di zucchero (io non la lego per l’imbianchimento per ottenere il ‘cavolo cinese’, non mi piace. Coltivata libera la trovo molto più buona), infine lo strano fenomeno del radicchio svettante: s’è piantato radicchio a grumolo rosso, si raccoglie un cicorino vagamente rossiccio ma decisamente buono. Io ho dedotto, vista l’esposizione pessima dell’orto, che abbia alzato le braccia al cielo invocando “sole, soleee!!” e così sia rimasto. Al momento non ho teorie più scientifiche.

Nella nursery sono in crescita alcune cicoriette e insalatine da piantare man mano al posto di quelle finite in tavola, cavoli e cavolini anche se ormai è tardi… ma li avevo e tanto basta. Poi lupini giganti (sono solo ornamentali) che trapianterò a primavera e le talee di fragole per l’inselvatichimento con la cura personale della mia metà che quest’anno si è occupato di fare una piccola fragolaia ai piedi dell’alloro. Il suo orgoglio!

 

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11
06/2011

UNA VISIONE DIVERSA DEL REFERENDUM 12/13 GIUGNO

Oggi, 11 giugno, andrò a parlare di orti insorti a Sasso Marconi, BO. Di orti si può ancora parlarne.
Domani invece sarei dovuta andare a votare, poi partire in velocità per Brutti Caratteri, festival dell’editoria e culture indipendenti a Verona. Andrò solo a votare perché Brutti Caratteri non si terrà per il momento, non sono più disponibili gli spazi. Un’altra manifestazione annullata per spazi che spariscono o vengono dichiarati inagibili dai comuni, salvo poi tenervi altre manifestazioni. Tanto per fare un esempio, è scomparsa, per spazio dichiarato inagibile, “Cannabis tipo forte” a Bologna, la più grande fiera italiana sulla canapa. Salvo poi tenere negli stessi spazi una serie di concerti ed eventi di vario tema.  Favorevoli o contrari all’argomento, la questione è semmai che a queste persone viene tolto il posto per parlare. Gli viene tolta l’ufficialità alla parola, che non è poco: non è la stessa cosa parlare da un blog, da un giornale o da un convegno, davanti a centinaia di persone. Per come sono io, sarei infastidita anche dal togliere gli spazi al raduno dei fan di Topo Gigio. Non è questione di bandiera, ma di censura e la censura non è mai un bene, da nessuna parte.

Così domani andrò solo a votare, nonostante il popolo di cui faccio parte si sia già espresso almeno su uno dei quattro referendum. C’è una differenza però. Quello di domani non è un voto politico e nemmeno un voto su singolo argomento, per come la vedo io. E’ un voto, importante, sul sistema di produzione capitalistico. E’ anche in quest’ottica che andrebbe visto. Premesso che io non sono un’anti-capitalista ma un’anti-consumista che contesta alcuni aspetti del capitalismo, come questi.

La privatizzazione dell’acqua, quesito uno e due, riguarda sostanzialmente la cessione dell’amministrazione delle acque pubbliche a società private e le modalità con cui queste ne trarranno dei profitti. E’ il passaggio di un bene pubblico allo sfruttamento capitalistico da parte di società che in alcuni casi saranno addirittura multinazionali. Il sistema profondamente deregolamentato che abbiamo, permetterà per esempio che multinazionali come la Nestlé, che sono proprietarie già della maggior parte delle acque minerali italiane, possano gestire, attraverso delle loro controllate, anche le acque pubbliche. E’ solo uno degli scenari possibili. Ma pensate alle conseguenze. Potremmo finire come alcuni paesi africani, in cui ho vissuto personalmente la distribuzione dell’acqua e dove spesso l’acquedotto viene chiuso senza che ne venga comunicata la ragione, lasciando intere città alla sete. Per fortunata casualità, circolano sempre furgoni della Coca Cola con vendita diretta: una vera risorsa, perché la Coca Cola lì costa meno dell’acqua minerale. Paesi come il Kenya, dove il turista italiano si rinchiude nel suo villaggio dorato e vedendo che l’acqua scorre dal suo rubinetto, dà per scontato che succeda anche fuori dalle mura del suo resort all-inclusive. Ma non sa che appena fuori da quelle mura, ci sono donne che tutti i giorni devono fare cinque chilometri a piedi per una tanica di acqua e spesso devono appartenere a una moschea per servirsene, perché i pozzi sono controllati in buona parte dalle congregazioni religiose.
Possiamo retrocedere fino a questo punto in Italia? E’ una domanda da abitante del nord, perché chi abita in Calabria o in Sicilia sa bene che senza una cisterna di raccolta non si sopravvive. Nel nostro civilissimo Paese esistono già zone in cui l’acqua viene erogata solo poche ore al giorno e altre zone in cui è necessario, in alcuni periodi, farla arrivare con l’autobotte, a pagamento. Che poi ci siano connivenze tra i distributori di acqua privati e chi decide il razionamento dall’acquedotto, l’ha già stabilito più volte la magistratura.
Se una multinazionale compra l’acqua, compra anche noi, la nostra vita e la nostra libertà. Compra, inserendo un bene pubblico nel sistema di produzione capitalistico.

Le nuove centrali per la produzione di energia nucleare, il quesito tre. Qui la realtà è evidente: appalti da milioni di euro per la costruzione, milioni di euro per la produzione, il tutto ad unico ed esclusivo beneficio di poche aziende, in cambio dello scempio del territorio e del probabile disastro ambientale e umano. Il motivo non è tutto l’elenco dei vantaggi dell’energia nucleare che ci hanno propinato per mesi ma un dato di fatto ineluttabile: tra le tipologie costruttive, quella che sta ai vertici dei guadagni è proprio la centrale nucleare.
Se ora ci sedessimo a tavolino, io e voi, cercando di capire come trarre maggior profitto dalla nostra impresa di costruzione, sceglieremmo di fare scuole? No, profitto irrilevante. Autostrade? Sì e no, ma bisogna fare molti viadotti e gallerie per guadagnare davvero. Palazzi? Forse, ma solo in determinate aree. Ospedali? Già meglio. Intere città post-sismiche? Molto meglio. Ponti di 3 chilometri sospesi sul mare? Decisamente meglio, ottimo. Centrali nucleari? Eureka! Per guadagnare davvero, si fanno le centrali nucleari.
Il fatto che il nucleare sia o meno utile è un discorso che verrà dopo, quando vorremo convincere i nostri concittadini della necessità di costruire venti centrali nucleari. Qui la gallina è la costruzione della centrale e questa gallina ha fatto un uovo: la necessità di energia nucleare. A forza di guardare l’uovo, abbiamo perso di vista la gallina.
Se un palazzinaro un po’ cresciuto o una multinazionale vince il bando per la costruzione di una centrale nucleare, si tratta di un interesse puramente capitalistico, non della produzione di nuova energia per la popolazione. Parlando solo della qualità e quantità dell’energia prodotta o della sicurezza, stanno solo spostando la nostra attenzione sul prodotto secondario. Il prodotto primario, davvero interessante per le aziende, è invece la costruzione della centrale. Non l’energia prodotta.

Legittimo impedimento, il quarto quesito. Impedimento a comparire in udienza, perché si è impegnati altrove per incarichi di governo. Vediamola in un ambito diacronico, piuttosto che nell’ambito sincronico di un presidente del consiglio che ha necessità di salvarsi da alcuni processi.
Noi siamo un Paese in cui c’è un forte afflusso di membri di alcune associazioni legate all’industria, prima tra tutte Confindustria, nel Parlamento. Siamo anche un Paese in cui è molto facile per un imprenditore farsi eleggere in Parlamento: può comprare spazi pubblicitari di diversa natura e qualche favore o servilismo da una certa parte di giornalisti. L’approvazione di una certa massa, in Italia si compra, è un dato di fatto. Basta un modesto programma demagogico basato sulle grida popolari (via gli extracomunitari, meno tasse, computer nelle scuole) per ottenere un’elezione direttamente in Parlamento. La Storia degli ultimi quarant’anni conferma.
Quindi, anche qui il voto riguarda in gran parte il sistema di produzione capitalistico. Un esempio pratico: sono il presidente di un gruppo imprenditoriale, la mia azienda fa una bancarotta fraudolenta dopo che ho spostato illecitamente tutti i beni su miei conti sicuri alle Cayman, semplifichiamola così. Vengo indagato, ma io nel frattempo mi candido e con anche solo il voto dei dipendenti del mio gruppo, vengo eletto. Grazie al mio potere economico mi aggiudico anche la candidatura a ministro nel gruppo di maggioranza, candidatura non votata dal popolo ma a discrezione del gruppo di maggioranza, che ho già sul mio libro paga. A chi ritiene questo processo di elezione molto più lungo, frutto di una carriera politica di almeno vent’anni, ricordo un paio di casi di carriera fulminea: l’attuale Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e l’ex presidente del consiglio Irene Pivetti, che venne investita della carica a soli 31 anni: in un comizio a Pontida, lo stesso Umberto Bossi dichiarò che la Pivetti non aveva mai nemmeno avuto la tessera della Lega. Come vedete, è molto semplice e veloce.
Il legittimo impedimento non è altro che un sistema veloce per garantire, attraverso l’attribuzione di una carica politica, l’impunità di grossi imprenditori. E’ il sistema giudiziario che si piega al sistema di produzione capitalistico.

Bisognerebbe concludere con un pensiero di Serge Latouche, economista e filosofo della decrescita, o di Maurizio Pallante, che ha scritto molto e bene sulla necessità di uscire dal sistema di produzione capitalistica. Qui invece vorrei concludere con un pensiero recente del Subcomandante Marcos. So che citare Marcos espone a critiche sommarie di marxismo e che solo le menti più aperte riconoscono nel pensiero di Marcos una visione rivoluzionaria postmodernista, forse la meglio articolata e documentata (senza dimenticare che il Sup è per sua scelta, prima di tutto, un uomo d’azione).  Marcos, in una lettera dell’11 marzo scorso al filosofo Luis Villoro, nell’ambito di uno scambio pubblico su etica e politica, scrive:

La estatua de Hussein, derribada en Bagdad durante la invasión norteamericana a Irak, no fue sustituida por una de George Bush, sino por los promocionales de las grandes firmas trasnacionales. Aunque el rostro bobo del entonces presidente de Estados Unidos bien podía servir para promover comida chatarra, las multinacionales prefirieron autoerigirse el homenaje de un nuevo mercado conquistado. Al negocio de la destrucción, siguió el negocio de la reconstrucción. Y, aunque las bajas en las tropas norteamericanas siguen, lo importante es el dinero que va y viene como debe ser: con fluidez y en abundancia. La caída de la estatua de Saddam Hussein no es el símbolo de la victoria de la fuerza militar multinacional que invadió Irak. El símbolo está en el alza en las acciones de las firmas patrocinadoras.

(Traduzione: La statua di Hussein, abbattuta a Baghdad durante l’invasione nordamericana dell’Iraq, non è stata sostituita da una di George Bush, ma dai cartelloni pubblicitari delle grandi multinazionali. Benché il volto ebete dell’allora presidente degli Stati Uniti sarebbe stato adatto a promuovere cibo da fast-food, le multinazionali hanno preferito erigersi da sole un monumento a un nuovo mercato conquistato. All’affare della distruzione, è seguito l’affare della ricostruzione. E, benché si susseguano le perdite tra le truppe nordamericane, la cosa importante è il denaro che va e viene come deve essere: con fluidità e in abbondanza. La caduta della statua di Saddam Hussein non è il simbolo della vittoria della forza militare multinazionale che ha invaso l’Iraq. Il simbolo sta nel rialzo delle azioni delle aziende sponsor.)

Il rialzo delle azioni delle aziende sponsor, ovvero delle multinazionali dell’acqua, costruttori, imprenditori resi intoccabili, delle stesse aziende dell’attuale presidente del consiglio che impennano o calano in borsa a seconda del gradimento degli italiani per lo stesso, è anche quello che possiamo vedere in questo referendum. Si vota, sostanzialmente, l’approvazione all’ingresso in un sistema capitalistico avanzato, attuato attraverso l’annullamento del bene pubblico e lo sfruttamento esclusivo dello stesso da parte di pochi privati.

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20
05/2011

STATE ATTENTI AL VOSTRO TERRITORIO

Sono appena tornata dall’istruttoria pubblica per la ricerca degli idrocarburi in appennino. Se ne parlava qui non molto tempo fa.

Riassunto: una società americana, la Hunt Oil Company, vuole trivellare la zona appenninica tra la provincia di Modena e quella di Bologna per cercare metano. Il Ministero dell’Economia e Finanze ha già detto “ma certo, perché no? Bellissimo!” e ha rimandato la valutazione dell’impatto ambientale alla Regione Emilia Romagna. Chiaramente qualche comune e qualche associazione è insorta perché verrebbe distrutto un territorio, con relativi rischi altissimi per la salute date le procedure altamente invasive di estrazione. Così si arriva all’Istruttoria Pubblica, prevista per legge, in cui la Hunt Oil deve fornire le sue “controdeduzioni”. In sostanza, deve rassicurare i cittadini e la Regione Emilia Romagna sul basso impatto ambientale e i vantaggi dell’avere un pozzo di estrazione davanti a casa.

Oggi:

Sindaci presenti: Loiano e Calderino, che era anche il comune ospitante quindi… lo contiamo? Gli altri sindaci invece si stavano duramente guadagnando il loro stipendio altrove. Tutti. E’ incredibile quanti impegni ci siano il giovedì alle 18.00, vero?

La Regione Emilia invece ha pensato bene di mandare solo due architetti dell’ufficio tecnico a farsi massacrare dai presenti, che peraltro ne avevano ben donde. A un certo punto mi facevano anche un po’ pena. All’inizio no, all’inizio li avrei voluti attaccare al muro con la sparachiodi e obbligarli a firmare una liberatoria per trivellare casa loro. Poi invece ho capito che non prendevano appunti perché sapevano già tutto e quando facevano finta di parlare tra loro era solo perché la pressione dal pubblico era tanta e non sapevano più dove guardare. Io alla fine li capisco, al posto loro mi imbarazzerei tantissimo a star lì a sostenere delle decisioni che non ho preso io e cercherei almeno di distrarmi giocherellando con l’iphone o mettendo giù la nuova sceneggiatura ipotetica di Star Wars se Darth Vader fosse stato uno hobbit trans.

La Hunt Oil ha mandato un ingegnere toscano che ne sapeva (o voleva far credere di saperne) meno di tutti. Nell’occasione ha scoperto con sorpresa alcune gabole legislative italiane che gli permetterebbero di farsi approvare un piano per la ricerca di un tipo di idrocarburi e passare brevemente a ben altre ricerche (oh! meraviglia!), ha appreso anche che la sua società sarà pure un colosso in USA, ma in Italia è composta da due srl il cui capitale sociale fa in tutto ventimila euro (“ma sono società dormienti!”… e appena si svegliano vedi, trivellano tutto e pagano i danni in noccioline… con ventimila euro di capitale a  responsabilità limitata cosa vuoi ripagare?!). Insomma, una bella serata anche per lui che però ha portato delle slide, questo bisogna dirlo. Sono nelle foto sopra, se qualcuno vuole informarsi sui vecchi template di Power Point: per qualsiasi altro uso non servono.

Bisogna dire che c’era anche il Defranceschi, quello dei commenti qui: è arrivato, ha salutato i suoi fan, ha fatto una domanda al tipo della Hunt Oil, poi se ne è andato. La risposta gliela riferiremo, è arrivata dopo un’ora e mezza che era andato via. Non che fosse un granché la risposta, ma insomma… educazione vuole che quando fai una domanda, ascolti la risposta. Soprattutto se intaschi 2500 euro al mese più spese per occuparti esattamente di queste cose. Io, che invece ero lì gratis, son rimasta fino alla fine. Ma d’altra parte io non pubblico nemmeno le mie foto in mutande su facebook. Non son proprio tagliata per la politica, io.

C’erano due rappresentanti di Legambiente, è la prima volta che – finalmente! – son contenta che esista Legambiente. Stasera gli abbuono la goletta, và. Chiari, precisi, dritti al punto e senza troppi fronzoli. Bravi.

C’era tanta gente comune e rappresentanti locali. Erano i più preparati, a parte quelli di Legambiente sopra. Parecchia gente con documentazione al seguito, idee chiare e voglia di difendere il proprio territorio. Un piacere ascoltarli. Purtroppo, sembra che non saranno loro a decidere.

In sostanza: sappiamo quello che sta succedendo, quindi state attentissimi nei vostri territori. Queste aziende arrivano, aprono in Italia delle srl con un capitale minimo, presentano progetti che il Ministero dell’Economia per qualche motivo approva. Attraverso una serie di facilitazioni legislative devastano i territori in cui trivellano (è già successo in Abruzzo e Basilicata, di recente) e se fanno danni non ne rispondono perché hanno il capitale sociale del vostro panettiere. In più pagano delle royalties allo stato, alle regioni e ai comuni interessati solo dopo il superamento di un tot di metri cubi di estrazione… a cui facilmente non arrivano. Quindi non solo guadagnano sul tuo territorio e lo devastano, ma tu ne avrai solo i costi puri: crollo del turismo, innalzamento spesa sanitaria, spese mantenimento strade più elevate ecc.
Cosa si può fare contro questa gente?
In sostanza, i comuni non possono opporsi alle regioni, le regioni non possono opporsi al Ministero MA la gente può fare tanto. Può dire di no. Può prendere a calci nel culo il suo sindaco affinché partecipi a queste riunioni e si guadagni la pagnotta (ringraziate che il mio sindaco ha partecipato e ce l’avevo anche seduto di fianco, sicché rimarrò fuori di galera per ora), può costituire un comitato e presentarsi a tutte le riunioni in merito che vengono tenute nei comuni coinvolti e in Regione, può dire di NO finché le orecchie di questi devastatori non si spaccheranno. Si può fare. Ma attenzione, non affidatevi MAI solo ai politici. I politici per la maggior parte vanno a queste riunioni quando proprio obbligati, fanno la marchetta di presenza e se ne vanno a farsi gli amatissimi cavoli loro. Se va bene gliene frega poco, altrimenti un emerito niente. E’ il nostro territorio, è nostro, non loro. Difendiamolo, si può fare!

In quanto alle trivellazioni & c. scriverò qualcosa di più sensato e dettagliato altrove, a breve, non è questa la sede per farci venire l’orchite a suon di numeri e dati. Però. Una cosa, l’ultima e la più importante.

Il fotovoltaico, mannaggialamiseriaaaaaa! Il fotovoltaico!  Ma che si trivellino il bus del cul in Texas, se proprio ci tengono, ma qui vogliamo il fotovoltaico! E se non basta, spengiamo qualcosa in più, consumiamo meno! Non c’è bisogno di provocare cancri, devastazioni di territori, depressione di aree, frane e radiazioni ionizzanti (leggete le slide, lo dicono loro!!!) per cosa? Il riscaldamento???  Ma stiamo scherzando?

Un pozzo di estrazione metano costa 12 milioni di euro. Sapete quanti pannelli fotovoltaici ci si comprano?

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13
04/2011

LA DEVASTAZIONE SCIENTIFICA DEL TERRITORIO ITALIA E’ COLPA DI TUTTI

Un’Italia devastata dal cemento, dalle nuove costruzioni che non recuperano nulla del vecchio e dallo scempio costante e reiterato delle zone più belle. Non è che stamattina mi sia alzata con la luna storta, è semmai che questi distruttori del mondo me li ritrovo sempre tra i piedi. Anche sull’appennino tosco-emiliano. Al momento sto dicendo “fortuna che la casa l’abbiam presa solo in affitto” ma questa vita da errante mi sta stancando. Ormai è evidente che in Italia non sia più possibile star tranquilli e ho una mezza idea di chi devo ringraziare.

Su queste montagne mio nonno ci ha passato del tempo importante e duro, non so esattamente dove. A un certo punto si chiamavano Brigata Stella Rossa, avevano in mente un paese democratico, una repubblica fondata sul lavoro e la partecipazione sociale. Su queste montagne ci sono venuta a vivere per scelta, lasciando prima una Milano sociopatica che si stava bevendo il poco verde rimasto in mega parcheggi e pisciatoi per cani, mentre incentivava la pratica del lavorare gratis a colpi di net economy.
Una breve parentesi anche in Brianza, da milanese credevo che la Brianza fosse verde. Ho lasciato anche la Brianza, ammorbata e avvelenata dalle fabbrichette familiari che hanno fatto la ricchezza lombarda e determinato il peggior inquinamento idrico e ambientale di tutta Italia, grazie a consigli comunali di arroganti ignoranti con il verbo del soldo, mai della cultura. La cultura, quella roba da festival del sabato-domenica, giusto perché tira un po’ di gente e dà il tono. La distesa delle fabbrichette invece incessante, fino alla Svizzera. Le code in auto ininterrotte, fino a Milano, perché i cantieri stradali sono fabbriche di soldi, non di strade. E sempre più cantieri, sempre più ipermercati, sempre più spostamenti in auto.

E poi giù, verso il pavese, la Lomellina. La casa da ristrutturare, l’orto, il giardino, qui non ci disturberà nessuno, siamo nel Parco del Ticino, solo per fare le modifiche alle case c’è da impazzire, confiniamo con il bosco della LIPU, cosa vuoi che ci capiti? Capita che la Lomellina sta morendo di cancro.
Capita che non lo leggerete sui giornali, non finora, ma se ci passate vi diranno tutti che in famiglia chiunque ha uno o due casi di cancro. Se non di più. Uno o due a famiglia. Guardate la vostra famiglia e pensate di sottrarne due. Come vi pare?
In Lomellina è normale, perché in Lomellina non si produce solo il riso biodinamico delle Cascine Orsine o il riso biologico dell’Alce Nero e della Riso Gallo. In Lomellina, che vuol dire grossomodo da Mortara-Vigevano a Pavia, ci sono l’inceneritore di Parona, probabilmente uno dei maggiori produttori italiani di diossina, poi ci sono gli impianti a cippato di legno (provate a bruciare un mobile Ikea, tanto per provare che aria salubre vien fuori), altri “termovalorizzatori” di cui 9 nuovi in costruzione, sempre nelle stesse aree.
Ogni abitante della Lomellina dovrebbe leggere questo documento, tra i tanti, redatto da un’oncoematologa. Poi fare le valigie e andarsene sperando che nei cinque anni seguenti non gli succeda nulla in seguito a quello che ha respirato, mangiato e bevuto lì. Ma la maggior parte degli abitanti della Lomellina sono convinti che gli inceneritori portino lavoro, che le polveri sottili non facciano così male, che tutta l’Italia sia uguale, che non ci sia niente di meglio. Vagli a spiegare che no, non è vero, nel resto d’Italia, persino nelle vicinanze delle discariche campane, non c’è una media di 1-2 casi di tumore a famiglia. Non ci credono.
O non ti ascoltano perché sta per cominciare la Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle e Un posto al sole. Ah, dimenticavo i Cesaroni e l’altra serie di famiglie felici e gaudenti.
Drogati di televisione, questo sì, come la maggioranza degli italiani. Convinti che se capita qualcosa è perché sono sfigati, il resto d’Italia è una grande famiglia Cesaroni-trullallà. Per due collane di perline e uno specchietto hanno dato la loro terra agli sciacalli, svenduto la loro salute e la loro famiglia, hanno messo in mano i loro figli agli orchi.
Un operaio di Vigevano emigrato vent’anni fa dall’ex jugoslavia mi ha detto “Sono paesi con le fabbriche ma senza le biblioteche“. E’ vero. E ora chiudono anche le fabbriche. Ma non cambia niente: anche con l’evidenza dei familiari che gli muoiono davanti, ogni giorno cliccano per la loro dose da tossicodipendenti, accendono la scatola magica: Prova del cuoco, Forum, Uomini e Donne, Squadra di Polizia, Carabinieri, Ballando sotto le stelle, Un posto al sole, Grande Fratello, Isola dei famosi…le partite! Il calcio! Come gli eroinomani, “spengo quando voglio” e non spengono mai. Almeno gli eroinomani hanno l’onestà intellettuale di ammazzare solo loro stessi.

Siamo andati via da lì dopo aver visto che la lotta con qualche piccolo gruppo locale contro l’ennesimo scempio era inutile: scalda il cuore vedere delle persone come te, che anche in quella situazione cercano comunque di lottare  (ciao bellissimi, lo so che mi leggete ;) ). Ma non siamo in un film di Bruce Willis e alla fine hanno vinto i cattivi, come da copione. Ora sono approvati e in prossima o appena avviata costruzione altri 9 inceneritori come quello di Parona, sullo stesso territorio. Non si registrano invece cali di audience, anzi, le vendite dei decoder per il digitale terrestre sono andate alla grande.
Chi decide di svendere il territorio per due collanine, alla fine, sono sempre quelle ragazze griffate da testa a piedi che si imbambolano davanti al Grande Fratello, quelle paesane cinquantenni permanentate che discutono di ‘Un posto al sole’ come se fossero loro familiari, quei vecchi bavosi burocrati dalla faccia incartapecorita e la pelle spenta che si cannibalizzano tra loro nei consigli comunali a colpi di quinta elementare e che raccolgono voti piazzandoti il figlio alla catena di montaggio dell’azienda dell’amico e la figlia, una di quelle griffate sopra, a fare la cassiera all’Ipercoop, un altro di quei mostri di cemento e aria condizionata che ‘portano lavoro’.
E vanno a votare, e sono tanti. E eleggono altri bavosi vecchi paesani con la terza elementare e la camicia griffata che gli ammazzeranno almeno mezza famiglia a colpi di acqua inquinata, centrali a oli combusti, inceneritori e poli petrolchimici.
Cosa puoi fare contro queste teste? O ti fai in vena anche tu con una siringata di ‘Isola dei famosi’, oppure vai via. Siamo andati via.

Abbiamo scelto bene, questa volta. Benissimo. Qui le centrali non si possono fare, per problemi idrogeologici e sismici. Un rischio sismico banale se ci vivi, il livello 2, ma sufficiente a non metterci inceneritori. Zona isolata, scarso interesse commerciale e industriale. Turismo ma non di massa. Soprattutto gente che capisce il valore del suo territorio, che se lo difende da sempre con le unghie e con i denti. Ma ora è arrivata la Lega e la demagogia populista della crisi per colpa di qualcuno. I marocchini, gli extracomunitari in particolare, che mi dicono che ‘rubano il lavoro’ e non fanno la raccolta differenziata. Guardo attorno a casa mia, ci sono almeno tre italianissime e rispettabili rincoglionite che buttano la plastica nella raccolta sfalci e rami. Un giorno vado al mercato di Monghidoro e un tizio barbuto mi urla in un orecchio “Mandiamoli tutti a casa!” e mi sventola sotto il naso un volantino della Lega contro i marocchini che ci rubano il lavoro. Ma come? Ma se siamo sui colli bolognesi, al confine della Toscana, al centro! Che cosa vuole la Lega Nord qui? La Pianura Padana non finisce 300 km più in su?!

Poi scopro che su Current gira un documentario di tre giornalisti “Occupiamo l’Emilia“, la storia del perché e del come della discesa della Lega Nord in Emilia Romagna. Consiglio caldamente la visione, anche a chi non abita in Emilia (qui il trailer. Si può vedere anche in alcuni cinema, trovate le date sul blog, oppure acquistare il dvd a un prezzo molto popolare). Scopro che il PDL che ama tanto le costruzioni e il cemento è molto presente in Emilia, quella con capoluogo di provincia “Bologna la rossa”: sono presenti in forma di “lista civica”. Non li noti venendo da fuori e poco anche da dentro, soprattutto se devi passare tre ore al giorno a farti in vena con il TG1 e Maria de Filippi. O magari li notano e gli stanno bene così. PDL, lo sappiamo ormai tutti, equivale a cemento. (Chi non lo sa, può aggiornarsi con “La colata. Il partito del cemento che sta cancellando l’Italia e il suo futuro“, Chiare Lettere, 2010).

E così veniamo a oggi. Pensavamo di esserci messi in salvo, dicevo. Relativamente, quantomeno, visto che le emissioni di cui sopra riguardano tutti, mica solo quelli che ci abitano vicino.
Invece proprio nella zona tra Bologna e il Mugello, sui colli, in un posto che Goethe ha definito “una delle parti più belle del creato”, arriva l’amico texano, la Hunt Oil Company che con l’acclamazione dei demagoghi di cui sopra, ottimamente insinuatisi nel tessuto sociale politico locale, ha l’eccezionale idea di far saltare queste valli con gli esplosivi. Motivo: ricerca idrocarburi. E’ una zona di falde acquifere e metano, questa, ci mettiamo un paio di trivellazioni ad andar giù a valle con tutti i paesi.
Diranno la gran parte: “Ma no, dai, controlleranno!!! Queste cose mica le fanno così, senza controlli. Se le fanno è perché hanno visto che si possono fare.”
Cosa rispondere?
Signori cari, la casa di fianco alla mia non si chiama Palazzo Grazioli e quella dietro non è Villa Certosa. Pertanto, credo ai controlli come all’allunaggio dei miei gatti con un peto.
Ho già visto i controlli del Vajont, della Val di Stava, di Sarno… qui andiamo giù tutti a valle se cominciano a far buchi di quella portata ed è tutto grasso che cola per i palazzinari e la protezione civile. Gli appalti di ricostruzione sono affari miliardari, l’abbiamo già visto a L’Aquila, a pochi minuti dalla notizia del terremoto questi ridevano per gli affari in arrivo. Sul sito del Movimento Cinque stelle Emilia Romagna ha trovato spazio la faccenda di queste trivelle che stanno per devastare queste zone. Chi deve decidere, non abita qui. I soldi arriveranno alla Regione Emilia e nelle sue tasche, ma non qui. Quindi fidatevi voi se volete, io no.

Il 21 aprile di quest’anno, segnatevelo, si delibera se distruggere una delle zone più belle d’Italia e probabilmente se ammazzare centinaia di persone in probabili disastri conseguenti. Questa zona, guardatela.

Nota: se non si fosse capito, a me non importa un fico secco di perdere il consenso di quei lettori che votano come sopra, non sono quel genere di blogger, autore o webqualcosa. Non c’è solo un mondo fatato di ricette vegan là fuori, o almeno non solo quello. La misura è colma: se uno è cretino e mi vuol far morire di cancro, se lo sente dire in faccia, mi pare il minimo. E le notizie sugli orti se le può trovare altrove, l’Italia è piena di corsi a pagamento su come infilare un seme nella terra, va di moda. Io invece vado al sodo: la realtà è quella sopra. Pensateci ;)

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30
06/2010

LAVORO O VITA? PRIMITIVISMO, DECRESCITA O EQUILIBRIO TRA? OBBLIGO DI SCELTA?

Caro Selezionatore del Personale, ci conosciamo da tanti anni.

Nell’immagine sopra c’è una sciocchezza che ho scritto in treno qualche tempo fa*.

La mia storia di colloqui e lavori dipendenti è piuttosto breve, lavoro per me stessa da parecchio. In un mondo ideale, dal mio punto di vista, ognuno lavorerebbe per sé. Il che non vuol dire lavorare da soli, in eremitaggio, ma essere in grado di portare una competenza e farsela retribuire il giusto.
In questo modo il mercato del lavoro verrebbe trainato più dalle competenze e dalla capacità di lavorare per obiettivi che non da plutocrazia e, diciamocelo, quattro depresse isteriche che non riuscendo a fare le psicologhe o le filosofe si sono riciclate come selettori del personale. Salve le rarissime eccezioni, resto convinta che il mercato del lavoro attualmente sia rovinato anche da questi ‘selettori del personale’ con in testa l’hit parade delle cavolate. Per farla breve, gli esperti delle Human Resources davanti ad Einstein non l’avrebbero mai fatto assumere da nessuna parte: era sciatto, senza il look giusto, probabilmente si sarebbe anche seduto in sala d’aspetto e avrebbe guardato l’orologio almeno una volta. Non avrebbero considerato nemmeno Bill Gates (un nerd sfigato) o Steve Jobs (un hippie).  Magari gli avrebbero proposto un corso di formazione di 150 ore finanziato dalla comunità europea per conseguire l’ECDL.

Come non farsi fagocitare da questo sistema di giacchincravattati che pretendono di capirci alla prima occhiata o tutt’al più in mezz’ora? Ignorandoli. Per esempio presentandosi solo ai colloqui in cui è l’azienda stessa, non l’agenzia interinale o simili a fare la selezione. Oppure lavorando per sé stessi, ancora meglio. Se il sistema non ti piace, se ti fa male, esci dal sistema.
Chi ha stabilito che per vivere devi svendere le tue competenze al ribasso? Vendile tu, al rialzo.

Manifesto contro il lavoro è un libretto di non facilissima reperibilità e decisamente interessante. Leggendolo, si percepisce il ritorno di un’ondata primitivista che auspica un cambiamento radicale del concetto di lavoro, chiedendone la liberalizzazione, nel senso di libera scelta da parte dell’individuo. Redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, autonominatosi Krisis Group, tra cui Robert Kurz, Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, rappresenta una delle critiche più articolate e radicali mosse alla società liberista contemporanea.  E’ la proposta di superamento del modello corrente che impone il lavoro come forma centrale dell’abitare il mondo.
Secondo il Gruppo Krisis, infatti, tutto inizia dal lavoro, in nome e nell’ottenimento del quale si finisce per prostituirsi al prezzo più basso, al miglior offerente, in una inarrestabile corsa al ribasso, alla svendita delle proprie competenze e di sé stessi. In particolare, individuano nel lavoro fordista di massa del secondo dopoguerra, nelle agenzie interinali e più in generale nelle politiche riformiste dei diversi paesi europei l’origine dell’abbassamento del costo costo del lavoro che sta mettendo in ginocchio milioni di persone nel mondo.

Prima gli uomini lavoravano per guadagnare denaro. Oggi lo Stato non si tira indietro di fronte ad alcuna spesa purchè centinaia di migliaia di persone simulino il lavoro scomparso in astrusi “stages” e “periodi di formazione”, e si tengano pronti per “posti di lavoro” che però non avranno mai. “Misure” sempre nuove e sempre più stupide vengono inventate soltanto per tenere viva l’illusione che la macchina sociale del lavoro, la quale ora gira a vuoto, possa continuare a girare per l’eternità. Quanto meno ha senso l’obbligo al lavoro, tanto più brutalmente si fa entrare in testa alle persone che chi non lavora non mangia. Da questo punto di vista, il “New Labour”, e i suoi imitatori sparsi in tutto il mondo, si rivelano perfettamente compatibili con il modello neoliberista della selezione sociale. Grazie alla simulazione dell’”occupazione”, e al miraggio di un futuro positivo per la società del lavoro, si crea la legittimazione morale a procedere in modo ancora più determinato contro i disoccupati e quelli che rifiutano di lavorare. Nello stesso tempo, le agevolazioni fiscali e le cosiddette “gabbie salariali” abbassano ancora di più il costo del lavoro. E così si favorisce con tutti i mezzi possibili il già fiorente settore del lavoro sottopagato e dei “lavoratori poveri”.

Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell’individuo e iper-produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per sé stessi. In versione molto semplicistica, se so piantare le patate e raccogliere i pomodori, non vado a farlo per venti euro al giorno con una cooperativa. Pianto le mie patate, raccolgo i miei pomodori e invece di comprarli al supermercato me li mangio. E’ la soluzione dell’autosufficienza. In pratica fare della vita il proprio lavoro, una vita in cui coltivare o raccogliere il proprio cibo, produrre i propri vestiti, il carburante e l’energia utile al proprio fabbisogno faccia parte della vita, in cui il baratto sia una forma economica e sociale di scambio, in cui le persone abbiano un valore e ne siano consapevoli quindi non più disponibili a svendere le proprie competenze.
Parlando con alcune persone incontrate di recente (nessuna delle quali vive in eremitaggio in mezzo ai boschi nutrendosi di licheni) ho sentito più volte questa affermazione “Io non lavoro, il mio lavoro è vivere”. Non c’è più il lavoro, c’è un individuo e le sue competenze, che decide lui dove, come e quanto utilizzare.

Vado a fare qualche foto dell’orto sul balcone, in convalescenza dopo l’ondata di gelo di due settimane fa. Quello a terra sta peggio ma confido in una ripresa vigorosa a colpi di energia positiva :)

*(se volete condividerla basta linkarla o copiare l’immagine, purtroppo devo fare così perché questi testi a quanto pare sono ad alto rischio di plagio)

Postato in Boicottaggi, decrescita, Giorno per giorno, Stili di vita INsostenibili | 52 Commenti

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