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Vita da veg

Autoproduzione, Vita da veg

AUTOPRODUZIONE VEGETALE SU GEO&GEO, Rai3, con l’erbaviola.

Oggi giovedì 20 ottobre – sarò presente su Geo&Geo, Rai3, tra le 17 e le 18, per mostrare come preparare in casa dei detersivi da bucato ecologici, facilissimi, senza derivati animali e non testati su animali. (Le ricette sono tra quelle contenute nel mio libro “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione“)

L’appuntamento con le pratiche ecosostenibili e la decrescita proseguirà poi da mercoledì 26 ottobre fino a giugno, ogni 15 giorni. 

Per chi è interessato ma non ha la televisione o lavora in quegli orari, nel giro di massimo un paio di giorni metto il filmato sul mio canale youtube: http://www.youtube.com/user/erbaviola  (c’è già la puntata di settimana scorsa) oppure è possibile vedere l’intera puntata dopo 24 ore su Rai Replay.

Lo so che è la tv e che la tv non è sempre un bene, anzi. Ma la tv si può fare anche bene ed è un piccolo passo verso la diffusione virale di queste pratiche di autoproduzione e arrivare anche a un certo tipo di persone è importante. Persone che non verrebbero mai a un corso di autoproduzione, che sono abituate a vedere il supermercato come il sancta sanctorum di tutti i bisogni, che ignorano che le carote vere non sono cilindri perfetti da impacchettare. Magari è solo una scintilla, ma chi lo sa che non possa accendere un fuoco!

Io continuerò a fare i corsi e interventi gratis, come prima, così come continuerò con questo blog e altre collaborazioni. La diffusione virale di queste pratiche rimane il mio modo principale di cambiare il mondo*.  Questa è solo una cosa in più, con un inizio e una fine, per arrivare anche dove di solito queste tecniche non arrivano. Poi magari proseguirà anche qualcun altro… per fortuna le voci in questo senso cominciano ad essere tante!

Vi ringrazio quindi se vorrete diffondere la notizia a amici, parenti e conoscenti non troppo permeabili alla decrescita, perché possano vedere quanto è facile e bello mantenere il mondo con amore e equilibrio! Purtroppo, per alcuni il bollino ‘visto in tv!’ vale molto… ma chissà mai che riesca a usare proprio il mezzo mediatico tv per far sì che qualcuno cominci un cammino di decrescita e purificazione dal consumismo… sarebbe una bella rivincita, no? 🙂

I detersivi che mostro oggi si possono fare in casa, sono vegetali, vegan, biodegradabili e non testati sugli animali. Sono proprio base-base, senza uso di soda caustica. Se volete ringraziare la redazione di Geo&Geo per aver deciso di dare visibilità a queste tematiche, la mail è: geo_geo@rai.it 

*So che ‘cambiare il mondo’ può sembrare altisonante. Ma stiamo a pettinare le bambole? Io no. Se spendo tempo (tanto) e energie  in queste attività invece di utilizzare il tempo libero per attività piacevolissime, è per cambiare il mondo… almeno per la particina che è nelle mie scarse possibilità.

 

Noticina: non scendo nella polemica di alcuni vegani su Geo&Geo. E’ una polemica sterile. Infatti non esistono programmi-contenitore esclusivamente vegan, su nessun canale. Secondo me vale la pena di contestare quando c’è un servizio pro-caccia ma non vale la pena invece di cassare in pieno il contenitore. Tra l’altro ce ne sono di molto peggio e mi chiedo semmai paerché queste persone ne prendano di mira uno in particolare.
La presenza vegan nella tv italiana è lo 0,04%, quindi qualsiasi presenza ulteriore non può che andare verso quel momento di equilibrio auspicabile. Ovviamente sulla stessa rete o nello stesso format ci sarà a volte il cacciatore e lo chef. Ma è penetrando che si cambiano le cose, non distruggendo 🙂

Conferenze & corsi, Giorno per giorno, Ricette, Vita da veg

VEGAN DAYS LIVORNO & LA (mia) SETTIMANA VEGETARIANA MONDIALE

erbaviola al vegan days livorno 2011

E’ in corso la bellissima manifestazione Vegan Days a Livorno da ieri. Io ci sarò domani con due corsi gratuiti: alle 11.30 si comincia con l’orto vegan sul balcone, per passare poi alle 17 alla presentazione di Scappo dalla città e una chiacchierata su decrescita e downshifting in stile vegan, in cui ognuno ridendo e scherzando costruirà il proprio percorso personale di decrescita.
Ma ci sono tantissimi altri eventi, vi invito a guardare il programma qui. Inutile dire che sarò in prima fila ai corsi di cucina vegan di Nicole e a quello di saponi naturali di Cecilia!

Come ogni anno durante la settimana vegetariana mondiale (1-7 ottobre), ho invitato degli amici onnivori e li ho rimpinzati di veganità in allegria, perché i vegani non mangiano solo insalata e tofu! Lo trovo un metodo carino e simpatico per far conoscere ad altri lo stile di vita etico, senza infliggergli lunghi discorsi magari noiosi e addormentare gli ospiti. Ehm… in realtà un po’ li ho addormentati, grazie a un Brunello di Montalcino riserva 1999 di Fastelli, che attendeva l’occasione speciale. Ma la storia di questo Brunello è particolare, sarà oggetto di un altro post.

Vi lascio con qualche immagine di questo pranzo vegan. Gli onnivori parevano soddisfatti 🙂  Da sottolineare inoltre che sono stati impiegati solo prodotti a km zero 🙂

Antipasto di brioche-ine salate ripiene di paté di olive nere.

Seguono i tortelli o ravioli, con ripieno leggero di verdure e sugo alle olive. Purtroppo la foto con sugo è della mia porzione del giorno dopo e nel frattempo avevo cambiato sugo 😛

Come accompagnamento ai secondi, un panfocaccia di farro con pasta madre e farine bio prodotte dietro casa, così come per i ravioli sopra.

Il primo secondo era il mio formaggio di soia ai semi di lino. Lo hanno accompagnato le polpettine di okara con alga dulse e wakamé e un’insalata pan di zucchero appena colta dall’orto.

Per finire, un crumble di cioccolato e mele caramellate alla cannella. La foto non rende giustizia, il classico dolce brutto ma buono 😉  Ci ha deliziato anche un ottimo cioccolato fondente alle nocciole e ai canditi di Roberto Catinari, una squisitezza portata dai nostri ospiti.

Animali, Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Vita da veg

CAPITA DI SBAGLIARSI

A tre anni ho mangiato sabbia, convinta che fosse commestibile. Capita di sbagliarsi. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci.

15 anni fa mangiavo carne ed ero convinta di amare gli animali. Capita di sbagliarsi. O ami gli animali o li mangi.

12 anni fa ero convinta che far parte di una grande azienda mi valorizzasse come persona. Capita di sbagliarsi. Mi sono valorizzata solo uscendone.

10 anni fa ero convinta che gli amici andassero ricevuti tutti con bicchieri di cristallo soffiati a bocca e tour de force di due giorni in cucina. Capita di sbagliarsi. Gli amici sono amici anche con tovagliette di bamboo e bicchieri di vetro.

5 anni fa ero convinta che andare all’estero fosse l’unica soluzione. Capita di sbagliarsi. Per ora, almeno.

Fino a 1 giorno fa ero convinta che promuovere PeTA in Italia fosse una scelta giusta, che fosse l’associazione con il tipo di comunicazione che mancava, in Italia. Poi oggi ho letto della Canalis nuova testimonial di PeTA. Capita di sbagliarsi.

Ovviamente è solo una mia opinione. Non rinnego PeTA, come non ho rinnegato altre associazioni che hanno commesso errori, almeno dal mio punto di vista. Ma visto che l’ho sostenuta pubblicamente, ora me ne dissocio pubblicamente.

Non ho nulla di personale contro l’artista Canalis, non è mai comparsa nei film che ho visto. Ho qualcosa di personale, però, contro chiunque reciti in film  sponsorizzati da marche di pelletteria, ne faccia uso,  e poi posi nuda per una campagna di PeTA contro le pellicce. Il cincillà no ma la renna, il vitello e il serpente sì, in pratica. Ma anche come scelta personale, tanto che “lei sceglie semplice pelle di vitello nera.”(qui) Viva la semplicità.
Soprattutto se poi recita anche in una serie tv sui salumieri e in film in cui vengono utilizzati animali addestrati (consiglio comunque la lettura della recensione, sembra il menu di un macello).  Uno dei punti cardine di PeTA è infatti la lotta all’uso di animali nell’industria dell’intrattenimento. Infine, ho anche un filo di qualcosa contro il promuovere il consumo di carne ed essere un testimonial di PeTA. Opinione personale. Ma leggere “Per lei una fumante bistecca di Angus Argentino, una delle specialità del locale” oppure “Pranzo di natale con maialino” non è esattamente piacevole. Mettiamola così.

Testimonial di cosa quindi? Pelletteria a go-go, gran mangiate di carni e salumi… sono basita.

Oh, capita di sbagliarsi. Però. Se nelle formine ci metti sabbia, non diventano dolci. Oggi mi sembra proprio di aver mangiato una cucchiaiata di sabbia.

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Conferenze & corsi, Vita da veg

VeganFest, VeganCamp, PeTA & veg-felicità

VeganFest 2011. Quattro giorni intensi, densi di emozioni, persone bellissime, tante soddisfazioni!  Ora posso davvero dirlo: erano anni che attendevamo un evento così grande e ben coordinato!  Il mio unico rammarico è che non sono riuscita a godermelo da visitatrice. Purtroppo tra interventi miei, presentazione di interventi altrui, mostra/stand di PeTA, ho avuto zero tempo, giusto quello per mangiare ogni tanto con qualche amico. Ma va bene anche così! 😀  La mia ‘visione’ del VeganFest è quindi, purtroppo, un po’ ristretta alle cose che ho fatto e agli amici che ho incrociato 🙂

Arrivati venerdì, dopo un ingorgo pazzesco in autostrada e un contrattempo con gli altri ospiti del b&b che doveva ospitarci, siamo volati a montare la mostra di PeTA. La mostra e lo stand sono stati montati di corsa ma benissimo, grazie allo spirito pratico di Matteo e a un suggerimento/prestito di tavolo dai nostri simpatici vicini, Progetto VivereVegan. Allo stand si sono poi alternati la sottoscritta, il già citato Matteo (più a lungo di tutti, cosa avremmo fatto senza di lui?!), la fighissima MissVanilla e l’impareggiabile tornado Bibi. Quest’ultima penso che ormai ripeta “Ciao, conosci PeTA?” anche nel sonno 😀

Ovviamente prima di imballarvi i maroni con le foto, come solo i migliori parenti e amici post-viaggio di nozze sanno fare, vorrei appuntarmi qui alcune perle del VeganFest:

1) Vegani per tesseramento
Una signora a Matteo, allo stand PeTA “Guardi, io sono iscritta alla Lipu, al WWF, alla LAV e all’Oipa, quindi sono vegana, però ogni tanto mangio il tonno”.
“Eh no signora, allora non è vegana…”
“Come no? Io sono iscritta alla Lipu, al WWF, alla LAV, all’Oipa!”   (ah beh, allora...)

2) Siamo una setta con un capo
Una domanda rivolta a Red Canzian: “L’altro giorno ho visto in televisione il Presidente dei Vegani…. voi avete un presidente, no? Un capo, dico…”
Ah sì? Non è che anche questo si chiama Silvio…

3) Scoperte incredibili
Un visitatore guardando la mostra di Sea Shepherd: “Oh, ma mò non se pò manco più pescà!”  (ma dai, ma pensa!)

4) Chi prima arriva
“Però non è giusto che fate i cartelloni con Paul McCartney. Lui fino a 30 anni fa mangiava la carne!”
“Sì ma ora non più, testimonia proprio che si può cambiare!”
“Ma non è giusto! Io non mangio carne da 40 anni!”  (signora, se suonava anche nei Beatles, mettevamo lei sui manifesti…)

5) Misteriosa attività di PeTA
“Ma voi cosa fate, alla fine? Vendete i poster?”
Chiaro signora, che cosa se no?

6) Erbaviola è disinformata
“Senta io le volevo dire che approvo tutto quello che ha detto ma non quello sugli allevamenti. Esistono allevamenti etici dove gli animali non vengono maltrattati, fanno la loro vita pascolando per i campi, felici…”
“Sì, sicuramente. In questi allevamenti le mucche sono viola e fanno cioccolato, vero?”
(
non sa, non risponde)

Ecco qui le foto della mostra di PeTA 5 minuti prima dell’apertura (dopo non l’abbiamo mai più vista vuota!!!) e l’ultimo giorno, ultima ora, con l’iscrizione del mitico Red Canzian, bassista dei Pooh, scrittore e compositore.

Delle mie conferenze sopravvive solo qualche foto fatta dalla mitica e impareggiabile Bibi alla prima presentazione e alla firma libri;  non ho foto dei miei corsi ma forse compaio per sbaglio quando presento il libro di Igor Bragato, il libro della Biocontessa, il VeganCamp e l’incontro con Red Canzian… qualcuno le ha? Grazie! 😀

Infine un po’ di foto al volo mentre andavo e tornavo dai vari impegni, anche se non rendono bene quanto grande era l’esposizione e quanta gente c’era, davvero una folla 🙂

Ho incontrato, con immenso piacere, un sacco di persone, tra cui in rigoroso ordine sparso (me ne dimenticherò di sicuro qualcuna quindi mi offro subito per la fustigazione!): le mitiche Missvanilla e Bibi che non vedevo l’ora di riabbracciare, la mia streghetta Cecilia e Andreas con cui ci siamo sbellicati dal ridere, la stupenda Alice e Alessandro con cui non si finiva più di chiacchierare, la dolcissima Kia e Sergio che è sempre un piacere ritrovare (e ve ne faremo vedere delle belle con Kia, a breve!), la super-energetica Chicca (purtroppo ci siamo solo incrociate, ma ci rifaremo!), Nadir che finalmente ho abbracciato dal vivo, la bellissima Keroppola che è stata reclutata per PeTA seduta stante (anzi, in piedi! non offriamo nemmeno comodità!), Harlock e Tiziana che per un giorno hanno lasciato i salvataggi di papere e api, giusto per farsi fare due maròni così di lifestyle vegan (e nonostante tutto restarmi ancora amici!)… e tutti gli amici blogger intervenuti al VeganCamp: Irene, la dolcissima Irene di Cucinasenzasenza, Nicole dai grandi occhioni di ricetteveg.com; ElenaSole – che è proprio un sole luminoso – di il mondo di elenasole, la bella Silvia di cristallo di pane, la s-t-r-e-p-i-t-o-s-a Pippi di veganblog che si è autoinvitata al VeganCamp, grande Pippi! ; Samantha di laboratorio veg che già conoscevo e si conferma una vera forza della natura e polemica quanto me; Andrea di sentiero della natura, una voce colta e pacata in mezzo ai nostri starnazzi;  Paperina sfrattata con il suo blog dalla Prova del Cuoco ma inarrestabile e Furio di faust patrone, che scusate, ma è come avere un mix di Luttazzi e Bukowsky vegan, un grande! Ma ci vogliamo dimenticare di Simona e Katia di Venusinfur? Le ho lasciate apposta per ultime, perché ci hanno portato le bellissime mascotte Bimba e Bigari, nelle foto sopra!

E per concludere, una OLA per Miriam, che si è imbucata al VeganCamp per conoscere i blogger che legge da tempo: esattamente lo spirito anarchico e impavido che adoro!! 😀  Mitica! Mai farsi fermare dalle porte chiuse!

Conferenze & corsi, Vita da veg

CI VEDIAMO SABATO SULL’APPENNINO MARCHIGIANO

Nonostante il perdurare della neve e un annuncio di ulteriore nevicata per settimana prossima, ricomincia il mio girovagare tra chiacchiere e dibattiti e bella gente. Soprattutto tra bella gente.

Sabato, per chi vuole, per chi ha tempo e voglia di condividere, ci troviamo a Castelplanio, dalle parti di Jesi, appennino marchigiano. Se ne vedranno delle belle 🙂 Sotto, una delle locandine autoprodotte, con cui i prodi organizzatori hanno tappezzato i dintorni.

L’erbaviola arriverà in corriera+treno+piedi, avendo abbandonato l’auto negli ultimi mesi. (oddioooo come fai a fare la spesa? e le commissioni? e questo e quello? Con un capiente zainetto e i mezzi. Non che mi sia disfatta dell’auto, ma sta in garage da un paio di mesi… giusto per vedere quanto la si può eliminare. Tanto per dire che ci sono sempre margini di miglioramento 😉 ).

uscita del latte di soia
Autoproduzione, Ricette, Vita da veg

COME FARE IL LATTE DI SOIA CON LA CENTRIFUGA

fare il latte di soia con la centrifuga

Non avete la Soya-joy, la VeganStar, la VegMilkyPlus? Troppo tempo per farlo a mano? Una centrifuga ce l’avete? 😀  Ecco qui più di un litro di latte di soia e 30 minuti in tutto tra cottura e centrifuga!

Chiaramente, trattandosi di una centrifuga, se ne possono fare anche 10 litri insieme, basta aumentare le dosi, niente di più semplice e veloce. A seconda della quantità di acqua che si mette, il latte di soia viene più o meno denso. La scoperta l’ho fatta casualmente, grazie alla nuova centrifuga che ha un attrezzo apposito per infilare i fagioli e i cereali. Ma si può fare benissimo anche senza questo pezzo, vedi di seguito. Passiamo subito alla pratica che per oggi ho già scritto abbastanza.

Ingredienti per 1 lt abbondante di latte di soia:

100 gr di fagioli di soia reidratati 24 ore in acqua (il peso è quello dei fagioli secchi)
1 lt di acqua
1 pizzico di sale integrale
5 cm di alga kombu (facoltativo)
2-3 cucchiai di sciroppo d’agave  (facoltativo)

centrifuga e fagioli di soia

Cuocere i fagioli di soia in acqua (due volte il loro volume) per 25 minuti, con un pizzico di sale e l’alga kombu. L’alga facilita la cottura, è ricca di calcio, ferro, magnesio e rilascia una mucillagine che rende il latte più cremoso, senza aggiungere alcun sapore particolare. Io uso la varietà Saccharina japonica che è più dolce. L’altra varietà di alga kombu che si trova in Italia, la Laminaria digitata, mi sembra più aspra e meno adatta al latte di soia. Però, anche qui, va a gusti 😉

Non è necessario togliere la schiuma che si forma man mano durante la cottura.

cottura fagioli di soia con alga kombu

Dopo una decina di minuti dall’inizio dell’ebollizione, vengono a galla le pellicine dei fagioli di soia. Io consiglio di toglierle, è un’operazione facilissima da fare con una schiumarola passandola a filo d’acqua. Il motivo è che danno al latte di soia un gusto troppo ‘fagioloso’, ma è appunto una questione di gusto. Se le lasciate, non c’è problema, verranno sminuzzate dalla centrifuga.

raccolta pellicine fagioli di soia

Dopo 25 minuti di cottura, scolare i fagioli di soia. E’ meglio non farla raffreddare troppo tra questa fase e la centrifugazione perché più si raffredda e più indurisce, con conseguente difficoltà di triturazione per le centrifughe più datate.

fagioli di soia scolati

Nel frattempo che i fagioli di soia cuociono, si prepara la centrifuga. Nel mio caso è già dotata di un suo imbuto a coppa per i fagioli, perché questo tipo particolare di centrifuga va messa in moto venti secondi prima di cominciare a centrifugare. Per questo ha un tappo che permette di avviare la centrifuga e poi stappare al momento di far scendere i fagioli.

Un imbuto del genere è facilmente sostituibile con un imbuto per marmellate, quelli che servono per versare la marmellata nei vasetti e hanno l’imboccatura grande. Siccome non esiste uno standard nell’imboccatura delle centrifughe, bisogna che guardiate che diametro ha l’apertura della vostra. In ogni caso, non è difficilissimo infilare i fagioli servendosi di un cucchiaio 😉

1 lt di acqua, centrifuga e recipiente per raccolta latte soia

L’imbuto con tappo. La cordicella serve per toglierlo dopo aver versato i fagioli.

coppa di raccolta per fagioli di soia

Eccoci pronti per ottenere il latte di soia: fagioli nella coppa sopra, pronti per scendere nella centrifuga. Un litro di acqua a temperatura ambiente. Una bacinella di raccolta in cui ho rimesso l’alga kombu usata per la cottura. Io lascio sempre l’alga ancora per almeno una decina di minuti dentro al latte prima di travasarlo, così faccio un latte di soia addizionato di ferro, calcio, iodio e magnesio di cui è ricca (ricordo si usa anche in cottura).

fagioli di soia nella centrifuga

Avviare la centrifuga, inserire i fagioli e versare il litro di acqua. Se non usate l’imbuto, inserite un po’ di fagioli e un po’ di acqua, un po’ di fagioli e un po’ di acqua …finché non finiscono 🙂  Ed ecco qui il delizioso succo bianco che scorre!

uscita del latte di soia

E dietro, nel cesto di raccolta, cosa rimane? L’okara ovviamente! Se non sapete cosa farvene di questo alimento iperproteico, qui ci sono diverse ricette con l’okara 😀  (sì lo so, devo mettere ancora la ricetta delle mie polpette di okara, ormai me l’hanno detto in mille ‘assaggiatori’ ma… mi dimentico sempre 😛 Scusate! )

cestello raccolta okara

Aggiungo poi succo concentrato di agave, ne bastano 3-4 cucchiai. E’ dolce e ha una consistenza cremosa, secondo me è meglio dei malti per dolcificare il latte di soia. Dopo anni di esperimenti, sono arrivata a questa conclusione, ma magari tra qualche tempo troverò altre soluzioni 😀

addolcire con sciroppo di agave

E infine… imbottigliare! Una bottiglia di vetro, un semplicissimo imbuto, et voilà! Più di un litro di latte di soia. Ovviamente se si usano per esempio 4 litri di latte di soia a settimana si può fare lo stesso procedimento quadruplicando le dosi sopra e si ottiene la scorta per tutta la settimana. Il latte di soia fatto in casa, infatti, può essere conservato fino a 7-8 giorni in frigo.

bottiglia di vetro e imbuto per travasare

Ecco qui la mia dose settimanale (ok lo ammetto… ne ho bevuto un po’ prima di fare la foto :P). Eh sì, perché ultimamente in questa casa si sta seguendo una dieta 80% crudista e il latte di soia è una delle pochissime concessioni, quel 20% che la mia magister crudista dice che ci può stare, per non traumatizzarmi troppo, contando che siamo in inverno e ying e yang vanno riequilibrati 😀

1 lt abbondante di latte di soia

Vi abbraccio tutti e vado ad autoprodurre un po’ di serenità per la domenica!

smack

 

 
Approfondimento video:

In questa puntata di Geo&Geo, Rai3, dimostro in diretta come fare il latte vegetale in casa, in questo caso la SoyaJoy.

 

 

 

 

Appelli & Boicottaggi, Giorno per giorno, Vita da veg

BUON 1 a.A. !

In questi giorni mi torna spesso in mente una poesia di Giuseppe Ungaretti scritta a Napoli 94 anni fa, in questo periodo di feste.

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade.

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle.

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata.

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono.

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare.

E’ così, nel caldo buono e fuori dal gomitolo di strade, che passerò questa serata, per me priva di significati. Non che disdegni la compagnia degli amici, ma a volte si ha bisogno un po’ di pace dopo tanto girare e correre. I percorsi portano a vedere paesaggi diversi e da qualche anno nel panorama c’è la perplessità verso l’obbligo del festeggiamento di massa. Se c’è, a livello ideologico, un progetto consolatorio nel fare tutti la stessa cosa alla stessa ora dello stesso giorno, è anche vero che per farlo si è imposta come obbligo una struttura narrativa che lo rispecchia e lo promuove, e che presenta anche dei vantaggi per la struttura consumistica imperante.
In parole povere, da un rito pagano in cui si faceva al massimo un falò con le sterpaglie vecchie e si beveva un bicchiere di vino, si è arrivati alla necessità indotta a forza di bere un determinato tipo di vino, acquistare abiti, organizzare feste, spaccare i timpani con polvere da sparo.

Nulla in contrario alla catarsi dell’urlo liberatorio, ma che liberazione è quando una struttura narrativa che ci impone di farlo il dato giorno alla data ora? Che liberazione è se viene indotta la necessità di spendere, consumare, apparire? Perché, parliamoci chiaro, se non festeggi capodanno sei uno sfigato. Un alienato. Uno senza i contatti giusti, il vestito giusto, alla festa giusta.

Ho passato anni a feste di amici. Quest’anno, siccome ho fatto il pieno di giri e amici e viaggi e cose nuove luccicanti (ma non sono paillettes), ho deciso per qualcosa di diverso. Un po’ di decrescita, si potrebbe dire. Secondo me è fare quel che mi pare invece di quello che dicono gli altri.
La mia casa, la neve fuori, il silenzio della montagna, le luci lontane della valle, una cenetta vegan preparata con cura e amore, buone cose da bere, forse il rito pagano della vecchia bruciata nella piazza del paesino (ma anche no).

E poi, per somma volontà di spirito contraddittorio, ho deciso di fare solo un proposito per l’anno nuovo e di non avere bisogni indotti di compilare liste di buoni propositi.
Ho deciso che entrerò non nel 2011 ma nel 1 a.A. L’idea è venuta chiacchierando con qualche amico su quella maledizione di social network che dev’essere diventato obbligatorio in tutti gli uffici, viste le ore che gli impiegati ci passano a caricare note di cui mi arriveranno i commenti più idioti da qui all’eternità.
Ma, tornando a noi, il mio capodanno 1 a.A.: visto che insistono con sta storia che nel 2012 arrivano gli alieni, da qui al 2012 lo considererò solo 1 a.A. (avanti alieni) e dopo, se sarò ancora viva, farò dei progetti per lo 0 d.A. (dopo alieni).

Questo mi pare adeguatamente surreale e sufficientemente illogico da sembrare un vero proposito per il nuovo anno.

Buona serata a voi! 😀