Mozzarella vegan da latte di soia, di mia produzione

PERCHE’ HO SCELTO L’ALIMENTAZIONE ETICA (vegan)

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Non sono una di quelle fondamentaliste che hanno solo amici vegan, non sono una di quegli animalisti che urlano per strada ‘assassini’ a chi non si lascia convincere immediatamente che l’alimentazione etica sia l’unica sostenibile. Per diverse ragioni. Una delle principali è che io sono arrivata all’alimentazione etica dopo un lungo percorso di vita e ragionamenti, purtroppo un po’ frenati dalla paura di poter diventare una pazza sclerata isterica che va a urlare per strada, come quelle che mi capitava di vedere. Ho conosciuto persone così e non fanno altro che allontanare e rendere difficoltoso il cammino di chi sta cambiando ma ha, giustamente, i suoi tempi.  E poi non sono i miei modi, non mi interessa l’etica declinata a tifo da stadio, è una contraddizione di per sé.
Ritengo che oggi più che mai l’animalismo e il vegetarismo siano scelti da alcuni come valvole di sfogo della loro rabbia, purtroppo.

La mia è una scelta personale, queste sono le mie motivazioni, per chi spesso me le chiede. Il percorso del mondo, invece, è ancora molto lungo e ognuno ha i suoi tempi. Bisogna rispettarli, altrimenti non è cambiamento ma settarismo, tifo da stadio, bisogno di appartenenza, moda transitoria.

 

LE MOTIVAZIONI DELLA SCELTA ETICA VEGAN

I vegetariani in Italia, secondo i dati sono circa 7 milioni, di cui poco meno della metà è costituita da vegani. Un dato destinato a crescere costantemente, tanto che le proiezioni parlano di 30 milioni di vegetariani in Italia entro i prossimi trent’anni. Cosa porta tutte queste persone a decidere di non utilizzare alcun derivato animale nella propria alimentazione?

La scelta dell’alimentazione etica dipende da molteplici fattori, sintetizzabili sostanzialmente in tre grandi aree: il riconoscimento dei diritti degli animali, la salvaguardia della propria salute e la tutela dell’ambiente.

La maggior parte di chi sceglie una dieta vegan è motivata dall’amore e il rispetto verso gli animali che non vengono più visti come fonte di cibo ma come esseri viventi con pari diritti e dignità. Non è un caso infatti che molti di noi si siano avvicinati a queste idee quando, ancora onnivori, hanno rifiutato la vivisezione e le pellicce, ritenendo la prima crudele e aggirabile, le seconde tanto crudeli quanto inutili.

I risultati nel miglioramento della salute e dello stile di vita di chi sceglie questa via non violenta sono così evidenti che altri hanno preso in considerazione questo regime alimentare per semplici scopi salutistici, arrivando solo in seguito a condividerne anche i valori etici e di tutela ambientale che comporta.

ALIMENTAZIONE VEGAN COME SCELTA CRUELTY FREE, A TUTELA DEI DIRITTI DEGLI ANIMALI

Concettualmente, sono moltissimi gli auto-proclamati difensori degli animali ma non tutti questi scelgono l’alimentazione vegan come pratica quotidiana per la salvaguardia dei diritti e della vita degli animali. Operare una scelta “cruelty free”, ovvero di assenza totale di prodotti animali nella propria vita, pone davanti ad una scelta molto ardua anche dal punto di vista psicologico e sociale. Anche solo il fatto che questa sia una ‘scelta’ e sia ben difficile trovare intere famiglie vegane o persone vegane da più di una generazione, fa capire quanto pesi il retaggio culturale di un occidente sostanzialmente onnivoro e convinto della necessità alimentare della carne. Per la maggior parte di noi, infatti, la crescita ha coinciso con l’avere acriticamente interiorizzato questi concetti, soffocando quella che è la natura dei bambini: amare e proteggere gli animali. Il paradigma culturale dominante, che considera gli animali come esseri inferiori funzionali all’alimentazione umana, è molto difficile da abbattere per arrivare a una nuova visione del rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi che popolano la terra, una visione tutto sommato molto antica visto che l’uomo non nasce come cacciatore ma come frugivoro, mangiatore di frutti spontanei ed erbe.

Oggi, secondo le statistiche statunitensi, l’americano medio nel corso della sua vita, consuma: 21 mucche 14 pecore 12 maiali 900 polli 1000 libbre di altri volatili ed animali marini. Una ricerca analoga condotta in Inghilterra ci parla invece di 36 maiali e 750 galline. In Italia non è ancora stata fatta una statistica precisa, salvo quella Istat sul consumo annuale pro capite di carne, attorno ai 90 chili circa.

Grazie a questo grande affare che è l’alimentazione onnivora, gli interessi degli allevatori sono tutelati molto di più dei diritti degli animali. Tutelare gli animali vuol dire anche permettere e incentivare, da parte dei governi, una libera circolazione di idee, che faccia arrivare a tutti le corrette informazioni su quanto materialmente gli animali devono soffrire per arrivare nei piatti dell’evoluto occidente.

Per quanto infatti i media mostrino immagini di mucche felici sulle confezioni di hamburger e formaggi, non c’è alcun animale felice in un allevamento. In un allevamento ci sono da decine a centinaio aid animali tenuti in cattività, in condizioni di profondo disagio, di scarsa igiene e senza nemmeno lo spazio sufficiente per muoversi. A causa di queste pessime condizioni di vita, la maggior parte contrae una serie di malattie che trasmette immediatamente anche ai compagni di sventura sani, rendendo necessario un’uso massiccio di antibiotici e vaccini. Inoltre, per massimizzare la produzione, gli allevatori sono autorizzati ad impiegare ormoni per la crescita che passeranno inevitabilmente nei prodotti derivati: carni ma anche latticini.

I macelli, alcuni con un trend di abbattimento capi attorno ai 500 al giorno, non lavorano nell’interesse della minor sofferenza possibile, ma nell’interesse della velocità. Gli abbattitori devono lavorare velocemente, spesso non stordendo a sufficienza l’animale prima dell’abbattimento, cosa che comporta un’agonia a volte piuttosto lunga e cruenta.

Nella maggior parte del mondo le aziende avicole sono autorizzate a separare i pulcini maschi, non produttivi, dalle femmine, produttive, gettando i primi in macchine che li macinano ancora vivi.

Molti animali, con l’apertura delle frontiere a paesi dell’ex blocco sovietico dove vengono garantiti prezzi molto bassi, sono costretti a percorrere distanze enormi, nell’ordine delle migliaia di chilometri, per essere trasportati nelle stalle italiane dove dopo pochi mesi diventeranno capi italiani a tutti gli effetti. Questi trasporti sono una tortura: possono essere lasciati fino a cinquanta ore di seguito stipati su un tir, senza acqua né cibo per evitare un eccesso di deiezioni e ulteriore manodopera durante il viaggio, tanto che all’arrivo vengono spesso usati pungoli elettrici per farli scendere dai mezzi e condurli nelle stalle, stremati di fatica.

Molti bovini non resistono al viaggio e esistono ormai stime piuttosto allarmanti sulla quantità di capi macellati immediatamente dopo il trasporto. I bovini, in quanto ruminanti, digeriscono il foraggio per fermentazione. Quando vengono sottoposti a un moto eccessivo e alle sollecitazioni di un trasporto, la fermentazione aumenta fino a dieci volte tanto e il loro stomaco si gonfia a dismisura causando dolori. Per bovini e ovini, si rende spesso necessario l’impiego di farmaci per ovviare questo problema prima dei trasporti. Ma per alcuni di loro non è sufficiente e muoiono tra convulsioni terribili durante il trasporto, convulsioni paragonabili a un attacco di epilessia nell’uomo.

Oltre il mercato della carne, esistono quelli dei latticini e delle uova che, pur non uccidendo l’animale, provocano altrettante sofferenze. Come per tutti gli altri mammiferi, le mucche hanno bisogno di essere gravide per produrre latte. Una cosa che non è chiara a molti è infatti che la vacca produce latte solo ed unicamente per nutrire un vitello di cui è madre. Non è un dispenser a ritmo continuo, come ha portato a pensare una certa forma di pubblicità. Il vitello che avrebbe diritto a quel latte, viene immediatamente allontanato dalla madre subito dopo il parto, in modo che la stessa possa essere munta a lungo mentre il vitello verrà alimentato con un sostituto chimico del latte materno. Ma quando il vitello viene staccato dalla madre e questa non lo vede tornare, si lamenta per giorni, tenta di scappare per cercarlo e viene in genere, già preventivamente, sedata con farmaci che la lasciano in uno stato confusionale e sonnolento per giorni. Farmaci che chiaramente, nelle quantità minime consentite e a norma di legge, passano nel latte che produce.

Sicuramente, le modalità con cui lavora l’industria dell’allevamento sono sconosciute alla maggioranza che vive della tradizione culinaria e si assolve con notizie infondate secondo le quali sarebbe impossibile vivere senza le proteine della carne. Le stesse notizie infondate parlano anche di allevamenti con animali felici e del conoscente che prende i prodotti in cascina, dall’allevatore che conosce bene. Non così bene, però, perchè non esistono, per direttiva italiana ed europea, allevamenti in cui gli animali non siano vaccinati, sottoposti a mungitura meccanica (causa di mastiti e infezioni) e sottoposti a cure a base di antibiotici, anche solo a scopo preventivo. Non esistono, è la cruda realtà.

ALIMENTAZIONE VEGAN PER LA SALUTE

L’essere umano nasce frugivoro, un essere vivente che per natura può cibarsi sostanzialmente di frutta, qualche verdura, bacche e radici. L’apparato masticatorio dell’uomo non è quello di un animale carnivoro e in milioni di anni non si è mai evoluto in questo senso. L’uomo non possiede i canini dei felini e degli altri animali predatori che devono invece nutrirsi delle carcasse di altri animali. L’uomo ha però molari grossi e arrotondati, tipici degli erbivori e dei primati che si nutrono prevalentemente di frutta e erbe. Non possiede artigli, le unghie umane non sono sufficienti a cacciare, lo sono invece quelle dell’orso, del leone, dell’aquila. La salivazione dell’uomo è di tipo alcalino, adatta per i vegetali, mentre quella dei carnivori è di tipo acido, utile a demolire le fibre spesse e le proteine della carne. Cos’è successo quindi all’uomo perché improvvisamente diventasse carnivoro o, meglio, saprofago, un animale che si nutre di animali morti, conservati e addirittura cucinati?
Molto probabilmente durante una delle prime glaciazioni la scarsità di cibo vegetale e la necessità di sopravvivenza gli hanno fatto seguire le orme di altri animali predatori. Non potendo competere ad armi pari in quanto non fornito di armi ‘naturali’ come artigli e zanne, ha cominciato a costruirsi degli strumenti con cui cacciare le sue prede ed è diventato un cacciatore molto particolare: l’unico di tutto il regno animale a non servirsi esclusivamente della dotazione fornitagli dalla natura.

Oggi l’uomo vive in una condizione di agio e con una ricchezza in materia di biodiversità per frutti e erbe disponibili che appare insensato e non necessario nutrirsi con le proteine di altri esseri viventi.

Per generazioni però ci hanno ripetuto che le proteine della carne non sono sostituibili e che senza carne non si può sopravvivere. Da centinaia di studi condotti da metà del sec. XIX ad oggi sappiamo però che non solo si può vivere senza carne e pesce, ma addirittura la qualità della vita e della salute migliora moltissimo quando si torna ad una dieta che per l’uomo è più naturale.

Due grandi ombre però sembrano oscurare negli ultimi anni l’orizzonte della dieta vegana: la presunta assenza di vitamina B12 e di calcio. La vitamina B12 è sicuramente l’argomento più dibattuto e ha fatto sì che milioni di vegani nel mondo assumessero per anni integratori di questa vitamina, senza controllarne mai i livelli con appositi esami. In realtà il calo di vitamina B12 con un’alimentazione naturale ed equilibrata è un evento molto raro, viene associato molto di più a stati di carenza generalizzata di vitamine, incapacità di sintesi o stati di stress molto forte. Oggi ormai abbiamo casistiche piuttosto ampie di vegani e addirittura fruttaliani che non fanno uso di integratori e hanno livelli di B12 nella norma. L’integratore di vitamina B12 non ha comunque alcuna controindicazione, quella in eccesso semplicemente non viene assunta, pertanto se ci si sente più sicuri con la sua assunzione, è meglio assecondare il benessere psicologico e assumerla.

Il calcio è invece un argomento piuttosto recente, di cui si deve ringraziare la falsa informazione, diffusa massivamente dal secondo dopoguerra in poi, che il calcio si trovi solo in latte vaccino e formaggi. Invece, il latte animale è concepito per nutrire animali in genere grandi 4-5 volte un uomo o più, è un alimento che per l’uomo è troppo grasso e troppo ricco di proteine, difficilmente o comunque lungamente digeribile. Non c’è bisogno di latte animale per assumere calcio, anzi. Mandorle e latte di mandorle per esempio contengono normalmente più calcio del latte vaccino in commercio. Esistono poi i latti vegetali addizionati di calcio, il più comune è il latte di soia. In generale i vegetali a foglia verde scuro come cavoli neri toscani e spinaci sono ottime fonti vegetali di calcio, specialmente se consumati crudi. Un’altra ottima fonte di calcio è il tofu, il formaggio vegetale ottenuto dal latte di soia e largamente impiegato nella cucina asiatica, oltre che nella moderna cucina vegana. Addirittura un’ottima fonte di calcio possono essere le acque minerali ad elevato contenuto di calcio (oltre 300 mg/L) e povere di sodio (inferiore a 50 mg/L), oltre ad essere facilmente assimilabili. L’assunzione di un paio di litri di acqua al giorno, preferibilmente fuori pasto, fornisce una quantità di calcio di almeno 450-600 mg.

Ricordiamo inoltre che per una ottimale assunzione di calcio, è necessario mantenere sotto controllo la vitamina D che ne regola il metabolismo.

Con un’assunzione adeguata di calorie, con la dieta vegana è naturale soddisfare il fabbisogno proteico, non ci sono strani calcoli o tabelle particolari da seguire. Frutta, verdura, cereali e legumi forniscono già tutte le proteine e gli aminoacidi essenziali per un’alimentazione sana e una dieta bilanciata.

Nondimeno, alcuni sembrano essere davvero ossessionati dall’importanza delle proteine ingerite e di conseguenza i vegani sono bombardati da domande su riescano a soddisfare il loro fabbisogno proteico senza assumere prodotti animali. Sebbene le proteine siano senza dubbio nutrienti essenziali che rivestono diversi ruoli fondamentali nel funzionamento del nostro organismo, non ne sono necessarie enormi quantità e non sono proprio necessarie quelle animali, anzi, sono troppo pesanti e lunghe da metabolizzare per la tipologia di apparato digestivo di cui è dotato l’essere umano. Non solo: abbiamo bisogno di una quantità limitata di proteine, solo una caloria ogni dieci che assumiamo deve provenire dalle proteine, pertanto un piatto di lenticchie soddisfa giù ampiamente il fabbisogno giornaliero, così come altri legumi o latti vegetali. Lo sanno bene gli atleti che passano ad una dieta vegana: le prestazioni atletiche vengono migliorate grazie ad una dieta ricca di carboidrati e vegetali. Per quanto riguarda le proteine, comunque, la RDA, Recommended Daily Allowance o razione giornaliera raccomandata, stabilisce 8/10 di grammo (0.8 grammi) di proteine per ogni chilogrammo di peso corporeo. Poiché i vegani consumano varie fonti di proteine vegetali, una quantità compresa tra 0.8 ed 1 grammo di proteine per chilogrammo risulta essere la dose di proteine consigliata per i vegani. Nell’alimentazione vegana, però, è stato riscontrato che una quantità compresa tra il 10 ed il 12% delle calorie totali giornaliere proviene proprio dalle proteine, in netto contrasto con l’assunzione giornaliera di proteine dei non-vegetariani, che si avvicina al 15-17% delle calorie totali.

Non sembrano esserci vantaggi però per la salute nel seguire una dieta ad elevato contenuto proteico perché le diete ricche di proteine possono aumentare il rischio di osteoporosi  e di patologie renali, oltre a provocare eccessiva acidità dell’organismo.

I vegani che seguono diete ben bilanciate consumando verdure, legumi, cereali, noci, semi e germogli, hanno raramente difficoltà nell’assumere la quantità adeguata di proteine se la loro dieta contiene sufficienti calorie per mantenere costante il loro peso corporeo.

Un ultimo falso mito della dieta vegana è la carenza di ferro perché il ferro è stato per anni  erroneamente associato alle carni rosse. Ormai è stato confermato invece che la quantità di ferro assunto con la dieta vegana è ben superiore alle quantità che si possono assumere con la dieta vegetariana o con la dieta onnivora. I livelli ematici di ferritina dei vegani adulti che seguono una dieta bilanciata, sono di solito nei livelli di normalità. In realtà però non ci sono evidenze di legami tra assunzione di ferro tramite dieta e livelli di ferro riscontrabili nel sangue. Semmai, una dieta bilanciata è utile all’assorbimento del ferro, la cui assimilabilità varia tra il 2%-20% per il ferro non-eme, a circa il 20% del ferro eme. La quantità di ferro raccomandata, da introdurre giornalmente con una dieta onnivora per tenere costanti le scorte di ferro nell’organismo è di 10 mg nell’uomo e 18 mg nella donna, mentre per la donna in gravidanza è di 30 mg al giorno. I vegani però non hanno problemi a mantenere costanti questi livelli perché al primo posto tra i cibi ricchi di ferro vengono i germogli soprattutto di legumi, i legumi secchi crudi e i cereali.

In conclusione, come sostenuto nel Position Paper sulle diete vegetariane dell’ ADA, American Dietetic Association, “Una dieta vegetariana, intesa sia come latto-ovo-vegetariana che vegana, è in grado di soddisfare le raccomandazioni correnti per tutti i nutrienti chiave, compresi le proteine, il ferro, lo zinco, il calcio, la vitamina D, la riboflavina, la vitamina B12, la vitamina A, gli acidi grassi omega-3 e lo iodio”.

Certamente il passaggio all’alimentazione vegana non è semplice dal punto di vista psicologico, più che pratico, ma con un po’ di impegno e questo bel libro, la tavola sembrerà addirittura molto più ricca di prima. Sicuramente, sarà molto più sana e priva di crudeltà.

 

ALIMENTAZIONE VEGAN PER L’AMBIENTE

L’alimentazione vegana è l’unica sostenibile per l’ambiente

Nel giugno 2010 le Nazioni Unite attraverso l’Unap, il programma ONU per l’ambiente, hanno affermato per la prima volta che la transizione verso una dieta priva di prodotti animali è la via da seguire per risolvere i problemi ambientali e alimentari che affliggono il pianeta.  L’attesa presa di posizione da parte del massimo organismo internazionale, conferma in realtà quello che molte associazioni animaliste e ambientaliste sostengono da diversi decenni. Nelle conclusioni di questo rapporto, ”Assessing the environmental Impacts of Consumption and Production”, gli scienziati mettono in guardia sui rischi del consumo di carne, pesce, latte e uova, che avrebbe conseguenze ambientali devastanti. Tali conseguenze ambientali, afferma però lo studio, sono prevenibili con un drastico cambiamento delle abitudini alimentari mondiali e la rinuncia all’utilizzo, da parte di tutti, dei prodotti animali. E’ stata una presa di posizione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile e dettata probabilmente all’incedere delle problematiche ambientali causate dagli allevamenti.

Secondo le proiezioni pubblicate quest’anno dalla FAO, infatti, l’attuale modello culturale e la diffusione del consolidato stile di vita occidentale porterà la produzione di carne a triplicare entro 2050 (arrivando dagli attuali 228 milioni di tonnellate a 463 milioni). La situazione però è soltanto ipotetica perché, come afferma lo studio, non è materialmente possibile una produzione del genere su questo pianeta.  Senza un’inversione di tendenza, quindi, si andrà incontro a un disastro ambientale i cui effetti sono calcolabili e visibili già adesso, a partire dalle vaste aree forestali distrutte per far posto alle produzioni cerealicole, in particolare soia, destinate ad alimentare i bovini e suini negli allevamenti. Teniamo anche presente che il rapporto non calcola però il peso ambientale delle emissioni di gas metano negli allevamenti, un peso enorme per l’ambiente e la biosfera terrestre in particolare.

Il rapporto ONU, al contrario di quello della FAO, indica la zootecnia tra le prime voci delle priorità da affrontare nel prossimo futuro, imputando all’allevamento degli animali una delle cause primarie dell’origine dell’inquinamento e del riscaldamento globale. A quanto pare, dai dati ONU, l’allevamento provoca più danni all’ambiente rispetto alla produzione di materiali per l’edilizia e materie plastiche. Il motivo di questo pericolo ambientale insito negli allevamenti è imputato al fatto che le coltivazioni per i mangimi animali sono dannose quanto il consumo di combustibili fossili.

Negli ultimi duecento anni soprattutto, la zootecnia si è classificata come uno degli ambiti in cui è maggiore lo spreco delle risorse. In termini strettamente energetici, infatti, come testimonia il lavoro di ricerca del NEIC (Nutricion Ecology International Center), l’allevamento degli animali classificati “da reddito” è uno degli investimenti più dannosi per l’ambiente e gli animali stessi in questa catena vengono trasformati in consumatori forzati di proteine vegetali e animali, in cui erbivori come i bovini vengono costretti all’ingestione di farine di ossa e legumi estranei al loro metabolismo.  Il processo è economicamente svantaggioso: servono 25 chili di cereali per ottenere un solo chilo di carne bovina. Se l’uomo invece si alimentasse direttamente con quei 25 chili di cereali, risolveremmo a livello mondiale molti problemi di malnutrizione, carestia e malattie.

Non dimentichiamo poi che l’8% di acqua potabile mondiale serve unicamente ad abbeverare gli animali reclusi negli allevamenti, mentre è enorme la quantità necessaria per coltivare i foraggi e i cereali che li nutrono. Oggi possiamo affermare, attraverso i dati del NEIC, che per ottenere un chilo di manzo da un allevamento, vengono impiegati duecentomila litri d’acqua, mentre ne bastano solo duemila per produrre la stessa quantità di soia, con un valore nutritivo addirittura superiore.

Se poi si pensa che allevare gli animali produce più emissioni di gas serra rispetto al settore dei trasporti e ben il 64% dell’ammoniaca mondiale, che concorre tra l’altro all’acidificazione degli ecosistemi e alla formazione di piogge acide, è chiaro come gli allevamenti contribuiscano anche a complicare gli sforzi per la conservazione della biodiversità.

Secondo l’ultimo rapporto FAO il 10% delle specie protette rischiano l’estinzione per cause riconducibili direttamente gli allevamenti intensivi, perché il 26% delle terre libere dai ghiacchi è destinato all’allevamento e soggetto a deforestazione e erosione, mentre le deiezioni animali, prodotte in quantità che i terreni non sono in grado di smaltire, contaminano gravemente gli ecosistemi acquatici.

Questi però, anche se sembrano tanti, sono solo alcuni dei costi ambientali degli allevamenti. Non è possibile fare un conto preciso di quanto incida a livello ambientale la produzione di un chilo di manzo, possiamo solo avvicinarci, perché ha implicazioni che riguardano tutti i settori dell’ecosistema Terra. Per esempio, da questa valutazione sono esclusi i calcoli su fattori cruciali come l’utilizzo intensivo di farmaci sugli animali d’allevamento, gli antibiotici scaricati attraverso il letame nei campi promuovendo la formazione di batteri e virus più resistenti, gli ormoni utilizzati per farli ingrassare velocemente o per fargli produrre più latte che incidono nell’uomo e negli altri animali con formazioni di cellule tumorali, infertilità, allergie ecc. Tutti questi fattori sono ancora in corso di studio, sebbene se ne possano vedere empiricamente gli effetti sulla popolazione occidentale.

Cambiare in meglio è alla portata di tutti. Il rapporto tra dieta e salvaguardia del pianeta è diretto, oggi sappiamo che la dieta carnivora è la fonte principale di inquinamento mondiale. Poche volte nel corso della storia dell’umanità, la responsabilità di salvare il mondo è passata dalle scelte quotidiane dei singoli. Un cittadino, un uomo, da solo non può fermare una guerra o una carestia, ma può, concretamente, salvare il mondo scegliendo l’alimentazione vegana.

Grazia Cacciola

 

Questo testo è stato incluso a titolo gratuito, con il consenso dell’Autrice, nella prima edizione del libro “Nobili scorpacciate vegan” di Renata Balducci, Quantic Publishing. –

***Purtroppo questo testo è spesso vittima di copiature e rimaneggiamenti da parte di persone che se ne attribuiscono la paternità. Mi spiace che per alcuni sia così complicato citare una fonte o scrivere di proprio pugno le motivazioni della propria scelta. Citare una fonte è indice di intelligenza, scopiazzare e attribuirsene la paternità è meschino, oltre ad essere un illecito perseguibile.***

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48 Comments

  • Reply francecso novembre 10, 2012 at 11:02 pm

    interessante punto di vista. E purtroppo pur essendo meno ostile dei soliti vegan è pur sempre abbastanza estremo.1) l’uomo nasce frugivoro in base a cosa??? io non ho mai visto una mucca(erbivora) mangiar una bistecca di agnello, probabilmente siamo nati onnivori(non ci si adegua si è onnivoro o no), di certo non siamo saprofagi( colui che si nutre di sostanze organiche in decomposizione),non siamo mai arrivati a quel punto, di solito da millenni blocchiamo la decomposizione. quindi frugivoro forse, ma di certo non utilizzavamo il fuoco, di certo non usavamo mezzi meccanici per muoverci elettronici per comunicare, non lavoravamo, non si usava il baratto o moneta non si costruivano case, non c’era bisogno di riscaldarsi non si parlava o almeno non poteva esserci un dialogo con altri simili, etc.. allora dove si vuole arrivare con quel frugivoro????. frugivoro perche solo quell’aspetto e non altri, magari solo perchè frugivoro è utile e non si usavano i computer no??? eppure è quasi lo stesso aspetto, frugivoro implica che devi migrare non devi costruire, non devi lavorare:). frugivoro allora perche? 2) !!“Una dieta vegetariana, intesa sia come latto-ovo-vegetariana che vegana, è in grado di soddisfare le raccomandazioni correnti per tutti i nutrienti chiave, compresi le proteine, il ferro, lo zinco, il calcio, la vitamina D, la riboflavina, la vitamina B12, la vitamina A, gli acidi grassi omega-3 e lo iodio”!! questa affermazione mi sta bene, se non altro è meglio di frugivoro, un punto di vista che in parte spiega che vivete di piu e meglio, ma certi che la vita che fate, un attenzione estrema a tutto e NON solo ‘alimentazione sia la spiegazione???. 3) Spesso i vegan fanno a mio avviso un errorino, fanno il paragone dell’industria zootecnica estrema e dico anche correttamente perche è quella reale , e poi la confrontano con un mondo ideale dove ci si alimenta con l’orticello di casa E questa non è reale, nessun vegan puo’ vivere senza aggiunte esterne con l’orticello di casa e questa è di certo la stupidita che piu innervosisce. Il paragone va fatto con l’industria agricola odierna, quindi distruzione ambiente (vedi desertificazione intesa come sterilita terreno e non come siccita), distruzione habitat, inquinamento causa fertilizzanti etc. Onnivori come causa dei problemi del pianeta quindi??? siamo stati onnivori da molto tempo, negli ultimi 200 anni abbiamo distrutto il pianeta o ci accingiamo a farlo, probabilmente il problema non è mangiarsi 20 vacche in tutta la vita che comunque mi sembra una esagerazione, ma magari è che viviamo in un modo incredibilmente innaturale, riscaldamenti, auto, elettricita etc. Casualmente vicino a causa mia son tornati istrici e volpi(la volpe durera poco perche me la mangio prima o poi) tornati a causa del ritiro degli allevamenti?? no. A causa di piu terreni incolti. Un caso che siano tornate?? non credo. L’agricoltura distrugge, ma voi non lo dite, l’industria inquina, ma non lo dite perche??? Perche nessuno di voi afferma che son millenni che siamo onnivori? i primi dipinti di caccia risalgono a piu di 30000 anni fa come mai oggi il mondo è in pericolo???? Cruelty free, di certo limitate ma non potete azzerare, azzerare significa che le risorse che usiamo non vanno a discapito degli animali e questo è impossibile (strade case acquedotti inquinamento), azzerare significa non coltivare usare concimi usare mezzi meccanici, E per chiudere il buffo è che, come noi onnivori, uno dei punti in cui voi siete saprofagi è con l’olio di oliva:) una spremuta di olive che spesso anzi certamente contengono vermi che vengono spremuti e poi si decompongono insieme all’olio, una parte si decompone, ovvio piu è bio piu vermi ci sono, ma il verme non ha un diritto a non soffrire come una gallina, perche????il buffo è che un lombrico affettato da una vanga non ha nessun diritto, una lumaca uccisa in agricoltura bio da nematodi non ha la stessa dignita di una gallina, perche????(nematodi sono diffusi parassiti naturali delle limacce -essi ricercano attivamente le limacce, invadono le loro vie respiratorie e liberano i batteri). il buffo è che é naturale spargere il terreno di un parassita delle lumache e farle morire soffocate, ma non è naturale mangiarle, perche???????????. per ultimo un uomo mangia 20 vacche, 30 polli etc… ma quanti animali ammazza per coltivare, per muoversi per riscaldarsi??? io credo molti di piu per questo non sono vegan e per questo cerco di ridurre nel possibile questo aspetto con una vita il piu naturale possibile, una tendenza che di certo non risolve il problema di quelle 20 vacche ma magari potrebbe salvar molti piu animali. ps: non mi permetterei mai di definirvi mangiatori di verdura decomposta ma semplici vegan, non definirei un vegan che vive in citta un distruttore della natura, perche nei vegan ci son parole tipo mangiatori di cadaveri o saprofagi??? o perche nei vegan ci son certezze che impediscono un dialogo come se il vegan fosse un integralista islamico. son domande nulla piu, ciao francesco.

  • Reply erbaviola novembre 22, 2012 at 11:38 am

    Francesco, io ho scritto le mie personali motivazioni in modo piuttosto pacato, chiaro e di semplice lettura, con riferimenti scientifici.
    Tu hai scritto un pippone delirante di tue opinioni personali su “i vegani” che con evidenza sono una razza che non ti piace proprio. Scusa, ma davanti a frasi deliranti, affermazioni di qualunquismo generico sulla caccia e la sua beneficità, nonché un uso spasmodico di punti di domanda multipli, mi è passata sia la voglia di leggere che di rispondere.
    Amo le conversazioni con una dialettica condivisa basata su educazione e rispetto dell’interlocutore. Ho smesso di rispondere a sproloqui deliranti da tanti anni, perché è assolutamente inutile: tu non vuoi spiegazioni, vuoi affermare dei luoghi comuni credendo che diventino veri solo perché li urli.

    La cosa banalmente evidente è che NON HAI LETTO niente di quello che ho scritto sopra e hai voluto lasciare qui, a imperitura memoria, uno sproloquio delirante su quello che tu pensi dei vegani. Ti consiglio in futuro di usare Yahoo Answer, Facebook o qualunque altro social in cui lo sfogo di rabbie personali è considerato normale. Qui no 🙂

  • Reply Giuseppe gennaio 21, 2013 at 11:38 pm

    Bellissimo ed esaustivo post, uno dei migliori mai letti (compreso il commento alla delirante risposta del sig. Francesco). Brava Grazia 😉

  • Reply Salvatore gennaio 22, 2013 at 9:03 am

    Complimenti per l’articolo, molto semplice ed esaustivo.Grazie.

  • Reply Marisa gennaio 23, 2013 at 7:00 pm

    Mi è piaciuto l’articolo ma ancora non mi basta. Sono molto attenta all’alimentazione tanto che circa 26 anni fà ho iniziato un lungo percorso di autoproduzine alimentare giungendo oggi alla quasi totalità del fabisogno familiare, con una piccola azienda facendo massima attenzione al benessere piscofisico dei miei animali non ho mai usato medicinali o concimi o anticrittogamici non uso neanche nessuno dei prodotti ammessi nel biologico compreso il rame, anche se alla fine gli animali finivano uccisi per altro da me per garantigli una fine veloce con minima sofferenza, non mi ritrovo nella descrizione di atroce allevatore ero orgogliosa di prodotti veramente di qualità con un gusto unico e consapevole di nessuna aggiunta nè durante l’allevamento/coltivazione nè nella trasformazione e conservazione ,ora anche dopo aver letto the china study sono orientata sul vegan ma rinnegare le credenze ed il lavoro di una vita intera non è facile,sono molto confusa chiedo a chi e fortemente motivato e convinto di darmi una mano.Ciao Marisa

  • Reply Erbaviola gennaio 26, 2013 at 6:55 pm

    Grazie a te Giuseppe 🙂

    Salvatore, ti ringrazio dell’apprezzamento 🙂

  • Reply La decrescita felice secondo Grazia Cacciola alias Erbaviola febbraio 10, 2013 at 4:42 am

    […] da latte. (Non sto a ripetere qui tutti i dati, chi vuole informarsi trova i dati in dettaglio QUI). Smetti di consumare tutto ciò che arriva dagli allevamenti e sii critico e informato verso chi […]

  • Reply michela marzo 27, 2013 at 9:54 pm

    sei davvero bravissima Grazia, ti ammiro molto, soprattutto per la calma e le parole che sai usare in modo semplice ed esaustivo per spiegare questo argomento così pesante…

  • Reply orty giugno 3, 2013 at 6:48 pm

    Un bellissimo post (e un interessantissimo sito!) che condivido appieno, così come la pacatezza della tua espressione.
    Sono vegetariana da pochi mesi, mi sono sentita spinta a questa scelta quando ho realizzato che la sintesi di tutto quanto in cui credo e a cui mi ispiro sta nell’avere quella che io chiamo “una coscienza ecologica”, cercare di ridurre il più possibile l’impronta che lasciamo su questo pianeta: emissioni, rifiuti, sfruttamento, sofferenza. Non è un percorso semplice, ci sono rinunce difficili da fare (alcune secondo me quasi impossibili, come rinunciare a manufatti in pelle, ma non solo, visto che bisogna anche domandarsi da dove arrivano -e sulla pelle di chi sono state fabbricate- le T-shirt di cotone o poliestere che compriamo dovunque) e non credo che nessuno dovrebbe essere obbligato a fare più di quello che intimamente sente di poter fare. Ma dovrebbe però almeno conoscere, avere la possibilità di farsi delle domande e perndersi il tempo per trovare risposte.
    Non so se diventerò mai vegana, o fino a che punto riuscirò a spingermi, ma credo che non ci sia alcun bisogno di integralismi o integralisti che fanno proseliti: credo basti spiegare i propri no con un sorriso, e se qualcuno -magari proprio tra i tuoi familiari o amici- ridicolizza o critica la tua scelta, ribadire che di una scelta appunto si tratta. E che è tua soltanto, nessuno è obbligato a seguirti sulla tua strada, ma è giusto che tu abbia lo spazio per camminare.

    • Reply erbaviola giugno 10, 2013 at 5:03 pm

      Grazie Orty, sì il senso è quello di spiegare per chi vuole sapere 🙂

  • Reply fulvia - neve silente giugno 10, 2013 at 5:26 pm

    Un bell’articolo, capisco perché lo copino… sono onnivora e la spiegazione semplice e’ che per me gli animali son fonte di cibo, una convinzione maturata non solo dalla societa’ e dal retaggio culturale ma dai ricordi dell’infanzia, l’orto e il pollaio della nonna paterna… mia suocera alleva galline in modo familiare e ne mangiamo le uova, che adoro e che potrei mangiare al posto di qualunque altro cibo… tutto questo modo di concepire il mondo, la nostra vita e di chi ci vive accanto, uomini e animali, mi pare una folle corsa verso il nulla… chiaro che l’auto produzione richiede superfici più grandi a seconda del fabbisogno ma io ci provo con vasi e vasetti e i tuoi libri… le mie intolleranze a lattosio e frumento quanto prima mi porteranno definitivamente verso un’alimentazione totalmente diversa…. ho trovato fantastici formaggi in erboristeria, di riso… il solo punto negativo di questi prodotti sono i prezzi da orefice, duecento grammi di formaggio cinque euro…. che dire? Alla fine di queste chiacchiere sconnesse volevo solo ringraziarti perché sei il primo interlocutore civile, preparato ed educato che trovo, detesto quelle pubblicita’ sanguinolente o l’aggressione modello integralista musulmano…. magari perchè per me il dialogo fine a se stesso non esiste se non e’ costruttivo, se mi aggrediscono reagisco malissimo a prescindere… mai messa una pelliccia, ho reso impossibile la vita a mia madre finche’ non ha smesso, mi sembra una cattiveria e per giunta superflua, io sono quella che ti snerva se cogli fiori selvatici o le rose del giardino perche’ i fiori sono belli al posto loro, che raccoglie cani e gatti, che aiuta donne e bambini non solo con le chiacchiere, che cerca di capire le ragioni di chi ha di fronte magari mettendosi in discussione… ecco perche’ mi piace leggerti, perche’ usi argomenti, intelligenza e disponibilità dopo (sicuramente) anni di discussioni sterili… insomma grzie, leggendo te posso ripensare il mio stile di vita, se qualcun altro me lo critica a prescindere, per quanto abbia ragione, probabilmente lo prendo a calci nel didietro… 😉

    • Reply erbaviola giugno 10, 2013 at 6:38 pm

      Grazie Fulvia. Io credo che siano civili molti vegan e anche educati, solo che nessuno li sente perché non urlano e disturbano come l’altro tipo. A volte quando mi capita di dire a qualcuno che conosco da un po’ ma con cui non ho mai pranzato che sono vegan, ricevo risposte tipo “Davvero?! Non avrei mai detto, i pochi che conosco sono isterici e parlano solo di quello” o considerazioni simili. Considerazioni che ricevono anche altri vegan non violenti, non saccenti, non isterici… 🙂
      Io tutt’oggi vorrei prendere a calci nel didietro un paio di persone vegan con cui ho avuto a che fare tanti anni fa, prima di fare la mia scelta. Mi sembravano così fuori di testa e si sentivano così superiori verso tutti, che hanno rallentato di molto il mio percorso, probabilmente se non li avessi conosciuti ci sarei arrivata molto prima a questa scelta 🙂 Un abbraccio cara!

  • Reply Chiara giugno 10, 2013 at 6:14 pm

    ma sai che avevo proprio bisogno di un articolo così completo e chiaro??? grazie mille
    Anche io, mio marito e i miei due figli stiamo cambiando la nostra alimentazione.

    • Reply erbaviola giugno 10, 2013 at 6:32 pm

      grazie a te per il feedback Chiara! 🙂

  • Reply Gemma giugno 10, 2013 at 6:15 pm

    Premettendo che seguo il tuo blog da un po’ di tempo, che sono sensibile alle tematiche da te descritte per motivare la scelta di essere vegana, e che anche io mi pongo da un po’ di tempo la domanda se diventarlo o no, mi piacerebbe avere una tua risposta al commento di Francesco, che se pur scritto in modo un po’ strano, sgrammaticato e un po’ sguaiato, mi sembra molto interessante: le domande che ti pone lui sono le stesse che mi impediscono -e credo impediscano molti altri oltre me- di prendere una decisione definitiva.

    • Reply erbaviola giugno 10, 2013 at 6:41 pm

      Gemma, ti rispondo molto volentieri ma ti chiedo un aiuto: siccome nello sproloquio di Francesco c’è di tutto e di più, compresi luoghi comuni antichi e alcune cose già spiegate nell’articolo sopra, potresti dirmi in particolare quali sono le domande che ti poni? Penso che potrebbe essere utile anche a chi, come me, quella ridda di affermazioni fa veramente fatica a leggerla… Se hai la pazienza di buttare giù un po’ di queste domande, quelle che ritieni più utili per chiarire, in italiano corrente, sarò davvero felice di risponderti 🙂

      • Reply erbaviola giugno 10, 2013 at 6:43 pm

        anzi, penso che sarebbe utile poi per chiunque trovare le domande scritte da te e le risposte già insieme, in forma leggibile… così ce ne avvantaggiamo tutti 🙂 grazie in anticipo per la collaborazione!

  • Reply Andrea Mangoni giugno 11, 2013 at 9:11 am

    – commento cancellato, spiegazione sotto –

    • Reply Erbaviola agosto 30, 2013 at 12:06 pm

      Andrea perdona se cancello il tuo lungo intervento ma tutte le tue obiezioni non sono riferite al mio articolo, ma ad altri articoli che forse hai letto. Il mio no. Io non ho mai citato l’homo sapiens o affermato che fosse frugivoro, mi pare sia evidente a chiunque legga il testo. Trovo anche irritante e offensivo che tu mi attribuisca sciocchezze del genere e quelle a seguire nel tuo commento, tipo le scimmie frugivore.
      Io sono un ricercatore serio e sono una professionista che prima di affermare qualcosa studia, si documenta e vaglia diverse fonti. Il fatto che abbia anche un blog non mi rende meno seria, è solo un altro mezzo di comunicazione, a un livello più divulgativo rispetto alle mie pubblicazioni. Parlo con fonti citate, peraltro, al contrario del tuo commento paradossale in cui mi attribuisci teorie da bar di paese o da comare teledipendente che non mi appartengono proprio.

      Penso, nel migliore dei casi, che tu abbia letto un articolo altrove e abbia commentato qui. Ti invito quindi cordialmente a commentare sull’articolo giusto 🙂 Oppure, a non considerare il mio blog come una porta aperta per lo sfogo anti-vegan su basi non scientifiche ma di ideologia e distorsione personale. Non è questo il luogo e non mi spiace.
      Buon proseguimento.

      • Reply Andrea Mangoni novembre 8, 2013 at 6:37 pm

        Cara Grazia, mi chiedo cosa ci sia scritto in questa pagina, allora.
        Perché, e faccio copia/incolla dal TUO articolo, io dal mio pc leggo questo:

        “ALIMENTAZIONE VEGAN PER LA SALUTE
        L’essere umano nasce frugivoro, un essere vivente che per natura può cibarsi sostanzialmente di frutta, qualche verdura, bacche e radici. L’apparato masticatorio dell’uomo non è quello di un animale carnivoro e in milioni di anni non si è mai evoluto in questo senso. L’uomo non possiede i canini dei felini e degli altri animali predatori che devono invece nutrirsi delle carcasse di altri animali. L’uomo ha però molari grossi e arrotondati, tipici degli erbivori e dei primati che si nutrono prevalentemente di frutta e erbe. Non possiede artigli, le unghie umane non sono sufficienti a cacciare, lo sono invece quelle dell’orso, del leone, dell’aquila. La salivazione dell’uomo è di tipo alcalino, adatta per i vegetali, mentre quella dei carnivori è di tipo acido, utile a demolire le fibre spesse e le proteine della carne. Cos’è successo quindi all’uomo perché improvvisamente diventasse carnivoro o, meglio, saprofago, un animale che si nutre di animali morti, conservati e addirittura cucinati?
        Molto probabilmente durante una delle prime glaciazioni la scarsità di cibo vegetale e la necessità di sopravvivenza gli hanno fatto seguire le orme di altri animali predatori. Non potendo competere ad armi pari in quanto non fornito di armi ‘naturali’ come artigli e zanne, ha cominciato a costruirsi degli strumenti con cui cacciare le sue prede ed è diventato un cacciatore molto particolare: l’unico di tutto il regno animale a non servirsi esclusivamente della dotazione fornitagli dalla natura”

        Se mi dici che non sei tu l’autrice di queste righe allora il mio intervento qui da te cancellato perde senso, e me ne scuso. Se queste righe le hai scritte tu invece ti chiedo di spiegarmi meglio i motivi della cancellazione del mio messaggio, perché davvero allora non capisco dove – e come – esso avrebbe potuto offenderti. Adesso comunque cercherò tra i vecchi file, spero di aver salvato copia della pagina con annesso mio commento, per poterlo rileggere. Ma di una cosa sono sicuro: sì, ho risposto a questo post. E no, non ne ho letti altri.
        Intanto buona serata.

  • Reply Andrea Ricci agosto 1, 2013 at 11:58 am

    Un bell’articolo, che avrei gradito di piu’ se preceduto da esaustive definizioni dei termini (molti dei quali non ho chiari): onnivori, carnivori, vegetariani, vegani, fruttaliani, etc.
    E poi: pesci e molluschi (pescati e di allevamento) come vengono considerati dai suddetti?
    Infine mi piacerebbe conoscere il tuo parere sulla caccia e la pesca: io sono da sempre contrario per tutto cio’ che comporta (armi, inquinamento, spreco, sofferenza); ma dopo aver appreso negli anni come vive e muore un animale d’allevamento, sto rivalutando quei cacciatori e pescatori che si rifiutano di comprare carne e pesce nei negozi e mangiano solo cio’ che cacciano o pescano da se’.
    Grazie, ciao

    • Reply Erbaviola agosto 30, 2013 at 11:56 am

      Andrea, le “esaustive definizioni” le trovi sui vocabolari, perché mai dovrei dare la definizione di una parola che ha un significato acclarato? Io non ne faccio usi particolari o eccezioni, è come se ti chiedessi di darmi l’esaustiva definizione di caccia, pesca, anni, animale e negozi.
      I pesci e i molluschi biologicamente sono animali, nello specifico sono circa 30mila specie di organismi acquatici con diversa morfologia per quanto riguarda i pesci e 110mila specie di organismi acquatici accomunati prevalentemente dall’assenza di endoscheletro per quanto riguarda i molluschi. Né i vegetariani né i vegani si cibano di pesce e molluschi perché sono animali come noi, solo di altra specie. Coloro che mangiano pesce e affermano di essere vegetariani sono solo persone che non hanno capito nulla ma vogliono uniformarsi a un gruppo sociale o darsi un titolo per moda o desiderio di apparire o altre ragioni personali che non mi competono e non ho nemmeno voglia di approfondire tanto mi sembra sciocca la questione.
      Per quanto riguarda i cacciatori, ne hai una visione molto mitizzata e sognante. Dovresti vederli da vicino, ti invito alla mia finestra: personaggi bardati da indiana jones che si impettiscono appena hanno il fucile in spalla e accerchiano un cucciolo di capriolo in otto, aiutandosi con radioline, walkie talkie, cellulari e gps. E le balle che vanno a raccontare in tv, gli stessi, sulla caccia etica, la natura ecc. quando devastano intere zone introducendo animali appositamente per cacciarli e facendo poi credere agli agricoltori che vanno a fargli un favore uccidendo chi gli devasta le vigne, spesso cinghiali incrociati con maiali d’allevamento cresciuti nelle gabbie fino a una settimana prima. Dovresti vedere i trucchi e i raggiri che fanno per concertare quanti animali ammazzare in base al libretto, lo scambio di capi ammazzati per ingannare la forestale, tutta gente che poi ti racconta che la caccia è sana. Gente che a casa ha i freezer pieni di animali ammazzati solo per divertimento e che quando ricomincia la stagione butta tutto per svuotare il freezer. Se tu li apprezzi, io no.
      Indipendentemente da questo (e potrei andare avanti ancora molto sulle bellezze della caccia che io vedo da molto molto vicino) si può vivere benissimo, anzi meglio, senza mangiare carne. Se poi eviti anche il piombo dei pallini, puoi saltare la fase di cancro indotto.
      E veniamo ai pescatori. Hanno devastato i fondali attorno a tutta l’Italia, distrutto completamente l’ecosistema marino in questo pezzo di mediterraneo, non c’è sui fondali un pezzo di scoglio che non hanno spaccato, trainato e livellato con le pesche pesanti a rastrellamento, non certo quelle sciocchezze pubblicitarie delle barchette che ti fanno vedere su programmi come Linea Blu e compagnia. La mia unica consolazione è che il pesce, pieno di mercurio e metalli pesanti, se lo mangiano loro. Qui c’è almeno un po’ di contrappasso.

      Ma, a parte tutto questo: si può vivere benissimo e anzi meglio senza mangiare carne. E’ su questo che verte l’articolo sopra 🙂 I perché li trovi nell’articolo 🙂

      • Reply Erbaviola agosto 30, 2013 at 12:02 pm

        Però in effetti non sono stata precisa, un genere di caccia che approvo c’è: quella a mani nude. Se tu uomo ti poni davanti al cinghiale e riesci a sopraffarlo senza armi, con solo quello che ti ha dato la natura, allora sono assolutamente convinta che tu sia l’animale superiore che deve cibarsi di quello inferiore. Non c’è altro tipo di caccia etica o naturale o rispettosa della natura che quella che ti pone all’interno della catena alimentare naturale: tu cacci e vieni cacciato. Ma dubito che questi signori vogliano provare a separarsi da tutti i loro artifici di protezione, perché non cacciano per mangiare: cacciano solo per sopperire male a un problema psicologico che non cito per delicatezza.

  • Reply Andrea Ricci agosto 30, 2013 at 2:51 pm

    Preciso che ti ho posto il problema dal punto di vista filosofico, non pratico.
    So bene che razza di “bestie” siano la maggior parte dei cacciatori, e anche i pescatori professionisti (quelli con i pescherecci e quelli con gli yacht). Io mi riferivo a chi cacciasse o pescasse veramente per mangiare le sue prede.
    So bene pero’ che sono “bestie” anche coloro che inquinano la terra di chimica per fare agricoltura; e anche che sono “bestie” coloro che trasportano merci agricole attraverso gli oceani per soddisfare i vezzi di qualche occidentale.
    Quindi personalmente il passo che ho fatto da qualche anno non e’ piu’ quello di rifutare la carne o il pesce (di cui faccio poco uso comunque), ma di limitare fortemente il consumo di cio’ che e’ stato allevato male (piante e animali) e prodotto male, o trasportato da lontano.
    La mia etica insomma e’ diventata, piuttosto che di non mangiare esseri viventi (che’ anche le piante lo sono), di rifiutare cio’ e’ stato prodotto o procurato senza rispettare la natura e i suoi cicli vitali.

    • Reply Erbaviola agosto 31, 2013 at 10:07 am

      Ciao Andrea, capisco le tue perplessità perché sono questioni che molti anni fa mi sono posta anche io. Ti rispondo per punti per cercare di essere chiara.

      – “chi cacciasse o pescasse veramente per mangiare le sue prede“: temo si tratti al massimo di cinque individui in tutto il Paese. Peraltro, si può vivere senza caccia e pesca: si fa meno fatica a raccogliere della verdura, tra l’altro, non c’è bisogno di costruire armi e per questo installare fabbriche producendo ulteriore inquinamento. Non c’è nemmeno bisogno di spargere i bossoli per il bosco (non li raccoglie nessuno, a riprova di quanto cafoni siano questi amanti della natura!) causando ulteriore inquinamento, per non parlare dei già citati pallini di piombo e del grave impatto sull’ecosistema: quando sparano, si spaventano TUTTI gli animali, non solo quelli che vengono cacciati. Il risultato immediato è la denutrizione, perché si nascondono a lungo invece di andare in giro a cercare cibo. Un altro risultato è la scarsa fertilità che li colpisce: se l’animale avverte un territorio denso di pericoli, si concentra solo su quelli e smette di riprodursi, vivendo nell’angoscia. Il tutto perché questi ‘cacciatori per cibarsi’ non possono mangiare un piatto di lenticchie invece di una bistecca. Le proteine contenute in un piatto di lenticchie sono superiori, mentre i grassi trans sono zero. (Ho detto lenticchie, ma vale per tutti i legumi commestibili: 650 generi con oltre 12.000 specie… una bella varietà, no? 🙂
      Ritorno poi al discorso sopra: se chi caccia o pesca per mangiare vuole farlo a mani nude, nessun problema: si inserisce nella catena alimentare naturale, acchiappa i daini con le mani, li uccide con le unghie e si ciba della carne cruda. E accetta che un cinghiale lo insegua e lo incorni, fa parte della natura. O che un lupo lo sbrani e se ne cibi a sua volta. In questo caso accetto tranquillamente la caccia come un processo naturale e necessità di cibarsi.

      – “So bene pero’ che sono “bestie” anche coloro che inquinano la terra di chimica per fare agricoltura“: escludere la caccia e la pesca non vuol dire mangiare prodotti agricoli impestati. Perché mai?! Io mangio verdura e frutta coltivata naturalmente, o da me o dalle cooperative agricole o singoli da cui la compro. Non capisco perché ritieni necessario comprare verdura con pesticidi se smetti di mangiare carne…

      – “limitare fortemente il consumo di cio’ che e’ stato allevato male (piante e animali) e prodotto male, o trasportato da lontano.”: puoi limitare o escludere completamente quello che viene coltivato male. E’ impossibile escludere quello che viene allevato male, perché l’allevamento di per sé è un regime di cattività per l’animale. Anche dandogli foraggi bio (cosa che, credimi, fanno il 10% dei certificati bio) ed evitando le farine di soia ogm (e qui rido, permettimi, da professionista che ha lavorato anni con i programmi di sviluppo rurale della UE), tu avrai sempre e comunque un prodotto stressato, di un animale allevato contro la sua etologia e quindi pieno di grassi trans, tanto per dirne una. Ma per dirne un’altra: come spiego nell’articolo le profilassi antibiotiche preventive e i vaccini sono OBBLIGATORI anche negli allevamenti biologici. Anche per il pastore dei sogni con la mandria ‘felice’ che chiama gli animali per nome e se li coccola uno a uno. E’ vaccinata e piena di antibiotici anche la mucca sorridente della Milka. Quindi tu, attraverso latte, formaggi e carne, anche se poca e allevata con tante bugie infiocchettate, ingerisci tranquillamente gli antibiotici, i vaccini e gli ormoni destinati agli animali di allevamento. E’ provato per esempio che, a parte la ormai assodata maggiore resistenza dei virus agli antibiotici derivata proprio dall’uso di questi nell’allevamento anche non intensivo, la crescita esponenziale di tumori al seno e pubertà molto precoce siano dovuti alle alte dosi di estrogeni presenti nel latte e utilizzati per accrescere la quantità di latte prodotto nelle vacche. Qui ti rimando anche all’articolo sopra e a tutte le altre documentazioni che potrai sicuramente trovare da solo: non le brochure finto-scientifiche della Coldiretti o di qualche azienda casearia.
      Si può avere verdura sana, non si può mai avere carne e pesce sani, è impossibile.

      – “non mangiare esseri viventi (che’ anche le piante lo sono)“: no, dai, questa è terribile. E’ uno dei luoghi comuni più patetici di chi vuol difendere senza basi scientifiche il consumo di carne, ti sconsiglio di utilizzarla perché chiude davvero qualsiasi comunicazione intelligente. Le piante non hanno un sistema nervoso centrale, non provano dolore, sono solo una struttura di acqua, cellulosa, vitamine e sali minerali.
      Sono animali tutti gli organismi eucarioti, con differenziamento cellulare, eterotrofi e mobili durante almeno uno stadio della loro vita, estesi per livello di complessità dai placozoi all’uomo. Io, te, la mucca, il manzo, l’agnello, il cinghiale e il pesce siamo in questa categoria.
      Le piante sono invece organismi autotrofi formati da cellule eucariote con pareti cellulari strutturate con una base di cellulosa. So che arrivano ogni tanto notizie di “piante che provano sentimenti” e cose del genere da certa stampa che deve riempire degli spazi e catturare il lettore facilone, ma sono appunto stupidaggini. Secondo la neurobiologia vegetale (disciplina scientifica ancora poco recepita e molto discussa) solo alcune piante superiori sono capaci di ricevere segnali dall’ambiente circostante, rielaborare le informazioni ottenute e calcolare le soluzioni adatte alla loro sopravvivenza. Tra queste non c’è l’insalata, il pomodoro, la zucca e le lenticchie, vai tranquillo dall’ortolano 🙂

      Ti lascio, se avrai voglia di guardarli, due video brevi che rispondono a questa leggenda metropolitana: una è un’intervista a Margherita Hack, l’altra è la risposta della dott.ssa Luciana Baroni. Due scienziate.
      – Anche le piante soffrono – intervista a Luciana Baroni (http://www.youtube.com/watch?v=vnFdGYe7Ms0)
      – La scelta vegetariana – Margherita Hack (http://www.youtube.com/watch?v=8cLnswCrKzc)

  • Reply Stefania novembre 26, 2013 at 10:53 am

    grande Grazia!… non faccio tifo da stadio… ma un grande Grazia ci stà!
    Mi piace molto il poter imparare con l’angolo della bocca che tira in su… mi fai sorridre se non proprio ridere, a volte, il tuo modo di scrivere è ironico a tal punto da sembrare comico, ma pur sempre EDUCATO ed istruttivo!
    Stampo il tutto per farlo leggere a mia figlia di 12 anni, volevo cominciare a spiegarle meglio il come e il perchè in casa ns non si mangia carne e affini, non si beve coca e non si va al Mc Donald’s, mentre in casa dalla nonna o dal babbo si… le differenze di opinioni, di preferenze alimentari, di scelte… vorrei riuscire a farle capire cosa mi porta a queste abitudini “diverse” senza essere nè troppo settaria nè troppo improvvisata.. poi sarà lei a decidere a scegliere ma la conoscenza in materia gliela devo no? Dopo che, studiando a scuola ora il corpo umano, mi è tornata a casa affermando che la Prof aveva insistito sul fatto che il latte fa bene alle ossa e perchè io invece le dico il contrario ? ( o comunque non glielo presento in tavola?) ho pensato che ok, non posso assolutamente controbattere o minare il rispetto che ha verso i suoi Professori di scuola ( sarebbe un danno ben peggiore per tanti altri motivi,,,) ma almeno raccontarle anche un’altra verità quello posso farlo poi sarà lei a ragionarci sopra e a decidere… intanto in casa comunque le abitudini rimangono quelle a cui lei è abituata da sempre, ma perlomeno avrà informazioni più serie e scentifiche di quelle che io in modo leggero e di passaggio le ho dato finora… poi passeremo a The China Study ( ahahah ed è la volta buona chge va a vivere dal suo babbo!!!…) … ogni cosa a suo tempo… grazie ancora Grazia per l’opportunità di cominciare con lei questo percorsa d’informazione, fondamentale ma che non deve essere vissuto come un “mattone” altrimenti … bye bye
    Complimenti per tutto il tuo operato serio e… spassoso insieme!

  • Reply I TRE COMPOSTI CHIMICI DA ELIMINARE SUBITO DALLA CASA (BFR, PBB e PBDE) » Erbaviola.com - Grazia Cacciola febbraio 17, 2014 at 3:32 pm

    […] nella carne e nel pesce. (Altro ottimo motivo per non consumarli, non bastassero già questi). Attualmente il loro uso è limitato solo dalla normativa comunitaria RoHS e solo nel campo […]

  • Reply Corrad giugno 8, 2014 at 3:29 am

    Gentilissima Dottoressa Grazia Cacciola, il suo punto di vista è molto interessante, in particolare mi piace dialogare con persone che argomentano le proprie tesi con cognizione di causa, sono ben informate e rifuggono le sterili polemiche.

    La Dignità è il valore che permette il confronto socialmente accettabile tra esseri intelligenti.
    Tutte le specie che compongono il regno animale sono dotate d’intelligenze, ne parlo al plurale perché come noto agli studiosi ne esistono varie per relazionarsi nelle differenti dimensioni, pertanto il punto è come riconoscere nell’altro essere vivente la sua dignità? Io credo che sia necessario innovare, promuovere e sostenere un nuovo processo educativo dell’uomo.

    Il mio lavoro mi porta a ragionare su quali modelli educativi sono più confacenti alla nostra epoca.
    Il post di Stefania, che si trova in difficoltà nel dover spiegare alla figlia di 12 anni, scelte e comportamenti che sono disallineati rispetto agli insegnamenti ricevuti a Scuola.evidenzia oltre ogni ragionevole dubbio, il bisogno di un approccio all’educazione dei giovani metodologicamente differenziato e calibrato per dare risposte efficienti ai problemi attuali e futuri, che la crescita demografica del Terzo Millennio pone all’umanità.

    Creare situazioni di conflitto genitore-insegnante è controproducente per il fanciullo.
    L’educazione di un giovane deve mirare a fargli affrontare la Realtà in modo responsabile, nel caso specifico significa rappresentare agli alunni le ragioni dell’alimentazione vegana e le consuetudini storico-culturali degli onnivori, affinché si formi la coscienza e la consapevolezza nell’individuo necessaria all’esercizio del libero arbitrio.

    Questo preambolo per significarle il mio approccio alle questioni etiche.
    Sono impegnato, per il ruolo che svolgo in una istituzione internazionale, alla stesura della carta dei valori cui educare i Giovani che nell’anno 2035 avranno quattordici / quindici anni.
    Credo che a Lei ed ai suoi Lettori interessati ad avere un rapporto armonico con tutti gli esseri viventi, questo sia un contest importante su cui confrontarsi.
    Il mio punto di vista è che dobbiamo avere una visione ampia e programmatica, capace di coniugare i diritti umani (compresi quelli di quarta generazione), con quelli delle altre specie che compongono il regno animale.
    Ringrazio e sono ben lieto di ricevere, in merito, i suoi suggerimenti e quelli dei suoi Lettori vegani

    Corrado Genova
    Segretario Generale U.P.K.L aisbl – Bruxelles

  • Reply Artemisia ottobre 23, 2014 at 9:48 pm

    Davvero un buon articolo che cerca di riassumere, per quanto sia possibile, decenni di filosofia improntata sulla questione animale.
    Da Plutarco e Pitago, passando per Da Vinci e Yourcenar fino ad arrivare a personalità a noi coeve Peter singer a Paola Cavalieri, di scritti e speculazioni ce ne sono state molte.
    L’unico ragionamento che contesto è quanto nell’articolo viene sottolineato che “La mia è una scelta personale, queste sono le mie motivazioni, per chi spesso me le chiede. Il percorso del mondo, invece, è ancora molto lungo e ognuno ha i suoi tempi. Bisogna rispettarli, altrimenti non è cambiamento ma settarismo, tifo da stadio, bisogno di appartenenza, moda transitoria.”
    Un po’ alla “volemose bene”… certo aggiungo, tanto mica soffriamo noi dentro quei lager, a cominciare dalle modalità di trasporto e procedento fino ad un epilogo non meno agonizzante.
    Porto un esempio banale: vi fareste amica/o una persona convinta che lesbiche/gay, negri, ebrei, zingari ecc. dovrebbero crepare perchè, a suo “modesto” e personalissimo parere sono dei poveri schifosi? La questione non è così lontano dalle problematiche etiche animaliste.
    In entrambi casi c’è una netta svalutazione della vita altrui a favore della propria, vi sono ignoranza e condizionamenti culturali che mai si ha avuto la volontà e/o l’intelligenza di mettere in discussione e che magari si sono pure acutizzati.
    Sono convinta che spesso dietro questo tipo di tolleranza a favore di chi non mostra alcuna empatia e benevolenza, tra l’altro per una questione così cruciale della nostra civiltà come il cosiddetto animalismo, ci siano ancora delle scorie provenienti dall’ambiente in cui si è nate/i e che ancora non permettono di porre sullo stesso piano la vita di un altro animale con la nostra.
    Ad ogno modo, complimenti per il sito.

    • Reply Erbaviola ottobre 24, 2014 at 9:20 am

      Io sono convinta, per esperienza diretta e personale, che se ci fossero meno persone incazzate che danno dell’assassino a destra e manca, ci sarebbero più persone disposte a cambiare. O che lo fanno più velocemente.
      Io sono molto alterata, infatti, con quel genere di persone perché sarei cambiata molto molto prima se non avessi avuto a che fare con isteriche esaurite che passavano le domeniche a urlare ‘assassini’ a quelli che passavano per strada o che si proponevano al prossimo come esseri superiori nella loro bontà infinita di non mangiare animali (una di queste ce l’ho avuta in ufficio per tre anni, avrebbe fatto passare la pazienza a Buddha).
      Quindi sì, tolleranza: è la via per il dialogo, l’unica. Ricevo puntualmente email e testimonianze di persone che dopo un mio discorso tranquillo e scientifico, decidono di cambiare alimentazione. Sono assolutamente certa che chi si ‘incazza’ per i lager sbraitando come un ossesso alla volta dei torturatori – e dimenticandosi con troppo comodo che fino a poco prima lo era anche lui – non ne riceve altrettante.
      La verità è che purtroppo questa scelta alimentare una volta attraeva più gente con una preparazione spirituale e un percorso di accoglienza dell’altro, mentre oggi purtroppo raccoglie una grande quantità di esaltati mitomani con manie di narcisismo che si realizzano solo nell’andare a urlare ‘assassini’ per strada. Non lo fanno per gli animali, lo fanno solo per il loro ego e la loro necessità di mettersi in mostra. Purtroppo ne conosco tanti. Purtroppo i danni causati da questi individui sono spesso irreversibili e a svantaggio totale degli animali rinchiusi in quei lager.
      Penso che molti vegani dovrebbero ripassarsi ogni mattina tutte le fasi della loro vita in cui mangiavano derivati animali con convinzione. Sarebbe molto più utile che sentirsi superiori e puri e buonissimi per quei pochi anni di scelta diversa. Coinvolgerebbero più persone.

  • Reply Artemisia ottobre 24, 2014 at 7:44 pm

    Innanzitutto desidero ringraziarti per la pazienza e la cortesia dimostrata nel rispondermi.

    Bisogna anche premettere che può esserci una via di mezzo tra il gretto polemista ed il buon samaritano, e comunque chi ha stabilito che un individuo virtuoso sia esclusivamente quello che affronta certi discorsi con creanza e pacatezza?
    La maggior parte delle persone vive ancora in una situazione di estrema ignoranza per quanto concerne i diritti animali e queste spesso sono le prime ad essere violenti ed arroganti, sono loro a mettersi subito sulla difensiva attaccando con disprezzo perchè, come sostiene Cavalieri, molti/e si sentono anche inconsciamente colpevoli riguardo al nutrirsi di carne, diventa quindi un dovere tentare di spazzar via l’alterità da noi rappresentata che simboleggia per loro un fastidioso e costante “dito contro”, anche quando semplicemente ci etichettiamo definendoci vegan/e o vegetariani/e, senza aggiungere altro… a me è capitato spesso.
    E poi che male c’è nell’essere aggressivi? L’ggressività e la rabbia sono sentimenti fondamentali per la nostra vita, certo non intesi nella loro deviazione patologica, ma io credo che la nostra sia una lotta di civiltà e di sopravvivenza… sappiamo bene che oltre alla violenza perpetuata su quelle creature ci sono anche problemi realtivi agli spazi ambientali e all’inquinamento, sappiamo bene che le barbarie della macellazione possono portare ad una desensibilazzione empatica dell’individuo anche per questioni riguardanti i suoi stessi simili; splendida in tal caso una frase di Marguerite Yourcenar: “Ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senz’acqua dirette al macello.”
    E poi, è nostro dovere rispettare anche la nostra di sofferenza, perchè io soffro quotidinamente per questa causa, a cominciare dall’invadente pubblicità di affettati quando accendo la televisione.
    Nel rispetto anche del nostro sacrificio, piccolo o grande che sia, nel documentarci e nella responsabilità individuale di modificare radicalmente la nostra vita, non solo quello che mettiamo nel piatto.
    Certo questo percorso è un dono che mi sono concessa, ma ho dovuto anche faticare per raggiungerlo, ripensarmi come umana in relazione con questo pianeta. L’animalismo è come una radice che gradualmente si irradia in ogni aspetto della propria vita. Anche io ho sperimentato questo, cerco di comperare se mi è possibile prodotti ecocompatibili, a ridurre l’ultizzo di plastica, ad usare le mie stesse gambe o una biciletta al posto di mezzi inquinanti, ho modificato ogni ecc.
    Ma sono attorniata da gente
    L’ignoranza è una colpa, non dimentichiamolo e nel mio vivere quotidiano cerco di informarmi come posso; ad es. ho cominciato a leggere riguardo a sostanze chimiche presenti in oggetti di uso quotidiano come la formaldeide nei mobili, il teflon nelle padelli antiaderenti, non usare alluminio per carta da forno ecc., sostituire tutti i prodotti per il corpo acquistando da marche vegan che non effettuano test su animali, lo stesso per i prodotti per la pulizia della casa; non solo per me ovviamente, ma sappiamo che poi alcuni di questi finiscono negli scarichi raggiungendo le falde acquifere e le possiamo anche respirare; leggevo ad es. di quando la formaledie possa nuocere anche altri animali oltre a noi. Mi pento di non poter acquistare spesso prodotti a km 0 ecc.
    Ergo, quando incontro persone, e sono tante, che vogliono solo etichettarmi per cercare di pormi in un angolo e rendermi più attaccabile, che mi scaricano addosso tutta la loro mediocrità, ebbene con queste mi concedo pure un bel “va a cagare”, non ci sto più, non ne ho più voglia di essere sempre controllata e paziente.
    Mi scuso per il lungo commento e per eventuali errori di scrittura, non ho riletto. Mando un bacio a tutte le persone come te che con volontà e benevolenza cercando di adoperarsi per il giusto.

  • Reply Andrea Ricci ottobre 24, 2014 at 10:31 pm

    Mi appassiona il dibattito tra Artemisia ed Erbaviola. Dò ragione a entrambe. Sposo il comportamento tollerante di Erbaviola verso chi mangia carne di continuo, chi compra cibo industriale, chi compra acqua in bottiglia. Sposo quello insofferente di Artemisia verso chi fuma, chi sporca la natura, chi spreca l’acqua. Prima ero intollerante verso i cacciatori, tutti; ora ho imparato a distinguerli. Prima ero tollerante verso le barche a motore; poi, nuotando a lungo in mare, ho cominciato ad odiarle.
    Non ho mai cambiato idea su un pensiero che scrissi in un tema al liceo, e per il quale la prof. mi additò al pubblico biasimo. Il pensiero era (ed è):
    La natura ha un cancro: l’uomo. L’uomo ha un cancro: il cervello.
    Recentemente, in occasione dell’uccisione di quella mamma orsa in Trentino, ho sentito il solito antianimalista da quattro soldi dire una cosa vera, in cui mi riconosco: Gli animalisti difendono ad oltranza gli animali per nascondere la loro vera natura, di odio per l’uomo.

  • Reply Artemisia ottobre 28, 2014 at 6:30 pm

    Piccola premessa: sarà il rimasuglio di alcune letture femministe che ho affrontato ma trovo ancora imbarazzante, nonchè anacronistico, utilizzare il termine “uomo” per designare “tutta l’umana gente”.
    Insomma basta, la lingua è cultura dovremmo sempre tenerlo a mente… non sappiamo nemmeno scalfire la superificie delle nostre mancanze e siamo qui a chiaccherare di animalismo e rispetto per altre specie.
    Poi si parla di tolleranza, è certo che anche io sia costretta a sopportare le scarse rirorse e capacità empatiche della gente che incontro ma si tratta appunto di tollerare, atteggiamento che già di per sè manifesta una situazione di disagio. L’accettazione è un’altra cosa.
    E’ un “evergreen” questa tolleranza, ma è anche a causa sua se abbiamo avuto i gaswagen ed i lager, seper millenni le donne sono rimaste intrappolate tra culle e fornelli ed ancora oggi faticano ad emergere… se milioni di lesbiche, gay e trans in vari paesi, anche europei, non hanno ancora uno straccio di diritto, se le foreste di Alberta stanno crepando per l’estrazione delle sabbie bituminose, e ancora fiumi biologicamente morti… mi fermo qui perchè per no tediare ulteriormente, la lista sarebbe lunghissima.
    Ebbene io penso che la tanto ossequiata tolleranza sia assolutamente sopravvalutata, spesso non essendo altro che subdola e viscida compagna di odio, ignoranza, opportunismo e indolenza.
    Questo è un fulgido esempio di come le persone utilizzino la loro placida tolleranza:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-10-21/chiuso-smog-cina-si-ferma-metropoli-11-milioni-persone-171107.shtml?uuid=AB5P8CY

    Io non voglio diventare così, non ho alcuna intenzione di chinare il capo per non urtare la suscettibilità di qualche menefreghista: ovviamente ho imparato anche io a far cernita, a cercare di capire con quali individui valga la pena approffondire, altrimenti sarebbe una non vita ma un’alterarsi continuo.
    Ci sono persone che dedicano un’intera vita a queste tematiche, e per far questo si necessita di un certo estremismo. Lo stesso che hanno usato,. e faccio di nuovo i loro nomi, Peter Singer o Paola Cavalieri.
    E grazie a testi come “Liberazione animale” o “La questione animale” che la società ha cominciato a premasticare queste problematiche, e di riflesso è grazie a loro che blog come questo possono permettersi di elencare e di discutre dell’inquinamento derivato dalla schiavitù animale, dalla tossicità che provoca il mangiar carne e della disperazione di quelle creature.
    Non saremmo nemmeno qui a scrivere queste quattro righe senza “l’estremismo” sfruttato da queste persone come slancio per poterne parlare, per diffondere questa ingiustizia.
    E se è vero quel che Margaret Mead affermava, ossia “Non dubitate mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta”, allora nel nostro piccolo è nostro dovere non solo tollerare mosciamente ma anche lottare.
    Questo senza dar troppo adito al nostro egotismo, in fondo stiamo solo cercando di scoprire un frammento di verità che possa condurci al nucleo originario.

  • Reply Cinzia giugno 1, 2017 at 8:41 pm

    Leggo solo oggi questo scambio, e ringrazio. Ringrazio erbaviola poiche’ comprendo è vivo la sua ben radicata eticità di pensiero e di vita. E ringrazio Artemisia perché ha dato voce ai miei pensieri, alla mia sofferenza nel “tollerare” la lentissima crescita evolutiva di noi esseri umani nei confronti di ogni tipo di tortura. Sia essa rivolta a uomini, animali, natura visibile ed invisibile. sono rientrata dal lavoro e con sgomento e frustrazione dolorosa ho incontrato sulla strada contenitori plastificati di un azienda agricola in cui sono incarcerati vitellini. Ditemi, quanta deve essere la tolleranza a fronte di una presentissima ed attuale violenza di cui sono testimone?

    • Reply Grazia Cacciola giugno 1, 2017 at 8:48 pm

      Poca, pochissima. Ma io ne ho ancora meno per quelle associazioni finte animaliste che frenano il cambiamento, come l’ultima trovata di Brambilla e Berlusconi. Ne ho pochissima nei confronti di quelle associazioni animaliste che si fanno strumentalizzare da chi cerca solo voti, arrestando il cambiamento e riportandoci indietro di cinquant’anni, agli animalisti che amano il cagnolino e mangiano pollo. O commerciano pesce. Oppure quelli che sparano bollini verdi su tutto, persino sulle macellerie.
      Ci sono micro azioni, come liberare un’aragosta da un’acquario, che servono a ben poco, praticamente a niente. Domani ce ne saranno altre.
      Ci sono macro azioni che possiamo fare tutti e che dobbiamo fare, come per esempio non sostenere le associazioni che non si schierano contro l’animalismo strumentalizzato politicamente, isolare gli ignoranti che comprano prodotti con bollino verde della finta certificazione, perorare la causa con associazioni che da sempre sono in prima linea e che non scendono a compromessi per avere due minuti di visibilità in tv. Perché è per loro che quello che è cambiato fino ad oggi è cambiato. Queste sono le macro azioni. Portare il cambiamento a un livello più esteso nella società. Solo allora si fermeranno quei camion.
      Ti abbraccio e andiamo avanti.

  • Reply Cinzia giugno 2, 2017 at 9:02 am

    Grazie, persone come te ed Artemisia mi aiutano a concentrare lo sguardo sul buono e sul bello degli esseri umani.

    • Reply Grazia Cacciola giugno 2, 2017 at 10:03 am

      Ci aiutiamo a vicenda Cinzia, quindi grazie anche a te per averci riportati a pensare su questo tema. Un abbraccio.

  • Reply Marco settembre 19, 2017 at 6:01 pm

    Ciao, ammetto di non aver avuto modo di leggere tutti i commenti. Mi piacerebbe però un tuo feedback a questo link che mi è capitato di leggere oggi.
    [articolo: Perché non c’è nulla di etico nella vita di un vegano Di Matteo Lenardon]
    Grazie

    • Reply Grazia Cacciola settembre 20, 2017 at 8:11 am

      Caro Marco, perdona se ho modificato il link presente nel tuo commento: non arriverà traffico da questo sito a un articolo scritto esclusivamente per ottenere click facili. Con questo, credo di aver già risposto in parte alla domanda. Conosco l’autore da quando scriveva il blog 7yearwinter e lo apprezzavo, condividevo e sorridevo. Poi è diventato altro, uno dei tanti che annaspano per un po’ di luce e lo fanno nel modo peggiore. Senza ricerca, senza dati, senza verifiche, prendendo solo l’argomento del momento e scrivendo qualcosa di facilissimo e populista sull’onda del “dalli al vegano”. Questo genere di post sortiscono due effetti: il primo è calmare le coscienze degli indecisi dandogli la scusa giusta per continuare a strafogarsi di animali morti (che tanto non farlo ti porterà a strafogarti di frutta secca d’importazione… eventualità di cui vengo a conoscenza solo ora). Il secondo effetto è di scatenare una condivisione della pagina da parte degli indignati, con guadagno unico e furbo dell’autore che, conoscendolo, è perfettamente conscio del fatto che ha scritto appositamente delle cretinate, citato parti stravolgendone il senso, creato un articolo ad hoc per un clickbating alto. E difatti.
      A me questi giochi piacciono poco. Fatti poi da persone che anni fa facevano debunking di notizie del genere, mi fanno solo tristezza.
      Sui dati in sé non mi spreco a commentare. Avrei la capacità di far sembrare Hitler un angelo citando a mozzo dai suoi discorsi. Non lo faccio perché so capire la differenza tra un gioco dialettico e la disinformazione.
      Resta il fatto realmente etico, incontrovertibilmente etico, che io non mangio animali perché non sono in grado di sostenere moralmente l’idea di un altro essere vivente con pensieri, morale, idee, carattere e affetti che viene tenuto tutta la vita incarcerato, obbligato a partorire con inseminazioni artificiali, privato ogni volta dei propri figli e infine ucciso, smembrato, scuoiato e dissanguato per fornire in forma di bistecca delle proteine già presenti in natura in una forma migliore, quella vegetale.
      Se poi qualche vegano mangia la frutta secca, lo manderemo al rogo insieme agli onnivori che mangiano le noccioline con l’aperitivo e ai produttori onnivori di cesti di Natale.
      Citando Guccini “Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?”. Ecco, dei tiramenti per click facile di Leonardon faccio volentieri a meno. 🙂

      • Reply Cristian Maggi settembre 20, 2017 at 8:40 am

        avevo chiesto l’avviso su questa discussione un paio di anni fa e mi sono dimenticato perché era un po’ che non arrivavano commenti. Ieri mi è arrivato il commento di Marco sopra e ho pensato che volevo proprio vedere la tua risposta. Come sempre sei pungente e vai dritta al punto. Hai ragione sul non dare click facili a chi scrive questi articoli perché oggi tira dare contro ai vegani. Io mi ricordo Leonardon quando si faceva chiamare bucknasty e sfotteva quelli che scrivevano gratis per La Repubblica online… è finito a scrivere questi articoletti per contare i click! Un grande intellettuale! 😀

        • Reply Marco settembre 21, 2017 at 11:37 am

          MI peremtto di osservare che non mi sembra una risposta che entra nel merito dell’articolo, ma parla della persona che l’ha scritto, aggiungendo nulla alla discussione.

          • Grazia Cacciola settembre 21, 2017 at 11:44 am

            Marco, non ho capito se il tuo commento è rivolto a me o a Cristian sopra. Se rivolto a me, i dati sono già quelli esposti nell’articolo sopra, che poi sono come già detto i dati diffusi ormai nel 2010-2011 da OMS e FAO. I dati attuali sono peggiori.

          • Marco settembre 21, 2017 at 1:04 pm

            Mi riferivo proprio a Cristian :-). Grazie mille

  • Reply Matteo settembre 20, 2017 at 2:53 pm

    A questo punto sono un po’ confuso……
    ho letto il suo post e poco prima avevo letto questo articolo: [link:di nuovo l’articolo di Leonardon, inizio a vederci altro…]

    mi domando chi ha ragione.
    per esempio: entrambi sostenete che il violento ed esteso disboscamento sia dovuto per far spazio alle coltivazioni di cereali, tra cui la soia.
    Ma uno sostiene che la soia serve a produrre alimenti per vegani e l’altra sostiene che serve per alimentare le mucche degli onnivori….

    aiuto!

    • Reply Grazia Cacciola settembre 21, 2017 at 10:58 am

      Il mio post – che peraltro è un articolo e ha aperto anche un premio di giornalismo NON vegano, con il titolo “L’insostenibilità etica ed ecologica del comparto zootecnico”, quindi direi piuttosto ‘verificato’ – si basa su dati diffusi ormai nel 2010-2011 da OMS e FAO. I dati attuali sono peggiori.

      A parte questo, però, fai un banalissimo ragionamento per conto tuo. Quanta carne vedi nei supermercati? visualizza. Bene. Ora visualizza i panetti di tofu. Ok.
      Ora pensa che ci vogliono 5 kg di soia per produrre una sola bistecca di manzo, non per alimentare tutto il manzo durante la sua vita media di 2-3 anni, lì ci vogliono circa 200 kg di cereali e 100 kg di soia. Da questo, dati Federallevatori, hanno determinato che ci vogliono circa 5 kg di soia + altri di cereali per produrre una bistecca da 500 g.

      E ora pensa che ci vuole 1 kg di soia per fare 1,5 kg di tofu.

      In pratica:
      500 g di manzo = 5 kg di soia
      500 g di tofu = 0,3 kg di soia

      Hai visualizzato? Ora dimmi tu se a occhio la soia la producono per il tofu o per alimentare gli animali da carne e da latte che con la soia ingrassano velocemente, è tutto questo lo scopo.

  • Reply Matteo settembre 21, 2017 at 12:51 pm

    Ok, capito!!! Sui numeri non si discute!! 😉
    Mi sapresti dire anche quanto manzo e quanto tofu si vende in un anno?
    E, a questo punto, anche quanta soia di quella prodotta dalle piantagioni che sono state messe al posto della foresta disboscata è servita a generare le bistecche di manzo che trovo nei nostri supermercati?
    Ho seguito il tuo consiglio e ho fatto un banalissimo ragionamento per conto mio, visualizzando il supermercato dove vado di solito: il manzo è in quantità sicuramente maggiore del tofu, ma se tutto il tofu è prodotto con la soia dei tropici (chiamiamola così per semplicità) e tutto il manzo è alimentato da soia e cereali nostrani….allora non mi tornano i conti!
    Se ho sbagliato qualcosa nel fare il ragionamento per conto mio, mi aiuteresti a capire meglio facendo un ragionamento combinato?

    Mi pare che tu parli con cognizione di causa, per cui mi sembri doverosamente e cospicuamente informata!
    Mi potresti dare la tua opinione anche sul discorso quinoa?

    grazie ancora

    • Reply Grazia Cacciola settembre 22, 2017 at 10:27 am

      > Mi sapresti dire anche quanto manzo e quanto tofu si vende in un anno?
      Ritengo che se uno ha la curiosità di conoscere questi dati con precisione, non deva chiederlo su un blog ma fare delle ricerche su documentazione ufficiale.

      >E, a questo punto, anche quanta soia di quella prodotta dalle piantagioni che sono state messe al posto della foresta disboscata è servita a generare le bistecche di manzo che trovo nei nostri supermercati?

      praticamente tutta, perché la soia utilizzata negli allevamenti è sempre non bio e molto spesso non OGM. Gli allevatori non comprano sacchi di fagioli di soia, ma sacchi da 50 kg o più di sfarinato di soia, da dare come mangime integrativo o unico. Questi sacchi li trovi nei consorzia agrari, non esistono in versione bio e filiera italiana, puoi controllare da solo.
      Al contrario, è veramente difficile comprare della soia non bio o non italiana, persino nei discount. Anni fa ne volevo un pacchetto per un corso in cui dovevo mostrare la differenza e alla fine ho trovato solo un pacchetto di fagioli di soia tedeschi alla Lidl in cui non veniva specificato il tipo di coltivazione. Ho girato una decina di supermercati e ipermercati per trovarli.
      In Italia c’è un’estesa coltivazione di soia con filiera italiana, non ogm e in gran parte bio. Puoi chiedere i dati a Coldiretti. Viene utilizzata solo per alimentazione umana, non ci sono allevamenti che usano soia bio italiana.
      Motivo: la utilizzerebbero solo nel biologico ma nel biologico non si possono usare le farine di legumi (soia) per animali erbivori (mucche, manzi ecc.) che ingrassano velocemente con queste farine, producono più latte ma hanno l’apparato digestivo devastato da un alimento che in natura non toccherebbero mai.
      Cosa succede allora? Gli allevatori devono fornire un quantitativo minimo. Per esempio, per vendere il latte agli stabilimenti di trasformazione (Centrali, Granarolo, Parmalat ecc.) la mucca deve produrre un quantitativo minimo che non è quello naturale. Nel bio, senza farine di soia, non si riesce a fare questi numeri. Allora gli allevatori comprano in proprio le farine, le danno lo stesso alle mucche e fanno il bio così. Siccome quelle farine non verranno mai controllate, non sono nei registri e non le possono scaricare, comprano quelle che costano meno, ovvere le varie Basf, Monsanto ecc. fatte con soia che ha zero tracciamento di filiera, trattata con pesticidi e spesso OGM (la maggioranza di questi sacchi vengono comprati nei paesi dell’est non EU così costano ancora meno e non si traccia l’acquisto).
      Poi vai nei vari Naturasì, Almaverde ecc. che sono i negozi di riferimento dei vegani e ti sfido a trovare un pacchetto di soia non coltivata in Italia o non bio. 🙂
      In ogni caso, già le quantità parlano da sole. Le tonnellate di soia ogm da deforestazione come ce le possiamo mangiare in soli noi vegani, che siamo solo il 3% della popolazione adulta?! Esplodiamo! 😀

      Mi sa che devi mettere il naso in quello che è davvero l’allevamento e la produzione casearia in Italia 🙂 Senza le roboanti pubblicità dei signori di Coldiretti che fanno passare il nonno di Heidi per la norma degli allevatori 😉

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