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La nostra decrescita

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Decrescita, Sviluppo personale

Lavorare da casa e la forma mentale diversa

Lavorare da casa è questione di forma mentale in due modi: richiede una forma mentale diversa per farlo e ha bisogno che la forma mentale della società nei confronti del lavorare da casa si evolva.
Una delle affermazioni che mi sento rivolgere più di frequente quando dico di aver ottimizzato la mia attività per lavorare da casa e riuscire così a vivere a basso impatto è: “Beata te!“. Oppure passano subito a chiedermi “Quali lavori si possono fare da casa?“. Ecco, questo credo che sia indicativo sia di un desiderio diffuso di sottrarsi ai ritmi del pendolarismo, ma anche di un atteggiamento mentale dipendente da vecchi retaggi ideologici di molte generazioni fa. Io credo che oggi ci siano molte possibilità di lavorare da casa, ma che farlo resti appannaggio di pochi perché in Italia manca la cultura giusta per farlo, mancano le possibilità e spesso l’impegno per cambiare la propria forma mentale nei confronti del lavoro.

Giorni fa parlavo per caso di questo argomento con alcuni colleghi e collaboratori che hanno fatto la mia stessa scelta di lavorare da casa e tutti eravamo concordi su un punto: è difficile farsi prendere sul serio, soprattutto da chi lavora magari da trent’anni con un’impostazione vecchio stile. Per vecchio stile intendo chi concepisce ancora solo il lavoro da dipendente con un’ora minimo di traffico, obbligo di soggiorno in un ufficio dove negli anni ci si sente incarcerati, un’altra ora minimo per Continue Reading

cambio vita mi reinvento
Conferenze & corsi, Sviluppo personale

Cambio vita, mi reinvento!

So che la reazione di molti alla lettura del titolo sarà stata “Di nuovo?! E cosa farà ora? L’inviata da Kathmandu? L’asceta? La giocoliera? Apre finalmente un B&B o un ristorante vegan?“. Niente di tutto ciò. Cambio vita, mi reinvento è invece il titolo di un corso che sto preparando da un anno, che spiega le mie molte assenze nei mesi passati. Un corso che era in gestazione da qualche anno.

Il pensiero è nato quando ormai diversi anni fa ho scritto Scappo dalla città e incontrando i lettori mi sono resa conto che, una volta terminato il libro, avevano acquisito molti mezzi pratici su cui basare il proprio cambiamento, molta spinta a farlo ma serviva una parte pratica che non c’era, quella relativa al cambiamento stesso. Diventava in pratica necessario conoscere quella serie di atteggiamenti mentali, azioni e organizzazione che conducono dalla volontà di cambiare al cambiamento vero e proprio. Alcuni ci arrivano da soli, altri – ed è la normalità – coltivano i sogni del cambiare vita senza riuscire a concretizzare, persi tra le incombenze quotidiane e mille altri compiti, doveri e distrazioni. Continue Reading

bosco con foglie cadute che formano un manto rosso
Conferenze & corsi, Decrescita, Sviluppo personale

Autunno, cambiamenti e una nuova strada

È quasi sera, poco prima della cena, in una sera d’autunno, ancora tiepida e densa di cambiamenti. Scrivo di fianco alla cucina a legna, avvolta dal profumo resinoso delle cortecce ancora umide che scoppiettano nel fuoco. Scrivo nel raccoglimento che segue un’estate molto intensa. Nei boschi fuori si affaccia il crepuscolo autunnale che un giorno dopo l’altro ci abituerà alle lunghe sere invernali. Dentro, sulla ghisa della cucina a legna, la cottura lenta e leggera della cena. L’attesa silenziosa. L’arrivo del mondo delle ombre e di quell’altro silenzio, quello nebbioso e ovattato della notte. Continue Reading

Elna Supermatic
Autoproduzione, Restauro e recupero mobili

Una nuova vecchia Elna Supermatic e la decrescita reale

Come molti sanno, a luglio si è rotta la mia adorata macchina da cucire. Ma se in questo periodo volete immaginarmi in qualche modo, pensatemi con l’espressione di questa donna del 1958 davanti alla sua macchina da cucire, una nuova Elna Supermatic, estasiata dalle infinite possibilità operative di questa solidissima macchina. Oppure immaginatemi assorta a pensare a quanto sia stupida una decrescita fatta di cose che costano poco, come mi capita spesso di vedere. La decrescita reale non sarà mai una macchina da cucire comprata per un centinaio di euro al supermercato. Quello è solo l’ennesimo pezzo di plastica e ferraglia cinese buttato in una discarica. Dura realtà ma è così.
Il perché sto pensando a questi aspetti è che spesso noto che molta gente confonde l’oggetto che costa meno con la decrescita. Non è così. La decrescita è scegliere di avere meno oggetti, solo quelli realmente utili, ma di ottima fattura e destinati a durare nel tempo.

Per anni ho utilizzato quella signora beige e rossa sotto, la Elna Supermatic del 1958. Io, per le esperte, ho la versione Plana, Continue Reading

farfalla sulla lavanda
Conferenze & corsi

Aggiornamenti di fine estate

Dove sei finita? Sei in vacanza? Sei sotto la pergola? Ci sarai al MiVeg? E qui? E lì?
Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto (e a cui ho già risposto, almeno in questo sono assidua). Sono qui che lavoro e tanto, alla faccia del downshifting. Ma sono in quella situazione in cui il lavoro si è unito all’interesse e passo giornate piacevolissime, persa tra le mie carte, i libri e una quantità di pixel.
In questo periodo sono un po’ come il mio giardino: sembro immersa in una situazione selvatica di autogestione rassegnata e molto creativa.
Un po’ come la mia lavanda, con tutti che mi dicono “E’ settembre, non hai ancora tagliato la lavanda?“. No, perché la mia lavanda è un bellissimo condominio di attività e mi piace guardarle, quindi finché non se ne vanno le api e le farfalle, resta lì per loro. E per me.

Parto dall’aggiornamento che sembrava premere di più: non ci sarò al MiVeg. Prima che pensiate male: sono stata invitata e molto contenta dell’invito ma ho deciso, per circostanze insormontabili, di non andare da nessuna parte da qui all’autunno e, se riesco, riprendere solo in primavera con conferenze e manifestazioni. Ho bisogno una pausa.  Continue Reading

Grazia Cacciola - cucina a legna
Decrescita, Ridendoci sopra, Sviluppo personale

Frugalità, non povertà

La differenza tra una persona frugale e un povero? Tra povertà e frugalità? Tra mancanza di mezzi e decrescita? Chi la conosce?

Molti sembrano non afferrare questa differenza. Forse parte della colpa, parlo dell’Italia, sta nel fatto che come decrescitori si identifichino per primi certi soggetti, giornalisti e scrittori, che parlano incessantemente di decrescita ma non la attuano affatto. Oppure dipende dal fatto che il concetto è entrato a far parte di alcuni circoli radical-chic che ne hanno fatto la propria bandiera ma che continuano a vivere e apparire esattamente come prima: intellettuali benestanti e agiati, con abitazioni cittadine riscaldate a gas fossili, che al massimo fanno il pane in casa e impestano facebook con i loro “esperimenti” di panificazione gloriosa in forno elettrico… ora sì che il pianeta è salvo!

Lo dico non tanto per puntare il dito contro questi verbalizzatori della decrescita, quanto per darmi una spiegazione sulla confusione che regna tra le Continue Reading

zona pranzo
Giorno per giorno, Sviluppo personale

Minimalismo concreto e minimalismo apparente

I miei lavori di semplificazione in casa si sono arrestati a beneficio di giorni di intenso, intensissimo, lavoro. Molti progetti stanno arrivando a termine, molti impegni tendono ad accavallarsi e devo essere sempre pronta per far fronte a tutto. Periodi che capitano e che affronto ormai con la serenità mentale di chi sa che arrivano a un termine e ci sarà tempo per occuparsi di altro. A tal proposito, ho aggiornato la pagina degli eventi con le prossime date, ci incroceremo da qualche parte?

Intanto penso e osservo quanta strada ho percorso e le nuove mete da raggiungere. Ormai mi sembra sempre più imperativo semplificare maggiormente tutto, vita e lavoro, cose concrete e pensieri, gli attrezzi della cucina come il modo di affrontare la giornata, il lavoro, i progetti.

Ho già semplificato molto negli anni e so per esperienza che semplificare non è un lavoro conclusivo. Ci saranno sempre periodi in cui, come appena successo, mi renderò conto di aver accumulato troppe cose e che queste mi stanno dando un senso di oppressione. Perché le cose non occupano solo spazio fisico, occupano anche e soprattutto spazio mentale. Sapere cosa si ha. Se lo si ha. Come funziona. Dove è stato riposto. Tutti slot mentali che vengono occupati da oggetti, magari utili e funzionali. Ridurli al minimo necessario è il mio traguardo attuale.

mobile in legno massello restaurato

Poi c’è quello che io chiamo “minimalismo apparente“. Case all’apparenza ordinatissime e ripiani privi di oggetti inutili, linearità ovunque. Salvo aprire ante e armadi scoprendo che ci sono otto frullatori dimenticati, cinquanta vestiti non indossati da anni, libri mai letti… e la mente continuamente impegnata nell’identificazione di questa massa di oggetti ogni volta che si cerca qualcosa.

Sto tendendo pericolosamente a un minimalismo zen? Non credo. Per quanto possa essere affascinata dal design contemporaneo e dalle linee pulite e nette di certi ambienti, non mi sentirei mai a casa in un posto del genere.
Ho bisogno di un ambiente caldo, colorato, che mi rispecchi sia nell’uso che nel gusto. Ho bisogno fibre naturali, legno, luci calde, oggetti recuperati e tutto ciò che mi fa sentire a mio agio.

zona pranzo

Il minimalismo concreto per me è non avere nulla di più di quello che mi serve e mi piace, ma nulla di più di quello che può stare in casa senza renderla scomoda.
Sembra una meta semplice da raggiungere ma tutti tendiamo a non buttare l’orrenda statuetta regalata da qualcuno di affettuoso. Alcuni come me la chiudono in un cassetto, salvo poi trovarsi con più cassetti pieni di gingilli assurdi che non rispecchiano il proprio gusto o l’ambiente. (E questa, tra l’altro, è una delle ragioni per cui, salvo richieste specifiche, regalo solo cibo o cose utili, mai soprammobili, quadri e cose da esporre, lo trovo ineducato).

Poi in Italia abbiamo altre usanze che tendono ad estirpare il minimalismo da ogni casa: per esempio le bomboniere. Sebbene tutti siano convinti che la propria bomboniera sia superlativa, la verità è che qualunque bomboniera infligge un duro colpo al gusto e alla pazienza di almeno metà degli invitati. Ho adorato l’idea di due amiche per il loro matrimonio: una piantina di limone in un bel vasetto per una e un sapone artigianale alla lavanda in una scatolina di legno per l’altra. E i miei cassetti felicemente leggeri.

Non avere nulla di più di ciò che ci piace… in Italia è un lavoro di pubbliche relazioni in cui non si deve offendere la zia che ci ha regalato una cassettina porta chiavi da muro che a lei piaceva tanto, mentre tu detesti anche solo l’idea dell’oggetto e non ci sarà mai una forma o un colore in grado di convincerti all’esposizione di tale ammennicolo (l’esempio è squisitamente personale). Ma è un lavoro di mediazione che va fatto. Se avessi appeso quel portachiavi, avrei una pessima sensazione ogni volta che entro in casa.
Magari qualcuno può pensare che io sia superficiale, che si possa vivere ovunque benissimo. Secondo me non è così. Plasmiamo il nostro ambiente circostante e ne subiamo l’influenza in un gioco continuo di dare e avere.
Alcuni lo plasmano in modo che si uniformi al gusto comune, perché la paura di non piacere a chi entra è preponderante. Purtroppo, se l’esigenza è quella di ricevere l’approvazione della massa, finiremo per avere una casa uniformata e lo sarà anche il nostro pensiero. Difficilmente chi ha un pensiero creativo e indipendente può trovarsi a suo agio in una casa conformata alle regole borghesi dell’arredamento. Più facilmente, si troverà a suo agio in una casa in cui colori e oggetti sono scelti in base al suo pensiero, al suo sentire, ai suoi bisogni.

Ma la vita è complicata, le cose tendono ad accumularsi soprattutto se si vive in coppia, così ogni tanto c’è da ricordarsi quali benefici si traggono da una casa davvero minimalista. Ho deciso di appuntarmeli a lavori in corso, per ricordarmi.

Mako alla finestra con le sue tendite crochet
Questa è la mia lista e, come vedete dalle foto, la mia casa non si può definire minimalista nel senso dell’interior design, ma rispecchia me, l’uso che ne faccio e il senso di pace e tranquillità che ne traggo vivendoci. Questo è il minimalismo concreto, reale, quello che preferisco.

Benefici della riduzione di oggetti e di un minimalismo concreto della casa

  1. Serenità mentale. Gli oggetti che non ci piacciono davvero o di cui non siamo convinti, sono una distrazione continua per la mente. Meno ne abbiamo, meno saremo inconsciamente stressati dal fatto che ci vengono continuamente riportati alla mente e la mente, che lo vogliamo o no, si sofferma a pensare “Che brutta quella roba, devo trovare una soluzione, devo devo devo…“.
  2. Facilità di vita domestica. Avere solo le cose che servono vuol dire trovarle subito quando se ne ha bisogno. Avere un cumulo di cose che “potrebbero servirmi un giorno” o di cose non utilizzate da anni è solo un ostacolo tra noi e la serenità mentale, perché ogni volta che cercheremo qualcosa dovremo scalare la montagna dei “potrebbero servirmi” nella lunga ricerca dei “mi serve ora ma non lo trovo“.
  3. Più tempo libero. Pensiamo di faticare a trovare un oggetto una volta a settimana, per cinque minuti. “Dove sono le forbici? chi ha preso le forbici? Dovrebbero essere qui oppure qui…“. Cinque minuti passano in fretta. Ma sono più di 4 ore all’anno e 6 giornate lavorative ogni 10 anni. L’idea di passare un’intera settimana di lavoro ogni 10 anni a cercare oggetti in casa la trovo un’ottima motivazione per liberarmi di quello che non uso o non mi piace! Preferisco una settimana di vacanza, voi no?
  4. Una casa che ci rispecchia. Che sia piena zeppa di ninnoli o vuota come un monastero buddista, l’importante è che il luogo in cui abitiamo ci rispecchi. Ma se è piena di ninnoli perché dobbiamo esporre le bomboniere dei nostri cento parenti che non oseremmo mai contrariare, oppure se è liscia e lineare perché la moda o l’architetto vogliono così, o perché vogliamo essere valutati come persone di stile sperando che lo stile di un mobile sovrascriva la percezione della nostra persona, questa non sarà mai una casa rilassante e confortevole. Per la nostra mente sarà un continuo esercizio di sopravvivenza e questo tipo di esercizi sul lungo periodo sono i più stressanti, anche se non ce ne rendiamo conto.
  5. Accettazione di sé. Permettere alle persone l’ingresso in una casa che ci rispecchia ma che non rispecchia gli ultimi dettami dell’interior design è un atto di coraggio ma anche l’affermazione che non si ha necessità di assomigliare a nessuno per esistere. Ogni volta che apriamo la nostra casa a qualcuno, gli permettiamo di vedere una parte importante del nostro mondo. Quello che mostriamo può essere omologazione alla massa o concretizzazione del nostro gusto e pensiero. E’ una nostra scelta che va ben oltre lo stile dell’arredo.