DA VEDERE: REPORT, Domenica 17 Maggio, 21.30 Rai3 “CARNE PER TUTTI”

16
05/2009

DA VEDERE: REPORT, Domenica 17 Maggio, 21.30 Rai3 “CARNE PER TUTTI”


Non esistono veg di queste dimensioni. Perché? ;)

So che tra i miei lettori ci sono tanti onnivori e alcuni li conosco di persona, amici che hanno fatto scelte diverse dalla mia e con cui permane un ottimo rapporto e reciproca comprensione. Proprio perché li conosco bene, so che alcuni a volte giocano allo struzzo e quando si parla della loro salute infilano la testolina sotto la sabbia.

Qui però non si tratta di eliminare totalmente la carne (anche se per la vostra salute sarebbe del tutto auspicabile) ma di sapere esattamente che scelte fare se proprio vi impuntate sul fatto che non se ne può fare a meno.

Insomma, amici onnivori: io vi voglio bene. Tanto. E vorrei avervi con me in salute ancora per tanto tempo. Quindi, se trovate un po’ di tempo, pochissimo, per registrare o guardare direttamente la puntata di Report di domenica, mi farete stare un po’ più tranquilla.

A chi mi chiede le ragioni delle mie di scelte, ho già spiegato sia quelle salutistiche che quelle animaliste. Mi chiedete, e io spiego. Ma non ho mai insistito perché smetteste di mangiare carne e non lo faccio nemmeno questa volta: credo che ci siano più possibilità di fare scelte etiche se ci si arriva da soli, senza qualcuno che martella continuamente per farle e che, secondo me, ottiene l’effetto contrario.
Vi chiedo di guardare questa puntata di Report, invece, perché vorrei che aveste gli strumenti e le conoscenze per fare delle scelte consapevoli, sapendo cosa c’è davvero nel vostro piatto, in tutti i piatti.

Guardate la puntata, per favore :D Grazie!

Un grande abbraccio a tutti!

Report, 17 maggio, ore 21.30, Rai 3 “Carne per tutti”

Di seguito il comunicato stampa della Redazione di Report:

In Italia siamo 60 milioni di abitanti e macelliamo circa 500 milioni di polli all’anno, 4 milioni di bovini e 13 milioni di suini. Ma siccome non ci bastano il resto lo importiamo. Con il resto s’intende quella carne che serve ad arrivare al centinaio di chili che ognuno di noi mangia. Stessi quantitativi si consumano in Europa e Stati uniti. Ma sul pianeta Terra vivono 6 miliardi e mezzo di persone, molti muoiono di fame, altri che la carne non possono permettersela la vorrebbero. Tra qualche anno diventeremo 10 miliardi, potremmo produrre carne per tutti? C’è chi dice che sarebbe il suicidio del pianeta. Fao, Onu, Ipcc avvertono che il 18% dei gas serra che alimentano i cambiamenti climatici sono frutto degli allevamenti, che battono tutte le altre attività umane, comprese le emissioni dell’intero parco auto del pianeta. Ancora: un chilo di carne di bovino ha consumato dieci volte il suo peso in cereali per essere prodotta – cereali che potrebbero sfamare molte più persone – e ha consumato 15.000 litri di acqua. Non basta. Più della metà degli antibiotici prodotti sono usati per uso zootecnico. Le malattie negli allevamenti intensivi aumentano, così come i ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, ma aumentano anche le malattie umane da benessere come patologie coronariche, diabete, obesità che direttamente derivano da eccessivo consumo di alimenti animali. Senza contare il problema della montagna di liquami ed escrementi che inquinano acque e terreni e non sappiamo più dove mettere. Anzi no, pur di non chiudere allevamenti, adesso in Veneto, Lombardia e Emilia Romagna la parola d’ordine è: pirogassificazione, ovvero fare energia elettrica con pollina e simili. Potere calorico ridicolo, efficienza economica nulla, inquinamento da fumi intollerabile, ma l’escamotage è stato equiparare la pollina all’energia solare ed eolica e quindi usufruire degli incentivi che pagano quattro volte il valore di mercato dell’elettricità ricavata da fonti rinnovabili!

La cosa paradossale è che meno costa produrre il cibo carne, con questo modello di allevamento industrializzato, più aumenta l’impatto sull’ambiente, così che l’agricoltura è la prima vittima di un paradigma economico che non regge più. Che fare?

Alcune soluzioni sono possibili. Vanno attuate subito, ma qualcosa già si muove.

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25
03/2009

MERCATO SFORZESCO E MERCATO DUCALE

Sono stata un po’ assente in questi giorni, impegnata a capire la differenza tra il Mercato Sforzesco promosso da Comune di Vigevano e Coldiretti e il mio progetto Mercato Ducale che avevo ideato e presentato al Comune di Vigevano e alla Coldiretti.

Dopo qualche giorno di pensieri mi è apparso in sogno Leonardo Fibonacci, che come tutti sanno è uno dei Leonardo che brilla nel mio personale firmamento delle star (l’altro è quello vegetariano che ha dipinto la Gioconda).

Leo mi ha raccontato di quella volta che presentò il progetto delle cifre da 1 a 9 e il concetto di zero al Comune di Pisa, in sostituzione dei numeri romani. Mi ha detto che lo trovarono geniale ma apparentemente nessuno lo adottò.
Era talmente geniale questo progetto, che alla fine Firenze se ne appropriò e disse che erano stati i suoi banchieri ad inventarlo, poi che erano stati gli arabi. Casualmente Fibonacci l’aveva presentato proprio ai banchieri fiorentini.
Tuttora sui testi scolastici si trova scritto che i numeri in cifra sono stati inventati dagli arabi, il che non è del tutto falso. E neppure del tutto vero. Ma di Leonardo Pisano detto il Fibonacci, che ha introdotto il sistema di numerazione in cifre, lo zero e le operazioni di divisione con trattino (al posto dell’abaco che, signori, non è certo tascabile) non vi è traccia alcuna.

Leo ha cercato di consolarmi, dicendo che capire le differenze è ben difficile a volte, sebbene appaiano lampanti. Io l’ho costretto a una verifica matematica basata sulla sua sequenza numerica e non ha potuto negare che in natura ogni elemento e’ uguale alla somma dei due precedenti. Tranne il primo elemento, quello originale. D’altra parte questo concetto è alla base del suo algoritmo, che spiega anche la struttura del DNA e quella dei girasoli, tra le altre cose. Si è però assai consolato constatando che sui miei biglietti da visita quest’anno compare il suo algoritmo.

Comunque, volevo dirvi che io con il Mercato Sforzesco non ho nulla a che fare. Ho lavorato su un progetto ideato da me che si chiamava Mercato Ducale che è stato presentato al Comune di Vigevano e alla Coldiretti più volte nel corso degli ultimi dieci mesi. Ne aveva parlato anche la Provincia Pavese (qui , qui e qui). Se vedete quindi nel Mercato Sforzesco delle cose che non vi piacciono, come la vendita concomitante di bio e non bio, di salami e prosciutti, e la partecipazione dei soli produttori affiliati a Coldiretti, non vi venga in mente di lamentarvene con la sottoscritta: io non c’entro, sono a passeggio con Fibo.

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25
02/2009

Volevo una vita tranquilla…

… e non sono ancora riuscita ad averla nemmeno normale :)

In realtà sono giù, molto giù di morale per la questione ‘orto’. La situazione è questa: il mio bellissimo lussureggiante orto è in vendita insieme alla vecchia casa e al giardino ormai spellacchiato. E’ un orto con grande dignità: 52 anni di servizio, di cui 4 con la sottoscritta in regime di agricoltura naturale. E’ un orto pulito, dignitoso, con un carattere. Delle volte persino ordinato. E pieno di animaletti.

Ogni volta che ci vado evito accuratamente di andare a vedere cosa ne è stato del mio orto. Ultimamente evito anche di sentire cosa ci vogliono fare i probabili acquirenti. Ho sentito da alcuni pronunciare le parole “piscina” e “altri due garage“. Ho sentito anche la parola “capannone” da uno che possedeva una cosa come quattro auto da rally e aveva come hobby l’inquinamento delle montagne (chiaramente poi le loro idee di grandezza sono sempre inversamente proporzionali alle idee della banca di dargli un mutuo).

Qui dove sono ora ho un terrazzo enorme e un cortile con una verandina deliziosa (ve la ricordate? E’ questa qui!). Ecco, solo che ora la verandina deliziosa e tutto il cortile sono diventati lo schifo dello schifo grazie a un’impresa edile che non ha terminato i lavori e ci ha mollati qui con tutto ciò che c’era nei garage, tutto accatastato sotto la verandina (non posto le foto perché farebbero venire la depressione a chiunque). Le auto sono ora parcheggiate nel cortile e lo occupano quasi completamente. Risultato: non solo niente giardinaggio, ma chissà per quanto anche niente cene all’aperto e goduriose ore di lavoro estivo sul divanetto al fresco. Ovviamente l’impresa edile è stata presa per un orecchio dal nostro avvocato e condotta in tribunale, però la strada è lunga e non ci arriveranno prima di maggio. Inutile dire che, come se non bastasse il casino materiale, questa faccenda ha occupato gran parte del nostro poco tempo libero (sgrunt).

Resta il terrazzo. Un terrazzo che al momento ho solo guardato. Prima con la scusa che c’era la neve, quindi non potevo neanche andarci. Ora non ci sarebbero più scuse…
Ogni giovedì penso che nel weekend mi impegnerò a piantare semenze in terrazzo e ne farò un lussureggiante orto sul balcone.
Ogni venerdì tiro fuori la scatola dei semini, guardo cos’ho e faccio l’ennesima lista di quello che devo prendere.
Ogni sabato mattina spalanco la portafinestra che porta al terrazzo, lo guardo, mi viene il magone per il mio vecchio orto abbandonato e penso che allora, intanto che mi torna la voglia, farò i copridivani. O i cuscini per le sedie della cucina. O le brioche per la mia metà. O un giro fuori di casa. O qualsiasi altra cosa che non contempli il guardare in faccia la mancanza del mio orto.

Guardo gli orti degli altri dal finestrino della macchina. Mi viene ancora in mente “Guarda quello lì cosa a fatto per tenere su le serre, lo faccio anche io! … ah, no. è vero“. Vado via mogia mogia. Mi consolo pensando che dall’anno prossimo magari troverò un terreno qui intorno, magari in affitto, magari mi butterò in un progetto integrale di permacultura, passerò l’inverno a studiare approfonditamente Fukuoka e Mollison, prenderò appunti e poi partirò alla grande con un grande esperimento. Magari prima migliorerò il terreno almeno un pochino con spargimento di minerali.
O magari ci seppellirò quelli che vogliono trasformare un orto di 50 anni in una piscina. Fa compost, cosa dite? ;)

p.s.
l’immagine sopra è in onore di Topo, un micino nero che mi seguiva in tutti i lavori dell’orto con estrema curiosità. Mi manca tanto anche lui.

Postato in al volo, fai da te & autoproduzione, Orto bio, Stili di vita INsostenibili | 30 Commenti

27
01/2009

Uno sguardo dentro l’abisso

giornatamemoria2009.jpg

Per dovere di copyright e piacere di condivisione:

  • La prima immagine è un manifesto del Ministero delle Politiche Sociali per la celebrazione del Giorno della Memoria, istituito con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che aderisce alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
  • La seconda immagine è una graffiante ma ahimé molto veritiera illustrazione di quello che capita a Gaza, opera del vignettista politico Carlos Latuff, particolarmente impegnato da anni nella denuncia dei regimi totalitaristi in corso, di coloro che cercano di affermare la loro supremazia con le armi e di chi ne fa invariabilmente le conseguenze maggiori: i civili. Nell’illustrazione sopra, guardando bene, le vittime di Gaza vestono l’uniforme dei campi di concentramento nazisti.

Visto che siamo in vena di citazioni, concludo con un pensiero da un discorso di David Grossman, scrittore israeliano che un paio di anni fa disse:

Look at what befell us. Look what befell the young, bold, passionate country we had here, and how, as if it had undergone a quickened ageing process, Israel lurched from infancy and youth to a perpetual state of gripe, weakness and sourness.
[...]
From where I stand right now, I beseech, I call on all those who listen, the young who came back from the war, who know they are the ones to be called upon to pay the price of the next war, on citizens, Jew and Arab, people on the right and the left, the secular, the religious, stop for a moment, take a look into the abyss. Think of how close we are to losing all that we have created here. Ask yourselves if this is not the time to get a grip, to break free of this paralysis, to finally claim the lives we deserve to live.
(
David Grossman speaking at the memorial for Yitzhak Rabin in Tel Aviv, 6.11.2006)

Traduzione

“Guardate cosa ci è successo. Guardate cosa è successo alla giovane, orgogliosa, appassionata nazione che avevamo qui, e come Israele ha deviato dall’infanzia e giovinezza a un perpetuo stato di oppressione, debolezza e asprezza, come se avesse subito un processo di invecchiamento accelerato.
[...]

Da dove mi trovo ora, io prego, mi rivolgo a tutti coloro che ascoltano, i giovani che tornano dalla guerra, che sanno che sono quelli che vengono chiamati a pagare il prezzo della prossima guerra, ai cittadini, Ebrei e Arabi, alle persone a destra e sinistra, ai laici, ai religiosi, fermatevi per un attimo, date uno sguardo nell’abisso. Pensate a quanto siamo vicini a perdere tutto quello che abbiamo creato qui. Chiedetevi se non è questo il momento per avere una presa, di liberarsi da questa paralisi, per rivendicare finalmente la vita che meritiamo di vivere.”
(David Grossman discorso per la commemorazione della morte di Yitzhak Rabin a Tel Aviv, 6.11.2006)

Come gran parte degli israeliani, Grossman ha sostenuto Israele durante la guerra israelo-libanese del 2006, ma il 10 agosto 2006, insieme a Amos Oz e Abraham Yehoshua, ha parlato durante una conferenza stampa chiedendo al governo di trovare un accordo per un cessate il fuoco come base per dei negoziati che portassero a una soluzione concordata, definendo ulteriori azioni militari come “pericolose e controproducenti” ed esprimendo preoccupazione per il governo libanese.
Due giorni dopo, suo figlio Uri, di 20 anni, militare di leva, è stato ucciso da un missile anticarro durante un’operazione delle Forze di Difesa Israeliane nel sud del Libano volta a massimizzare quanto ottenuto contro Hezbollah poco prima del cessate il fuoco imposto dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Troppo tardi.

Il meme è semmai quello di prendere una posizione per la pace, in qualunque forma, finché si è in tempo.

.

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9
01/2009

… PER TUTTO IL RESTO C’E’ FASTWEB

3 telefonate quotidiane dal call center Fastweb quando volevano convincermi a fare l’abbonamento

5 anni di bollette pagate regolarmente

96 ore di interruzione del servizio voce e adsl

5 volte che ci è già capitato

14 chiamate a pagamento al 192.193 per segnalare il guasto

9 domande se avevamo spento e riacceso “il modem”

4  domande se avevamo spento e riacceso il router

1 domanda se avevamo spento e riacceso “la centralina”

8 addetti al servizio clienti che hanno garantito una risoluzione certa nel giro di 24/48 ore

1 addetto al servizio clienti che ha messo il nostro numero di telefono in blacklist*

3 addetti al servizio clienti che hanno messo i nostri numeri di cellulare in blacklist*

6 numeri di telefono di parenti e amici utilizzati in alternativa per parlare con Fastweb

0 soluzioni al problema

159 euro per chiavetta e contratto UMTS/HSDPA per navigare e usare Skype come telefono nel frattempo

3 avvocati che hanno consigliato di fargli causa

7 motivi per cui fargli causa, a parte l’interruzione del servizio

1 associazione consumatori già pronta

2 giornalisti di una rete nazionale interessati alla vicenda

1 giornata di ferie per andare di persona a Milano alla sede centrale di Fastweb, via Caracciolo 51

3 portinai della sede di via Caracciolo che si sono rifiutati di chiamare qualcuno con cui farci parlare

1 tentativo di un portinaio di chiamare lui il 192.193 e risolvere il problema (ROTFL)

52 dipendenti di Fastweb fermati fuori dalla sede chiedendo di chiamarci qualcuno con cui parlare

3 minacce dei portinai della sede di Fastweb di chiamare la Polizia

5 minacce nostre di chiamare i Carabinieri, la Finanza, il nostro studio legale e le Winx

1 solo dipendente Fastweb che si è fermato interessandosi al problema

15 minuti di attesa sotto gli sguardi dei portinai

1 grazie di cuore all’unico dipendente Fastweb che si è interessato

30 minuti per risolvere il guasto e far tornare la linea telefonica + adsl

2 scuse ricevute da Fastweb, una dal dipendente che si è interessato e una da un dirigente che ho contattato personalmente via email

1 scoperta che la chiavetta UMTS/HSDPA di cui sopra mi fa navigare a 7 mega e quindi è più veloce e più economica di Fastweb

1 scoperta che se c’è un guasto tecnico con la chiavetta, ne posso avere un’altra in 5 minuti

1 considerazione mia personale che se un’azienda sceglie come testimonial un evasore fiscale da 60 milioni di euro, forse sbaglio io a sceglierla come fornitore.

Per tutto il resto, c’è Mastercard.

*blacklist: Il centralino è in grado di riconoscere il numero del chiamante e quindi è possibile fare risultare occupata la linea o redirigere la chiamata ad un utente o gruppo predeterminato.

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