GOSSIP N.2: A VOLTE RITORNANO

30
08/2010

GOSSIP N.2: A VOLTE RITORNANO

La protagonista del Gossip n.2  con il suo orto del primo anno

La protagonista del Gossip n.2 con il suo orto del primo anno

Tu sei un giovane ricercatore con un contratto tutto sui generis perché con il contratto regolare ci hanno dovuto far entrare la solita raccomandata (1). Allora con questo contratto ti assegnano di tutto, mancano solo la pulizia bagni e il lavaggio vetri. Una di queste cose è un seminario facoltativo sul web design con i rudimenti dei linguaggi per il web. Facoltativo, quindi speri che non si iscriva nessuno perché hai altre quattromila cose da fare, sempre aggratis chiaramente. Ma i seminari la mezza nobile raccomandata (2) non li può fare, avendo competenza zero, quindi ti toccano pure quelli. Speriamo che non si iscriva nessuno, visto che è facoltativo.  Invece si iscrivono e ti tocca replicarlo tre volte in un anno. In una di queste volte capita anche la spacca maròni, quella che non si vuole addormentare manco per l’anima, che non invia sms sottobanco e non si controlla nemmeno le ciglia nello specchietto dell’astuccio. Non è neanche capace di fare quella bella espressioncina attonita quando dico “Una soluzione intermedia fra compilazione e interpretazione è stata adottata nei due casi del linguaggio Java e dei linguaggi Visual Basic e .NET di Microsoft con il P-code.”.
Sta attenta, mannaggia. L’ho capito subito che era una spaccapalle di dimensioni notevoli. E infatti comincia. E perché questo e perché quell’altro. E perché così e perché colà. Io ci provo: “Una soluzione intermedia fra compilazione e interpretazione è stata adottata nei due casi del linguaggio Java e dei linguaggi Visual Basic e .NET di Microsoft con il P-code.” (Dai, dormi!). Niente. Basta questo a farle chiedere la differenza tra compilazione e interpretazione, cos’è Java, come funziona, perché non facciamo anche qualcosa di Visual Basic e si ferma solo quando le dico che a me la roba della Microsoft fa ribrezzo. Non c’è niente da fare, questa non la addormenti nemmeno con il Lingo per Director. Lei e la combriccola rompono talmente le scatole che comincia a piacermi il corso. Ste signorine sono così in gamba che non ancora laureate le si chiama a fare da tutor nel master, corso post-laurea. Sono più brave di quelli che arrivano da mezza Italia a fare questi nuovi master. Ma sì, alla fine con la spaccamaròni e compagnia si fanno anche quattro chiacchiere e si esce a bere qualcosa. Simpatica, và.

Poi levi le tende dall’università e dai per scontato che non ne sentirai più parlare. Invece ogni tanto qualcuno si rifà vivo. Ero nel corso di qui, ero nel corso di là, ti ricordi di me? Qualcosa hai lasciato, quindi, qualcosa l’hai trasmesso e ti senti quasi soddisfatta. Non è stato tempo perso, và.
Ma non sai ancora che disastro hai fatto. Non lo sai finché non si rifà sentire la Regina delle Spaccamaròni.  Lei non ti scrive come gli altri “Ciao, ti ricordi di me?”. Nemmeno “Buongiorno, si ricorda di me?” (sì ci sono dei matti che mi scrivono su erbaviola dandomi del lei…)  No, è tutto troppo banale per lei.
Lei ti riscrive tutta la tua vita lavorativa in tre frasi, con commenti positivi e negativi su quello che hai fatto, te li motiva tutti e poi ti scrive tutta la sua vita… praticamente l’anamnesi e i grafici dell’andamento vitale tuo e suo negli ultimi anni. E ha anche un sito. E decresce. E lavora da casa. E fa una roba fighissima di game design per cui dice le sarebbero servite le mie lezioni, lavoro con cui si guadagna niente più una fava, c’ha il frigo artisticamente vuoto, ma tiene duro, quindi è una vera artista, mica come te sporca capitalista che sei andata a lavorare per tizio caio e sempronio che non erano affatto dei duri e puri. Tu, immonda creatrice di servizi a pagamento per il mobile! Lei, la pura, com’eri tu eoni fa. (3)

Chiaramente essendo sempre stata esente dalla questione “io sono il tuo prof, non avrai altro dio all’infuori di me, baciami gli alluci”, la cosa mi ha divertita oltremodo e le ho risposto nel modo più saccente e antipatico possibile concludendo però che “se continuerai a fare solo quello che ti piace veramente, prima o poi questo qualcosa ti riempirà anche il frigo”.  Giuro che le ho dato una risposta delle mie, una mail antipatica che avrebbe zittito chiunque. Ma la Spaccamaròni è di tutt’altra pasta. Ribatte. Perepé perepé perepé.
Niente, rassegnati, non te ne libererai mai. Ma d’altra parte è una delle pochissime donne italiane che capisce l’ironia e guarda Lost (non nel senso che accende il televisore, ma nel senso che lo vede davvero, livelli, sottolivelli, interpretazioni e riferimenti). Non puoi mica spararle, è un’esemplare raro. Teniamocela.

E è diventata veg-qualcosa. Mica che tu pensassi di essere da sola.

E fa pure l’orto. tié.

E ti ha pure trovata su facebook, ora son cavoli tuoi.

Beh, che devo fare?  Me la tengo. Quanto mi piacerebbe averne trovati di più di questi spaccamaròni!  Ci son delle soddisfazioni alla fine nel non essere una raccomandata mezza nobile e mezza ignobile ;)

Ah e già che ci sono… buon compleanno spaccamaròni!  (sì lo so, sono in ritardo, era per mantenere vivo il ricordo! nessuno osi dire che comincio puntuale…)

———————-

(1) con tanto di scenetta teatrale del concorso vero

(2) Gilberto Govi, grande genio teatrale del primo novecento, diceva di chi vantava qualche antenato nobile: “è mezzo nobile… e mezzo ignobile.” Meglio brillare di luce propria prima che per riflessi per cui non si ha nessun merito.

(3) Se vi chiedete che lavoro faccia, penso che se lo chieda anche lei. Secondo me, fa le applicazioni del Nintendo DS per le fan dei Sonohra. O le intercalazioni per gli esercizi di yoga demenziale della Wii Fit. Però, il perché questo sia etico sfugge alle masse. (Se vedrete comparire una risposta di 6 km a pagina sul perché e il percome e l’etica del web e le fave nei frigo vuoti, è lei che finge di non aver colto l’ironia. Va sempre così tra noi. Ma se andate sul suo sito, si legge della robina molto migliore).

In stile accademico, ho scritto con le note a pié di pagina e ci metto anche la nota alle note. [NdR]

Postato in Orto bio, Ridendoci sopra..., Stili di vita sostenibili, corsi, donne dududù | 23 Commenti

15
07/2010

I BIO-FRICCHETTONI & L’ORTO-TERAPIA

Barbara stamattina diceva giustamente che tutti quelli che continuano a parlar male di questo Paese e dicono che vorrebbero andarsene, non se ne vanno mai. Stanno qui a lamentarsi e spaccare i maròni a noi. La maggior parte, almeno. I soliti disfattisti, insomma.

Stanno belli comodi alla finestra, guardano e lamentano, sognano e si lamentano, lamentano, lamentano… senza mai fare nulla. Mi capita sempre più spesso di incontrare persone attratte dalla vita rurale che parlano  di andarsene ma continuano a vivere nei loro timori di non potercela fare. Altri  poi (e questi non li sopporto proprio) che partono in quarta con il “beata te, io non ho la possibilità”. Da notare: quasi tutta gente che paga un mutuo e bollette astronomiche puntualmente, ma terrorizzata dal piantare due lattughe e mangiarsele. Forse, in questi casi, le cose di cui preoccuparsi davvero vanno ancora messe a fuoco…

Tempo fa, parlando con una persona che ha cambiato radicalmente la sua vita, ci siamo trovati d’accordo sul fatto che questi individui che tanto parlano ma niente fanno sono in realtà persone che si fanno opposizione da sole, sono vittime di loro stessi e dell’immobilismo cronico in cui in realtà si sentono al sicuro.

Ormai di spostamenti e capovolgimenti ne ho fatti parecchi, senza l’ardire di voler insegnare niente a nessuno, provo a inquadrare il fenomeno. Mi baso sulla mia esperienza e su quella di tutte le persone che ho incontrato. La maggior parte di quelli che tentennano, che sono insicuri o i classici bio-fricchettoni* buoni solo a piangersi addosso, sono in realtà solamente persone che si fanno opposizione da sole.

Cosa vuol dire farsi opposizione da soli? Semplicemente non cogliere le possibilità. C’è un film molto stupido e molto serio, YesMan, in cui il protagonista è così, uno che non fa mai niente e ha mille scuse per non farlo ma cambia completamente vita quando viene costretto a rispondere ’sì’ a tutte le occasioni che gli si presentano. In modo molto banale, questo film spiega com’è e come può cambiare la vita di chi si fa opposizione da solo.
Occhio però: nessuno di quelli che lo fanno, riconosce di farlo. Si fanno opposizione da soli ma si considerano le persone più ottimiste e energiche del mondo, alle quali manca solo ‘la possibilità materiale’.

Mavà?!

Pensa che invece a noi è piovuto dal cielo un meteorite con dentro: casa di campagna completamente arredata, orto sinergico avviato, bosco, frutteto e lavoro a tempo indeterminato da fare in casa quando proprio ci annoiamo di tutto il resto. Fossi in te, caro il mio “beata te, io non ho la possibilità“,  mi comincerei a scegliere un posto in prima fila per la notte di San Lorenzo.

Avete presente quelle persone che vent’anni fa vi parlavano di andarsene dalla città, fondare una comune, vivere del lavoro dei campi ecc.? Quelle che vi facevano sentire anche un po’ cretini se voi volevate “solo” andarvene a vivere per i cavoli vostri fuori dal caos? Bene, quando vent’anni dopo li incontrate di nuovo e son sempre lì con i loro ‘mi piacerebbe’ e cinquecento testi di agricoltura letti, gente che vi fa dei pipponi teorici lunghi ore su come si fanno i cassoni per la sinergica…. eccoli lì: sono loro. Sono quelli che si fanno opposizione da soli. Progettano, progettano, progettano ma a ogni occasione si bloccano.

Perché, lasciatemelo dire, a fare i bio-fricchettoni in città che ‘ne sanno’ di vita in campagna e progettano fughe nelle comuni, si passa per quelli fighi, quelli originali. E quanto è più facile raccogliere consensi e ammirazione (perché solo di questo hanno bisogno) facendo il fricchettone-sognatore-di-fughe in città, che rompendosi la schiena a seminare l’insalata?
Questi indecisi li troverete ancora lì tra altri vent’anni oppure faranno una piccola brevissima esperienza estemporanea per poi tornare a gambe levate a tirare pipponi di teorie sulla coltivazione al loro pubblico consueto.

Io li riconosco anche da un altro atteggiamento: sono quelli che sostengono che fare l’orto sul balcone sia stupido, una sciocchezza per illudere i cittadini. Loro di orto faranno quello vero, solo quello, nel momento in cui andranno a vivere in campagna (cioè mai). Intanto però si studiano tutti i testi possibili, senza mai piantare nemmeno un semino. Loro hanno progetti ben più grandi, mica possono sprecarsi sul balcone.

Sembrano ridicoli solo a me?

Alla fine, il coraggio per cambiare qualcosa e la forza di farlo, non te li può dare nessuno. Ognuno di noi ha la vita che si è scelto da solo. L’uomo ha veramente la possibilità di scegliere la propria vita e nel caso di queste persone è quello che fa: sceglie di farsi opposizione da solo.

Io a distanza di anni l’orto sul balcone continuo a farlo ancora insieme all’orto-orto (anche perché mi piace l’idea di dare un piccolo contributo, una ’spinta’ a qualcuno che ci sta provando):

…epperò quando mi stufo di lavorare mollo a casa tutto e in cinque minuti sto passeggiando qui:

*I bio-fricchettoni sono la generazione successiva delle bio-sciure. Sono quelli che girano in città in bici, fanno la spesa bio facendosi recapitare casse di frutta da mille km di distanza e parlano da vent’anni o più di trasferirsi in campagna.

(questo post è ripreso in parte da un intervento che avevo fatto sul forum dei Bionieri, ma visto che è sempre farina del mio sacco e che per qualche ragione è un forum poco frequentato, mi è sembrato di non far torto a nessuno riportandolo qui. Se poi qualcuno l’ha già letto, mi scuso, ma suvvia è solo un pezzettino)

Postato in Escursioni & Trekking, Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Orto bio, Stili di vita sostenibili, decrescita, fai da te & autoproduzione | 43 Commenti

22
06/2010

…LA GIOSTRA CHE GIRA

Agricivisti in azione - Terre di Mezzo, Giugno 2010

Riprendendo il titolo del post precedente e anche per giustificarmi un po’ delle assenze continue da questo sitarello… invece di farmi scrivere la giustifica dai genitori-o-chi-ne-fa-le-veci, questa volta la giustifica me l’ha scritta Terre di Mezzo, che nel numero di Giugno ha parlato di quello che sto seminando in giro per il Belpaese, vedi articolo sopra. In effetti, quando faccio questi corsi-incontri, mi viene di nuovo da chiamarlo Belpaese e per un po’ dimentico i titoli dei giornali, la politica in genere, lo scempio del territorio e non ho la voglia costante di scappare in un buen retiro nella Comunità Autonoma Valenciana. Valuto che forse è possibile restare ancora un po’ a far girare questa giostra, in quest’Italia minore fatta di gente che ci crede, che cambia, che allarga i propri orizzonti e che non ha come unico fine nella vita un conto in banca straripante, lo yacht e le piastrelle del bagno firmate.
Ci sono ancora molte cose da imparare per me, altrettante da condividere, una strada che posso ancora mantenere nei confini di questo Belpaese.

Perché. Per non restare fermi e attendere di essere usati come consumatori, illusi come votanti, sfruttati come contribuenti, dileggiati come ignari sovvenzionatori di stipendi favolosi e benefit lussuosi a politicanti mafiosi. Per essere, senza aspettare che le cose cambino da sole.

Henry David Thoreau, filosofo e ambientalista, scriveva nel suo Diario, l’11 marzo 1856, “C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.”
Bepi Armanelli, esperto falegname e carpentiere della Val Maira che sta riabitando con altri sognatori un villaggio montano, ha detto un po’ di giorni fa: “Dopo essercela menata un po’ passiamo al fare. Dumse n’ andi, che i sogni sono belli ma è ancora più bello realizzarli.”
Piantare semi, impastare il pane, costruire case. Un’altra Tribù di appartenenza.

Postato in Ma che Bel Paese, Orto bio, Stili di vita sostenibili, corsi, decrescita, fai da te & autoproduzione | 12 Commenti

21
04/2010

NEWTON VS TERMODINAMICA: SI PREGA DI CHIUDERE IL RUBINETTO

albero guardiano della valle

Sbobinando un po’ di vecchio materiale, trovo questa spiegazione breve e illuminante di Serge Latouche sul perché sia assolutamente necessaria una decrescita.

Lo sviluppo non è sostenibile. Perché non è sostenibile? E’ semplice da capire. Perché gli economisti hanno costruito un modello sul modello della meccanica di Newton ma il mondo reale non è un mondo meccanico, anche i fisici lo sanno bene. Ci sono le leggi della termodinamica, in particolare la seconda che ci dice che un’energia consumata non si può ritrasformarla nella sua forma prima. Ovviamente nulla si crea e nulla si distrugge, ma quando bruciamo un litro di benzina nella macchina, poi non l’abbiamo più a disposizione, per ritrovarla bisogna consumare altra energia. Gli economisti per anni hanno negato l’evidenza dei limiti fisici: l’aria e l’acqua sono illimitate quindi non hanno valore, era questo che studiavamo ancora negli anni ‘60. Si sono dimenticati del ruolo intrascurabile della biodiversità. E allora è chiaro anche a un bambino che una crescita infinita non è possibile su un pianeta finito. Fortunatamente l’uomo è anche ingegnoso e la scommessa della decrescita è anche sull’ingegnosità umana, che l’uomo sarà capace di trovare soluzioni. (…) Come diceva il ministro ceco dell’ambiente, quando c’è un allagamento in bagno si possono prendere degli stracci ma la prima cosa che faccio io è chiudere il rubinetto. Chiudere il rubinetto è uscire dalla società della crescita.

(Conferenza sulla Decrescita a Mestre, 28 novembre 2007)

Non ultimo, segnalo questo post dell’ormai mitica Madame Equipaje sull’improvvisa comparsa della parola ‘verde’ declinata in tutte le sfumature, per cercare di venderci i prodotti della visione newtoniana del mondo, ma infiocchettati con un po’ di eco e sostenibile che ormai fa sempre figo. “¿Es verde todo lo que se pinta de verde?”, domanda retorica di madame. Il marketing ci ha scoperti, la Coop di recente ha persino cambiato le confezioni: non più bio-logici ma “Vivi Verde”. Le confezioni degli yogurt formavano una volta uno scaffale nei toni del bianco-azzurrino-rosso. Adesso si vira sul verde, avete notato? C’è anche chi come Harlock riceve cataloghi verdi a fiorellini di condizionatori ‘ecologici’ (!) e se la ride… d’altra parte è duro farci cascare uno che ricicla un’auto da collezione come serra. Morale: accattatevillo sto verde! Che tra un po’ lo vedremo solo sui cataloghi di prodotti ‘ecologici’.

(quello sopra sarebbe un mio recente esercizio fotografico nei dintorni, con ampi margini di miglioramento. Per me, non per il paesaggio. Ci sono anche le pale eoliche di Hera che mi forniscono l’energia elettrica)

Postato in Escursioni & Trekking, Giorno per giorno, Pro consumatori, Stili di vita sostenibili, decrescita | 15 Commenti

15
04/2010

PLATO DIVINO: CENA VEGAN PRONTA IN 10 MINUTI

PLATO DIVINO: una cena vegan in 10 minuti

In questo periodo ho pochissimo tempo, tra lavoro, scadenze e mille altre cose, alcune delle quali molto piacevoli, per fortuna. Ultimamente  è nato il Plato Divino, che si prepara in 10 minuti, si sbafa con molto gusto e soprattutto ha una quantità notevole di varianti. Il nome “Plato Divino” è ripreso ironicamente da un piatto di un ristorante messicano dove andavamo, si trattava di un piatto enorme di fritture di qualsiasi genere. Questo è il fratello sano del vero Plato Divino :D Inoltre mi sono dovuta ricredere sul fatto che il tofu alla griglia sappia di gomma pane bruciata… così no :D

Allora, è stra-facilissimo e stra-veloce, a prova di negati, può essere eseguito con tofu, tempeh e hamburger vegetali, il procedimento è identico:

Ingredienti:

insalata: valeriana, radicchio rosso tipo Chioggia o trevisana, pomodori pachino, germogli di senape, crescione e lino, olive

odori: timo, maggiorana, rosmarino, aglio, sale e pepe

proteine vegetali: tofu oppure tempeh oppure 1 hamburger vegetale

olio extra vergine di oliva, shoyu

Procedimento:

1) Si tagliano 4 fettine di tofu, si immergono per due minuti in acqua bollente, si asciugano e si immergono in un salmoriglio di olio extra vergine di oliva, shoyu, timo, maggiorana, rosmarino, aglio, sale e pepe. Se si usano tempeh o hamburger vegetali non si immerge prima in acqua bollente. Scaldare la griglia o piastra.

2) intanto che il tofu/tempeh/hamburger marina, si prende un piatto bello grande, si comicia con un letto di valeriana, seguito da una coperta di radicchio rosso, un giro di germogli di lino, crescione e senape, pomodorini pachino e per chi le gradisce, olive. Si ripassa con un filo di olio extra vergine, aceto di mele o shoyu a seconda dei gusti, spolverata di pepe, sale.

3) Si buttano le fette sulla griglia, si rigirano 3-4 minuti pressando bene e versando sopra un po’ del salmoriglio se si asciuga  troppo.  Togliere dalla griglia, appoggiare sul letto di insalate e servire.

Postato in Giorno per giorno, Ricette 4. Piatti unici, Stili di vita sostenibili, Vita da veg*, al volo | 13 Commenti

  • Calendario

  • September 2010
    M T W T F S S
    « Aug    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
    Mappa MondoNuovo
  • Sono passati di qui