GOSSIP ESTIVO N.1: forse non tutti sanno che…

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08/2010

GOSSIP ESTIVO N.1: forse non tutti sanno che…

Visto il sole, il caldo e il lavoro che continua a rincorrermi (costante, il tipo!) facciamo una pausa gossip. Quello che vi racconterei se stessimo prendendo l’aperitivo insieme sul mio balcone, in questa mattinata di sole sull’appennino, a destra i colli bolognesi, a sinistra il verde fitto della Toscana. Vedi foto.

Mi rendo conto sempre più spesso che tra i commercianti la locuzione “Non ce l’ho” è caduta in disuso. Ormai ti dicono qualsiasi cosa piuttosto che dirti che non ce l’hanno, quasi che pronunciando le fatidiche parole non-ce-l’ho un fulmine li bruciasse all’istante. Però, delle volte, un onesto “non c’è” o “non ce l’ho” è meno imbarazzante delle corbellerie che riescono a tirar fuori. Ultimamente ne ho collezionate tre, tre perle di raro ingegno… della serie “forse non tutti sanno che”.

Forse non tutti sanno che il miso…

NaturaSì di Bologna, quello con il bioristorante per sceicchi. Ormai ci compro solo 2-3 cose, tra cui il miso in barattolo di vetro. Guardo tutto lo scaffale ma nulla, non lo trovo, ci sono solo le immonde bustine del liofilizzato. Guardo in altri, niente, sparito anche il posto che di solito alloggia i vasetti. Intercetto una NaturaSì-girl in magliettone giallo. “Scusa, dove avete spostato il miso in barattolo di vetro?”. Mi guarda come se fossi matta, un serial killer. “Il miso in estate non c’è. Scoppia. Fermenta nei barattoli e quelli scoppiano, il vetro scoppia, E’ PERICOLOSO!”.
Ah.
Torno a casa con due pensieri: primo, che potrei trovare il mio alloggio devastato da un’esplosione estiva di miso. Secondo, che tutti gli altri NaturaSì, specialmente quelli di Milano, appartengono senz’altro a qualche cellula impazzita di Al-Qaida. Beccati! Vogliono farci saltare in aria con il miso!

Forse non tutti sanno che le padelle senza rivestimenti interni…

Ferramenta del paesino di montagna. Fornitissima, il Leroy Merlin in confronto è un cassonetto. Sto cercando disperatamente una padella di 35-40 cm senza rivestimenti interni. Non voglio il teflon perché è cancerogeno (no, non venite a raccontarmi che se non lo gratti e bla bla bla. E’ cancerogeno anche da freddo). Non voglio i nuovi rivestimenti in ceramica perché sono pieni di piombo, anche se cercano di propinarli in alternativa al teflon. Voglio una diavolo di padella senza rivestimenti, è così difficile?? Sì. Ne ho trovata solo una dell’Alessi disegnata da Jasper Morrison, 60 euro la più piccola da 28 cm e non voglio immaginarmi la grossa, ammesso di trovarla. Le Bionatural hanno solo un padellino minuscolo, inutile per noi. Prima di rinunciare alla ricerca e comprare quella di design, spendendo il 40% per l’oggetto, il 60% per la stampigliatura del nome Alessi e 40 euro perché l’ha disegnata Jasper Morrison, provo con il ferramenta super fornito che può anche ordinarmi quello che voglio.
“Senza rivestimento non ne abbiamo, ma possiamo ordinarla”. Perfetto, ecco un vero commerciante: “non l’abbiamo. possiamo ordinarla”. Evvai! E’ così che si fa! La moglie telefona subito al rappresentante di pentole e padelle. “Senti vorrei per una cliente una padella di almeno 35 cm in acciaio inox senza rivestimento interno”.
Rappresentante: “Non esistono più, non le fanno più. Sono state VIETATE PER LEGGE”.
Oddio, quest’estate non riesco a fare shopping senza commettere reati!
Ma non si limita a questo, continua: “Sicuramente la tua cliente sarà una vecchia signora che è abituata senza l’antiaderente”.
Pure. Vecchia signora ci sarai tu, scimunito!
La legge che vieta le padelle senza rivestimento interno mi mancava… secondo voi è codice civile o penale? E se ne ho una in casa devo denunciarla? Ci vorrà il porto d’armi per padella senza rivestimento interno?  Cosa dite, rischio e la compro lo stesso, magari usata e la tengo ben nascosta?

Forse non tutti sanno che le pecore…

Conversazione telefonica con una merceria della provincia di Bologna. Sto cercando un filato in bamboo per farmi un poncho e non usare la lana.
“Buongiorno, la ditta Ornaghi vi segnala come rivenditori dei loro filati. Avete anche quelli in bamboo?”
“Quelli in bamboo non li fanno più”
Sì, figurati.
“Ma scusi, ho parlato dieci minuti fa con la Ornaghi …”
“Sì, ma ne dicono tante! Tutti questi filati li facevano quando andavano di moda, adesso è passata la moda del bamboo. Ma lei per cosa ce l’aveva bisogno?”
“Per un poncho, al posto della lana… sono vegana, non uso prodotti animali…”
“Beh, ma cosa c’entra? Mica deve mangiarsi la pecora! Guardi che la pecora resta viva dopo che le prendono la lana!”
“Sì, fa niente, ma io non uso prodotti animali, quindi non avete i filati in bamboo?”
“No, no, non li fanno più. Io le consiglio di usare una bella lana, ce ne sono anche di ECOLOGICHE, dalle pecore che mangiano solo erba!”
Mi ha instillato il dubbio che esistano anche pecore carnivore…

(per le knitting-girls, il filato in bamboo esiste ed è ancora prodotto ma si trova facilmente solo online o all’estero.. è made in Italy ovviamente, come la cretineria)

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PENSIERI SPETTINATI E SOWA RIGPA

Formaggio vegan ai semi di lino

Finalmente terminato il periodo di corse, mi sono fermata qui a riposare un po‘, finalmente ospite di me stessa, con qualche amico che viene a fare altrettanto, qualche altro che bisogna raggiungere e altri che passeranno andando in Toscana, tornando dalla Toscana o passando e basta.

Poi uno dice. La tranquilla vita di campagna. Appunto, dove sta? L’avete mica vista passare?

Ma meglio così. Stamattina si rideva per i primi 4 giorni senza ospiti… l’ultimo weekend pioveva, l’ultima ospite designata ha rimandato e i gatti si guardavano in giro straniti… come, non viene nessuno? Non è venuto nessuno per quattro giorni, pazzesco! E noi con chi faremo le star? E chi ci farà i grattini extra?
Così per un weekend ho anche abbandonato i fornelli, letto, oziato divinamente e letto ancora. Da domani ritirerò fuori il sacro fuoco dell’albelgatrice che è in me e spignatterò per i prossimi ospiti (di domani, del weekend, di… boh, chi passa di qui?). Gioco ancora al b&b come a 6 anni. E’ la mia xbox.

Nella foto, la mia ultima creazione, il formaggio vegan ai semi di lino, fresco e estivo.
Ricetta velocissima: 1 lt di latte di soia autoprodotto, 6 cucchiai di aceto di mele, 2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie, 6-7 cucchiai di semi di lino non decorticati, un pizzico di sale integrale, un pizzico di pepe bianco.
Portare a bollore il latte di soia, versare l’aceto di mele e attendere che cagli. Raccogliere il caglio in un colino a trama fitta, sciacquare sotto acqua corrente per togliere l’acidulato dell’aceto, versare in una ciotola di vetro. Unire 4-5 cucchiai di semi di lino e il lievito, aggiungere sale e pepe, mescolare. Mettere 1-2 cucchiai di lino sul fondo della fuscella, inserire il contenuto della ciotola nella fuscella e schiacchiare ben bene con un cucchiaio. Far riposare in frigo almeno 3 ore prima di servire. Il gel sviluppato dai semi di lino a contatto con l’umido della cagliata rende il tutto molto omogeneo e gradevole, molto più morbido e compatto delle normali ricottine vegan. I semi di lino aiuteranno anche nella digestione e sono un toccasana per l’intestino, ma da assumere con attenzione per chi soffre di colite o appendice infiammata.

Mi rilasso zappettando, ma siamo ancora al sovescio per nutrire questo pezzetto di terra abbandonato che più povero di così non si potrebbe. Mi faccio passare lo sconforto con le piante sul balcone, alimentato da banale terriccio universale che però non soffre l’arsura e l’argillosità di questo pezzo di appennino. Mi impunto a non usare concimi animali, resto convinta che si possa, e se questo vorrà dire un anno in più chissenefrega.

Ho di nuovo tempi di lettura dilatati, finalmente. Questo sì che mi mancava ultimamente. Una delle letture più belle ultimamente è stato il libro di Franco Battiato e Giuseppe Coco “Sowa Rigpa. La scienza della guarigione per un’alimentazione consapevole“, Edizioni Infinito. (A proposito, se qualcuno è dalle parti di Catania, martedì 3 agosto presso Palazzo della Cultura – Cortile Platamone, c’è la presentazione con ingresso libero).
Il libro è un lungo quanto interessante dialogo tra i due autori sull’alimentazione naturale, sullo spirito e la mente, sulle loro iterazioni, sulla via per riappropriarsi dell’equilibrio tra salute fisica e mentale che ormai sfugge alla maggioranza. Sowa Rigpa infatti è l’unione di Sowa ovvero guarigione, cura, nutrizione, e Rigpa che vuol dire scienza, conoscenza: “scienza della guarigione”. E’ la Medicina Tibetana, con la sua peculiarità di essere alla portata di tutti, di avere larga applicazione nella vita quotidiana con l’introduzione di equilibrio, armonia e buone abitudini alimentari.
Molti non sanno che Franco Battiato è vegetariano, in Italia non sono cose che si pubblicizzano molto o che comunque tendono ad essere relegate nel novero delle eccentricità dei personaggi famosi. Il suo modo di raccontarlo e di raccontarsi invece è molto bello, profondo, pacato, niente a che fare ovviamente con i vari Brad Pit vegetariani o altri peripatetici holliwoodiani che si dichiarano buddisti.  La consapevolezza e l’equilibrio raggiunto dai due autori è nelle loro parole, in alcune deliziose ricette che spuntano nella conversazione, percorsi alimentari che sono soprattutto percorsi di vita e di ricerca.

A volte ritrovarsi in personaggi che si stima fa bene. A me, caffeinomane più volte redenta e ricaduta, una Maddalena del caffé, fa bene leggere che il Maestro durante le riprese di Musikanten beveva quantità considerevoli di questa che a tutti gli effetti è una droga per il sistema nervoso, una droga che crea dipendenza e assuefazione, squilibrando in buona parte qualsiasi altro proposito di alimentazione corretta. Quindi si può uscirne davvero, mi dico. Delle volte l’esempio è meglio della teoria, anche se la mia amica crudista mi ripete da ben più tempo che bisogna imparare ad ascoltarsi, che sta tutto lì.
Un libro magnifico, un piccolo gioiello.  E poi ci sono le piccole avventure a cui vengono sottoposti tutti coloro che, dediti a un’alimentazione non violenta, si trovano nell’obbligo di mangiare fuori. Come non sentirsi partecipe davanti alla crisi dell’oliva che tocca a tutti prima o poi? “Un paio d’anni anni fa, in un ristorante a Macerata, assaggiando un’oliva… improvvisamente ho sentito milioni di cellule del mio corpo gridare come per ribellarsi. Ho chiesto al cameriere, per sapere cosa ci fosse dentro quell’oliva e mi ha fatto un elenco: carne di maiale, mortadella, salsiccia… Dentro un’oliva c’era una salumeria, in forma atomizzata!“. Poi rido, perché scopro che persino a questi due Illuminati chiedono “ma dove le prendi le proteine se sei vegetariano?”. Persino a loro, non sfugge nessuno a questi luoghi comuni, mi consola.
Ma questo stile libero, leggero eppure profondo lo spiega molto meglio il filosofo Piero Ferrucci nella prefazione: “Parlare di alimentazione è sempre un po’ rischioso, perché si urtano vecchie abitudini e convinzioni molto radicate, e quindi magari si evocano reazioni emotive piuttosto risentite. Io sono un vegetariano, ma non sono militante, e non vado in giro a cercare di convertire al mio credo chi mangia carne. Anche per questo mi è piaciuto questo libro di Giuseppe Coco e Franco Battiato. Perché è tranquillo, non cerca di fare pressione sul lettore. Sono due uomini che si scambiano opinioni sul cibo e sulla cucina dal punto di vista della medicina tibetana, molto attenta agli equilibri e alle combinazioni. Leggendo il libro vi parrà quasi di partecipare alla loro conversazione. La loro cucina è semplice e facile. Io, che non sono un cuoco, ci ho provato, e questi piatti mi sono riusciti abbastanza bene. E poi, sono buoni. “  (I miei prossimi ospiti si preparino: pasta di farro fatta in casa con i miei fiori di zucca e zafferano, è tra le ricette per l’estate)

Giuseppe Coco nel corso della conversazione lo sintetizza ancora meglio: “Il gusto dell’essenziale e della semplicità“.
Poi ci sono tantissimi altri discorsi dentro, l’aspetto olistico delle metodiche tibetane, il digiuno, chi sta attento a comprare tutto bio e poi fa colazione al bar, cani e gatti alle prese con crocchette vegan, il metodo Montignac con un filo di ironia, il grande Franco Battiato che ti pianta lì davanti alla verità fermandoti con un chiodo “La disinformazione ci manda avanti come asini a cui si mostra una carota che non raggiungeranno mai.

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06/2010

CI VOGLIONO FERMI PER PRENDERE LA MIRA, NOI DIVENTEREMO UNA GIOSTRA CHE GIRA

” Ci vogliono tristi per farci contenti, ci fanno sognare i loro diamanti
ci vogliono fermi per prendere la mira, noi diventeremo una giostra che gira ”
… cantavano i Mercanti di Liquore nel bel cd “La Musica dei Poveri” (2002), il pezzo è “El pueblo entiende la poesia“. Lo sto canticchiando mentre scrivo.

Sapete che vi dico? A me della pubblicità della Littizzetto che si abbraccia una vacca dicendo che il manzo della Coop la fà sentire sicura non frega niente. Quattro buoni motivi per ignorare bellamente la Littizzetto e le sue apologie a pagamento della Coop:

1. La Littizzetto è una madre di famiglia, deve portare a casa i soldi. L’anno scorso (casualmente subito dopo il mio sproloquio sul tonno Nostromo, ma è stato solo un caso) si è scandalizzata in diretta da Fazio-io-però-mi-dissocio perché la pubblicità del tonno in scatola prendeva sostanzialmente per i fondelli i tonni. Un tonno guardando il funerale di un altro che finiva in scatola diceva “Sono sempre i migliori ad andarsene”. Littizzetto scandalizzata!
Quest’anno però le offrono qualche milione di euro e quindi trova giusto prendere per il culo le vacche. Intese come mucche, non quelle che circolano negli studi televisivi. Ma cosa vi fa stupire? E’ la stessa che sempre da Fazio-io-però-mi-dissocio sbraita contro le ingiustizie e l’inquinamento che fa venire il cancro, poi prende qualche vagonata di euro dalla H3G per promuovere i loro abbonamenti e telefonini, proprio quella H3G più volte chiamata in causa per aver superato i livelli di elettrosmog e aver provocato – sostengono quelli che gli hanno fatto causa – una quantità di cancri a gente che viveva in prossimità di dette antenne. Oh, sta povera donna tiene famiglia, mica tutti hanno l’ex marito che gli bonifica trecentomila euro al mese. Dove c’è lavoro lei va, è giusto. C’è da pulire una scala, sgorgare un cesso, fare una pubblicità? Lei viene! Non guarda in faccia a niente, lei lavora! Cosa non si fa per la famiglia!

2. La Littizzetto forse beve la sua urina (***). Ora, io ho un’unica opinione su chi beve la propria urina e questa opinione non è per nulla olistica. La mia modesta opinione è che queste persone non mi devono parlare della qualità del cibo, possibilmente non devono usare le mie stoviglie e devono parlarmi a una distanza di almeno 2 metri, a salvezza di sputacchio. Siamo su due pianeti diversi, non c’è comunicazione, su questa cosa sono profondamente ottusa. A me la Littizzetto non ha nulla da dire su quello che va messo in bocca.

3. La pubblicità in oggetto è evidentemente indirizzata a un pubblico di decerebrati, quelli che ridono ancora alla battuta “Si chiama Pietro, torna indietro”. Pare che mia nonna, classe 1910, la trovasse noiosa alle elementari. Quelli che guardano il cinepanettone e il tg5 e Fazio-io-però-mi-dissocio e le non-inchieste delle Iene e la finta-satira di Striscia. Non è gente come noi, loro non hanno mai letto le traduzioni di Woody Allen di Luttazzi, non hanno mai riso alla satira davvero libera di Michael Moore e Jay Leno, non hanno la minima idea di chi sia Richard Linklater e pensano che la Guzzanti sia la sosia di D’Alema. Siamo su pianeti diversi, è evidente. Quindi, che me ne importa di questa pubblicità? Mica è indirizzata a me.  Per esempio, a me Silvio Orlando piace, ha fatto dei bellissimi film come Il caimano, Sud, La mia generazione… però quando è uscito Genitori & Figli non l’ho visto. Se c’è la Littizzetto, il mio personale termometro della qualità scende e secondo me nemmeno Silvio Orlando si aspetta che io e quelli come me andiamo a vedere due ore di non-attori che fanno un non-film sulle non-famiglie. Si vede che anche lui tiene famiglia, è da un po’ che ogni tanto ci infila qualche cineschifezza. Ma io non le guardo, leggo il cast e le cestino. Pensa se lo facessero tutti, è solo un’idea.

4. In generale ho da dire solo una cosa. Se il sistema non ti piace, se non lo condividi, hai solo una scelta: esci dal sistema. Non è vero che si combatte da dentro, da dentro non combini niente. Ti devono vendere dei prodotti, mica scrivere la costituzione. Cosa puoi cambiare? Niente. Io prima alla Coop ci compravo parecchie cose che non erano frutta e verdura. Perché la Coop aveva i prodotti che dicono no alla vivisezione e che non costano un rene come quelli del Naturasì. Ma che senso ha promuovere la carne halal, presentare gli animali solo come cibo (vedi pubblicità della Littizzetto, dalle triglie nel microonde al manzo che la fa sentire sicura) e poi farmi due pigne così di pubblicazioni sul fatto che hanno i prodotti non testati sugli animali? Cioè: te li magni, li macelli all’islamica ma non gli spalmi la crema per vedere se fa allergia? Ah beh, una scelta coerente.

Te lo dico io: la Coop vuole la fetta di mercato di animalisti e vegetariani, come tutti, ma vuole anche la palma della più etica, come pochi, e poi vuole anche il vessillo di quella che ha la carne macellata migliore. Mi ricorda un altro italiano famoso…

Attualmente alla Coop compro solo la cartaigienica e ogni volta che la uso mi rallegro immaginando la Littizzetto mentre dice che la cartaigienica Coop la far star bene e la usa come tovagliolo, visto quello che serve da bere a casa sua. Così la uso pensando che sia il tovagliolo della Littizzetto, mi alleggerisce la coscienza. Ma dopo la pubblicità del manzo, penso che preferirò piuttosto usare un mazzo di ortiche, quindi mi appresto a trovare un altro spacciatore di  cartaigienica certificata FSC. Se non ti piace il sistema, esci dal sistema.

A margine, per fortuna ha smesso di piovere. Nell’orto e sul balcone è cresciuta della verzura anche in mia assenza, il che conferma che io non sono proprio l’elemento indispensabile del mio orto, il quale ha un’anima così permaculturale da essersi seminato da solo svariate essenze, compreso un gigantesco cardo. E’ tempo quindi di tornare a parlare di orto. Non che io non l’abbia fatto, ma ultimamente parlo così tanto di orto fuori dal sito che dentro al sito mi dedico solo allo sfrangiamento dei vostri maròni battendo la grancassa contro il sistema, le multinazionali e la macellazione. Pessimo fenomeno dissociativo, porrò rimedio a brevissimo.

Vi abbraccio tutti profusamente e tantissimo perché più incontro dal vivo le persone che leggono questo blog e più mi stupisco di quante persone meravigliose ci siano!

p.s.

Ah, io non tengo famiglia, tengo due gatti e un fidanzato che mangia per quattro, motivo per il quale anche se la Littizzetto ha parlato bene del mio libro nella sua trasmissione su Radio DJ, sono libera di dire che a me la Littizzetto è scaduta tantissimo e ho parecchio da ridire su queste pubblicità diseducative e speciste della Coop. Perché se sei fuori dal sistema, il sistema non ti controlla. La coerenza non è in vendita al supermercato, te la autoproduci tu ;)

(***) mi informa un’amica esperta di gossip che forse si trattava solo di una battuta. Vabbé, poco male, anche la mia è solo una battuta. L’amica  sostiene che finora solo Eleonora Brigliadori ha ammesso pubblicamente di bere la propria urina, mentre altri lo fanno ma si vergognano a dirlo. Grazie mille per la precisazione, è confortante avere amici così informati! E due: un altro amico mi informa che è proprio vero, l’avrebbe scritto in un suo libro in cui descrive accuratamente come cercava di convincere il fidanzato del beneficio di questa bevuta, non si ricorda però il titolo di tale opera letteraria.

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05/2010

LE GARDENIE DELL’AISM, LA DIETA KOUSMINE E LA SCLEROSI MULTIPLA

Sono stata piacevolmente sorpresa da tante email e messaggi che ho ricevuto, è piacevole che qualcuno si chieda dove sono finita :D   Sono sempre qui dietro il monitor (purtroppo per qualcuno!), quando non sono in giro per il BelPaese, ma fortunatamente a fine giugno comincerà un periodo più tranquillo. Negli ultimi mesi finisco per scrivere sul blog solo quando c’è qualcosa di veramente urgente o quando non riesco proprio a tacere, situazioni che spesso si sovrappongono.

Oggi per esempio ho ricevuto un’email dall’AISM che mi invita a parlare sul mio blog della giornata mondiale per la ricerca contro la sclerosi multipla, domani 26 Maggio 2010.

Ehm… se proprio ci tenete…

CINQUE OTTIME RAGIONI PER NON COMPRARE LE GARDENIE DELL’AISM E NON SOSTENERE QUESTO TIPO DI RICERCA

1) L’AISM finanzia la vivisezione. E’ la stessa AISM a fornire tutti i dati riguardanti i progetti di ricerca avviati grazie alle offerte. Tra questi molti riguardano gli animali e alcuni persino gli animali transgenici, ossia manipolati geneticamente. (Maggiori informazioni nell’articolo del dott.Stefano Cagno, qui). Sono ormai molte le evidenze secondo le quali gli esperimenti su animali non funzionano e non sono utili in realtà alla ricerca medica (ampia documentazione e articoli scientifici da tutto il mondo sul sito della Lega AntiVivisezionista).

2) L’AISM non fornisce un’informazione completa ai malati di SM, sostenendo che il cibo abbia rilevanza marginale o nulla per il decorso della malattia e che non ci siano evidenze dell’influenza della dieta sulla malattia (qui). Da 60 anni invece molti malati di SLA e di SM possono condurre una vita quasi normale e rallentare molto il decorso della malattia o addirittura frenarlo adottando un regime alimentare adeguato. La maggior parte di questi adottano il Metodo Kousmine Integrato, derivato dalla dieta messa a punto dalla ricercatrice svizzera Catherine Kousmine. Altri hanno adottato in diverse formulazioni la dieta vegetariana, la dieta vegana, la dieta Swank. Tutte queste diete hanno come comune denominatore l’eliminazione totale di grassi saturi perché tutta la ricerca è concorde sul fatto che l’ingestione di grassi saturi acceleri la SM. Al contrario, è provato da 60 anni di casistiche cliniche che “per arrestare la SM la dieta deve contenere meno grassi saturi possibile, circa il 6% delle calorie totali. Ciò si traduce in una dieta vegetariana a basso tenore di grassi composta da polisaccaridi, verdura, frutta, -cibi deliziosi che contengono solo il 5-10 percento dei grassi totali-. Se si eliminano le uova, i latticini e gli olii tropicali come l’olio di cuori di palma e di cocco, non sarà possibile assumere grassi saturi.” (John A. McDougall, M.D., “Treating Multiple Sclerosis with Diet: Fact or Fraud?” – traduzione dell’articolo qui)

3) L’AISM ha scelto come testimonial, tra gli altri, la campionessa olimpica Valentina Vezzali, la stessa che nella pubblicità del Kinder Cereali lo rifila a suo figlio come merenda in un abile gioco di parole e sensazioni sul tema del “naturale”. La composizione di questa meravigliosa merendina consigliata dalla campionessa è: “Cioccolato al latte 33,5% (zucchero, burro di cacao, latte intero in polvere, pasta di cacao, emulsionante: lecitina di soia; aromi), zucchero, latte scremato in polvere, grasso vegetale, burro anidro, orzo, riso, frumento, farro, grano saraceno, emulsionante (lecitina di soia), aromi. Sul totale: latte scremato e latte intero in polvere e componenti solidi del latte 30,5%; cereali 7,5%.”  Il tutto confezionato in involucro non riciclato, non riciclabile, nessun ingrediente da agricoltura almeno biologica.  Un eccellente modo di alimentare un bambino, 553 kcalorie per 100 grammi, di cui 33% grassi saturi… un pienone di salute! (Al di là del fatto che prestarsi a una pubblicità in stile Mulino Bianco per appioppare merendine che nulla hanno di naturale ai bambini mi sembra un giustificato motivo per non sceglierla come testimonial di una campagna contro una malattia in cui un alimento del genere è addirittura nocivo. Non si può essere pacifisti e pubblicizzare l’uso di armi. E tralascio altre considerazioni su queste madri sportive che svendono i loro figli per i quattro soldi di una pubblicità).

4) L’AISM raccoglie fondi vendendo le gardenie “simbolo della lotta alla SM”. Le gardenie non sono piante della macchia mediterranea e producono inquinamento. L’inquinamento è considerato dalla loro ricerca ufficiale come una delle cause degenerative della SM. Nel nostro Paese le gardenie devono essere coltivate in serra perché richiedono una temperatura costante di 25 gradi, ottenibile solo con serre riscaldate e refrigerate a seconda del cambiamento climatico. Per abbattere i costi di produzione in serra, la maggior parte delle gardenie presenti sul mercato europeo provengono dalla Cina e vengono trasportate in container. Non mi dilungo sui danni ambientali evidenti per questa pratica. Non bastasse, per far assumere il migliore look a questa pianta, vengono impiegati insetticidi, acidificanti del terreno e lucidanti per le foglie, questi ultimi spesso disponibili solo in spray non ecologici. Tra le piante considerate ‘eleganti’ e resistenti, facilmente coltivabili in Italia senza danni ambientali enormi ricordo per esempio le rose (circa 150 specie e innumerevoli varietà rustiche che non richiedono la serra).

5) questa non è grave, ma delinea il modus operandi. L’AISM stipendia con i soldi che voi gli date anche “Giulio – AISM Web Team” che scrive “Ciao Erba Viola, …” e mi propone di fare un post sul mio blog, un blog di cui evidentemente non ha mai letto una singola riga e di cui sa solo che compare a volte tra i primi cinquecento blog italiani (non preoccupatevi, non vuol dire niente, tranne per chi si improvvisa nel web marketing). Ma non lo stipendia direttamente, forse Giulio non esiste nemmeno. Di sicuro l’AISM paga una delle più prestigiose agenzie di promozione in Italia, la Inc Comunicazione, per una campagna online che prevede anche di scrivere Cara Erba Viola e chiedere una marchetta su un sito in cui chi scrive è dichiaratamente anti-vivisezionista e piuttosto tendente all’informazione libera. Per chiarire: secondo me la Inc Comunicazione e la Eidos sono attualmente tra le migliori in Italia, ma dal mio punto di vista professionale i costi sono elevati, costi che incidono sul denaro raccolto con le donazioni. Dal mio romantico e stupido punto di vista, apprezzo di più le associazioni che affidano la comunicazione a personale interno, creando posti di lavoro reali e facendo lavorare persone che conoscono bene l’identità dell’associazione e il target a cui rivolgersi (per esempio Emergency, ben più grande e articolata dell’AISM).

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05/2010

CARA ERBAVIOLA, MA CHE CI GUADAGNI? E LA CARNE HALAL DELLA COOP?

Dopo la protesta a cui ho dato il via e che ho seguito per qualche tempo, finché qualche associazione non ha pensato bene di attribuirsene meriti e  farsi una bella pubblicità a spese di tutti i partecipanti, ho lasciato cadere il discorso. Motivo principale: le email e i commenti ricevuti. Lasciamo perdere le risposte dell’ufficio stampa Coop e l’avallo compiacentissimo della LAV, ma questa cosa della Coop mi ha veramente sfrangiato l’anima.

Arriva Pinco e ti dà del razzista: tu protesti solo perché sei contro ai musulmani.
Arriva Pallo e ti dà del carnivoro: bisogna protestare contro tutta la macellazione non solo quella halal!
Arriva Tizio e ti dà del disinformato: mica come lui che ha chiesto alla sua pizzicagnola che ha il genero marocchino che mangia carne halal.
Arriva Caio e ti fa la cronistoria di quando è diventato vegano: vedrai che se smetti di mangiare la carne, questi problemi non li hai più.
Arriva Sempronio e ti aiuta aprendo su facebook un gruppo “A morte tutti gli stranieri puzzoni che mangiano carne” e firmandolo a tuo nome, fornendo il tuo indirizzo, foto e codice fiscale.
Arriva Giocondo, vice presidente dell’assemblea dei soci coop di Piancalvo di Pontassieve, frazione di Chilosà, e ti spiega perché essere di sinistra è meglio e se sei di sinistra accetti lo straniero e ti mangi la carne qualunque essa sia, perché la carne fa tanto bene.
Arriva il Complottista che sparge la voce che tu sei stata assunta dalla concorrenza e che sei la signora Carrefour in persona, che questa è tutta una campagna orchestrata ai danni della Coop dai concorrenti sleali (tu) e dai SiGlobal travestiti da carabinieri che si intrufolano nei macelli per rapire le commesse con il velo.
Arriva il BloggerNatoIeri e commenta l’azione di Erbaviola mettendo come tag ‘erbaviola’ e ‘coop’ per tirarsi un po’ di traffico e ti spiega che i veri animalisti, i vegetariani dell’ultimora come lui per esempio, non fanno l’errore di protestare contro un solo tipo di macellazione, perché così si avalla tutta l’altra macellazione.
Arriva un giro di email che si protrae per una settimana in cui ti viene forwardata la tua stessa email a cadenza di 10 minuti su tutti gli indirizzi email che possiedi e pure su quelli che aprirai nei prossimi trent’anni.

Allora: grazie a tutti quelli che hanno capito il senso della protesta, che hanno partecipato, che sanno ancora adirarsi per un aspetto senza smontare tutto il tempio, che evitano di cogliere l’occasione per sputare addosso al diverso. Siamo tanti. Il che mi conforta.

Siccome però ho la mania di mettermi in discussione, ho dedotto che per Tizio, Caio, Sempronio, Pinco, Pallo, Giocondo, BloggerNatoIeri, Complottista e i fan dei gruppi facebook non funzioni come sostiene una mia amica. Lei sostiene che gli italiani non leggono niente e sparano idee preconcette su qualunque argomento, specialmente se non sono competenti in materia. Non è nemmeno come sostiene il mio fidanzato, che dice che l’Italia è piena di ottimi consulenti globali, purtroppo sono tutti nei bar e sui blog.

Io invece ho pensato di non essere stata granché come comunicatore.
Allora, visto che ovviamente non smetterò mai di piantar grane e far casino quando non mi garba qualcosa, cercherò di essere chiara e concisa su qualche concetto chiave:

  1. Erbaviola NON è un’associazione, una cooperativa o la sig.ra Carrefour. E’ solo questa tipa qui http://www.erbaviola.com/chi-sono
  2. Erbaviola NON si chiama Viola di nome e Erba di cognome. E nemmeno Erba di nome e Viola di cognome. (Le email a Cara Viola richiedevano la puntualizzazione)
  3. Erbaviola è vegana. Il che vuol dire che non mangia carne, latte, uova, pesce e qualsiasi derivato animale, non usa scarpe, borse e cinture di pelle. Di nessun animale.
  4. Erbaviola NON è contro tutto quello che fa la Coop, ha solo protestato contro una decisione della Coop che secondo lei non è assolutamente aderente alle linee guida e alla filosofia della Coop, di cui era socia. I soci della Coop sono chiamati ad esprimersi, lei l’ha fatto.
  5. Erbaviola NON ha nulla contro l’Islam ed è risaputo che abbia trascorso qualche periodo in paesi musulmani, conservandone ancora cari ricordi e preziose amicizie. E non erano vacanze nei villaggi Alpitour.
  6. Erbaviola NON guadagna niente da questo sito. Non ci sono banner, non la paga nessuno e anzi paga lei una cifretta all’anno per mantenerlo.
  7. Erbaviola NON è ricca. Può passare del tempo a occuparsi di queste stupidate perché ha ridotto i consumi, dimezzato il lavoro e deciso di occupare la maggior parte della sua vita con le cose che ama e in cui crede.
  8. Erbaviola NON è una santa. Non è uno yogi biancovestito seduto in cima a una montagna che medita puramente sul senso della vita. Non è un guru, una guida, un maestro, un asceta, un bonzo e delle volte ha persino bevuto la Coca Cola.
  9. Erbaviola NON è perfetta. E’ troppo spesso ironica e qualcuno si può offendere (specie cinquantenni lampadati che organizzano eventi sugli orti senza capirne niente), altri stramazzare dal ridere sul posto di lavoro e altri ancora scopiazzare dal suo blog per guadagnarsi la pagnotta. E’ la vita, nessuno piace a tutti.
  10. Erbaviola crede in quello che fa. E questo è l’unico, banale, semplice motivo per cui scrive questo blog e ogni tanto lo colora.

(Sì, l’email dell’immagine mi è arrivata davvero e quella è la parte meno folle. Ma dovreste vedere cosa mi arriva via icq!)

Postato in Appelli, Boicottaggi, Giorno per giorno, Ma che Bel Paese, Pro consumatori, Ridendoci sopra..., Vita da veg*, decrescita | 38 Commenti

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