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Vita da veg*

La schiscetta vegan e lavorare da casa

schiscetta, bento box, ricette vegan, lavorare da casa
Sembra un controsenso, vero? Lavoro da casa e metto il pranzo nella schiscetta. Ma come, se proprio una delle cose più belle del lavorare da casa è il pranzare a casa, quando si vuole, con i tempi lenti, senza costrizioni…

Sì, esatto, tutto bello ed esatto, per me è funzionato così fino a poco tempo fa. Ora schiscetta, porta-pranzo o come volete chiamarlo.

Io lavoro dal mio studio, al piano di sopra della mia casa. Il mio compagno ha anche lui un suo studio. Spazi separati dal resto della casa, cerco di tenere degli orari per quanto possibile e di non usare lo studio mentre non sto lavorando, di non farci entrare cose che non riguardano il lavoro: questione di sanità mentale, altrimenti c’è l’alienazione e si vive in un caos lavoro-vita in cui finisce per esserci per la maggior parte il lavoro.

Quando, ormai più di un decennio fa ho reso il mio lavoro indipendente e mi sono organizzata per lavorare da casa, una delle libertà maggiori è stata proprio quella di non essere costretta a fare una pausa pranzo in un orario stabilito da altri e spesso con l’obbligo di uscire. Oggi forse portarsi il pranzo in ufficio è un po’ più sostenibile: ci sono i divieti di fumare. Al tempo non c’erano e a me è capitato di non poter mangiare alla scrivania per direttive interne (e comunque non l’avrei fatto lo stesso: la gente ti vede mangiare e ritiene che sia il proprio il momento giusto per aggiornarti su quel tale progetto) e dovermi trasferire con la schiscetta in un’area comune. Dove, chiaramente, si riunivano anche tutti quelli che fumavano. Ho lasciato perdere molto spesso i pranzi portati da casa per questo motivo e mi sono piegata all’andare fuori consumando pasti super-veloci in posti che all’ora di pranzo erano baraonde totali. Il ritorno in ufficio con gastrite e mal di testa era comunque una garanzia.
Spesso, lavorando in ufficio, la pausa pranzo ‘obbligatoria’ veniva a sovrapporsi a riunioni o lavori in scadenza, così finiva che la saltavo ma era lavoro letteralmente regalato visto che non era retribuito: sulla carta io facevo comunque l’ora di pausa. Insomma, questa pausa pranzo per me è stata una delle ragioni maggiori di stress da ufficio insieme ai luoghi soffocanti, agli impianti di areazione con i filtri del 197o – con la raccolta completa di tutti i bacilli da allora – e le odiose finestre che non si potevano aprire. Ma tanto, le avessi anche aperte, davano su qualche strada a grande traffico di Milano.

Così, una volta a casa, finalmente ho potuto avere pasti sani, economici, tranquilli e spesso molto rilassanti. All’inizio sul balcone dell’appartamento o fuori quando ci andava, poi sul banco-bar della cucina con l’arrivo dell’inverno …e via via che cambiavano le case cambiavano anche le abitudini.

Ora sono arrivata però a un punto di saturazione in cucina. Siamo in due a lavorare prevalentemente da casa: preparare tutti i giorni pranzo e cena mi porta via troppo tempo, non era più rilassante e si era trasformato in una maratona quotidiana: almeno mezz’ora per preparare, almeno mezz’ora per mangiare, almeno mezz’ora per risistemare tutto. E dopo poche ore, via di nuovo per la cena. Basta.
In più, sapendo che lavori da casa, il pranzo diventa il momento in cui uno deve passare a salutarti, l’altro ti telefona “perché tanto starete mangiando” (ma una volta non funzionava al contrario?!), poi si fanno due chiacchiere che magari durano un’ora e insomma, alla fine tra preparare, pranzare, rigovernare la cucina passano facilmente due ore.
Oppure ti accorgi che è tardi e lasci tutto impilato nel lavandino in cucina. O, ancora, quello che sta succedendo nell’ultimo periodo: tardo fino all’ultimo perché non ho voglia di preparare, poi pranzo male magari alle tre, con qualche cosa che trovo al volo e lascio il piatto/pentola nel lavandino perché devo tornare al lavoro. Passa il secondo abitante e fa lo stesso. Finisce che alla sera uno di noi si trova con i piatti da lavare prima ancora di cucinare. E di nuovo cucinare e di nuovo pulire la cucina… l’inferno insomma!
Per non parlare del fatto che, con questo metodo, se ho mangiato solo frutta arrivo all’ora di cena con una fame blu, mentre se ho mangiato qualcosa di più consistente non ho ovviamente fame e nemmeno voglia di preparare (il classico che precede cene improvvisate a base di pane e conserve o insalata più qualcosa che ho tenuto in freezer per le emergenze).

Quell’una-due ore del pranzo potrei goderle di più se si trasformassero, invece che nella pausa pranzo, in un lavoro che finisce alle 16!

Dopo aver ripristinato altre regole da ufficio-casa che tutelino il mio lavoro e concentrazione, regole che ultimamente erano andate in vacanza, ho stabilito che da ora, nei giorni lavorativi, ognuno pranza quando gli pare con la sua schiscetta, preparata la sera prima. In questo modo io non mi faccio venire in odio la cucina e posso fare una pausa vera, più breve e senza dover preparare nulla.
Oggi c’è il sole, la mia schiscetta in giardino sotto l’ombrellone sarà perfetta e mi ricaricherà a dovere per continuare a lavorare.

Il mio sogno? Che questa tecnica della schiscetta mi permetta prossimamente, finite le urgenze, di staccare davvero alle 16 invece che alle 18 – che poi diventano le 20!

Le ovvie domande:

Perché la schiscetta e non uno snack da mangiare alla scrivania se proprio si ha fretta? Perché non voglio mangiare male, voglio solo evitare perdite di tempo inutili e molto lavoro in più.

Ok, ma sei a casa in pratica, scendi in cucina e mangia la stessa cosa in un piatto, no? No, perché comporterebbe “preparare“. Esattamente come c’è molta differenza tra il lavorare in pigiama o con i vestiti da lavoro, mentalmente l’atteggiamento è proprio diverso, nello stesso modo mangiare le stesse cose in un piatto in cucina comporterebbe: sporcare la cucina (lavoro in più), lasciare piatto, forchetta e altro nel lavandino oppure lavarli al volo (lavoro in più) e dilatare i tempi. La schiscetta la apro, mangio e riporto in cucina quando ho finito di lavorare. Le laviamo alla sera con i piatti, le riempio con il pranzo del giorno dopo e voilà: niente lavoro fino alla sera seguente e ho cucinato una volta sola.

A questo punto mi sono posta il problema di cosa mettere nel porta-pranzo visto che più di un decennio ha cancellato le poche idee che avevo sui pranzi trasportabili da ufficio.
Dopo lunghe ricerche online che mi hanno portato solo alla visualizzazione di bento box pieni di intrugli americani e al rilevamento di un paio di sindromi da stress che portano gli impiegati a fotografare con orgoglio degli inquietanti Hello Kitty di riso nel loro porta pranzo, ho fatto la cosa migliore: chiedere a voi!
Sulla mia pagina facebook sono arrivati una quantità di suggerimenti, esperienze e trucchi per riempire la schiscetta. Se volete aggiungere qui i vostri suggerimenti per una schiscetta vegan, ben vengano!

Io credo che seguirò queste combinazioni, molto semplici e bilanciate, che possono includere facilmente anche avanzi della cena:

– verdura cruda / germogli crudi + cereale o legume cotto (riso, ceci ecc., rientrano anche piatti come hummus, cous cous ecc.)
– verdura cruda / germogli crudi + verdura cotta (verdure spadellate o al vapore o amidacee come le patate)
– formaggio veg + verdura cruda

La mia metà ha chiesto invece verdura cruda + insalata di pasta integrale, il suo pranzo preferito. Ieri sera mentre cucinavo ho preparato al volo dell’insalata di pasta per tre giorni.

Oggi lavoro e nella foto sopra c’è la mia schiscetta:

primo: pomodori san marzano dell’orto con solo basilico e gomasio
secondo: verdure spadellate al curry (patate, peperoni, cipolle rosse), provenienti dalla cena di ieri sera. Fare una porzione in più della cena è stato uno dei suggerimenti più apprezzati!
Spuntini: uva (non ancora la nostra purtroppo, quest’anno è indietro!)

E voi cosa vi portate in ufficio per il pranzo vegan?

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GIVEAWAY FORMAGGI VEG – UN LIBRO SEMINA IDEE #2

Giveaway Un libro semina idee #2 erbaviola.com

 

Riparte oggi Un libro semina idee, con un regolamento tutto nuovo e una finalità: far nascere da un libro un’occasione per diffondere idee positive. Le modalità sono state concordate con un sondaggio pubblico sulla mia pagina facebook e ha vinto l’idea del dar vita a qualcosa di nuovo e di impegnarsi.
Non è un giveaway in cui basta cliccare qui e là o dove ci sono estrazioni a sorte. Non voglio dilungarmi oltre sulle ragioni, che sono comunque state espresse bene da molti e leggibili sulla mia pagina facebook per chi fosse interessato a conoscerle.

Il premio

Al primo classificato, una copia omaggio della seconda edizione, riveduta e ampliata, di Formaggi Veg. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa, Edizioni Sonda.  In più, l’inclusione del racconto nell’ebook (vedi regolamento) come racconto vincitore, in posizione prioritaria rispetto agli altri. Onore e gloria, insomma, più un bel libro. Ma, soprattutto, la soddisfazione di aver contribuito a diffondere l’idea che per cucinare veg siamo partiti tutti da zero e ce la può fare chiunque ;)

Però si vince tutti, perché tutti i racconti andranno a far parte di un ebook… scopri il regolamento! ;)

Formaggi Veg. Latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa. Sonda, 2013

 

Il regolamento

  • Scrivi un racconto sulla tua prima esperienza con la cucina veg oppure con i formaggi veg, rispettando le regole di lunghezza e il tema come da dettagli di seguito.
  • Pubblica il racconto sul tuo sito (vedi di seguito le modalità).
  • Manda via email il racconto e il link della pagina in cui è stato pubblicato. Segnalalo sui social.
  • Alla fine tutti i racconti verranno pubblicati in un ebook a libera circolazione (gratis con licenza creative commons per la tutela del diritto degli autori dei singoli pezzi), con link ai rispettivi siti degli autori. Nessuno guadagnerà un centesimo su questo ebook (dato che siamo in ambito vegan… bisogna specificare, ahimé)
  • Questo ebook avrà la finalità di informare in modo positivo e costruttivo su quella che è la realtà del cambiamento di abitudini alimentari, di come non sia insormontabile e di quante belle occasioni, prospettive e risate possa comportare una scelta etica seria.
  • Si parla di ebook, non di un qualunque pdf di raccolta. Sarà quindi un impaginato, con una veste grafica più che decente, con la mia introduzione e pubblicizzato come merita.
  • L’amicizia o la collaborazione con me è irrilevante. Decideranno i giudici (vedi di seguito).

partecipanti

Chiunque abbia avuto un’esperienza culinaria con la cucina veg o i formaggi veg: vegani, vegetariani, persone che ci stanno pensando e chi si sta avvicinando per le più diverse ragioni.
durata
Dall’11 Aprile 2014 alle ore 8.00 del 16 maggio 2014. Il materiale pervenuto dopo questa data è escluso.

i racconti

1.Scrivi un racconto di minimo 1000 caratteri, massimo 3000 (spazi inclusi). La lunghezza non incide sulla valutazione.

2. Divertiti a ricordare qual’è stata la tua prima esperienza o un’esperienza in particolare con la cucina veg o i formaggi vegetali. Ti è capitato qualcosa di buffo? Ti ha fatto riflettere su qualcosa? Hai scoperto lati che non conoscevi dei tuoi familiari? Hai intossicato la prozia? Raccontacelo! Non deve essere per forza un racconto divertente, può essere commovente, didattico, malinconico… ma l’importante è che ti diverti a scriverlo! :D

3. Sono vietati:

  • i lamenti di mille caratteri su quanto gli animali soffrono. Lo sappiamo che soffrono e perché, siamo già convinti della bontà della nostra scelta;
  • le filippiche di mille caratteri sull’ecosistema e quelle sulla salute (siamo già convinti di tutto, grazie): qui si parla della prima o una delle prime esperienze di cucina, il tema è solo questo;
  • l’invio di pezzi già pubblicati su siti, riviste e libri: il racconto deve essere originale, mai pubblicato in precedenza. L’esperienza può essere la stessa, ma il racconto dev’essere nuovo;
  • l’invio di pezzi copiati o con parti copiate da altri. Visto il mondo attuale, devo precisare che inviare pezzi altrui, seppur rimaneggiati, è deplorevole. I giudici hanno in dotazione una ghigliottina e la licenza d’uso;
  • pezzi in cui la metà o più del racconto sia costituita da una ricetta spiegata passo a passo: non dobbiamo riscrivere l’Artusi, solo mostrare che non è così difficile cambiare alimentazione;
  • pezzi in cui si dileggia, si insulta o si venera qualche personaggio/sito del giro veg: non siamo a Masterchef;
  • i racconti in rima. Siamo veramente affranti al pensiero di doverci perdere un novello Rodari, cercheremo di farcene una ragione.
4. Ricorda di dare un bel titolo al racconto. Non per forza originale, ma un titolo che ne identifichi il carattere o il momento saliente.
5. Per inviare il racconto, segui la procedura “per blogger” se hai un sito, oppure “per chi non ha un blog”.
se hai un sito o blog
1. Scrivi il racconto come indicato sopra
2. Pubblicalo sul tuo sito usando come immagine quella di Un libro semina idee e linkando questa pagina.
Puoi usare questo codice copincollandolo nella parte html:

<a href=”http://www.erbaviola.com/giveaway-formaggi-veg-un-libro-semina-idee-2.htm” target=”_blank”><img alt=”un libro semina idee” border=”0″ src=”http://4.bp.blogspot.com/-3kHSSLOh1ds/U0gDUNKndbI/AAAAAAAAAOM/wQUBmdTS3nc/s1600/GIVEAWAY_erbaviola2.gif” title=”giveaway Un libro semina idee #2″ /></a>

3. Salva solo il racconto in un file .txt oppure .doc oppure .docx

4. Invia una email con il racconto  in allegato e il link della pagina del tuo blog su cui è stato pubblicato a: giveaway@erbaviola.com – Ti arriverà una conferma di ricezione.

5. Segnala l’avvenuta pubblicazione sul tuo profilo Facebook, se ti fa piacere puoi segnalarlo anche sulla mia pagina, dove riceverà visibilità e anche qui nei commenti.

Per chi vuole usarlo, l’hashtag per questo giveaway è:  #unlibroseminaidee

 

se non hai un sito o blog

Chiedi a un amico con un sito o un blog di ospitare il tuo racconto. Ovviamente scegli un amico con un blog a tema o con contenuti non apertamente anti-veg.

Se qualche blogger non ha tempo di scrivere ma si vuole rendere disponibile per ospitare dei racconti, puo’ inviare la disponibilità a giveaway@erbaviola.com
Ovviamente il link che verrà  incluso nell’ebook sarà quello del blog ospitante.

Il blog/sito ospitante segue le regole di pubblicazione sopra per “Se hai un sito / blog”

 

giuria

 

La giuria rimane segreta fino alla pubblicazione delle votazioni e del vincente, questo per evitare coercizioni e pressioni alla volta dei giurati. Posso solo dirvi che è una giuria composta da tre persone che non si conoscono tra loro e hanno una preparazione specifica sulla scrittura creativa e la redazione di testi. Fino al momento della discussione sul vincitore, non sapranno nemmeno chi sono gli altri due. Sono tutti molto competenti sul vegetarismo, veganismo e sulla cucina etica. Non sono estremisti isterici (ma questo è ovvio, altrimenti non avrebbero rapporti con me ;)  ) e si ricordano ancora molto bene di come è avvenuto il loro cambiamento o di come sta avvenendo.
E’ inutile indagare e procedere per esclusione chiedendo a tutti i vostri contatti se è qualcuno di loro: anche se lo è, vi risponderà di no. ;)  Sono assolutamente certa che quando leggerete chi sono e qual’è la loro preparazione, sarete contenti della scelta.
I giudici possono partecipare al concorso, i loro racconti in questo caso sono fuori-concorso e vengono solo inclusi nell’introduzione dell’ebook.

 

 

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