LAVORO O VITA? PRIMITIVISMO, DECRESCITA O EQUILIBRIO TRA? OBBLIGO DI SCELTA?

30
06/2010

LAVORO O VITA? PRIMITIVISMO, DECRESCITA O EQUILIBRIO TRA? OBBLIGO DI SCELTA?

Caro Selezionatore del Personale, ci conosciamo da tanti anni.

Nell’immagine sopra c’è una sciocchezza che ho scritto in treno qualche tempo fa*.

La mia storia di colloqui e lavori dipendenti è piuttosto breve, lavoro per me stessa da parecchio. In un mondo ideale, dal mio punto di vista, ognuno lavorerebbe per sé. Il che non vuol dire lavorare da soli, in eremitaggio, ma essere in grado di portare una competenza e farsela retribuire il giusto.
In questo modo il mercato del lavoro verrebbe trainato più dalle competenze e dalla capacità di lavorare per obiettivi che non da plutocrazia e, diciamocelo, quattro depresse isteriche che non riuscendo a fare le psicologhe o le filosofe si sono riciclate come selettori del personale. Salve le rarissime eccezioni, resto convinta che il mercato del lavoro attualmente sia rovinato anche da questi ’selettori del personale’ con in testa l’hit parade delle cavolate. Per farla breve, gli esperti delle Human Resources davanti ad Einstein non l’avrebbero mai fatto assumere da nessuna parte: era sciatto, senza il look giusto, probabilmente si sarebbe anche seduto in sala d’aspetto e avrebbe guardato l’orologio almeno una volta. Non avrebbero considerato nemmeno Bill Gates (un nerd sfigato) o Steve Jobs (un hippie).  Magari gli avrebbero proposto un corso di formazione di 150 ore finanziato dalla comunità europea per conseguire l’ECDL.

Come non farsi fagocitare da questo sistema di giacchincravattati che pretendono di capirci alla prima occhiata o tutt’al più in mezz’ora? Ignorandoli. Per esempio presentandosi solo ai colloqui in cui è l’azienda stessa, non l’agenzia interinale o simili a fare la selezione. Oppure lavorando per sé stessi, ancora meglio. Se il sistema non ti piace, se ti fa male, esci dal sistema.
Chi ha stabilito che per vivere devi svendere le tue competenze al ribasso? Vendile tu, al rialzo.

Manifesto contro il lavoro è un libretto di non facilissima reperibilità e decisamente interessante. Leggendolo, si percepisce il ritorno di un’ondata primitivista che auspica un cambiamento radicale del concetto di lavoro, chiedendone la liberalizzazione, nel senso di libera scelta da parte dell’individuo. Redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, autonominatosi Krisis Group, tra cui Robert Kurz, Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, rappresenta una delle critiche più articolate e radicali mosse alla società liberista contemporanea.  E’ la proposta di superamento del modello corrente che impone il lavoro come forma centrale dell’abitare il mondo.
Secondo il Gruppo Krisis, infatti, tutto inizia dal lavoro, in nome e nell’ottenimento del quale si finisce per prostituirsi al prezzo più basso, al miglior offerente, in una inarrestabile corsa al ribasso, alla svendita delle proprie competenze e di sé stessi. In particolare, individuano nel lavoro fordista di massa del secondo dopoguerra, nelle agenzie interinali e più in generale nelle politiche riformiste dei diversi paesi europei l’origine dell’abbassamento del costo costo del lavoro che sta mettendo in ginocchio milioni di persone nel mondo.

Prima gli uomini lavoravano per guadagnare denaro. Oggi lo Stato non si tira indietro di fronte ad alcuna spesa purchè centinaia di migliaia di persone simulino il lavoro scomparso in astrusi “stages” e “periodi di formazione”, e si tengano pronti per “posti di lavoro” che però non avranno mai. “Misure” sempre nuove e sempre più stupide vengono inventate soltanto per tenere viva l’illusione che la macchina sociale del lavoro, la quale ora gira a vuoto, possa continuare a girare per l’eternità. Quanto meno ha senso l’obbligo al lavoro, tanto più brutalmente si fa entrare in testa alle persone che chi non lavora non mangia. Da questo punto di vista, il “New Labour”, e i suoi imitatori sparsi in tutto il mondo, si rivelano perfettamente compatibili con il modello neoliberista della selezione sociale. Grazie alla simulazione dell’”occupazione”, e al miraggio di un futuro positivo per la società del lavoro, si crea la legittimazione morale a procedere in modo ancora più determinato contro i disoccupati e quelli che rifiutano di lavorare. Nello stesso tempo, le agevolazioni fiscali e le cosiddette “gabbie salariali” abbassano ancora di più il costo del lavoro. E così si favorisce con tutti i mezzi possibili il già fiorente settore del lavoro sottopagato e dei “lavoratori poveri”.

Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell’individuo e iper-produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per sé stessi. In versione molto semplicistica, se so piantare le patate e raccogliere i pomodori, non vado a farlo per venti euro al giorno con una cooperativa. Pianto le mie patate, raccolgo i miei pomodori e invece di comprarli al supermercato me li mangio. E’ la soluzione dell’autosufficienza. In pratica fare della vita il proprio lavoro, una vita in cui coltivare o raccogliere il proprio cibo, produrre i propri vestiti, il carburante e l’energia utile al proprio fabbisogno faccia parte della vita, in cui il baratto sia una forma economica e sociale di scambio, in cui le persone abbiano un valore e ne siano consapevoli quindi non più disponibili a svendere le proprie competenze.
Parlando con alcune persone incontrate di recente (nessuna delle quali vive in eremitaggio in mezzo ai boschi nutrendosi di licheni) ho sentito più volte questa affermazione “Io non lavoro, il mio lavoro è vivere”. Non c’è più il lavoro, c’è un individuo e le sue competenze, che decide lui dove, come e quanto utilizzare.

Vado a fare qualche foto dell’orto sul balcone, in convalescenza dopo l’ondata di gelo di due settimane fa. Quello a terra sta peggio ma confido in una ripresa vigorosa a colpi di energia positiva :)

*(se volete condividerla basta linkarla o copiare l’immagine, purtroppo devo fare così perché questi testi a quanto pare sono ad alto rischio di plagio)

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9
03/2010

OSTAGGI DELLA NEVE E FELICI DECRESCITORI

Ok, era annunciato. Ma io sono una povera ragazza di pianura, che a marzo trapiantava l’insalata e i pomodori, non mi sono ancora abituata a tutta questa neve qui.
E non ho mai benedetto come stamattina la scelta di lavorare in proprio perché davvero quando ho aperto la finestra stamattina, l’ho dovuta richiudere al volo. Mi sono riseduta sul letto e ho cercato di visualizzare i ricordi di Milano con la neve, i mezzi congestionati, il traffico fermo, il sudore sotto ai piumini sintetici che saliva insieme al vapore di ombrelli bagnati formando una condensa che oscurava tutti i finestrini, la musica in cuffia per cercare di isolarsi dal baccano opprimente, la mia borsa bagnata e quella del vicino in mezzo alle costole. Tutto quello che mi avrebbe aspettato oggi, ma sette/otto anni fa.

Ma senza andare troppo lontano.
L’anno scorso mi chiamano per una supplenza a Vigevano e chiaramente dal giorno dopo nevica, perché il mio karma ha un grande senso dell’umorismo. Prendo il treno prima, mi sparo 10 minuti sotto la neve nella strada non ancora spalata, treno strapieno, ritardo del treno per neve, altri 20 minuti a piedi sotto la neve e dentro la neve, perché a Vigevano avevano fatto finta di spalare solo le strade principali.
Arrivo a scuola con 20 minuti di ritardo e mi becco la classica donna-frustrata che fa la vice-preside, ce n’è una nella vita di ogni insegnante.
Mi affronta subito dalla sua nanezza stizzita: “Tu non dovresti già essere in classe?”.
Momento di esitazione… vuoi vedere che vive nel sotterraneo della scuola e non si è accorta che fuori c’è l’era glaciale 3?
“Sì ma ha fatto ritardo il treno, c’è una bufera… ”
Ma lei non aspettava altro, è partita a razzo con “Aheiocomefaccioaesserequisempreinorario? eh??? E se facciamo tutti così? Io quando ho visto che non arrivavano i mezzi, sono venuta a piedi!”
“Scusa, ma io non abito a Vigevano, dovevo venire a piedi in mezzo ai campi per 30 kilometri?!”.
Ha sfoderato l’indice, fendendo l’aria per mezzo metro attorno “Non fare l’ironica con me! Hai capito? Dovresti essere già in classe!”
“Allora se non ti dispiace vado…”
“Sì ma guarda che questa mezz’ora te la tolgo come un’ora di ferie I-N-T-E-R-A, non si può tollerare sempre, che appena c’è un dito di neve non venite a scuola!”
Sempre?! Ma se sono qui da ieri… vabbé, mi dico, cerchiamo di essere diplomatici… avrà le sue cose, assecondiamola.
“Vai in segreteria e firma un’ora di ferie prima di andare in classe!”
Ok, vado in segreteria, che tanto hanno già sentito la strillata anche in piazza Ducale. “Mi dai un modulo che stamattina ho preso un’ora di ferie sul Mortara-Vigevano?”  (io non ho mai capito perché tra docenti bisogna darsi del tu, mentre bisogna dare del lei a quelli della segreteria ma tranne il capo della segreteria e mio nonno in cariola, così ho optato per il ‘tu’ per tutti).
La segretaria mi guarda imbarazzata, tra l’altro è arrivata con lo stesso treno: “e che ferie ti dò, non hai cumulato ferie dopo un giorno”  “Boh. Senti ti firmo un’ora di supplenza e la faccio quando c’è”.  “Non si può”, mi fa segno con gli occhi che la nanetta-della-puntualità è ancora in zona.
“Senti, se ti firmo una cambiale posso andare in classe? ” Occhiata circospetta, si sente la voce della vice ormai in fondo al corridoio “Dai, ma tu vai, poi lo spiego io alla preside, c’è il modulo delle ferrovie che ti giustifica il ritardo”.
Mi pare giusto, vuoi mai dare fiducia a qualcuno che lavora con te? Mi deve scrivere la giustifica Trenitalia, addirittura.
Mi avvio finalmente per i corridoi silenziosi, carica di registri, borse, laptop, pacchi di compiti (che la supplita ha ‘casualmente’ lasciato da correggere a me) e entro in classe.
Nessuno. Guardo bene. Nessuno. Gli studenti ovviamente ne hanno approfittato per restare a casa e così metà dei docenti. Invece io dopo un’odissea sotto la neve avevo dovuto assistere agli anticipi di menopausa della vice-preside.

Ora, quanto ero contenta stamattina di non dover uscire sotto la neve?

E quanto mi piace non avere un team-leader, un dirigente, una vice-preside mestruata che mi fa salire il nervoso a mille?

Quanto mi manca la burocrazia del nonsense tutto italiano?

E quanto mi manca non avere due stipendi, tra scuola e libera professione? (pochissimo, basta ridurre i consumi)

Fate un po’ voi. Cambiare si può :)

Ah, vero, poi ci sono i contro, ma ci si può sempre ridere sopra… tipo:

stamattina ho cercato di SOCCHIUDERE la finestra e dopo cinque minuti era così:


ho anche spalato davanti alla porta-finestra ma non ho fatto in tempo a prendere la macchina fotografica che era già così, però giuro che ho spalato:


e il mio balcone marzolino è da qualche parte qui sotto:  (notare l’auto di un vicino, mentre la nostra forse la ritroveremo con i san bernardo):

Oh, sono le 16.40, è ora che vada a farmi un bel té verde e faccia compagnia ai gatti nell’occupazione odierna di guardare cadere la neve.  A presto!

p.s.

se non si era capito, oggi si parla di downshifting. Voi che leggete dall’ufficio, non odiatemi, pensatevi al mio posto se vi piace la situazione e magari qualcosa comincerà a cambiare ;)

AGGIORNAMENTO DEL 10 MARZO, ORE 8.00 : QUELLA INDICATA DALLA FRECCIA SAREBBE LA NOSTRA MACCHINA. E continua a nevicare. Evito i commenti… (in compenso quelli della mia metà credo che li stiano sentendo anche in Svezia)

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8
02/2010

LA COOP PROMUOVE LA TORTURA DEGLI ANIMALI

Sarò brevissima perché sono veramente adirata.

Oggi stesso riconsegno la tessera, anzi LE tessere (Coop Reno, Coop Lombardia) alla Coop e mi rifiuto di essere nominata nei loro elenchi di soci. Non comprerò più alla Coop e se ci posso riuscire io da un paesino di montagna in cui i negozi sono quasi del tutto spariti, possono riuscirci tutti. Contro questa barbarie, bisogna protestare con l’unica cosa che interessa a questi signori: i soldi. I miei e quelli della mia famiglia non li avranno più.

Il motivo: a Roma la Coop, senza chiedere opinioni ai soci Coop, ha aperto una macelleria halal dentro al supermercato del quartiere multietnico di via Casilina. La prima macelleria halal, ci informano, perché altre ne seguiranno.

Sapete come funziona la macellazione halal? Una barbarie, una lunga tortura sugli animali che in Italia era sparita ed è poi stata riammessa con un decreto del 1980?

L’animale sano viene portato al macello dove, invece dello stordimento e uccisione senza sofferenza, viene sgozzato con un taglio netto alla giugulare. Deve morire “cosciente e per dissanguamento”, questo prescrive la legge musulmana. Un vitello, mi informa un veterinario, può impiegarci un’ora a morire dissanguato. Un manzo può impiegarci un’ora e mezza, anche due, durante la quale è perfettamente cosciente. Ma non è tutto. Se per caso l’addetto alla macellazione halal sbaglia la mira o fa un taglio poco profondo, non è possibile intervenire con un secondo taglio, perché non sarebbe più carne halal quindi in alcuni casi l’animale viene lasciato agonizzare per più tempo. Dio, a quanto pare, desidera che i manzi muoiano dissanguati. (Su youtube ci sono video della macellazione halal, qui trovate altri dettagli in fondo alla voce ‘macellazione religiosa’: http://it.wikipedia.org/wiki/Macellazione)

La Coop non ha mai risposto alle richieste di sei milioni di vegetariani italiani e di diverse associazioni che chiedevano di incrementare i prodotti a base di soia e seitan, che non richiedono nessuna crudeltà sugli animali e sono utili anche a consumatori intolleranti al lattosio, diabetici, ipertesi, obesi, colesterolemici ecc.  Da anni e solo in alcune Coop, non in tutte, si trovano una confezione di tofu al sapore di gomma per cancellare e una confezione di seitan utile solo per fare suole da scarpe. Solo una marca, solo due pacchettini, a discrezione del buyer latticini di quel singolo supermercato.

Però, come farsi mancare una macelleria halal? Potevamo forse vivere senza? Potevamo forse esimerci dall’avvallare questo metodo barbaro di sofferenza inflitto nel nome della religione? I signori della Coop sono quindi convinti che  agnelli e manzi devono morire dissanguati tra pene enormi solo perché a loro piace la parola ‘multietnico’?

Cari signori della Coop, ‘multietnico’ non significa importare la barbarie e l’inciviltà, non significa far morire degli animali dissanguati in una lunga agonia in nome di una religione. Multietnico significa semmai che il meglio della mia civiltà si unisce al meglio di altre civiltà.  Questa è barbarie, VERGOGNA COOP, VERGOGNA! Invece di insegnare la civiltà, insegnate la vivisezione e la tortura!

Io non sono più socia Coop, vado a spedire la raccomandata di recesso. Dovrebbe farlo chiunque si considera una persona civile e magari prima che comincino a vendere i kit per l’infibulazione di fianco alle pile!

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25
07/2009

PUBBLICITA’ DI UNA CRUDELTA’ INAUDITA

Sono rimasta allucinata davanti a questa pubblicità, di una crudeltà inaudita. Qui il video: http://www.youtube.com/watch?v=YXDNW29Tqag
Il prodotto è il Tonno Nostromo. Ci sono i tonni che fanno il funerale a un altro tonno, arriva un imbecille con in mano una scatoletta di tonno Nostromo mentre se la mangia e con la bocca piena (nota!) gli dice “Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno” e ne mangia un altro boccone. 0____0

Il claim è stato costruito per indicare che quella marca è la migliore e si basa sul gioco di parole con il luogo comune “Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno”, ma quello che ne risulta è un messaggio che non è solo diseducativo dal punto di vista animalista, ma rasenta il cannibalismo perché i tonni in questo video non sono tonni veri ma rappresentazioni antropomorfe, vengono personalizzati e poi …mangiati!

Della serie: per quanto possa riconoscerti come essere vivente e persino dotato di intelletto e sentimenti, ti mangio perché sono un figo lercione vestito da capitan findus dei poveri.
Qui siamo ben oltre il maiale sorridente sul logo del salumificio!

Io ho già inviato una email di protesta a mailbox@tonnonostromo.it ma si può fare anche compilando il form sul loro sito: http://www.tonnonostromo.it/contatti.shtml

E qui ci sono anche i contatti dell’agenzia pubblicitaria che ha avuto questa idea crudele e il direttore che l’ha anche approvata

Rettifica

Purtroppo sono caduta in errore segnalando YouMark come l’agenzia pubblicitaria che ha creato la pubblicità in oggetto. Qualcuno di YouMark, mi fa notare invece in un delirante messaggio pieno di maiuscole una non meglio identificata ML, “si occupa di marketing, media e comunicazione” – immagino con quale successo visto che non si capisce cosa fanno nemmeno dal loro sito – e non di creare campagne pubblicitarie. La campagna del tonno nostromo non l’hanno fatta loro, non scrivetegli per questo.

Rettifica in fieri

Intanto che scrivevo la rettifica qui sopra, mi ha scritto nientemeno che “IL DIRETTORE DI YOUMARK” (proprio così, tutto maiuscolo. Pensa se mi scriveva il Presidente del Consiglio, dovevo comprare un monitor 40 pollici), che però ha la mail di alice.it- Visto inoltre il tono da osteria dell’email, immagino che sia solo il mio amico Nicola Gogoli che mi prende per i fondelli mentre si fa due dita di lambrusco. Ma io ho fatto la rettifica lo stesso perché sono una persona seria.

Se poi qualcuno riesce a capire chi ha creato questa meraviglia di pubblicità… grazie ;)

Postato in Boicottaggi, Stili di vita INsostenibili, al volo | 24 Commenti

22
06/2009

Mi sa che non l’avete notato…

…non so se vi è saltata all’occhio la notizia, l’hanno data in pochissimi: le nuove centrali nucleari italiane saranno siti di rilevanza nazionale, pertanto protetti da segreto militare, costruiti anche in deroga ai NO delle Regioni e sorvolando su studi ambientali di impatto nonché su numerosi permessi amministrativi: hanno stabilito che vista l’urgenza non servono.

Mi riferisco in particolare agli articoli (14 e 15) passati il 14 maggio al Senato nel SILENZIO GENERALE (legge delega n.1195, il testo e l’iter qui: http://www.senato.it/… )

et voilà.

E ora, per allinearci ai tg, parliamo di come trascorrerà l’estate Belen Rodriguez.

Postato in Ma che Bel Paese, Stili di vita INsostenibili, al volo | 21 Commenti

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