PERMACULTURA

Esperimento di permacultura nell’orto

Ho cominciato a interessarmi di permacultura dopo la seconda lettura di “Terra. In campagna un’altra vita è possibile. Storie di donne e uomini che hanno deciso di coltivare un’esistenza diversa” di Sabina Calogero (Terre di Mezzo, 2005). Alla prima lettura mi stavo trasferendo dall’odiato hinterland milanese alla campagna pavese, quindi non ho notato se non di sfuggita la questione, alla seconda lettura a un anno di distanza, proprio mentre mi stavo organizzando per rimettere in piedi l’orto bio, l’attenzione è caduta sulla permacultura. E proviamo, mi sono detta.

La permacultura è la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata degli insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale, basata sull’equilibrio dei sistemi che sono alla base della vita. In pratica: le piante sono capaci di riseminarsi da sole, le erbacce sono utili ad arginare parassiti e caldo. In pratica: se si lascia la terra al suo naturale ciclo, dicono questi teorici della permacultura, la terra è in grado di produrre di più e meglio.

Siccome non sono molto coraggiosa e neanche troppo esperta (e non vedevo l’ora di gustare le verdure coltivate da me stessa), ci ho provato solo con una parte dell’orto. Questo il risultato all’inizio, si fa fatica a distinguere e non ho avuto il coraggio di rinunciare comunque alla rete antigrandine e al bamboo per i pomodori, però molti li ho legati con erba secca e non con la raffia:

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Risultato dopo due mesi: non trovo più i pomodori e le melanzane in mezzo ai baobab di erbe selvatiche e infestanti che sono cresciute a dismisura. L’erba secca usata per legarli ha ceduto, ho dovuto riutilizzare la raffia. Inoltre, un’invasione di metcalfa per nulla arginata dai pochi ‘insetti utili’ presenti, stava distruggendo tutto. Non ce l’ho fatta a guardare inerte questa devastazione e ho cominciato a togliere tutte le piante che non fossero state appositamente piantate, non ce la facevo proprio a veder morire tutto in nome di un giapponese ricco sfondato con atteggiamenti da Buddha new age (per la serie ‘magari non tutti sanno che…’, ve lo dico io: Fukuoka è ricco sfondato, da generazioni, non ha bisogno di fare nessuna coltivazione per vivere).

Solo in seguito vengo a scoprire che non esiste solo la tecnica di Fukuoka, sebbene sia la più diffusa e corretta nel tempo con tutta una serie di metodi tipo le palline di semi, ma c’è anche questo inglese, tale Mollison, che ha una visione meno filosofica e più pratica dell’utilizzo sostenibile della terra. Però per quest’anno è tardi, ormai ho ripulito, magari l’anno prossimo provo con la permacultura di Mollison.

Indubbiamente di vantaggi ne ho visti lo stesso nella parte in cui ho coltivato in permacoltura: durante il periodo di lunga siccità e sole cocente l’erba alta ha evitato che le piante di melanzana e pomodoro si bruciassero, come ho visto succedere invece in alcuni orti della zona (qui intorno sembrava di essere in Sicilia, con erba bruciata ovunque e le risaie con chiazze giallastre). I semi che si sono auto-piantati dalla coltura dell’anno scorso hanno prodotto piante decisamente più forti e resistenti al clima. Una parte di terreno in cui avevo utilizzato un ‘compost’ al volo fatto di sfalci di ortaggi è quello sicuramente meglio concimato e che rende di più.
Però mi è sembrato che le infestazioni, nel mio caso la metcalfa, si espandano di più con la permacultura e soprattutto non vedendole subito perchè nascoste dall’erba alta, abbiano avuto tutto l’agio di insediarsi. In quanto agli insetti utili come le coccinelle che secondo Fukukoa dovevano fare banchetti luculliani con la metcalfa, non ne sono arrivati spontaneamente. Forse un giorno, se qualcuno saprà dirmi dove le trovo le coccinelle allora magari ritenterò con il metodo del giapponese nababbo. Per il momento mando maledizioni a tutti quelli che scrivono “introdurre insetti utili come le coccinelle”. Bravi, e dove le prendo le coccinelle? all’ipercoop ? su ebay? Fino ai vermi per il terreno ci arrivo, basta andare da chi vende esche per cacciatori, ma le coccinelle? Passo l’estate tra i boschi a rapire coccinelle e le incateno al mio orto ?!

Insomma, alla fine la mia esperienza è che il metodo Fukuoka vada bene magari per larghi appezzamenti, sicuramente di ettari. Ma l’orto dietro casa rischia di trasformarsi solo in una jungla con infestazione di tutti i parassiti del creato e una produzione ultima di 2-3 pomodori a stagione, il che non è esattamente lo scopo di chi fa l’orto. Senza contare che se si hanno dei vicini che confinano con l’orto, potrebbero non trovare simpatica l’idea della quantità di zanzare e moscerini che riesce a sviluppare un pezzo di terra in permacoltura ;)

  1. 1 Il 5/08/2008, Osmanto ha detto:

    Ciao Erbaviola,
    mi sto interessando alla permacoltura per allestire un orto sinergico e sperimentale per quest’autunno. Ma come funziona IN PRATICA? Butti i semi a caso? Cerchi di fare delle file per ricordarti cosa hai messo? Ci sono cose da mettere “per forza” per nutrire il terreno (piselli, aglio….)
    sarebbe ottimo ricevere qualche consiglio pratico!
    Grazie =)

  2. 2 Il 13/08/2008, Luca Confusione ha detto:

    Mah a quanto so io fukuoka è più una guida… mentale.
    Nel senso che il suo atteggiamento è condiviso ed è alla base del metodo di Mollison (che è australiano) che comunque si è più rivolto al pratico e all’adattivo.

  3. 3 Il 7/09/2008, Antaress ha detto:

    Carina l’idea di andare a caccia di coccinelle ^_^

  4. 4 Il 7/09/2008, Nicola ha detto:

    Sono d’accordo con Luca, quello di Fukuoka è più un’indirizzo “generico” per un’approcio diverso alla coltivazione ma non lo abbinerei troppo ai concetti di Mollison (il quale prevede comunque l’utilizzo di pratiche non condivise da Fukuoka tipo arature, concimazioni ecc…). Chi, in un ambiente in clima temperato, ha cercato di tradurre i sistemi di Fukuoka (adatti ad un clima giapponese privo di un vero inverno e caratterizzato da un lungo periodo monsonico) sono Hemilia Hazelip per ciò che riguarda l’orticoltura e Marc Bonfils per la coltivazione dei cereali. Entrambi i sistemi sono poi inquadrabili in progettazioni in Permacultura…
    Saluti e buon trasloco, che la nuova casa ti sorrida tutte le volte che ti vede tornare!
    Nicola

  5. 5 Il 8/09/2008, barbara ha detto:

    Gli insetti utili li vende la Eugea ;-)

  6. 6 Il 11/09/2008, Nadir ha detto:

    Sapevo di questo metodo, ma non sapevo come si chiamava; è una cosa che mi affascina … non vedo l’ora di avere la mia casetta col giardino! ;-)

  7. 7 Il 14/09/2008, Firak ha detto:

    forse la permacultura o il metodo fucoca alla fine funzionanao, ma per creare un habitat naturalemente sanao bisogna spettare 2 anni, secondo me.
    un sistema per creare in tmepo piu’ breve un ecosistema sano è irrorrarlo con microrganismi efficaci EM. anche con questo metodo ci vuole tempo, almeno un mese, ma la mia piccola esperienza con l’orto, ed il confronto con amici permacolturi, mi dice, che ppreparare il terreno con EM da risutati piu’ veloci, ed attrai coccinelle allontana lumache etc…- EM-senza nessuna lotta agressiva

  8. 8 Il 28/10/2008, Giorgia ha detto:

    Ciao,
    hai per caso fatto il corso di permacultura a Milano?
    Giorgia

  9. 9 Il 28/10/2008, Erbaviola ha detto:

    @Firak: purtroppo ci vogliono ben più di due anni…anche con i microorganismi

    @Giorgia: no :) ho studiato diversi testi ma sempre in maniera autonoma :)

  10. 10 Il 29/10/2008, francesca ha detto:

    Credo di aver letto cose un po assurde ..da fukuoka ricco sfondato alla coltivazione in permacultura ecc..Spezzerei una lancia a favore di questigrandi maestri che attraverso studi osservezioni hanno donato stimoli ad una visione della natura chiamatela come volete..filosofica spirituale ma consapevole .
    coltivare in modo naturale significa prima di tutto osserevare osservare osservare poi conoscere ed infine agire..la frenesia di ottenere subito risultati credo disorienti solamente.
    un orto naturale non perforza deve diventare una jungla dove non si trovano più le cose o deve essere abbandonato a sestesso una volta seminato.anzi ..osseviamo accorgimenti di buone consociazioni fiori ad azione repellente magari per i primi anni qualche fitoterapico vegetale..ortica equiseto ecc un equilibrio si deve ricreare nel tempo poi tranquilli le coccinelle arrivano a flotte. le erbe spontanee non lascieremo che ci invadano ma cercheremo do controllarle daltronde loro crescono per riequilibrare l’intervento di lavorezione iniziale del terreno..insomma nell’orto di casa è l’io che ci lavora ed arrivare ad avere un’equilibrio naturale dove le cose stanno in armonia è una bella sfida , documentarsi ,sviluppare sempre più l’osservazione..il tuo luogo è la tua anima.. insomma buona ricerca e buona vita a tutti..

  11. 11 Il 12/12/2008, morens ha detto:

    ciao
    quando è morto mio nonno il suo orto è stato abbandonato e lasciato incolto e selvaggio.
    Risultato: verdure come insalata, carote, prezzemolo, fagiolini, praticamente quelle “basse” sono state soppresse e soffocate dalle erbacce e dalle verdure più forti. E le patate, chi lo sa tra cosa erano state seminate!
    Però la zucca e le zucchine hanno prosperato e si sono estese propagandosi ovunque, i lamponi anche, l’uva e il rosmarino ok, i fagioli rampicanti anche.
    Hanno vinto le verdure infestanti, sono morte quelle più delicate.

  12. 12 Il 4/01/2009, Moira ha detto:

    Ciao.
    Io uso un personalissimo sistema ibrido nel mio giradino: permacoltura per i fiori e agricoltura tradizionale (ma senza pesticidi e fertilizzanti chimici) per l’orto. Morale: una parte è una giungla, l’altra curata. Però per lo meno risco a preparare la passata di pomodoro per l’inverno con i miei pomodori.

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