

*Questo post è dedicato a Kia che domani deve affrontare Bologna-Milano sul Frecciarossa e che finora era scampata a questa macchina infernale.*
Negli ultimi due anni e mezzo mi sono ritrovata a prendere questi treni veloci, visto che ormai per andare da Bologna/Firenze a Milano, Roma o Torino non c’è praticamente altro. Ovvero. Ci sarebbero gli Intercity che però dopo l’avvento delle Frecce sono stati ulteriormente rallentati. Anni fa, prima delle Frecce, da Bologna a Milano con un’intercity ci volevano un paio di ore. Oggi dalle due e mezza alle tre abbondanti. Aggiungiamoci anche che, una volta scesa a Milano, a volte devo prendere i treni della transumanza disumana, ovvero il Milano-Mortara o Milano-Vercelli: un’ora minimo con corse sempre più rare, il tutto solo per fare 70 km… A quel punto, l’attuare la mia personale protesta anti-TAV e prendere l’intercity invece dei superveloci diventa solo una protesta patetica (lo è anche normalmente, visto che le ferrovie non se ne accorgeranno mai, ma è una questione di principio e di ri-appropriazione di ritmi lenti).
Morale, insomma, mi ritrovo sul Frecciarossa, uno spaccato di un’Italia che mi piace sempre meno.
La maledetta prima classe Frecciarossa
La prima classe del Frecciarossa è una perversione progettata da uno che da studente non ha mai potuto viaggiare in prima classe e ora ha trovato il modo di vendicarsi di tutti i viaggi in terza sulle littorine ghiacciate coi sedili di legno. Nella sua infanzia sfigata si rodeva e progettava la vendetta contro quelli della prima classe con riscaldamento e sedile in vellutone rosso. C’è riuscito.
Se prenoto io, evito la prima classe come la peste, ma se prenotano le aziende puoi anche supplicare in aramaico, la seconda non te la danno, sicuramente tutte le aziende con cui lavoro fanno parte della lobby del Perverso Progettista della Prima Classe Frecciarossa di cui sopra, d’ora in avanti chiamato PPPC. (Si noti il non casuale ribaltamento di CCCP – Fedeli alla linea).
La prima fondamentale vendetta che ha previsto il PPPC è che la prima classe sia sempre negli ultimi vagoni, sia che tu stia salendo o scendendo. I frecciarossa hanno in media 12-13 vagoni. Lunghissimi. Alla stazione di Bologna per salire sulla prima classe devi andare a piedi a Casalecchio di Reno, a Torino devi scalare Superga, ma a Roma Termini ti basta camminare sui binari fino a Tiburtina, sempre con valigia al seguito.
La lontananza dei vagoni prima classe è di solito inversamente proporzionale alla lunghezza delle banchine, specialmente in stazioni come Bologna dove le banchine finiscono senza logica e comincia il ghiaietto di m****, ideale per tacchi alti e valigie pesanti con rotelle. L’ultima volta che sono atterrata sul ghiaietto di m****, avevo anche una zucca di 6 kg a completare la giostra tacchi-valigia-borsa-computer. E’ più facile correre sulla spiaggia d’agosto con la tuta da sci trascinando un tronco di pino.
Ma quando sarete saliti sul vagone prima classe, vi renderete conto che questo era solo il purgatorio.
Il maledetto ristoro della prima classe Frecciarossa
La prima classe offre un servizio di piccolo rinfresco continuo, gratis, che si converte in solenne rottura di maròni, sempre gratis. Ma è uno spaccamento di maròni scientifico, articolato e studiato per non lasciarti in pace più di 5 minuti, in 5 fasi:
- Appena salito una voce ti annuncia che a te, superfigo della prima classe, verranno portati giornali e serviti “drinks e snacks dolci e salati“. Se sali a Torino e scendi a Napoli, la gentile voce ti rintronerà in testa per altre 48 ore con il simpatico messaggio che ti ricorda che sei un superfigo di prima classe, dopo che ti è stato ripetuto quella quarantina di volte appena.
- Finito il messaggio, arriva il primo carrello, giornali. Tutti tranne il Fatto Quotidiano. (Delle volte trovi anche il Corriere di Romagna a Napoli, ma non si ha memoria della presenza del Fatto Quotidiano). Il carrello giornali occupa tutta la corsia, non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi il giornale e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. Se come me tenti di metterti le cuffie e fare l’indifferente lavorando, ti urla se vuoi il giornale e ti picchietta sul braccio finché non gli rispondi.
A Bologna, vai a sapere perché, quasi tutti quelli che salgono vogliono “Il Fatto”. Non c’è. “Allora Repubblica”. A Firenze chiedono tutti Repubblica, “Non c’è, l’hanno finita quelli di Bologna”. Al ritorno si vendicano e per chi sale a Bologna son rimasti solo Libero e Il Giornale.
- Poi arriva il carrello bibite e snack. Generalmente quelli attorno a te prendono tutto, perché tanto è gratis. Si sa che è una celebre usanza italiana prendere tutto quello che è gratis. Il PPPC lo ha calcolato, infatti ha messo la roba più immonda da mangiare a bocca aperta, altra celebre usanza italiana. In prima classe tu avrai sempre davanti uno che mastica a bocca aperta i Fagolosi, dei grissini con il peso specifico di una mazza da baseball ma che in masticazione durano di più. Ideali per chi mastica a bocca aperta e ha chiesto anche Coca-Cola (gli zuccheri aiutano l’impasto e le evoluzioni intestinali sono garantite).
Se non vuoi niente ti squadrano malamente, sei un boicottatore del PPPC, un nemico dell’umanità e per punizione ti mollano la salviettina rinfrescante obbligatoria (vedi di seguito). Non puoi far finta di niente perché l’addetto ti chiede personalmente se vuoi qualcosa e vuole sentire sì o no. E’ obbligatorio. E giù la salviettina.
Devi anche fare molta attenzione nelle risposte al personale di bordo, che parla un linguaggio in codice veloce. Tipo:
“SalitoFirenze?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?GrissinipatatineRingoBucaneve?”
Il novellino viene preso in contropiede dal succo di frutta che voleva ma si impalla su dolce-o-salato della prima classe, scelta che lo spiazza. Il personale guarda spazientito. Gli altri viaggiatori guardano con impazienza che il carrello arrivi a loro. Lui comincia a sudare e abbozza “Dolce?”, ricevendo in risposta un pacchetto di frollini al burro idrogenato che si affretta a mangiare per non sembrare ingrato. Passerà la giornata a meditare su che amica sia l’ignoranza.
- Poi arriva la monnezza, raccolta di tutto l’immondezzaio fatto da giornali, salviettine, Fagolosi, Bucaneve, caramelle e patatine sputacciati sui tavolini. Per permettere il prelevamento della monnezza dei tuoi vicini, devi sollevare il portatile, dribblare il bicchiere di spumante mezzo pieno che gli passa a un millimetro, con l’altra mano lanciare il cellulare nella borsa prima che finisca anche lui nella monnezza e fare un sorriso di circostanza “no, ma si figuri… mi state sfrantumando i maròni da quando siamo partiti, ma questo e altro per viaggiare in prima classe coi ficoni!”.
- Poi passa la caramella latte e miele, che come la salviettina te la mollano anche se non la vuoi. Se fai finta di non vederli te la lanciano sul portatile, di solito centrando con una mira da corpi speciali il tasto Canc. La nostra amica Erbaviola una volta ha chiesto, per pura curiosità: “Scusi sono vegan, la caramella c’è solo latte e miele?” e ha sentito l’addetto caramelle, serissimo, chiedere all’interfono “La dottoressa Vegan chiede se la caramelle ci sono solo latte e miele” ed è tornato costernato “Sì, dottoressa Vegan, ma forse da settimana prossima anche alla menta”. Accadeva l’anno scorso. Per dovere di cronaca, la dottoressa Vegan sta ricevendo ancora caramelle latte e miele. (Giustificazione: Il personale del Frecciarossa non è matto o ignorante. Semplicemente, siccome onorevoli, portaborse e leccapiedi vari ci viaggiano aggratis, per non fare gaffe chiama tutti ‘dottore’, come a Napoli nei parcheggi abusivi. E’ chiaro che se uno si qualifica con il cognome, Vegan, sarà minimo l’onorevole Vegan che vuole la caramella particolare perché è abituata alla buvette del Parlamento).
La cosa meravigliosamente perversa è che tutti questi passaggi si compiono ad ogni fermata. Ad ogni passaggio di carrello è impossibile muoversi, perché occupano l’intera corsia. Devi startene seduto con il tuo dirimpettaio che mastica a bocca aperta. Incarcerato nel tuo sedile. Alla prossima fermata riprenderà tutto da capo. Voce-quotidiani-da bere- snackdolcisalati-monnezza-caramella.
La cosa comica è il tratto Firenze-Bologna, 40 minuti scarsi. In questi 40 minuti, come in una comica da film muto, parte il messaggio “sei un superfigo di prima classe” e prima che sia finito passano di corsa: il carrello giornali senza Il Fatto Quotidiano, il carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza che strappa via i sacchetti di Fagolosi a chi cercava di mangiarli in meno di 2 minuti. Ma non è importante, perché entro 5 minuti ferma a Bologna e si riparte: carrello giornali , carrello “SalitoBologna?Dabere?AcquaCocaSpumanteSuccoBianco?Succo?Perapescatropical.Dolceosalato?” con salviettina, la monnezza, il caramellaio della dottoressa Vegan e di nuovo la monnezza. Devi rispondere a tutti. Prova a lavorare sul tuo portatile e sei morto.
Se fai Bolzano-Napoli, all’arrivo vai direttamente in auto-ricovero al manicomio di Aversa.
Il perverso portabagagli del Frecciarossa
Merita menzione d’onore. Per affrontare il frecciarossa devi aver fatto yoga e rugby. Il primo ti aiuta a sopportare stoicamente il dolore, il secondo a sfondare le valigie di m*** infilate tra i sedili.
Il PPPC infatti, nella sua perversione, ha fatto in modo che tutti fossero costretti ad usare il minuscolo vano valigie tra i sedili, infilandoci in genere delle Samsonite giganti in piombo degli anni ’80, sporgenti abbastanza da massacrarti le rotule ma non abbastanza da essere notate in tempo. L’unica per sopravvivere a questi corridoi è fermarsi all’inizio, intonare l’haka come gli All Blacks, prendere la rincorsa, chiudere gli occhi e farsi tutto il corridoio in posizione placcaggio fino al proprio posto. Poi puoi passare la seguente ora con le rotule in gola, ma vivo.
Per attuare i suoi piani senza farsi beccare, il PPPC ha inserito un vano bagagli all’entrata delle carrozze e un portabagagli sopra i sedili, così nessuno gli può dire niente. Ma sono studiati per non essere utilizzabili dalla maggioranza.
Il vano valigie all’ingresso non lo usa nessuno perché:
- contiene 6 trolley per ripiano, totale 12 trolley per carrozza. Posti a sedere: oltre il centinaio. Il primo a usarlo sarà sempre qualche megalomane che viaggia in prima classe con la cabina armadio formato baule catafalco di Vuitton, quindi ci starà solo il suo catafalco.
- siamo in Italia, se tu lasci la valigia all’ingresso della carrozza e ti vai a sedere in fondo, poi passi il resto del viaggio a scrutare chiunque vada in bagno e a scattare come una molla appena si aprono le porte, per controllare che non si smaterializzi. L’unico che sopravvive ai furti è il baule catafalco di Vuitton, si racconta che ne abbiano rubato uno nel 1960 ma il ladro lo sta ancora trascinando a casa.
Nei treni di una volta, gli intercity e il Pendolino, c’era il vano porta bagagli sopra la tua testa che conteneva la tua maledetta valigia con le misure massime consentite nei voli aerei. Si sa che chi viaggia per lavoro ha i trolley di questa misura per non accodarsi alle comitive di ottantenni giapponesi al ritiro bagagli. Su questa base, nel Frecciarossa il PPPC ha progettato il re dei portabagagli inutilizzabili. Ha preso le misure massime consentite per i bagagli in aereo e ha piazzato sopra la tua testa una mensola di 3 cm più stretta. Così tu sali sul Frecciarossa e sollevi sportivamente la tua valigia con le misure massime consentite, oplà come sono agile, cerchi di infilarla e la incastri invariabilmente a metà percorso. Perché, questa sì che è progettazione perversa, la mensola è anche inclinata verso il basso, così o incastri la valigia e devi strapparla via con una tenaglia, attrezzo di cui tutti noi viaggiatori-lavoratori disponiamo come up dell’iphone. Oppure se pensi di fare il furbo come la sottoscritta e ti procuri una valigia più piccola, ti scivola giù fino in fondo e per recuperarla puoi solo sperare che la nazionale di basket viaggi con te.
La salviettina rinfrescante
La salviettina rinfrescante richiede un capitolo a parte. Merita. Primo è obbligatoria, te la schiaffano sul microtavolino oppure direttamente sul tasto canc se fai finta di non vederli. In genere il neofita pensa: “La uso, se no passo per una persona sporca“. Apre l’involucro non riciclabile con logo frecciarossa, dispiega il lenzuolo imbevuto di Mastro Lindo al limone e si sfrega energicamente le mani “eh? visto come sono pulito?“.
Dopo un minuto si accorgerà di avere le mani appiccicose come se si fosse lavato con il vinavil e di puzzare come il bagno del suo ex liceo. Si precipiterà in bagno, rendendosi conto troppo tardi che la salviettina rinfrescante è solo un abile tranello del PPPC per mandarlo in bagno e eliminarlo.
Il bagno della prima classe
Il bagno della prima classe è chic. Minimal chic. Più minimal che chic. Non ho osservato bene la tazza, perchè non ho di queste perversioni ma il lavandino lavamani sì. L’hanno fatto come il bagno di casa tua, ma in dimensione puffetta e con i materiali della casa di Barbie. Il PPPC sono sicura che sia anche nano e abbia in odio chiunque più alto del metro e cinquanta. Se ti approssimi a questo gioiello di lavamano ti accorgi prima di tutto che devi inclinarti quasi a 90 gradi per usarlo. Il che, se non sei sproporzionato, implica il dare una botta di coccige alla parete retrostante e ritrovarti seduto per contraccolpo sulla tazza o direttamente dentro. Io consiglio di inclinarsi solo a 70 gradi e usare usare un calzascarpe (anche qui una cosina che tutti portiamo in tasca) per pigiare sull’erogazione acqua. Se no dovete trasformarvi nell’uomo elastico. Attenzione perché ora vi do una dritta vitale: appena pigiato, fate un salto all’indietro! Subito! In alternativa uno schizzo potente di acqua vi decorerà la zona patta dei pantaloni e tutto il vagone penserà, nella migliore delle ipotesi, che vi siete dati a giochi onanistici nella toilette. Mentre vi state asciugando (ma sarà inutile), il controllore vi busserà alla porta per vedere se state scroccando un viaggio con la tecnica della toilette. Alcuni sostengono che ci sia un chip nel rubinetto che comunica al controllore quando passare con la maggiore discrezione.
Il wi-fi del Frecciarossa
Sorvoliamo sul fatto che io capito sempre di fronte a qualcuno che gradisce le innumerevoli bevande offerte e le parcheggia meticolosamente vicino al mio portatile, in modo che a qualsiasi evento di frenata o urto possano inondarlo. Il frecciarossa non ha i portabicchieri, solo un microtavolino liscio per far cadere meglio le bevande. Se tu hai un portatile e il tuo vicino una coca-cola gigante, è scientifico che le due realtà si congiungeranno alla prima frenata. Se invece il tuo vicino se l’è già versata sui calzoni ed è impegnato a pulirsi nel bagno di Barbie, puoi lavorare abbastanza tranquillo.
Il wifi è obbligatorio, perchè se ti colleghi con la tua internet key o con il tuo cellulare, ti salterà la connessione ogni tot e alla fine ti salterà definitivamente, mentre la sim resterà connessa consumandoti le seguenti 24 ore di connessione via roaming con l’adsl di Tokyo.
Dopo complicatissime manovre che non sto a descrivere anche perché le ho dimenticate, sono riuscita ad avere una user e password per il wifi del Frecciarossa, gratuito fino al 2012. Il funzionamento non è male, quando va, bisogna ammetterlo. Ma quando non va, ti rendi subito conto di vivere in Italia perché ti compare il seguente messaggio:
“ERRORE Spiacenti ma la sessione è scaduta. O sei stato troppo a lungo inattivo o hai disabilitato i cookies nel tuo browser oppure hai avuto problemi con la tua connessione di rete. Per favore contatta ‘Francesco Lombardi’ (‘francesco.lombardi@telecomitalia.it’) per ulteriore assistenza.”
Devo commentare? Non ho più accesso a internet e per segnalartelo posso solo mandarti una mail. Geniale. Ma soprattutto partiamo già dal presupposto che sia colpa mia, un marchio di fabbrica di Telecom e dell’assistenza clienti italiana in genere, in pratica mi sta dicendo: “o ti sei fatta i fatti tuoi invece di lavorare, o sei un terrorista che non vuole esser riconosciuto e non accetta cookies, oppure hai avuto problemi con il wifi del frecciarossa”. Di solito è la terza, ma torniamo al principio: come te la scrivo una email se ho problemi con la tua connessione da terzo mondo?!
Le offerte eterosessuali per famiglia cattolica
Succede che viaggiando tanto con il Frecciarossa, accumuli punti sulla tua bella tesserina. E ti arrivano le offerte eterosessuali per famiglia cattolica. Sabato prossimo se viaggi in due, lei non paga! Ok, e se siamo due lui? Uno si traveste da Mrs Doubtfire, se no non ci fate lo sconto?
Dal 22 del mese se viaggi con tutta la famiglia i bambini non pagano e a tua moglie paga la metà, offerta riservata a gruppi di almeno 4 familiari! E se non ho figli? Mi becco solo lo spaccamento di maròni di viaggiare su un treno pieno di pargoli?
Weekend romantico a Roma con la tua lei a 19 euro* (*= solo se siete sposati). Qui, lo ammetto, ho sospettato lo zampino di mia suocera… ma comunque: siete Trenitalia o l’ente promozione del matrimonio etero?
Un appello: il mondo, anche quello italiano, non rispecchia la famiglia cattolica e basta. Perché due amici dello stesso sesso o due fidanzati dello stesso sesso o due compagni dello stesso sesso non possono avere una buona parte di sconti? Che differenza vi fa? E che differenza vi fa se la mia famiglia sono due persone non sposate e basta?
- — 9.11.2011 A qualche giorno dalla pubblicazione di questo post, devo aggiungere una nota. Questo è un post umoristico, non è un documentario, quindi mandarmi tre pagine di spiegazioni sul perché il personale è costretto a chiedere a ognuno personalmente se vuole il giornale non ha senso. Lo so che siete obbligati, così come io mi sento obbligata a rispondere sempre “sì grazie” e “no grazie”.
Io non ce l’ho affatto con il personale di bordo del Frecciarossa. Ce l’ho semmai con quel perverso progettista che obbliga il personale a fare tutto quello elencato sotto. E di conseguenza obbliga me a farmi un paio di ore interrompendo il lavoro ogni cinque minuti per rispondere. Perché io sono una di quelli che rispondono sempre ‘grazie’ ‘prego’ ‘buongiorno’ e ‘buonasera’. E trovo barbaro e incivile che nel 2011 una persona, magari anche con una buona istruzione e una formazione professionale, sia pagata per ‘servire’ bevande su un treno, solo perché in questo Paese non c’è altro lavoro per loro. Ancora più barbaro il fatto che devono farlo spesso servendo onorevoli con meno titoli di studio di loro, che viaggiano gratis su questi treni.
Morale: se mi scrivete di nuovo una sfilza di commenti sugli obblighi del personale di bordo del Frecciarossa, vi bersaglio in fronte con le caramelline latte e miele. Siete avvisati
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