Dec 172013
 
 December 17, 2013  17 Commenti »

Domenica passo per caso a Bologna, zona stazione centrale. Da giorni la provincia di Bologna è investita da grandi annunci di “Mercatino francese”, “Mercatini di Natale” e persino “Mercato dell’artigianato”. Visto che abbiamo tempo, andiamo a fare un giro, tra l’altro mi mancano giusto un paio di pensierini e come dicevo nel precedente post, meglio l’artigianato vero.

Il “Mercatino di Natale francese“. Delusione e, devo ammetterlo, schifo. Non sono una che usa la parola schifo: in genere la trovo ineducata, ma qui va usata e non ci sono sinonimi possibili. Il “Mercatino francese” sono dei capanni in legno a pochi passi dalla stazione. Già dal piazzale della stazione sono stata investita da una puzza allucinante di pesce e di cibo bruciato non identificato. Sinceramente, non sto facendo una battuta, proprio sinceramente: ho pensato fosse esploso l’inceneritore di Granarolo. Arrivati lì abbiamo goduto la vista per nulla francese di gente che mangia vongole e patatine fritte su tavolacci posti sul marciapiede, altra gente che deve passare con le valigie e gliele rulla nelle ginocchia  (mavà?! c’è solo la stazione!), grandi pentoloni simili alle lionesi in una patetica quanto puzzolente simulazione di un’improbabile bouillabaisse.
Butto uno sguardo al resto delle casette in legno in affitto: poliestere cinese a chili, finte tovaglie provenzali ovviamente cinesi, saponi ‘artigianali’ che parevano un po’ troppo duri e stampati per essere artigianali (ma magari mi sbaglio), poi dolci, spezie e té sfusi all’aria, nella migliore tradizione di raccolta di peli, sputacchi di passanti e quant’altro ci possa finire dentro se li esponi in uno dei più trafficati incroci di Bologna.
Mercatino francese?! Ma per carità, ho girato abbastanza la Francia da sapere che questo “Mercatino francese” rasenta l’incidente diplomatico.

Il comune di Bologna a questo mercatino fa tantissima pubblicità, questo fatto appuntatevelo per dopo.

Gli amici (secondo me masochisti) vogliono passare anche nel “Mercatino di S.Lucia” o “Fiera di S.Lucia“, il mercatino di Natale tradizionale di Bologna, come recita la pubblicità: “La Fiera di Santa Lucia è antichissima: prima del 1796 aveva luogo davanti all’omonima Chiesa; in seguito è stata spostata nell’attuale sede sotto il porticato [...] è un appuntamento tradizionale che regala ai bolognesi ed ai visitatori lo spirito più antico del Natale“.
Interessante. Ho imparato visitando questa ‘fiera’ che Bologna doveva avere delle tradizioni incredibili, doveva essere più fornita e internazionale della Venezia di Marco Polo! A quanto pare la tradizione di Bologna comprende: bigiotteria cinese al nickel (scoperto infatti nel 1751 e qui declinato a uno dei suoi impieghi più intelligenti: l’allergia da contatto); presepi cinesi e vietnamiti con tutti i personaggi fuori scala e San Giuseppe vestito da sith; caramelle e dolciumi ai coloranti ma con una freschezza che potrebbe essere davvero del 1700; candele “artigianali” in paraffina degli stessi artigiani di altre mille città (saranno gli operosi folletti di Babbo Natale); zucchero filato rosa se per caso al banco dolci vi foste persi l’occasione di un figlio iperattivo; poi collane cinesi, artigianato con perline cinesi, sciarpe cinesi, cappelli cinesi…
Bologna batte la Venezia di Marco Polo cento a uno.
A margine, direi anche che chiamare “fiera” una decina di stand sotto un portico è un tantinello esagerato…
Il comune di Bologna a questo mercatino fa tantissima pubblicità, è il più pubblicizzato di tutti, questo fatto appuntatevelo per dopo.

Nota positiva invece per il tendone del Commercio Equo e Solidale, davanti a San Petronio, anche abbastanza affollato. Resto dell’idea che si può fare a meno delle noci dell’Amazzonia, eque e solidali ma trasportate con gli stessi cargo e navi degli altri, però se proprio il medico ce le ha prescritte … è meglio se le prendiamo da chi non sfrutta le popolazioni locali con paghe da fame e irrorandole di pesticidi. E l’artigianato è artigianato, anche se dell’altra parte del mondo.

Non ho recensioni da fare, invece per il Mercatino dell’Artigianato sotto il gazebo bianco. All’ingresso ho addocchiato le caramelle settecentesche di cui sopra e ho tirato dritto, rifiutando di entrare. Sono peggio dei bambini capricciosi quando mi ci metto, ma vedere anche la seconda fiera dell’import cinese… no, grazie!
Questo è un altro mercatino pubblicizzato dal comune di Bologna. Anche questo appuntatevelo per dopo.

A tal punto di scoramento, in mezzo alla ressa di gente piena di pacchettini della Maison du Monde con la cornicetta scrostata per finta e la tendina in poliestere finto-pizzo francesce, ho vissuto il senso di oppressione che ti può dare solo il capire di essere immersa nel frutto di un precipitato storico culturale di dimensioni globali.
Comunque, mentre cercavo di emergere dalla folla che si smutanda davanti alle riproduzioni di mobili gustaviani in MDF e truciolato, ho implorato di andare dalla parte opposta, verso le viette interne che hanno qualche bottega artigiana e librerie indipendenti.

Casualmente – e vorrei sottolineare mille volte “casualmente”, a fronte di tutte le note sopra su cosa è pubblicizzato dal Comune di Bologna, perché questo non lo è! – arrivo nella piazzetta in fondo a via S. Giuseppe.

E incontro:

I ragazzi dell’ecovillaggio di Torre Campanara, di cui avevo già parlato in Scappo dalla città. Ditemi che non è una meraviglia questo banco, è tutto artigianato fatto da loro. I prezzi sono ottimi (occhio solo ai vegan per le cose in lana, ma c’è molto altro di accessibile nel mercatino). Le scarpine elfiche sono così carine…!

Stand ecovillaggio campanara - erbaviola.com
Stand ecovillaggio campanara  scarpine elfiche - erbaviola.com

 

A fianco a loro, una presentazione di un gruppo per la costruzione delle case in paglia, Amici per la paglia. Il manifesto ricorda molto la Maknovicina, esperienza purtroppo finita anni fa.

amici della paglia - case di paglia - erbaviola.com

Amici della paglia - case di paglia - erbaviola.com

Poi tanti artigiani e artigiane, quasi tutti dietro i loro banchi a continuare a lavorare, chi con l’uncinetto, chi con i ferri, chi montando gioielli e chi chiacchierando gentilmente con i clienti.

Poi un incontro bellissimo! Quando passiamo, questo ragazzo è seduto dietro la sua originale bicicletta-stand e distribuisce un libro autoprodotto… sull’autoproduzione!
Mi fermo per il bel titolo “Manuale sagrado del fai da te. Ricette per cucina, casa, corpo, spirito e relazioni“. Chiacchieriamo un po’ con lui, ci spiega il libro e trovo una filosofia di vita molto vicina alla nostra. “Oltre il vegan” come ci dice Elia Inlakesh Bosi, ma anche oltre tutti i luoghi comuni sul saper fare e la spiritualità del fare con cura.
Se vi accontentate della mia parola, il libro è bello, molto consapevole e vissuto, è un ottimo regalo per voi e gli amici, vegan e non.
Se non vi accontentate, aspettate giovedì e arriva una recensione per il Giovedì del libro di cucina di Annalisa. Ci sono infatti molte ricette e con mia somma felicità anche senza glutine!
A Bologna il libro lo trovate adesso presso il mercatino (istruzioni di seguito) oppure alla Libreria Naturista (quella vicino al Centro Natura), costo: “offerta suggerita 7 euro” e ne vale molti di più, soprattutto se mettete in pratica. La copertina è con colore a scelta, io sono andata senza farci caso a quella arancione. Elia ci ha sorriso: sappiamo. Svadhistana, il chakra legato all’arancioil piacere e la gioia di vivere, espressa al massimo delle sue potenzialità. Evidentemente, dopo le esperienze sopra, in questo posto mi è tornata la gioia di vivere!

Elia Inlakesh Bosi - erbaviola.com

 

Il mercatino nelle foto sopra, non pubblicizzato dal Comune di Bologna, é un mercatino artigiano vero in via San Giuseppe, che solo in alcuni periodi unisce DecoMela Art e San Giuseppe Colors, i due mercatini artigianali. Dal 6 al 24 dicembre lo trovate appunto in via San Giuseppe, angolo corso Indipendenza. Sicuramente di sabato-domenica si trovano più espositori che in settimana. Non ho chiesto, ma dubito che stiano a Bologna anche durante la settimana. Se qualcuno ha questa informazione, mi scriva!

Siamo usciti dal mercatino più bello di Bologna e davvero artigianale con un bel libro, un paio di caldissimi calzari veg per me (due giorni che non ho freddo ai piedi, urrà!) e un berretto a maglia con pon pon per la mia metà (perché purtroppo quello fatto da me si è consunto e ora ce l’ha il gatto Mako in uno dei suoi cestini-cuccia).

(Mi scuso per le foto pietose, non sapevo di doverne fare e avevo solo il cellulare.)

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Oct 302013
 
 October 30, 2013  42 Commenti »

Vegan Star macchina per latte vegetale Veganstar erbaviola.com

Dopo la pubblicazione di Formaggi veg e spesso al termine degli showcooking su latte e formaggi vegetali, ricevo domande sulle caratteristiche delle macchine per fare in casa le bevande vegetali o macchine per latte vegetale. Prima di riassumere tutto quello che ho imparato in questi anni di uso delle macchine per latte vegetale, vorrei fare una premessa, per me doverosa: si può anche fare senza. Ovviamente ognuno ha le sue esigenze e ognuno di noi ha dei consumi diversi e un modo personale di cucinare.

Io devo dire che visto l’alto consumo che facciamo di latte di soia, riso, avena, mandorle e i miei esperimenti, la macchina è molto utile ed è stata ammortizzata in breve tempo, nonostante in casa siamo solo in due. In effetti, per il mio caso, il procedimento manuale è un risparmio solo quando devo fare cinque litri per un po’ di scorta di tofu, ma quando devo fare un litro per un formaggio veg o per il consumo quotidiano, con la macchina sporco meno pentole, consumo meno acqua e l’elettricità consumata è simile visto che l’alternativa alla macchina è il frullatore a boccale o a immersione.

Valutazione dell’acquisto sulle quantità prodotte

Per fare più litri insieme, è più funzionale il frullatore a immersione, perché le macchine in genere lavorano su 100 gr di legume o cereale e 800-900 ml circa di acqua per ottenere un litro abbondante di bevanda vegetale. Se si consuma un litro ogni due giorni, la macchina è un buon investimento. Se si consumano due litri al giorno, bisogna valutare personalmente se è più impegnativo fare un ciclo a mano o due con la macchina, perché ne serviranno appunto due.

latte di soia, quali costi con la macchina per il latte vegetale erbaviola.com

La differenza tra procedimento manuale e con macchine

In generale il procedimento con la macchina è molto veloce e non sporca la cucina. Si inserisce tutto nella macchina, acqua e legume/cereale nelle dosi indicate, si aziona e in massimo venti minuti si ha un litro abbondante di bevanda vegetale senza ulteriori interventi da parte nostra. Il vantaggio è ulteriore se, come nel caso delle macchine con filtro interno, troveremo anche l’okara già separata dal latte, senza doverla filtrare con il telo o il colino.
La bollitura in pentola del procedimento manuale viene sostituita dalla cottura che fa la macchina. La frullatura con frullatore a immersione del procedimento manuale viene sostituita dalla frullatura interna della macchina, durante la cottura. Le macchine non vanno aperte durante tutto il processo, non c’è pericolo di tracimazioni per eccessivo bollore perché la temperatura viene mantenuta costante dal sensore interno o da un sensore meccanico.

La differenza fondamentale tra macchine per latte vegetale: con filtro interno o filtro esterno

Le macchine a filtro interno trattengono il legume/cereale nel cestello. Viene cotto e sminuzzato nel cestello interno, mentre l’acqua passando fuori e dentro le maglie del filtro si trasforma nella bevanda vegetale.

soyajoy erbaviola.com macchina per latte vegetale filtro interno Soya Joy

Nelle macchine con filtro esterno, la soia viene introdotta insieme all’acqua nella caraffa, senza restarne separata. La macchina effettua una cottura e frullatura della soia e all’apertura si trova una “zuppa” che va filtrata, di solito con un colino a maglie fitte contenuto nella confezione della macchina stessa. Nel colino resta l’okara, quello che passa attraverso il colino è la bevanda vegetale.

veganstar Vegan Star erbaviola.com macchina per latte di soia a filtro esterno

Le caratteristiche di una buona macchina

Negli anni e nell’uso di più di una di queste macchine, la visione di prodotti acquistati da amiche e le informazioni che ho ricevuto da alcune gentilissime lettrici, ho messo insieme questi punti fondamentali per l’acquisto di una buona macchina.

Devono essere in acciaio: il blocco motore, il supporto lame, le lame, la caraffa e il filtro se interno. Le macchine con boccale/caraffa in plastica costano molto meno ma rendono anche molto meno. Si rompono più facilmente, durano poco, hanno una scarsa capacità di mantenere costante il calore o di trattenerlo. Inoltre se prodotte in Cina, potrebbero avere un tipo di plastica che diventa pericolosa con il riscaldamento, liberando in qualche caso delle diossine.

Per quanto riguarda le altre parti in plastica: si usurano presto e in generale non reggono velocità alte, quindi di solito le macchine con boccali e parti in plastica raggiungono velocità inferiori, dando come risultato una triturazione imperfetta o molto grossolana. La conseguenza più classica è un latte di soia con un sapore molto “fagioloso” che lascia la bocca con una sensazione di asciutto o di aver bevuto un frullato di carta bagnata. E’ appunto il legume cotto male e tritato in modo troppo grossolano. La conseguenza è peggiore con l’utilizzo di cereali: fanno dei pastoni impossibili da filtrare o un effetto viscido per la liberazione di mucillagini dovute alla eccessiva permanenza di alcuni cereali in acqua senza che vengano tritati adeguatamente. Un caso classico è quello del latte di avena, che senza una buona macchina è veramente difficile ottenere.

Il motore deve avere una prestazione di almeno 200 W (non il consumo che è da 600 a 800W, ma la potenza del motore). Le macchine con motore da 250W sono in genere quelle che funzionano meglio perché possono garantire un numero di giri sufficienti alle lame per sminuzzare tutto nel modo migliore e più sottile. Se volete capire la differenza, mettete 50 gr di soia e 500ml di acqua in una ciotola, lo stesso in un’altra ciotola. Prendete il minipimer e usatelo su velocità 1 nella prima ciotola. Poi nella seconda ciotola utilizzatelo con la velocità massima, io ho quello della Braun ed è 15. La differenza, come vedete, è notevole. (Non fatelo con frullatori a immersione poco potenti, perché ovviamente si ripresenta lo stesso problema che con la macchina per il latte vegetale: se ha poca potenza, la frullatura non è adeguata). Così come c’è frullatore e frullatore, così c’è macchina per il latte vegetale e macchina per il latte vegetale. Francamente io riterrei opportuno che i produttori indicassero il numero di giri del motore, così come si fa per le centrifughe e alcuni frullatori, ma nelle macchine per latte vegetale è un dato che manca quasi sempre.

latte di orzo e latte di avena erbaviola.com

Quanto consuma una macchina per latte vegetale?

Dipende molto dalla macchina. Ce ne sono che restano accese durante tutto il ciclo, alcune che si spengono al raggiungimento della temperatura, altre che per mantenerla costante stanno sempre accese. Dipende molto dal produttore. In linea di massima però sono macchine da 700-800 W  con motori da 200-250 W quindi il consumo è grossomodo paragonabile a quello di un asciugacapelli professionale, contando però che il phon li consuma costantemente quando è acceso, mentre la macchina usa alternativamente la resistenza per scaldare e il motore per frullare, il tutto per 20-30 minuti. Contando un consumo di 0,8 Euro l’ora (tariffe Enel in fascia massima, ma voi siate bravi e usatela in fascia risparmio), per fare un litro di latte vegetale si consumano Euro 0,3/0,4 a seconda del ciclo della propria macchina.

La spesa e in quanto tempo si ammortizza il costo della macchina per latte vegetale.

Non scendo nel merito del giusto o sbagliato sui costi, però secondo me vale sempre la pena di comprare elettrodomestici che durano tanto, anche se si spende qualcosa di più. E’ un risparmio personale, una qualità migliore e soprattutto non si riempiono le discariche di oggetti utilizzati poco tempo e non riciclabili. Le macchine con le caratteristiche di cui sopra oscillano tra i 150 e i 200 euro di spesa, nuove. Usate si trovano tra i 20 e gli 80 euro (vedi sotto i consigli per risparmiare sull’acquisto). Il conto di un litro di latte di soia da agricoltura biologica fatto con la macchina è presto fatto:

Euro 0,30    Energia elettrica

Euro 0,34    100 gr di soia gialla bio prodotta in Italia

Euro 0,01    1 litro di acqua del sindaco

_______

Tot. Euro 0,65 per litro.

Costo medio del latte di soia confezionato da agricoltura biologica: Euro 2,20.
Risparmio medio per ogni litro di latte vegetale prodotto: Euro 1,55

Ne consegue che dopo 100-120 litri avremo ammortizzato il costo della macchina e da lì in poi sarà solo risparmio. Quanto tempo ci si mette, dipende dalla famiglia e dal consumo. Ipotizzando 7 litri a settimana (colazione-cucina-formaggi veg), in 4 mesi al massimo il costo della macchina è ammortizzato.

Altre caratteristiche che possono/devono influire sulla scelta. 

E’ già noto che io non amo attrezzarmi di oggetti mono-uso, ma anni fa le macchine per latte vegetale facevano solo quello. Oggi ci sono macchine di nuova generazione che fanno molto di più e possono sostituire altri attrezzi in cucina, quindi può essere utile per chi deve valutare l’acquisto sapere che alcune macchine sono multifunzione e oltre al latte vegetale e all’okara, fanno anche: frullati a freddo, creme di verdura a caldo, creme di verdura crudiste (40°C), cioccolata e bevande calde varie, crema di riso, omogeneizzati, dado vegetale, porridge, tritatura dei semi oleosi e persino macina-caffé. Quando si acquista, vale la pena di valutare anche queste funzioni.

 

latte di riso erbaviola.com

Le macchine che utilizzo io e la mia esperienza.

Premessa: ne ho due solo perché mi servivano per scrivere il libro Formaggi veg  e per gli  showcooking su latte e formaggi vegetali (ormai rari) che tengo. Altrimenti ne avrei una sola e avrei già rivenduto/barattato/regalato una delle due.

SoyaJoy. E’ stata la mia prima macchina e compie 10+x anni. Quasi undici anni con me e x-anni con i precedenti proprietari, è stata comprata usata. Funziona ancora benissimo. Fa il latte da legumi e da cereali. Ha una funzione per ulteriore riscaldamento e ulteriore tritatura, ottima quando si vuole fare il latte con procedimento “forte” del libro di cui sopra. L’okara esce strizzato molto bene e bello asciutto. Oggi esistono versioni di questa macchina con più funzioni, tipo la SojaJoy Power G4 che fa tutto, ma anche questa versione base è ottima. L’uso passo passo di questa macchina si può vedere in qui.

VeganStar VR100 L’ho adottata dopo lunghe valutazioni sulla meccanica e le funzioni, secondo me è la migliore, ma l’opinione è ovviamente personale. E’ a filtro esterno, l’okara viene molto morbida e umida, per averla ben asciutta bisogna strizzare a mano. Questo secondo me è l’unico ‘contro’, piccolissimo, della serie Veganstar. Il resto è fantastico: fa i frullati, le zuppe crudiste, le creme di verdura normali, creme di riso, gli omogeneizzati e il dado vegetale. Io con il tempo sono diventata intraprendente, andando oltre il manuale: ci faccio anche i budini e qualche formaggio, facendo cagliate e misture direttamente nel boccale, appena finito di fare il latte. La uso anche negli showcooking perché mi permette di fare diverse preparazioni senza portarmi dietro un fornello elettrico.

Altre macchine che ho provato e mi sono sembrate molto buone:

Solo latte vegetale: la SoyaQuick e la SoyaJoy G4

Multifunzione: la Soyabella (o Veganstar DR280, la sorella minore della VeganStar VR100), la SoyaPower G4 

 

latte di soia con centrifuga erbaviola.com

Come risparmiare sull’acquisto delle macchine per latte vegetale.

L’acquisto, come visto sopra, se a prezzo pieno è facilmente ammortizzabile con 3-4 mesi di uso.
Si può risparmiare ulteriormente acquistando una macchina usata. Io per esempio ho comprato la SoyaJoy su Ebay per 29 euro, in condizioni perfette e come dicevo è durata altri 10 anni. A volte vedo girare queste macchine anche su siti di acquisto e vendita usato, o di baratto. Mi è capitato di vederne un paio in mercatini dell’usato in franchising.
Alle fiere del biologico, yoga, vivere sano ecc. ci sono spesso aziende che applicano sconti sul prezzo di vendita in occasione della fiera, qui di solito le vedo scontate del 20-30%.
Se acquistate online, ci sono negozi che applicano degli sconti, per esempio Macrolibrarsi ha la Soyabella a 170 euro invece di 189, con spedizione inclusa.  E’ solo un esempio, ma valido perché è davvero difficile trovare scontate queste macchine quando sono nuove (io in realtà alla data di questo post ho trovato solo lì il prezzo scontato).
Magari il vostro negozio/erboristeria di fiducia può procurarvi la macchina che volete con uno sconto cliente.
Cito infine anche il fatto che chi ha già un’ottima centrifuga, può fare il latte vegetale con quella (vedi questo articolo sul latte di soia con centrifuga)

In questa puntata di Geo&Geo, Rai3, dimostro in diretta il funzionamento di una macchina, in questo caso la SoyaJoy.

 

 

 

 

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